Visualizzazione post con etichetta gastronomia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gastronomia. Mostra tutti i post

sabato 25 giugno 2016

LA PROVINCIA DI BRESCIA

.

La provincia di Brescia è  seconda per numero di abitanti fra le dodici province lombarde, settima in Italia. È la provincia più estesa della Lombardia, con una superficie di 4.784,36 km² e una densità abitativa di circa 264 abitanti per km², e al suo interno sono compresi 205 comuni.

Confina a nord e a nord-ovest con la provincia di Sondrio, a ovest con la provincia di Bergamo, a sud-ovest con la provincia di Cremona, a sud con la provincia di Mantova, a est con il Veneto (provincia di Verona) e con il Trentino-Alto Adige (provincia di Trento).

La provincia fu istituita nel 1859, quando il Regno di Sardegna definì la propria ripartizione amministrativa tramite il Regio decreto 23 ottobre 1859, n. 3702. La provincia ereditava le funzioni dell'omonimo ente territoriale del regno Lombardo-Veneto e assunse pressappoco l'attuale estensione, compresa parte della Val Camonica, comprendente anche Ostiano, Volongo e alcuni comuni dell'attuale provincia di Mantova posti sulla riva destra del Mincio (Alto Mantovano).

Con il Decreto Rattazzi fu introdotta una nuova organizzazione amministrativa, caratterizzata dalla suddivisione della provincia in cinque circondari, questi ultimi a sua volta divisi in mandamenti. Essi erano:

circondario I di Brescia: mandamenti di Brescia (I - III), Rezzato (IV), Bagnolo Mella (V), Ospitaletto (VI), Gardone (VII), Bovegno (VIII), Iseo (IX), Lonato (X);
circondario II di Chiari: mandamenti di Chiari (I), Adro (II), Orzinuovi (III);
circondario III di Breno: mandamenti di Breno (I), Edolo (II);
circondario IV di Salò: mandamenti di Salò (I), Gargnano (II), Vestone (III), Preseglie (IV);
circondario V di Castiglione: mandamenti di Castiglione (I), Montechiaro (II), Asola (III), Volta (IV), Canneto (V);
circondario VI di Verolanuova: mandamenti di Verolanuova (I), Leno (II).
Nel 1868 il comune di Ostiano fu aggregato alla provincia di Cremona, mentre con la ricostituzione della provincia di Mantova, il Circondario di Castiglione fu scorporato e passarono all'ente mantovano i mandamenti di Castiglione, di Asola e di Canneto, comprensivi di Acquanegra sul Chiese e Asola, che nel Medioevo fecero parte del territorio bresciano (nel caso di Asola, anche nel periodo veneto). Montechiaro e i comuni limitrofi furono aggregati al circondario di Brescia come XI mandamento. Furono aggiunti contestualmente nuovi mandamenti al circondario di Chiari (Rovato come II, facendo scalare Adro e Orzinuovi di un ordinale, rispettivamente a III e IV), Breno (II di Pisogne, con Edolo che diventava III) e Salò (Bagolino come IV, con Preseglie che diventava V).

Nel 1871 anche il comune di Volongo fu aggregato alla provincia cremonese.

Nel 1934 il comune di Turano fu staccato dalla provincia di Trento e aggregato alla provincia bresciana con il nome di Valvestino.

Lo stemma della provincia di Brescia è costituito dall'unione di cinque arme civiche: quella di Brescia al centro, quella del comune di Chiari, di Breno, di Verolanuova e di Salò; esso fu concesso con regio decreto del 10 marzo 1904, la sua blasonatura è la seguente:

« Inquartato: al 1º di Chiari che è troncato, sopra: d'oro all'aquila di nero, col volo abbassato; sotto: di rosso a tre stelle di sei raggi d'argento; al 2º di Breno che è d'azzurro al cervo d'argento, accosciato sopra un ristretto di terra erbosa al naturale con un'aquila al naturale, volante ed afferrante il cervo; al 3º di Verolanuova che è di azzurro alla figura di donna di carnagione, sostenuta da una mezzaluna d'argento, montante, colla destra in alto e la sinistra al fianco, cinta, a due giri, da un breve d'argento, svolazzante in fascia e scritto col motto: nec fide infirma nec amoris vinculo capta; al 4º di Salò che è d'azzurro al leon d'argento tenente un ramoscello d'olivo, di verde e sul tutto di Brescia che è d'argento al leone d'azzurro, linguato e armato di rosso »

Molti sono i popoli che hanno abitato nel territorio di Brescia. Camuni, celti, longobardi e romani hanno lasciato il segno del loro passaggio. Dalle montagne ai laghi, fino alla pianura tutto parla di un passato storico ricco di fascino e di mistero. Tutto da scoprire.

La provincia di Brescia vanta tre laghi principali, Lago di Garda, Lago d'Iseo ed il Lago d'Idro, più altri numerosi laghi minori di montagna, tre valli, Val Camonica, Valtrompia e Valle Sabbia, più altre valli minori, oltre che ad un'ampia zona pianeggiante a sud del territorio cittadino, conosciuta come la Bassa Bresciana, e varie zone collinari che circondano il panorama cittadino e si estendono ad est verso il veronese e ad ovest verso la Franciacorta.

Grazie alla varietà altitudinale e morfologica, nonché della presenza di grandi laghi, la Provincia di Brescia comprende tutti i tipi di biomi dell'Europa: da qualcosa di simile alla macchia mediterranea fino alle nevi perenni dell'Adamello (col più grande ghiacciaio delle Alpi italiane).

Le tre valli principali presenti sul territorio bresciano sono la Val Camonica, percorsa dal fiume Oglio ed inserita nel territorio nord-occidentale della provincia che va dal massiccio dell'Adamello al lago d'Iseo, e costituisce circa il 25% della superficie totale della provincia, la Val Trompia, bacino montano del fiume Mella, compreso tra i comuni di Concesio e Collio, la Valle Sabbia, seconda in termini di grandezza, che comprende i comuni da Serle a Bagolino lungo il corso del fiume Chiese.

Tutte e tre le valli hanno come punto d'unione il Passo di Crocedomini, che prende appunto il nome dalla "croce" formata dall'unione dei tre bacini, e l'arteria stradale che ne permette il collegamento è la ex-Strada statale 345 delle Tre Valli.

Altra zona di confine tra le tre valli è il Maniva poco distante dal passo Crocedomini.

Sono inoltre presenti numerose piccole valli sul territorio provinciale, circa 26, spesso tributarie di una maggiore, come nel caso della nebulosa di valli comprese nel bacino della Valle Camonica e dell'Adamello.

La geomorfologia e la geologia, per via della vastità territoriale della provincia, sono differenti da valle a valle, e spesso è possibile riconoscere all'interno dello stesso bacino caratteristiche differenti delle pareti rocciose. Nella maggior parte dei casi la conformazione del territorio è di origine calcarea.

Il territorio provinciale comprende:

quasi tutta la Val Camonica (il 27% della provincia),
la Val Trompia,
la Val Sabbia, percorsa dal fiume Chiese e comprendente il lago d'Idro (Eridio), tranne la porzione più settentrionale (Valle del Chiese, trentina);
gran parte della sponda occidentale e di quella meridionale del lago di Garda (Benaco); la Val Vestino;
la fascia pedemontana tra i laghi di Garda e d'Iseo e le aree collinari della Franciacorta e di parte dei colli morenici del Garda;
un'area di pianura in gran parte compresa tra l'Oglio e il Chiese denominata Bassa Bresciana.
Laghi[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della provincia di Brescia sono presenti 8 laghi, di cui tre maggiori e gli altri di carattere minore.

Il bacino lacustre principale sia in termini dimensionali che di importanza climatica e culturale è sicuramente il Lago di Garda, condiviso con le provincie di Trento e Verona, che con i suoi 370 km² di superficie può ritenersi il maggiore lago italiano. Per via delle sue dimensioni il lago esercita un influsso considerevole sul clima e sull'ambiente circostante, creando in generale una micro-area geografica dal clima più mitigato sia nei periodi estivi che in quelli invernali.

Il lago d'Iseo è il secondo bacino d'acqua dolce presente in terra bresciana, ed è situato a circa 180 m di quota sopra il livello del mare, nel territorio detto "Sebino", compreso tra la Val Camonica (a nord) e la Franciacorta (a sud), che divide le province di Bergamo e di Brescia.

Il lago d'Idro, terzo bacino in ordine di superficie all'interno del territorio provinciale, è situato in piena valle Sabbia al confine tra il bresciano e la provincia autonoma di Trento, e si differenzia dai precedenti bacini lacustri per le modeste dimensioni. Le acque del lago vengono principalmente sfruttate per l'irrigazione delle coltivazioni nei territori contigui, oltre che per la produzione di energia mediante una piccola centrale elettrica situata a valle nella frazione Carpeneda del comune di Vobarno.

Sono circa 45 i corsi d'acqua che attraversano il territorio della provincia bresciana, quasi tutti a carattere torrentizio e quindi di lunghezza molto limitata.

Gli unici corsi d'acqua che si possono definire veri e propri fiumi sono 3, ovvero il fiume Oglio, il fiume Chiese ed il fiume Mella; divisi nelle tre valli principali.

Il fiume Oglio nasce dal Corno dei Tre Signori, località tra le province di Brescia, Trento e Sondrio e scorre attraversando tutta la Val Camonica formando ed alimentando il lago d'Iseo. Sfociando nel bergamasco nei pressi di Sarnico, il fiume prosegue toccando tutti i comuni a ridosso tra le province di Brescia e Bergamo inglobando i principali affluenti, Cherio, Mella e Chiese lungo la bassa Bresciana e cremonese.

Il fiume Chiese nasce nel gruppo dell'Adamello in territorio trentino e percorrendo la valle del Chiese entra in territorio bresciano andando a formare il lago d'Idro. Sfociando nei pressi del comune di Idro percorre tutta la valle Sabbia e parte della bassa Bresciana orientale (fino a Carpenedolo) entrando in territorio mantovano.

Il fiume Mella è il più piccolo tra i tre corsi d'acqua principali bresciani vantando 96 km di lunghezza e una portata d'acqua di circa 11 m³/s). Nasce al passo del Maniva e percorre tutta la Valtrompia, raggiungendo e attraversando tangenzialmente il territorio cittadino di Brescia. Prosegue il proprio corso in alcuni comuni della bassa occidentale prima di sfociare nel fiume Oglio al confine con la provincia di Cremona nel territorio di Ostiano.

I torrenti presenti sul territorio provinciale sono concentrati maggiormente in Val Camonica, spesso come affluenti dell'Oglio, o di altri torrenti maggiori, ma il principale corso d'acqua a carattere torrenziale, con i suoi 42 km di lunghezza, è il Garza, che nasce a Lumezzane in Valtrompia e attraversando il comune di Agnosine crea la cosiddetta Valle del Garza, nei comuni di Caino e Nave, prima di attraversare il territorio cittadino di Brescia e sfociare nel Mella a Capriano del Colle.

Altri torrenti o canali artificiali che percorrono buona parte del territorio provinciale sono:

la Roggia Trenzana, diretta derivazione dell'Oglio;
il Naviglio di Brescia, che nasce a Gavardo dal fiume Chiese e bagna i comuni della bassa Valle Sabbia, di Brescia e della bassa Bresciana orientale, prima di sfociare nell'Oglio all'altezza di Canneto, nel mantovano;
il complesso del Gandovere/Mandolossa che scorre nella valle di Ome e nei pressi del confine fra Castegnato e Gussago si divide in due rami di cui uno sfocia nel Mella, mentre l'altro spaglia a Travagliato.
il Redone, che nasce in località Lavagnone a Desenzano del Garda e, attraversando tutti i comuni del basso Garda, sfocia nel Mincio all'altezza di Monzambano, in provincia di Mantova;
lo Strone che bagna la campagna della bassa bresciana fra San Paolo e Pontevico.

