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sabato 23 maggio 2015

LA CHIESA DI SANT' ANTONIO ABATE A GALLARATE

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La Chiesa di Sant'Antonio abate è una chiesa posta nel centro storico di Gallarate.

La piccola chiesa, in zona centrale, ha dei precedenti storici nell'omonimo oratorio, attivo nel '400 e sede di varie confraternite.

È di minuscole proporzioni ed oggi appare quasi 'sommersa' dai palazzi adiacenti.

La chiesa di Sant’Antonio Abate, nella sua conformazione odierna, è stata realizzata nel Settecento, in uno stile barocco misurato e armonioso. È noto che il progettista della struttura fu Biagio Bellotti,importante architetto e pittore. Lavori di abbellimento e restauro vennero effettuati nel secolo scorso, durante i quali il campanile fu abbattuto, e fu aperta una facciata sul lato opposto rispetto a quello sul quale c’era la facciata originaria. Da vedere, all’interno del monumento, sono la statua di Santa Maria, gli affreschi raffiguranti episodi della vita di Sant’Antonio. Sulla volta sono stati effettuati degli affreschi con la vita di Santa Maria.



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giovedì 21 maggio 2015

LA BASILICA SI SAN GIOVANNI BATTISTA A BUSTO ARSIZIO



La basilica di San Giovanni Battista è il principale luogo di culto cattolico di Busto Arsizio, dedicato al patrono della città. Come la chiesa di San Michele Arcangelo, anche questo edificio sorge sui resti di una cappelletta longobarda di circa otto metri di larghezza.
Nel 1948 la chiesa è stata elevata alla dignità di basilica minore.

Il luogo venne dedicato a san Giovanni Battista dai Longobardi ed era, all’epoca, esterno all’originario villaggio. Come spesso accadeva, infatti, i dominatori Longobardi si sistemavano in nuovi alloggi esterni al nucleo dei paesi che avevano conquistato. Sul lato opposto a San Giovanni, sempre opera Longobarda fu la fondazione di San Michele.
A detta del cronista del '600 Crespi Castoldi, che vide emergere le fondazioni di detto antico edificio durante i lavori per la nuova chiesa, si trattava di una cappelletta di circa otto metri di larghezza. Assimilabile alle cappellette dei paesi sperduti di montagna che possiamo ammirare ancor oggi.
Alla primitiva cappella dedicata dai Longobardi a San Giovanni, loro santo protettore, fu una prima volta sostituita, alla fine del XIII o all’inizio del XIV secolo, da nuova costruzione in forma di basilica romanica con tre navate e tre absidi semicircolari. Il sontuoso campanile (1400-1418), fu opera di grande impegno tecnico ed economico, a base quadrata, alto, massiccio, con otto campi sovrapposti su ogni faccia, cella campanaria con bifore, cuspide conica, realizzato in mattoni in vista secondo una tradizione costruttiva tipica Lombarda. Ha un concerto di 9 campane in “la”.
Poiché l’edificio risultò presto insufficiente, si ritenne di intervenire per le aumentate esigenze di culto, aggiungendo due cappelle laterali (1466-70). Nel frattempo, però, la Pieve veniva trasferita da Olgiate a Busto Arsizio, per ordine di San Carlo Borromeo, sicchè venne ampliato presbiterio (1582-99), ma alla fine si decise per la ricostruzione, non senza ripensamenti e difficoltà.

Il campanile a base quadrata, in muratura a vista, risale al periodo tra il 1400 e il 1418; costituisce la parte più antica dell'edificio attuale.

È una delle più importanti opere barocche della provincia di Varese. La prima pietra della nuova basilica venne posata il 26 maggio 1609, ma la prima funzione si celebrò solo nel 1614, a lavori ancora non ultimati, in occasione della festa patronale. All'epoca erano state realizzate solo l'abside e il transetto con le relative cappelle: non erano ancora presenti le tre navate. I lavori proseguirono e la cupola venne ultimata nel 1635, dopo 26 anni dall'inizio dei lavori. La basilica venne consacrata nel 1646 (o 1640) dal vescovo di Bobbio Monsignor Francesco Maria Abbiati.

