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martedì 5 maggio 2015

LE CITTA' DEL LAGO DI LUGANO : PORTO CERESIO

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Porto Ceresio un porto nel verde. Una deliziosa cittadina italiana sul Lago  di Lugano, in origine detto proprio Lago Ceresio, un  ultimo lembo d’Italia proteso verso la Svizzera, nel bel mezzo dei laghi lombardi. Porto Ceresio è come un salotto immerso nella natura, incastonato tra il verde dei monti e l’azzurro del lago. Il  lungolago, in parte  sospeso sull’acqua, orlato dai giardini e dalle vecchie case del centro storico, consente, come  primo ammirato  approccio, una bella passeggiata di oltre due chilometri, che parte dalla stazione e dall’ imbarcadero per i battelli di linea e,  passando per la piazza, porta  fin quasi al confine svizzero.

Originariamente il centro abitato era costituito da due nuclei, non nettamente distinti, ma separati dall’asse stradale dell’attuale via Garibaldi. Il nucleo settentrionale era denominato “del Pozzo”: al suo interno sono ancora visibili alcune tracce di cisterna per l’acqua. L’altro nucleo, a sud, era chiamato invece “del Torchio”.
Sempre in passato non vi era possibilità di passaggio via terra tra Ponte Tresa e Brusimpiano e Porto Ceresio. L’unica via era quella lacuale. I barconi con la grande vela quadra solcavano il lago permettendo un intenso traffico di uomini e merci fra i Cantoni Svizzeri e i domini Milanesi. Purtroppo questa via era anche utilizzata dagli invasori. Ricordiamo i Franchi che a più riprese tentarono di invadere il Seprio passando per la valle, ma che furono respinti dai Longobardi. Oppure l’invasione degli Ungari, chiamati da Berengario, nel IX secolo. Nel 1100 nella Palude Ceresia si scontrarono per ben dieci anni le soldataglie di Como contro quelle di Milano a causa si Landolfo vescovo indegno e simoniaco e sostenuto dai milanesi.
Nel 1510, 1600 lanzichenecchi svizzeri guidati dal vescovo guerriero Scheiner, Cardinale di Sion, occupano Porto Ceresio per poi dilagare fino a Sion. Le truppe francesi per contrastarli applicano la tattica della terra bruciata distruggendo fattorie e mulini del varesotto, causando un generale impoverimento della popolazione

Duecento milioni di anni fa, il Mediterraneo giunse alle basi delle Prealpi: queste valli erano fiordi in cui il mare accumulava migliaia di metri di sedimenti ricchi di resti della flora e della fauna marina.
Ed ecco il formarsi delle rocce dell'Orsa e del Pravello con Dolomie, Calcari, Brecce, Diaspri e le ricchissime incrostazioni di fossili affioranti.
Poi il mare si ritirò e si originò così una palude salmastra che era il delta per fiumi e torrenti.
Cinque milioni di anni fa il mare nuovamente penetrò all'interno per poi ritirarsi lentamente.
Si originarono così foreste tropicali ma poi il clima andò raffreddandosi progressivamente portando le glaciazioni.
Durante il quaternario la regione alpina è stata interessata da una ventina di glaciazioni (l'ultima avvenuta circa 18.000 anni fa) intervallate da periodi interglaciali.
Nel territorio del comune di Viggiù sono testimoniate almeno le ultime due glaciazioni.
Le creste delle morene nel territorio della Bevera sono legate alla glaciazione antecedente l'ultima, come anche le sabbie e le ghiaie cavate nelle cave Valli e Rainer sono depositi riferibili alla glaciazione Riss.
Il massiccio del monte Orsa è una delle cime più belle della provincia di Varese: la cresta rocciosa a picco sul bosco sottostante arriva a 984 metri.
E' di natura carsica, e ricca di grotte naturali tra cui la famosa grotta "mamma Emma".
I fianchi del monte sono ricoperti da bosco ceduo misto non molto fitto. In passato era una zona frequentata da orsi, cervi, lupi che ne facevano una naturale riserva di caccia.
Deve il suo nome probabilmente all'uccisione di un'orsa di proporzioni gigantesche da parte di A. Mozzoni, signore di Bisuschio, durante una caccia in onore di Galeazzo Maria Sforza (1400).
Le grotte ivi presenti molto probabilmente non furono abitate in epoca preistorica, ma vennero utilizzate come nascondiglio durante le invasioni barbariche e nel tardo medioevo.
Su una cresta calcarea a vegetazione rada vi sono i resti di diverse postazioni di guardia e mitragliere.
Un sentiero di ghiaia scende seguendo nel bosco il costone, incontrando ogni tanto piazzole erbose fiorite da primavera all'autunno inoltrato. Poi il bosco degrada ripido a valle.
Nella roccia troviamo strane spaccature, mentre il sentiero diventa mulattiera. La cima del monte fa da spartiacque fra la pianura lombarda e il Canton Ticino, così si può ammirare il lago Ceresio e la campagna prealpina.

