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giovedì 12 marzo 2015

LA FERROVIA DELLA VALMOREA

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La ferrovia della Valmorea è stata una linea ferroviaria internazionale che alla sua massima estensione collegava Castellanza, in provincia di Varese, a Mendrisio, nel Canton Ticino. Nel 2007 fu attivato un servizio turistico lungo la sezione più a nord, estendendo lo stesso a più riprese fino a coprire il percorso Mendrisio-Malnate.

La concessione per la costruzione e l'esercizio della linea fu ottenuto dalla Società Anonima per la Ferrovia Novara-Seregno (FNS) che già aveva in concessione l'infrastruttura della linea omonima.

Il primo tratto, da Castellanza a Cairate, fu aperto il 18 luglio 1904. Il 31 dicembre 1916 fu aperto il traffico fino a Malnate, nei pressi del quale essa sottopassava la Saronno-Laveno. L'anno successivo, l'esercizio della linea fu ceduto dalla FNS alle Ferrovie Nord Milano.

In seguito si decise di prolungare la linea fino a Valmorea e di attraversare il confine svizzero. Fu costituita una società ad hoc con il compito di costruire il tronco ferroviario sul territorio svizzero. La Malnate-Mendrisio fu aperta il 28 giugno 1926 divenendo un'importante via di comunicazione.

Nel 1928, su ordine del governo fascista, la ferrovia fu fatta terminare a Valmorea, chiudendo la frontiera italo-svizzera di Santa Margherita di Stabio. In territorio svizzero la ferrovia rimase in uso come raccordo industriale.

Nel 1938, il capolinea passeggeri fu arretrato a Cairate, mentre quello merci fu posto a Malnate. L'anno successivo, il capolinea della ferrovia fu posto a Castiglione Olona e la ferrovia fu adibita solo a treni merci.

Il servizio passeggeri fu chiuso definitivamente nel 1952. Il 16 luglio 1977 anche il traffico merci fu soppresso, a causa della chiusura della Cartiera Vita Mayer di Cairate e dello scarso interesse delle altre aziende della valle a mantenere in esercizio la linea ferroviaria.

Nel 2010 la stazione di Castellanza (ubicata in Piazza XXV Aprile) fu dismessa in seguito all'apertura della tratta che attraversa l'omonimo comune in sotterranea e sostituita da un nuovo impianto, sempre sulla linea Novara-Seregno, ubicato in Via Morelli.

Dal 1º dicembre 2008 al 31 maggio 2014, la tratta Mendrisio-Stabio fu coinvolta nei lavori di raddoppio e elettrificazione connessi alla nuova ferrovia Mendrisio-Varese.

Dal 1990 è iniziato un progetto di recupero a fini turistici della linea a opera del Club del San Gottardo, in seguito supportato dall'Associazione Amici della Ferrovia Valmorea, nata nel 2005.

Le tappe della riapertura sono state:

1995, confine di Stato - casello 12 di Rodero;
1996, casello 12 di Rodero - Valmorea;
2003 Valmorea - Cantello;
12 maggio 2007 Cantello - Malnate.
Sulla tratta si effettuano periodicamente treni speciali. È in progetto il recupero della ferrovia fino a Castiglione Olona, mentre il percorso Castiglione-Castellanza è stato convertito in pista ciclabile, inaugurata nel 2010.

Il treno turistico è tradizionalmente composto da una locomotiva E3/3 Tigerli ex FFS, tre carrozze passeggeri della Gotthardbahn, anch'esse d'epoca, e un carro merci chiuso K2.


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LA CARTIERA VITA MAYER

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La Cartiera Vita Mayer è stata un'industria italiana, attiva nel settore della carta, in funzione dai primi del '900 al 1977.

Già nel 1744 era attiva a Cairate, presso il Mulino delle Monache, una folla di carta, e nel 1772 era documentata l'esistenza di un'altra piccola folla di carta presso Lonate Ceppino. La prima, nel 1853, venne ampliata e trasformata in una piccola cartiera, che passò più volte di proprietà divenendo, nel 1881, la Cartiera Canziani & C. Nel 1891 l'attività fu rilevata da Enrico Vita, che la ribattezzò (1897) Cartiera Enrico Vita & C.; la ampliò con nuove costruzioni e l'acquisizione della 'folla' di Lonate Ceppino.