L'imponente facciata è costituita da un ordine inferiore di lesene binate ioniche, un protiro con frontone arcuato, porte di rame e bronzo con bassorilievi raffiguranti la vita di San Giovanni Battista (opera di Enrico Astorri del 1908), statue di Sant'Ambrogio, San Carlo Borromeo, Fede e Carità e altre innumerevoli opere risalenti a varie epoche. Tuttavia la facciata risultava ancora incompleta: la parte superiore venne completata fra il 1699 e il 1701 da Domenico Valmagini, il quale vi inserì un grande finestrone ovale, un frontone spezzato a doppia curvatura, le statue di San Pietro, San Paolo e di quattro profeti (tutte opere di Giovanni Pozzi), e la statua centrale di San Giovanni Battista (di Siro Zanelli), che rappresenta il punto più alto della facciata.

Edificato nei primi anni del XV secolo, il campanile della basilica fu realizzato per due motivi: uno, ovviamente, religioso, in quanto nel 1400 il borgo di Busto Arsizio stava vivendo un periodo di pestilenze che aumentò la commozione religiosa al punto di realizzare un'opera concreta simbolo di devozione dei bustocchi. Il secondo era militare: la costruzione del campanile fu, infatti, finanziata in parte dal Comune, in quanto sarebbe potuto essere utilizzato come torre di avvistamento a scopo difensivo, in quanto la chiesa si trovava non lontano dal centro del rettangolo delle fortificazioni. Nel 1409 venne fusa e collocata sul campanile la campana maggiore, mentre la costruzione fu ultimata nel 1418, anno della venuta di papa Martino V a Milano per la consacrazione dell'altare maggiore del Duomo. Il costruttore fu Pietro Francesco Crespi Castoldi.

All'interno la chiesa è coperta con volte a botte e a vela, le tre navate sono separate da file di piloni ionici e da colonne. Sotto gli archi sono appese grandi tele raffiguranti la vita di san Giovanni Battista, dipinte tra la fine del Seicento e i primi del Settecento da autori ignoti, con l'eccezione di Gesù con i discepoli del Battista e di Erodiade e Salomè con la testa del Battista, attribuite a Carlo Preda. Il transetto sinistro ospita, invece, due affreschi del XVII secolo (Riposo durante la fuga in Egitto e Natività), attribuiti ad Antonio Crespi Castoldi.

Più recenti (tra il 1904 e il 1923) sono le decorazioni con graniglia rosata e marmo variegato (di Giuseppe Cerami e Pirro Bottaro) e gli affreschi della cupola (Glorificazione del Battista), dei pennacchi (Evangelisti) e delle volte (Beata Giuliana e beato Bernardino, Immacolata Concezione, L'Eucarestia e Il Papato) e del transetto minore (quattro profeti), nonché la Via Crucis in bronzo e i portali di Enrico Astorri (1908). Risalgono invece al Settecento le opere in legno scolpito come i pulpiti, il coro e la bussola. La maggior parte delle opere del presbiterio e dell'abside sono dovute a Biagio Bellotti.
La basilica di San Giovanni Battista ha in tutto sei cappelle laterali:
cappella di san Carlo Borromeo situata nella testata destra del transetto minore ed è contemporanea alla realizzazione della chiesa. Le tele e gli affreschi raffiguranti alcuni episodi della vita del santo sono di anonimi autori del Seicento;
cappella delle Reliquie situata nella testata sinistra del transetto minore ed è anch'essa contemporanea alla realizzazione della basilica, ma inizialmente era dedicata agli apostoli e a san Francesco. Contiene reliquari di legno e tele raffiguranti il martirio di San Sabino, il Perdono d'Assisi e la Madonna con il Bambino (di Gaudenzio Ferrari);
cappella di Sant'Ambrogio e Beata Giuliana realizzata nel 1780 da Biagio Bellotti e contiene una cornice con le figure della Fede e della Carità, una pala con sant'Ambrogio e la Madonna che incorona la beata Giuliana e il tabernacolo con raffigurata la chiesa che mostra le reliquie della beata;
nella cappella del Crocifisso si trovano affreschi di Francesco Maria Bianchi risalenti al 1727, un crocifisso del Settecento e il dipinto del 1623 Cristo morto con san Domenico di Daniele Crespi;
la cappella di San Giuseppe (già dedicata ai santi Giovanni Evangelista, Gerolamo ed Orsola presenta un altare in stile tardo-neoclassico di Pietro Olgiati (1856) e due affreschi (Miracolo di san Giovanni evangelista e Miracolo di sant'Orsola) del 1622 di Giovan Francesco Lampugnani;
la cappella della Madonna contiene una statua lignea dell'Immacolata, opera di Ambrogio Moioli (1905).

