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mercoledì 10 agosto 2016

IUS SOLI

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Ius soli (in latino «diritto del suolo») è un'espressione giuridica che indica l'acquisizione della cittadinanza di un dato Paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. Esso contrappone allo ius sanguinis (o «diritto del sangue»), che indica invece la trasmissione alla prole della cittadinanza del genitore.

Quasi tutti i paesi del continente americano applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizioni. Tra questi gli Stati Uniti, il Canada e quasi tutta l'America meridionale.

La Francia ha una lunga tradizione di applicazione di tale istituto, sebbene esso non sia più automatico: dal 1994 il nato in territorio francese da genitori stranieri può ottenere la cittadinanza facendone richiesta purché sia vissuto stabilmente sul territorio dello Stato per almeno 5 anni (in Italia la permanenza deve essere di almeno 10 anni, con un'interruzione massima di 6 mesi e la richiesta non può essere fatta prima del raggiungimento della maggiore età).

Inoltre, dal 1998, secondo la Legge Guigou, al compimento della maggiore età (18 anni) chi è nato in territorio francese da genitori stranieri accede automaticamente alla cittadinanza se i due genitori, alla nascita del richiedente, disponevano di un permesso di soggiorno e se il richiedente ha risieduto in Francia per almeno cinque anni.

Condizioni simili per la cittadinanza dei figli di genitori stranieri si applicano in Gran Bretagna, Germania e Irlanda.

Tra i paesi che applicano lo ius soli in modo automatico e senza condizioni figurano gli Stati Uniti. Il Quattordicesimo Emendamento della cui costituzione prescrive che chiunque nasca sul territorio dell'Unione e sia soggetto alla sua giurisdizione — fatta eccezione, quindi, per personale del corpo diplomatico ed eventuali truppe straniere d'occupazione — ne è automaticamente cittadino.

In Germania lo ius soli è forte più che in altri Stati europei, ma è comunque temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l'attribuzione della cittadinanza è quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto anni.

In Gran Bretagna sono più morbidi che non in Germania, ma non esiste uno ius soli puro. Il bambino che nasce su territorio britannico anche da un solo genitore già in possesso della cittadinanza britannica è automaticamente cittadino del Regno Unito. La cittadinanza si acquisisce anche in seguito a tre anni di matrimonio con un cittadino britannico.



L'Irlanda segue la linea della Germania. Vige lo ius sanguinis, ma se un bambino nasce da genitori di cui almeno uno risiede nel paese regolarmente, quindi con permesso di soggiorno, da tre anni prima della sua nascita, allora ottiene la cittadinanza irlandese dal suo primo vagito.

Nei Paesi Bassi lo ius soli è estremamente debole. La cittadinanza viene conferita solo dopo il compimento della maggiore età (18 anni) e se si è in possesso di un regolare permesso di soggiorno e si è vissuto nel Paese per cinque anni senza interruzioni. Sostanzialmente, i minori nati in Olanda da genitori stranieri devono aspettare di diventare maggiorenni e avere tutti i requisiti richiesti per ambire alla cittadinanza.

Come nel caso dell'Italia e dell'Olanda, anche in Spagna vige un forte ius sanguinis, mentre lo ius soli è debole. Diventa cittadino spagnolo il bambino che ha almeno un genitore nato a sua volta in Spagna. La cittadinanza si può acquisire comunque dopo 10 anni di residenza nel Paese, con lavoro e permesso di soggiorno permanente, oppure in seguito a un matrimonio con un cittadino spagnolo, ma solo dopo un anno dalla data delle nozze.

Saranno cittadini italiani per nascita i figli, nati nel territorio della Repubblica, di genitori stranieri almeno uno dei quali abbia un permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. Servirà la dichiarazione di volontà di un genitore, o di chi ne esercita la responsabilità, all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore, entro il 18esimo anno. In assenza di questa dichiarazione potrà essere il diretto interessato a richiederla, entro il 20esimo anno. Altrimenti, per gli stranieri nati e residenti in Italia legalmente, senza interruzioni, fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza sale a due anni dalla maggiore età. Il principio dello “ius soli” non si applicherà però ai cittadini europei, visto che il permesso di lungo periodo è previsto solo per gli Stati extra Ue.
 
Possono ottenere la cittadinanza anche i minori stranieri nati in Italia, o entrati entro il 12esimo anno, che abbiano frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti del sistema nazionale di istruzione, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali. La frequenza del corso di istruzione primaria deve essere coronata dalla promozione. La richiesta spetta al genitore, cui è a sua volta richiesta la residenza legale, o all’interessato stesso, entro due anni dalla maggiore età.
 
Le nuove norme valgono anche per gli stranieri in possesso dei nuovi requisiti ma che abbiano superato, all’approvazione della legge, il limite di età dei 20 anni per farne richiesta per salvaguardare i diritti di chi è già arrivato da anni in Italia .
 
Si è partiti da un testo che sintetizzava 24 proposte di legge depositate negli anni per modificare la legge 91/92 che prevede semplicemente lo ius sanguinis, in cui la cittadinanza viene solo trasmessa dai genitori ai figli. La discussione è stata molto accesa e ha portato a diversi cambiamenti che hanno limitato le possibilità di ottenere la cittadinanza. Nella prima versione della proposta la cittadinanza veniva concessa a chi aveva almeno uno dei genitori con la residenza legale senza interruzioni da almeno cinque anni prima della sua nascita.


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martedì 15 marzo 2016

MONACO DI BAVIERA



In testa alle città preferite dai tedeschi c'è ormai da diversi anni proprio Monaco, situata a centinaia di km dall'amata-odiata Berlino e nel profondo sud della Germania, la "seconda capitale" del paese, la Milano tedesca, la Weltstadt mit Herz (metropoli con il cuore) o, secondo una felice definizione, la città più settentrionale d'Italia.
Monaco di Baviera è una città extracircondariale della Germania meridionale, capitale (Landeshauptstadt) della Baviera. Situata sulle rive del fiume Isar, dopo Berlino ed Amburgo è la terza città tedesca per numero di abitanti.

Fu fondata (1158 ca.) da Enrico il Leone, duca di Baviera, alla confluenza della ‘via del sale’ con altre due arterie commerciali che da Norimberga e Ratisbona conducevano in Italia. Nel 1180 passò, con il ducato di Baviera, ai Wittelsbach che vi stabilirono (1255), dopo l’incorporazione all’Impero di Ratisbona, antica capitale del ducato, la sede del governo. Fortificata nel 1319, crebbe nonostante i contrasti fra l’alta borghesia e le corporazioni (1397-1403); dopo la riunione dell’Alta e della Bassa Baviera (1506), cominciò a gareggiare con Augusta che, danneggiata durante le guerre di religione (16° sec.) perse a favore di Monaco il primato commerciale nella Germania meridionale. Divenuta centro della cultura tedesca rinascimentale con il duca Alberto V (1550-79), nel corso della guerra dei Trent’anni Monaco costituì il fulcro del cattolicesimo nei paesi dell’Impero ma, nel 1632, fu occupata dagli Svedesi. Durante la guerra di successione spagnola subì la strage del Natale di Sendling (1705), per aver partecipato alla rivolta dei Bavaresi contro l’occupazione austriaca; danneggiata durante le guerre napoleoniche Monaco divenne, con Massimiliano Giuseppe IV, re di Baviera dal 1806, la capitale di uno Stato più vasto e più inserito nella politica internazionale. Al termine della Prima guerra mondiale fu proclamata a Monaco la Repubblica bavarese (1918); nel 1919 la città vide sorgere il governo comunista dei consigli degli operai e dei soldati, soppresso dalle truppe del ministro della Difesa G. Noske, affiancate da formazioni paramilitari di destra (Freikorps); fu teatro del fallito putsch di Hitler (8-9 nov. 1923), prodromo all’avvento del nazionalsocialismo in Germania. Bombardata durante la Seconda guerra mondiale, fu occupata dagli Alleati il 1° maggio 1945.

Monaco fu inoltre la città dove nacque la "Rosa Bianca" (in tedesco Die Weiße Rose), formata da un gruppo di studenti che si costituirono in un movimento di resistenza al Nazismo dal giugno 1942 al febbraio 1943, quando il nucleo del gruppo venne arrestato ed ucciso dopo la distribuzione di volantini all'Università di Monaco da parte di Hans e Sophie Scholl.

La città divenne una roccaforte Nazista una volta che Hitler prese il potere in Germania, nel 1933 e fu indispensabile per l'ascesa del Nazismo, tanto da essere chiamata dai nazisti stessi Hauptstadt der Bewegung ("capitale del movimento"). Il quartier generale del NSDAP fu stabilito a Monaco e costruito, assieme ad altri edifici utili al partito, a Königsplatz; molti di questi edifici sono tuttora esistenti. Nel 1939 Monaco fu teatro del fallimento di Georg Elser nel tentativo di assassinare Hitler mentre arringava la folla col suo discorso annuale per commemorare il Putsch della birreria nel Bürgerbräukeller.
Monaco di Baviera fu molto danneggiata dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale. La città venne occupata dalle truppe americane della 7ª Armata del generale Alexander Patch il 2 maggio 1945. Dopo la guerra Monaco fu in gran parte ricostruita con un meticoloso lavoro tendente a restituire la stessa fisionomia a strade e palazzi rispetto alla situazione pre-bellica.

