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venerdì 10 aprile 2015

LA FAMIGLIA FELTRINELLI

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Gargnano deve molto alla famiglia Feltrinelli che provvide alla costruzione dell'ospedale, degli asili infantili e altre opere benefiche. Le due ville padronali Feltrinelli hanno ospitato Mussolini ed il suo governo della "Repubblica di Salò".


Il figlio di Giangiacomo, Carlo Feltrinelli, ha ereditato la proprietà della casa editrice; nel 1999 ha scritto una biografia del padre intitolata Senior Service (dalla marca dei sigari preferiti da Giangiacomo Feltrinelli), che contiene anche accenni sulla storia della famiglia Feltrinelli.

Gargnano era la sede estiva della famiglia di Faustino Feltrinelli, magnate del legname i cui figli Angelo, Giuseppe e Giacomo costruirono, nel 1892 quello che oggi è il Grand Gotel a Villa Feltrinelli. Il loro impero economico ebbe origine dalle foreste del nord Italia, Austria, Ungheria e Turchia, per lanciarli fino alla borsa valori di Milano. Angelo, risiedeva per la maggior parte dell’anno a Gargnano (ne fu anche il Sindaco per 15 anni), mentre Giacomo (1829-1913) lanciava la famiglia in affari in tutta Europa ed oltre, fornendo il legname per la costruzione di ferrovie nel sud Italia ed in Turchia, fondando, nel 1890 anche una banca privata.
Gli interventi a favore di Gargnano, da parte dei Feltrinelli furono numerosi e importanti, tra i quali: La Casa di Riposo e Ospedale, nel 1903; la strada tra Gargnano, Gavazzo, Sasso e Liano, nel 1913 e la scuola elementare, nel 1921. il loro nipote, Carlo Feltrinelli (1881 – 1935) espanse ulteriormente le immense fortune della famiglia. Fu un abile finanziere oltre che presidente della Edison elettrica e dell’Istituto di Credito Italiano. Si sposò con Giovanna Gianzone, una severa e rigida signora soprannominata “Ufficiale Prussiano”, forse a causa del monocolo che sempre indossava avendo perso il suo occhio destro durante una caccia. Ebbero due figli: Gianciacomo ed Antonella. Come ricompensa per il loro contributo all’economia del Nord Italia il re Vittorio Emanuele II, nel 1940, conferì alla famiglia il titolo di Marchesi di Gargnano. Al ramo gargnanese della famiglia, fu conferito il titolo di Conti di Gerla. Dopo la sua requisizione da parte di Mussolini, alla fine della seconda guerra mondiale, Giangiacomo ed Antonella  rientrarono in possesso di Villa Feltrinelli.
Come proprietario della casa editrice Feltrinelli, (una tra le più grandi e rinomate d’Italia), Giangiacomo pubblicò, tra gli altri, “Il Dottor Divago”, di Boris Pasternak e “Il Gattopardo”, di Tomasi di Lampedusa portando all’attenzione del mondo intellettuale italiano, materiale fino ad allora ignorato. Più tardi, come appartenente al Partito Comunista Italiano, Giangiacomo incontrò Fidel Castro e, candidato per le elezioni politiche utilizzò la casa di  Gargnano come piattaforma per la sua propaganda politica . Più tardi, Giangiacomo morì, pare nel tentativo di minare un traliccio elettrico. Oggi, le sorti della casa Editrice Feltrinelli sono rette dal figlio Carlo, che Giangiacomo ebbe dalla moglie Inge.

La famiglia Feltrinelli è una famiglia imprenditoriale italiana. Originaria di Gargnano, paese dell’alto Lago di Garda, si arricchì con il commercio di legnami per le costruzioni. Trasferitisi a Milano, i Feltrinelli furono protagonisti dell’espansione edilizia del capoluogo lombardo e della costruzione della rete ferroviaria nazionale. Estesero i loro interessi nella finanza e fondarono un istituto di credito (Banca Feltrinelli). Nel secondo dopoguerra concentrarono i loro interessi nella casa editrice omonima, fondata da Giangiacomo Feltrinelli nel 1954.

Secondo Giannalisa Gianzana, moglie di Carlo Feltrinelli (classe 1881, omonimo del nipote), i Feltrinelli erano originari di Feltre (feltrinèi, nel dialetto locale) e discendenti di tal Guido da Feltre; in realtà, si tratta probabilmente solo di un’ipotesi derivante dal loro cognome e dal fatto che si occupassero di legname, abbondante nel Bellunese. Si trattava di una famiglia agiata, anche se Giacomo Feltrinelli, iniziatore della loro fortuna, non poté dedicarsi agli studi, al contrario dei suoi dodici fratelli, avviati alle libere professioni.