A Porto Ceresio, sia sul monte Grumello sia in prossimità della stazione ferroviaria (procedendo verso Borgnana e Cuasso al Monte), esistono delle fortificazioni militari risalenti alla prima guerra mondiale che fanno parte della cosiddetta Linea Cadorna, il sistema di fortificazioni costruito lungo il confine italo-svizzero tra il 1915 e il 1918, quando si temeva che le truppe austro-tedesche potessero invadere il territorio italiano penetrando dai valichi alpini.

L’avvio dei lavori per la realizzazione di questa “Linea di difesa alla frontiera nord” fu ordinata dal generale Luigi Cadorna, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, sulla base di progettazioni, ricognizioni, indagini geomorfologiche e pianificazioni iniziate già nei 50 anni precedenti. La montagna venne sfruttata e in alcuni tratti scavata per realizzare cannoniere, depositi di armi, postazioni per fucilieri, punti di mira, ecc.

La Linea Cadorna non fu coinvolta nelle operazioni belliche né durante la prima guerra mondiale né durante la seconda, ad esclusione di due tratti, Monte San Martino (VA) e Ossola (VB), che tra il 1943 e il 1944 vennero utilizzati come basi partigiane del Gruppo “Cinque Giornate” agli ordini del ten. col. Carlo Croce e dei partigiani della “Repubblica dell’Ossola”.

Il tratto di Linea Cadorna presente sul monte Grumello è facilmente raggiungibile dalla strada che porta alla frazione di Ca’ del Monte. Poco prima della località Piazzone, dove è possibile lasciare le auto, si trova infatti un sentiero in salita indicato da un cartello di colore giallo. In breve tempo si raggiungono le posizioni di fanteria e i punti di osservazione. Un complesso sistema di gallerie si snoda su più livelli disposti concentricamente, sino ad arrivare in vetta (720 m.). I camminamenti, sia quelli all’aperto che quelli coperti, sono facilmente percorribili. Una torcia elettrica può essere utile per inoltrarsi nelle trincee sotterranee e nei ricoveri in tutta sicurezza.
Raggiunta la vetta del monte Grumello si potrà godere di un panorama mozzafiato sul lago di Lugano.

Museo Etnografico Appiani Lopez presenta una raccolta di oggetti riguardanti la vita quotidiana, le abitudini e le risorse degli abitanti di Porto Ceresio nel periodo 1850-1940 circa; una sezione è dedicata agli scultori e agli artisti del paese attivi nel XIX e XX secolo. Una Mostra Permanente dedicata alle opere di pittura stuccatura realizzate dagli Appiani nel 1600 e 1700.

Porto Ceresio sorge sulle sponde meridionali del lago di Lugano, il suo territorio appartiene alla provincia di Varese e confina col Canton Ticino. Il Museo è situato nel nucleo antico del paese, nella Corte del Pozzo: in esso sono raccolti oggetti e testimonianze legati alla vita passata in Porto Ceresio, in particolare al periodo compreso tra la metà del 1800 e i primi decenni del 1900.

La Corte del Pozzo deve il suo nome alla presenza di un pozzo di acqua dolce i cui resti sono visibili in prossimità dell'arco di ingresso. La denominazione di Corte del Pozzo risulta fin dal 1721 nei documenti relativi la prima misurazione in are del territorio di Porto Ceresio, allora parte del Ducato di Milano.

