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mercoledì 29 marzo 2017

L'EMPATIA DEL CANE



Il miglior amico dell’uomo è in grado di provare empatia e di cambiare umore entrando in sintonia con quello del suo padrone. Non è più solo una mera constatazione, lo conferma la scienza.

Ricercatori dell’Università di Pisa, guidati dalla dottoressa Elisabetta Palagi, hanno  condotto uno studio che dimostra come i cani riescono a mostrare empatia: di fronte a qualcuno che si sente afflitto tendono istintivamente a mutare l’espressione del volto uniformandosi al suo stato d’animo.

C'è un ipotesi che la capacità di percepire sentimenti altrui derivi direttamente dai loro antenati.

Nei lupi, da cui discendono i cani, l’attitudine di capirsi al volo e di imitare il comportamento dei simili è fondamentale per la loro sopravvivenza: basti pensare a come cacciano in branco in modo organizzato.

“I canidi sono specie sociali mentre invece i felini sono animali solitari e non hanno bisogno di interazioni così intense per sopravvivere: ecco perché non ci aspettiamo di trovare lo stesso comportamento empatico nei gatti domestici” sostiene Palagi.
Non solo gli esseri umani e le scimmie antropomorfe, dunque, hanno una reazione involontaria, automatica e rapidissima alla mimica facciale dei propri simili.



Empatia è la capacità umana, innata, di comprendere i processi psichici e quindi anche i sentimenti altrui.
Lo studio della University of London Goldsmiths College, condotto da D. Custance e J. Mayer, ha dimostrato che i cani sono gli animali domestici più in grado di comprende le emozioni degli esseri umani e quindi provare empatia.

La ricercatrice Custance spiega: «Dai nostri test effettuati emerge che i cani hanno una marcata propensione a registrare la tristezza nei padroni e a offrire per istinto conforto e vicinanza.».

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giovedì 11 giugno 2015

IL PARCO DELLA SCIENZA E DELL'ARTE A MANTOVA



Il Parco della scienza ospita una serie di dispositivi che conducono alla scoperta della scienza nella vita di tutti i giorni: batteria, tubo dell'eco, caleidoscopio, carrucole, dischi in rotazione, specchio antigravità. Sul percorso si trovano anche la leva, il disco colore, le voci focalizzate (chiamate comunemente "telefono senza fili"), il girello, l'organo di Pan e il giroscopio.

Situato sulla sponda destra del Lago di Mezzo e del Lago Superiore, a fruizione libera e gratuita ospita dispositivi che conducono alla scoperta della scienza nella vita di tutti i giorni. Chi passeggia sul lungolago Mincio potrà trovare grandi "giocattoli" con i quali interagire, divertirsi, fare piacevoli scoperte, avvicinarsi a proprietà e leggi scientifiche in un ambiente stimolante dove elementi naturali e artificiali diventano un tutt'uno. Le istallazioni comprendono attività sulle percezioni visive, sulle superfici specchianti, su energia, forza e moto. I pannelli che accompagnano ogni postazione presentano un breve testo descrittivo.

Il Parco dell'Arte è una galleria en plein air dedicata alla scultura contemporanea: è stato creato nel 2013 con la collocazione di opere d'arte come sculture-installazioni nell'area naturalistica già attraversata da percorsi, sentieri, radure che si sviluppano tra la riva Nord-Est del Lago di Mezzo, l'edificio detto di "Sparafucile", i confini a Sud della Cartiera Burgo e a Est della Strada del Forte sulla sponda Nord Est del Lago di Mezzo. Quasi a presidio della natura e del luogo di alto valore paesaggistico si è inteso creare un percorso d'arte in cui le opere sottolineassero il valore naturalistico in modo sostenibile, nel rispetto della vegetazione e dei vincoli ambientali.
L'Associazione culturale Mantova Creativa, in collaborazione con l'Ente Parco del Mincio e Tea spa, indice ogni anno il Premio "Parco dell'Arte", finalizzato non solo alla promozione dell'arte contemporanea, ma anche, attraverso le opere stesse, alla valorizzazione di una zona di interesse ambientale limitrofa alla città di Mantova, in occasione della manifestazione culturale Mantova Creativa: le opere selezionate nelle varie edizioni del premio sono andate a costituire il Parco dell'Arte.




LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/06/visita-mantova.html

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lunedì 2 marzo 2015

BIBLIOTECHE MILANESI : VENERANDA AMBROSIANA

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« ...questa biblioteca ambrosiana che Federigo ideò con sì animosa lautezza ed eresse, con tanto dispendio, dai fondamenti. »
(Promessi Sposi, Cap. XXII - Alessandro Manzoni)

La Biblioteca Ambrosiana è una biblioteca situata nel comune di Milano.