La prima azienda fu la Legnami Feltrinelli, segheria di tronchi impiantata a Gargnano dal capostipite Faustino Feltrinelli (1781-1848), agli inizi del XIX secolo. I figli Carlo, Angelo, Pietro e Giacomo, su iniziativa di quest'ultimo, fondarono a Desenzano del Garda, nel 1846, il deposito legnami Fratelli Feltrinelli; l’attività era quella di commercio di tronchi e semilavorati di legno, ricavati dalle foreste dell’alto Garda, della Val Vestino e del Trentino.

Giacomo Feltrinelli si trasferì a Milano, dove nel 1857 fu fondata la Ditta F.lli Feltrinelli Legnami, che nel giro di una decina di anni diventò protagonista della vita economica della città. L’ascesa economica dei Feltrinelli fu molto rapida e fu favorita dal forte sviluppo edilizio del capoluogo lombardo e dalla costruzione della rete ferroviaria italiana: specializzati nel legno d’abete, i Feltrinelli fronteggiarono una fortissima domanda di legname d'opera, quali traversine ferroviarie e travi "uso Trieste" o "uso Fiume". Per soddisfare tale domanda furono acquisiti boschi e foreste in Carinzia ed in Transilvania, ed i Feltrinelli estesero le loro attività anche all’estero, con sedi e rappresentanze commerciali in molti paesi.

Nel 1889 Giacomo Feltrinelli, assieme al nipote Giovanni (1855-1896), fondò a Milano una banca privata, la banca Feltrinelli. Nel 1896 la banca intervenne con dei capitali in sostegno dell’azienda elettrica Edison, sventando l’entrata nella compagine azionaria di soci tedeschi: i Feltrinelli diventarono così tra i maggiori azionisti della Edison, entrando in rapporto con esponenti dell’alta borghesia milanese come i Pirelli ed i Falck. Dal 1907 la banca Feltrinelli partecipò alla progettazione ed alla realizzazione del Quartiere Industriale Nord Milano, cioè dell’ampia area industriale, con relative residenze per gli operai, situata tra la zona della Bicocca e Sesto San Giovanni. Nel paese natale di Gargnano i Feltrinelli stabilirono la loro residenza estiva (la Villa Feltrinelli sulle sponde del lago di Garda) ed avviarono un cotonificio. Quando Giacomo Feltrinelli morì, nel 1913, fu ricordato dai giornali come “l’uomo più ricco di Milano”. Senza figli, le attività di famiglia furono suddivise tra i pronipoti Carlo, Pietro (1885-1913), Giuseppe (1883-1918) ed Antonio (1887-1942).

Carlo Feltrinelli (1881-1935) fu personaggio di spicco nella finanza italiana tra gli anni ’20 e ’30; si occupò prevalentemente della Banca Feltrinelli (nel 1919 ribattezzata Banca Unione) e delle relative partecipazioni. Fu presidente e consigliere d’amministrazione di decine di società; tra gli altri incarichi, presidente della Edison (1930-1935) e del Credito Italiano (1928-1935), del quale la Banca Unione era il maggiore azionista. Nel 1935 morì dopo avere manifestato un malore in seguito ad una discussione avuta con Alberto Beneduce, che gli aveva imposto di dimettersi dalla presidenza del Credito Italiano, rilevato nel frattempo dall’IRI. Carlo Feltrinelli ebbe due figli, Antonella e Giangiacomo, che ereditarono gli immobili e la parte finanziaria (Banca Unione) del patrimonio di famiglia.

Dei fratelli di Carlo, Pietro e Giuseppe morirono ancora giovani; Antonio invece, che deteneva il pacchetto di maggioranza della Feltrinelli Legnami, visse per lo più sul lago di Garda, dedicandosi alla pittura. Sopravvisse di qualche anno al fratello Carlo, ed essendo senza figli, lasciò in eredità la Feltrinelli Legnami e la sua parte di patrimonio all’Accademia dei Lincei, che impiegò il “Fondo Antonio Feltrinelli” per istituire il Premio Feltrinelli, da assegnare a chi sia distinto nelle arti o nelle scienze, sul modello del Premio Nobel.