Sulle due cantorie ai lati dell'altare maggiore, si trova l'organo a canne Mascioni opus 310 costruito nel 1912 e restaurato dalla stessa ditta negli anni cinquanta del Novecento e nel 2012.

Lo strumento, a trasmissione elettrica, ha la consolle alle spalle dell'altare, nel coro, avente tre tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note.

All'esterno della chiesa, sul fianco destro, si trova il "mortorio", un tempietto di autore ignoto, realizzato tra il 1689 e il 1692, che doveva ricordare ai passanti il mistero della morte, mediante esposizione dei teschi, ancor oggi visibili da via Milano. Al suo interno vi sono dipinti con angeli e simbolismi sulla Passione. Erano anche visibili dei dipinti all'esterno raffiguranti le età dell'uomo, i vari aspetti della morte, virtù, purgatorio e angeli piangenti, oggi trasportati nella chiesa di San Gregorio Magno.




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mercoledì 29 aprile 2015

LA CHIESA DI SANTA MARIA IN CA' DESERTA A LAVENO



Sorge su un antico luogo di culto, testimoniato fin dal 1081. Anticamente era la chiesa parrocchiale.

Una prima testimonianza scritta del 1081 afferma che la chiesa venne donata in quell’anno al monastero di Cluny. Prima del XV secolo viene eretta a parrocchia ed è luogo di sepoltura di salme, fino al XVII secolo quando il titolo parrocchiale venne conferito alla Chiesa dei Santi Giacomo e Filippo. Successivamente all’editto napoleonico di Saint Cloud del 1796 riacquisì la sua funzione cimiteriale, unica funzione esclusiva ad oggi. Nel corso del XIX secolo l’occupazione austriaca (1848-’59) la adibì a polveriera.

L’attuale facciata è frutto di una ricostruzione del 1756, in occasione della quale venne però mantenuta la facciata originaria del 1600, come si evince dagli elementi tuttora presenti: ai lati dell’ingresso vi sono due lunette affrescate, una del Seicento raffigurante S. Giovanni Evangelista a destra e una a sinistra che si presume appartenere all’antica e originaria chiesa romanica, date le caratteristiche tipiche del periodo tra il Trecento e il Quattrocento. Sempre all’esterno, sul sagrato antistante la chiesa, vi sono le edicole della Via Crucis contenenti formelle in ceramica realizzate dall’artista Oreste Quattrini nel 1990.

All’interno l’altare maggiore ligneo di epoca barocca conserva la statua dell’Assunta, alla quale la chiesa è dedicata, mentre gli altari laterali sono dedicati a S. Giovanni Battista e al Ss. Crocifisso.



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domenica 19 aprile 2015

IL SANTUARIO DELLA MADONNINA DELLA PUNTA A MACCAGNO



Il santuario è collocato su un masso roccioso a picco sul lago Maggiore. In origine era una piccola cappella ad aula unica, con un piccolo pronao sostenuto da due colonne, costruita su di un terrazzo di roccia e sorretta da pilastri in pietra.
La notizia piu’ antica che si ha del santuario è del 1574, data della visita di San Carlo Borromeo. Nel 1935 venne annoverato tra i 72 santuari mariani con il privilegio di poter celebrare la Messa Giubilare. La suggestione del santuario è data sia dalla posizione su un promontorio roccioso del lago.
La facciata ha forme barocche ed una copertura in tegole di pietra sovrapposte che gli conferiscono eleganza. L’interno è notevole per i suoi quattro altari, di cui il maggiore in marmo, il prezioso organo (pare sia stato il primo organo della Scala di Milano) e le vetrate, realizzate negli anni ’70. Oggetto del culto popolare, è la statua lignea raffigurante la Vergine con il Bambino, coperta da abiti di raso bianco, decorazioni in oro e mantello azzurro.
Vi è inoltre un affresco rappresentante la Madonna collocato sopra l’altare, sulla parete di fondo della chiesa.



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martedì 7 aprile 2015

IL DUOMO DI DESENZANO DEL GARDA

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Costruito su un precedente edificio religioso il Duomo di Desenzano tra il 1586 e il 1611 su progetto dell'architetto bresciano Giulio Todeschini è dedicato a Santa Maria Maddalena, come la vecchia Pieve.

La facciata del 1702, in stile Barocco, è ornata da statue di Lorenzo Muttoni e Sante Calegari il Giovane e richiama la Chiesa del Gesù di Roma.