Nel 1972 Monaco ospitò la XX edizione delle Olimpiadi, tristemente famosa per il massacro di undici atleti israeliani da parte di terroristi palestinesi.

Nel 1974 fu sede di molte partite dei Mondiali tenutisi in Germania Ovest. A trentadue anni di distanza ha ospitato ancora le partite della stessa competizione, nel corso dei mondiali di Germania 2006.

La conferenza di Monaco riunitasi il 29-30 settembre 1938, con la partecipazione di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia, approdò al cosiddetto patto di M., in virtù del quale la Germania fu autorizzata a procedere all’annessione dei Sudeti cecoslovacchi. L’atteggiamento degli Inglesi e dei Francesi, che a M. favorì lo smembramento della Cecoslovacchia e diede di fatto via libera ad A. Hitler per l’occupazione di Praga (marzo 1939), fu condannato da larghissimi strati dell’opinione pubblica e interpretato come un cedimento alla violenza, sì che è invalsa l’espressione di spirito di M. a designare una politica arrendevole verso uno Stato che proceda contro i principi della convivenza internazionale.

Monaco di Baviera ha un clima continentale, fortemente influenzato dalla posizione geografica in prossimità delle Alpi. La media annua delle precipitazioni si attesta sui 1000 millimetri. Le piogge spesso arrivano violente ed inattese, specialmente durante la stagione estiva. I mesi estivi sono quelli in cui si verificano le più elevate precipitazioni atmosferiche, grazie anche all'effetto sbarramento della catena alpina a sud che funge da barriera naturale bloccando le perturbazioni provenienti da N-NO. In estate, durante prolungati periodi anticiclonici, Monaco raggiunge sovente temperature molto elevate (punte di +35 °C ed oltre), specialmente nei mesi di luglio ed agosto (record di massima assoluta di +37,5 °C il 27 luglio 1983). A causa dei forti contrasti termici derivanti dallo scontro di masse d'aria diverse, la Baviera viene interessata da intensi temporali, spesso accompagnati da grandine.

A causa dell'altitudine (il centro cittadino è posto a 530 m) e della prossimità delle pendici nord delle Alpi, l'inverno bavarese è lungo e molto rigido.

La neve cade molto di frequente da novembre ad aprile (in media circa 75 cm all'anno) e annualmente si registrano mediamente 105 giorni di gelo. Le temperature medie di gennaio sono di +2 °C per le massime e di -4 °C per le minime, anche se non di rado vengono raggiunti valori molto più bassi (quasi ogni inverno si registrano valori inferiori a -15 °C). Durante l'inverno, infatti, i freddi venti provenienti da nord non trovano alcun ostacolo ed investono in pieno la Baviera, prima di subire lo sbarramento da parte delle Alpi a sud. Capita così che possa nevicare per interi giorni di fila, seppur in maniera lieve, e che le temperature si mantengano per lunghi periodi al di sotto dello zero (record di minima assoluta -31,6 °C il 12 febbraio 1929).

L'escursione termica tra estate ed inverno, ma anche tra giorno e notte può essere estrema. Succede spesso che soffi il Föhn, il caldo vento di caduta dalle Alpi che porta temperature elevate fuori norma e bassissimi valori di umidità relativa.

Non raramente capita che, in pieno inverno, a causa di questo vento vengano raggiunte temperature di +15 °C / +20 °C che fondono in poche ore la neve presente al suolo (da qui deriva la fama di "vento mangianeve").

Questo caldo vento è sempre associato a cieli limpidissimi e ottima visibilità, da cui deriva il celebre detto tedesco "azzurro come il cielo della Baviera".

Monaco, capoluogo della Baviera, è una città dove si fondono insieme tradizione e modernità. E' nota come la metropoli con il cuore - Weltstadt mit Herz - nonché la città più settentrionale d'Italia. Sede delle Olimpiadi estive del 1972, Monaco di Baviera è un importante centro turistico e congressuale, ospita prestigiosi musei ed è un florido distretto economico (Bmw, Siemens, Allianz). L'Oktoberfest, la celebre festa della birra, è visitata ogni anno da 6 milioni di persone.

Passeggiando per il centro di Monaco si incontrano storia, arte e angoli caratteristici che fanno del capoluogo bavarese una città con un'anima legata alla tradizione. Dal Municipio neogotico che domina Marienplatz alla monumentale Residenz, dalle torri gemelle della Frauenkirche al rococò sfavillante dell'Asamkirche e del Teatro Cuvilliés... e poi i luoghi dove gustare una buona birra come l'Hofbräuhaus e l'Augustiner e d'estate il biergarten del Viktualienmarkt diventa un must.

Nel 1853 per volontà di Re Maximilian II, padre del "re delle favole" Ludwig II, inizia la costruzione di una nuova arteria stradale, la Maximilianstraße, per collegare il Palazzo reale e l'Opera nella Max-Joseph-Platz con il Maximilianeum, sorto su una collina sopra la riva destra dell'Isar ed attuale sede del Parlamento regionale. L'edificio nasce, su desiderio del sovrano, come istituzione per elargire borse di studio ai giovani bavaresi di talento ma senza i mezzi economici necessari per proseguire gli studi.

Tra i principali edifici, realizzati in uno stile che alterna elementi neogotici e rinascimentali, si segnalano al numero 39 il Governo dell'Alta Baviera con la pregevole facciata in terracotta realizzata da Friedrich Bürklein e al numero 17 l'Hotel Vier Jahreszeiten che annovera tra i suoi ospiti illustri l'imperatrice Sissi che sovente soggiornava qui quando da Vienna tornava nella natia Monaco. Il tè delle cinque servito nella hall dell'albergo è la ciliegina sulla torta di un pomeriggio di compere e relax.

In mezzo alla Maximilianstraße si erge il monumento in bronzo e granito di Re Massimiliano II, chiamato popolarmente Maxmonument e inaugurato nel 1875. Le quattro figure ai piedi del sovrano rappresentano la pace, la giustizia, la forza e la saggezza.

La via si è gradualmente trasformata nella principale arteria dello shopping di lusso della città con le boutique di Ralph Lauren, Chanel, Dolce & Gabbana, Fendi, Gucci, Valentino, Armani, Louis Vuitton, Cartier, Christian Dior, Hermès, Bulgari, Salvatore Ferragamo e anche delle grandi firme della moda tedesca come Escada e Hugo Boss.

Altri negozi nei dintorni della Maximilianstraße che meritano una sosta per la loro tradizione e storia sono il negozio di porcellane Nymphenburg nella Briennerstraße, la manifattura reale nata a metà del 1700 e ancora oggi di proprietà dei Wittelsbach, l'emporio gastronomico Dallmayr nella Dienerstraße 14 dove si trovano tutte le prelibatezze alimentari locali e non solo, e Loden-Frey in Maffeistraße 7, regno dei loden e dell'abbigliamento bavarese.

L'architettura cittadina è caratterizzata dalla presenza di numerosi edifici storici, molti mantenutisi intatti nei secoli, altri ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale, e di alcuni esempi di architettura moderna. Un sondaggio, condotto per il National Geographic Traveler, ha scelto oltre 100 luoghi storici in tutto il mondo e ha classificato Monaco di Baviera come la trentesima migliore destinazione.

La Frauenkirche ("Dom zu unserer lieben Frau" – Cattedrale di Nostra Signora) è una delle costruzioni più famose del centro città. È la cattedrale di Monaco e sede dell'Arcidiocesi di Monaco e Frisinga. Famosa per le sue torri gemelle sovrastate da cupole ramate a forma di cipolla che caratterizza il profilo cittadino. Le torri della Frauenkirche (ma non la chiesa stessa) sopravvissero intatte alla guerra, ed oggi hanno oltre 400 anni. Con i loro 99 metri, costituiscono anche il limite massimo di altezza per le nuove costruzioni nel centro storico. Tale limite venne approvato nel novembre 2004, dalla popolazione di Monaco di Baviera, con un referendum promosso da Georg Kronawitter, già sindaco, contro la volontà dei partiti politici nel Parlamento della città ("Stadtrat"), che temeva che questo potesse nuocere all'attrattiva costituita dalla città per gli investitori.