Nel 1899, alla sua morte, la gestione passò ai figli e la ditta prese nome di Fratelli Vita; pochi anni dopo, con il matrimonio tra Tilde Vita e Sally Mayer, membro di un'importante famiglia industriale torinese, la denominazione divenne quella definitiva e famosa di Cartiera Vita & Mayer.

Nel 1904, con la nascita della Ferrovia della Valmorea, allora detta della Valle Olona, vennero costruite in prossimità della cartiera diverse infrastrutture apposite; nel 1908, quando dava lavoro a 440 persone e produceva 6000 tonnellate di carta all'anno, furono installati nuovi macchinari. Fu più volte colpita da violente alluvioni dell'Olona (1908, 1911 e 1917), ma ciò non ne rallentò lo sviluppo: un nuovo rinnovamento dei macchinari avvenne durante la Prima guerra mondiale, e negli anni '20 e '30 furono costruiti nuovi ed enormi edifici ed una scuola professionale per la formazione dei dipendenti. Nel 1937 entrò in funzione un impianto per la produzione di cellulosa (8000 t annue), ma l'anno successivo i Mayer, famiglia ebrea, furono costretti ad emigrare per via delle leggi razziali, mentre la proprietà dell'industria passò al governo. Nel 1940 i dipendenti erano 985.

I Mayer riebbero la cartiera già a fine aprile 1945, e diedero l'avvio ad un grandioso piano di rinnovo: tra quell'anno ed il 1949 lo stabilimento venne ampliato con nuovi ed immensi padiglioni, e sulla collina soprastante fu eretta una centrale elettrica con una svettante ciminiera in cemento che ne segnala tuttora la presenza. Nonostante la grave alluvione del 1951, l'anno seguente fu acquistato un vasto terreno a sud della fabbrica, dove fu eretto un nuovo stabilimento, che prese nome di Cartiera di Cairate - VIMA. Gli anni '50 e '60 furono quelli di massimo splendore: 2.400 dipendenti lavoravano presso la Vita Mayer e altri 750 alla Cairate VIMA, la produzione era di 80.000 tonnellate di carta annue, giornalmente 6 treni merci andavano e venivano da e per la cartiera. Iniziò la produzione di carta per prodotti igienici (1957) e furono acquistate due ditte adiacenti site a Fagnano Olona, la Cartiera Sterzi ed il Sacchettificio Bisson & C., che presero il nome di Cartiera Aquila, che, con 200 dipendenti, era una ditta dipendente dalla Vita Mayer. La crisi, dovuta alla concorrenza dei Paesi dell'Est e alla carenza del legname, ebbe inizio nel 1971.

Gli accordi col governo per salvare la società furono un fallimento: si ottennero solo 2 milioni di lire in luogo dei 6 richiesti, ed in cambio la Vita Mayer dovette rilevare alcune cartiere del Centro-Sud, dalla situazione economica ancor più grave. La ferrovia della Valle Olona, non essendo più conveniente proseguire il servizio, chiuse nel 1976, e questo, assieme a due violente alluvioni (11 giugno 1975 e 1º ottobre 1976) assestò il colpo di grazia all'azienda. La chiusura definitiva dei due stabilimenti avvenne l'11 agosto 1977; la Cartiera Aquila proseguì l'attività ma fallì a sua volta, in seguito.

Oggi la Cartiera Vita Mayer, un'area dismessa tra le più vaste della Valle Olona, giace in stato di totale abbandono dopo che tutti i piani di recupero hanno abortito.


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LA VALLE OLONA

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La Valle Olona è una valle che inizia a sud di Varese e termina a Castellanza. La valle è stata scavata in parte dai ghiacci dell'ultima glaciazione e in parte dall'Olona.
In genere è caratterizzata da un fondovalle senza centri abitati se non per l'eccezione di Castegnate (costituente la parte cosiddetta "in giò" di Castellanza e situata allo sbocco della vallata) e delle due frazioni di Gornate Olona (Torba e San Pancrazio). Più a nord invece, uno degli ultimi centri ancora abitati è quello dei Mulini di Gurone, il luogo oggi ospitante la diga destinata a proteggere i paesi sottostanti dal rischio di esondazioni del fiume.

