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giovedì 23 aprile 2015

PERSONE DI LUINO : RENZO VILLA

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Se la vita non ti sembra bella, gioca al Bingoo, ridi, canta e balla, se sei triste e pieno di guai, vieni dai, e sorriderai. Puoi cambiare la malinconia, con il Bingoo sei sempre in compagnia, tutto rosa poi ti sembrerà, gioca dai, ti passerà.  Bingoo, Bingoo, ti porterà fortuna, con il Bingoo raggiungerai la luna, Bingoo Bingoo che gran felicità, viva il Bingo, Bingo, Bingo, Bingogà.

Renzo Villa nasce a Luino il 14 giugno 1941, dopo avere conseguito il diploma di licenza media inizia a lavorare svolgendo i più disparati lavori: fa il lavapiatti, il cameriere, l’assicuratore, il radiotecnico. Renzo sogna però di sfondare nel mondo dello spettacolo e a 17 anni lascia la natia Luino e va a Roma, cercando scritture come comparsa, macchietta. E’ il 1958, l’anno di VOLARE, Domenico Modugno apre la strada ai cantautori, arrivano gli urlatori, i night, spopola il cinema.
Ma il successo non arriva e Renzo torna alla casa paterna. Trova impiego come daziere al Comune di Varese, dove lavora per sette anni, suo capo ufficio è Almo Alberto Montarese, futuro conduttore di Antenna 3 Lombardia. Villa si iscrive a un istituto tecnico commerciale serale, lavora poi per una cooperativa edilizia legata alla Acli, fonda anche una compagnia filodrammatica per le ACLI, sempre con Almo Alberto Montarese e sua moglie Angela Barcella (futura centralinista di Antenna 3 Lombardia): “eravamo "amati" dal pubblico e "odiati" dai concorrenti in quanto, se partecipavamo a qualche concorso.........i premi erano tutti nostri !!!!”.
Nel 1971 Villa legge su La Domenica del Corriere un articolo su TeleBiella, prima e mitica televisione via cavo fondata da Peppo Sacchi. Renzo parte per Biella e incontra Peppo Sacchi, qui ritrova Enzo Tortora, che aveva già incontrato a Roma. Nel 1974 Renzo Villa da vita a Televaresecavo, costituisce la società, ma l’emittente non avrà mai luce, qualche mese dopo tenta nuovamente l’operazione con Telebustocavo, ma anche questa emittente non nascerà mai. Constatata l’impossibilità di dare vita a un’emittente via cavo, Villa pensa di crearla via etere, l’incontro fondamentale avviene alla fine dell’anno.  Villa trova in Giuseppe Mancini, un imprenditore di Rocca San Casciano, con diverse società (petrolio, distribuzione della Pepsi Cola, e società in vari settori). Mancini, Villa e Giuseppe Florita (un ex funzionario delle Poste in pensione, conosciuto in una compagnia filodrammatica delle Acli) danno vita a TeleAltomilanese, l’emittente nasce ufficialmente il 10 aprile 1975. L’inaugurazione avviene al Ristorante I Quattro Mori di Milano, presente l’allora sindaco del capoluogo ambrosiano Carlo Tognoli.
A TeleAltomilanese lavorano Lucio Flauto, Enzo Tortora, Enzo Gatta, Cino Tortorella e Beppe Recchia. I programmi cult sono:  Settimo round, Il pomofiore, A mezzanotte va, la rubrica musicale Polvere di stelle, Birimbao, Cinema in pigiama, Aria di mezzanotte, e le commedie teatrali dei Legnanesi storici (Felice Musazzi e Tony Barlocco). E’ Renzo Villa a lanciare in tv l’allora esordiente Diego Abatantuono, “ad ARIA DI MEZZANOTTE – ricorda Renzo – per la prima volta all’una di notte veniva proposta una rassegna stampa, alternata con spogliarelli, e con la maestria nella conduzione di Enzo Tortora che passava dal sacro al profano”,
Ma TeleAltomilanese, nonostante questi successi, ha vita dura: dopo pochi mesi di trasmissione vengono sequestrate le telecamere e il trasmettitore, Villa viene difeso dall’avvocato Porta di Genova, Villa e Tortora danno vita all’Associazione A21 per la libertà di antenna, il processo si celebra a Busto Arsizio, la sentenza dice che “trasmettere non è reato”, era stato creato un caso. Vinta la battaglia TeleAltomilanese  è ornai l’emittente privata più importante d’Italia. SORRISI E CANZONI, settimanale diretto da Gigi Vesigna, le dedica spazio. Ma proprio mentre Villa sta toccando l’apice del successo qualcosa si rompe. Nell’estate del 1976 Villa va con Enzo Tortora in Australia per studiare il modo di fare televisione all’estero.  Nel settembre 1976 Villa rientra a TeleAltomilanese ma vive una sorta di mobbing, Mancini lo costringe a non lavorare, a Villa vengono offerti 800 milioni per cedere la sua quota societaria.  L’obiettivo di Mancini era quello di vendere l’emittente (cosa che farà poi vendendola al gruppo Rizzoli), Villa si sarebbe opposto alla vendita e pertanto venne estromesso dalla proprietà. “Il mio avvocato – ricorda Renzo a quarant’anni di distanza - mi consigliò di cedere la mia quota, Mancini non si aspettava che Tortora mi seguisse”.  L’indomito Renzo non si arrende: incassa 800 milioni per la cessione della sua quota societaria di TeleAltomilanese, da 100 milioni ad Enzo Tortora sotto forma di azioni di una nuova emittente che avrebbe fondato con lui. L’idea della nuova televisione nasce in una latteria di Busto Arsizio, allora la Rai stava parlando di un terzo canale che non aveva ancora visto la luce, e Renzo pensa ad Antenna 3 Lombardia quale nome della sua nuova tv. “Mancini ci prendeva in giro, ci battezzò la tv della latteria”.
Villa identifica i locali in un capannone dismesso, sede di un ex azienda metalmeccanica, è lui stesso a progettare gli studi. Un annetto di intensi lavori di costruzione, edificazione, progettazione, ideazione del palinsesto.
Dopo un anno di progetti e lavoro il via: l’1 novembre 1977 la prima trasmissione: un incontro di boxe con Sandro Mazzinghi che ritorna sul ring per l’occasione, contro Adkins;  Amanda Lear e tanti altri supporter ospiti.

