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lunedì 1 giugno 2015

LA CHIESA DI SAN GIACOMO A SONCINO



Il complesso conventuale domenicano fu progettato da padre Maffeo Caleppio. All'originario chiostro cimiteriale, posto al lato est della chiesa, seguirono il secondo (1456-1468), l'unico superstite, raccordato con cavalcavia al terzo, posto al di là dell'attuale via Pio V (1570 ca.).

Si presenta con archi a sesto acuto, poggianti su tozze colonne dai capitelli cubici. Si sviluppa su tre lati, essendo quello meridionale chiuso da un semplice muro verso la strada. Dal chiostro una scala porta agli ambienti superiori dov'erano collocate le celle dei frati.

La chiesa di San giacomo venne edificata nel XIV secolo sull'area di un antico "Xenodochium", ossia un ospizio per pellegrini, la cui esistenza è già documentata nella metà del XII secolo. L'antico ospizio continuò a funzionare fino al 1361, quando la chiesa venne elevata a parrocchia ed affidata ai canonici lateranensi di San Cataldo di Cremona. L'arciprete Prebenzino Cropello nutriva un atteggiamento di ostilità nei confronti dei canonici in quanto vedeva, a cagione di essi, una riduzione della sua giurisdizione e del suo potere. tutto ciò portò le autorità dell'epoca a sospendere l'esperimento e nel 1364 la chiesa tornava a dipendere dalla pieve di Soncino. Nel frattempo i canonici riuscirono a completare la torre campanaria, dall'insolita forma eptagonale (a sette lati), ingentilita da monofore e decorazioni in cotto ad archetti ciechi intrecciati. La fabbrica della chiesa conobbe un nuovo impulso durante il XV secolo, dopo che nel 1428 venne concessa ai Domenicani ed a partire dal 1460, con l'introduzione dell'Osservanza. Tra il 1456 ed il 1468, su progetto del domenicano Maffeo Caleppio, venne costruito il chiostro, ancora esistente; subito dopo venne ricostruita la zona absidale, la cripta ed il presbiterio sopraelevato. Nel 1487 venne costruito un cavalcavia sulla strada posta a sud del convento, per permettere di raggiungere il nuovo chiostro intorno al quale venivano erette le nuove fabbriche, mentre nel 1510 la chiesa venne allungata mediante l'aggiunta di una nuova campata. Per far ciò si dovettero abbattere la facciata ed il protiro trecenteschi. Verso la fine del XVI secolo la chiesa raggiunse la foggia attuale, e nel 1595 il vecchio soffitto a capriate lignee venne sostituito dalle volte in muratura, mentre nel 1630 vennero costruite le cappelle laterali. Il rinnovamento secentesco interessò pure la facciata, mediante la costruzione, al posto del rosone, di una serliana, che rivela un certo influsso del barocco cremonese, ed una cimasa curvilinea coronante la fronte. Purtroppo la chiesa conobbe un periodo di decadenza a partire dal 1798, anno in cui venne soppresso il convento, mentre la chiesa tornò a dipendere dalla pieve. L'interno, a causa degli interventi sei e settecenteschi, si presenta in forme barocche. La ricca decorazione a fresco è dovuta ai fratelli cremonesi Alessandro e Giuseppe Natali, che la eseguirono nel 1696, con l'ausilio dei quadraturisti Pietro Ferrari ed Antonio Sirone. Partendo dall'ingresso, a destra, troviamo la cappella della Beata Vergine dello Spasimo, che conserva, sulla parete sinistra, un affresco raffigurante l'Addolorata, ossia la Vergine trafitta da spade, simboleggiante il dolore per il figlio morto che regge sulle gambe. L'affresco, uno dei pochi resti della decorazione gotica, risale intorno al 1470 - 1480. Particolarmente degno di nota è il gruppo scultoreo in cotto raffigurante il Compianto del Cristo Morto, un tempo conservato nella cripta. Il gruppo scultoreo è probabilmente opera di Agostino de Fondulis (o Fondutis), secondo certe analogie ravvisabili con analoghi modellati del Fondulis eseguiti nel 1483 per S. Maria presso S. Satiro a Milano, e quello del 1510 eseguito per S. Spirito a Crema, ora conservato nella Pieve di Palazzo Pignano. Anche gli atteggiamenti di dolore ed i gesti, caricati di un espressionismo nordico, avvicinano il capolavoro soncinate con quelli sopracitati. Un tempo il gruppo scultoreo si presentava policromo, il che doveva conferire all'insieme un'impronta ancor più realistica e teatrale. Al di sopra vi è un dipinto del manierista bresciano Grazio Cossali, raffigurante la Caduta di Cristo sotto la Croce e la Veronica, un dipinto di marca devozionale. La cappella successiva, dedicata a S. Giacomo, vi è un'ancona con una statua lignea eseguita nel 1917 raffigurante S. Giacomo. La mensa dell'altare poggia su due teste d'angelo, di squisito gusto barocco. La cappella successiva, dedicata a