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domenica 19 aprile 2015

IL CIVICO MUSEO PARISI VALLE A MACCAGNO

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Il Parisi-Valle di Maccagno è il “museo-ponte”. Un nome che deriva dalla struttura architettonica progettata da Maurizio Sacripanti che ha particolare valenza simbolica perché unisce Maccagno Superiore e Maccagno Inferiore, fino a quel momento divise dal fiume Giona. L'idea di fondare un museo così avveniristico a Maccagno, piccolo comune della provincia di Varese che conta soli 2200 abitanti, iniziò a prendere corpo nel 1977. Quando Giuseppe Vittorio Parisi, un artista nato a Maccagno nel 1915, una volta divenuto docente e operatore di ricerca visiva, tornò nel suo paese natale per una vacanza. Rimase talmente affascinato dall’ambiente che iniziò subito a dare corpo all’idea di creare un museo che fosse portatore già nella sua struttura di un messaggio culturale. Nel 1998 ne fu ultimata la costruzione e nel 1992 il "museo-ponte" ottenne il "Premio Nazionale IN/ARCH 1991-92 per un complesso edilizio direzionale, culturale e di servizio". Un riconoscimento prestigioso assegnato da una commissione giudicatrice composta dagli architetti Giuliano Gresleri, Sergio Lenci, Manfredi Nicoletti, Enzo Zacchiroli e Bruno Zevi. Particolarità dell’edificio è quella di riuscire a intrecciare elementi naturali (acqua, aria, cielo, alberi) e renderli materiali costruttivi dell'architettura. Il progetto di Maccagno di Sacripanti si collega ad altri celebri lavori dell’artista, tutti testimonianza del piacere per la mutazione, l'invenzione continua, l'oscillazione tra razionalismo e organicismo, l'incompiuto e la creazione aperta. La collezione permanete, donata da Parisi-Valle, comprende complessivamente 2085 opere, tra cui spiccano le firme di Guttuso, Balla e Birolli. In questi anni il museo non ha smesso di crescere e ha acquisito Morandini, Tadini, Rognoni, Longaretti. Ogni anno, inoltre, il museo ospita quattro o cinque mostre che portano i riflettori sulla struttura e allargano il respiro della collezione permanente.

Le 2085 opere presenti si dividono in 915 grafiche, 439 bidimensioni e 325 tridimensioni e rappresentano una gran parte della produzione artistica italiana intercorsa tra gli anni Trenta e Ottanta del secolo scorso.

Oltre alle opere di Parisi, rivolte all’arte informale e alle arti visive, il Museo espone disegni, dipinti e sculture di artisti dell’avanguardia artistica del calibro di Balla, De Chirico, Picasso, Fiume, Guttuso.

Numerose sono inoltre le manifestazioni culturali e artistiche che si susseguono durante tutto l’arco dell’anno, tra queste la manifestazione annuale “Acquisizioni”, in occasione della quale vengono presentate le nuove opere che verranno successivamente conferite al Civico Museo di Maccagno.







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IL SANTUARIO DELLA MADONNINA DELLA PUNTA A MACCAGNO



Il santuario è collocato su un masso roccioso a picco sul lago Maggiore. In origine era una piccola cappella ad aula unica, con un piccolo pronao sostenuto da due colonne, costruita su di un terrazzo di roccia e sorretta da pilastri in pietra.
La notizia piu’ antica che si ha del santuario è del 1574, data della visita di San Carlo Borromeo. Nel 1935 venne annoverato tra i 72 santuari mariani con il privilegio di poter celebrare la Messa Giubilare. La suggestione del santuario è data sia dalla posizione su un promontorio roccioso del lago.
La facciata ha forme barocche ed una copertura in tegole di pietra sovrapposte che gli conferiscono eleganza. L’interno è notevole per i suoi quattro altari, di cui il maggiore in marmo, il prezioso organo (pare sia stato il primo organo della Scala di Milano) e le vetrate, realizzate negli anni ’70. Oggetto del culto popolare, è la statua lignea raffigurante la Vergine con il Bambino, coperta da abiti di raso bianco, decorazioni in oro e mantello azzurro.
Vi è inoltre un affresco rappresentante la Madonna collocato sopra l’altare, sulla parete di fondo della chiesa.