La Michaelskirche, Chiesa di San Michele è la più grande chiesa rinascimentale a nord delle Alpi. Venne scrupolosamente e mirabilmente ricostruita dopo la guerra.
La Theatinerkirche, Chiesa di San Gaetano dei Teatini, è una grande basilica in stile barocco italiano, modello che ha influenzato l'architettura barocca tedesca del sud.
La Asamkirche, Chiesa di San Giovanni Nepomuceno è comunemente nota come Chiesa degli Asam dal nome dei due fratelli Cosmas Damian e Egid Quirin Asam che la costruirono, artisti pionieri del Rococò. Rappresenta uno dei massimi capolavori dello stile rococò, e uno dei più particolari monumenti della città.
La Chiesa di San Pietro, sulla Marienplatz, è la più antica chiesa della città. Fu costruita in stile romanico ed è stato il primo insediamento monastico di Monaco di Baviera, ancor prima della fondazione ufficiale della città del 1158. Venne rifatta due volte in stile gotico e barocchizzata dal grande Maestro stuccatore Johann Baptist Zimmermann. Venne ricostruita quasi interamente dopo la guerra.
La Chiesa dello Spirito Santo, costruita fra Marienplatz e il Viktualienmarkt in stile gotico, venne convertita in stile Rococò dai fratelli Cosmas Damian e Egid Quirin Asam a partire dal 1724. All'interno presenta raffinatissimi stucchi a colori pastello, attentamente ricomposti durante la ricostruzione post-bellica.
La Bürgersaalkirche è un bell'oratorio barocco sito lungo la centrale Neuhauser Straße. Eretto dal grigionese Giovanni Antonio Viscardi nel 1710, conserva all'interno delicati stucchi del milanese F. Appiani.
La Collegiata di Sant'Anna, gioiello barocco della fine del XVII secolo.
La Chiesa della Santa Trinità, barocco edificio costruito dal ticinese Giovanni Antonio Viscardi nel 1711-18.


La Chiesa conventuale di Sant'Anna im Lehel, venne costruita tra il 1727 e il 1733 dall'architetto Johann Michael Fischer per volere della principessa elettrice Maria Amalia d'Asburgo. Capolavoro è la decorazione interna eseguita dai due fratelli Cosmas Damian e Egid Quirin Asam. Fu la prima chiesa in stile Rococò della Baviera e fu il prototipo per le altre costruite in seguito nella regione.
La Chiesa del Salvatore, è un edificio gotico che dal 1829 è una chiesa greco-ortodossa. È oggi la sede del Metropolita della Germania e dell'Esarcato dell'Europa centrale.
La Chiesa di San Giovanni Battista, costruita tra il 1852 e il 1874, è la più grande chiesa a est del fiume Isar. Il campanile è alto 97 metri ed è il terzo in quanto altezza a Monaco di Baviera.

Il Neues Rathaus, Municipio Nuovo della città è una grandiosa costruzione in stile neogotico che domina la piazza principale, la Marienplatz. La torre civica porta il celebre Rathaus-Glockenspiel, l'orologio arricchito del carillon "Glockenspiel" a figure animate, simbolo cittadino ed il più grande della Germania.
La Residenz : il palazzo fu residenza dei duchi e dei re della Baviera. Il vasto complesso, con tre facciate monumentali e che si sviluppa intorno a tre cortili principali, venne costruito a partire dalla seconda metà del XVI secolo, quando, per volere del duca Alberto V, venne abbattuta la cosiddetta Neuveste (Fortezza nuova eretta nel 1385). Si arricchì gradualmente con importanti tesori, sia architettonici che decorativi. Ospita diversi musei al suo interno: Residenzmuseum, costituito dalle sale stesse del castello, uno dei musei di decorazione di interni fra i più significativi d'Europa; Schatzkammer, la Camera del Tesoro, che raccoglie preziosissime opere d'arte orafa dall'Alto Medioevo all'epoca barocca; Staatliche Münzensammlung, La Collezione della Zecca di Stato, fra le più ricche collezioni al mondo di Numismatica e Sfragistica. Inoltre accoglie lo splendido Teatro Cuvilliés, pregevole gioiello rococò che prende nome dal suo architetto François de Cuvilliés il vecchio.
Antica Zecca, l'Alte Münze, è un palazzo rinascimentale eretto fra il 1563 e il 1567 su progetto di W. Egkl, con un bel cortile a tre ordini di arcate.
Hofbräuhaus, la più antica e celebre birreria di Monaco di Baviera, fondata nel 1589, nonché una delle sette fabbriche di birra della città.
Il Teatro Nazionale, il neoclassico teatro dell'opera, di livello internazionale, in cui hanno avuto la prima parecchie opere di Richard Wagner sotto il patronato di Ludovico II di Baviera.

Il Castello di Nymphenburg, la residenza estiva dei Wittelsbach, i regnanti bavaresi. Imponente costruzione, uno dei capolavori dell'architettura barocca in Germania, è una delle più belle residenze reali d'Europa. Il castello è circondato da un grande parco arricchito da numerosi padiglioni di svago fra cui il celebre Amalienburg, palazzina di caccia eretta in un sublime e delicatissimo stile rococò dall'architetto belga François de Cuvilliés il vecchio.
Il Palais Porcia, fu il primo esempio di architettura barocca in stile italiano della città. Venne costruito per conto della famiglia Fugger su progetto di Enrico Zuccalli, tra il 1693-94. Gli interni vennero rifatti in stile rococò da François de Cuvilliés il vecchio, con alcuni interventi di Johann Baptist Zimmermann.
Il Palais Preysing, venne costruito per il conte Maximilian von Preysing-Hohenaschau su progetto di Joseph Effner tra il 1723 ed il 1728 in stile rococò. Fu il primo edificio civile della città ad essere costruito secondo tale stile. Adiacente alla Feldherrnhalle, presenta tre facciate finemente decorate da stucchi. Esempio della sfarzosità delle decorazioni è lo scalone dell'ala nord, sorretto da cariatidi, e con balaustre traforate.
Il Palais Holnstein, sublime opera rococò dai toni bianchi e rosa, eretto fra il 1733 e il 1737 dall'architetto François de Cuvilliés il vecchio.
Le Porte di città. Dell'ormai demolita cinta muraria medievale, sono sopravvissute tre porte fino ad oggi: la Isartor a est, la Sendlinger Tor a sud e la Karlstor ad ovest del centro urbano.
Führerbau, sede di rappresentanza di Hitler nella città di Monaco durante il regime nazista.

Marienplatz è il centro della città, intitolata alla Madonna, prende il nome dalla Mariensäule, la colonna barocca della Vergine che sorge in mezzo alla piazza. Chiudono la piazza importanti edifici: i celebri palazzi comunali di Monaco: il Neues Rathaus, il Municipio Nuovo; e l'Altes Rathaus, il Municipio Vecchio; e la barocca Chiesa di San Pietro.
Karlsplatz, grande piazza dominata dal Justizpalast (Palazzo di Giustizia), da una fontana e dalla Karlstor, una delle tre porte rimaste della cinta muraria cittadina.

Odeonsplatz, animata piazza monumentale di Monaco, è dominata dalla cupola della Theatinerkirche. Vi prospettano inoltre una parte del lungo fronte rinascimentale della Residenz e la Feldherrnhalle, la Loggia dei Marescialli, costruita nel 1841-44, per volere di Ludovico I di Baviera, su progetto di Friedrich von Gärtner che si ispirò alla Loggia della Signoria di Firenze. La loggia venne costruita per onorare gli eroi della Baviera
Königsplatz, la Piazza del Re, vastissima e quadrangolare, venne aperta per volere di Ludovico I di Baviera. Vi prospettano edifici neoclassici eretti su progetto di Leo von Klenze. A ovest sono i Propyläen, del 1846-62, a colonne d'ordine dorico; a nord è la Glyptothek, il più bell'edificio neoclassico di Monaco, eretto nel 1816-34 in ordine ionico; e a sud, è la Ausstellungsgebäude, corinzia del 1838-48, che accoglie la Staatliche Antikensammlungen. Sul lato posteriore di quest'ultima sorge l'enorme Abbazia di San Bonifacio, eretta nel 1834-37 sullo stile delle antiche basiliche paleocristiane. La zona intorno a Königsplatz è sede del Kunstareal, il quartiere dei musei di Monaco.

Quattro grandi viali reali, realizzati nel XIX secolo, permettono di collegare il centro cittadino con la periferia:

Brienner Straße, neoclassica, parte da Odeonsplatz ai margini settentrionali del centro storico vicino alla Residenz e prosegue da est verso ovest, dove si apre la Königsplatz.
Ludwigstrasse comincia anch'essa a Odeonsplatz e si dirama da sud a nord, costeggiando l'Università Ludwig Maximilian di Monaco, la Ludwigskirche, la Bayerische Staatsbibliothek (Biblioteca nazionale bavarese) e numerosi palazzi e ministeri. La parte meridionale del viale è stata costruita in stile neo-rinascimentale italiano, mentre quella nord è fortemente influenzata dall'Architettura neoromanica italiana.
Maximilianstraße, neo-gotica, inizia da Max-Joseph-Platz, dove si trovano la Residenz e il Teatro Nazionale e prosegue da ovest a est. Il viale è contornato da edifici neogotici che ospitano, tra gli altri, il Münchner Kammerspiele, il museo di etnologia e il Palazzo del governo del distretto dell'Alta Baviera. Dopo aver attraversato il fiume Isar, il viale gira intorno al Maximilianeum, sede del parlamento bavarese. La parte occidentale della Maximilianstraße è conosciuta per i suoi negozi di design, boutique di lusso, negozi di gioielli e uno dei più importanti alberghi a cinque stelle di Monaco, l'Hotel Vier Jahreszeiten.
Prinzregentenstraße si estende dalla Maximilianstrasse e comincia a Prinz-Carl-Palais. Molti musei si trovano lungo il viale, come l'Haus der Kunst, il Museo Nazionale Bavarese e la Schackgalerie. Il viale attraversa il fiume Isar e raggiunge il monumento dell'Angelo della Pace passando da Villa Stuck. Il Prinzregententheater si trova più ad est a Prinzregentenplatz.
Il fiume Isar è attraversato da molti ponti, tra cui ricordiamo: il ponte Ludovico, il ponte Principe Reggente, il ponte Wittelsbach, il ponte Massimiliano e Massimiliano Giuseppe, il ponte Cornelius, il ponte Kabelsteg.

