giovedì 11 giugno 2015

LA ROTONDA DI SAN LORENZO A MANTOVA



La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più antica della città, fondata tra la fine del XI secolo e l'inizio del XII, probabilmente per volere di Matilde di Canossa.
Ispirata alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme e dedicata a San Lorenzo (martire romano del III secolo), la rotonda è a pianta centrale, con soprastante matroneo. Un deambulatorio precede e circonda la navata, caratterizzata da otto colonne e un piccolo abside.
E' costruita in cotto, secondo la tradizione lombarda del periodo, ma osserva due colonne di marmo, alcune formelle e pilastrini in pietra di epoca precedente (VI-VIII secolo) provenienti da edifici scomparsi.

Per un editto di Guglielmo Gonzaga la chiesa venne chiusa al culto nel 1579 e inglobata in abitazioni private. Nel 1908 furono smantellate le abitazioni che l’avevano occultata agli occhi e alla storia, riportandola all’aspetto originario.

È strutturata come rotonda con nucleo centrale e ambulacro su due livelli, le cui volte a crociera (costruite su archi incastrati e archi trasversali falcati) contraffortano le spinte della cupola centrale. Pervenuta nelle facies del restauro di ripristino degli inizi del XX secolo, evidenzia molteplici zone di muratura (in laterizio) ritessuta o ricomposta: gran parte dell'esterno (lesene semicircolari incluse) salvo pochi corsi inferiori, numerose parti dell'interno e l'intera cupola.
La galleria è raggiungibile mediante due scale in spessore di muro, ed è aperta sul nucleo centrale con una serie continua di arcate su colonne cilindriche in muratura, in corrispondenza di quelle analoghe del piano inferiore. Gli archi sono rialzati e aperti nella parete curvilinea. Al piano alto si trovano sette nicchie nello spessore del muro perimetrale: lo stesso numero di nicchie che appare nelle rotonde di S. Tomè ad Almenno e di Neuvy-Saint-Sépulcre. Almeno tre elementi fanno della rotonda di S. Lorenzo un singolare esempio di "copia" della rotonda della Tomba di Cristo/Anastasis a Gerusalemme, come aveva intuito Marani.
Ai dieci sostegni dell'ambulacro corrispondono dieci sostegni al livello della galleria: la loro somma offre l'identico numero dei sostegni inferiori dell'Anastasis.
Infine, nel nucleo centrale si riconoscono parti di cinque affreschi romanici (scompartiti da pilastrini scanalati dipinti) relativi alla vita di Cristo (Magi davanti a Erode, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Crocifissione) e di uno di più difficile identificazione: Calzona (1991) vi individua il Martirio di san Lorenzo, ma Ferlisi  preferisce pensare a una Anastasis. In questo secondo caso si avrebbe una maggiore omogeneità tematica del ciclo, che diverrebbe solo cristologico, ma la presenza di una figura nuda sopra lingue di fuoco sembra accreditare il martirio di Lorenzo. Esistevano dipinti anche sopra gli archi del matroneo. Nelle tre volte a sinistra dell'ingresso ovest attuale (ne esiste un altro verso sud) si leggono consunte tracce di figure di angeli, e figure di santi fiancheggiavano le nicchie della galleria, proponendo così il simbolismo di una Hierusalem/civitas coelestis. Il totale rivestimento pittorico originario denota l'importanza attribuita all'edificio. Erano dipinte a finti marmi anche le colonne della galleria e i relativi capitelli (ne restano due esempi), mentre i pilastrini dipinti che dividono le scene cristologiche sono allineati con i sostegni superiori e inferiori, a dimostrazione della stretta relazione fra architettura e apparato decorativo. Calzona (1991) ha puntato l'attenzione su un Romanus pictor, citato in alcuni documenti mantovani (1073, 1088, 1097) e forse di provenienza romana, al quale attribuisce parte delle pitture di S. Lorenzo, che tuttavia in seguito (Calzona 2008) ha giudicato eseguite verso il 1110-1120 e non in prima fase, visto che si sovrappongono ad alcune formelle in cotto con grifoni affrontati a un cantaro (però non necessariamente di reimpiego e non necessariamente destinate a essere visibili). È da segnalare anche, in prossimità dell'abside del matroneo, la presenza di tre pilastrini di recinzione di recupero (uno con croce), presuntivamente del IX secolo.



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