Al contrario di altri editori televisivi che non sono mai apparsi in video nelle loro emittenti, Villa raggiunse molta notorietà conducendo la nota trasmissione Bingooo. Questa trasmissione, in onda dallo Studio 1 di Legnano per una decina di stagioni circa, prevedeva una serie di giochi legati alla variante anglosassone della tombola.

Nei primi anni ottanta un noto settimanale fece un sondaggio sui personaggi più conosciuti della televisione italiana: Villa, personaggio di una tv locale arrivò quarto alle spalle di giganti come Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Corrado, tutti delle reti RAI.

Villa incise anche dei dischi, rivolti prevalentemente a un pubblico di bambini: la sua canzone più nota è Caro Papà. Grande successo di vendite ebbe pure la sigla della trasmissione Bingoo, sempre cantata dallo stesso Villa.

In seguito al passaggio della proprietà di Antenna 3 a terzi, Villa è rimasto comunque a collaborare con la sua emittente, anche se non più come conduttore.

È stato autore di note trasmissioni degli anni novanta di Antenna 3; molto noto in Lombardia, è apparso come guest star a tre puntate di Piazza Pulita (2004), spettacolo di intrattenimento di Antenna 3 e sempre per la stessa emittente negli speciali per la festa della mamma e la festa del papà dello show domenicale Festa in piazza.

Ha gestito tramite la sua N.T.A. (New telepromotion Agency) il servizio Teletext delle emittenti di proprietà dell'editore Sandro Parenzo, Telelombardia, Canale 6 e naturalmente Antenna 3.

Nel novembre del 2006 è stato intervistato dagli inviati del programma Matrix di Canale 5 in una delle quattro puntate dedicate alla storia delle tv libere.

Dopo alcuni mesi di malattia, si è spento nella sua casa di Masnago, rione di Varese, il 16 dicembre 2010. Era affetto, come lui stesso aveva dichiarato in un'intervista fatta a Lisa Dalla Noce, da microcitoma polmonare. Nell'ultimo periodo della sua vita, sia pure malato, insieme alla figlia Roberta ha scritto il libro autobiografico Ti ricordi quella sera?  ed ha anche fornito il materiale per la realizzazione di una tesi di laurea sul suo ruolo nella nascita della televisione commerciale, riuscendo a leggerla nella sua versione definitiva.



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venerdì 10 aprile 2015

LA FAMIGLIA FELTRINELLI

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Gargnano deve molto alla famiglia Feltrinelli che provvide alla costruzione dell'ospedale, degli asili infantili e altre opere benefiche. Le due ville padronali Feltrinelli hanno ospitato Mussolini ed il suo governo della "Repubblica di Salò".