Federico Borromeo (1564-1631), cardinale arcivescovo di Milano, durante i soggiorni a Roma tra il 1585 e il 1595 e dal 1597 al 1601, maturò l’idea di un’istituzione culturale di alto livello artistico, letterario e scientifico, « per un servizio universale » a gloria di Dio e per la promozione integrale dei valori umanistici. Rientrato a Milano inviò emissari a raccogliere manoscritti e stampati da ogni parte del mondo e pose mano alla costruzione dell’Ambrosiana, affidandone l'edificazione a Lelio Buzzi e Francesco Maria Richini nel 1603, e nel 1611 a Fabio Mangone, che aggiunse all’edificio della Biblioteca anche i due saloni per l’Accademia e le raccolte d’arte. Tra il 1826 e il 1836 Giacomo Moraglia sull’area della preesistente chiesa di S. Maria della Rosa realizzò il cortile neoclassico e rovesciò l’ingresso sul lato nord, incorporando anche l’aula rinascimentale della Confraternita del Pio Istituto di Santa Corona. Nel 1923 il cortile neoclassico fu trasformato nella Sala di lettura attuale, e nel 1928 fu annesso all’Ambrosiana l’edificio appartenente agli Oblati fondati da san Carlo Borromeo, con la chiesa di S. Maria Maddalena al Santo Sepolcro di origini millenarie, antecedente la prima Crociata. Dopo i bombardamenti del 1943 i lavori di ripristino furono affidati a Luigi Caccia Dominioni. Dal 1990 al 1997 sono stati eseguiti lavori di restauro e ristrutturazione realizzando un ammodernamento completo di quasi tutti gli ambienti, grazie al contributo di Cariplo, poi Intesa-Bci.

Il cardinale Federico Borromeo affidò nel 1604 l’attività scientifica e culturale dell’Ambrosiana a un Collegio di Dottori, presieduto da un Prefetto che, secondo le Norme promulgate nel 1998 dall'arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, è nominato dall’Arcivescovo. Il Collegio dei Dottori e la Biblioteca Ambrosiana ebbero sorte felice, sostenuti da sapienti norme stabilite dal fondatore, che ne assicurò la continuità istituendo anche una Congregazione di Conservatori e dotandola di adeguate risorse. I Dottori erano originariamente previsti fino a un numero di dodici ecclesiastici, affiancati da quattro Dottori laici. Motori della ricerca, dell’insegnamento e dello studio dovevano essere i membri di tre Collegi che avrebbero dovuto svolgere un’azione coordinata: dei Dottori, dei Professori e degli Alunni. Era così tracciata la missione e l’identità dall’Ambrosiana quale centro letterario, scientifico e artistico di eccellenza a carattere interdisciplinare e universitario, secondo il motto tuttora vigente Singuli singula. Dal 2008 è stata costituita la Fondazione Cardinal Federico Borromeo, per offrire sostegno finanziario alle sempre più numerose attività culturali dell’Ambrosiana, ora ampliate e potenziate.

Con l’apertura al pubblico della Biblioteca Ambrosiana, l'8 dicembre 1609, nasceva quella che nel 1623 Galileo Galilei scrivendo al cardinale Federico definì «l'eroica et immortal libreria ». Il patrimonio originario comprendeva circa 30.000 stampati e 8.000 manoscritti, acquistati da ogni parte del mondo, fino dalle lontane terre d'Arabia, Cina, Russia, Indie e Giappone, tra i più preziosi della storia della cultura e della scienza sia occidentale sia orientale. Possiamo ricordare tra questi l'Ilias picta del V secolo, già appartenuta a Gian Vincenzo Pinelli, il Virgilio di Francesco Petrarca, il كتاب لاحيوان Kitāb al-Hayawān miniato di Amr b. Bahr al-Giāhiz, la mappa cinese《萬國全圖》 di Giulio Aleni. La fama dell'Ambrosiana le attirava altre eccezionali donazioni, come i codici di Leonardo offerti da Galeazzo Arconati nel 1637, e il meraviglioso Museo di Manfredo Settala. Le donazioni continuarono nei secoli, consentendo nel 1909 l'acquisizione dei 1600 codici arabi del fondo Caprotti, fino a quelle più recenti dell'indologo Enrico Fasana, dell'Istituto italo-cinese Vittorino Colombo e di altre istituzioni culturali italiane e straniere. Dal 2009 è iniziata, nella Sala Federiciana dell'Ambrosiana e nella Sacrestia Monumentale del Bramante presso Santa Maria delle Grazie, la serie di Mostre che - culminando nel 2015, anno dell'Expo mondiale in Milano - espongono progressivamente nella sua integralità il capolavoro del genio di Leonardo da Vinci, con gli oltre 2000 suoi disegni raccolti nei 1119 fogli del Codice Atlantico.