Sul fondovalle e disseminati tra le numerose zone umide ed i boschi di latifoglie che ne caratterizzano le pendici circostanti, è spesso riscontrabile la presenza di parte dei complessi industriali dismessi o abbandonati appartenenti a questo versante della Provincia di Varese ed altrettanti mulini ad acqua, un tempo parti integranti delle economie locali.

Nella valle è anche presente il tracciato della Ferrovia della Valmorea, un tempo abbandonato ed oggi trasformato in pista ciclopedonale nel tratto tra Castellanza a Castiglione Olona ed invece ristrutturato per poter ospitare un treno turistico sulla tratta Malnate-Mendrisio.

La Valle Olona era il cuore del Contado del Seprio, della cui capitale conserva tuttora le rovine nel comune di Castelseprio. Nel 1287 tutto il Seprio fu ufficialmente annesso alla Signoria dei Visconti, che nel 1395 divenne il Ducato di Milano ed a cui la stessa Valle appartenne fino all'epoca napoleonica.
Sin dal Medioevo questa parte del territorio lombardo fu tra i maggiormente sfruttati perché grazie alla presenza del fiume e dei suoi affluenti, fu possibile l'edificazione di numerosi mulini destinati a sfruttare la forza motrice delle acque per azionare le macine, i magli, i frantoi e le segherie necessarie alla lavorazione dei prodotti locali come il legno, il grano ed i semi oleosi del ravizzone e della colza.
Nel 1610, quando venne creato il consorzio del fiume Olona per disciplinare l'uso di queste acque, i mulini sull'Olona (distribuiti sull'intero corso a monte di Rho) erano 116 ed erano forniti di 463 rodigni.

Verso la metà dell'Ottocento e durante il primo sviluppo dell'Industrializzazione, anche i sistemi di sfruttamento della Valle subirono un cambiamento ed i mulini vennero soppiantati (oppure affiancati), da complessi industriali più fruttosi e moderni come i cotonifici (ad esempio il Cotonificio Cantoni di Castellanza, il Cotonificio Ponti di Solbiate Olona ed il Cotonificio Enrico Candiani di Fagnano Olona), le concerie (Conceria Fraschini di Varese), le cartiere (Cartiera Vita-Mayer di Cairate e Cartiere Molina di Varese e Malnate), oppure le fornaci da laterizi o calce, ed ancora da impianti di filatura o tintoria.
La Valle Olona e la sua cosiddetta conurbazione divennero quindi una delle maggiori aree industriali italiane e l'utilizzo intensivo delle sue acque, sia come forza motrice che per le lavorazioni dirette, ebbe un tale risvolto inquinante sul suo fiume principale che lo condusse a divenire il corso d'acqua più inquinato d'Italia. Un triste primato avvicinato solo dal Lambro, il Seveso, la Lura, il Mella e l'Arno, gli altri fiumi della Lombardia che tuttora attraversano le zone a più alta concentrazione industriale.

Dopo l'avvio della nuova era dell'economia industriale avvenuto negli anni settanta ed al conseguente periodo di crisi e di fallimenti che afflisse l'economia delle industrie presenti nella valle (spesso messe in ginocchio anche dalle frequenti esondazioni), il fiume ha costantemente migliorato la qualità delle acque fino a riaggiungere e superare il grado sufficiente nel tratto tra Varese e Castellanza ed oggi, con l'istituzione di due Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) che tutelano il fondovalle, si può finalmente asserire che anche la natura della valle è tornata in primo piano.

I versanti della Valle Olona sono in gran parte ricoperti da boschi. Nel fondovalle, invece, ai boschetti si alternano terreni coltivati, brughiere e prati, oltre ad aree industriali dismesse dove la natura le sta ricoprendo principalmente nella forma di piante rampicanti od arbusti.

Tra le latifoglie si trovano pioppi, querce farnie, carpini bianchi, castagni, robinie, querce rosse, ontani neri, salici, frassini, ciliegi ed olmi campestri.
Gli arbusti sono rappresentati da rovi, nocciòli, biancospini, cornioli, luppolo, sambuchi e cappelli del prete.
Tra i fiori spontanei si annoverano il bucaneve, la campanella, il dente di cane, il mughetto, la primula, il ciclamino, l'ortica e il ranuncolo.
Le conifere, poco diffuse, annoverano l'autoctono pino silvestre e l’abete rosso, importato dall’uomo.
Nella parte nord della valle esistono anche alcuni canneti mentre, lungo tutte le zone umide sono diffusissime molte specie di felci.