Giangiacomo Feltrinelli nacque nel 1926 e la sorella Antonella nel 1927: erano quindi ancora bambini quando il padre Carlo morì. Nel suo testamento Carlo Feltrinelli aveva nominato il figlio Giangiacomo erede dei tre quarti del suo patrimonio, e con il compimento della maggiore età, nel 1947, maturò il pieno diritto di disporre di tali beni. Nel 1949 fondò la Biblioteca Giangiacomo Feltrinelli, nonché l'Istituto per la storia del Movimento Operaio, in cui raccolse cimeli ed opere letterarie di argomento socialista e comunista, e nel 1954 la Casa editrice Feltrinelli, che diventerà la Giangiacomo Feltrinelli Editore. La Banca Unione fu controllata dai Feltrinelli fino al 1968, quando fu rilevata da Michele Sindona; secondo alcune interpretazioni a spingere Sindona all’acquisto fu lo IOR, azionista di minoranza di Banca Unione e “imbarazzato” dalla coabitazione con un socio comunista. Nel 1969, quando Giangiacomo Feltrinelli entrò in clandestinità, la sua terza moglie Inge Schönthal ne prese il posto alla guida della casa editrice. Nel 1974 viene costituita giuridicamente con DPR n. 423 del 27 aprile 1974 la fondazione Istituto Giangiacomo Feltrinelli.


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lunedì 23 febbraio 2015

ANDIAMO IN BORSA

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L.O.V.E., comunemente nota come “Il Dito” è una scultura posta al centro di Piazza degli Affari a Milano, opera dell’artista italiano Maurizio Cattelan. L’opera è collocata di fronte a Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa. Il nome è un acronimo di libertà, odio, vendetta, eternità. La scultura è alta 4 metri e 60, che diventano 11 complessivi contando il basamento, ed è realizzata in marmo di Carrara.

L'opera raffigura una mano intenta nel saluto fascista ma con tutte le dita mozzate - come se erose dal tempo - eccetto il dito medio. Il gesto irriverente, che contrasta ironicamente con lo stile classico e monumentale dell’opera, sembra così rivolgersi sia all’architettura del ventennio di Palazzo Mezzanotte sia al mondo della finanza che esso rappresenta. È stata inaugurata il 24 settembre 2010 dal sindaco Letizia Moratti. Inizialmente si era previsto che la scultura rimanesse nella piazza soltanto per due settimane, ma nel 2012 la giunta Pisapia decise di lasciare la sua collocazione nel cuore della finanza italiana, grazie all’intervento dell’assessore alla cultura Stefano Boeri.

La scultura è stata spesso associata ai temi della crisi economica e della protesta contro l'alta finanza, associazione che Cattelan non ha mai avallato esplicitamente. Il 23 febbraio 2013, in occasione della Settimana della moda, degli attivisti di Greenpeace hanno coperto il dito con un guanto verde per chiedere all’industria della moda maggiore attenzione ai temi ambientalisti.

La borsa valori di Milano è sorta nel 1808 per volontà del napoleonico viceré del Regno d'Italia Eugenio di Beauharnais e venne inizialmente collocata presso il Palazzo del Monte di Pietà. Sebbene le contrattazioni fossero ridotte, lo spazio era troppo ristretto e così già nel settembre del 1809 si decise di trasferire gli scambi in Piazza Mercanti presso il Palazzo dei Giureconsulti, oggi sede della Camera di Commercio di Milano e che ospitò la Borsa di Milano per quasi un secolo.

Dopo il periodo napoleonico Milano ritornò a essere controllata dagli Austriaci, parte del Regno Lombardo-Veneto e un decreto imperiale del maggio 1816 ribadì i compiti e finalità della Borsa.

Con la nascita dell'Italia unita, sulla Borsa vennero quotate, con l'intermediazione di banche su base azionaria come il Credito Mobiliare e la Banca Generale e molte case bancarie private milanesi, come Achille Villa, Burocco Casanova, Giulio Belinzaghi, Zaccaria Pisa, Vonviller & C., Weill-Schott, ingenti quantità di titoli di debito statali, necessari a ripagare gli sforzi finanziari sostenuti per l'unificazione, a cui si aggiunsero titoli di poche grandi società private come banche, compagnie ferroviarie e assicurazioni.

Tra i maggiori titoli industriali tra il 1862 e il 1894 le azioni e le obbligazioni Società per le strade ferrate meridionali, Società ferrovie del mediterraneo, Navigazione generale italiana, Acciaierie e fonderie di Terni, Società generale immobiliare, cui si aggiungevano i titoli della Banca Nazionale nel Regno d'Italia e del Credito Mobiliare.