L'interno, a tre navate, è uno degli esempi più belli del tardo rinascimento nella provincia di Brescia.

Le sedici colonne di stile dorico in marmo di Botticino sostengono la volta a botte unite fra loro da belle arcate.

Nella sacrestia è conservata una pregevole "Deposizione" e una serie di piccole tele illustranti "I misteri del Rosario".

All'interno del Duomo si trovano altre opere di pittori, tra cui Giovanni Andrea Bertanza di Padenghe, Donato Zenone, Domenico Cignaroli.

La costruzione del duomo di Desenzano del Garda dedicato a S. Maria Maddalena iniziò con la posa della prima pietra il 1° novembre 1586. L'anno precedente il Comune ne aveva commissionato il progetto all'architetto bresciano Giulio Todeschini, che già aveva ideato i portici del palazzo comunale (oggi Palazzo del Turismo) nel 1566. Il 6 dicembre 1611, a 25 anni dall'inizio dei lavori, la chiesa fu consacrata dal vescovo di Verona Alberto Valier. Della precedente costruzione demolita per far posto all'attuale, non restarono che il campanile "ultimato nel 1504", tre pale d'altare e la statua di legno dorato raffigurante S. Maria Maddalena. L'aula della chiesa, a tre navate, misura circa 35 metri di lunghezza e 20 di larghezza;l'abside, rettangolare, misura circa 16 metri di profondità e 10 di larghezza. L'altezza massima della navata centrale è di circa 15 metri. La facciata principale è di chiaro impianto settecentesco, mentre il portale, in pietra di Bottoncino, era stato collocato già nel 1696. La statua di S. Maria Maddalena che lo sovrasta opera di Santo Callegari di Brescia, fu collocata il 15 ottobre di quello stesso anno. Al semplice impianto basilicale della chiesa furono poi aggiunte due cappelle laterali, una destinata alla custodia del SS.mo Sacramento nel 1738, ed un'altra dedicata alla santa concittadina Angela Merici nel 1884. La navata centrale offre una discreta prospettiva con colonnato di stile dorico concluso con un elegantissimo cornicione in stucco, opera di specialisti probabilmente mantovani, nella classica disposizione a metope e triglifi. Vi sono raffigurati arredi per il culto, figure geometriche, cherubini e santi di speciale devozione: S. Maria Maddalena, i SS. Vincenzo, Benigno e Anastasio, S. Angela Merici e S. Carlo Borromeo. Queste ultime raffigurazione consentono di far risalire la composizione dell'opera agli anni compresi tra il 1619 ed il 1628.