LEGGI ANCHE : asiamicky.blogspot.it/2015/02/milano-citta-dell-expo-conosciamola.html

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domenica 1 marzo 2015

MUSEI MILANESI : MUSEO DELLA SCIENZA E TECNOLOGIA

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Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia "Leonardo da Vinci" ha sede a Milano, nell'antico monastero di San Vittore al Corpo in via S. Vittore 21, nelle vicinanze del luogo ove Leonardo possedeva alcuni terreni coltivati a vigna, all'epoca appena fuori le mura cittadine. È anche non lontano dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, ove si trova il celebre Cenacolo e dalla Basilica di Sant'Ambrogio. Il museo con i suoi 40.000 m² complessivi è oggi il più grande museo tecnico-scientifico in Italia e possiede la più grande collezione al mondo di modelli di macchine realizzati a partire da disegni di Leonardo da Vinci.

Il museo appartiene alla "Fondazione museo nazionale della scienza e della tecnologia" che ne è anche l'ente gestore.

Il museo si trova a fianco alla chiesa di San Vittore al Corpo.

L'idea di creare a Milano un museo dedicato alla tecnica risale agli anni trenta del Novecento. All'attuazione, tuttavia, si giunse molto più tardi. Nel 1942 fu costituita la “Fondazione Museo Nazionale della Tecnica e dell’Industria”, promossa da Guido Ucelli di Nemi e Arnaldo Salamini.
Nel 1947 la Fondazione si trasformò in ente morale, e le fu assegnato l'edificio che attualmente ospita il museo: un convento di monaci Olivetani risalente al secolo XVI. Trasformato in ospedale militare in epoca napoleonica e poi in caserma, fu danneggiato dai bombardamenti aerei dell'agosto 1943. All'inizio degli anni cinquanta fu ristrutturato a museo su progetto di Piero Portaluppi. L'inaugurazione avvenne il 15 febbraio 1953 alla presenza dell'allora presidente del consiglio dei ministri Alcide De Gasperi. L'edificio corrispondente all'ex convento è denominato attualmente "monumentale"

Negli anni successivi le raccolte vennero progressivamente ampliate, con l'apertura di nuove sezioni. Nel 1964 venne realizzato il padiglione aeronavale, espressamente per ospitare gli oggetti tuttora più importanti contenuti: la nave scuola Ebe ed il Conte Biancamano. Nel 1969 fu inaugurato il padiglione ferroviario. Nel 1993 furono aperti i primi laboratori interattivi. Nel 1999 il museo venne trasformato in fondazione di diritto privato.
Ad iniziare dai primi anni del XXI secolo, l'ente museale si è riorganizzato in una veste più dinamica e flessibile, recuperando precedenti collezioni con l'aiuto di sponsor, ristrutturando sale e favorendo la presenza di eventi di interesse culturale quali convegni, concerti e mostre temporanee.

Il materiale, esposto su una superficie di 40.000 metri quadrati, è rappresentativo di tutto il prodotto dell'ingegno scientifico e tecnologico dell'uomo in ogni epoca. All'ingresso del museo, voluto dal fondatore, è posta la possente centrale termoelettrica Regina Margherita,inaugurata dalla regina d'Italia Margherita di Savoia utilizzata fino ai primi del Novecento per generare elettricità nelle telerie Gavazzi di Desio.
L'attrattiva centrale è l'esposizione permanente dedicata a Leonardo, cui è adibita un'intera galleria.

In questa lunga galleria sono esposti diversi modelli storici di macchine disegnate da Leonardo da Vinci nelle pagine dei famosi codici, spaziando da quelle civili, come la gru girevole o la macchina battipalo, a quelle militari, come la nave veloce speronatrice, dagli studi sull'architettura, con il modello della città ideale a quelli sul volo, con la famosa vite aerea.
È visibile anche un telaio automatico in legno, a grandezza naturale e perfettamente funzionante, realizzato a partire da studi sui codici leonardeschi.
Sulle pareti al di sopra dei modelli sono collocati pannelli riproducenti particolari di opere artistiche del genio fiorentino, mentre su quelle opposte ingrandimenti di pagine di codici con appunti relativi ai suoi molteplici studi in diversi campi del sapere quali l'anatomia, la fisica, la botanica, la matematica, la geologia e la cartografia.

Da una serie di porte sulle pareti laterali della galleria si accede ad una serie di sale dedicate a specifiche discipline:

Orologeria, con la riproduzione della bottega dell'orologiaio trentino Antonio Bartolomeo Bertolla.
Telecomunicazioni,dal palo ottic-telegrafico alla televisione, con una sala dedicata alla radio e a Guglielmo Marconi.
Suono e acustica, include la ricostruzione della bottega di un liutaio del XVII secolo.
Strumenti musicali: collezione in gran parte donata dalla cantante Emma Vecla.
Astronomia: in questa sala è presente un modello dell'esperimento del Pendolo di Foucault.
Trasversale alla galleria Leonardo da Vinci è anche l'ampia sala delle colonne, sede di concerti musicali e conferenze.