La Corte è collocata al termine della Via del Pozzo che ha inizio nella piazza principale, piazza Bossi. Superato l'arco d'ingresso, ecco aprirsi la Corte il cui perimetro rettangolare è segnato da due edifici disposti a elle e da una coppia di alti muri perimetrali, speculari ai due fabbricati. L'edificio più alto, posto di fronte a1l'arco d'ingresso,era in origine una casa padronale; quello più basso diviso in modesti appartamenti, era probabilmente utilizzato peri servizi e abitato da sottoposti. Attraverso un corridoio dell'edificio più basso si accede ad una piccola corte interna, a tutti i locali posteriori ed al giardino. I lavori di restauro degli edifici sono stati eseguiti nel rispetto delle strutture primitive: le scale di pietra e i soffitti di legno sono stati conservati, i pavimenti sono stati ricostruiti con elementi recuperati da vecchie case demolite nel paese, le porte e le finestre sono state rifatte secondo antichi modelli.

Nel dicembre 1973 venne presentata da Luciano Appiani e sua moglie Mirella Lopez una piccola mostra di oggetti e manufatti legati alla vita passata di Porto Ceresio. Questa mostra era il risultato di un periodo di ricerca che aveva coinvolto,oltre ai promotori, soprattutto gli anziani. Tale esperienza portò alla decisione di continuare il lavoro con una ricerca che continua a tutt'oggi. Gli anni dal 1972 al 1975 furono dedicati al reperimento e al recupero di oggetti e testimonianze, con l'intenzione di salvare dalla distruzione e dall'oblio quanto potesse documentare il passato di Porto Ceresio. Le ricerche portarono presto a un consistente insieme di materiali e all'esigenza di una sede dove ospitarli. Venne per questo scopo acquistato, a lotti, nell'arco di dieci anni, tutto il complesso della Corte del Pozzo.
Oggi il museo si compone di 11 stanze con esposizione a tema e un giardino in cui sono esposti grossi attrezzi agricoli e barche.
La sala Appiani è dedicata agli artisti della famiglia Appiani vissuti nel 1600-1700. Andrea fu attivo a Roma nella prima metà del 1600, prima presso la famiglia Borghese e poi come architetto "scenografo in Vaticano. V PIETRO FRANCESCO e JACOPO ANDREA fratelli, stuccatori operanti nella prima metà del 1700 soprattutto in Germania. Giuseppe Ignazio figlio di Pietro Francesco fu operante in Germania per quasi tutto il 1700, pittore della Corte di Magonza.

Il bosco e la lavorazione del legno. Vi sono raccolti gli strumenti per il taglio dei boschi, per il trasporto della legna, per la costruzione di oggetti di legno di uso quotidiano, per l'utilizzo dello strame. Vi è esposta una pianta catastale riguardante la prima misurazione del territorio di Porto Ceresio in are: in precedenza la misura usata era il "trabucco milanese".

Nella stanza 2 pianoterra è presente la cucina e la preparazione degli alimenti. Nel locale sono presenti i resti di un ampio camino, corredi di utensili di rame per lo stesso; una stufa economica con corredo di utensili di alluminio; piattaia e credenza con terraglie del lago Maggiore; utensili per la conservazione e la preparazione dei cibi.

Nella stanza 3 pianoterra sono esposti strumenti per la raccolta dell'uva, per la torchiatura,per il recupero delle vinacce, per l'imbottiglia1nento, misure di mescita, rubinetti di legno per i tini, imbuti.

Nelle stanze 4 e 5 ci sono gli arnesi per la pesca e gli arnesi per la coltivazione degli orti. Cesti di varie essenze lignee e misure. Forgia e mola per la manutenzione degli attrezzi di ferro. Misure per le granaglie, pesi e ventilabri per la pulizia delle stesse. Arnesi per la costruzione e la manutenzione della casa.
Strumenti per la fienagione. "Macchina" per la sgranatura del granoturco. Finimenti per animali da giogo. Erpice, aratro e rincalzatore delle piante di granoturco. Arnesi per la mungitura e la cura delle stalle. Utilizzo del latte.

