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domenica 3 maggio 2015

LE CITTA' DEL LAGO DI VARESE : GAVIRATE

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Gavirate  è un comune italiano della provincia di Varese in Lombardia disposto lungo le rive del Lago di Varese, a cui un tempo dava il nome, in posizione quasi di controllo, è una cittadina dalle origini antichissime.

Oltre alle frazioni maggiori, Voltorre e Oltrona al Lago, comprensiva della località Groppello, che fino al 16 settembre 1927 erano comuni autonomi, Gavirate ha al suo interno ben quattro nuclei cittadini indipendenti: Armino, Pozzolo, Fignano e Gavirate .

Per quanto riguarda l’etimologia del nome del comune sono state formulate diverse ipotesi. Secondo alcuni esso risalirebbe a origini latine, per altri avrebbe origini celtiche. Il paese risulta indicato con il termine Gavirado in un documento del re longobardo Liutprando, databile 713, con “Guairà” in riferimento al casato di Carlo V (1558), con “Guirate” relativamente al casato di Maria Teresa d'Asburgo (1722).

Il territorio gaviratese fu abitato fin dal VII millennio a.C., come dimostrato dai ritrovamenti palafitticoli sulle rive dell’odierno lago di Varese. L'area dell'odierno comune venne sottoposta al dominio gallico a partire dagli inizi del IV secolo a.C. e nel corso del II secolo a.C. venne occupata dai romani, divenendo parte della provincia della Gallia Cisalpina nell’89 a.C.

Relativamente al periodo alto medievale è importante il ritrovamento di un diploma dell'anno 713 in cui il re longobardo Liutprando ha legato il borgo di Gavirate al monastero di San Pietro in ciel d'oro di Pavia. Per quanto riguarda il periodo basso medievale risulta rilevante, nel XII secolo, l’insediamento di alcuni monaci dell’ordine monastico Fruttuariense nel chiostro Voltorre.

Gavirate, a partire dal 1500, come tutto il Ducato di Milano, fu interessato da saccheggi e dalle invasioni di truppe mercenarie durante il conflitto franco-spagnolo. Nel XVI secolo, in seguito alla diffusione delle peste bubbonica, venne edificato un sito, il lazzaretto, in cui venivano seppellite le vittime dell’epidemia.

Gavirate, dopo la morte del re di Spagna Carlo II e il successivo trattato di Rastadt del 1714, passò dalla dominazione spagnola a quella austriaca. Durante questo periodo, significativo è il governo di Maria Teresa d'Asburgo, nel corso del quale si ebbe una rilevante ripresa socio-economica, incentivata anche dalla creazione del primo catasto della zona. Il Governo Napoleone fece di Gavirate un centro di aggregazione distrettuale, attettendogli buona parte dei comuni confinanti, ma l'esperimento ebbe bruscamente fine nel 1815 col ritorno degli austriaci. Fu proprio l'amministrazione tedesca ad autorizzare l'elezione del primo Consiglio Comunale nel 1824.

Nel 1927 il comune, parte della provincia di Como, passa alla provincia di Varese.

Il mercato di Gavirate risale alla prima metà del secolo XVI. Il 20 giugno 1539 Carlo V concesse al signore di Brebbia e di Gavirate il diritto di istituire un mercato ogni venerdì, con le esenzioni e i privilegi connessi. Le ragioni di tale concessione vanno ricercate nel fatto che gli spagnoli volevano "risarcire" il territorio gaviratese, danneggiato a causa delle razzie connesse al conflitto franco-spagnolo.

Gli anni successivi videro un'espansione del mercato, che, nella seconda metà del XVI secolo, divenne centro di scambio commerciale per bestiame e prodotti agricoli per tutta l'area circostante; in particolare in esso si tenevano, due volte l'anno, nei mesi di luglio e ottobre, le fiere.

Il mercato si tiene ancora oggi al venerdì, come vuole la tradizione.

La chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista conserva un artistico organo del 1901, opera di Vincenzo Mascioni di Azzio.

All'inizio degli anni '80 il Comune ha deciso di ristrutturare la Villa De Ambrosis, che aveva acquisito nel 1974. La ristrutturazione della splendida villa, situata non lontano dal Municipio e costituita da un elegante quadriportico, ha dato vita alla nuova sede della biblioteca comunale, inaugurata nel 1997.

Nell'ampia struttura è stato ricavato uno spazio da adibire a Sala Consiliare. La sala, ampia e luminosa, predisposta per le sedute del Consiglio Comunale, ha una capienza di circa 100 posti e ospita importanti incontri. Si tengono, per esempio, concerti, incontri con autori, conferenze, reading, letture animate per bambini, esposizioni, mostre e iniziative culturali di vario genere.