Castello di Blutenburg, sorge a 2 km a nord ovest del Castello di Nymphenburg. Era un'antica residenza di caccia ducale con una chiesa tardo-gotica.
Castello di Schleißheim, nel sobborgo di Oberschleißheim, è un complesso barocco. Definito la "Versailles bavarese", forma con i giardini, un episodio capitale del Barocco. Costituito da tre residenze separate: Altes Schloss (il vecchio palazzo), Neues Schloss (il nuovo palazzo) e Schloss Lustheim (palazzo Lustheim), venne costruito a partire dal 1597 dal duca Guglielmo V di Baviera (Altes Schloss), poi accresciuto dal grigionese Enrico Zuccalli, e decorato con affreschi dagli Asam e con stucchi da Johann Baptist Zimmermann.
Schloss Fürstenried, altra importante residenza barocca, di struttura simile a Nymphenburg, ma di dimensioni molto più ridotte, è stato eretto nello stesso periodo a sud-ovest di Monaco.

Chiesa di San Michele a Berg am Laim è uno dei più importanti edifici religiosi al di fuori del centro storico.
La maggior parte dei quartieri cittadini ha chiese di origine medioevale.

Chiesa della Santa Croce a Fröttmaning accanto alla Allianz-Arena, la chiesa più antica della comunità urbana, nota per il suo affresco romanico.
Soprattutto nella sua periferia, Monaco offre una gamma ampia e diversificata di architettura moderna, anche se severe limitazioni di altezza per gli edifici hanno limitato la costruzione di grattacieli per evitare una perdita del panorama delle lontane Alpi bavaresi. La maggior parte dei grattacieli sono raggruppati al margine settentrionale di Monaco, come la Torre BMW, sede della BMW situata vicino al Parco Olimpico. Altri grattacieli sono situati vicino al centro cittadino e sul campus di Siemens nel sud di Monaco. Importanti esempi di architettura moderna della città ci vengono dagli impianti sportivi.

Monaco è una città che possiede numerosi parchi. Il Giardino Inglese, nei pressi del centro della città, copre un'area di 3,7 km² è uno dei più grandi del mondo (più grande di Central Park a New York). Fu progettato e realizzato nel 1789 da Benjamin Thompson, conte di Rumford, essenzialmente per usi militari, ma fu subito concepito anche come spazio aperto al pubblico. Oggi è considerato il più importante parco di Monaco: offre ampi spazi verdi, piste per podismo, corsi d'acqua in cui è possibile fare il bagno e addirittura praticare surf; quando il clima lo consente molti dei frequentatori amano riposarsi e prendere il sole completamente nudi. Particolarmente noti sono i suoi Biergarten, in particolare quello vicino alla Torre Cinese.

Altri spazi verdi moderni sono l'Olympiapark, il Westpark e i parchi del castello di Nymphenburg (con il Giardino botanico Nymphenburg a nord), e del Castello di Schleißheim. Il parco più antico della città è l'Hofgarten, vicino alla Residenz e risalente al XVI secolo, meglio conosciuto per la più grande birreria e per i cervi che qui vivono.

Lo zoo della città è il Tierpark Hellabrunn, vicino all'isola Flaucher nel Isar, nel sud della città. Un altro parco degno di nota è Ostpark, che si trova a Perlach-Ramersdorf.

Il 47,4% dei residenti di Monaco non sono affiliati ad un gruppo religioso e questi rappresentano il segmento in più rapida crescita della popolazione. Come nel resto della Germania, la Chiesa cattolica e le chiese protestanti hanno visto un continuo e lento declino. Al 31 dicembre 2009, il 37,8% degli abitanti della città erano cattolici, 13,8% protestanti e per lo 0,3% ebrei. Una piccola parrocchia della chiesa episcopale è presente in città. A Monaco vive anche un numero significativo di musulmani, per lo più immigrati.

Monaco è una città molto attiva in ambito culturale. Sono infatti presenti numerosi musei e biblioteche, nonché istituti universitari di altissimo livello.

A Monaco è stato inventato da Ellis Kaut il personaggio Pumuckl, per una serie radiofonica sulla radio bavarese nel 1961. Solo nel 1965 la sua inventrice decise di scrivere una storia su di lui.

Il Deutsches Museum, situato su un'isola nel fiume Isar, è uno dei musei scientifici più antichi e prestigiosi del mondo. Diversi musei non centralizzati (molti di questi sono collezioni pubbliche della università Ludwig Maximilian) mostrano collezioni di paleontologia, geologia, mineralogia, zoologia, botanica e antropologia.

La città possiede diverse gallerie d'arte importanti, la maggior parte delle quali può essere trovata nell'area del Kunstareal, tra cui la Alte Pinakothek, la Neue Pinakothek, la Pinakothek der Moderne e il Museo Brandhorst. La struttura monolitica della Alte Pinakothek contiene opere di maestri europei tra il XVI secolo e il XVIII. La collezione riflette il gusto eclettico dei Wittelsbach di oltre quattro secoli ed è ordinata per scuole sui suoi due piani. Le opere principali esposte comprendono l'autoritratto con pelliccia di Albrecht Dürer, la Sacra Famiglia Canigiani e Madonna Tempi di Raffaello così come alcune opere di Rubens. Durante la prima guerra mondiale il gruppo dei Der Blaue Reiter lavorò in città e oggi molte delle loro opere possono essere ammirate presso il Lenbachhaus.

Un'importante collezione di arte greca e romana è conservate presso la Glyptothek e la Staatliche Antikensammlungen. Re Ludwig I è riuscito ad acquisire pezzi famosi come la Medusa Rondanini, il Fauno Barberini e le figure del tempio di Afaia a Egina. La Kunstareal sarà ampliata dal completamento del Museo Egizio.

Un'altra area per le arti, situata nei pressi della Kunstareal, è il quartiere Lehel tra la città vecchia e il fiume Isar. Il Staatliches Museum für Völkerkunde ospita la seconda più grande collezione in Germania di manufatti e oggetti provenienti da fuori dell'Europa, mentre il Museo Nazionale Bavarese e l'adiacente Archäologische Staatssammlung presso Prinzregentenstrasse sono tra i più importanti musei di storia d'Europa. La vicina Schackgalerie è un'importante galleria di dipinti tedeschi del XIX secolo.

Altri musei della città sono il Paläontologisches Museum München, il Museo statale di arte egizia, lo Stadtmuseum, museo cittadino, il Valentin-Musäum sull'attore comico Karl Valentin, il Kartoffelmuseum dedicato alla patata, il Museo delle Alpi, il Museo Witt, con una collezione di milioni di falene, il Museo ebraico e il Museo BMW.

Il campo di concentramento di Dachau, che fu il primo campo nazista, è situato a 16 chilometri dalla città.

Monaco è un importante centro culturale europeo e ha ospitato molti importanti compositori tra cui Orlando di Lasso, Mozart, Carl Maria von Weber, Richard Wagner, Gustav Mahler, Richard Strauss, Max Reger e Carl Orff. Con la Biennale di Monaco, fondata da Hans Werner Henze, e al festival A*Devantgarde, la città contribuisce ancora al teatro musicale moderno.

Il Nationaltheater dove si sono svolte molte prime delle opere di Richard Wagner sotto il patronato di Ludwig II di Baviera è la sede della Bayerische Staatsoper e della Bavarian State Orchestra. Accanto alla Residenz fu edificato il Teatro Cuvilliés che ha visto portare in scena molte opere, tra cui la prima di Mozart "Idomeneo" nel 1781. Il Staatstheater am Gärtnerplatz è un teatro che ospita musical e balletto, mentre il Prinzregententheater è diventato la sede del Teatro Accademia Bavarese. Il moderno Gasteig ospita i Münchner Philharmoniker.

Accanto alla Residenz, il Münchner Kammerspiele è uno dei più importanti teatri di lingua tedesca nel mondo. A partire da Gotthold Ephraim Lessing, molti scrittori hanno portato in scena qui molte delle loro opere, come Christian Friedrich Hebbel, Henrik Ibsen e Hugo von Hofmannsthal.

La città è ritenuta il secondo più grande centro editoriale del mondo (circa 250 case editrici hanno uffici in città) e molte pubblicazioni nazionali e internazionali sono pubblicati a Monaco di Baviera, come la rivista Matchless, LAXMag e Prinz.

