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martedì 19 maggio 2015

LE VILLE DI ARCORE : PALAZZO DURINI

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Situato nella frazione di Bernate, venne costruito tra il XVI ed il XVII secolo dalla famiglia Durini per controllare le cinque corti rustiche della zona, già densamente popolata durante l'epoca medievale. L’edificio, costituito a pianta pseudo rettangolare, si affaccia sulla piazza conte Durini, ed è articolato da un corpo principale a tre livelli caratterizzato, al piano terra, da un portico a tre archi, e da due ali laterali, più basse e modeste.
Del complesso originario possono ancora essere ammirate le originarie colonne del portico d’ingresso, parzialmente murate nel perimetro dell'edificio, e, all’interno, le volte a botte del piano interrato e del piano terra nonché alcuni originali affreschi risalenti al XVI secolo.
Le facciate esterne risentono invece di restauri posteriori e sono databili al 1922, quando, alla morte del conte Carlo Durini, il palazzo venne venduto ad alcuni coloni affittuari che lo scorporarono in tre distinti edifici, che hanno così perso in gran parte la loro primigenia uniformità strutturale ed artistica.

Date le grosse modifiche impiantistiche e strutturali oggi si conserva poco dell'edificio originale. Il frazionamento del palazzo in abitazioni separate, inoltre, rende estremamente difficile riscontrare i tratti stilistici comuni delle singole parti e rende ancora più difficoltoso fornire un'adeguata descrizione dell'edificio.
Il complesso è costituito da un corpo centrale a cui si affiancano due ali laterali più modeste per forma e dimensioni. Il nucleo principale, di tre piani fuori-terra, si caratterizza per la rigorosa staticità della facciata, il cui unico elemento di pregio è costituito da quattro colonne - sulle quali un tempo poggiava il portico - che compaiono dal tessuto murario.
All'interno dell'edificio sono stati mantenuti alcuni elementi decorativi originali come gli affreschi e le volte a botte a sesto ribassato del piano terra e quelle a botte a tutto sesto della cantina con mattoni faccia-vista.
Gli ambienti attuali sono il frutto della divisione degli ampi saloni originari e conservano gli affreschi del soffitto e la pavimentazione originale. Al secondo ed al terzo livello sono stati conservati i pavimenti in cotto, le porte e le scale originali, sebbene in condizioni di abbandono.
I corpi laterali, più bassi, presentano facciate assai diverse fra loro, soprattutto per la colorazione: l'edificio a sinistra difatti si caratterizza per il rivestimento ad intonaco giallo, quello di destra per un intonaco marroncino-grigiastro.
Un tempo dal palazzo dipendevano cinque corti che, allo stato attuale si presentano modificate al loro interno essendo state adibite a contenere unità abitative e garage.

Le vicende storiche di Palazzo Durini sono strettamente connesse allo sviluppo del piccolo paese di Bernate quale centro agricolo. Il paese, difatti, si sviluppa intorno alla chiesetta di San Giacomo ed al Palazzo Durini, edificio nobiliare un tempo di proprietà della famiglia Barbò. Da questo nucleo dipendevano cinque corti rustiche - Corte del Fattore, Corte S. Giuseppe, Corte Maria Teresa, Corte Nuova e Corte del Camparo - ancora visibili nonostante le forti modifiche strutturali subite nel corso degli anni.
Il palazzo, localizzato in una posizione in cui era facile controllare la produzione agricola del piccolo centro, ha origini cinquecentesche. Originariamente di proprietà della famiglia Barbò, a partire dall'inizio del XIX secolo l'edificio principale e le cinque corti rustiche cambiarono proprietari diventando possedimento della famiglia Biffi,e successivamente, nella seconda metà del secolo, della famiglia Pasta. Nel 1904 la contessa Carolina Candiani, moglie del conte Giulio Durini, comperò i possedimenti di Bernate dai Pasta.
Caratterizzato da pianta a blocco rettangolare, il palazzo era composto da un corpo centrale sviluppato su tre livelli e da due ali laterali più basse di un piano. L'ingresso era costituito da un triportico ad archi con volte a crociera da cui si accedeva al salone principale che aveva il soffitto a volte, affrescato con motivi lineari che richiamano finti stucchi. Più elaborati gli affreschi raffiguranti motivi floreali presenti sul soffitto dello studiolo collocato alla destra del salone principale.
Nel 1922, dopo la morte della Contessa Candiani e del figlio conte Carlo Durini, il palazzo fu venduto a molti dei coloni affittuari e, per tale motivo, completamente frazionato determinando forti ed evidenti rimaneggiamenti nonché la scorporazione dell'edificio in tre corpi che oggi presentano tre differenti ingressi e tre colorazioni diverse delle facciate.
Nel 1950 il triportico fu chiuso per ricavare altre stanze, alcune finestre furono tamponate e ne furono aperte altre falsando il ritmo della dislocazione delle aperture.
Nel 1998, dopo l'ultimo restauro in seguito al quale le coperture originali sono state sostituite, sono state riportate alla luce le colonne del portico tuttora visibili in facciata.