S. Tommaso d'Aquino, venne restaurata nel 1767 grazie alla munificenza di Apollonia Bigolotti, madre del priore Raimondo. La Bigolotti donò pure la bella ancona marmorea entro la quale è collocato un Cristo in Passione, opera del manierista Francesco Carminati. Il dipinto proviene dalla cappella del Corpo di Cristo, un tempo posta in fondo alla nave sinistra, e collocato qui di recente, al posto di un Crocifisso ligneo. Lungo le pareti laterali sono allogati due dipinti raffiguranti San Nicola e S. Pietro Martire, opere del cremonese Giulio Calvi detto il Coronaro. Questi due dipinti, unitamente ad un Cristo Crocefisso, oggi conservato nel Palazzo Municipale, costituivano un trittico. La quarta cappella, dedicata a S. Vincenzo Ferrer, presenta un dipinto settecentesco del bresciano Antonio Dusi raffigurante S. Vincenzo Ferrer che risuscita il figlio fatto a pezzi da una madre lunatica. Il dipinto è opera del 1765 e rivela un'eleganza raffinata nelle scelte cromatiche intonate ai colori freddi, tipica dell'ambiente milanese dei Carloni. Il dipinto è inserito in una cornice neoclassica in stucco. La quinta cappella, dedicata a S. Antonio da firenze. Nel 1590 Vincenzo Cerioli, la cui famiglia deteneva la cappella in patronato, vi collocò una grande pala, raffigurante la Madonna con il Bambino in Gloria fra i Santi Giacomo, Francesco e Antonino che presenta il donatore Vincenzo Cerioli, opera del cremonese Uriele Gatti, che realizzò pure la monumentale ancona lignea intagliata e dorata. La sesta ed ultima cappella, anticamente dedicata ai Re Magi, era di patronato della famiglia Tonsi. Nel XVI secolo vi si sostituì il culto dell'Assunta. Al posto della pala raffigurante l'Assunta, spostata nella quarta cappella sinistra, vi è un confessionale ligneo settecentesco. In fondo alla navata si apre la porta che conduce alla torre campanaria, mentre a sinistra si possono ammirare due affreschi raffiguranti una Crocifissione ed una Madonna in Trono, risalenti tra il 1450 ed il 1460, frammenti dell'antica decorazione pittorica quattrocentesca. Vicino al pilastro si trova un'acqusantiera costruita utilizzando un telamone proveniente dalla decorazione scultorea della facciata romanica. Attraverso una porta in marmi intarsiati, risalente al 1733, si scende nella cripta di Santa Corona, costruita dopo il 1470 ed presto deputata ad ospitare la preziosa reliquia della Sacra Spina, donata ai domenicani dal soncinese Frà Ambrosino dé Tormoli che l'ottenne dal priore del convento milanese di S. Maria della Rosa in cambio di alcune vetrate da lui dipinte nel 1492. Nella cripta si possono ammirare due affreschi raffiguranti l'Assunzione e l'incoronazione della Vergine e l'Incontro di Cristo con la Madre, risalenti rispettivamente al XVII e XVIII secolo, posti a decorare la parete di fondo della cripta, mentre le lunette della volta sono decorate da sette scene della Passione di Cristo, opere del viadanese Domenico Savi, anch'esse risalenti al XVII secolo. Queste ultime, originariamente collocate presso l'oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano a Viadana, vennero acquistate nel 1960 e collocate nella cripta definitivamente. Ritornati in chiesa, saliamo al presbiterio sopraelevato. La scalinata di accesso, venne edificata nel 1733 unitamente alle belle balaustre intarsiate, mentre l'altare, anch'esso composto da marmi intarsiati, venne realizzato nel 1723 dai bresciani Domenico e Giuseppe Corbonelli su commissione di Frà Domenico Aglio, lo speziale del convento. Il bel paliotto presenta un medaglione ornato con volute floreali e spighe di grano alludenti il mistero dell'eucarestia. Particolarmente pregevole è pure il coro ligneo in noce a doppio ordine con quarantaquattro stalli, realizzato nel 1507-08 dai conversi Frà Federico e Frà Damiano da Bergamo. Quest'ultimo è identificabile, forse, con Damiano Zambelli, uno dei più celebri artisti dell'arte d'intarsiare il legno, già autore di pregevoli opere conservate nelle chiese di S. Stefano a Bergamo, ora in S. Bartolomeo, e S. Domenico a Bologna, dove realizzò il presbiterio ed il coro. Il coro soncinate è probabilmente una sua opera giovanile, in quanto i disegni intarsiati sono pressoché geometrici, mentre le teste di cherubini poste sopra ogni stallo, denunciano un legame con quella che sarà la sua arte successiva. Le finestre del coro sono impreziosite da due vetrate raffiguranti l'Angelo annunciante e l'Annunziata, opere di Frà Ambrosino dé Tormoli, il quale aveva lavorato anche per le chiese dell'osservanza domenicana di Bologna, Venezia e Milano. Collocate nel 1495, le due vetrate