Il figlio di Giangiacomo, Carlo Feltrinelli, ha ereditato la proprietà della casa editrice; nel 1999 ha scritto una biografia del padre intitolata Senior Service (dalla marca dei sigari preferiti da Giangiacomo Feltrinelli), che contiene anche accenni sulla storia della famiglia Feltrinelli.

Gargnano era la sede estiva della famiglia di Faustino Feltrinelli, magnate del legname i cui figli Angelo, Giuseppe e Giacomo costruirono, nel 1892 quello che oggi è il Grand Gotel a Villa Feltrinelli. Il loro impero economico ebbe origine dalle foreste del nord Italia, Austria, Ungheria e Turchia, per lanciarli fino alla borsa valori di Milano. Angelo, risiedeva per la maggior parte dell’anno a Gargnano (ne fu anche il Sindaco per 15 anni), mentre Giacomo (1829-1913) lanciava la famiglia in affari in tutta Europa ed oltre, fornendo il legname per la costruzione di ferrovie nel sud Italia ed in Turchia, fondando, nel 1890 anche una banca privata.
Gli interventi a favore di Gargnano, da parte dei Feltrinelli furono numerosi e importanti, tra i quali: La Casa di Riposo e Ospedale, nel 1903; la strada tra Gargnano, Gavazzo, Sasso e Liano, nel 1913 e la scuola elementare, nel 1921. il loro nipote, Carlo Feltrinelli (1881 – 1935) espanse ulteriormente le immense fortune della famiglia. Fu un abile finanziere oltre che presidente della Edison elettrica e dell’Istituto di Credito Italiano. Si sposò con Giovanna Gianzone, una severa e rigida signora soprannominata “Ufficiale Prussiano”, forse a causa del monocolo che sempre indossava avendo perso il suo occhio destro durante una caccia. Ebbero due figli: Gianciacomo ed Antonella. Come ricompensa per il loro contributo all’economia del Nord Italia il re Vittorio Emanuele II, nel 1940, conferì alla famiglia il titolo di Marchesi di Gargnano. Al ramo gargnanese della famiglia, fu conferito il titolo di Conti di Gerla. Dopo la sua requisizione da parte di Mussolini, alla fine della seconda guerra mondiale, Giangiacomo ed Antonella  rientrarono in possesso di Villa Feltrinelli.
Come proprietario della casa editrice Feltrinelli, (una tra le più grandi e rinomate d’Italia), Giangiacomo pubblicò, tra gli altri, “Il Dottor Divago”, di Boris Pasternak e “Il Gattopardo”, di Tomasi di Lampedusa portando all’attenzione del mondo intellettuale italiano, materiale fino ad allora ignorato. Più tardi, come appartenente al Partito Comunista Italiano, Giangiacomo incontrò Fidel Castro e, candidato per le elezioni politiche utilizzò la casa di  Gargnano come piattaforma per la sua propaganda politica . Più tardi, Giangiacomo morì, pare nel tentativo di minare un traliccio elettrico. Oggi, le sorti della casa Editrice Feltrinelli sono rette dal figlio Carlo, che Giangiacomo ebbe dalla moglie Inge.

La famiglia Feltrinelli è una famiglia imprenditoriale italiana. Originaria di Gargnano, paese dell’alto Lago di Garda, si arricchì con il commercio di legnami per le costruzioni. Trasferitisi a Milano, i Feltrinelli furono protagonisti dell’espansione edilizia del capoluogo lombardo e della costruzione della rete ferroviaria nazionale. Estesero i loro interessi nella finanza e fondarono un istituto di credito (Banca Feltrinelli). Nel secondo dopoguerra concentrarono i loro interessi nella casa editrice omonima, fondata da Giangiacomo Feltrinelli nel 1954.

Secondo Giannalisa Gianzana, moglie di Carlo Feltrinelli (classe 1881, omonimo del nipote), i Feltrinelli erano originari di Feltre (feltrinèi, nel dialetto locale) e discendenti di tal Guido da Feltre; in realtà, si tratta probabilmente solo di un’ipotesi derivante dal loro cognome e dal fatto che si occupassero di legname, abbondante nel Bellunese. Si trattava di una famiglia agiata, anche se Giacomo Feltrinelli, iniziatore della loro fortuna, non poté dedicarsi agli studi, al contrario dei suoi dodici fratelli, avviati alle libere professioni.