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giovedì 14 maggio 2015

LA VILLA MIRABELLINO DI MONZA

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La Villa Mirabellino è una residenza nobiliare edificata nel XVIII secolo e rimasta inclusa nel Parco di Monza; la sua costruzione si deve al cardinale Angelo Maria Durini che la fece erigere nel 1776 dall'architetto Giulio Galliori per alloggiarvi gli invitati al suo cenacolo letterario. La Villa sorge sul declivio che fronteggia la più antica Villa Mirabello. I due edifici sono collegati tra loro con un viale di carpini.

La Villa Mirabellino era anche detta Villa Amalia, dal nome della consorte del Viceré d'Italia Eugenio di Beauharnais, Augusta Amalia di Baviera che amava soggiornarvi.

Villa Mirabellino è stata edificata nel 1776 dall'architetto Giulio Galliori su committenza del cardinale Angelo Maria Durini, uno degli artefici del suo splendore. La rese, infatti, nella seconda metà del 1700, luogo di cultura e di incontri mondani; ad essa decise di affiancare una nuova villa di rappresentanza, per il soggiorno degli ospiti, su una collinetta, non lontana da villa Mirabello, in una posizione scenografica che ha consentito una sorta di "contrappunto architettonico" della stessa, cui era collegata da un viale di carpini oggi conservato solo in parte. Villa Mirabellino venne lasciata in eredità ai Trivulzio; fu in seguito usata da personaggi delle famiglie imperiali francesi e austriache. Nel 1805 venne acquistata da Eugenio de Beauharnais, vicerè d'Italia e principe di Venezia, che la donò alla moglie Augusta Amalia di Baviera, con il cui nome fu "ribattezzata". All'epoca della restaurazione, subì le prime modifiche; nel 1838, venne trasformata anche nell'aspetto esterno dall'architetto Giacomo Tazzini, che cancellò le linee barocchette della facciata, adattandola al gusto dell'epoca. Le modifiche interessarono soprattutto le facciate del corpo principale: a est fu eliminato il frontone rococò ed aggiunto un porticato a colonne (di recupero, provenienti dalla canonica del Duomo di Milano); a ovest il porticato a tre arcate venne trasformato in veranda (la terrazza preceduta da gradinata è stata invece aggiunta in tempi recenti, post 1949).
Il complesso fu inglobato nel Parco della Villa Reale, realizzato tra il 1805 e il 1808 su progetto di Canonica.
Nel 1919 l'insieme di parco e edifici passò dalla Corona al Regio Demanio; villa Mirabellino, con annesso giardino, venne consegnata al 1920 all'Opera nazionale pro Orfani e Infanti di guerra, come sede dell'Istituto Principessa Maria di Savoia. Il suo uso nel 1942 venne in seguito dato, in concessione gratuita (legge 675/1943), ai Comuni di Milano e Monza. L'amministrazione milanese vi insediò, alcuni anni dopo, una colonia elioterapica che risultò talmente invasiva da cancellarne quasi totalmente la spazialità interna originaria, lasciando inalterati solo i prospetti ed il giardino.
Oggi la villa è l'unica proprietà demaniale all'interno del parco; la Soprintendenza per i Beni architettonici di Milano, nel 1996, ne aveva proposto un utilizzo compatibile sia con la struttura, radicalmente manomessa dagli interventi effettuati nella metà del '900, che con il parco: la sezione di Botanica del Museo civico di Storia naturale del Comune di Milano. La proposta venne inserita, nel dicembre 1996, all'interno del piano degli interventi da realizzare nel biennio 1997-1998, tuttavia il progetto non venne attuato per una questione legata alla concessione d'uso, che il comune di Milano avrebbe voluto superiore ai diciannove anni previsti dalle vigenti normative. La collezione, che si voleva portare a Monza, era stata concepita e realizzata dal viceré Ranieri d'Asburgo, grande conoscitore di botanica, nel Parco della Villa Reale, trasferita in seguito in varie sedi, per la dismissione del complesso intorno agli anni Venti. La destinazione d'uso compatibile individuata e non attuata avrebbe rinsaldato i legami storico-culturali tra la collezione ed il luogo nel quale si era formata. Anche del giardino, adornato da piante locali ed esotiche, oggi non resta nulla.