Un fenomeno interessante è dato dal ritorno del bosco sulla brughiera. Questa è costituita da distese di brugo, un piccolo arbusto dalla caratteristica fioritura autunnale che nel passato era oggetto di sfalcio per essere utilizzato come lettiera per gli animali e spesso le distese secche erano preda di incendi. La cessazione della prima pratica e la sensibile diminuzione dei secondi consentono la crescita spontanea di essenze d'alto fusto e, per ora, di radi boschi.

In un ambiente fluviale, la tipologia animale più rilevante è naturalmente quella ittica. Due secoli fa l’Olona abbondava di pesci, ma lo sviluppo industriale li portò all'estinzione. Dopo il 2000 e la chiusura di molte fabbriche ma soprattutto grazie alla costruzione di numerosi impianti di depurazione, l’acqua è lentamente tornata pulita ed i pesci sono lentamente tornati a vivere nel fiume.
Abbastanza comuni sono quelli di piccola taglia come i vaironi, le scardole, i carassi e sono presenti anche i cavedani di media taglia. Più rari invece, ma comunque presenti, sono i barbi e le trote iridee mentre in alcune pozze presso Castiglione Olona vivono esemplari di pesce persico.

Tra gli uccelli acquatici, diffusissimi sono i germani reali e sono comuni, ma più difficili da vedere perché piuttosto schive, le gallinelle d’acqua e le folaghe mentre, seppur rari sono comunque presenti l’airone cenerino, la garzetta e la nitticora.
Per quanto riguarda gli uccelli di bosco, sono numerose le specie passeriformi e tra cui gli stessi passeri, i merli, i tordi, le rondini, i pettirossi, ed i fringuelli, così come i verdoni, i verzellini, le cornacchie, le gazze, i codirosso, gli usignoli, i corvi ed i cardellini.
Tra i columbiformi vi sono le tortore ed i colombi mentre tra gli upupidi esistono gli esemplari di upupa epops.
Più rari sono picidi come il picchio rosso maggiore ed il picchio verde od i rapaci come l’allocco, il gufo, la civetta, il gheppio e la poiana.
Altra importante componente di questo ecosistema fluviale sono gli anfibi come il rospo smeraldino, il rospo comune, la rana dalmatina la rana verde, la raganella e la più rara rana di Lataste. Tra gli anfibi muniti di coda sono presenti i tritoni crestati ed i tritoni punteggiati.
Tra i mammiferi vi sono i più tipici dei bosco di latifoglie, come la volpe rossa, lo scoiattolo, il ghiro, il tasso, le donnole e le faine più il riccio ed alcuni tipi di topo selvatico.
Per quanto riguarda i serpenti, sono perlopiù innocui: la biscia d’acqua, il biacco ed il saettone ma non manca la vipera, l’unico serpente velenoso mentre, ed infine tra i sauri si annoverano le comunissime lucertole, il ramarro e l’orbettino.

Dei numerosi mulini ed industrie sorte lungo il corso del fiume e chiuse progressivamente a partire dalla seconda metà del novecento, oggi buona parte giace in condizioni di abbandono, degrado e di difficile controllo socioculturale (ad esempio, nella ex Cartiera Vita Mayer di Cairate si è svolto un rave party) ed il recupero archeologico dell'intero patrimonio storico della valle appare sempre più problematico.

Non mancano però alcuni esempi incoraggianti, come il recupero del Cotonificio Cantoni di Castellanza, che nel 1991 è stato adibito a sede dell'università Carlo Cattaneo, ma prima che vadano del tutto perduti, andrebbero recuperati specialmente i mulini in rovina che esistono in valle, spesso di origini settecentesche o addirittura precedenti e dunque meritevoli di grande attenzione.

È spesso citato come un reperto di archeologia industriale in fase di recupero anche il tracciato della Ferrovia della Valmorea.