Negli spazi tra le arcate ed il cornicione il pittore secentista veneziano Andrea Celesti dipinse sedici tele raffiguranti gli apostoli ed i simboli degli evangelisti. Sono dello stesso autore la grande tela raffigurante " LA RISURREZIONE", sopra la porta principale e le due raffiguranti forse i SS. Pietro Paolo, ai lati della medesima porta. Passando alla navata sinistra nella prima cappella si trova l'antichissima statua di S. Maria Maddalena (1525 ca.) collocata qui nel 1958 dopo varie peregrinazioni. Segue poi l'altare dei SS. Nicola da Tolentino, Pietro e Andrea. La parte superiore dell'altare è opera dell'intagliatore bresciano Giovanni Battista Lancini (1610) mentre la pala è di Zenone Veronese che l'ebbe commissionata nel 1536 ma non la realizzò che dopo il 1541. La parte inferiore dell'altare è un'imitazione recente, sotto la mensa è venerato un bellissimo Cristo Morto di grandezza naturale, opera di fattura bresciana del primo '600. Segue la cappella dedicata nel 1884 a S. Angela Merici. E' sicuramente l'aggiunta meno felice apportata all'armoniosa classicità del duomo, vi si respira già un'aria di Liberty - Belle Epoque che poco si integra con il resto dell'edificio. La modesta pala di Giuseppe Sereni di Roma (1882), oggi in sacrestia è stata sostituita da una fattura moderna. Nel tabernacolo dell'altare sono conservate le reliquie di S. Angela Merici un tempo custodite in una bellissima arca di legno ricoperta di lamina d'argento (rubata nel 1983), opera dell'argentiere bresciano Pietro Arici (1771); il reliquiario attuale ne è un blando ed infelice tentativo di imitazione. Nel nicchione sinistro della cappella si trova la la bella pala d'altare anch'essa proveniente dalla soppressa chiesa di S. aria de Seniorbus, raffigurante i Santi Rocco e Sebastiano che insieme alla Vergine implorano la SS. Trinità, opera del veronese Giovanni Ceschini che la dipinse nel 164. Ai fianchi dell'arco d'ingresso sei piccole tele raffigurano altrettanti momenti della vita della Santa. Sono opera del desenzanese Pietro Rizieri Calcinardi eseguite nel 1841. Dello stesso Calcinardi è il disegno dell'altare seguente dedicato alla Madonna del Rosario. Fu collocato nel 1840 al posto dell'altare barocco precedente. La freddezza del neoclassicismo e del bianco marmo di Carrara non sono per nulla attenuati dai successivi tentativi di modificare l'effetto. Resta la straordinaria bellezza della statua secentesca della Madonna, statua che era stata incoronata nella piazza principale nel gennaio 1618. Nell'ampia e maestosa cappella dedicata alla conversazione del SS. Sacramento, fu edificata nel 1738 grazie alla munificenza del desenzanese Pietro Panizza , sull'altare si può ammirare "L'ultima cena" di Giambattista Tiepolo, eseguita tra il 1738 ed il 1743. La volta del piccolo presbitero ed i pennacchi della cupola sono opere del veronese Giogio Anselmi, mentre di Lorenzo Muttoni sono le quattro statue in stucco raffigurante le virtù. La pala di S. Antonio di Padova è è di Costantino Borti, ignoti sono gli autori dell due belle lunette laterali con "la Samaritana al pozzo - e il Cristo che cammina sulle acque" e delle quattro piccole e mediocre tele con scene della passione di Gesù. I confessionali, costruiti nel 1668, modificati da recenti restauri che ne hanno modificato la struttura secentesca. Nella sesta cappella un altare modesto rifatto nel 1885 racchiude le reliquie dei SS. Vincenzo, Begnino ed Anastasio, patroni secondari della città, che sono raffiguranti nella, opera di Zenone Veronese, eseguita tra 1536 ed il 1543.
Al termine della navata sinistra si apre la sacrestia,sopra la cui porta d'ingresso è collocata una pala d'altare di notevoli dimensioni,rafigurante S. Michele Arcangelo, con la spada fiammeggiante nell'atto di scacciare all'inferno Lucifero e gli angeli ribelli, in alto il Padre Eterno è supplicato da S. Francesco d'Assisi e da S. Maria Maddalena, opera eseguita nel 1595 dal pittore Andrea Bertanza. All'interno della sacrestia sono conservati e ammirare: un "Crocefisso seicentesco", i "Misteri del Rosario" di Andrea Bertanza tratti da una originale di Jacopo Palma il giovane (1610), un ritratto di "S. Angela Merici del Moreto" (1540), un'"Annuciazione" probabile scuola di Pier Maria Bagnatore di Brescia (fine sec. XVI),due "ovali raffiguranti S. Antonio da Padova e Gaetano da Thiene" sec. XVIII, una "Deposizione" con S. Maria Maddalena e S. Angela Merici, del bresciano Francesco Zugno (1608), che la esegui per la sala consigliare del municipio, due ritratti di vescovi Veronesi (Giovanni Avogadro 1790 - 1805 e Innocenzo Liruti 1807 - 11827). Sopra la porta d'uscita della sacrestia si trova una pala d'altare raffigurante "la Vergine venerata da S. Agostino e da S. Monica" opera del veronese Domenico Riccio detto "il Brusasorzi" (1565). Il presbiterio dominato dal maestoso altare maggiore, edificato nel 1702 dal rezzatese Pietro Bonbastone con statue di Santo Callegari.
A sinistra l'organo in cassa di legno barocca è opera della Fabbrica dei Fratelli Serassi di Bergamo, realizzato nel 1826 e ampliato nel 1884, di fronte a questo una pala raffigura S. Cecilia con uno stormo d'angeli musicanti, opera del pittore gardesano Antonio Campi allievo di Andrea Celesti. Del Celesti sono le imponenti tele del coro, quello centrali raffigura "S. Maria Maddalena consolata dagli angeli" la tela di sinistra raffigura la "resurrezione di Lazzaro", mentre a destra un lussuoso banchetto ricostruisce "la cena in casa di Simone il fariseo" dove una donna peccatrice, erroneamente identificata con la Maddalena " bagna di lacrime i piedi di Gesù. Sulle finestre due piccole tele con due momenti della visita di Maria Maddalena al sepolcro del Cristo. Scendendo nella navata di destra sopra la porta del campanile una pala di " Andrea Celesti" raffigura "le nozze mistiche di S. Caterina d'Alessandria" , la successiva cappella è dedicata alla SS.ma Trinità l'altare in marmo risale al 1602, la pala opera di un anonimo del XVIII sec. raffigura la "Trinità con Maria Assunta, S. Giuseppe e S. Giovanni Battista. Segue la porta laterale, aperta nel 1607, con i battenti opera dei F.lli Benedetti del 1858. Il pulpito in legno di noce fu eseguito nel 1623 da maestranze locali. L'altare successivo è il vecchio altare di S. Angela Merici, dedicatole nel 1770, due anni dopo la sua beatificazione, la pala opera di Giandomenico Cignaroli, rappresenta S. Angela Merici, e S. Antonio di Padova e S. Luigi Gonzaga. Accanto si trova il banco della congregazione della Compagnia del SS.mo Sacramento. Successivamente un bellissimo altare in legno dorato accoglie la pala raffigurante il" Cristo che da la pace ai discepoli dopo la resurrezione", opera datata e firmata da Andrea Bertanza (1614), l'altare era di proprietà della nobile famiglia Pace. Nell'ultima cappella vi è raffigurato " il Battesimo di Gesù nel Giordano" anchessa opera di A.Celesti (1696), la vasca del battistero, è un monoblocco di marmo rosso di Verona, fu commissionato dal comune nel 1620, le due acquasantiere ai lati della porta sono opere dei marmorini realizzatesi nel 1694.