Purtroppo oggi la villa Mirabellino è in uno stato di conservazione non ottimale.

La residenza, progettata dall'architetto Giulio Galliori per volere del cardinale Angelo Maria Durini, completa lo scenario paesaggistico di Villa Mirabello, con la quale era collegata mediante un viale di Carpini foggiati a globo, ripristinato recentemente al fine di recuperare l'impianto residenziale originario.
Caratterizzata da pianta a "U", la Villa concepita come dependance adibita a feste e intrattenimenti colti per gli ospiti della famiglia Durini, presenta un corpo centrale rialzato con ali laterali articolate ad angolo netto attorno a un cortile. La facciata, che necessita oggi di un intervento di recupero strutturale e dei paramenti murari, era originariamente completata da una scalinata semicircolare, ora non più esistente.

Impianto a U con articolazione volumetrica di tipo gerarchico, per cui su di un corpo centrale prominente a due piani si innestano due ali laterali, anch'esse a due piani, ma più basse. Mentre l'esterno conserva caratteristiche neoclassiche sia dal punto di vista stilistico che materico (pietra e muratura intonacata) l'interno è stato del tutto modificato nel corso del Novecento con interventi di scarsa qualità architettonica che rendono irriconoscibile la spazialità interna, sia dal punto di vista distributivo che decorativo. La copertura dell'edificio è a falde coperte in coppi con struttura interna a capriate lignee. Gli unici ambienti in cui permangono tracce storiche sono tre saloni situati al piano terra nel settore orientale dove sono visibili resti di affresco e soffitti voltati. Gli ambienti rimanenti presentano tetto piano, pareti in laterizio, infissi, pavimenti e due scale angolari, che connettono il piano terra con il primo piano, di fattura moderna e di scarso pregio.

La villa è posta in posizione panoramica e scenografica, in cima al declivio che dal settore occidentale del Parco di Monza scende, con una serie di terrazzamenti, sino al Lambro. L'edificio copre un'area di 1355 mq presenta pianta ad U con ali ribassate aperte verso ovest. Il corpo centrale a due piani emerge in altezza, rispetto ai corpi laterali ad un piano e alle ali, anch'esse più basse nonostante siano a due livelli.
All'esterno la villa si presenta come una costruzione tipicamente neoclassica. La facciata ad est è rivolta verso la valle del Lambro, il giardino in discesa collega l'edificio, attraverso un viale il cui tracciato è parzialmente perso, con Villa Mirabello. Tale facciata è caratterizzata da un pronao, con due pilastri laterali e due colonne doriche centrali, sporgente e rialzato rispetto al terreno concluso da un terrazzo a balcone. Il pronao, che termina con un timpano, all'interno del quale è inserita una finta lunetta, costituiva un portico colonnato poi accecato, come mostra chiaramente l'analisi delle murature interne da cui emergono ancora i resti delle colonne. Rimangono dell'ambiente originario la volta a crociera a tutto sesto, affrescata a motivi floreali e geometrici e tracce degli affreschi parietali. Il fronte ovest della villa, prospiciente la corte d'ingresso, è invece contraddistinto da un porticato a bugnato liscio a tre arcate, ora trasformato in veranda chiusa da vetrate. Mentre l'esterno conserva linee neoclassiche, gli interni ed il giardino si presentano molto trasformati; abbandonati all'incuria non consentono di intravedere la struttura originaria. Anche l'esterno, in muratura intonacata e pietra, è gravemente degradato con pezzi di intonaco mancante o deteriorato. Sulla testata dell'ala settentrionale un portale segnala l'ingresso alla cappella gentilizia dei Durini, non più esistente.