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lunedì 2 marzo 2015

QUARTIERI MILANESI : MUSOCCO

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Musocco è un quartiere di Milano, posto nella periferia nord-occidentale della città, appartenente alla zona 8.

Fino al 1923 costituì un comune autonomo.

Musocco sorgeva sulla strada che da Milano portava a Varese, con qualche cascinale sparso in mezzo ad un territorio in parte boscoso. Le prime notizie certe risalgono alla visita pastorale di San Carlo Borromeo nel 1605 con un centinaio di abitanti dediti al lavoro nei campi. Musocco risulta appartenere alla Pieve di Trenno.

Osservando una cartina della metà degli anni dell'Ottocento della parte Nord-Ovest di Milano, si possono distinguere, tra gli altri abitati, Villapizzone, la Cagnola, Boldinasco, Garegnano, e, oltre la ferrovia Musocco, Quarto Oggiaro e Vialba. Questa localizzazione è molto simile, a parte la ferrovia non esistente, a quella del 1700.

Musocco era l'abitato sulla strada per Varese a circa 5 km. dalla cerchia dei bastioni di Milano, con l'oratorio di San Giuseppe, la zona attorno all'attuale Via Mambretti. Quarto Uglerio, era un gruppo di case attorno alla Villa Caimi-Finoli, e alla chiesa dei Santi Nazaro e Celso, ora Via Aldini mentre Vialba o Villa Alba, villaggio bianco, era un comune costituito da un pugno di case abitate da contadini alle spalle della Villa Scheibler, una villa patrizia risalente al XV secolo e terreno di caccia di Ludovico il Moro. Il torrente Pudiga scorreva all'interno del parco dalla Villa passando nel suo corso davanti alla Chiesa di Quarto Uglerio.

Nel 1753, secondo quanto indicato nell’Indice delle Pievi e Comunità dello Stato di Milano, al comune di Musocco risultava aggregato quello di Quarto Oggiaro. Risulta far parte della Pieve di Trenno, compresa nel Ducato di Milano sotto la reggenza di Maria Teresa d'Austria, contando 203 abitanti che salgono a 474 nel 1771. Nel 1791 risulta ancora inserito nella Pieve di Trenno, compresa nel XXVII distretto censuario della provincia di Milano con parrocchiale la chiesa di Santi Nazaro e Celso.

Durante la Repubblica Cisalpina vi è una continuo rimescolamento della organizzazione territoriale del nord Italia.

Nel 1798 viene costituito il Dipartimento d'Olona, del quale il comune di Musocco ne fa parte, prima come appartenente al distretto di Baggio, poi a quello di Bollate. Nel 1801 diventa parte del I distretto Dipartimento d'Olona, con capoluogo Milano, che diventa nel 1805 I distretto di Milano, VI cantone con 503 abitanti. Col decreto del 9 febbraio 1808 il comune di Musocco, come altri 34 comuni con distanza fino a 4 miglia da Milano, venne soppresso e incluso nel Circondario esterno del comune di Milano.

Con notificazione del 12 febbraio 1816 in poi nel Regno Lombardo-Veneto, con la Restaurazione della dominazione austriaca con Francesco II d'Asburgo-Lorena, vengono ripristinati i comuni soppressi durante il periodo della Repubblica Cisalpina. Musocco, così come Vialba, Villapizzone, Garegnano, Boldinasco, sono comuni autonomi del III distretto politico della Provincia di Milano con capoluogo Bollate. Nel 1821 nel censimento parrocchiale Musocco contava 900 abitanti.

Nel 1841, con dispaccio governativo del 2 settembre 1841 sotto Ferdinando I d'Austria, a Musocco fu aggregato il comune soppresso di Vialba. Nel 1853 gli abitanti risultano essere 1097, nel 1859 1192.

Con l'unità d'Italia, nel 1861, l'area del distretto divenne il IX mandamento della Provincia di Milano con capoluogo Bollate. Al 1º censimento della popolazione Musocco ed Uniti, intendo come Uniti le frazioni di Quarto Uglerio e Vialba, risulta avere 1235 abitanti sparsi su 429 ettari coltivati a gelsi, viti, cereali e ortaggi.