si rifanno ai cartoni di Antonio della Corna, pittore cremonese attivo, in quel tempo, anche a Soncino. Le pareti e la volta del presbiterio, del coro e della navata presentano una ricca decorazione barocca. Sulla volta del coro troviamo una Gloria di S. Tommaso d'Aquino, mentre sulle pareti troviamo Santa Caterina d'Alessandria e S. Maria Maddalena; nei quattro angoli del coro triviamo le Virtù Teologali e la Giustizia. La volta del presbiterio presenta un affresco rappresentante la Gloria di S. Domenico, mentre le lunette della navata raffigurano: S. Domenico tra i Santi Pietro e Paolo, S. Caterina da Siena che riceve le stigmate, S. Rosa da Lima incoronata da Cristo, La Gloria di S. Pio V, la Gloria di S. Pietro Martire ed infine S. Caterina dé Ricci. Nelle lunette dal lato settentrionale presentano, partendo dalla controfacciata, S. Antonio Negrot, il Beato Alvaro da Cordova, S. Domenico e S. Agnese da Montepulciano. L'intera decorazione venne realizzata dai cremonesi Natali nel 1696. La parete di fondo del coro è ornata con un affresco eseguito nel 1774 da Francesco Peruzzotti da Somma Lombardo raffigurante S. Giacomo tra i maghi Ermogene e Filete. La decorazione delle cappelle laterali, in gran parte perduta, sarebbe opera dei pittori Orlando Felicetti di Treviglio e Francesco Chiappi di Crema. Attraverso un corridoio che si apre in fondo alla navata sinistra, entriamo nel chiostro, mentre una porta vicina conduce alla sacrestia, dove è conservato l'arredo ligneo originario del XVIII secolo ed una serie di dipinti con alcuni santi domenicani. Edificato tra il 1456 ed il 1468, il chiostro si presenta ancora nelle tradizionali forme lombarde con archi a sesto acuto poggianti su tozze colonne dai capitelli cubici. Il chiostro si sviluppa lungo tre lati, mentre il lato meridionale è chiuso da un muro prospicente la strada. Dal chiostro una scala conduce ai piani superiori dove un tempo erano situate le celle dei frati. Nella parete di fondo del piano superiore si trova n affresco raffigurante una Natività con S. Domenico e S. Caterina, opera del soncinese Francesco Scanzi. Rientrati in chiesa e procedendo verso l'uscita, passiamo ora ad ammirare le cappelle della navata sinistra. La prima cappella che incontriamo, dedicata a S. Domenico, conserva le spoglie della Beata Stefana Quinzani. La cappella venne risistemata nel 1709 dagli stuccatori luganesi Domenico e Pietro Garoni ed affrescata da Bartolomeo Rusca, anch'egli di Lugano, attivo soprattutto a Madrid ed Aranjuez. Il bell'altare in marmi policromi, del XVIII secolo, presenta un medaglione a commesso entro cui è raffigurato S. Pietro Martire. La pala d'altare rappresenta il Miracolo di Soriano, opera forse a più mani di scuola cremonese della metà dei Seicento. La cappella successiva, dedicata a Gesù Bambino, presenta una nicchia entro cui si trova una scultura lignea settecentesca raffigurante il Bambino Gesù; le pareti laterali sono ornate da affreschi del XVIII secolo illustranti l'Infanzia di Gesù. La successiva cappella è dedicata a S. Anna, di cui si conserva l'immagine lignea accanto a quella della Madonna nel gruppo dell'Educazione della Vergine. La parete sinistra accoglie una tela raffigurante S. Tommaso d'Aquino, opera del malossesco Bartolomeo Bersani detto il Manzino, attivo nella prima metà del XVII secolo. Sulla parete di fronte troviamo un'Assunta, proveniente dalla scuola di Bernardino Campi. Nel 1610 al dipinto vennero aggiunte le quattro figure di santi poste nella parte bassa. Nella cappella seguente troviamo un'ancona lignea di gusto manierista risalente alla fine del XVI secolo e contenente una scultura lignea ottocentesca raffigurante la Madonna del Rosario. Le pareti sono ornate da pitture risalenti al 1901 ed opera di Antonio Mayer, che sostituiscono quelle perdute del bresciano Vincenzo Bigoni. La penultima cappella, già dedicata alla Santa Croce, venne riformata nel 1806 ed ora ospita un confessionale settecentesco. L'ultima cappella, quella del battistero, presenta un bel fonte battesimale con decorazioni in bassorilievo di gusto rinascimentale. Sulla controfacciata, ai lati del portale maggiore, si trovano due dipinti originariamente adibiti a pale d'altare. Il primo a sinistra presenta una Madonna Addolorata con Santi, risalente al 1697, di scuola emiliana, in origine collocato nella cappella degli Azzanelli. Il secondo raffigura la Beata Stefana Quinzani in estasi davanti alla croce tra S. Lucia, S. Pietro Martire e la Beata Luchina Barbò, opera di Francesco Perruzzotti del 1774, originariamente collocata nella cappella della S. Croce.