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LA VILLA MIRABELLO DI MONZA



La Villa Mirabello, mirabile esempio di architettura e dimora seicentesca, preesistente alla creazione del Parco, venne costruita verso la metà del XVII secolo dalla famiglia Durini, la quale aveva acquistato il feudo di Monza nel 1648.

Propulsore fu Giuseppe Durini, figlio cadetto di Giacomo, che commissionò la costruzione del-la Villa all'ingegner Gerolamo Quadrio. I lavori iniziarono nel 1656 e terminarono nel 1675.
Si racconta che la Villa sia stata costruita sulle rovine di un antico castello di proprietà dei de Leyva, nobile famiglia d'origine spagnola, da cui nacque Virginia Maria de Leyva, meglio conosciuta come la Monaca di Monza.

Il periodo d'oro di villa Mirabello, tra XVII e XVIII secolo, è legato alla famiglia Durini, ricchi banchieri milanesi: l'edificio fu costruito per volere del conte Giuseppe Durini (1612-1671), che acquistò nel 1652 un terreno a Vedano, chiamato il Mirabello, con annesso un edificio. La villa, tra 1666 e 1675, venne costruita su disegno di Gerolamo Quadrio, uno dei maggiori architetti della seconda metà del Seicento, responsabile della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano. La reale conformazione dell'edificio preesistente non è certa; probabilmente situato in corrispondenza dell'attuale corpo centrale, nelle varie trasformazioni vennero inglobati settori importanti di muri vecchi. L'impianto seicentesco di villa Mirabello è molto simile all'attuale, per quanto riguarda il nucleo centrale ad U; l'ampia corte, sulla quale si affaccia il fronte principale, era attraversata da un viale rettilineo d'accesso ed era suddivisa in aiuole, di forma regolare e simmetrica, secondo i canoni del giardino all'italiana. La cappella, a pianta centrale, anch'essa su disegno di Quadrio, fu conclusa nel 1673. Nel 1715 la villa subì danni per un incendio al quale seguì, in breve tempo (1715), un ripristino. Dopo vari passaggi di proprietà per eredità, negli anni tra 1776 e 1788, divenne la residenza preferita del cardinale Angelo Maria Durini (1725-1796). Il cardinale la rese luogo di cultura e di incontri mondani, tanto da commissionare anche la costruzione di un edificio poco distante, villa Mirabellino, per ospitare i suoi illustri invitati. Durante questo arco temporale furono apportate modifiche all'apparato decorativo esterno, al loggiato del primo piano (chiusura) ed allo scalone monumentale. Quest'ultimo conservò l'aspetto originario, ma subì modifiche ai portali degli ingressi con timpani curvilinei e cornici di pietra. Il cardinale intervenne, inoltre, nella cappella, dove fece costruire una nuova tribuna e modificò l'apparato decorativo, togliendo le statue dei quattro evangelisti e chiudendo le nicchie entro cui erano contenute. Fece anche costruire i balconcini in testa alle ali della villa, con motivi analoghi a quelli dell balcone centrale, e due torrette, laterali al fronte principale, usate una come belvedere, l'altra come campanile a servizio della cappella.
Dal 1793 la villa non fu più abitata se non saltuariamente; nel 1806 divenne proprietà del Real Governo, come possedimento all'interno del parco di Monza, recentemente costruito per volontà del vicerè Eugenio di Beauharnais. In questo periodo, oltre alle funzioni di rappresentanza, in villa si ebbero usi agricoli e spazi per l'amministrazione del territorio. Il corpo centrale subì un lento decadimento, mentre si ampliarono le parti rustiche. L'edificio divenne in seguito proprietà dei Savoia, fu ben tenuta fino all'attentato ad Umberto I (1900). Ceduta (1919) al Demanio che la destinò all'Opera Nazionale Combattenti, l'edificio venne sottoposto, da allora in poi, a numerosi cambi di destinazione e passaggi di proprietà. Nel 1920, in particolare, fu data in gestione alla SIRE, Società per l'Incoraggiamento delle Razze Equine. Hanno continuato intanto a mutare d'aspetto le corti rustiche: nel 1962-63 furono costruiti due corpi di fabbrica a sud, uno a forma di I e l'altro a forma di L. Nel 1925 il prato, che congiungeva le ville Mirabello e Mirabellino venne trasformato in ippodromo, con conseguente stravolgimento della zona e con soppressione del cannocchiale, formato da un viale di carpini, tra i due edifici. Quando, nel 1935, divennero proprietari i Comuni di Monza e Milano, il Mirabello fu deputato a sede degli uffici amministrativi del Parco; solo recentemente vi vennero insediate attività culturali; dal 1987 un'ala della villa ospita infatti il CREDA (Centro Ricerche e Documentazione ambientale), dal 1993 la Biblioteca del Parco.