Nella stanza 6 primo piano sono presentati oggetti legati alla religiosità famigliare e al culto popolare: stendardi,acquasantiere, libri devozionali, simboli delle confraternite, presepi. Arredi dismessi dalla Chiesa.

Nelle stanze 7 e 8 c'è il mondo femminile: indumenti, manufatti, ricami.
Coltivazione del baco da seta, lavorazione della canapa, lo stiro, il bucato, il cucito. Pezzi di corredo.

Nella stanza 9 primo piano c'è la camera da letto. Vi è presentata una serie di arredi possibili,presenti nelle camera da letto. Le culle dei bambini erano sempre costruite dai padri. Accessori igienici appartenenti a varie classi sociali.

Nella stanza 10 pianoterra ci sono le opere degli artisti di Porto Ceresio (la tradizione artistica di Porto Ceresio è secolare. Sono state recuperate testimonianze della fine '800 e della prima meta del '900. Modelli della Scuola di disegno e pianta della sua sede. Gessi di Giuseppe Jaderi (1900), disegni e sculture di Giovanni, Pietro e Alfio Andreoletti (1800-1900), gessi di Giuseppe Ravera. Strumenti degli scalpellini e degli scultori.

Nell'ingresso si aprono un "servizio" e un cunicolo: il primo era usato nel passato estemporaneamente e per la raccolta degli escrementi (servivano per concimare). Il secondo pare servisse per raggiungere un convento al sicuro da ogni invasore che si presentasse in Paese.

Portico con carrello di miniera: nel passato si estraevano gli scisti bituminosi per produrre l'ittiolo dalle montagne sovrastanti il paese.

Nel secondo portico ci sono carri agricoli, cisterna di legno per trasportare acqua o liquame per i prati, vecchie cale per la neve.

Porto Ceresio, insieme ai comuni limitrofi di Besano, Clivio, Saltrio, Viggiù, Arzo, Besazio, Brusino Arsizio, Ligornetto, Meride, Rancate, Riva San Vitale, Stabio e Tremona, rientra in un’area caratterizzata dalla presenza di reperti fossili di eccezionale valore.

I monti Orsa (998 m. s.l.m.) e Pravello (1015 m s.l.m.), in territorio italiano, e il monte San Giorgio (1096 m s.l.m.), in Canton Ticino, sono per gran parte costituiti di rocce calcaree e dolomitiche che risalgono al Triassico, vale a dire un periodo compreso tra circa 250 e 200 milioni di anni fa. Tra i “pacchi” di rocce triassiche ne affiorano alcuni che costituiscono formazioni geologiche particolarmente interessanti per la scienza: si tratta di strati, più o meno sottili, di rocce grigie e nere appartenenti al medio Triassico (datate tra 245 e 230 milioni di anni), che ci aprono una finestra sul passato della durata di 15 milioni di anni. Da un secolo e mezzo questi particolari affioramenti sono oggetto di ricerche geologiche e paleontologiche, poiché raccontano con chiarezza di un ambiente marino tropicale, un ambiente naturale del tutto diverso da quello odierno, e poiché racchiudono reperti fossili unici ed eccezionali, testimonianze dirette della vita del lontano passato. Di fossili, sulle nostre montagne, ne sono stati portati alla luce parecchi e molti mostrano una completezza rara e spesso una conservazione perfetta. I dati raccolti, durante le ricerche e le campagne di scavo, hanno dato vita a una ricca e dettagliata letteratura sull’argomento. I musei e gli istituti universitari coinvolti nelle ricerche hanno prodotto circa 800 pubblicazioni scientifiche descrivendo, tra gli altri aspetti, una fauna fossile unica nel suo genere e che non ha eguali al mondo.

Di particolare interesse sono i resti appartenenti ad antichi rettili marini: migliaia di scheletri fossilizzati, raggruppabiliin una trentina di specie diverse, tra cui alcune rare o addirittura uniche che portano i nomi delle nostro località (Besanosauro, Ceresiosauro, Serpianosauro, ecc.)

Un centinaio sono le specie di pesci, numerosissimi i resti di invertebrati e i vegetali.

Tutto ciò fa del territorio un punto di riferimento per chi si occupa di paleontologia e una delle località fossilifere più importanti al mondo, in particolare per quanto concerne il periodo Triassico medio. Dal 2003 il versante svizzero del giacimento paleontologico è patrimonio mondiale naturale dell’UNESCO. Lo stesso riconoscimento spetterà presto anche ai territori italiani.