La prima azienda fu la Legnami Feltrinelli, segheria di tronchi impiantata a Gargnano dal capostipite Faustino Feltrinelli (1781-1848), agli inizi del XIX secolo. I figli Carlo, Angelo, Pietro e Giacomo, su iniziativa di quest'ultimo, fondarono a Desenzano del Garda, nel 1846, il deposito legnami Fratelli Feltrinelli; l’attività era quella di commercio di tronchi e semilavorati di legno, ricavati dalle foreste dell’alto Garda, della Val Vestino e del Trentino.

Giacomo Feltrinelli si trasferì a Milano, dove nel 1857 fu fondata la Ditta F.lli Feltrinelli Legnami, che nel giro di una decina di anni diventò protagonista della vita economica della città. L’ascesa economica dei Feltrinelli fu molto rapida e fu favorita dal forte sviluppo edilizio del capoluogo lombardo e dalla costruzione della rete ferroviaria italiana: specializzati nel legno d’abete, i Feltrinelli fronteggiarono una fortissima domanda di legname d'opera, quali traversine ferroviarie e travi "uso Trieste" o "uso Fiume". Per soddisfare tale domanda furono acquisiti boschi e foreste in Carinzia ed in Transilvania, ed i Feltrinelli estesero le loro attività anche all’estero, con sedi e rappresentanze commerciali in molti paesi.

Nel 1889 Giacomo Feltrinelli, assieme al nipote Giovanni (1855-1896), fondò a Milano una banca privata, la banca Feltrinelli. Nel 1896 la banca intervenne con dei capitali in sostegno dell’azienda elettrica Edison, sventando l’entrata nella compagine azionaria di soci tedeschi: i Feltrinelli diventarono così tra i maggiori azionisti della Edison, entrando in rapporto con esponenti dell’alta borghesia milanese come i Pirelli ed i Falck. Dal 1907 la banca Feltrinelli partecipò alla progettazione ed alla realizzazione del Quartiere Industriale Nord Milano, cioè dell’ampia area industriale, con relative residenze per gli operai, situata tra la zona della Bicocca e Sesto San Giovanni. Nel paese natale di Gargnano i Feltrinelli stabilirono la loro residenza estiva (la Villa Feltrinelli sulle sponde del lago di Garda) ed avviarono un cotonificio. Quando Giacomo Feltrinelli morì, nel 1913, fu ricordato dai giornali come “l’uomo più ricco di Milano”. Senza figli, le attività di famiglia furono suddivise tra i pronipoti Carlo, Pietro (1885-1913), Giuseppe (1883-1918) ed Antonio (1887-1942).

Carlo Feltrinelli (1881-1935) fu personaggio di spicco nella finanza italiana tra gli anni ’20 e ’30; si occupò prevalentemente della Banca Feltrinelli (nel 1919 ribattezzata Banca Unione) e delle relative partecipazioni. Fu presidente e consigliere d’amministrazione di decine di società; tra gli altri incarichi, presidente della Edison (1930-1935) e del Credito Italiano (1928-1935), del quale la Banca Unione era il maggiore azionista. Nel 1935 morì dopo avere manifestato un malore in seguito ad una discussione avuta con Alberto Beneduce, che gli aveva imposto di dimettersi dalla presidenza del Credito Italiano, rilevato nel frattempo dall’IRI. Carlo Feltrinelli ebbe due figli, Antonella e Giangiacomo, che ereditarono gli immobili e la parte finanziaria (Banca Unione) del patrimonio di famiglia.

Dei fratelli di Carlo, Pietro e Giuseppe morirono ancora giovani; Antonio invece, che deteneva il pacchetto di maggioranza della Feltrinelli Legnami, visse per lo più sul lago di Garda, dedicandosi alla pittura. Sopravvisse di qualche anno al fratello Carlo, ed essendo senza figli, lasciò in eredità la Feltrinelli Legnami e la sua parte di patrimonio all’Accademia dei Lincei, che impiegò il “Fondo Antonio Feltrinelli” per istituire il Premio Feltrinelli, da assegnare a chi sia distinto nelle arti o nelle scienze, sul modello del Premio Nobel.