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LA TORRE IMPERIALE A MACCAGNO

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La Torre Imperiale è una torre con annessa casa fortificata eretta a Maccagno, frazione di Maccagno con Pino e Veddasca.

Edificata nel basso Medioevo con funzione di baluardo, la Torre cosiddetta "imperiale" faceva parte di una cinta muraria difensiva di cui si sono conservati alcuni tratti e consentiva la difesa del paese mediante il controllo della via che conduceva al lago; assolveva inoltre anche altri compiti assai importanti di avvistamento e di segnalazione dei pericoli.

Maccagno Inferiore presenta infatti ancora oggi un impianto urbano medievale, in cui gradinate e vicoli coperti da ampie volte mettono in comunicazione due percorsi paralleli, posti ad altezze differenti. In questo contesto la scelta del punto in cui costruire la Torre fu effettuata con grande cura: si optò per un'altura che dominava dall'alto l'odierna piazza Roma (in cui sorge l'edificio restaurato della Zecca risalente al 1622).

L'aspetto originario della torre ha subito parziali modifiche in seguito alle ristrutturazioni operate nel corso dei secoli: si può notare un ribassamento complessivo della struttura e l'aggiunta della merlatura ghibellina. La struttura, oggi abitazione privata e pertanto non visitabile, si è conservata quasi perfettamente.



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PERSONE DI MACCAGNO : ENRICO SIBONA

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Il maresciallo dei carabinieri Enrico Sibona, in servizio a Maccagno (nella provincia di Varese) dal 1939 al 1946, protesse dalla deportazione alcuni ebrei che risiedevano nel paese, favorendo la loro fuga. Tradito da un delatore, Sibona fu internato in un campo di concentramento tedesco, dal quale uscì fortunosamente vivo. Per il suo impegno di solidarietà, pagato a caro prezzo, il 4 ottobre 1992 l'Istituto Yad Vashem gli ha conferito l'alta onorificenza di Giusto tra le nazioni.

Il maresciallo Enrico Sibona fu comandante della Stazione dei Carabinieri di Maccagno dal 1939 al 1946. Durante la sua permanenza in paese, si adoperò per salvare la vita ad alcuni ebrei dalla persecuzione nazifascista e, tra loro, a Guido Lopez e Bianca Lopez Nunes, omonimi ma non parenti. Entrambi, giovani poco più che ventenni sfollati milanesi, erano giunti sulle rive del Lago Maggiore per vicissitudini diverse. Il 1943 è l’anno in cui i loro destini si incrociarono con quelli del Sibona. Il maresciallo, contravvenendo alle leggi razziali, permise loro di mettersi in salvo. Scoperto dalle milizie fasciste, fu arrestato e deportato nei campi di concentramento in Germania e Cecoslovacchia.
Fece ritorno a Maccagno al termine della guerra, miracolosamente scampato alla prigionia ma provato nel corpo e nello spirito. Il maresciallo Sibona lasciò Maccagno il 10 agosto 1946 per Corteolona, nel Pavese, dove rimase fino al luglio del 1953. Terminò la carriera di carabiniere a Sesto San Giovanni e lì risiedette fino alla morte, che lo raggiunse la vigilia di Natale del 1984.



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IL TORRENTE GIONA

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Il Giona è un torrente che nasce dal Monte Tamaro, nel Canton Ticino in Svizzera nella Valle della Grassa di Dentro, a più di 1800 metri s.l.m. Dopo circa 2 km entra in territorio italiano, a quota 665 metri s.l.m. in provincia di Varese, nel comune di Veddasca. Attraversando una stretta gola, correndo lungo la Val Veddasca, possiede una pendenza media del 4,5% nei suoi 10,2 km di lunghezza, sfocia nel lago Maggiore a quota 193 metri s.l.m. nel comune di Maccagno, all'altezza del Parco Giona. Attraversa i comuni di Indemini in Svizzera e di Veddasca, Curiglia con Monteviasco, Dumenza e Maccagno in Italia. Durante il suo percorso tra le montagne coperte di boschi, riceve numerosi torrenti che contribuiscono ad aumentarne la portata mentre l'elevata pendenza dell'alveo rende le sue acque turbolente caratterizzate da un substrato di massi e ghiaia. Alcuni di questi torrenti sono il Laveree, il Ri, il Viascola o Viaschina e il Crana. La relativa abbondanza di portata solida, quindi, va a costituire vasti depositi alluvionali alla foce.