Secondo la classificazione dei climi di Köppen, la provincia gode del clima tipicamente temperato delle medie latitudini (Cfa). È quindi piovoso o generalmente umido per tutte le stagioni, mentre le estati sono molto calde. La varietà orografica e la vastità territoriale comportano la presenza di piccole differenze climatiche a seconda della zona territoriale considerata. Solitamente le macro aree di riferimento sono: la Bassa Bresciana, l'area cittadina di Brescia, la zona del Lago di Garda e le tre valli principali.

Nella zona della Bassa la piovosità è in genere moderata e ben distribuita nel corso dell'anno. Una media dei rilevamenti del trentennio 1971-2000, registrati nella stazione meteorologica di Ghedi, abbastanza indicativa per tutto il territorio a sud del capoluogo lombardo, ha indicato che i giorni in cui la piovosità si è registrata nell'arco di anno siano circa 84, circa il 25%, equamente distribuita nel corso dell'anno, con dei naturali picchi nella stagione primaverile. Stesso ragionamento segue la misura quantitativa delle precipitazioni, che registrano un leggero aumento in autunno toccando il picco di 274,9 mm.

Vero fattore caratterizzante della zona è l'umidità relativa che mediamente si attesta intorno al 75,1% nel corso dell'anno, registrando il valore massimo in inverno con 82,3%, rispetto ad un più modesto, ma comunque elevato 69,3% di umidità nel periodo estivo. L'elevata presenza di umidità nell'aria fa sì che durante i mesi invernali ed autunnali si verifichi frequentemente il fenomeno della nebbia, come del resto di tutta la pianura Padana.

Le temperature sono solitamente in linea con quelle delle zone limitrofe nel mantovano e nel cremonese, e presentano una uniformità tra il periodo autunnale e primaverile, con temperature che si attestano intorno ai 15 °C, mentre si ha una moderata curvatura delle rilevazioni verso l'alto e verso il basso, rispettivamente nei periodi estivi, con punte di 39 °C, ed invernali, dove si sono registrati picchi negativi fino a 20 °C sotto lo zero.

La zona del territorio bresciano che costeggia ad est il lago di Garda gode di un clima fortemente influenzato dal bacino lacustre che, rispetto ai territori circostanti, mitiga gli effetti del clima temperato continentale. Dai dati rilevati dalla stazione meteorologica posta nel comune di Salò, situato nella metà della costa est del lago, si rileva un significativo innalzamento delle temperature medie di tutte le stagioni con inverni non troppo rigidi e delle estati calde. Il numero di giorni di pioggia è leggermente maggiore rispetto al resto del territorio provinciale, così come la quantità media in millimetri delle precipitazioni.

L'area urbana che comprende i territori di Brescia e dell'hinterland sono caratterizzati da temperature solitamente superiori di 1-2 °C in tutte le stagioni, rispetto ad aree rurali o montuose come quelle della bassa Bresciana o della zona nord della provincia. Le precipitazioni sono in linea con quelli della provincia, con 70-80 giorni e circa 850 mm di pioggia in media nell'arco annuale ed equamente distribuito lungo le quattro stagioni, con un leggero calo nel periodo invernale. Anche il fenomeno della nebbia è presente, anche se in misura nettamente minore rispetto ai territori meridionali della provincia.

La provincia di Brescia è ben rappresentata in diversi sport.
Nella pallamano la società Handball Leno e la A.S. Pallamano Cologne, nel calcio la squadra del Brescia milita nel campionato di Serie B. Altre squadre calcistiche sono il Lumezzane e la Feralpi Salò iscritti alla Prima Divisione, il Carpenedolo, militante nella Seconda Divisione. Nella pallavolo la città di Brescia è rappresentata dall'Atlantide Pallavolo Brescia militante in serie A2 maschile (2014 - 2015) mentre nella provincia, la città di Montichiari, è nota per la sua squadra di pallavolo, Promoball Metallerghe Sanitars Montichiari, in serie A1 femminile. Seguitissimo è anche il rugby: la squadra del Rugby Calvisano è stata campione d'Italia dopo essere giunta seconda per ben 4 anni consecutivi, mentre hanno sede nel capoluogo due società, il Rugby Leonessa e il Brescia Rugby, entrambi militanti nella seconda divisione nazionale.

Altro sport cittadino è la pallanuoto grazie alle recenti imprese della Systema Pompea. Anche il basket è presente con Centrale del Latte Basket Brescia Leonessa, squadra rifondata nel 2009, passata in breve dal campionato dilettantesco alla Legadue, con discreto successo di pubblico.

Importanti sono anche la ginnastica artistica femminile, con la squadra del Brixia più volte campione d'Italia negli ultimi anni e i motori, grazie alla Mille Miglia.

Nel 2011, a Lonato del Garda, si è svolta la 13ª edizione di Coppa del Mondo di Scherma Paralimpica organizzata dalla Associazione Villa Dei Colli Lonato Onlus dalla World Cup ASD Onlus. La competizione è riconosciuta da anni quale appuntamento più ambito nel mondo della scherma e vede mediamente la partecipazione di 20 nazioni.

La provincia di Brescia conta molti piatti tipici, tra cui:
lo spiedo bresciano, costituito da uccellini, carne, patate, salvia ed accompagnato con polenta;
il manzo all'olio di Rovato;
la marronata di Gottolengo;
i Casoncelli di Barbariga, Castelcovati e Longhena (preparazioni Deco); i casoncelli sono la pasta ripiena per eccellenza in provincia di Brescia, preparati con salvia, burro fuso e grana grattugiato;
la Travagliatina;
Bossolà bresciano;
la tinca al forno con polenta (soprattutto a Clusane);
il salame cotto di Quinzano.
Altri piatti della gastronomia bresciana, serviti con i molti vini DOC della provincia, sono: la grigliata, la gallina ripiena, l'uovo al tegamino (con molto burro "nero"), la bistecca di cavallo, il panino con salamina, lo spezzatino ai funghi, la cacciagione, la trota, la minestra di riso con le erbe, la pastasciutta al salmì (di lepre o di cinghiale), le ossa di maiale (lessate), l'onnipresente polenta in accompagnamento.

Non si può omettere la produzione e consumo di diversi formaggi, alcuni molto famosi: Bagòss, Nostrano Valtrompia, Silter, Tombea, le formaggelle delle valli, i caprini della Val Camonica, la robiola (tipo di formaggio assai diffuso a Brescia), lo stracchino e, per finire, il gorgonzola e il Grana Padano.

Pur non essendo un piatto, è doveroso segnalare l'aperitivo bresciano per antonomasia: il pirlo.

La provincia è attraversata da ovest a est dall'autostrada A4 che interseca nei pressi del capoluogo l'autostrada A21 proveniente da sud. Per via della geografia locale, le strade si allontanano dal capoluogo verso la periferia (laghi, valli, pianura) tramite una struttura a raggiera che converge sul capoluogo. L'asse viario portante è la ex strada statale 11 Padana Superiore che attraversa la provincia da Chiari a Sirmione passando per Brescia. Dalla ex SS 11 si staccano la ex strada statale 510 Sebina Orientale che rappresenta la porta d'accesso per il lago d'Iseo e Valcamonica, e la strada statale 45 bis Gardesana Occidentale che collega il capoluogo bresciano a Cremona ed a Trento. La ex strada statale 236 Goitese permette il collegamento della città con Mantova mentre la Val Sabbia e la Val Trompia possono essere raggiunte percorrendo rispettivamente la ex strada statale 237 del Caffaro e la ex strada statale 345 delle Tre Valli. Da luglio 2014, dalla SP19 nei pressi di Travagliato si stacca la A35-BreBeMi che, tramite 4 nuovi caselli, serve la zona sud-ovest della provincia (la bassa occidentale).

La Provincia di Brescia possiede inoltre una rete ciclopedonale di circa 300 km.

L'attuale patrimonio stradale della provincia, comprese le strade ex statali in applicazione del decreto legislativo n. 112 del 1998, conta un totale di 130 strade.

Il principale nodo ferroviario è la stazione di Brescia, posta sulla direttrice Milano-Venezia, da cui dipartono anche le tratte verso Cremona, verso Parma e verso Lecco. Dalla stazione si diparte anche la ferrovia Brescia-Iseo-Edolo che serve la zona del Sebino e della Valcamonica.

Dal 2013 è presente nel capoluogo una linea di metropolitana leggera.

In passato, in provincia erano attive una rete tranviaria urbana ed una extraurbana dismesse negli anni quaranta e cinquanta del XX secolo.

In ottemperanza alla Legge Regionale n. 22 del 29 ottobre 1998 sulla riforma del Trasporto Pubblico Locale, l'amministrazione provinciale ha provveduto a suddividere la Provincia in quattro sottoreti, o comparti, di trasporti pubblici automobilistici:

sottorete urbana: comprendente il capoluogo e 14 comuni dell'Hinterland;
sottorete "Val Trompia, Garda e Valle Sabbia";
sottorete "Bassa Pianura Bresciana e Franciacorta";
sottorete "Sebino e Valle Camonica.
Le prime tre sottoreti sono state attribuite dagli enti locali (comune di Brescia, per la prima sottorete, e amministrazione provinciale per le altre due) tramite gara d'appalto. In particolare:

un'Associazione Temporanea d'Imprese fra Brescia Trasporti S.p.A. e SIA Autoservizi S.p.A. gestisce il servizio della rete dell'hinterland cittadino dal 4 luglio 2005;
il Consorzio Brescia Nord, composto da SIA Autoservizi, mandataria della società consortile, SAIA Trasporti, Brescia Trasporti e ATV gestisce il servizio nella sottorete "Val Trompia, Garda e Val Sabbia" dal 1º gennaio 2005;
il Consorzio Brescia Sud, formato da SAIA Trasporti, mandataria della società consortile, SIA Autoservizi e APAM, esercisce il servizio nel comparto Bassa Bresciana e Franciacorta dal 1º gennaio 2005.
La quarta sottorete attualmente non è stata ancora attribuita, in quanto è stato sospeso il bando di assegnazione. Il servizio automobilistico della zona viene attualmente esercitato dalla Ferrovie Nord Milano Autoservizi in regime provvisorio di proroga della concessione precedente.

In provincia si trova anche l'aeroporto di Brescia-Montichiari, utilizzato solamente per voli postali e cargo.

Sul lago di Garda e sul lago d'Iseo è attivo un sistema di trasporti lacustre che si avvale di traghetti, aliscafi e catamarani.


LEGGI ANCHE: http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/lombardia-la-regione-che-ospita-expo.html




FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



giovedì 9 giugno 2016

LA PROVINCIA DI COMO

.


La provincia di Como è compresa all'interno della Regio Insubrica, di cui rappresenta la porzione centrale, e della regione storica insubre.

Confina a nord e a ovest con la Svizzera (Canton Ticino e Canton Grigioni), a est con la provincia di Sondrio e la provincia di Lecco, a sud con la provincia di Monza e della Brianza e a ovest con la provincia di Varese.
Ha un'exclave in territorio svizzero, rappresentata dal comune di Campione d'Italia.
Il territorio provinciale anticamente era più vasto e comprendeva fino al 1927 anche la parte settentrionale della provincia di Varese (istituita con R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1) e, fino al 1992, la quasi totalità della provincia di Lecco (istituita con D.P.R. 6 marzo 1992, n. 250).