Nel 1869 vennero aggregati al comune di Musocco i limitrofi comuni di Boldinasco, Cassina Triulza, Garegnano, Roserio e Villapizzone. Con le nuove 5 frazioni il territorio comunale si amplia da 429 ettari a 1328 ettari, con 165 ettari occupati da strade e fabbricati e 1163 di superficie agraria. L'attività degli abitanti è ancora prevalentemente agricola con presenza di allevamenti di bachi da seta. Dal 1869 al 1873 confina con il comune dei Corpi Santi, il comune al di fuori della cerchia dei bastioni di Milano, fino a quando quest'ultimo viene inglobato in Milano.

Con l'avanzamento della rivoluzione industriale il comune per la sua posizione strategica al confine di Milano e la facilità di collegamento con il resto della regione, diventa il luogo ideale per la dislocazione di insediamenti industriali.

Viene costruita la ferrovia Milano-Torino alla fine degli anni 60 dell'Ottocento con la stazione ferroviaria chiamata Musocco, l'attuale Stazione di Milano Certosa che accelera il processo di industrializzazione del comune che si realizza principalmente nei primi 20 anni del XX secolo.

In Via Mambretti, 9 nel 1875 viene fondata la Smalteria Moneta da Giovanni Moneta, industria fiorente durante l'attività bellica in grado di sfornare 10.000 elmetti al giorno.

Gli abitanti, i musocchesi, crescono dai 5710 di inizio secolo fino agli oltre 15000 del 1923.

Il territorio di Musocco cambia faccia alla fine del secolo quando viene decisa l'edificazione del Cimitero Maggiore di Milano all'interno del comune e la nuova viabilità necessaria. Viene costruito Viale Certosa come prolungamento di Corso Sempione, passando da Piazza del Bersaglio, l'attuale Piazzale Accursio, per arrivare al Cimitero.

Il municipio aveva sede in un edificio nell'attuale Piazzale Santorre di Santarosa, edificio ancora esistente, civico 10.

Nel 1903 viene costituita da 20 soci la Società Edificatrice l'Avvenire di Musocco con lo scopo di acquistare terreno e costruire case d'abitazione per lavoratori e in genere tutte le costruzioni rivolte al benessere e miglioramento della classe lavoratrice. Crescono il numero delle abitazioni anche lungo la Strada della Varesina tra Cagnola e la ferrovia. Viene costruita la scuola elementare General Cantore.

Nel 1923 per Regio Decreto 2 settembre 1923, n. 1912, art. 1 viene decisa l'unificazione di Musocco a Milano, così come per i comuni Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Niguarda, Trenno e Vigentino. I vecchi comuni diventano quartieri di Milano.

Il nome Musocco deriva dalla parola musa che significa acquitrino, indicando che la zona era attraversata da numerosi corsi d'acqua e fontanili che straripando formavano degli impaludamenti. Il corso d'acqua principale è il torrente Pudiga.

Il nome di Musocco per indicare la parte di Nord-Ovest di Milano è rimasto anche dopo la cessazione dell'esistenza del comune.

La decisione di costruire il cimitero di Milano nel comune di Musocco ha fatto conoscere il cimitero con il nome del comune di appartenenza, Musocco, che nel tempo è rimasto anche dopo lo scioglimento del comune. Col passare del tempo si è identificato Musocco con il cimitero e le zone immediatamente adiacenti.

L'area originaria del comune di Musocco, quello prima del 1869, cioè l'area indicata come Musocco con Quarto Oggiaro e Vialba, è l'odierno Quartiere Vialba, che era una delle sue frazioni. Le altre frazioni, quelle accorpate nel 1869, sono tornate ad essere Villapizzone, Boldinasco, Garegnano, Roserio come quartieri di Milano. Il Quartiere Varesina sorto dopo la costruzione del viale di accesso per l'Autostrada dei Laghi ha inglobato una parte di Garegnano arrivando fino alla ferrovia.

Tuttora del borgo di Musocco originario rimangono molte tracce attorno alle Via Mambretti, Cinque Maggio e Ameglio. Le case basse lungo Via Mambretti, sono le antiche cascine ristrutturate, il numero 29 porta ancora la scritta Sede Cooperativa La Conquista Musocco, la Scuola Generale Cantore è diventata per lungo tempo Civico Archivio con ingresso al N° 33 ora è vuota, e la stazione dei Carabinieri al 32/A è la Stazione Musocco. L'antico oratorio di San Giuseppe si trova in Via Ameglio ed è stato sconsacrato.