Il torrente Giona riveste particolare importanza dal punto di vista ittico per la qualità del suo habitat fluviale che ospita prevalentemente Salmonidi, Ciprinidi e Cottidi, in particolare trota fario, temolo, cavedano, vairone e scazzone.

Parte della portata del torrente viene sfruttata a fini idroelettrici, con due derivazioni. Il secondo impianto, in particolare, deve alimentare una centrale idroelettrica per la produzione annua di 3.500.000 kWh, con una tubazione in acciaio del diametro di 1,2 metri. L'impianto utilizza un dislivello di 40 metri per una portata media stimata di 3 metri cubi al secondo.

La qualità delle sue acque è moderatamente alterata dall'esistenza di inquinamento organico.


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LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : MACCAGNO

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Maccagno è un ex comune italiano della provincia di Varese in Lombardia, dal 4 febbraio 2014 frazione del comune di Maccagno con Pino e Veddasca (di cui è sede municipale).

Il paese vanta una storia del tutto particolare, che ne ha fatto per quasi un millennio un'entità giuridica di natura quasi statale.

Per comprendere la storia di Maccagno bisogna innanzitutto considerare l'elemento di divisione geografica del nucleo urbano, escluse quindi le frazioni esterne, rappresentato dal torrente Giona. Il primo insediamento abitativo si sviluppò sul lato meridionale del fiume, e fu questa Maccagno ad accogliere, nel 962, l'imperatore Ottone I, impegnato nelle guerre di dominio contro il Re d'Italia Berengario I. Se è forse da ascrivere a leggenda il fatto che i maccagnesi addirittura salvarono la vita all'augusto sovrano nel corso di una tormentata traversata del Verbano in cui la barca dell'imperatore sarebbe stata sorpresa da un temporale, è certo che il soggiorno di Ottone in paese fu tanto ben allietata dagli abitanti che alla località fu concesso un diploma che la definì "curtis imperialis", autonoma e sovrana e successivamente concessa ai conti Mandelli.

Nel Basso Medioevo la crescita edilizia del villaggio portò le prime case edificate a nord del Giona, che tuttavia segnava il limite del territorio privilegiato concesso da Ottone: fu così che si originò quell'originale divisione in cui Maccagno visse per quasi mille anni. A sud del Giona prosperò Maccagno Inferiore o Maccagno imperiale, comune libero imperiale che godette di totale autogoverno amministrativo rispetto alle varie autorità che si avvicendarono nei secoli, e che ingaggiò con i sovrani di Milano una mai risolta lotta nel rivendicare addirittura un autogoverno politico; a nord del Giona si evolse invece il Comune di Maccagno Superiore, un normalissimo municipio che seguì le vicende secolari della Pieve di Val Travaglia in cui era inserito.

Nel 1622 Giacomo III Mandelli - conte di Maccagno imperiale - ebbe dall'imperatore Ferdinando II la conferma del diritto di coniare monete nel suo feudo, già riconosciuto da Carlo V. Nel 1692 Carlo Borromeo, marchese di Angera, acquisì il feudo da Gian Battista Mandelli e mantiene la concessione imperiale del diritto di zecca fino alla soppressione dei feudi imperiali nel 1798 con il marchese Giberto Borromeo (1778-1837). Fu infatti l'arrivo di Napoleone a cancellare la peculiare condizione di Maccagno: seguendo i dettami politici e ideologici della Rivoluzione francese che vedevano nel feudalesimo un retaggio anacronistico del Medioevo, il generale corso fece anche di Maccagno Inferiore un normale comune della Repubblica Cisalpina, abolendone ogni privilegio ed autonomia.