Nonostante l'incuria e i numerosi cambi d'uso che hanno comportato ampi rimaneggiamenti internamente rimangono ambienti di grandissimo pregio con ambienti stuccati e affrescati a motivi architettonici ed episodi mitologici, soffitti a volta generalmente a padiglione in muratura, oppure finte volte in incannicciato o solai lignei a cassettone. Le pareti sono in muratura, le pavimentazioni in parte cambiate in parte ancora originali, in medoni di cotto. La copertura è a falda con struttura a capriate e manto in coppi. Le corti rustiche hanno: pianta a U quella nord, e pianta ad L quella sud con muri perimetrali in laterizio e solai in legno. Il centro ippico Santa Maria è caratterizzato da uno schema planimetrico ad L con muri in laterizio e copertura a quattro falde in coppi. Il monza polo club è costituito da due corpi che formano una T, con muri perimetrali in laterizio.

La villa si trova all'interno del Parco di Monza, sul ciglio discendente verso la valle del fiume Lambro, in posizione dominante rispetto ai boschi sottostanti. L'edificio è collegato alla vicina villa Mirabellino tramite uno scenografico viale alberato, recentemente ricostituito, e si presenta oggi come un insieme di fabbricati racchiusi entro una cinta muraria. Il blocco più antico e nobile è quello centrale, sviluppato sull'asse est-ovest con conformazione ad U, ove le ali separano la corte nobile dai cortili di servizio laterali, a nord e a sud.
Il fronte principale della villa, verso la corte d'onore, è messo in evidenza nella sua parte centrale da un un portico su colonne a tre fornici e dal sovrastante balcone, coronato da un timpano triangolare. Due volumi laterali più bassi, leggermente sporgenti verso la corte, connettono il corpo descritto alle ali laterali, più semplici dal punto di vista decorativo, interrotte al centro da passaggi coperti a volta che consentono l'accesso ad una cappella, nell'ala nord, e alle scuderie, in quella opposta; conducono pertanto alle corti rustiche. La cappella risulta completamente inglobata nella struttura della villa, segnalata all'esterno solo dal portale in pietra; all'interno lo spazio ha struttura ottagonale con volta ellittica. Ai lati del corpo centrale si innalzano due torrette, una adibita a campanile della chiesa, l'altra usata come belvedere. Anche la distribuzione interna di villa Mirabello risponde a criteri di assialità, gli ambienti si dispongono simmetricamente sull'asse ovest-est; risultano in infilata allineati il portico d'ingresso e il salone centrale a doppia altezza, che si affaccia sul giardino posteriore verso il Lambro. Al lato del portico d'ingresso uno scalone d'onore, con balaustra in arenaria finemente lavorata, conduce all'ammezzato e al primo piano nobile. Nonostante l'incuria e i numerosi cambi d'uso dell'edificio, che hanno comportato ampi rimaneggiamenti, internamente rimangono ambienti di grandissimo pregio, stuccati e affrescati con motivi architettonici ed episodi mitologici, con soffitti a volta, generalmente a padiglione, in muratura, oppure con finte volte in incannicciato, o ancora solai lignei a cassettone, decorati con rosette dipinte e borchiette dorate.
Attorno al nucleo più antico, si sono aggiunti altri corpi di fabbrica, diversamente databili: superato il passaggio, nell'ala nord si incontra dapprima il "cortile degli stalloni", poi un secondo cortile a portici, di forma rettangolare, con un piccolo galoppatoio. Anche a sud si trovano spazi analoghi: dopo la corte rustica, vi sono tre edifici in cui ha sede la Monza Polo Club. Verso est è situato il giardino della villa, cintato da mura.