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lunedì 4 maggio 2015

I LAGHI LOMBARDI : IL LAGO DI LUGANO

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Il lago di Lugano o Ceresio è uno dei grandi laghi della regione subalpina del versante italiano, che si estende in gran parte in territorio svizzero (Canton Ticino). Al territorio politico italiano appartengono: la riva occidentale tra Porto Ceresio e Ponte Tresa; il bacino di NE., detto Ramo di Porlezza, e il piccolo territorio isolato di Campione d'Italia. La posizione geografica del lago è: 45° 54′-46° 2′ lat. N. e 8°52′-9° 7′ long. E. L'altitudine media delle acque è di 270 metri s. m.; la profondità massima, fra Gandria e Punta S. Margherita, è di m. 288; la profondità media si calcola di metri 130; la superficie di kmq. 48,90, di cui kmq. 30,86 appartenenti alla Svizzera e kmq. 18,04 all'Italia; il volume delle acque di kmc. 6,56. La larghezza media si calcola di Km 1,050; la massima tra Lugano e Caprino raggiunge i 3 km. Lo sviluppo delle sponde è di km. 93,04, di cui 58,62 alla Svizzera e 34,42 all'Italia. Il bacino imbrifero è di kmq. 614,51, corrispondente a circa 13 volte la superficie del lago. Le oscillazioni di livello (tra la massima magra e la massima piena) raggiungono metri 3,18. Le acque hanno alla superficie una temperatura media di 14°,5 (minima 5°,8; massima 23°,2) e il loro colore è verde-azzurro, che d'inverno per la maggiore trasparenza si fa più carico, mentre d'estate i toni della colorazione sono appannati e velati, per opera sia del detrito convogliato dai fiumi, che intona al grigio o al giallo la tinta normale, sia della lussureggiante vegetazione di Diatomee' Dinobrie e Ceratiee; quest'ultima, però, non è abbastanza forte per conferire all'acqua del lago la propria caratteristica tinta brunastra, sicché è sempre nettamente riconoscibile la tonalità fondamentale verde azzurrina delle acque del Ceresio.
Assai complessa è la forma del lago di Lugano, tuttavia vi si distinguono: un ramo orientale, da Porlezza alla Punta di Poiana, la quale lo divide in due rami minori, uno protendentesi sino a Capolago e l'altro sino a Porto Ceresio; un ramo occidentale, corrispondente alla continuazione della valle del Vedeggio, diretto da N. a S., e formante, a sua volta, una piccola diramazione che, dopo essersi ristretta a Lavena, si apre nel grazioso bacino di Ponte Tresa, il quale ha grande importanza perché di qui, a mezzo del fiume Tresa, le acque del Ceresio si scaricano in quelle del Verbano. Anche nell'uso popolare si distinguono nel lago parecchie sezioni poiché si parla di Laghetto di Ponte Tresa, di Lago di Agno, del Golfo di Porto, dei seni di Capolago e di Morcote, del ramo di Porlezza, riservando il nome di Lago di Lugano al magnifico golfo che, in dolce arco, si apre dinnanzi alla città. Considerando, invece, il lago sotto il riguardo idrologico (livello, regime, forma del fondo), esso viene distinto dal ponte-diga di Melide e dalla stretta di Lavena, nei seguenti bacini contenitori: il bacino di Lugano (profondità m. 288, superficie kmq. 27,47); il bacino di Morcote (profondità m. 85, superficie kmq. 20,32); il bacino di Ponte Tresa (profondità m. 50, superficie kmq. 1,11).

Il fondo del lago nel suo complesso si presenta variamente costituito: una grande valle a fondo piatto, che è scavata nei calcari e nelle dolomie, nel tratto Porlezza-Lugano, per la quale s'incanalò un ramo del ghiacciaio abduano; una vasca, a due rami divergenti, scavata nei porfidi rossi e bruni, assai meno profonda, lungo la quale s'incanalò un ramo del ghiacciaio del Ticino; una terza valle accidentata, da Figino ad Agno, scavata in gran parte nei porfidi, per la quale pure s'incanalò un ramo del ghiacciaio del Ticino; il laghetto di Ponte Tresa, simile a una coppa, corrispondente al solco che sbocca a Luino, per il quale venne a defluire un altro ramo del detto ghiacciaio del Ticino.