Prominenti figure letterarie hanno lavorato a Monaco di Baviera in particolare durante i secoli finali del Regno come Paul Heyse, Max Halbe, Rainer Maria Rilke e Frank Wedekind. Il periodo immediatamente successivo alla prima guerra mondiale ha visto la crescita del peso economico e culturale della città. Monaco di Baviera e soprattutto il suo sobborgo di Schwabing, divenne la residenza di molti artisti e scrittori. Anche durante il periodo della repubblica di Weimar, Monaco rimase un'importante centro culturale, grazie a personalità quali Lion Feuchtwanger, Bertolt Brecht e Oskar Maria Graf. Nel 1919 è stata fondata la Bavaria Film.

Dal gotico al barocco, le belle arti erano rappresentate a Monaco di Baviera da artisti quali Erasmo Grasser, Jan Polack, Johann Baptist Straub, Ignaz Günther, Hans Krumpper, Ludwig von Schwanthaler, Cosmas Damian Asam, Egid Quirin Asam, Johann Baptist Zimmermann, Johann Michael Fischer, François de Cuvilliés il Vecchio ed il figlio François de Cuvilliés il Giovane. Monaco era già diventato un luogo importante per pittori come Carl Rottmann, Lovis Corinth, Wilhelm von Kaulbach, Carl Spitzweg, Franz von Lenbach, Franz von Stuck e Wilhelm Leibl quando i Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro), un gruppo di artisti espressionisti, si stabilirono a Monaco nel 1911. La città fu patria dei Paul Klee, Wassily Kandinsky, Alexej von Jawlensky, Gabriele Münter, Franz Marc, August Macke e Alfred Kubin.

La Hofbräuhaus, probabilmente la più famosa birreria in tutto il mondo, si trova nel centro della città. Opera anche nella seconda tenda più grande all'Oktoberfest, una delle più famose attrazioni di Monaco. Per due settimane, l'Oktoberfest attira milioni di persone che visitano le tende della birra ("Bierzelte") e attrazioni da fiera. L'Oktoberfest si è svolto la prima volta il 12 ottobre 1810 in onore del matrimonio del principe ereditario Ludovico con la principessa Teresa di Sassonia-Hildburghausen ed in seguito diventata la festa popolare più grande del mondo. I festeggiamenti si sono conclusi con una corsa di cavalli e negli anni seguenti le corse dei cavalli sono continuate e successivamente si è sviluppato in quello che ora è conosciuto come l'Oktoberfest. A dispetto del nome, la maggior parte degli Oktoberfest si svolgono nella seconda metà del mese di settembre.

Monaco di Baviera è una delle città guida dell'economia tedesca, ed ha le strutture produttive più dinamiche.

La capitale bavarese accoglie le sedi principali di alcuni dei maggiori gruppi economici tedeschi, tra cui Siemens (elettronica), BMW (auto), MAN (camion, ingegneria), Linde (gas), Allianz, Munich Re (assicurazioni). Tra le città tedesche con almeno mezzo milione di abitanti, Monaco ha il reddito più alto (26648 euro pro capite nel 2007), e nel 2006 il salario orario minimo dei suoi operai ammontava a 18,62 euro (circa 23 dollari). Nel 2009 la città aveva l'ottava maggior area comunale tra i grandi centri economici mondiali, secondo Fortune Global 500.

Monaco è anche un importante centro per le biotecnologie, la produzione di software e il settore terziario avanzato, ed ospita MTU Aero Engines (motori aeronautici), EADS (situata ad Ottobrunn e specializzata in elettronica per la difesa), Krauss-Maffei, Arri (meccanica), il colosso dei semiconduttori Qimonda (a Neubiberg), OSRAM (illuminazione) e filiali di aziende straniere come Precision Plus, McDonald's e Microsoft. È il secondo centro finanziario tedesco dopo Francoforte sul Meno, ed accoglie i gruppi bancari HypoVereinsbank (divisione di Unicredit) e Bayerische Landesbank.

Monaco è anche una delle capitali europee dell'editoria ed ospita la redazione principale del quotidiano Süddeutsche Zeitung, la tv pubblica ARD, la tv commerciale Pro7-Sat1 Media AG, la filiale tedesca di Random House e il gruppo editoriale Hubert Burda Media. Nel sobborgo di Grünwald si trovano importanti studi cinematografici. Infine Monaco è sede del secondo aeroporto tedesco, il Franz Josef Strauss International Airport, facente capo alla Lufthansa.

La sua posizione la rende anche un importante nodo autostradale e ferroviario, ed un noto centro fieristico. È sede della Corte dei Conti Federale, dell'Ufficio Nazionale Brevetti e dell'Ufficio Europeo dei Brevetti. Di rilievo è il turismo, soprattutto nel periodo della Festa della Birra (Oktoberfest).

Tra le città tedesche con almeno un milione di abitanti, Monaco ha il minor tasso di disoccupazione (5.6%).

Monaco di Baviera è una popolare destinazione turistica, la più visitata dell'intera Germania, con splendidi monumenti, un gioioso e caratteristico stile di vita, e interessantissimi dintorni.

La città ha parecchi importanti musei d'arte la maggior parte dei quali si trova nel Kunstareal come la Alte Pinakothek, la Neue Pinakothek e la Pinakothek der Moderne. Negli anni precedenti la prima guerra mondiale era il luogo in cui operava il gruppo di artisti denominato Der Blaue Reiter, le cui opere sono esposte alla Lenbachhaus. Un'importante collezione di arte greca e romana è presente alla Glyptothek e alla Staatliche Antikensammlungen.

Altre famose attrazioni turistiche sono il Giardino Inglese (Englischer Garten – un parco al centro della città che include un'area per nudisti, percorsi di jogging e bridle-paths), il Deutsches Museum (museo della scienza e della tecnica) e il Rathaus-Glockenspiel, l'orologio del municipio riccamente ornato di figure in movimento, divenuto simbolo stesso della città. Probabilmente l'attrazione più famosa di Monaco di Baviera è l'Oktoberfest, una fiera che dura due settimane con lunapark e grandi tende-birreria. La prima Oktoberfest si tenne il 12 ottobre 1810 in occasione del matrimonio del futuro re Ludovico I di Baviera con la principessa Teresa di Sassonia-Hildburghausen. I festeggiamenti si chiusero con una corsa di cavalli e negli anni seguenti le corse continuarono ad essere effettuate e si trasformarono successivamente nell'evento oggi noto come Oktoberfest. Nonostante il suo nome, l'Oktoberfest in realtà inizia a settembre e finisce sempre la prima domenica di ottobre, a meno che la festa nazionale tedesca (3 ottobre, "Tag der deutschen Einheit" – Giorno dell'unità tedesca) non cada di lunedì o martedì, nel qual caso l'Oktoberfest viene prolungata fino a quel giorno.

Il Parco Olimpico con il suo stadio è stato costruito in occasione delle Olimpiadi estive del 1972 che si svolsero a Monaco di Baviera. Le costruzioni olimpiche sono famose per il loro design ispiratosi a ragnatele coperte di rugiada. I visitatori possono salire in cima alla Torre Olimpica (Olympiaturm) che costituisce anche un'importante torre di diffusione radiotelevisiva.

La Coppa del Mondo 2006 non si è svolta nel tradizionale Stadio Olimpico, ma nel nuovo stadio di calcio, la Allianz Arena. Questo imponente stadio si trova leggermente fuori dal centro cittadino ed è un gioiello della tecnologia, con la sua copertura in grado di cambiare colore.

Monaco, capitale mondiale della birra, è nota anche per le sue sette fabbriche di birra e per le sue birrerie, delle quali la più famosa e più grande è la Hofbräuhaus.

Le principali squadre di calcio sono il Bayern Monaco, la più titolata società calcistica tedesca, e il Monaco 1860. Entrambe disputano i loro match casalinghi all'Allianz Arena, che si colora di rosso per le partite del Bayern e di blu per quelle del Monaco 1860.Queste due squadre giocano nella Bundesliga.

A Monaco di Baviera sono state organizzate alcune gare di sci di fondo e di sci alpino valide per le rispettive Coppe del Mondo.

Monaco appare nell'anime Mobile Suit Victory Gundam, dove è stata curiosamente ribattezzata "Ra-gaine".


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giovedì 5 marzo 2015

BATTAGLIA DI LEGNANO

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La battaglia di Legnano fu combattuta tra l'esercito imperiale di Federico Barbarossa e le truppe della Lega Lombarda il 29 maggio 1176 tra le località di Legnano e Borsano, nell'Altomilanese, nell'attuale Lombardia. Sebbene la presenza del nemico nei dintorni fosse già nota a entrambi gli schieramenti, questi si incontrarono improvvisamente senza avere il tempo di pianificare alcuna strategia.

Lo scontro fu cruciale nella lunga guerra intrapresa dal Sacro Romano Impero Germanico per tentare di affermare il suo potere sui comuni dell'Italia Settentrionale, che decisero di mettere da parte le reciproche rivalità alleandosi in un'unione militare guidata simbolicamente da papa Alessandro III, la Lega Lombarda.