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domenica 22 marzo 2015

LE VILLE DI COMO : VILLA BALBANIELLO



Permette di ammirare contemporaneamente i due opposti paesaggi lacustri: da una parte, verso Sud, il più selvaggio golfo di Diana, verso il Balbiano e l’isola Comacina, dall’altra, verso Nord, quello di Venere affacciato sulla celebre Tremezzina (lo specchio d’acqua compreso fra Tremezzo e Bellagio), uno dei punti più suggestivi di tutto il Lario e meta di villeggiatura
prediletta, tra Otto e Novecento.

Grandi platani potati “a candelabro”, alternati a statue e a millenari glicini, ingentiliscono la scenografica salita, che si snoda tra ripidi tappeti erbosi, delimitati da siepi di bosso e di lauro.
Sparsi nel parco si possono ammirare anche esemplari di lecci, canfore, magnolie e cipressi, oltre a splendidi cespugli di azalee e rododendri, che nella tarda stagione primaverile regalano ai visitatori straordinarie fioriture.
La particolare conformazione geologica di questo terreno ostacolò nei secoli la creazione di un giardino formale “all’italiana”, così come la realizzazione di un parco romantico “all’inglese”.

Il giardino della Villa del Balbianello rappresenta quindi un vero e proprio unicum, un mondo a sé stante, il cui fascino è accentuato dalla perfetta fusione con il paesaggio lacustre che lo circonda.

Il complesso architettonico del Balbianello comprende la Villa, la Loggia, la Casa del Custode, la Ghiacciaia, la Casa Bosco, la Serra e l'esteso parco-giardino. Sorge sull'estrema punta del Dosso di Lavedo e si affaccia sulla sponda occidentale del lago di Como. La villa presenta planimetria articolata sviluppata su sei piani e conserva ancora la facciata con i due campanili dell'antica chiesa appartenente al preesistente monastero francescano. Il giardino si caratterizza per la presenza di grandi platani potati "a candelabro" alternati a statue e a glicini e per i viali che si snodano tra tappeti erbosi delimitati da siepi di bosso e di lauro. Sparsi nel parco vi sono anche esemplari di lecci, canfore, magnolie e cipressi, oltre a cespugli di azalee e rododendri.