Descrizione araldica dello stemma:

« Partito: il primo di rosso, alla croce d'argento, accontonata nel quarto dalla parola "Libertas", posta in banda, in lettere maiuscole di nero, poste in sbarra; il secondo di verde alla croce latina anomala, scorciata, i bracci allargati verso le estremità, d'oro, caricata da tre gemme ellittiche, di verde, poste una in alto nel braccio verticale, due nel braccio orizzontale, a destra e a sinistra, essa croce accompagnata da quattro stelle di sei raggi, d'oro, due nei cantoni del capo, due nei cantoni della punta; il tutto alla campagna d'azzurro, caricata dal fregio d'oro, formato dalla losanga, vuotata, coricata, intrecciata al rettangolo incavato a triangoli nei quattro lati, ugualmente vuotato e coricato. Ornamenti esteriori da Provincia. »
(Araldicacivica.it)
Lo stemma della provincia di Como è stato modificato nel 2005, dieci anni dopo il distaccamento della provincia lecchese. La parte alta (prima unica con la croce bianca su sfondo rosso e la scritta Libertas) è stata divisa in due sezioni mentre la parte sottostante è stata riunita in un'unica banda, eliminando la divisione tra i simboli di Como e Lecco.

Il "Leone" (simbolo della città di Lecco) è stato sostituito dalla croce di Rovenna e Scaria, circondata da 4 stelle a 6 punte che ricordano come dall'Antico dominio di Como si siano poi gemmate quattro realtà istituzionali ora autonome: Sondrio, Varese, Lecco e il Canton Ticino. Nella fascia inferiore trova spazio un disegno geometrico dei magistri cumacini presente sul basamento della facciata del Duomo di Como. Il simbolo ha significati molteplici, infatti rappresenta un'opera lignea di intaglio, ma anche una ruota dentata oppure una rosa dei venti.

I primi insediamenti stabili nella zona comasca vennero probabilmente creati da antiche popolazioni Liguri della Cultura di Polada. Gli abitati erano collocati lungo le rive di laghi o paludi in zone bonificate disponendo tronchi sul terreno in modo perpendicolare gli uni agli altri. Le prime palafitte - risalenti all'Età del Bronzo - furono posizionate nella zona affacciata sul Lago di Como. Col tempo questi primordiali villaggi sono stati edificati nell'entroterra, posizionati nelle zone più elevate.

Con l'arrivo, attraverso le Alpi, delle popolazioni proto-celtiche della Cultura di Canegrate (XIII secolo a.C.), dalla cui fusione con le popolazioni autoctone nasce la Cultura di Golasecca (IX-IV secolo a.C.), si assiste ad un forte processo di sviluppo per gran parte dell'Italia nord-occidentale primariamente incentrato nella regione dei Laghi.

L'area di Como (sede della Civiltà Comacina) diviene con l'eponima area di Golasecca uno dei due epicentri di questa nuova e originale Cultura golasecchiana celto-ligure.

Tra l'VIII ed il VI secolo a.C. si evolvono nel circondario di Como (sulle colline della Spina Verde a sud rispetto all'attuale città) fenomeni di vero e proprio sviluppo protourbano che conferiscono a questo centro un ruolo commerciale particolare ed un primato culturale sul territorio circostante. Si accentua anche un fenomeno di gerarchizzazione del territorio che si accompagna a modifiche strutturali della comunità, attraverso un processo di stratificazione sociale, con la formazione di stabili élite.

Fondamentale in questo processo, poco dopo la metà del VI secolo a.C., è la formazione dell'Etruria padana e l'espansione tirrenica anche a nord del Po lungo l'asse del Mincio. Al di là delle negative conseguenze in termini politici-militari-fiscali dell'Egemonia etrusca, il nuovo asse commerciale Mincio-Brescia-Bergamo-Como-Lago di Lugano verso l'Europa centrale celtica crea un notevole incremento della ricchezza e determina importanti cambiamenti culturali nell'area comasca, con il probabile insediamento anche di elementi etruschi tra la popolazione residente. Grazie a questa "fusione" fra i due popoli l'antica Como conobbe un periodo di discreta ricchezza, testimoniata dai numerosi materiali preziosi ritrovati nelle necropoli. L'uso della scrittura appare ora diffuso ampiamente sulle ceramiche.

Nel V secolo a.C. si accentua ancora di più l'importanza, e la ricchezza, di Como che diviene anche diramazione, forse la principale, delle vie commerciali etrusche sull'asse Genova-Milano-Europa centrale.

Con l'arrivo delle grandi ondate di immigrati celto-Galli di origine transalpina (e portatori della Cultura di La Tène) che si vengono a stabilire nella Val Padana, a partire dal IV secolo a.C. il territorio di Como si organizza politicamente nella sua prima popolazione storicamente conosciuta: i celti o, più probabilmente, celto-liguri Orobi.

Poiché l'invasione gallica dell'Etruria padana a sud del Po, combinata con la pressione esercitata da meridione da parte dei Romani, annienta la potenza etrusca, viene meno la corrente commerciale tra la penisola italica e il nord delle Alpi (già di per sé gravemente turbato da avvenimenti propri) che aveva fatto fiorire Como; l'abitato si riduce sensibilmente, mentre insediamenti prettamente gallici si ritrovano a Gudo, Solduno, Plesio, Introbio, Varenna, Esino Lario.

Nel periodo lateniano l'area Orobia di Como, con il suo "Comum Oppidum" e la rete di "Castella" appare conservare più a lungo un "aspetto golasecchiano" mentre l'area orientale, lecchese, del Lario presenta più marcati e precoci tratti gallici nell'organizzazione del territorio e dei rinvenimenti archeologici, come testimoniato dai ritrovamenti di Acquate ed Olate.

Durante il V secolo a.C. i Galli presero possesso del centro abitato di Como, impostando una società gerarchica e costruendo numerosi castelli con più strati di mura. Essi fondarono a Como un oppidum, cioè un centro fortificato.

Più tardi gli Orobi, e tra loro i Comenses abitanti di Como, confluiranno, pur con una loro identità indipendente, nella confederazione (foedus) celtica o celto-ligure degli Insubri che domina sui territori dell'odierna Lombardia occidentale (Regio Insubrica) e Piemonte orientale.

Sulla sponda lariana la vivacità di facies assicura un'ampia frequentazione della zona. Fonti epigrafiche ci tramandano anche i nomi dei alcuni popoli federati, stanziati sulle sue sponde: i Gallianates di Galliano, oggi frazione di Cantù, gli Ausuciates di Ossuccio, gli Aneuniates di Olonio, i Clavennates di Chiavenna e i Bergalei della Val Bregaglia. Alla conquista romana di Como, il territorio era ben organizzato e sull'Oppidum comense gravitavano ben 28 castella, che si arresero ai conquistatori con il capoluogo. Nella battaglia perirono quarantamila soldati.

La conquista della Gallia Transpadana iniziò nel 225 a.C. e dopo la pausa della Seconda guerra punica, terminò nel 196 a.C. con la conquista di Como. Il console Marco Claudio Marcello fu magnanime con i vinti. I Comensi vennero legati a Roma da un foedus, un vincolo federativo, nel rispetto delle autonomie locali. In cambio poté contare sulla loro assoluta e perenne fedeltà. Per circa un secolo la presenza romana fu sporadica ed episodica fino a che il settentrione rivestì un interesse fondamentale per assicurare una adeguata sicurezza e per saziare le mire espansionistiche commerciali e militari oltralpe.

I Romani presero possesso di Como, facendo sì che essa diventasse un luogo economicamente, politicamente e militarmente strategico. Nello stesso anno Roma divenne padrona della intera Lombardia.

Nell'89 a.C. Gneo Pompeo Strabone si affrettò ad aiutare Como, devastata da un'incursione di Reti: la restaurò e conferì ai comensi lo ius Latii, la cittadinanza latina.

Successivamente, nel 77 a.C., giunse a Como un gruppo di 3.000 coloni, guidati da Lucio Cornelio Scipione Asiatico Emiliano, che si stanziarono sulle pendici circostanti l'attuale convalle. Il toponimo "Coloniola", oggi riservato ad un quartiere della città, è quantomai significativo in proposito.

Ma il vero artefice e fondatore ex novo della colonia latina di Novum Comum è considerato da tutte le fonti Gaio Giulio Cesare.
Nel 59 a.C., con l'obiettivo di rafforzare Como ed il Lario per la sua importanza quale via di comunicazione con i passi alpini verso l'Europa centrale, ed autorizzato dalla lex Vatinia, che gli conferiva il potere proconsolare, fondò nell'area dov'è ubicata ora la città, Novum Comum, circondandola di mura e vi trasferì 5.000 coloni, tra i quali 500 Greci a cui gli storici classici locali, come Maurizio Monti, hanno voluto ricondurre l'origine etimologica di località quali Lecco (Leucos), Corenno (Corinto), Lenno e Lemna (Lemnos), Nesso (Nasso), Dervio (Delfo). L'ipotesi è però smentita dalla moderna ricerca storica e toponomastica.

Nel 49 a.C. Novum Comum acquisì la cittadinanza romana e da colonia latina divenne municipium civium romanorum della repubblica romana. I comensi possedevano così la pienezza del diritto riservato ai cittadini di Roma e la città aveva la propria Curia ed era amministrata da un collegio di quattro magistrati.

Divenuta municipium romano ed aggregata (insieme a Milano) alla tribù Oufentina, estendeva il suo territorio dalle Alpi alla Brianza, dai laghi varesini all'Adda, insinuandosi a sud fino alla Grangia di Lainate ed a nord fino alla Valchiavenna e parte della Valtellina.

Durante il I secolo d.C. la crescita cittadina fu aiutata dalle donazioni dei Plinii, che fecero erigere una biblioteca e uno spazio termale.

Grazie alla crescente ricchezza cittadina, in città vennero costruiti vari edifici o luoghi di interesse comune: un foro, un porto, terme, templi e mura. Intorno al 15 a.C. venne costruita la Via Regina, importante via di collegamento verso il centro Europa.

Testimonianze di questo benessere sono gli scritti di due famosi abitanti comaschi vissuti in quell'epoca: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. Il secondo, nell'anno 100 console romano, fece costruire una grande statua in onore di Giove, a testimonianza del rimpiazzo delle divinità romane su quelle galliche.

La condizione si perpetuò fino a più d'un secolo dopo, quando l'intero Impero Romano visse una profonda crisi economica e politica. Ad aggravare la situazione vi fu l'invasione degli Alemanni nell'Italia settentrionale, avvenuta nel 250 d.C. e conclusasi solo con l'intervento delle truppe imperiali.

I Nautae Comenses gestivano i commerci ed erano i padroni assoluti del lago, tanto che, quando Milano diventerà capitale di fatto dell'impero (288-289), l'autorità comasca dotata di ampi poteri sarà il praefectus classis cum curis civitatis: la specificità di Como non era tanto il controllo del traffico terrestre, ma quello della navigazione, che rappresentava la via privilegiata di comunicazione sia per i traffici commerciali che per i movimenti di truppe con il mondo transalpino.

Nel 354 venne esiliato a Como il futuro imperatore Flavio Claudio Giuliano.

La crisi venne tuttavia superata velocemente grazie all'intervento di Costantino, il quale frammentò il territorio in molte provincie autonome, le quali ebbero la possibilità di consolidare la propria situazione sociale senza interferenze esterne.

Iniziò così un altro periodo assai fortunato, nonostante che l'Italia fosse stata lasciata quasi interamente alle popolazioni dell'estremo nord europeo.