La battaglia pose fine alla quinta e ultima discesa in Italia dell'imperatore Federico Barbarossa, che dopo la sconfitta cercò di risolvere la questione italiana tentando l'approccio diplomatico. Questo sfociò qualche anno più tardi nella pace di Costanza (25 giugno 1183), con la quale l'Imperatore riconobbe la Lega Lombarda dando concessioni amministrative, politiche e giudiziarie ai comuni e ponendo ufficialmente fine al suo tentativo di egemonizzare l'Italia Settentrionale.

Alla storica battaglia fa riferimento il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, che recita: « Dall'Alpi a Sicilia dovunque è Legnano » in ricordo della vittoria delle popolazioni italiane su quelle straniere. Grazie a questo storico scontro, Legnano è l'unica città, oltre a Roma, a essere citata nell'inno nazionale italiano. A Legnano, per commemorare la battaglia, si svolge annualmente dal 1935, nell'ultima domenica di maggio, il Palio cittadino.

Lo scontro tra i comuni dell'Italia Settentrionale e il potere imperiale ebbe origine nella lotta per le investiture, ovvero in quel conflitto che coinvolse, tra l'XI e il XII secolo, il Papato, il Sacro Romano Impero e le rispettive fazioni, i cosiddetti "Guelfi e Ghibellini". A tratti fu uno scontro così aspro che diversi comuni del Norditalia giunsero ad allontanare i propri vescovi con l'accusa di simonia, visto che erano stati investiti del proprio ruolo dall'imperatore e non dal Papa.

Alla lotta delle investiture, come causa delle frizioni tra l'Impero ed i comuni del Norditalia, si aggiunse anche la crisi del feudalesimo, che fu cagionata tra l'altro dalla crescita economica delle città italiane e dal conseguente desiderio di affrancamento di queste municipalità dal potere imperiale. Inoltre, i territori italiani del Sacro Romano Impero erano notevolmente differenti da quelli germanici a livello sociale, economico e politico e mal tolleravano il potere imperiale, che era per di più detenuto da un'autorità di stirpe tedesca. In aggiunta, la nobiltà italiana dei territori dominati dall'Impero non era coinvolta nella politica di amministrazione dello Stato come quella teutonica. A causa degli attriti che inevitabilmente si crearono, tra l'XI e il XII secolo, le città dell'Italia Settentrionale conobbero una fase di fermento che portò alla nascita di nuova forma di autogoverno locale basata su un organo collegiale elettivo avente compiti amministrativi, giudiziari e di sicurezza, e che nominava a sua volta i consoli cittadini: il comune medioevale.

Tale mutamento istituzionale fu contemporaneo alla lotta per le investiture. Ciò non fu un caso: nei periodi in cui il vescovo, che aveva anche una forte influenza sulle questioni civili della città, era occupato nelle diatribe tra Impero e Papato, i cittadini furono stimolati, e per certi versi obbligati, a cercare una forma di autogoverno che li sganciasse dal potere ecclesiastico in grave difficoltà. I cittadini, che di conseguenza iniziarono ad autoamministrarsi, presero più consapevolezza degli affari pubblici del proprio comune e accettarono sempre meno l'antica struttura feudale, che prevedeva una gestione del governo molto più rigida e gerarchica. Il mutamento che portò a una gestione collegiale dell'amministrazione pubblica affondava le radici nella dominazione longobarda del Norditalia; questo popolo germanico era infatti avvezzo a dirimere le questioni più importanti, principalmente militari, tramite un'assemblea presieduta dal re e composta dai soldati più valorosi, il cosiddetto "gairethinx" o "arengo". I consoli medioevali rappresentavano le classi più potenti della città: sebbene la durata del loro mandato fosse di un solo un anno, e nonostante ci fosse un certo ricambio di persone nel ricoprire questa carica, l'amministrazione comunale si riduceva a tutti gli effetti ad una consorteria di poche famiglie che esercitavano il potere in modo oligarchico. Per i motivi accennati, l'evoluzione storica dei comuni dell'Italia Settentrionale portò pertanto a una situazione in cui le varie municipalità non si riconoscevano più nelle secolari e rigidamente gerarchiche istituzioni feudali, che apparivano ormai superate.

Inoltre, i predecessori di Federico Barbarossa, per varie vicissitudini, adottarono per un certo periodo un atteggiamento di indifferenza nei confronti delle questioni dell'Italia Settentrionale, badando più a costituire dei rapporti che prevedessero una supervisione della situazione italiana piuttosto che l'effettivo esercizio del potere. Come conseguenza, il potere imperiale non impedì le mire espansionistiche delle varie città sui territori circostanti e sulle altre municipalità, e quindi i comuni iniziarono a combattersi a vicenda per tentare di instaurare un'egemonia nella regione. Federico Barbarossa, invece, ripudiò la politica dei suoi predecessori tentando di ristabilire il potere imperiale sui comuni del Norditalia anche sulla scorta delle richieste di alcuni di questi ultimi, che chiesero a più riprese l'intervento imperiale per limitare il desiderio di supremazia di Milano, città che tentò a più riprese di predominare sulle altre: ad esempio, nel 1111 e nel 1127 conquistò, rispettivamente, Lodi e Como obbligando a un atteggiamento di passività Pavia, Cremona e Bergamo.

A peggiorare i rapporti tra l'Impero e i comuni si aggiunsero le angherie perpetrate da Federico Barbarossa nei confronti del contado milanese. Gli avvenimenti che cagionarono l'insofferenza delle popolazioni contro il potere imperiale furono principalmente due: per tentare di interrompere i rifornimenti a Milano durante una delle sue discese in Italia, nel 1160, l'imperatore devastò l'area a nord della città distruggendo i raccolti e gli alberi da frutta degli agricoltori. In particolare il Barbarossa, in quindici giorni, distrusse le campagne di Vertemate, Mediglia, Verano, Briosco, Legnano, Nerviano, Pogliano e Rho. Il secondo avvenimento fu invece legato ai provvedimenti presi da Federico Barbarossa dopo la resa di Milano (1162): il vicario dell'imperatore che amministrava il contado milanese dopo la sconfitta di Milano obbligò gli agricoltori della zona a versare un pesante tributo annuale di derrate alimentari all'imperatore, che rese la popolazione sempre più ostile nei confronti del potere imperiale.

Per tentare di pacificare l'Italia Settentrionale e di ristabilire il potere imperiale, Federico Barbarossa varcò le Alpi alla testa del suo esercito per cinque volte. La prima discesa, che iniziò nell'autunno del 1154 alla guida di soli 1.800 uomini, portò il sovrano ad assediare e conquistare le riottose Asti, Chieri e Tortona e ad attaccare alcuni castelli del contado milanese, ma non il capoluogo meneghino, dato che non possedeva forze sufficienti. Questa campagna proseguì con la convocazione della dieta di Roncaglia, con cui Federico ristabilì l'autorità imperiale annullando, tra l'altro, le conquiste fatte da Milano negli anni precedenti, soprattutto nei confronti di Como e Lodi. La prima parte di quel viaggio continuò lungo la Via Francigena e si concluse a Roma con l'incoronazione di Federico Barbarossa a sovrano del Sacro Romano Impero da parte di papa Adriano IV (18 giugno 1155). Durante il suo soggiorno a Roma, Federico, che era partito dal Nord con il solo titolo di re di Germania, fu duramente contestato dal popolo dell'Urbe; in risposta, l'imperatore reagì soffocando nel sangue la rivolta. In seguito a questo episodio, e alla campagna militare di Federico, i rapporti tra il Sacro Romano Impero e il Papato iniziarono quindi a incrinarsi. Durante il viaggio di ritorno in Germania, l'imperatore distrusse Spoleto, accusata di aver corrisposto il fodro, cioè le tasse da versare al sovrano, con valuta falsa. Già durante questa prima discesa, si avvertì la differenza tra Federico e i suoi predecessori. Il Barbarossa dimostrò infatti una forte avversione verso le autonomie comunali: la sua volontà era quella di ristabilire un potere effettivo sul Norditalia.