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lunedì 25 maggio 2015

LA CHIESA DI SANT' ERASMO A LEGNANO

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Innalzata nel Trecento e restaurata nel 1490, questa chiesa è dedicata a Sant'Erasmo, vescovo di Formia ed era annessa all'omonimo ospizio che fu probabilmente fondato da Bonvesin de la Riva nel XIII secolo e che venne demolito nel 1925 per ingrandire la strada statale del Sempione. Questo edificio di ricovero, che aveva anche funzione di ospedale e orfanotrofio, fu in seguito riedificato mantenendone la denominazione. Il complesso era dotato di una ruota degli esposti.

La chiesa compare negli elenchi degli edifici religiosi dell'area milanese compilati nel Trecento da Goffredo da Bussero. Questa primitiva chiesa trecentesca era dotata di un altare che era intitolato a Santa Margherita. La presenza dell'ospizio a fianco alla chiesetta è confermata fin da prima del 1304. Infatti, da un lascito testamentario di Bonvesin de la Riva del 18 agosto 1304, è riportata la volontà di donare parte delle sue ricchezze ai frati dell'ospizio Sant'Erasmo.

Nel Medioevo i pellegrini che percorrevano la via Francigena e che erano diretti a Milano, avevano tra le soste anche l'ospizio Sant'Erasmo a Legnano.

Documenti del 1550 provano che la chiesa di Sant'Erasmo e l'ospizio erano circondati dalla campagna. Uno scritto di questo periodo descrive così questo luogo: "Hospitale Sant'Erasmi extra burgum Legnani, quarta parte miliaris in loco campestri secus viam Mediolanensem in quo hospitantur pauperes et infirmi et senes praecipue praefati loci. In quo sunt loca (locali) pront infra ad hospitandum pauperes et ibi annexa est eccelsi ".