Durante l'alto Medioevo Como subì l'invasione dei Goti prima e dei Longobardi poi; nel 951 scese in Italia l'imperatore Ottone I e tra i suoi sostenitori c'era anche Gualdone, vescovo di Como. Durante il periodo comunale Como fu contesa tra le famiglie rivali dei Rusca (o Rusconi) o Ruschi, e dei Vitani. In seguito alla Guerra decennale (1118-1127) tra Como e Milano, il 27 agosto 1127, a conclusione del conflitto, Como fu assediata dalle forze milanesi ed incendiata, le mura e le abitazioni distrutte, gli abitanti dispersi. Attraverso l'alleanza con Federico Barbarossa, Como trovò negli anni seguenti l'occasione di ricostruirsi e di aspirare all'egemonia perduta. Con l'aiuto dell'Imperatore, nel 1158 riedificò ed ampliò le mura della città con le sue imponenti torri di Porta Torre, Torre di San Vitale e Torre di Porta Nuova (o Torre Gattoni) e restaurò il Castel Baradello, potenziandolo con la costruzione della poderosa torre e delle altre strutture.
Nel 1159 ospitò lo stesso Imperatore con la consorte Beatrice di Borgogna, di passaggio in città.
In questi anni di effimera gloria, Como ebbe la sua vendetta partecipando all'assedio ed alla distruzione della città di Milano, avvenuta nel 1162, e quella dell'Isola Comacina, avvenuta nel 1169.
Infine a Legnano, nel maggio 1176, gli alleati della Lega Lombarda sconfissero definitivamente l'esercito imperiale. Con un diploma datato 23 ottobre 1178 Federico Barbarossa donò alla Chiesa ed alla Comunità di Como, quale premio della loro fedeltà, il Castel Baradello insieme alla Torre di Olonio.

Dal 1327 la città cadde in dominio dei signori Rusca quando Franchino I instaurò una signoria personale su città e contado divenentando vicario imperiale. Tale situazione durò però solo fino al 1335, quando Azzone Visconti rovesciò la signoria dei Rusca e annesse la città al Ducato di Milano.

A questo periodo risale anche l'apertura della zecca.

Alla morte di Gian Galeazzo Visconti, avvenuta nel 1402, Franchino II Rusca tentò di instaurare a Como una signoria personale. Il figlio Loterio IV salì al potere nel 1412. Seguì un periodo di devastazioni e stragi fino al 1416, quando Como si consegnò a Filippo Maria Visconti. Alla morte di quest'ultimo (1447) Como conobbe un breve periodo d'indipendenza con la sua "Repubblica di Sant'Abbondio". Nel gennaio del 1449 Francesco Sforza inviò Antonio Ventimiglia per attaccare Como ma venne respinto dai cittadini guidati da Giovanni della Noce e si ritirò a Cantù. Il Monzone aiutò i Rusca contro i guelfi Vitani. Nell'aprile del 1449 Antonio Ventimiglia assale nuovamente Como con l'appoggio dei canturini. Nel 1450 la città si sottomise definitivamente a Francesco Sforza. I primi 20 anni del XVI secolo e l'ultimo decennio del XV (dal 1494) videro il territorio comasco e la sua capitale disputati tra francesi e sforzeschi, che, tra l'altro, comportarono la definitiva occupazione da parte di alcuni cantoni svizzeri del Ticino e della Valtellina (inclusa la zona di Colico e le tre pievi, Dongo, Domaso, Sorico) da parte dei Grigioni. Alleati dei francesi erano, in genere, i guelfi, nemici i ghibellini. Durante l'occupazione francese i ghibellini comaschi furono in buona parte costretti ad abbandonare la città come ribelli, oppure decisero di lasciarla per dedicarsi alla guerriglia uniti ai ghibellini lariani, numerosi villaggi tra Como e Lecco (Bellano, Introbio, Sorico, Dongo, Musso) subirono saccheggi e devastazioni sia da parte delle truppe straniere e mercenarie, sia da parte delle milizie partigiane guelfe e ghibelline. Tra i ghibellini primeggiarono Giovanni il Matto di Brezio e l'esule milanese Gian Giacomo Medici detto Medeghino, mentre tra i guelfi i fratelli Borsieri.

Quando la città era occupata dai ducali, i guelfi organizzavano la guerriglia sul lago e in Brianza, usando come centro l'allora molto grande e ricco paese di Torno, che nel 1522 fu distrutto dagli sforzeschi e rimase disabitato per quasi un decennio. Successivamente il Duca di Milano, Francesco II Sforza, tornato dall'esilio nel 1523 riuscì a riconquistare con l'aiuto spagnolo e imperiale il Ducato di Milano (1524) e a riaffermare la propria signoria su Como. Il Medeghino ottenne, in cambio della sua fedeltà, il castello di Musso e il contado di Porlezza, da cui cominciò, con l'aiuto dei nobili comaschi ma senza l'appoggio del duca, una lunga guerra contro i grigioni che comportò la riconquista dell'alto lago e del Pian di Spagna.

Nell'ottobre del 1525, dopo la congiura Morone e il "tradimento" di Francesco II Sforza, Como veniva occupata Don Pedro Arias, inviato da Antonio de Leyva, con 200 spagnoli, portati rapidamente a 1000. La città e il lago furono coinvolti nella guerra tra le truppe della lega (che comprendevano tanto gli Sforza quanto la Francia e i veneziani) e la Spagna. Principale partigiano locale della lega il Medeghino, che riuscì ad occupare quasi tutto il Lario (a nord della linea Brienno-Nesso, e ad esclusione di un'enclave spagnola attorno a Lecco), buona parte della Brianza orientale, con la fortezza di Monguzzo come "capitale" e il castello di Civello di Villa Guardia, tanto che il de Leyva ordinò la distruzione di tutte le fortezze che gli spagnoli non riuscivano ad occupare stabilmente per impedire che cadessero in mano al Medeghino, incluso il castel Baradello. Nel 1527 il Medeghino, dopo essere stato sconfitto nella battaglia di Carate Brianza, persa Cantù e fallita l'occupazione di Lecco decise di abbandonare il Duca (con il quale i rapporti erano decisamente freddi da molti anni) e si alleò agli spagnoli in cambio del titolo di Marchese di Musso e Conte di Lecco, ottenendo buona parte della provincia di Como, l'intera provincia di Lecco e l'alta Val d'Ossola come marchese imperiale (ma Carlo V non controfirmò mai il trattato), la città e la Brianza occidentale, unita alla zona di Villa Guardia tornarono invece agli spagnoli e nel 1530, con la pace tra Spagna e Ducato di Milano tornarono lentamente al duca Francesco II.

Tra il 1530 e il 1531 iniziò una sorta di guerra fredda tra il duca e gli svizzeri protestanti da un lato, il Medeghino e gli svizzeri cattolici dall'altro: il duca pretendeva la restituzione del Lario, che il Medeghino ancora occupava, anche se l'Imperatore non aveva confermato il suo titolo di Marchese. Nel 1531 il Medeghino attaccò a sorpresa i Grigioni, conquistando facilmente la bassa Valtellina, ma venendo poi a sua volta attaccato, oltre che dagli stessi Grigioni, dai cantoni protestanti e dal Duca di Milano coalizzati in una dura guerra che sconvolse tutto il Lario per due anni. Il Medeghino riuscì a conservare la maggior parte delle sue fortezze, ma non riuscì a conquistare Como e dovette alla fine venire ai patti con il Duca, ottenendo in cambio della rinuncia al suo stato lariano il titolo di Marchese di Melegnano con tutti gli annessi e connessi.

Nel 1532 il Ducato di Milano ripristinò la provinicia di Como, anche se monca dei territori ticinesi (mentre la Valtellina sarebbe rimasta occupata dalle tre leghe Grigie fino all'età napoleonica), mentre nel 1535 il Duca Francesco II Sforza morì improvvisamente senza eredi; Carlo V (suo cognato) ereditò quindi il titolo di Duca di Milano e l'incamerò nell'impero asburgico.

Da allora Como seguì le sorti del Ducato di Milano e successivamente del Regno Lombardo-Veneto, fino all'Unità d'Italia.

Il 27 maggio 1859, in seguito alla Battaglia di San Fermo, Giuseppe Garibaldi, al comando dei Cacciatori delle Alpi, liberò la città dall'occupazione austriaca.

Durante la seconda guerra mondiale Como non venne mai bombardata.

La provincia di Como venne istituita in seguito alla riforma amministrativa della Lombardia voluta dall'Imperatore Giuseppe II nel 1786, succedendo all'antico Contado di Como significativamente ampliato coi territori di Varese e Lecco. In età napoleonica fu sostituita dal Dipartimento del Lario, salvo essere riproposta nel Regno Lombardo-Veneto con confini che non variarono per più di un secolo, non venendo intaccata neppure dal decreto Rattazzi del 1859.

Dopo l'unità d'Italia fu suddivisa nei tre circondari di Como, di Lecco e di Varese, soppressi nel 1926. Nel 1927 il territorio dell'ex circondario di Varese venne distaccato per formare parte della nuova provincia di Varese.

Nel 1995 il territorio provinciale venne ulteriormente ridotto per l'attivazione della provincia di Lecco istituita nel 1992.

Il territorio comasco può essere diviso in sette aree geografiche omogenee, partendo da nord e scendendo verso sud:
l'Alto Lario Occidentale che comprende i comuni tra Cremia e Sorico, oltre alle valli circostanti;
la zona delle Alpi Lepontine Meridionali che comprende i comuni lariani tra Griante e San Siro oltre ai comuni comaschi del Ceresio e delle valli limitrofe (Val Cavargna e Valsolda);
la zona Lario Intelvese che comprende tutti i comuni della Val d'Intelvi, del lago di Como tra Cernobbio e Argegno e della Tremezzina;
l'area del Triangolo Lariano che comprende la Valassina, Erba, Canzo e altri comuni costituenti l'alta Brianza comasca, Valbrona e i comuni lariani tra Blevio e Bellagio;
la zona di Como e dintorni che si sviluppa nella cintura dei Comuni confinanti col capoluogo;
l'area dell'Olgiatese che comprende i comuni della bassa provincia e i paesi a ridosso del confine con il distretto di Mendrisio e la provincia di Varese, con comuni 'vicini' alla Brianza;
la bassa Brianza Comasca, che è parte della regione brianzola e che comprende Cantù e Mariano Comense, i due centri più popolosi dopo il capoluogo.
Sono comuni della Brianza comasca, cioè Bassa Brianza comasca (Brianza canturina) e Alta Brianza Comasca (Brianza erbese e Brianza canzese): Albavilla, Albese con Cassano, Alserio, Alzate Brianza, Anzano del Parco, Arosio, Brenna, Cabiate, Cantù, Canzo, Carimate, Carugo, Caslino d'Erba, Castelmarte, Cermenate, Cucciago, Erba, Eupilio, Figino Serenza, Fino Mornasco, Inverigo, Lambrugo, Longone al Segrino, Luisago, Lurago d'Erba, Mariano Comense, Merone, Monguzzo, Montorfano, Novedrate, Orsenigo, Ponte Lambro, Proserpio, Pusiano, Vertemate con Minoprio. Inoltre, i seguenti comuni brianzoli sono nella zona di transizione tra Como e dintorni e Brianza Comasca: Capiago Intimiano, Casnate con Bernate, Lipomo, Senna Comasco, Tavernerio; alcuni includono nella Brianza Comasca il ‘tratto' che va da dopo Casnate con Bernate alle sorgenti del Seveso con Villa Guardia, Grandate, Montano Lucino, fino a Cavallasca e anche il ‘tratto' che partendo da dopo Canzo arriva alle sorgenti del Lambro con Asso (e i vicini comuni di Sormano, Caglio, Rezzago), Lasnigo e fino a Magreglio. 'Borderline' con la Brianza sono poi: Cadorago, Bregnano, Lomazzo, Rovellasca, Rovello Porro.

Ai distretti descritti va aggiunta una exclave: quella di Campione d'Italia sul lago di Lugano distante 746 m dal resto della provincia.