La seconda discesa, che iniziò nel giugno del 1158, fu originata dalla riottosità di Milano e dei comuni alleati ad accettare il potere imperiale. Questa lunga spedizione iniziò con l'attacco di Federico Barbarossa a Milano e ai suoi alleati del contado milanese: dopo aver sconfitto Brescia, che era una sodale di Milano, e aver liberato Lodi dal giogo milanese, il Barbarossa diresse l'attacco al capoluogo meneghino, che accettò di arrendersi (8 settembre 1158) per evitare un lungo e sanguinoso assedio. Milano perse nuovamente le conquiste fatte negli anni precedenti (Como, Pavia, il Seprio e la Brianza), ma non fu rasa al suolo. Federico Barbarossa, allora, convocò una seconda dieta a Roncaglia (autunno 1158) dove ribadì il dominio imperiale sui comuni del Nord Italia, con l'autorità del sovrano che s'imponeva su quella delle istituzioni locali, stabilendo, tra l'altro, che le regalie fossero interamente versate al sovrano. I proclami di questa seconda dieta di Roncaglia ebbero effetti dirompenti sui comuni italiani, che si ribellarono subito. Dopo aver ricevuto rinforzi dalla Germania e aver conquistato diverse municipalità riottose dell'Italia Settentrionale durante una campagna militare che durò qualche anno, il Barbarossa rivolse la sua attenzione nei confronti di Milano, che fu prima assediata nel 1162 e poi, dopo la sua resa (1º marzo), completamente distrutta. Sorte analoga toccò a diverse città alleate del capoluogo. Federico inasprì quindi la stretta del potere imperiale sulle città italiane, andando oltre le disposizioni decise durante la seconda dieta di Roncaglia: predispose una struttura burocratica gestita da funzionari che rispondevano direttamente all'imperatore in luogo delle autonomie comunali, che vennero praticamente soppresse, e insediò un podestà di nomina imperiale a capo delle città ribelli. Intanto moriva papa Adriano IV e il suo successore, Alessandro III, si dimostrò ben presto solidale con i comuni italiani e particolarmente ostile all'imperatore.

Nel 1163 la ribellione di alcune città dell'Italia nordorientale costrinse Federico Barbarossa a discendere per la terza volta in Italia in una campagna militare che si risolse però in un nulla di fatto, soprattutto nei confronti della Lega Veronese, che nel frattempo si era costituita tra alcune città della Marca di Verona. Con la Lombardia pacificata, Federico preferì infatti rinviare lo scontro con gli altri comuni dell'Italia Settentrionale a causa della scarsità numerica delle sue truppe e quindi, dopo aver verificato la situazione, tornò in Germania.

Alla fine del 1166 l'imperatore scese in Italia per la quarta volta alla testa di un poderoso esercito. Per evitare la Marca di Verona, dopo aver varcato la Alpi dal Brennero, invece di percorrere la consueta valle dell'Adige, il Barbarossa piegò verso la Val Camonica; il suo obiettivo non era però l'attacco ai riottosi comuni italiani, bensì il Papato. Federico parteggiava infatti per l'antipapa Pasquale III, che nel frattempo aveva scalzato dal Soglio di Pietro il pontefice legittimo, Alessandro III; quest'ultimo, nel 1165, dopo aver ottenuto il riconoscimento degli altri sovrani europei, era tornato a Roma, ma il Barbarossa, memore del ruolo che ebbero i suoi predecessori sulle nomine papali, decise di intervenire direttamente. Come prova di forza, e a scopo dimostrativo, Federico attaccò alcune città del Norditalia giungendo vittorioso a Roma, ma un'epidemia che si diffuse tra le file dell'esercito imperiale (forse di malaria) e che toccò anche lo stesso imperatore, lo costrinse a lasciare Roma, che nel frattempo si era arresa, e a tornare precipitosamente nel Norditalia in cerca di rinforzi (agosto 1167).

Qualche mese prima dell'epidemia che colpì l'esercito imperiale, i comuni dell'Italia Settentrionale si erano coalizzati nella Lega Lombarda, un'unione militare il cui nome in latino era Societas Lombardiae. Secondo la narrazione tradizionale i comuni suggellarono la loro alleanza il 7 aprile 1167 con il giuramento di Pontida; tale avvenimento è però messo in dubbio dagli storici per il suo mancato accenno nelle cronache contemporanee e a causa del fatto che la prima menzione del giuramento è tardiva, dato che compare in un documento del 1505. Il 1º dicembre 1167 la Lega Lombarda si ampliò notevolmente con l'adesione dei comuni della Lega Veronese. Giunto nel Norditalia, Federico decise di affrontare la Lega, ma trovandosi in una situazione di stallo che era causata da alcuni assedi falliti e dalla crescita costante del numero di città che aderivano all'alleanza militare comunale, decise di rinviare il confronto e di tornare in Germania (1168). Dopo la partenza dell'imperatore, il ruolo della Lega Lombarda si limitò alla risoluzione, diplomatica o militare, delle diatribe che periodicamente scoppiavano tra i comuni appartenenti all'alleanza.

Poco dopo il ritorno in Germania del Barbarossa, la Lega fondò una nuova città, Alessandria, chiamata così in onore di papa Alessandro III, che parteggiava per i comuni italiani tanto che la coalizione militare comunale era simbolicamente capeggiata dallo stesso pontefice. La fondazione di una nuova città senza il consenso dell'autorità imperiale fu un grave smacco a Federico Barbarossa, che decise di risolvere definitivamente la questione italiana.

Nel 1174 il Barbarossa, per tentare di risolvere la situazione una volta per tutte, scese in Italia per la quinta volta con un poderoso esercito di circa 10.000 uomini. Invece di varcare le Alpi dal consueto Brennero, presidiato dalla Lega, l'imperatore era passato dalla Savoia grazie al sostegno del conte Umberto III. Nella prima fase della campagna riuscì ad assoggettare facilmente alcune città dell'Italia nordoccidentale tentando senza fortuna di conquistare anche Alessandria (1174-1175). Dopo questo sfortunato assedio, con l'esercito stremato, Federico si recò a Pavia (aprile 1175), sua alleata e poco prima saccheggiata dalle armate comunali, per tentare di trovare un accordo con l'esercito della Lega, ma senza successo. Durante le trattative l'imperatore pensò, a un certo punto, che l'intesa fosse vicina e quindi licenziò la maggior parte del suo esercito; le trattative però fallirono nel maggio del 1175 e gli eserciti si prepararono nuovamente alla guerra.

Accortosi dell'errore compiuto, che si rivelerà poi decisivo, l'imperatore incontrò a Chiavenna, tra il gennaio ed il febbraio del 1176, il cugino Enrico il Leone e altri feudatari con l'obiettivo di chiedere rinforzi per la prosecuzione della sua campagna. Al diniego di Enrico, Federico si rivolse alla moglie Beatrice e ai vescovi di Colonia e Magdeburgo chiedendo truppe aggiuntive da spedire in Italia; dopo aver ricevuto l'appoggio di questi ultimi, si spostò a Bellinzona per attenderle. All'arrivo delle truppe, Federico si accorse però che il loro numero era di molto inferiore alle previsioni, essendo costituite solamente da un numero di cavalieri compreso, secondo le discordi fonti dell'epoca, tra le 1.000 e le 2.000 unità (quest'ultima, secondo la maggior parte degli storici, è l'entità più probabile).

Nonostante il numero insufficiente di rinforzi provenienti dalla Germania e da altri alleati italiani, l'imperatore decise di lasciare le vallate alpine riprendendo la marcia da Como a Pavia, entrambe sue alleate, in un territorio ostile ma caratterizzato dalla presenza di vaste zone ricoperte da una foresta impenetrabile che consentiva un viaggio relativamente sicuro. Il suo obiettivo era quello di riunirsi con il resto delle sue milizie e di scontrarsi con le truppe comunali nel Milanese oppure ad Alessandria; Federico Barbarossa era infatti certo che una marcia a tappe forzate verso Pavia avrebbe potuto impedire alle truppe comunali di intercettarlo. La Lega Lombarda, invece, decise di ingaggiare battaglia con l'esercito imperiale il prima possibile per impedire la riunificazione delle armate teutoniche; questo nonostante fosse ancora a ranghi ridotti (15.000 uomini), dato che non poteva contare su tutte le forze militari precettate nelle varie città facenti parte dell'alleanza (30.000 uomini), che stavano infatti ancora convergendo su Milano.

La Lega Lombarda era capeggiata dal cremonese Anselmo da Dovara e dal vicentino Ezzelino da Romano in rappresentanza delle due anime della coalizione, quella lombarda e quella veneta. Le operazioni militari delle truppe comunali, in questa occasione, vennero invece guidate dal milanese Guido da Landriano, già console del capoluogo meneghino, rettore della Lega Lombarda oltre che esperto cavaliere.

Nella notte tra il 28 ed il 29 maggio 1176, durante la discesa verso Pavia, Federico Barbarossa si trovava con le sue truppe presso il monastero delle benedettine di Cairate per una sosta che gli si rivelerà poi fatale, dato che causò un ritardo rispetto alle contemporanee mosse della Lega Lombarda. L'imperatore, probabilmente, passò la notte a Castelseprio nel maniero dei conti dell'omonimo contado, che erano acerrimi nemici di Milano. Il Barbarossa decise di fermarsi a Cairate per oltrepassare il fiume Olona, l'unica barriera naturale che lo separava dalla fedele Pavia, confidando di avere la possibilità di entrare nella zona controllata dalla città alleata dopo aver percorso i rimanenti 50 km in una giornata di cavallo.

Nel complesso, secondo la maggior parte degli storici, l'esercito imperiale accampato a Cairate era formato da 3.000 uomini (2.000 dei quali erano i rinforzi provenienti dalla Germania), la stragrande maggioranza del quale era costituito da cavalleria pesante, che era in grado, in caso di necessità, di combattere anche a piedi. Nonostante la disparità numerica, l'entità dell'esercito teutonico era di tutto rispetto, dato che era formato da militari di professione. L'esercito della Lega era invece principalmente costituito da privati cittadini che erano reclutati in caso di necessità; i cavalieri della Lega, dato l'elevato costo del destriero e dell'armatura, erano di estrazione sociale elevata, mentre i fanti erano perlopiù contadini e cittadini provenienti dalle basse classi sociali.