La seconda rivoluzione industriale in Italia si manifestò con un po' di ritardo anche a causa della mancanza di materie prime e della non facilità di capitali mobilitabili. Nonostante questo gli ultimi due decenni dell'Ottocento, in particolare dal 1895, furono caratterizzati da una crescita economica e industriale molto intensa, sospinta dal governo e coadiuvata da banche milanesi come la Banca Commerciale Italiana (1894-5), il Credito Italiano (1895) e altre banche e banchieri; la Borsa venne scelta quale via per il coinvogliamento di capitali nelle grandi imprese e alcune banche si specializzarono appunto in questa funzione di intermediazione e garanzia verso il pubblico. Così i titoli azionari quotati a Milano aumentarono da 23 del 1895 a 54 del 1900, per toccare i 160 titoli nel 1913.

La rapida crescita del mercato mobiliare già sul finire del XIX secolo, rese il Palazzo dei Giureconsulti non più sufficiente ad accogliere tutti gli operatori, così fu deciso di realizzare un nuovo edificio specificatamente destinato a questo in Piazza Cordusio. Palazzo Broggi (opera di Luigi Broggi, oggi sede centrale milanese delle Poste Italiane) venne inaugurato nel 1901.

Nel corso del XIX secolo si erano diffuse anche piazze di scambio minori e con funzione prettamente regionale come la Borsa Valori di Roma, la Borsa Valori di Torino, la Borsa Valori di Bologna, la Borsa Valori di Genova e la Borsa Valori di Firenze.

La Borsa di Milano emerse su tutte le altre poiché su di essa erano quotate le principali società industriali italiane, e per questo i volumi degli scambi aumentarono ancora considerevolmente. Alla metà degli anni venti Palazzo Broggi si decise che non bastava più e nel 1928 venne assegnata a Paolo Mezzanotte la realizzazione della nuova (e ultima) sede: Palazzo Mezzanotte (1932) in Piazza Affari.

La forte riduzione della liquidità, attuata dalla Banca d'Italia su ordine del governo, a partire dall'estate del 1927 tuttavia iniziò a riverberarsi sull'economia e sulla Borsa. La crisi finanziaria del 1929 e seguenti depresse foremente i valori dei titoli industriali, rivalutando il reddito fisso. La volontà del governo di indirizzare il risparmio privato verso il titoli del debito pubblico si realizzò negli anni seguenti al 1929.

Con l'avvento dello stato imprenditore e banchiere (IRI e più tardi IMI) e con altri provvedimenti dirigistici, tra cui la chiusura dell'Italia nei confronti del mercato internazionale dei capitali, la funzione della Borsa quale intermediaria del capitale privato per le imprese perse di importanza, fatti salvi ancora alcuni titoli come Edison, Bastogi, Fiat, Pirelli, Ras, Assicurazioni generali.

Nel dopoguerra il paese visse il boom economico e anche la borsa milanese per tutti gli anni cinquanta visse un periodo di ritrovata espansione domestica, nonostante il fatto che l'Italia perseguisse la continuazione della chiusura al mercato internazionale di capitali; in cui questa fase si assistette anche alla comparsa di rampanti speculatori come Michelangelo Virgillito (scalate alla Liquigas, Lanerossi, Assicuratrice Italiana) e poi la vicenda di Michele Sindona. Sia in parte per la responsabilità di personaggi del genere, sia di più per la perdurante disattenzione del governo ai temi dell'investimento borsistico in titoli industriali che di fatto privilegiava i titoli del debito pubblico, cui si aggiungevano i perduranti ostacoli normativi alla libertà di movimento di capitali, nei due decenni successivi la borsa vide una fase di stagnazione.

Nel 1978 su impulso della Banca d'Italia nasce Monte Titoli con lo scopo di avere un deposito unico degli strumenti finanziari di diritto italiano.

Nel 1983 furono quotati i primi fondi comuni di investimento di diritto italiano, pratica diffusa in tutti i maggiori Paesi del mondo Occidentale.

Nel 1991 venne approvata la riforma della Borsa che tra le varie innovazione portò agli scambi telematici e alla definitiva abolizione del mercato gridato nel 1994 e all'accorpamento, nel 1997, di tutte le piazze finanziarie italiane in una sola società privata: Borsa Italiana con sede a Milano.

I provvedimenti delle parziali (Eni, Enel, etc) o totali privatizzazioni (Telecom) e quelli sui movimenti internazionali dei capitali dettero nuove possibilità alla borsa.




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