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domenica 22 marzo 2015

LE VILLE DI COMO : VILLA MONASTERO

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Un vasto parco, popolato da alberi secolari, ospita la storica Villa Monastero Pax. La proprietà si affaccia direttamente sull’acqua ed è circondata da alte mura di pietra.
L’effetto scenografico è garantito dalla posizione unica, dagli orizzonti aperti sui panorami comaschi, dagli scorci architettonici romantici e dai riflessi della fonte di acqua purissima che irrora le antiche rose e le secolari magnolie del parco.

Il complesso risale ad un'epoca molto antica: lo raccontano le alte mura di cinta con base romana e le terme.

Villa Monastero nasce infatti dalla continua ristrutturazione dell'antico monastero cistercense femminile di Santa Maria dal 1208 circa.
E' probabile che la sua fondazione sia da mettere in relazione con gli insediamenti religiosi della sponda opposta del lago: con il monastero dei SS. Faustino e Giovita sull' lsola Comacina, da cui provenivano i profughi del 1169.

Villa Monastero è una villa eclettica di gusto nordico. L'edificio è inizialmente un monastero femminile cistercense fondato a fine XII secolo a Varenna, che all'inizio del Seicento viene trasformato dalla famiglia valsassinese Mornico e successivamente ristrutturato e decorato in stile eclettico in particolare tra il 1897 e il 1909 dal suo ultimo proprietario tedesco Walter Kees, della città di Lipsia. L'ultimo intervento amplia inoltre il giardino. Nel 1936 la villa viene donata per diventare bene pubblico e museo dalla famiglia milanese di origini svizzere De Marchi. Nel 1940 viene aperto al pubblico il giardino e nel 1953 viene creato il centro congressi. Negli anni Settanta il compendio è di proprietà del Consiglio Nazionale delle Ricerche e la villa è gestita dall'amministrazione della Provincia di Como; nel 1996, con l'istituzione delle nuove province, la sua gestione passa all'amministrazione della Provincia di Lecco che istituisce la casa museo. Nel 2009 l'intero compendio viene acquistato dalla Provincia di Lecco.

All'interno di Villa Monastero è istituita e aperta al pubblico nel 2003 una casa museo, riconosciuto nel 2005 dalla Regione Lombardia. Già nel 1996 era stata realizzata la parte monumentale della Casa Museo con 14 sale con decorazioni originali e l'arredamento originale dei vari proprietari. La casa museo è stata visitata da più di 40'000 visitatori. La casa museo conserva inoltre la collezione di strumenti scientifici appartenuti a Giovanni Polvani (1892-1970, Presidente della Società Italiana di Fisica e del Consiglio Nazionale delle Ricerche) (strumenti di ottica, elettronica e meccanica)

Villa Monastero è circondato da un giardino con numerose rare specie botaniche. Il giardino, in allestimento a terrazze, è stata strutturata in diversi modelli nel corso degli anni, pur mantenendo un principale tema ricorrente. Il clima mite, peculiare al lago, permette numerose specie botaniche provenienti da tutto il mondo a crescere. Più specie sono aggiunti ogni anno. Nel 2013, più di 1.000 nuove specie sono stati piantati. Ad ogni volta che dei visitatori anno possono godere di una vera esplosione di colori, forme e profumi.