La cancellazione del feudo imperiale non coincise però con quella delle autorità comunali, dato che gli austriaci al loro ritorno nel 1815 emanarono un decreto, anch'esso ispirato da motivi ideologici seppur contrapposti a quelli napoleonici, che riportò tutti i comuni della Lombardia alla loro giurisdizione esistente vent'anni prima. Le due Maccagno continuarono dunque la loro vita separata, e come tali sopravvissero anche dopo l'unità d'Italia. Fu il fascismo a chiudere definitivamente un anacronismo storico, riproponendo i decreti napoleonici che erano stati cancellati dagli austriaci: fu così che nel 1927 Maccagno Superiore annesse Maccagno Inferiore, come pure Campagnano, Garabiolo e Musignano, divenendo successivamente e semplicemente Maccagno.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, il maresciallo dei carabinieri Enrico Sibona, nato a Torino nel 1904 e in servizio a Maccagno dal 1939 al 1946, protesse dalla deportazione alcuni ebrei lì residenti, favorendo la loro fuga. Tradito da un delatore, Sibona fu internato in un campo di concentramento tedesco dal quale a stento sopravvisse. Per questo suo impegno di solidarietà, pagato a così caro prezzo, il 4 ottobre 1992, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito al maresciallo Sibona l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.

Nel 1955 ha ceduto la frazione di Colmegna al comune di Luino.

Dal 4 febbraio 2014, a seguito di un referendum consultivo tra la popolazione, il comune di Maccagno è stato sciolto ed è confluito, insieme con quelli di Pino sulla sponda del Lago Maggiore e Veddasca nel comune di Maccagno con Pino e Veddasca.

Il borgo, sino a qualche decennio fa, era diviso in Inferiore e Superiore dal torrente Giona: i due paesini avevano vita amministrativa autonoma; ancora adesso la differenza fisica dell'impianto urbanistico è rilevante. Caratteristica la Contrada Maggiore, il nucleo antico del borgo, dalle strette viuzze gremite da case addossate, dominata da una Torre imperiale e dal piccolo santuario della Madonnina della Punta (sec. XVI), sorretto da poderose arcate, a balcone sulla scintillante distesa del lago: da qui si scorgono i Castelli di Cannero, posti su di un isolotto poco discosto dalla riva piemontese.
L'abitato di Maccagno superiore, più moderno, è sede del Municipio. Degna di nota la Casa Branca, con cortile a loggiati. Ma ciò che conquista di Maccagno è il panorama mozzafiato, che consente di spaziare su quasi tutto il Verbano: dalle vette del Canton Ticino, al golfo Borromeo. La spiaggia, creata dal Giona, è introvabile altrove, per la lunghezza e la profondità: è un luogo privilegiato, tra i molti splendidi centri turistici del Verbano. Per ammirare tali bellezze, ogni anno, migliaia di turisti arrivano a Maccagno; li ospitano diversi alberghi, due campeggi attrezzati e numerose case per vacanze.
A partire dal 1979 in un avveniristico edificio-ponte gettato sul Giona è stato realizzato il Civico Museo Parisi Valle, che ospita la collezione d’arte moderna donata dal suo ideatore: Giuseppe Vittorio Parisi. Fra le manifestazioni ricorrenti, il “risotto con luganega” che si può gustare ogni Carnevale. Recentemente il Comune dispone, anche per gli eventi e le manifestazioni cittadine, di un edificio polifunzionale, il Parco delle Feste.
Nel 1971 entra in funzione la Centrale elettrica di Roncovalgrande (centrale ENEL), situata lungo la statale 394, a nord dell'abitato di Maccagno, alimentata dalle acque del Lago Delio: è possibile visitarla su prenotazione.

Da Maccagno partono diversi sentieri che si snodano nelle valli circostanti: sono descritti in base alla lunghezza, al grado di difficoltà e all’abilità richiesta. Alcuni di essi sono percorribili in mountain bike. Le cartine dei sentieri sono reperibili presso l’ufficio turistico locale. Chi predilige gli sport acquatici deve sapere che il paese rappresenta uno dei migliori campi di regata dell'intero Lago Maggiore, la posizione ventilata rende inoltre lo specchio d'acqua antistante il borgo uno dei luoghi favoriti per gli amanti del windsurf e della vela. Per i pescatori è utile sapere che il comune ospita una società di pesca sportiva, denominata “La Madonnina”.



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