Nella sala dedicata agli strumenti musicali, si trova un organo positivo, costruito nel 1826 dall'organaro pistoiese Giosuè Agati.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica ed è racchiuso all'interno di una cassa lignea avente la forma di un parallelepipedo; essa è esternamente dipinta con riquadri ed è chiusa da due portelle. La mostra è composta da 21 canne in stagno disposte in cuspide unica con ali laterali, ed è affiancata da due canne finte dipinte.

La consolle è a finestra e presenta un'unica tastiera di 51 note con prima ottava scavezza e pedaliera a leggio scavezza di nove note, priva di registri propri e costantemente unita al manuale. Alla destra della pedaliera vi sono due pedali, uno per il Timpano e l'altro per la Terza mano. I registri sono azionati da pomelli lignei posti su unica fila alla destra della consolle, con nomi scritti a mano su cartellini.

All'interno del museo ci sono anche :

Trasporti terrestri: carrozze, automobili, motocicli e biciclette.
Arti grafiche, produzione della carta e stampa.
Produzione dell'energia e sistema energetico: dai primi dispositivi ai moduli fotovoltaici passando per la rivoluzione industriale.
Metallurgia e lavorazione dei metalli, Sala Falck (con un laminatoio del 1867 proveniente dallo stabilimento di Vobarno).
Arte orafa, con la ricostruzione di una bottega orafa attiva in Milano fino a pochi decenni or sono.
Lavorazione dell'acciaio
Materiali polimerici (colle e sostanze adesive, gomma, materie plastiche).
Ciclo di vita dei prodotti.

In questo capannone dall'architettura moderna è presentato il tema della navigazione, sia su mare che nei cieli, sia civile che militare. Sono infatti presenti cimeli di antiche navi da guerra e alcuni mezzi di assalto marittimi ed aerei impiegati nei due conflitti mondiali.
Nella collezione spiccano alcuni pezzi prestigiosi:

In campo aeronautico
Uno dei tre soli esemplari sopravvissuti del caccia Macchi M.C.205V Veltro impiegato durante la seconda guerra mondiale, l'unico riportato in condizioni di volo nel 1981.
In campo navale
La nave scuola Ebe, impiegata dalla Marina Militare Italiana e da questa donata al museo. Si tratta di un veliero in legno varato nel 1921.
Una sezione del transatlantico Conte Biancamano comprendente il ponte di comando, alcune cabine di prima classe e la sala delle feste.
All'esterno del padiglione è esposto e visitabile internamente il sottomarino Enrico Toti (S 506). L'oggetto fu donato al museo dalla Marina Militare Italiana nel 2002, ma lungaggini burocratiche ne hanno ritardato per anni la collocazione al museo, finalmente avvenuta nell'agosto 2005. In questo periodo il sottomarino è stato conservato nel porto fluviale di Cremona.

Il padiglione ferroviario costituisce un'importante sezione del museo. Esso è realisticamente allestito come una vera stazione ferroviaria, completa dei rumori caratteristici, con binari, banchine e segnali ferroviari. All'interno del padiglione, sono conservati numerosi pezzi originali, molti dei quali provenienti dalla collezione del Museo delle Ferrovie dello Stato già nella Stazione Termini di Roma.

L'allestimento comprende locomotive a vapore, elettriche, tra cui la Locomotiva FS E.330, e Diesel nazionali e straniere.

Il museo possiede una ricca biblioteca di argomento scientifico e tecnico, comprendente un fondo moderno di circa 40.000 pezzi, un fondo antico di oltre 1700 volumi, una raccolta di oltre 1000 titoli su Leonardo da Vinci, oltre 700 testate periodiche, e alcuni fondi archivistici, tra cui quello di Enrico Forlanini. Ospita inoltre la biblioteca dell'editore Ugo Mursia, dedicata al mare in tutti i suoi aspetti, donata al Comune di Milano e collocata presso il museo, nel padiglione aeronavale.

Nei chiostri ed in alcuni punti del piano seminterrato dell'edificio sono visibili resti del muro di cinta del mausoleo imperiale e tombe alla cappuccina risalenti alla tarda età imperiale romana, che testimoniano i fasti dell'epoca in cui Milano divenne capitale dell'impero romano. In particolare vi si trova la più antica epigrafe cristiana rinvenuta a Milano, datata 368, all'epoca di Valentiniano I.

Dopo un lungo periodo di restauri è stato riaperto l'Auditorium. Alcune sale del museo vengono dedicate ad esposizioni temporanee, conferenze e concerti.
Il museo ospita al suo interno laboratori e sezioni interattive per approfondire aspetti della scienza e della tecnologia tramite la metodologia dell'educazione informale.

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