Oggi Villa Monastero è anche una casa museo in cui sono esposti un gran numero di oggetti appartenenti ai suoi diversi proprietari. Stile e gusto caratterizzano questo gioiello unico che è stato splende sul lago di Como per quattro secoli. Nel 18 ° secolo, personaggi di spicco italiani e stranieri della scena culturale e artistica frequentavano la villa, che è stata poi abitata. Le 14 stanze della casa sono completamente arredati. Tutti, dal Pool Hall al Music Hall, dal Mornico Parlour alla stanza principale, offrono  l'opportunità di tornare al passato attraverso i vari stili, i materiali preziosi e le decorazioni di lusso.

I fabbricati del monastero rimasero di proprietà dei Mornico dal 1569 al 1862, e durante questi tre secoli molte furono le ristrutturazioni funzionali. Dalla seconda meta dell'Ottocento, villa Monastero cominciò a subire una serie di trasformazioni ad opera dei successivi proprietari (Genazzini, Maumary Seufferheld, Kees, De Marchi).

Di particolare interesse è lo scalone, realizzato con marmi policromi, ceramiche, stucchi; anche il bagno detto pompeiano o di re Faruk, e un singolare documento di questo gusto.
Nel 1918 la proprietà fu confiscata e passò all' Opera Nazionale Combattenti; venne poi venduta al dott. Marco De Marchi il quale in seguito la lasciò in donazione all'lstituto Italiano di Idrobiologia Marco De Marchi.

Se il Mornico, primo proprietario privato, nella realizzazione della propria dimora si era ispirato a prestigiosi edifici tardorinascimentali lariani, Kees sembrò tenere presente non solo altre residenze locali, quali la villa Melzi di Bellagio e Villa Balbianello di Lenno, ma anche le suggestioni che gli provenivano dalla terra d'origine, che conferiscono alla dimora un aspetto piuttosto inconsueto nel panorama lariano. Seguendo il proprio gusto, che risente dello storicismo della seconda metà del XIX secolo, egli trasformò l'edificio seicentesco in una comoda residenza di villeggiature, dotata di notevoli comfort (un impianto di riscaldamento centralizzato, ovviamente germanico), arredandola con mobili ed oggetti che rivisitano gli stili del passato. Citazioni dal barocco tedesco compaiono soprattutto nella decorazione a stucco con lumeggiature dorate dell'imponente scalone in marmi vari, completata con ancor più evidenti richiami al mondo germanico con pannelli in maiolica in cui sono raffigurati Bach, Kant, Helmotz e Schlueter, il maggior architetto barocco. Vi sono però anche analogie nell'esuberanza decorativa degli arredi con le residenze che Luigi II di Baviera si era fatto costruire pochi anni prima, in particolare con Linderhof ed Herrenchiemsee.
L'elegante prospetto, su due piani, si affaccia direttamente sul lago lungo le cui sponde fa bella mostra di sé un singolare giardino, lungo e stretto, dove un'abbondante vegetazione accompagna il visitatore fra terrazze e belvedere panoramici con inconsueti scorci sul bacino centrale del lago. Statue e sculture ornamentali scandiscono il vialetto antistante cui si può accedere dal lago attraverso un'elegante scalea monumentale. Lo spiazzo antistante l'edificio, costruito a terrapieno, è ornato da balaustre e colonne tortili con un pregevole esempio di fontana barocca a quattro bacini sovrapposti. Fra il verde e i fiori del parco spiccano grandi vasi in pietra lavorata e un gruppo marmoreo incompiuto del Comolli noto come La Clemenza di Tito sul cui basamento si può ancora leggere un'antica iscrizione: "Morte trasse di mano a Gio. Battista Comolli lo scalpello che preparava questo storico emblema, nel 20 dicembre 1830". Tutto intorno eleganti cancellate in ferro battuto con lo stemma dei Mornico cingono la villa stagliandosi contro l'azzurro delle acque.
In questo scenario incantevole Fogazzaro scelse di ambientare la commedia "Nadejde" che gli fu probabilmente ispirata da un soggiorno presso questa elegante dimora. Dell'antico convento rimane la cappella che oggi è adibita a sala di studio e convegni.