In Piazzale di Santorre di Santarosa proprio quando il comune si scioglie viene eretto il Monumento ai caduti di Musocco durante la prima guerra mondiale.


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QUARTIERI MILANESI : QUARTO OGGIARO

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Quarto Oggiaro (Quart Ogiée in milanese, pr. Quart Ugié) è un quartiere di Milano situato a nord-ovest della città, facente parte della zona 8.

Il nome di Quarto Oggiaro deriva da Quarto Uglerio: la parola Quarto fa palesemente riferimento alla distanza di quattro miglia romane dal centro di Milano, mentre la seconda parte del toponimo, Uglerio, potrebbe invece essere quello di una persona che fu rilevante nella zona, in tempi non documentati.

Nell'odierna suddivisione delle statistiche per il calcolo della popolazione, si ritiene l'asse Via Eritrea - Via Lessona come la via di demarcazione tra Quarto Oggiaro e Vialba, di fatto i numeri pari di queste vie appartengono a Quarto Oggiaro e i numeri dispari al quartiere Vialba. Il nucleo originario di Quarto Oggiaro giace lungo l'asse di Via Aldini dalla parte del quartiere ora ritenuto Vialba. Nulla vieta di riferirsi a quella parte e fino al confine con la Villa Scheibler con il nome originario, Quarto Oggiaro.

Villa Scheibler, l'antica dimora di caccia con il suo Parco, si trova anche storicamente in Vialba. La relazione tra i due quartieri è molto forte: entrambi si estendono dal ponte di Via Palizzi fino all'estrema periferia nord-ovest di Milano. La parte di Vialba confinante con Quarto Oggiaro ha avuto lo stesso piano di sviluppo urbanistico di edilizia popolare e spesso viene ritenuto come parte integrante di Quarto Oggiaro. I vecchi borghi divenuti quartieri con agglomerati urbani continui sono solo parzialmente distinguibili, la divisione tra aree è spesso assente e il confine virtuale tra le vecchie zone diventa di frequente la mezzaria di una via di grandi dimensioni.
Un tempo comunità autonoma, divenne la frazione orientale del Comune di Musocco in seguito alle riforme amministrative volute dall'imperatrice Maria Teresa negli anni Cinquanta del Settecento. La trasformazione da Uglerio a Oggiaro è riscontrabile sulle mappe del 1872.
A partire dal 1757 Quarto Oggiaro, o Quarto Uglerio, faceva parte del comune di Musocco ed era un gruppo di case e cascine intorno alla Villa Caimi-Finoli, una villa patrizia collegata alla più grande Villa Scheibler e alla chiesa dei Santi Nazaro e Celso costruita alla fine del Settecento. Lo sviluppo era attorno all'attuale Via Aldini.

Il comune di Musocco di cui Quarto Oggiaro faceva parte così come l'adiacente località di Vialba rimase autonomo fino al 1923, quando fu incluso in Milano.

Sul finire degli anni quaranta si sviluppò una grande immigrazione dal Sud verso i grandi centri industriali del Nord in cerca di lavoro e le aree di Milano incolte, come quella di Quarto Oggiaro, divennero il luogo per soddisfare il grande incremento demografico della città.

Quarto Oggiaro, come lo vediamo oggi, nacque negli anni cinquanta: nel 1954 furono realizzate le prime case popolari, e grazie agli sviluppi seguenti, in breve tempo questa zona divenne uno dei più grandi quartieri di edilizia popolare di Milano. Il quartiere si è ampliato attraverso una serie di lotti di costruzioni, soprattutto negli anni sessanta, diventando un grande quartiere-dormitorio; occorsero molti anni prima che gli abitanti della zona potessero godere dei servizi essenziali. Il quartiere ha sempre ospitato numerosi immigrati, prima dalle regioni meridionali, successivamente extracomunitari.