E' comprovata l'esistenza dell'ospizio, nello stesso luogo dove sorge attualmente di fianco alla chiesetta, ancor prima del 1313.
Lo conferma un testamento dello stesso Bonvesin de la Riva datato 18 agosto 1304 a rogito del notaio Gabrio da Vegenzate, che reca un codicillo appunto del 1313, col quale il monaco designa erede dei suoi beni l'ospedale della Colombetta in Milano, ma detta anche alcuni benefici e obblighi a carico dei frati dell'ospizio legnanese. In età  medievale, nel grande fervore di fede cristiana, gli uomini di ogni categoria sociale si facevano pellegrini per purificarsi o meditare in luoghi santi e percorrevano itinerari cosiddetti Francigeni o Romei che, partendo dal nord Europa raggiungevano i passi del S. Bernardo, Gottardo, Sempione e attraversavano l'Italia con mete Roma, e la terra Santa per la quale ci si imbarcava a Bari o a Venezia. I pellegrini che dalla via Romea del Sempione erano diretti alla città  Serenissima avevano tra le tappe obbligate anche l'hospitale di S. Erasmo, nel borgo di Legnano.
La chiesa di questo ospizio, sempre nella realtà  religiosa di quei tempi, ha avuto un'altra particolare prerogativa importante per l'intera cristianità . Infatti il poeta e monaco dell'ordine degli Umiliati, Bonvesin de la Riva, come è ricordato nell'epitaffio della lapide sulla sua tomba che era nel convento di S. Francesco in Milano, fervente devoto della Vergine, per primo instaurò l'uso di suonare le campane al tramonto per invitare, coi loro rintocchi a recitare una preghiera alla Madonna, nell'ora, cosiddetta, dell'Avemaria.
Si può presumere quindi che proprio dalla chiesina di Sant'Erasmo Bonvesin de la Riva, iniziò questo rito, nei primi tempi solo serale. Il vecchio edificio dell'ospizio(abbattuto e ricostruito nel 1925) era di foggia duecentesca e all'interno già  esisteva una cappella ad uso dei monaci con un altare dedicato a Santa Margherita, come si rileva anche dagli elenchi delle chiese e cappelle lasciati dallo storico Goffredo da Bussero.
Quando l'ospizio crebbe d'importanza, sorse la necessità  di realizzare a nuovo una chiesa in sostituzione dell'oratorio conventuale. Esattamente nel 1490 fu costruito nell'attuale posizione il nuovo edificio religioso per iniziativa e su finanziamento del nobile legnanese Gian Rodolfo Vismara, che in questa occasione donò anche una pala d'altare a trittico raffigurante al centro la Madonna col bambino che tiene in mano una rosa; sulla sinistra Sant'Erasmo e a destra San Magno benedicente.
La pala sarebbe attribuita a Benvenuto Tisi, detto "Il Garofalo", che era solito firmare i suoi quadri ponendo un garofano in basso a destra. Tenendo conto di ciò, secondo l'architetto Marco Turri, questa attribuzione è azzardata, in quanto il Tisi non ebbe modo di dipingere nel Legnanese e in quanto i fiori raffigurati nel quadro sono esclusivamente rose.