Le diverse aree possiedono delle caratteristiche omogenee dal punto di vista climatico, morfologico e demografico. Non sono riconosciute istituzionalmente ma sono già utilizzate dall'amministrazione provinciale per suddividere la struttura ricettiva turistica e per un piano di collaborazione intercomunale tra le varie municipalità.

Le temperature variano dai -5/+5 °C in gennaio ai +20/+30 °C in luglio. La provincia è situata nell'area prealpina ed è caratterizzata da un clima semi-continentale. Gli inverni sono generalmente freddi, specie in montagna, mentre le estati sono calde e afose. Fa eccezione la costiera lariana (specie la Tremezzina), che gode di un clima relativamente più dolce. L'umidità è sempre molto elevata per tutto l'anno.

La provincia di Como è interessata dal flusso di numerosi fiumi e torrenti di piccola o media portata, oltre a ospitare diverse sorgenti acquifere. Sono tre i fiumi che bagnano il territorio provinciale. Il fiume più importante che nasce nel Triangolo Lariano e scorre attraverso Erba è il Lambro: la sua origine si ha in località Alpe del Piano Rancio, nel bel mezzo del Triangolo Lariano, Si immette nel lago di Pusiano per poi defluire e scorrere verso sud. Per un breve tratto segna il confine tra la provincia di Como e Lecco. Altro fiume importante è il Seveso che nasce sul Monte Sasso a Cavallasca e percorre anche la parte brianzola della provincia. Il fiume Mera percorre il suo ultimo tratto a Sorico prima di gettarsi nella pendice settentrionale del Lago di Como.

Il corso d'acqua più lungo della provincia, il Lura che nasce nel comune di Uggiate-Trevano al confine tra la Lombardia e il Canton Ticino per poi scorrere lungo tutta la zona a sud-ovest della provincia, attraversando tra l'altro i comuni di Lurate Caccivio, Cadorago, Lomazzo e Rovellasca, scorrendo in un tratto nell'omonima valle. Il torrente prosegue poi in Provincia di Varese, bagnando Saronno e nel Milanese, dove lambisce Rho, a valle di questa cittadina, il torrente confluisce nel fiume Olona.

Altri torrenti da citare sono il Serenza e il Terrò (tributari del Seveso) che scorrono nell'area canturina, il Bozzente (tributario dell'Olona) che percorre l'area della pinetina di Appiano Gentile, gli immissari del Lago di Como che sono il Cosia sulla sponda orientale, l'Albano, il Liro, il Livo sulla sponda orientale e il Cuccio, che si getta nel lago di Lugano a Porlezza.

Vi sono poi tre torrenti che scorrono in territorio italiano e svizzero: il Breggia, che nasce in località Barco dei Montoni, attraversa tutta la Valle di Muggio per poi rientrare in Italia a Maslianico, il Mara, che nasce sul Monte Sighignola (nel comune di Lanzo d'Intelvi) per poi sfociare nel lago di Lugano e il Gaggiolo che nasce a Meride nel Canton Ticino entra in Italia, attraversa la Valmorea e sbocca nell'Olona nel varesotto.

Il Lago di Como (o Lario) rappresenta il bacino lacustre più importante della provincia. Il Lario non è però l'unico lago presente all'interno della provincia, in quanto esistono diversi bacini minori nell'area prealpina, oltre a una porzione del Ceresio.

Sono 31 i comuni comaschi che si affacciano sullo specchio d'acqua lariano, serviti da una efficiente rete di navigazione. Sono invece 5 i comuni comaschi che si spartiscono il ramo comasco del lago di Lugano.

I laghi prealpini all'interno dei confini provinciali sono quattro e situati a ridosso dell'area Erbese, nella zona dell'Alta Brianza: il lago di Pusiano e il lago di Alserio, tra Como e Lecco, il lago di Montorfano, nell'area canturina e il lago del Segrino, piccolo bacino nel triangolo lariano nei pressi di Canzo.

Vi sono altri due bacini minori nella parte centro-settentrionale dell'area comasca: il lago di Mezzola, a nord, collegato al lago di Como da un breve tratto del fiume Mera e il piccolo lago di Piano, situato in Val Menaggio.

Tutte le montagne sono situate nella parte nord della provincia, oltre la linea immaginaria che unisce le città di Como e Lecco.

Troviamo montagne che appartengono alla catena delle Alpi Lepontine e altre che fanno parte delle Prealpi lombarde.

Molti studiosi fanno passare la linea immaginaria di demarcazione tra i due gruppi montuosi dal Passo di S.Iorio e da esso, attraverso la valle Albano o Dongana, al Monte Legnone (già in provincia di Lecco), sull'altra sponda del Lario. Pertanto a Nord di tale linea immaginaria si parla di Alpi vere e proprie, mentre a Sud siamo ancora nelle Prealpi.

La divisione non è solo di natura geografica ma anche geologica; essa riguarda le rocce di cui i vari rilievi comaschi sono formati: la linea di divisione tra la fascia metamorfica e quella delle Alpi sedimentarie-calcaree passa nella zona tra l'Alto lago di Como e la fascia delle Lepontine meridionali. Il sistema montuoso alpino che va dal Passo S.Iorio alla provincia di Sondrio è chiamato localmente con il nome di "Muncech". Le cime più alte superano di poco i 2500 metri; la più elevata è il Pizzo Paglia (2593 m), la cui vetta è però situata per poche centinaia di metri totalmente in territorio elvetico. Ne consegue che il monte più elevato della provincia di Como è il Pizzo Cavregasco (2.535 metri), al confine con la provincia di Sondrio. Altre cime limitrofe, sempre in provincia di Como e la cui altezza è attorno ai 2500 metri sono il Pizzo Campanile, il Pizzo Martello, il Pizzo Ledù, il Monte Cardinello.

Restando sulla sponda occidentale del Lario e scendendo dal Passo di San Iorio verso Sud, entriamo nelle Prealpi e l'altitudine man mano si abbassa, passando dai 2245 m del Pizzo di Gino ai 1701 m del Monte Generoso, splendido balcone dal quale si possono ammirare i laghi di Como, Lugano e Maggiore, oltre al lago di Varese e ai piccoli laghetti limitrofi. L'ultima propaggine prima dell'inizio della pianura è il Monte Bisbino, che con i suoi 1325 m. È la montagna più alta visibile dalla città di Como.

Anche la fascia immediatamente a nord della linea immaginaria Como-Lecco, il cosiddetto Triangolo Lariano, è interamente montuoso e appartiene quasi totalmente alla provincia di Como. La vetta più elevata è il Monte San Primo(1682 m), posta in posizione molto panoramica dietro Bellagio, e dal quale si può ammirare il Lario con la caratteristica biforcazione a Y rovesciata. Specialmente in inverno, nelle giornate limpide una salita sulla sua vetta merita davvero una visita. Altre montagne di non grande rilevanza orografica ma molto apprezzate dagli escursionisti sono i monti Boletto, Bollettone e Palanzone e i caratteristici Tre Corni di Canzo.

Nell'area comasca esistono diverse vallate: nell'area centro-settentrionale sono prevalentemente di origine glaciale mentre nella fascia meridionale vi sono delle valli minori, di modeste dimensioni, di origine fluviale.

Nell'area delle Alpi Lepontine, partendo da nord, si incontrano diversi vallate però scarsamente abitate per via delle impervie condizioni della morfologia. Le più a nord sono la Valle di Sorico e la Valle di Livo che prendono il nome dai comuni in cui si sviluppano. In località Dosso del Liro convergono le vallate del Dosso e di San Jorio. Proseguendo lungo la sponda occidentale del Lario a Dongo vi è lo sbocco della Valle Albano che prende il nome dal torrente che vi scorre al centro.

Nella parte centrale vi sono le vallate più conosciute della zona comasca, nonché centri turistici rinomati: la Val Cavargna e la comunicante Val Rezzo, poste a ridosso della sponda nord del Lago di Lugano, la Valsolda, valle laterale al confine con il distretto di Lugano e la Val d'Intelvi, incastonata tra i laghi di Como e Lugano, accessibile da Porlezza e da Argegno in territorio italiano, da Arogno provenendo dalla Svizzera. Sempre dalla Svizzera, ma uscendo a Mendrisio, si può raggiungere la Valmorea (valle), che è raggiungibile inoltre da Malnate, se si arriva da Varese, e da Uggiate-Trevano se si proviene da Como. Questa è più lontana dal lago rispetto alle altre Valli montane comasche.

La Vallassina è la valle più popolata della provincia, nonché l'unica valle presente nel Triangolo Lariano.

La provincia di Como, con una popolazione di 578.175 abitanti (di cui 32.381 stranieri), risulta essere la sesta delle provincie lombarde per numero d'abitanti.

Dei 160 comuni che compongono la provincia, Como risulta essere il più popoloso con 83.175 abitanti e con la più alta densità media (2.228 ab./km²). Il comune con meno abitanti è invece Val Rezzo con una popolazione di 187 abitanti.

La zona più densamente popolata è l'area che si snoda tra i centri di Mariano Comense ed Erba sull'asse ferroviario Milano-Asso. Le ragioni sono di tipo morfologico ed economico: la zona precocemente servita dal servizio ferroviario (precedente al 1900) è sede dei maggiori centri industriali della provincia e il terreno collinare-pianeggiante ha permesso lo sviluppo di centri residenziali ben collegati da strade e mezzi di trasporto. L'area lariana e montana presenta invece diverse carenze logistiche nonché una scarsità di attività economiche.

Nel corso del Dopoguerra le valli, a eccezione della Valassina, si sono spopolate a vantaggio dei piccoli-medi centri dell'area sud della provincia che registrano un costante aumento demografico

Fra il 1906 e il 1952 la provincia era collegata con la rete tranviaria sostituita dalla rete filoviaria in funzione dal 1938 al 1978.

La Funicolare Como-Brunate che collega dal 1894 il capoluogo con il piccolo centro montano posto al di sopra della città e permette una visione privilegiata del primo bacino lariano. Costruita per finalità commerciali con lo sviluppo del turismo di massa acquista grande importanza. Il servizio è ora gestito dall'ATM di Milano.

La funivia Argegno-Pigra collega il centro lariano con il soprastante comune della Val d'Intelvi.

La Funicolare Lanzo-Santa Margherita funzionò dal 1907 al 1977 che collegava la Val d'Intelvi con il lago di Lugano. Attualmente un comitato sostiene il ripristino della funicolare, una volta eseguite le necessarie opere di restauro e di sistemazione degli impianti.

La provincia di Como si avvale della presenza dell'Università degli Studi dell'Insubria e del Politecnico di Milano. Como è sede universitaria dal 1987, anno di avvio dei primi corsi del Diploma a fini speciali in Informatica Gestionale avviato dal Politecnico di Milano. Dal 1989 è sede di regolari corsi di laurea in Ingegneria gemmati appunto dal Politecnico milanese oltre che in Scienze e più tardi in Giurisprudenza, gemmati dall'Università degli studi di Milano. Dal 1998 questi ultimi corsi confluiscono nell'Università degli studi dell'Insubria insieme agli analoghi corsi di Varese. La sua istituzione risale al febbraio 1997 quando l'Osservatorio per la valutazione del sistema universitario attua una fase di scorporo delle attività dell'Università degli Studi di Milano, creando una università bipolare e concedendo autonomia ai corsi di laurea e alle Facoltà di Como e Varese. L'inizio dell'attività avvenne il 14 luglio 1998. A Como hanno sede le facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e di Giurisprudenza, inoltre sono presenti dei corsi di Economia e Medicina. A Como ha sede, presso il prestigioso Palazzo Natta, il Rettorato Comasco dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Per quanto riguarda le arti e la musica Como è sede sia di un Conservatorio di musica sia di un'Accademia di belle arti.