Il quartiere con il modello urbanistico pianificato di sole case popolari, i problemi connessi al tentativo di integrazione sociale e economico dei suoi nuovi abitanti nella città, la gestione dello spaccio della droga da parte di alcune famiglie anche con fatti di sangue, lo ha fatto più volte balzare agli onori della cronaca come un ambiente di difficile vivibilità, dimenticando talvolta gli immensi sforzi compiuti dagli abitanti e dalle associazioni per una sostenibilità sociale e ambientale del quartiere. Le immagini dei caseggiati e casermoni di Via Pascarella, Via De Pisis sono state prese dai media come simbolo dello sviluppo urbanistico e sociale di Milano degli anni 50 e 60. Commercialmente la zona si sviluppa in Via De Roberto con numerosi negozi, in Via Fratelli Antona Traversi con il Mercato Comunale e intorno all'incrocio Via Lessona - Via Amoretti.

Diversa la sorte della parte sud del quartiere, al confine con il quartiere Villapizzone: la vicinanza con la ferrovia dello stato e la Stazione di Milano Certosa rese l'area sfruttabile dal punto di vista industriale. L'azienda di carburanti Fina acquistò l'area nel 1926 facendone un grande deposito di stoccaggio per gli oli, trasportabili attraverso la ferrovia.

Nel processo di edificazione di Quarto Oggiaro è possibile distinguere diversi lotti di case con un unico costruttore e con un preciso progetto residenziale. Ogni progetto ha un nome:

Quartiere Gescal (Ex Ina Casa), il quartiere di Via Longarone, uno dei più grandi esempi di costruzione di case popolari, nel quale si è tentato di creare un piccolo paese autonomo sul modello dell'urbanistica popolare inglese. Questo quartiere è chiamato anche Vialba II
Quartiere IACP "Quarto Oggiaro" - Le case di Via Amoretti, Capuana e Pascarella
Quartiere Aldini I - Le case di Via Concilio Vaticano II
Quartiere Aldini II - Le case di Via Graf e De Pisis
Torri di Via Lessona - Le torri di Via De Roberto

Più di 50 anni sono passati dalla nascita di Quarto Oggiaro moderno e le generazioni di immigrati sono diventate di seconda e terza generazione o sostituite dall'immigrazione straniera. L'integrazione con la città ormai è avvenuta da anni, i problemi sociali ed economici sono gli stessi della città; nonostante questo Quarto Oggiaro continua ad avere una sua identità di quartiere propria, per la sua collocazione periferica e chiusa dal recinto di ferrovie e per il piano urbanistico iniziale che lo ha fatto nascere.

L'Associazione Quarto Oggiaro Vivibile, presente sin dagli anni 80, gestisce il prato compreso tra il parco dei Villa Scheibler e l'odierna Via Invernizio dalla parte del nucleo originario di Quarto Oggiaro; fino agli anni 70 il prato ospitava un campo nomadi. Il verde è stato attrezzato di un campo giochi, campi di basket, un campo di calcio regolamentare e uno per l'allenamento. È un punto di ritrovo molto frequentato ed è stato un segnale importante per la rinascita del quartiere.

Le case di edilizia popolare all'interno del quartiere sono state tutte ristrutturate, è stata creata un'isola pedonale nel 2008 in Via De Roberto all'altezza della chiesa di Santa Lucia. La Cava Cabassi ai margini del quartiere lungo la ferrovia Nord è stata chiusa nel 1997 e l'area risistemata è diventata il parco Simoni, con superficie circa 20.000 m².

L'opera più rilevante riguarda senz'altro la parte sud del quartiere nell'area della ex raffineria Fina e lungo la vecchia Via Castellamare con i suoi campi in parte coltivati ad orti e in parte incolti. La società EuroMilano, con progetto affidato alla designer inglese Diana Amstrong Bell, tra la fine degli anni 90 e l'inizio degli anni 2000, ha bonificato un'area di oltre 450.000 m², creando un nuovo quartiere residenziale di pregio. Il nuovo quartiere si affaccia sulla Via Eritrea con 6 torri di 15 piani mentre le palazzine più basse sono all'interno, nella Via Perini, per un totale di 1500 residenze. Quasi metà dell'area, 200.000 m², è diventata il Parco Verga che dai binari della Ferrovia dello Stato raggiunge le case, fino ad arrivare alla Via Chiasserini. Il parco è un vero polmone verde e l'opera nel suo complesso è un simbolo di modernità, integrazione con l'ambiente oltre ad essere un bel biglietto da visita per il quartiere.


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