L'informazione riguardante il Barbarossa accampato a Cairate non giunse però ai capi della Lega Lombarda, i quali erano convinti che l'imperatore fosse distante, ancora a Bellinzona in attesa delle truppe di rinforzo. Per questo motivo il Carroccio, l'emblema dell'autonomia dei comuni appartenenti alla Lega Lombarda che trasportava la croce di Ariberto d'Intimiano, scortato da qualche centinaio di uomini della Lega fu trasferito da Milano a Legnano risalendo l'Olona e venne posizionato lungo una scarpata fiancheggiante il fiume, presumibilmente boscosa, per avere una difesa naturale almeno su un lato, quello tracciato dal corso d'acqua. In questo modo, il Barbarossa, che era atteso lungo il fiume proveniente da Castellanza, sarebbe stato obbligato ad assalire l'esercito comunale in una situazione di svantaggio, dovendo risalire tale avvallamento. Questa scelta si rivelò poi sbagliata: il Barbarossa arrivò infatti da Borsano, cioè dalla parte opposta, obbligando le truppe comunali a resistere intorno al Carroccio con la strada di fuga sbarrata dall'Olona.

Le truppe della Lega Lombarda presero possesso della zona compresa tra Legnano, Busto Arsizio e Borsano. La restante parte dell'esercito, che nel complesso era formato da circa 15.000 uomini (3.000 dei quali erano cavalieri, mentre 12.000 erano fanti), seguiva con ragguardevole distacco lungo la strada tra il capoluogo lombardo e Legnano. La scelta di collocare il Carroccio a Legnano non fu casuale. All'epoca il borgo rappresentava per chi proveniva da Nord l'accesso al contado milanese; tale varco doveva essere quindi chiuso e strenuamente difeso per prevenire l'attacco a Milano. Per tale motivo, a Legnano era presente una fortificazione alto medioevale, il castello dei Cotta, che fu realizzata all'epoca delle incursioni degli Ungari e che fu poi utilizzato durante la battaglia di Legnano come avamposto militare. In seguito, il castello dei Cotta fu sostituito, come baluardo difensivo di Legnano, dal castello Visconteo, che sorge più a sud lungo l'Olona.

Un secondo motivo che spiega il posizionamento del Carroccio a Legnano risiedeva nel fatto che il Legnanese fosse un territorio non ostile alle truppe della Lega Lombarda, dato che la popolazione della zona era ancora memore delle devastazioni operate da Federico Barbarossa qualche anno prima; queste genti avrebbero quindi fornito appoggio anche logistico alle truppe della Lega. Dal punto di vista strategico, a Legnano l'esercito comunale si trovava quindi in una posizione tale che avrebbe impedito all'imperatore entrambe le mosse più logiche: attaccare Milano oppure raggiungere Pavia.

Dopo aver passato la notte a Cairate, Federico Barbarossa riprese la marcia su Pavia dirigendosi verso il Ticino. Nel frattempo alcune avanguardie dell'esercito della Lega Lombarda di stanza a Legnano, formate da 700 cavalieri, si staccarono dal grosso dell'esercito e perlustrarono il territorio tra Borsano e Busto Arsizio. Secondo altre fonti, i cavalieri controllarono invece la zona tra Borsano e Legnano, oltre cioè gli odierni rioni legnanesi di Ponzella e Mazzafame.

A 3 miglia (circa 4,5 km) da Legnano, nei pressi di Cascina Brughetto, i 700 cavalieri comunali in avanscoperta incrociarono — appena fuori da un bosco — 300 cavalieri dell'esercito imperiale in perlustrazione, che rappresentavano però solo le avanguardie delle truppe di Federico. Essendo numericamente superiori, i cavalieri della Lega attaccarono la colonna imperiale riuscendo, perlomeno all'inizio, ad avere la meglio. Subito dopo i primi scontri, il Barbarossa sopraggiunse con il grosso dell'esercito e caricò le truppe comunali. Alcuni cronisti dell'epoca riportano che i consiglieri del Barbarossa avessero suggerito all'imperatore di temporeggiare per preparare una nuova strategia, ma il sovrano avrebbe rifiutato per approfittare della superiorità numerica e per non essere costretto a indietreggiare verso territori ostili; inoltre, una ritirata avrebbe intaccato il prestigio dell'imperatore. Le sorti della battaglia dunque si ribaltarono e le truppe imperiali costrinsero le prime file dell'esercito comunale a indietreggiare in preda alla confusione.

Il forte impatto subìto obbligò poi i cavalieri comunali a ritirarsi verso Milano, lasciando soli i soldati che erano a Legnano a difesa del Carroccio. Il Barbarossa decise quindi di attaccare quest'ultimo con la cavalleria, dato che esso era difeso solo dalla fanteria — secondo i canoni dell'epoca reputata nettamente inferiore alla cavalleria — e da un esiguo numero di milizie a cavallo.

A questo punto accadde un fatto eccezionale: a Legnano i fanti, con i pochi cavalieri rimasti, dopo essere stati attaccati dal Barbarossa, si sistemarono intorno al Carroccio (mantenendo però una certa distanza dal simbolo delle loro municipalità) tramite un nuovo sistema di difesa, lo schiltron, ovvero una disposizione militare simile alla falange macedone. I fanti comunali si organizzarono su alcune linee difensive lungo un semicerchio ampio 2-3 km, ognuna delle quali era formata da soldati protetti da scudi. Tra uno scudo e l'altro erano poi allungate le lance, con la prima fila di fanti che combatteva in ginocchio così da formare un coacervo di lance puntate contro il nemico. Durante il combattimento, che durò otto-nove ore dal mattino alle tre del pomeriggio e che fu caratterizzato da ripetute cariche inframmezzate da lunghe pause per far rifiatare e risistemare gli eserciti, le prime due linee infine cedettero, ma la terza resistette agli urti. Secondo altre fonti, le file che capitolarono furono invece quattro, con una quinta e ultima che respinse gli attacchi.

Nel frattempo le truppe comunali che stavano ripiegando verso Milano incontrarono il grosso dell'esercito della Lega Lombarda in movimento verso Legnano; l'esercito comunale, ora riunificato, dopo essersi riorganizzato si mosse verso Legnano e giunto nel punto dove si trovava il Carroccio attaccò sui fianchi e da tergo le truppe imperiali, che erano già stanche per i vani assalti al carro comunale. Con l'arrivo della cavalleria, anche i fanti intorno al carro comunale passarono alla controffensiva. Intuendo che il cuore della battaglia fosse ormai intorno al Carroccio, Federico Barbarossa, con l'audacia che gli era abituale, si gettò nel mezzo della mischia cercando di incoraggiare le sue truppe, senza però apprezzabile risultato. L'imperatore, nel fervore della battaglia, venne disarcionato dal suo cavallo ferito a morte e sparì alla vista dei combattenti; in aggiunta, il portastendardo dell'esercito imperiale fu ucciso trapassato da una lancia. Gli imperiali, attaccati su due lati, cominciarono quindi a scoraggiarsi e andarono incontro a una sconfitta totale.

La strategia degli imperiali di resistere fino a sera per poi, al termine dello scontro, ripiegare per rifiatare e riorganizzarsi non andò a buon fine. Essi tentarono di fuggire verso il Ticino passando da Dairago e Turbigo, ma furono inseguiti dalle truppe della Lega Lombarda per otto miglia. Le acque del fiume furono il teatro delle ultime fasi della battaglia, che si concluse con la cattura e l'uccisione di molti soldati dell'esercito imperiale e con il saccheggio del campo militare di Federico Barbarossa a Legnano. L'imperatore stesso incontrò difficoltà a sfuggire alla cattura e a raggiungere la fedele Pavia.

Dopo la battaglia i milanesi scrissero ai bolognesi, loro alleati nella Lega, una lettera dove affermavano, tra le altre cose, di avere in custodia, proprio a Milano, un cospicuo bottino in oro e argento, lo stendardo, lo scudo e la lancia imperiale e un gran numero di prigionieri, tra cui il conte Berthold I di Zähringen (uno dei principi dell'Impero), Filippo d'Alsazia (uno dei nipoti dell'imperatrice) e Gosvino di Heinsberg (il fratello dell'arcivescovo di Colonia).

Non si hanno dati precisi sulle perdite subìte dai due eserciti che si fronteggiarono nella battaglia di Legnano; dalle descrizioni in nostro possesso, si può però affermare che quelle imperiali furono pesanti, mentre le perdite ascrivibili all'esercito comunale furono abbastanza lievi. Secondo Guido Sutermeister, parte dei morti della battaglia di Legnano furono seppelliti intorno a una chiesetta medioevale, ora non più esistente, che si trovava nei pressi della chiesa di San Martino a Legnano.


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