Il Conservatorio di Musica "Giuseppe Verdi" di Como è il più giovane fra i quattro Conservatori situati in Lombardia, essendo nato nel 1982 come sezione staccata del Conservatorio di Musica "Giuseppe Verdi" di Milano. L'Istituto ha acquisito propria autonomia nel 1996.
L'Accademia di Belle Arti "A. Galli" di Como è una istituzione privata, nata nel 1989 e riconosciuta dal Ministero dell'Università.
L'Istituto Superiore per Interpreti e Traduttori "F. Casnati", nato nel 1989 e trasformatosi nel 2002 in Scuola Superiore Mediatori Linguistici F. Casnati di Como abilitata dal Ministero dell'Università a rilasciare lauree triennali in Mediazione linguistica.
L'istruzione superiore statale nella provincia di Como offre una vasta scelta per ciò che riguarda le scuole di stampo umanistico-scientifico o tecnico-professionale. Nella città di Como sono presenti 8 scuole di secondo grado, mentre sono sparsi nel territorio provinciale altri 9 istituti superiori: 3 a Cantù, 3 a Erba, 1 a Mariano Comense, 1 a Menaggio e 1 a Olgiate Comasco.

I dialetti parlati in Provincia di Como sono tutti varianti della koinè del Lombardo occidentale o dialetto Insubre. Intelleggibili fra loro, e basate sull'articolo determinativo maschile ul (contrapposto al el milanese) presentano una serie di varianti fonetiche e lessicali. La causa principale di questa disomogeità linguistica è rappresentata dalle vicende storiche dell'attuale Provincia.
La zona brianzola è storicamente legata a Milano e risente dell'influenza del Milanese. A Como e nell'area canturina viene parlato il dialetto comasco, utilizzato fra l'altro dal poeta Gianpaolo Mascheroni e codificato da La Famiglia Comasca.
Nell'Alta Brianza l'accento rimane abbastanza fedele a quello del capoluogo, pur esistendo varianti locali come il canzese e il vallassinese, circoscritti alle aree di Canzo e dei comuni centrali del Triangolo Lariano. Sul Lario il dialetto comasco assume una propria fisionomia con la variante del dialetto laghée (anche detto tremezzino) che risente delle influenze della vicina parlata ticinese. Particolare successo ha ottenuto questa variante comasca con il cantautore Davide Van De Sfroos che ha esportato la parlata comasca in tutto il mondo.
Nella Bassa Comasca, e in particolare nei Comuni di Locate Varesino, Carbonate e Mozzate, la variante locale è più simile al Saronnese e al basso Varesotto. A Turate compaiono invece tratti liguri e le vocali turbate similmente al dialetto bustocco. Da ultimo in Val Cavargna e in Valle Albano, a causa del secolare isolamento, si sono sviluppati dei dialetti originali: il cavargnon e il muncecch. I Cavargnoni hanno anche elaborato il rungin, un gergo incomprensibile ai non iniziati.

Nella giurisdizione ecclesiastica della Chiesa cattolica, buona parte del territorio della provincia coincide con l'area della diocesi di Como.Campione d'Italia è nella diocesi ambrosiana; anche i comuni comaschi dei decanati di Appiano Gentile, Asso, Canzo, Cantù, Erba e Porlezza fanno parte di zone pastorali dell'arcidiocesi di Milano e seguono il rito ambrosiano. La diocesi di Como segue il rito romano. Le parrocchie di Lomazzo e Montorfano erano appartenenti all'arcidiocesi di Milano e di rito ambrosiano. Capiago Intimiano: Intimiano è di rito ambrosiano e fa parte dell'Arcidiocesi di Milano mentre Capiago è di rito romano e appartiene alla Diocesi di Como.

La cucina comasca attinge le sue ricette dalla tradizione gastronomica lariana e dell'alta Lombardia, unendo i prodotti del lago a quelli della pastorizia e della tradizione contadina.

Molti comuni dell'entroterra e della costa sono uniti in diverse comunità montane, create per valorizzare e preservare il loro territorio ricco di bellezza naturale.
Queste comunità sono molto importanti in ambito provinciale, anzi talvolta sono quasi sostitute dirette della provincia stessa.

Nella provincia di Como esistono tre parchi regionali: il parco forestale della Pineta di Appiano Gentile e i due parchi di cintura metropolitana della Valle del Lambro e della Spina Verde di Como (quest'ultimo non riconosciuto dall'EUAP). Vi sono poi tre parchi di interesse sovraccomunale, divisi con il territorio delle province circostanti: il Parco del Lura, il Parco della Brughiera Briantea e il Parco del Lago del Segrino.

Il calcio è lo sport più diffuso sul territorio provinciale, raggiungendo una copertura capillare che tocca ogni frazione o quartiere. La più antica società calcistica comasca è l'A.C. Maslianico, fondata nel 1902. Nel corso degli anni si sono create diverse società.

La più gloriosa è il Calcio Como, fondata nel 1907 e che vanta 13 partecipazioni al campionato di Serie A. Negli anni ottanta ha militato per 5 stagioni consecutive nella massima serie dando spazio a numerosi talenti come Roberto Galia, Alessandro Scanziani, Silvano Fontolan e Stefano Borgonovo. Sono cresciuti nelle giovanili azzurre Luigi Meroni, indimenticato talento calcistico italiano degli anni sessanta e Gianluca Zambrotta, campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006.

Le altre società che hanno disputato dei campionati nazionali sono cinque. Il Cantù nel corso degli anni quaranta e cinquanta ha militato per diversi anni in Serie C e nel 2011-2012 ha disputato suo 13º torneo in Serie D. Il Mariano ha disputato il massimo campionato dilettantistico ininterrottamente tra il 1986-1987 e il 1999-2000. La Canzese, che disputò 3 campionati di Serie D tra il 2002-2003 e il 2004-2005, ottenne proprio in questa stagione la promozione in Serie C2, ma rinunciò e chiuse ogni attività. La Guanzatese ha disputato il Campionato Nazionale Dilettanti/Serie D nel 1995-1996, 1996-1997, 2001-2002, 2002-2003. Infine, la Salus et Virtus Turate ha disputato i tornei 2006-2007, 2007-2008 e 2008-2009 in Serie D, prima di fondersi con la Caronnese e ripartire dalla Terza Categoria.

Da ricordare anche che, tra il 1913 e il 1923, il Chiasso disputò i tornei della FIGC e non quelli della federazione svizzera, giocando le partite interne sul campo del Mornello di Maslianico. Dopo diverse stagioni in Prima Categoria, tornò a competere nei campionati elvetici.

A livello femminile, due sono le società ad aver disputato la Serie A: il Como 2000 (cinque volte, compresa la stagione 2012-2013) e la Vallassinese nel 2003-2004 e 2004-2005.

La rappresentativa comasca si è aggiudicata la Coppa Augusto Turati, trofeo disputato dalle squadre delle province lombarde, nel 1928, battendo in finale la selezione di Brescia.

Il canottaggio è forse lo sport maggiormente legato alla storia del lago di Como. Quasi tutti i paesi che si affacciano sul lago possiedono una società di canottieri. La più titolata è la Canottieri Lario di Como, fondata nel 1891, la quale ha dato i natali sportivi a uno dei più grandi atleti italiani in questo sport, Giuseppe Sinigaglia. Sono 17 le vittorie a livello mondiale per la società e un centinaio quelle nei campionati italiani.

Da ricordare anche altre squadre come la Canottieri Bellagio, nata nel 1908 e la Canottieri Cernobbio, con atleti ed equipaggi spesso ai vertici in Europa e nel mondo.

Il ciclismo è una delle attività sportive di maggior rilievo nella provincia: ogni anno il Giro di Lombardia percorre le strade comasche. Il ciclista più noto che nacque nel territorio lariano è Fabio Casartelli, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Barcellona nel 1992 e tragicamente scomparso durante la 15ª tappa del Tour de France del 1995. Notevole anche la vittoria della medaglia d'oro nell'inseguimento a squadre ai Giochi di Los Angeles 1932 da parte di Paolo Pedretti, nativo di Orsenigo.

Ai ciclisti di tutto il mondo è particolarmente caro il santuario della Madonna del Ghisallo, che ospita moltissimi cimeli donati dai grandi campioni del passato.

La principale società hockeistica, l'Associazione Hockey Como, disputa il campionato nazionale quasi ininterrottamente dalla stagione 1971-1972 e vanta 4 partecipazioni alla Serie A.

A livello femminile, dal 1991 al 2007 l'Hockey Club Lario Halloween ha partecipato a tutte le edizioni del massimo campionato, arrivando sino al 3º posto. La società non è più attiva dopo la stagione 2006-2007.

La pallacanestro è lo sport che ha regalato maggiori successi e trionfi alla provincia di Como con la Pallacanestro Cantù in campo maschile e la Pool Comense in campo femminile.

La società canturina, fondata nel 1936, ha sfornato talenti come Pierluigi Marzorati, Carlo Recalcati e Antonello Riva. In ambito nazionale ha conquistato 3 scudetti e 2 Supercoppe italiane mentre un palmarès di 2 Coppe dei Campioni, 4 Coppe delle Coppe, 4 Coppe Korac e 2 Coppe Intercontinentali ne fanno la seconda squadra più titolata d'Europa dopo il Real Madrid. Per questo motivo viene chiamata anche la "Regina d'Europa".

La Pool Comense, oltre a essere la società sportiva più antica della provincia (fu infatti fondata nel 1872) detiene il record circa il maggior numero di titoli vinti nella pallacanestro femminile, tanto in Italia quanto in Europa, con 25 trofei in 15 anni tra il 1990 e il 2004. Il suo palmarès comprende 15 scudetti, 5 Coppe Italia, 6 Supercoppe italiane, 2 EuroLeague Women e 1 Mundialito. La prima squadra ha cessato l'attività dopo la stagione 2011-2012 e attualmente è attivo il solo settore giovanile. Ad ogni modo, in passato è esistita anche una sezione maschile in seno alla medesima società.

La Como Nuoto per la stagione 2012-2013 ha una squadra nel campionato nazionale di Serie A2 sia a livello maschile sia femminile.

La principale squadra di pallavolo della provincia è la Libertas Brianza, formazione canturina che ha disputato il campionato di Serie A2 nel 2011-2012.

Due sono i piloti comaschi che hanno corso con una monoposto in Formula 1: Arturo Merzario, tra il 1972 e il 1979 e Max Papis, che corse nella stagione 1995.

Un appuntamento fisso per gli appassionati delle due ruote a motore è il Circuito del Lario, gara di moto d'epoca.

La città di Como dagli anni ottanta a oggi è stata protagonista nella ginnastica ritmica italiana e mondiale con diverse talentuose ginnaste, che hanno raggiunto i vertici in competizioni nazionali e internazionali, regalando all'Italia alcune importantissime medaglie ai campionati del mondo e ai Giochi olimpici.

Lo schermidore Antonio Spallino è stato campione del mondo nel 1949, 1954 e 1955 e campione olimpico a Melbourne nel 1956.

LEGGI ANCHE: http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/lombardia-la-regione-che-ospita-expo.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



venerdì 1 gennaio 2016

LA VAL BREGAGLIA

.


Idilliaca valle alpina che allaccia il canton Grigioni all’Italia, il nord con il sud. Un paesaggio intatto, semplicemente autentico, che offre non solo meravigliose escursioni, ma anche la possibilità di conoscere una cultura affascinante. Valle natia dell’artista Alberto Giacometti, la Bregaglia, grazie ai suoi sereni panorami rupestri, ospitò e ispirò vari artisti, tra cui Giovanni Segantini e Varlin.