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domenica 1 marzo 2015

MUSEI MILANESI : POLDI PEZZOLI

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Il Museo Poldi Pezzoli è una casa museo situata nel centro di Milano a pochi passi dal Teatro alla Scala. Fu inaugurato ufficialmente il 25 aprile 1881.

Fa parte del circuito delle "Case Museo di Milano" ed espone opere di numerosi artisti, fra i quali: Perugino, Piero della Francesca, Sandro Botticelli, Antonio Pollaiolo, Giovanni Bellini, Michelangelo Buonarroti, Pinturicchio, Filippo Lippi, Andrea Mantegna, Jacopo Palma il Vecchio, Francesco Hayez, Giovanni Battista Tiepolo, Jusepe de Ribera, Canaletto, Lucas Cranach il Vecchio, Luca Giordano.

Nacque come collezione privata di Gian Giacomo Poldi Pezzoli e dei suoi predecessori, in particolare della madre: Rosa Trivulzio. Rosa, figlia del principe Gian Giacomo Trivulzio, proveniva infatti da una nobile famiglia di letterati in stretto contatto con le menti migliori del Neoclassicismo milanese e con poeti come Vincenzo Monti e Giuseppe Parini. Alla morte del marito (1833) si occupò lei dell'educazione del figlio, nato nel 1822, il quale crebbe in mezzo ai letterati del tempo e alle arti, che la madre coltivava ingrandendo la già cospicua collezione di famiglia.

Ereditati palazzo e patrimonio alla maggiore età (raggiunta, secondo la legge austriaca dell'epoca, a 24 anni, nel 1846), Gian Giacomo si dedicò all'ampliamento della raccolta. Inizialmente si concentrò sull'acquisto di armi e armature (in quel periodo molto richieste come oggetti da collezione). Sostenne i moti rivoluzionari del 1848 con grande passione, e al ritorno degli austriaci fu multato ed esiliato. Per oltre un anno viaggiò in tutta Europa venendo così a contatto con altri collezionisti e numerose mostre, tra cui le prime esposizioni internazionali.

Già nel 1846 Gian Giacomo aveva iniziato i lavori necessari a ricavare un appartamento proprio, distinto da quello della madre, che impronterà alla moda del momento basata sull'eclettismo degli stili: Barocco, primo Rinascimento, stile trecentesco trovano spazio proprio nelle diverse stanze dell'appartamento, che venne apprezzato e visitato tanto dal pubblico quanto dagli artisti dell'epoca.

Le sale vennero concepite come preziosi contenitori di una serie di opere d'arte antica e sono appositamente ideate per accogliere quadri e arredi, più come una moderna galleria d'arte, che una vera a propria casa improntata alla dimensione privata e personale.

Fu una sala del primo piano ad essere per prima adattata per ospitare l'armeria, sotto la direzione dell'architetto Giuseppe Balzaretto e dello scenografo Filippo Peroni. Fu completata nel 1850 in stile neogotico, e fu seguita dalla stanza da letto, il cui allestimento fu ispirato invece al manierismo lombardo. Le opere di decorazione e allestimento delle altre sale (a partire dallo Studiolo Dantesco, 1853-56) furono affidate a Giuseppe Bertini, pittore e docente all'Accademia di Brera, a Giuseppe Speluzzi, ebanista e bronzista, e al pittore Luigi Scrosati. I lavori interessarono poi la Sala Gialla, la Sala Nera e lo scalone monumentale (completato nel 1857 e arricchito in seguito da una fontana in stile barocco).

Sempre sensibile ai contributi di artisti e pensatori provenienti da tutta Europa, che spesso ospitava, Gian Giacomo spaziava negli interessi dall'armeria alla pittura, dai tessuti e arazzi, dai vetri alle ceramiche, dalle oreficerie alle arti applicate. La collezione è divenuta dagli anni settanta un punto di riferimento sia in Italia che all'estero.

Gian Giacomo Poldi Pezzoli morì nel 1879 all'età di 57 anni. Ma già da tempo aveva stilato nel testamento il lascito della propria casa e delle opere d'arte in essa contenute alla Accademia di Brera perché ne venisse amministrata per farla divenire una vera e propria Fondazione Artistica. L'amministrazione e la direzione furono affidate a Bertini, che inaugurò ufficialmente il nuovo museo il 25 aprile 1881.


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