Giangiacomo Feltrinelli nacque nel 1926 e la sorella Antonella nel 1927: erano quindi ancora bambini quando il padre Carlo morì. Nel suo testamento Carlo Feltrinelli aveva nominato il figlio Giangiacomo erede dei tre quarti del suo patrimonio, e con il compimento della maggiore età, nel 1947, maturò il pieno diritto di disporre di tali beni. Nel 1949 fondò la Biblioteca Giangiacomo Feltrinelli, nonché l'Istituto per la storia del Movimento Operaio, in cui raccolse cimeli ed opere letterarie di argomento socialista e comunista, e nel 1954 la Casa editrice Feltrinelli, che diventerà la Giangiacomo Feltrinelli Editore. La Banca Unione fu controllata dai Feltrinelli fino al 1968, quando fu rilevata da Michele Sindona; secondo alcune interpretazioni a spingere Sindona all’acquisto fu lo IOR, azionista di minoranza di Banca Unione e “imbarazzato” dalla coabitazione con un socio comunista. Nel 1969, quando Giangiacomo Feltrinelli entrò in clandestinità, la sua terza moglie Inge Schönthal ne prese il posto alla guida della casa editrice. Nel 1974 viene costituita giuridicamente con DPR n. 423 del 27 aprile 1974 la fondazione Istituto Giangiacomo Feltrinelli.


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                              http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/gian-giacomo-feltrinelli.html




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mercoledì 1 aprile 2015

LA FAMIGLIA PAGANINI

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Paganino Paganini nato a Brescia nella metà del XV secolo, si trasferì a Venezia sin dalla più giovane età; entrò ufficialmente nel campo dell'editoria dal 1483, per poi unirsi in società l'anno successivo con gli editori Bernardino Benali e Giorgio Arrivabene.

Tornò autonomo nel 1487, anno in cui stampò e pubblicò il suo primo lavoro autonomo, ovvero una copia del Messale Romano (pubblicato per la prima volta nel 1474). Negli anni che seguirono si dedicò alla stampa di diverse opere riguardanti teologia e giurisprudenza, ma le opere che più lo caratterizzano furono le stampe degli scritti di Fra' Luca Pacioli, delle quali figurano i celebri Summa de arithmetica (1494) e De Divina Proportione (1509).

Intorno al 1516 avrebbe pubblicato la prima copia stampata in assoluto del Corano, in caratteri arabi; di fatto di essa non è rimasta più nessuna copia, contrariamente alle altre opere del Paganini: molte testimonianze affermano che ogni singola copia sia stata distrutta su ordine del Papa.

Nel 1517 tornò col figlio Alessandro e la moglie nella sua terra d'origine, nel bresciano, dove fondò una propria tipografia all'interno del monastero sull'Isola del Garda e dove pubblicò due nuove opere teologiche che riportano l'indicazione della vicina città di Salò; in seguito si stabilì nella località di Toscolano, attualmente frazione del comune di Toscolano-Maderno. Qui continuò la collaborazione col figlio, anch'egli tipografo ed editore, iniziata già nel 1506 e che durò sino al 1525, dedita alla stampa di classici latini e italiani di piccolo formato. Una delle ultime opere principali di Paganino fu il Vergerio (1526). Nei suoi ultimi anni di vita si trasferì più a monte, nella località di Cecina, anch'essa attualmente frazione di Toscolano-Maderno, dove morì nel 1538.

Alessandro Paganini era un editore innovativo e stampante che è stato recentemente accreditato dagli storici del libro, con l'invenzione della collana editoriale, cioè, un ciclo di pubblicazioni che condividono le stesse caratteristiche editoriali e presentazione. La notevole caratteristica distintiva della prima collezione di Paganini era il loro piccolo formato. Infatti, l'edizione 1515 di Dante nel 24mo molto compatto è unica tra le edizioni di Dante nel Rinascimento. Faceva parte di una serie iniziata nello stesso anno che includeva del Petrarca Rime, Arcadia di Jacopo Sannazaro e il dialogo di amore neoplatonico di Pietro Bembo, Gli Asolani. Questo programma editoriale può essere considerata una elaborazione innovazioni Aldus 'all'inizio del secolo, sia per il piccolo formato e per gli eleganti caratteri che sono a metà strada tra corsivo romano. La scelta delle opere segue anche Aldus. Il loro pubblico cortese previsto è chiaramente indicato dai soggetti ai quali i singoli titoli sono dedicati, abbracciando alcune delle figure più importanti del Rinascimento italiano aulico della società, tra cui Isabella d'Este, Giovanni Aurelio Augurelli, e Pietro Bembo. Di Paganini 1515 Dante è dedicato a non meno di Giulio de 'Medici, divenuto poi Papa Clemente VII (1523-1534).

Paganini ha pubblicato due stati della Commedia in 24mo, comunemente noto come "Dantini," uno con le pagine numerate in romano e l'altro con numeri arabi.


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