La Val Bregaglia è una valle attraversata dal fiume Mera che sfocia nel Lago di Como, la valle incomincia dal Passo del Maloja o Passo del Maloggia (1.815 m) e finisce alla confluenza del Liro nel Mera; è per la maggior parte svizzera e solo l'ultima parte è italiana.

La popolazione è interamente di lingua italiana e parla un dialetto lombardo molto influenzato dal romancio, la religione è cattolica nella parte italiana e protestante nella parte svizzera dopo l'adesione alla riforma nel 1522.

La lingua dell'intera valle è l'italiano, viene comunque anche parlato il dialetto bregagliotto parte dei dialetti lombardi, molto influenzato dal romancio.

La parte svizzera è in maggioranza evangelica protestante, la parte italiana cattolica.

La parte svizzera già parte dei patrimonio degli Asburgo d'Austria fino al 1367, dal 1367 entra a far parte della Lega Caddea contro gli Asburgo, che nel 1498 diventerà parte dei Grigioni, cantone alleato alla Confederazione Svizzera, dal 1798 al 1815 fa parte della Repubblica Elvetica, e dal 1815 della Svizzera, di cui segue completamente la storia.
Parte Italiana:
La parte italiana già parte del Ducato di Milano fino al 1512, dal 1512 al 1797 assieme alla Valtellina fa parte dei Grigioni, dal 1797 al 1802 fa parte della napoleonica Repubblica Cisalpina, poi dal 1802 al 1805 della napoleonica Repubblica Italiana, dal 1805 al 1814 fa parte del napoleonico Regno d'Italia, dal 1815 al 1859 è parte dell'austriaco Regno Lombardo-Veneto, dal 1859 al 1861 è parte del Regno di Sardegna e dal 1861 al 1943 del Regno d'Italia, dal 1943 al 1945 fa parte della Repubblica Sociale Italiana, dopo la liberazione segue la storia d'Italia.

Il solco della valle è compreso tra due dorsali montuose con andamento abbastanza lineare e piuttosto definite: nella destra idrografica la dorsale Piz Lunghin-Piz Duan-Pizzo Galleggione, che la divide dalla Val d'Avers; nella sinistra idrografica la dorsale dei monti della Val Bregaglia, oltre la quale vi è il bacino della Val Masino. In esse si sviluppano le tre principali valli laterali della Bregaglia: a destra la Val Maroz, che si diparte dal fondovalle presso la località di Casaccia e s'incunea tra la mole del Piz Duan, 3131 m s.l.m., massima vetta di questo lato, e la cresta dei monti d'Avers; a sinistra la Val d'Albigna, in buona parte occupata da un grande bacino artificiale, e la più nota Val Bondasca, che penetra tra i celeberrimi gruppi montuosi delle Sciore e del Cengalo-Badile, dominata dalle imponenti pareti nord di essi, teatro di numerose e storiche imprese alpinistiche: in questo caso la massima vetta compresa nel bacino della Bregaglia è il Pizzo Cengalo, 3367 m s.l.m.

Idrograficamente, anche la Valle del Forno, che dal Passo del Maloja s'incunea verso il Passo del Muretto, oltre il quale vi è la Valmalenco, e le vette più orientali del Masino, è da considerare come parte del bacino (sinistro) della Val Bregaglia, tuttavia viene più spesso indicata come facente parte, geograficamente, dell'Engadina.

Si chiama mascarplin in alta Val Bregaglia (ovvero Sopraporta come si dice localmente) e mascarpel in bassa valle (Sottoporta). Il formaggio è lo stesso ma, da sempre, questa piccola valle stupenda e incontaminata del Cantone dei Grigioni, gestita amministrativamente da un solo comune – Bregaglia, che conta poco più di un migliaio di abitanti divisi in sette diverse località – inspiegabilmente gli attribuisce due nomi leggermente diversi. L’assonanza con la mascherpa prodotta nella vicina Valtellina è evidente. D’altra parte la Valtellina è solo a pochi chilometri più a sud, più o meno parallela alla Val Bregaglia, e il nome mascherpa o mascarpa o mascarpin indica anche in Lombardia ricotte e simili, fatti soprattutto con siero di latte vaccino integrato da un poco di latte di capra. Anche in Val Bregaglia il mascarplin non è la produzione principale dei pastori locali, proprio come in Valtellina, ma qui si lavora solo con il latte delle capre allevate sui maggesi oppure in alpeggio. Le razze maggiormente presenti sono la camosciata delle Alpi, la striata grigionese, la cosiddetta grigia e la colomba e si nutrono da sei a dieci mesi l’anno di erbe dei pascoli e fieno locale.
Le produzioni principali dei piccoli produttori locali sono formaggi di varie tipologie, non necessariamente tradizionali. Successivamente alla lavorazione principale si procede con quella del mascarplin: il latte viene scaldato ad alta temperatura, sopra in 90 gradi, poi il casaro aggiunge la cosiddetta maestra che non è altro che un avanzo del siero del giorno prima (quella che i pastori italiani chiamano agra), integrato con un poco di acido citrico, mentre un tempo era prodotta con per lo più aggiungendo al siero frutta secca e fermentata, bacche, radici, conservato e rinnovato per mesi. La maestra innesca la coagulazione e quindi l’addensamento della residua massa caseosa che viene posta a sgocciolare per circa otto ore in piccoli contenitori cilindrici forati. Quindi le forme sono estratte e salate a secco e poi poste ad asciugare un giorno al fresco (anche all’aperto) nella moschiera. Le piccole forme, alte circa 8/10 centimetri con diametro di circa 10 centimetri pesano da 250 a 500 grammi.
La stagionatura deve essere almeno di due, tre settimane: il periodo di affinamento ideale per apprezzare al meglio il mascarplin. Ma purtroppo va a ruba ben prima. Un tempo veniva conservato anche più a lungo, sviluppando però un sapore che è troppo forte per i palati moderni.









FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



sabato 26 dicembre 2015

LA VALTELLINA

.


La Valtellina è un’ampia regione alpina che corre tra Italia e Svizzera, Lombardia e Cantone dei Grigioni, per quasi 200 Km, proprio al centro delle Alpi, ideale confine tra il Nord e il Sud dell’Europa. Il territorio della provincia di Sondrio, che comprende Valtellina e Valchiavenna, le due vallate principali, si divide in cinque aree, ognuna delle quali ha caratteristiche e peculiarità proprie, pur mantenendo una cultura comune e condivisa: l’Alta Valtellina, con Bormio, Livigno e Valfurva; la Media Valtellina, con Tirano, Teglio, Aprica e Grosio; il Sondriese, con il capoluogo e la Valmalenco; la Bassa Valtellina, con Morbegno e le sue valli, la costiera dei Cech; la Valchiavenna, con Chiavenna, il lago di Novate Mezzola e la Valle Spluga. Fiumi, torrenti e laghi alpini sono una costante del paesaggio valtellinese. I due versanti, quello retico e quello orobico, sono molto diversi tra loro. Le alpi Retiche, a Nord, raggiungono quote elevate, fino ai quattromila metri del pizzo Bernina, e accolgono poche ampie vallate, tra cui la Valmasino, la Valmalenco, la Valgrosina e la svizzera Valposchiavo. Alle pendici i monti sono caratterizzati da una vasta zona di vigneti terrazzati. Sul versante Sud le prealpi Orobie contano numerose vallate laterali, un ambiente più selvaggio, fitti boschi e una quota media delle cime che non supera i tremila metri. L’area del Distretto Culturale non è estesa all’intera provincia di Sondrio bensì limitata alla Valtellina, con esclusione della Valchiavenna, e comprende 65 dei 78 comuni.

La vallata fu colonizzata, fin da epoche antichissime, da popolazioni di origini celtiche, liguri ed etrusche. In particolare Virgilio, Plinio il giovane (comasco) e Marziale narrano di come, in età pre-romana, i primi insediamenti ligustici ed etruschi avevano importato in Valtellina la vite dalle zone delle Cinque Terre e della Lunigiana.

L'antichissimo popolo dei Liguri si stanziò appunto, oltre che su una lunga costa che andava da Marsiglia a Luni, lungo la dorsale appenninica settentrionale, su entrambi i versanti delle Alpi Occidentali. Raggruppati in stirpi o tribù, in particolare i Liguri Stazielli, acquisirono - dato che conoscevano già la vite - dai Greci i primi rudimenti di vinificazione.

Potrebbero dunque essere stati dei Galli Liguri ad introdurre il vitigno "Nebbiolo" in Valtellina, quando la colonizzarono. Il loro passaggio attraverso la Val Chiavenna diede allora l'appellativo "chiavennasco" al vitigno originale. Ma questa è solo una mera ipotesi.

La Valtellina dopo aver fatto parte dell'Impero Romano finì nel 568 d.C. sotto il dominio longobardo. Numerosi gruppi arimannici si stanziarono in queste terre, fra i quali i Crotti potenti arimanni Longobardi, cioè guerrieri Longobardi a cavallo, che nell'Alto Medioevo da Bergamo si stabilirono in questo territorio, contribuendo con il proprio nome alla toponomastica di varie zone della Valtellina. In seguito fu la volta del dominio del popolo dei Franchi, per poi passare sotto i vescovi principi.

Durante il Medioevo la Valtellina seguì le sorti della restante Lombardia. Essa fu sempre soggetta dal punto di vista ecclesiastico ai vescovi di Como, mentre civilmente dopo essere stata soggetta al Comune di Como e al vescovo di Como venne incorporata verso la metà del XIV secolo nel Ducato di Milano. Gli abitanti dei vicini Grigioni, che già erano entrati più volte in Valtellina, nel 1512, approfittando delle invasioni straniere che avevano preso avvio nel 1494, la occuparono tutta pur garantendo alle popolazioni locali il rispetto degli antichi privilegi e consuetudini. Il 27 giugno 1512, con il Giuramento di Teglio, la Valtellina venne ufficialmente annessa ai Grigioni. Gli svizzeri istituirono una struttura amministrativa costituita da un capitano di valle che risiedeva a Sondrio e che veniva sostituito ogni quattro anni, mentre gli altri due terzieri venivano retti da un podestà di durata biennale. A parte erano governati il ricco contado di Chiavenna e quello di Bormio che avevano alle spalle una lunga storia di indipendenza e autogoverno.

Il dominio grigione durò dal 1512 al 1797. Anzi, fino al 1525-1526 il dominio delle Tre Leghe comprendeva anche le tre pievi del Lario superiore (Dongo, Gravedona e Sorico, con i comuni circostanti), la pieve (disabitata in buona parte dopo un'alluvione) di Olonio (grosso modo corrispondente all'attuale Pian di Spagna) e la zona tra Colico e l'abbazia di Piona. Questi territori furono riconquistati da Giovanni Giacomo de' Medici, castellano di Musso, e ceduti dalle Tre Leghe con il trattato di Ilanz, concluso nella primavera del 1526 con la mediazione di Francia, Venezia e del papa. Nello stesso periodo le Tre Leghe accolsero la riforma protestante, ed il cattolicesimo divenne minoritario (sebbene consentito) a nord delle Alpi.

Durante questo periodo la Valtellina fu teatro di gravi scontri tra cattolici e protestanti. Anche in Valtellina erano numerosi i cristiani che avevano abbracciato la confessione riformata; questi protestanti valtellinesi potevano beneficiare anche della protezione dei magistrati inviati in valle dai Grigioni, come pure dell'arrivo di libri e di pastori attraverso le vie commerciali. I Grigioni vedevano con favore un allontanamento religioso della valle dalla Spagna, allora dominatrice del Ducato di Milano e una delle potenze principali dell'Europa cattolica nel XVII secolo.