Le rive del Ceresio sono alte, ma quasi dappertutto s'incontra una piccola cornice piana, detta, nel dialetto locale, bruà; rare sono le rive lunghe, propizie alle fanerogame acquatiche.

Ancora controversa è l'origine di questa come delle altre grandi conche lacustri subalpine; certo è che il principale agente morfologico dovette essere costituito dalla potente azione escavatrice dei ghiacciai. Il lago Ceresio non ha nessun grande immissario. In esso affluiscono vari piccoli corsi d'acqua, fra i quali degni di nota: il Cassarate (18 km.), il Vedeggio (21 km.), la Magliasina (14 km.); minore importanza hanno il Soldo, da cui ha nome la Val Solda, il Rezzo, il Cuccio, l'Oriolo, il Laveggio o fiume di Riva.

Col suo imponente emissario Tresa, il lago Ceresio si scarica nel Verbano, per cui esso può dirsi appartenente al sistema idrologico lombardo, rispetto al quale ha l'importante funzione di regolatore delle acque del Verbano. Per il fatto poi che gli affluenti del lago non vengono da ghiacciai, le piene di questo bacino dipendono dalle piogge primaverili e autunnali, irregolari ma fortissime, mentre mancano le piene estive. Nel bacino imbrifero del Ceresio è compresa la regione Tamaro-Camoghè, una fra le più piovose della regione subalpina (2190 mm. di media annuale) e una parte del versante del Monte Generoso (1980 mm. di media annuale). Gli enormi volumi d'acqua che talvolta in poche ore si riversano sulle Prealpi Luganesi, e da queste nel Ceresio, innalzano persino di 1 m. il suo livello in 24 ore, portandolo in un sol giorno dalla magra alla piena. Fra le più ampie oscillazioni si ricorda quella del 1896: in aprile una magra di 0,04, in novembre una massima piena di + 2,99.

Lungo le rive del Lago di Lugano sorgono numerosi centri abitati, i quali nell'industria alberghiera hanno trovato una ragione di grande prosperità. Fra i più noti citeremo: Porlezza, Lugano, Campione d'Italia, Melide e Bissone, unite da un ponte-diga che traversa il lago, Capolago, Porto Ceresio, Ponte Tresa, Agno.
Sino dalla metà del secolo XIX le acque del Ceresio furono solcate da battelli a vapore; il 31 agosto 1848 il primo battello a ruote, il Ticino, iniziò il servizio fra Lugano e Capolago. Attualmente la flotta conta 9 battelli capaci di una portata complessiva di 2930 passeggeri. Il lago è poi, da Capolago a Lugano, traversato e percorso dalla ferrovia del Chiasso-Gottardo-Lucerna; un'altra ferrovia unisce Porlezza a Menaggio sul Lago di Como; una tramvia unisce Ponte Tresa a Luino e a Varese; Ponte Tresa a sua volta è collegata con ferrovia elettrica a Lugano. Notevoli sono poi nei dintorni le funicolari che salgono al Monte San Salvatore, al Monte Bré e a Lanzo d'Intelvi, oltre alla bella ferrovia a cremagliera che sale al Monte Generoso sopra Capolago. Varie altre tramvie uniscono Lugano ai tanti e graziosi paesi delle valli vicine.

Ceresio, l'altro nome del Lago di Lugano, è l'italianizzazione del nome latino Ceresium, di etimologia incerta: secondo alcuni dal latino "cerasa" cioè ciliegia, secondo altri ci sarebbe un'origine più antica da individuarsi in un antico toponimo romano "Ceresium" la cui traduzione più accurata sarebbe: "più blu del cielo". Un'ulteriore, più accurata versione, dice che il nome deriva dal celtico "keresius" che significa "ramificato" ed in effetti la forma del Lago Ceresio è proprio ramificata, con più rami.