Per la composizione delle figure e per il cromatismo Turri inquadra piuttosto quest'opera nelle produzioni artistiche della Legnano fine XV secolo e potrebbe essere quindi ascrivibile a Cristoforo Lampugnani che, dopo Melchiorre, aveva lavorato per i nobili legnanesi. Agli inizi del 1800 il pittore legnanese Antonio Maria Turri affrescò la cappella maggiore con un maestoso volo d'angeli attorno a un compiaciuto Padreterno. La chiesa di Sant'Erasmo subì un nuovo intervento nel 1677 con il rifacimento completo della facciata in lesene e portale a timpano triangolare.
L'ultima trasformazione avvenne nel 1925 per iniziativa del commendatore Fabio Vignati (per dieci anni podestà  di Legnano), quando fu decisa la demolizione dell'edificio medievale dell'ospizio, per allargare la strada statale del Sempione. Le pareti esterne dell'antica costruzione ospitaliera avevano resti degli affreschi tre-quattrocenteschi illustranti il martirio di Sant'Erasmo.
In questa occasione tali dipinti andarono in parte distrutti e in parte se ne conservò almeno la memoria con strappo e riporto su tela, degli affreschi ricuperabili, intervento del quale fu incaricato il pittore Gersam Turri.
Il frutto di questa operazione permise di conservare alcuni frammenti al Museo civico e altri poi collocati negli uffici amministrativi dell'Ospedale Civile e uno nella cappella di sinistra della chiesa di S. Erasmo, quest'ultimo poi spostato nella canonica.
Della stessa chiesa vennero modificati i muri esterni, fu eliminata la facciata del XVII secolo, rifatta in mattoni a imitazione e foggia trecentesca con una lunetta che sormonta il portale e un rosone cieco al centro della facciata che si sviluppa "a capanna". Tali opere furono terminate nel 1927. Gli ultimi lavori di restauro e di trasformazione dell'interno della chiesa risalgono alla fine degli anni Trenta.
Esattamente il 2 giugno del 1939 il card. Ildefonso Schuster consacrò il nuovo altare maggiore, offerto dal sacerdote legnanese don Ambrogio Chiesa, nel 25° della sua ordinazione.
In tale circostanza venne realizzata anche la balaustra in marmo. Questa chiesa, sede di cappellania dell'ospedale di Legnano, svolge tutte le funzioni di culto oltre che per lo stesso nosocomio anche per l'annesso ospizio e la contrada di Sant'Erasmo che vi ha conservato la croce del Carroccio per ben dodici volte, in altrettanti anni di vittoria al palio.




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domenica 24 maggio 2015

LA CHIESA MATER ORPHANORUM A LEGNANO

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La chiesa della Mater Orphanorum si trova  nel rione di Mazzafame e contiene opere d'arte ispirate al Mater Orphanorum e a S. Girolamo Emiliani, fondatore dell'ordine dei Somaschi.
La donazione da parte del commendatore Augusto Barlocco di un vasto terreno di oltre diecimila metri quadrati nel rione di Mazzafame, sul lato destro di via Ciro Menotti, rese possibile il decollo di una grande istituzione religiosa e sociale. Il 20 settembre 1951 poteva infatti essere inaugurata la prima costruzione del villaggio dell'Opera Mater Orphanorum istituita, in una casa presa in affitto a Castelletto di Cuggiono, l'8 settembre 1945 dal padre somasco don Antonio Rocco. Il sacerdote, nello spirito del fondatore della congregazione, san Girolamo Emiliani, si prefiggeva l'accoglienza e l'assistenza di povere fanciulle orfane. Accanto all'istituto si pensò così di realizzare un santuario che potesse servire a questa comunità ma anche gli abitanti del territorio circostante. Fu incaricato del progetto l'architetto milanese Emilio Tenca. La prima pietra fu posta il 26 settembre 1954 dal vicario arcivescovile mons. Giuseppe Schiavini e si decise di dedicare il tempio , primo in Italia, alla Beata Vergine madre degli orfani. I lavori procedettero spediti, tanto che il 4 dicembre 1955 il cardinale Montini, arcivescovo di Milano, benedisse il santuario. Il 1° maggio 1958 il vescovo di Lourdes mons. Pietro Maria Thèas donò alla Mater Orphanorum un frammento di roccia della grotta in occasione del centenario delle gloriose apparizioni il santuario fu consacrato con una solenne cerimonia il 29 ottobre 1995 dal cardinale Carlo Maria Martini nel 50° anniversario della pia associazione laicale religiosa Mater Orphanorum, che nel frattempo aveva ampliato il suo villaggio accogliendo, oltre alle orfanelle, anche anziane nella casa di riposo Padre Pio. La benemerita Opera, oltre alla Procura Generale a Roma e la direzione a Milano, attualmente ha 8 istituti in Italia, 6 nel centro e Sud America e una in Africa. La congregazione delle oblate della Mater Orphanorum ebbe nel 1985 il decreto di riconoscimento di ente di diritto pontificio. La chiesa presenta linee architettoniche sobrie con mattoni a vista e una originale facciata con pronao movimentato da tre archi.L'interno è una sola navata che termina con una grande nicchia absidale in mosaico che fa sfondo all'altare e richiama un cielo stellato. Nella fascia interna dell'arco che delimita la nicchia sono raffigurati in quindici scene i misteri del Santo Rosario affrescati dal pittore comasco Conconi.