Da Poschiavo la prima stamperia grigionese, nonostante il volere contrario del papa e del re di Spagna, distribuiva opere di autori riformati che giungevano in tutta Italia; la Valtellina era peraltro notoriamente aperta a quegli italiani che erano costretti a fuggire per sospetto di eresia: ad esempio Camillo Renato che fu a Traona, a Chiavenna e in altre località della valle negli anni quaranta del XVI secolo.

A confronto con la dominazione esercitata dai Confederati elvetici su quella parte di Lombardia che oggi costituisce il Canton Ticino, il governo dei Grigioni sulla Valtellina si mostrò in alcuni momenti più rigido e assunse anche chiare tendenze anticattoliche. In effetti, mentre i Confederati, cattolici per i 9/12simi, consideravano i territori acquisiti come terre sottomesse ma autonome, i Grigioni, vivendo in territori più poveri, ambivano all'annessione vera e propria della molto più fertile Valtellina. In questa prospettiva, anche l'elemento religioso poteva assumere valenze politiche, dal momento che un'adesione massiccia della Valtellina alla riforma poteva separarla dalla sua antica rete relazionale lombarda, comasca e cattolica.

Fu per questa ragione che le Tre Leghe appoggiarono l'adesione di diversi loro sudditi valtellinesi alla riforma (che, si noti, generalmente non proveniva dal nord delle Alpi, ma soprattutto da ex-ecclesiastici cattolici italiani che trovavano rifugio nelle vallate alpine). In alcuni casi i provvedimenti, formalmente volti a garantire la pacifica convivenza tra le due confessioni, finirono con l'avere ricadute particolarmente vessatorie per la parte cattolica. Soprattutto, la maggioranza della popolazione rimasta cattolica non tollerò di dovere condividere con i riformati le chiese parrocchiali, o di cedere alle comunità protestanti alcuni edifici di culto secondari, di proprietà pubblica, cui spesso era anche annesso un beneficio ecclesiastico (ciò poteva accadere anche in comunità dove i riformati erano molto pochi: bastava che ci fossero otto membri di Chiesa perché fosse garantito loro l'uso di un luogo di culto e il mantenimento di un pastore).

Con l'andare degli anni, l'avversione dei cattolici verso i protestanti, rinfocolata dai predicatori francescani e domenicani inviati in Valtellina da san Carlo Borromeo, raggiunse livelli critici. Fu la morte, in seguito a tortura, dell'arciprete di Sondrio Nicolò Rusca a sancire definitivamente la rottura tra la comunità riformata e quella cattolica. I cattolicissimi spagnoli avevano peraltro un forte interesse a transitare liberamente per la Valtellina, potendo così mettere in diretta relazione i possedimenti italiani degli Asburgo di Spagna con quelli imperiali degli Asburgo d'Austria aggirando la sempre più potente Venezia. Il governatore spagnolo di Milano finanziò largamente un gruppo di valtellinesi, guidati da Gian Giacomo Robustelli di Grosotto che si pose a capo di una congiura che nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1620 sfociò nel cosiddetto Sacro Macello di Valtellina.

In quella sola notte tutti i protestanti di Tirano, Teglio e Sondrio vennero trucidati o bruciati vivi dalle milizie cattoliche (solamente un piccolo gruppo di 70 persone di Sondrio riuscì a salvarsi rifugiandosi in Engadina). In totale perirono tra i 600 e i 700 protestanti valtellinesi. Questo funesto massacro segnò la fine dell'interventismo grigionese in campo religioso e della predicazione riformata in Valtellina: di conseguenza, anche il dominio delle Tre Leghe smise di essere fonte di rancore per i valtellinesi. Al contrario, parte delle élite locali spinsero per fare della valle una quarta Lega al pari con le altre tre: queste speranze non si concretizzarono mai per la freddezza al riguardo delle prime tre Leghe, e poi per l'arrivo di Napoleone Bonaparte che pose termine al dominio grigionese.

Durante il tardo Cinquecento e il primo Seicento in Valtellina si diffuse, più che in ogni altra zona dell'arco alpino italiano, la coltura del grano saraceno, che conserva tuttora un ruolo importante nella cucina locale. Secondo una leggenda, riportata dal folclore locale, la diffusione di questa pianta originaria dell'Asia minore, fu favorita dalla presenza di schiave circasse o turche (poi prese in moglie) presso il comune di Grosio.

Nel 1797 Napoleone Bonaparte separò definitivamente la Valtellina dai Grigioni e la unì alla Repubblica Cisalpina. La valle seguì quindi, durante l'epoca napoleonica le vicende dell'intera Lombardia quale parte poi della Repubblica Italiana (1802-1805) e, in seguito, del Regno d'Italia guidato da Napoleone stesso e dal viceré Eugenio di Beauharnais.

Con la sconfitta di Napoleone gli Svizzeri tentarono di riprendersi la Valtellina (insieme alla Valchiavenna). Per contrastare tale operazione, i valtellinesi inviarono al Congresso di Vienna due delegati e quando dopo molti tentennamenti, il 27 aprile 1814, le truppe svizzere cercarono di scendere dalla val Bregaglia su Chiavenna, la valle risultò essere ormai già occupata dagli austriaci. Gli Svizzeri si ritirarono pertanto senza combattere.

Nei mesi seguenti, al Congresso di Vienna sembrò inizialmente che le pretese degli Svizzeri alla restituzione della Valtellina trovassero il consenso dei vincitori. Alla fine la valle fu lasciata tuttavia al Regno Lombardo-Veneto e, dunque, in sostanza all'Austria, la quale, probabilmente, voleva assicurarsi il controllo dei passi alpini, in primis lo Stelvio. A tale esito contribuirono anche le lentezze degli Svizzeri, motivate dai dubbi sullo status da accordare alla valle (cantone autonomo o parte del Canton Grigioni) e sull'ostilità dei protestanti ad ammettere nella Confederazione un ulteriore cantone cattolico.

Nel 1859 a seguito della seconda guerra di indipendenza italiana la Valtellina fu annessa al Regno di Sardegna e, dunque, nel 1861 divenne parte del nuovo Regno d'Italia.

L'alta Valtellina fu marginale teatro di scontri durante la prima guerra mondiale (in particolare passo dello Stelvio e Ortles). Documenti dell'esercito elvetico stilati tra il 1870 ed il 1918 (come per esempio il rapporto del colonnello Arnold Keller) indicano piani avanzati d'invasione della Valtellina (così come della val d'Ossola) sia a livello di tattiche difensive che offensive. Con queste manovre gli elvetici intendevano difendere i fianchi del Canton Ticino in caso di conflitto italo-svizzero. Prima e durante la Grande Guerra, fu costruita una linea difensiva italiana per impedire un eventuale sfondamento del fronte attraverso la neutrale Svizzera (linea Cadorna).

Alla fine della seconda guerra mondiale doveva diventare l'ultima roccaforte della Repubblica Sociale Italiana: si pensava infatti di raggruppare tutte le forze repubblichine in Valtellina creando il "Ridotto Alpino Repubblicano", cosa che non avvenne, perché tutto l'apparato militare e paramilitare fascista si sciolse dopo il 25 aprile 1945.

Nell'estate del 1987 la Valtellina fu sconvolta da una serie di drammatici eventi naturali che causarono alcuni morti e numerosissimi danni all'intera valle. Il giorno 28 luglio 1987 l'abitato di Sant'Antonio Morignone, frazione del comune di Valdisotto, rimase sepolto sotto una vastissima frana staccatasi improvvisamente dal vicino Pizzo Coppetto. L'enorme quantità di rocce e detriti accumulatisi sul fondovalle a causa della frana ostruì il letto del fiume Adda. Per garantire il regolare deflusso delle acque, nei mesi seguenti la Protezione Civile fu costretta a realizzare un percorso in gallerie sotterranee come alternativa all'originale letto del fiume, mentre per assicurare un costante controllo della situazione la Regione Lombardia decise di installare una rete di osservazione, progettata e realizzata da una società di monitoraggio ambientale, costituita da 14 stazioni di monitoraggio.

Settore molto tradizionale, attualmente legato a figure del passato come lo spazzacamino e l'arrotino, che scendevano nelle città (come Milano) a trovar fortuna.

Attualmente si può considerare fiorente l'attività di produzione del pezzotto, un tappeto costituito di scarti di tessuto intrecciati con filo di canapa.

Estratto e lavorato fin dai primi secoli dopo l'anno mille, il serpentino scisto della Valmalenco è stato oggetto di un fiorente commercio, che continua tuttora, che lo identifica da sempre con la zona geografica della Valtellina.

I principali valichi della Valtellina, sono lo Stelvio (che con i suoi 2758 metri è il più alto d'Italia e il secondo in Europa), spesso protagonista del Giro d'Italia, che porta in val Venosta (Alto Adige), il passo del Gavia (2621 m) verso l'Alta val Camonica, il passo San Marco verso la val Brembana e quello dell'Aprica (1200 m) verso la val Camonica di Edolo, il Passo del Mortirolo (1.852 m) verso la Val Camonica.

La montagna valtellinese offre numerosissime opportunità sia per gli escursionisti sia per gli alpinisti, tradizionali e free climbers. In valle si trovano numerose rinomate stazioni sciistiche quali Aprica, Bormio, Caspoggio e Chiesa in Valmalenco.
Infine, una località turistica e stazione sciistica è Livigno che in termini strettamente geografici, si trova al di fuori della Valtellina, essendo al di là del crinale delle Alpi, ma che è parte integrante della provincia di Sondrio. Altre stazioni sciistiche di più piccole dimensioni, facilmente raggiungibili da Morbegno e Sondrio, come Pescegallo e Prato Valentino, consentono la fruizione dell'offerta in un contesto più raccolto e familiare.

In questa valle si trovano anche diverse sorgenti termali calde, una ai Bagni di Masino e una con sette sorgenti ai Bagni di Bormio. In queste località vi sono quattro stabilimenti termali, uno nella prima e tre nella seconda.

La Valtellina accoglie il settore lombardo del Parco nazionale dello Stelvio (dai laghi di Cancano a tutta la Valfurva), nonché il Parco regionale delle Alpi Orobie.

La Valtellina, assieme ai territori di Monferrato, Langhe e Roero è stata ufficialmente candidata per essere inclusa nella lista del Patrimonio mondiale dell'umanità dell'UNESCO, ma a differenza dei citati territori vinicoli piemontesi alla fine non è stata inserita.
Alcune tra le più rinomate località sciistiche, quali Bormio, Livigno, Santa Caterina, Madesimo in Valchiavenna, Chiesa Valmalenco e Aprica si trovano in questo territorio ed offrono oltre 400 km di piste dedicate allo sci alpino e più di 200 km allo sci nordico.

Ricca di arte e cultura, la Valtellina testimonia il suo glorioso passato di crocevia per l’Europa con numerose chiese, palazzi, torri e castelli.

Le sue vallate sono l’ideale sia per la mountain bike sia per chi è alla ricerca di itinerari storici o naturalistici.

Per chi ama lo sport la Valtellina offre bellissimi scenari per dedicarsi all’ alpinismo e all’ arrampicata, al nordik walking e numerosi torrenti dove poter praticare il canyoning e il rafting.

La gastronomia riveste un ruolo di primo piano con, su tutti, i famosi Pizzoccheri, la Bresaola e il Bitto. Famosa per la produzione vinicola che terrazza gran parte dei suoi pendii e per quella di mele, la Valtellina è ricca di sapori che sapranno soddisfare ogni palato.


LEGGI ANCHE: http://asiamicky.blogspot.it/2015/12/la-valchiavenna.html





FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .
 MUNDIMAGO
http://www.mundimago.org/
.
 GUARDA ANCHE





http://www.mundimago.org/



Post più popolari

Elenco blog AMICI