Nonostante i gravi danni dovuti all'inquinamento, il lago è molto pescoso. A parte alcune zone protette, come nelle foci dei fiumi Cassarate, Laveggio, Magliasina e Vedeggio, è possibile pescare ovunque anche se a condizioni diverse.

Le più comuni specie ittiche autoctone che popolano il Ceresio sono l'agone, l'anguilla, il barbo, la Bottatrice, il cavedano, il luccio, la scardola, la savetta, la tinca e la trota lacustre.

I pesci autoctoni che invece sono presenti in maniera minore sono la Cagnetta, il Ghiozzo padano, il temolo, il pigo, il triotto, l'alborella (estinta in seguito all'introduzione del gardon ed ora in ripresa), oltre che ad altre specie minori.

Tra le specie alloctone sono presenti: il salmerino alpino, il Persico trota, la Carpa, il Coregone (coregone bondella e coregone lavarello), il lucioperca, il persico reale, il Gardon, il persico sole ed il pesce gatto.

Le specie protette sono l'alborella, il temolo ed il gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes).

Nel 1895 è stato introdotto il salmerino, prelevato dal lago di Zugo, mentre tra il 1894 e il 1897 è stato immesso il coregone.

La diga di Melide priva d'impianti di risalita ha avuto un forte impatto sulla cheppia (Alosa fallax) che non riesce a raggiungere le acque del lago per riprodursi.

A causa di un'immissione di ignota provenienza, avvenuta verosimilmente verso la fine degli anni ottanta, il gardon ha trovato habitat ideale sostituendosi all'alborella, che si è quasi estinta. Si sta pensando ad un ripopolamento controllato soprattutto nelle zone di Ponte Tresa.

Negli ultimi anni, come conseguenza della presenza massiccia di cormorani sul Ceresio, si sono visti diminuire molte specie di pesci, a soffrirne ne è soprattutto il gardon (che è una specie aliena invasiva). Oltre alla fauna già citata, il lago è popolato da cigni, folaghe e germani reali.

Tutta la fascia a ridosso della riva meridionale del lago di Lugano è ricca di fossili. Il centro di questi giacimenti fossiliferi è il Monte San Giorgio, dove si sono trovati fin dall'Ottocento numerosissimi fossili del Triassico medio (circa 240 - 230 milioni di anni fa).

Il giacimento di Monte San Giorgio si prolunga verso ovest in territorio italiano nel giacimento di Besano.

Fossili risalenti al Giurassico inferiore (circa 180 milioni di anni fa) sono stati trovati sempre lungo la riva meridionale del lago, più a est, a Osteno.

Secondo il diritto internazionale, a causa della sua conformazione il Ceresio è inquadrato ai fini della Convenzione di Montego Bay come acque territoriali e non come acque interne, stabilendo così il principio della libera navigazione inoffensiva nel suo bacino. L'Italia con il decreto 633/72 regolamenta le proprie acque territoriali e le definisce acque italiane del lago di Lugano come zona extradoganale in cui non si applica la normativa doganale italiana in fatto di IVA al 22% e le altre accise. Anche per la licenza di pesca esiste un unico regolamento stabilito dalla Convenzione italo-svizzera per la pesca. Questo regolamento internazionale sostituisce tutte le norme regionali e provinciali della Lombardia e quelle cantonali del Canton Ticino.

Attorno al lago, numerosi parchi  invitano a intraprendere distensive passeggiate. Per esempio, il Parco Scherrer a Morcote, che combina scultura e architettura di numerosi Paesi ed epoche con cedri, pini del Messico, canfori, eucalipti, azalee, palme, bambù, etc. o ancora il Parco Belvedere direttamente sulle rive del Lago di Lugano. In primavera, nel periodo di fioritura, i visitatori possono ammirare le magnolie e le camelie in tutto il loro splendore.

Il paradiso di villeggiatura del Lago di Lugano  permette di scoprire la storia e la cultura della Svizzera: per esempio al Museo svizzero delle dogane a Gandria (chiamato anche "Museo dei contrabbandieri"), che mostra come i contrabbandieri portavano avanti i loro traffici in questa regione un tempo poverissima assumendosi grandi rischi, o al Parco "Swiss Miniatur", che presenta le più importanti attrattive della Svizzera in scala 1:25




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