La pala d'altare è costituita da un dipinto su tela, suggerito da Padre Rocca fin dal 1942 e realizzato tre anni dopo dal pittore Bonaventura Veneziani; raffigura la Madonna circondata da orfani con San Girolamo Emiliani inginocchiato in atto di preghiera. Dello stesso autore è un altro pregevole dipinto posto nella prima cappella di sinistra per chi entra. Nella duplice simbologia esso rappresenta, nella parte superiore, la chiesa portante con al centro la Madonna, mediatrice universale di tutte le grazie, circondata da angeli e santi; nella parte inferiore le chiesa militante guidata da Papa Pio XII, l'autore ha inserito nella tela, oltre a padre Rocco, anche alcuni personaggi laici di Legnano, benefattori dell'Opera Mater Orphanorum. Nelle altre due cappelle di destra, rispetto all'altare, sono collocate tele che ritraggono San Giuseppe e San Antonio, eseguite nel 1958 da Mosè Turri junior. Un altro dipinto di questo autore (la Vergine col Bambino) si trova in sacrestia. Sulla parte posta a destra dell'altare a lato della porta della sacrestia, si può ammirare anche una tela del '600 di ignoto, pervenuta in dono al santuario che raffigura la Regina del Santo Rosario con Santa Caterina, San Domenico e Pio V. Sulla parete di fondo ai due lati dell'ingrasso si trovano dipinti dei pittori Ardinghi (1961) e del greco Kiorens (1928). Il soffitto della chiesa è decorato, con la tecnica a graffito, e raffigura un maestoso trionfo di angeli. Di un certo pregio artistico è anche il portale in bronzo, opera dello scultore Alberto Ceppi di Meda, inaugurato il 29 settembre 1996.Sul battente di destra la Vergine degli orfani con un gruppo di bimbi e in alto lo stemma dei padri somaschi; sull'altro battente San Girolamo Emiliani, fondatore nel 1528, dell'Ordine dei servi dei poveri, poi chiamati somaschi. Di epoca più recente(giugno 1976) rispetto alla costruzione del tempio e di linee ardite che ben si armonizzano col santuario, è il maestoso campanile di 42 metri in cemento a vista. Volutamente il progettista, architetto della chiesa Emilio Tenca, lo stesso autore della chiesa, non volle inglobarlo nell'edificio sacro, ma lo ha fatto innalzare isolato a ovest. La croce di ferro e rame che sovrasta il campanile, alta due metri e 20, fu eseguita su disegno dello scultore Ezio Asnaghi di Milano. Ai piedi del campanile è collocato un gruppo di bronzo "Madonna con San Girolamo", opera dello stesso Asnaghi. Nel 1977 sono state fuse per la cella campanaria sette campane, opere artistiche dello scultore Ettore Marinelli, titolare anche dell'omonima pontificia fonderia. Ciascuna campana è corredata di immagini e simboli pertinenti. Il campanone riproduce il quadro del Veneziani che domina l'altare maggiore, le altre campane rispettivamente sono dedicate a San Girolamo Emiliani, al Concilio Vaticano II, all'Anno Santo 1975, a San Giuseppe, a Santa Teresa del Bambino Gesù e l'ultima ai Santi angeli custodi. La consacrazione delle campane è avvenuta il 16 marzo 1979 da parte del cardinale monsignor.Giovanni Colombo. Questo tempio (il solo della città di Legnano in cui le Messe si celebrano in rito romano) ha assolto per 35 anni il ruolo di unico ruolo di culto per il vasto quartiere Mazzafame, prima che fosse ultimata nel 1990, la chiesa della nuova parrocchia dedicata al beato Cardinale Ferrari.
Un caro saluto a tutte le suore e i bimbi ospitati che la Mater Orphanorum li protegga.




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