La villa del Balbianello comprende due edifici residenziali, una chiesa e un portico aperto sul porticciolo dove fu inciso il motto "Fay ce que voudras" (Fa ciò che vuoi). Da qui una ripida scaletta a picco sul lago conduce alla villa, leggermente più in alto.
I dispendiosi lavori del cardinale modificarono radicalmente il profilo della villa: le balze pietrose e incolte divennero un ombroso e pittoresco giardino, la piccola insenatura fra le rocce fu trasformata in un porticciolo, dal quale, per una scaletta, si sale allo stupendo spiazzo panoramico, ombreggiato da alberi secolari e cinto da una balaustra in pietra. La loggia, che il cardinal Durini volle edificare appena sopra la casa, è la vera invenzione architettonica del Balbianello; allineata con la penisola, consente di ammirare contemporaneamente gli opposti paesaggi della Tremezzina e dell'isola Comacina. Due soli ambienti simmetrici affiancano il triplo fornice: la biblioteca e la stanza della musica, oggi cartografo; qui trascorreva il suo tempo Giuseppe Parini che al cardinale dedicò l'Ode "La gratitudine". La sala del cartografo, nella loggia, custodisce una serie completa di mappe e di carte geografiche, alcune delle quali appartenute a Guido Monzino. Nell'adiacente locale della biblioteca gli oltre quattromila volumi raccolti dal Monzino compongono una delle più complete e preziose collezioni dedicate alle spedizioni alpinistiche e polari. Nell'edificio principale arredi inglesi e francesi del '600 e del '700, arazzi fiamminghi, terrecotte cinesi, sculture africane e precolombiane, una vastissima collezione di dipinti su vetro e di vedute lariane impreziosiscono gli interni.
Al piano superiore della villa, la stanza delle spedizioni è riservata all'esposizione dei cimeli e dei ricordi delle più ardue imprese di Guido Monzino. Oltre alle fotografie, alle bandiere e alle onorificenze conseguite, vi è conservata una delle otto slitte trainate da cani con cui il conte raggiunse, nel 1971, il Polo Nord. Di grande interesse sono le piccole statuette eschimesi che rappresentano divinità e figure antropomorfe.
Per quanto riguarda il giardino, lo spazio che la rocciosa penisola offriva alle ambizioni del cardinal Durini era molto angusto; non fu quindi possibile organizzarvi un giardino all'italiana, anche se numerose siepi di lauro e di bosso delimitano con geometrica precisione zone e tappeti erbosi, ma non fu nemmeno possibile creare un giardino all'inglese. Il giardino del Balbianello è dunque una cosa a sé dove tutto è in funzione del lago e delle sue coste e dove nulla sembra distogliere dalla visione dell'acqua. La chiesetta e l'antico convento, restaurati nel secolo scorso, costituiscono parte integrante del corpo architettonico principale dal quale sembrano quasi distaccarsi per immergersi fra le acque del lago.

La villa venne costruita nel 1787 su un preesistente monastero francescano dal cardinale Angelo Maria Durini. Alla morte del cardinale, nel 1796 passò in eredità al nipote Luigi Porro Lambertenghi, che ebbe come precettore dei suoi figli Silvio Pellico. In seguito la proprietà venne acquistata da Giuseppe Arconati Visconti che ospitò nel suo salotto grandi intellettuali quali Giovanni Berchet, Giuseppe Giusti e Alessandro Manzoni. Il figlio di Giuseppe, Gianmartino Arconati Visconti, fece apportare miglioramenti al giardino e alla loggia, ma al graduale declino del casato corrispose un graduale abbandono della villa, che per più di trent’anni fu lasciata a se stessa.

Villa del Balbianello cadde in stato di abbandono finché un ufficiale statunitense, Butler Ames, la comprò e ne rinnovò il giardino. Nel 1974 venne acquisita dall'esploratore Guido Monzino, erede della famiglia fondatrice della Standa, che la arredò con cimeli provenienti dalle sue spedizioni. Monzino, che morì senza eredi nel 1988, lasciò infine la villa al Fondo Ambiente Italiano, attuale proprietario dell'edificio, che mantiene la villa nelle condizioni in cui la lasciò l'esploratore lombardo.

Dagli anni novanta, la bellezza di villa del Balbianello ne ha fatto una richiesta location cinematografica. Nelle sue sale e giardini sono state girate varie pellicole internazionali, tra cui Un mese al lago di John Irvin (1995), Star Wars: Episodio II - L'attacco dei cloni di George Lucas (2002) e Casino Royale di Martin Campbell (2006).


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