Il Parco Morselli sorge nelle vicinanze della chiesa della Santissima Trinità ed è così chiamato in memoria dello scrittore Guido Morselli, che donò il terreno al Comune di Gavirate. Vi si trovano una zona giochi per bambini, un’area pic-nic ed un percorso ginnico. Spettacolare è il panorama visibile dal punto più alto del Parco, dove è possibile ammirare il Lago di Varese, le Alpi piemontesi e le Prealpi varesine.
Il museo della pipa è il primo museo della pipa in Italia, costruito verso la fine degli Anni Settanta da Alberto Paronelli, il quale decise di esporre i numerosi pezzi raccolti durante i suoi viaggi all'estero. Oggi la parte espositiva conta una decina di sale, attrezzate con circa 30.000 pezzi, che comprendono pipe, utensili, macchinari, volumi cartacei, porcellane e terrecotte. Tra le più significative collezioni si ricordano pipe precolombiane del Messico e dell'America Centrale, pipe francesi e pipe scolpite a mano. All'interno di questo museo è inoltre possibile prendere parte a incontri, scambi culturali e dibattiti con gli esperti in questa materia.

Il Chiostro di Voltorre in Gavirate, proprietà della Provincia di Varese dalla fine degli anni Settanta, è situato lungo una delle direttrici di penetrazione tra il nord Europa e il Contado del Seprio, verso Milano.
Nel Medioevo il Chiostro era cuore di un complesso monastico fiorente, avamposto nelle Prealpi della riforma benedettina promossa da Guglielmo da Volpiano, fondatore della potente Abbazia di Fruttuaria, da cui Voltorre dipendeva nel XII secolo. Le prime notizie sull'esistenza dell'ecclesia Vulturni risalgono, infatti, a un privilegio pontificio rilasciato nel 1154 all'Abbazia di San Benigno di Fruttuaria, nonostante la chiesa, dedicata a San Michele - il cui culto era largamente diffuso nel Medioevo, grazie all'impulso impresso dalla devozione longobarda - fosse stata sicuramente edificata in epoca precedente. Una recente campagna archeologica ha infatti individuato quanto resta delle fondamenta di due absidi, databili rispettivamente al V e VI secolo, sulle cui rovine fu edificata la chiesa romanica, risalente alla fine dell'XI secolo. Di dimensioni ridotte, è composta di una sola navata, con abside semicircolare, ornata da una cornice di archetti pensili, caratteristici del linguaggio romanico; la facciata, invece, risistemata in epoca successiva, non porta memoria del passato medievale.

In posizione disassata rispetto alla chiesa, si erge la torre campanaria, sorta intorno al XII secolo. Il massiccio volume quadrangolare, rifinito agli angoli, come di consueto, con conci di pietra di ampia dimensione, è alleggerito da alcune feritoie e monofore e da un'ampia cella campanaria, nella quale era collocata una campana tardomedievale firmata da Magister Blasinus di Lugano.

Il corpo di fabbrica principale è costituito dal chiostro. Esso è collocato dietro la chiesa - la cui abside venne parzialmente inglobata nel perimetro del chiostro stesso - e risulta orientato su un asse lievemente diverso, formando un quadrilatero irregolare. Appare citato per la prima volta nel 1202, in un'epoca assai florida nella storia del priorato: la sua costruzione, protrattasi per alcuni anni, come suggerito dalle lievi differenze stilistiche, doveva essere assai recente. Basandosi sui caratteri architettonici dei diversi lati si può presumere che la costruzione sia cominciata da quello occidentale - che presenta stilemi più arcaici - proseguendo con quelli meridionale e orientale, per concludersi con il lato settentrionale, che si mostra più progredito, nell'uso del cotto e degli archi a tutto sesto, in sostituzione della trabeazione.

La costruzione del chiostro è legata allo scultore locale Lanfranco da Ligurno, vissuto alle fine del XII secolo e impegnato anche nel cantiere della chiesa di S. Maria del Monte a Velate. La sua firma, infatti, compare su un capitello del lato orientale accompagnata dal termine "magister", particolare che induce a ritenerlo il progettista dell'intero chiostro. I capitelli sono caratterizzati da una grande varietà di forme e decorazioni - che spaziano dalle tipologie più elementari ad altre di tipo complesso, con motivi geometrici, stilizzazioni del mondo vegetale, protomi umane o animali, esseri fantastici - anche se nel complesso si possono ricondurre ad una matrice unica, risalente al tardo romanico lombardo e alla versione che ne diedero i Maestri Comacini.

La comunità monastica insediata a Voltorre osservava la Regola di San Benedetto ed era governata da un priore nominato dagli Abati di Fruttuaria, che ne controllavano e regolavano, oltre alla vita religiosa, l'attività economica e amministrativa. I priori di Voltorre rivestirono per oltre un secolo e mezzo un ruolo rilevante nella zona, compiendo per conto degli abati visite periodiche ai monasteri soggetti, per giudicare, sanzionare, ricevere giuramenti di obbedienza e riscuotere i censi. Nella prima metà del XIII secolo, all'apice della sua storia, la comunità era piuttosto numerosa, composta da oltre venti persone tra monaci e conversi (laici impegnati a lavorare per il monastero). In seguito il numero cominciò a diminuire, finché alcuni documenti del XV secolo rivelano che la comunità non superava ormai i due o tre membri.

Nel 1333 l'assegnazione in commenda - il commendatario era estraneo alla vita monastica e non risiedeva in loco - del priorato di Voltorre segnò, come di consueto, la sua lenta decadenza. Il commendatario Alessandro Sforza lo cedette così, nel 1519, al pontefice Leone IX, che a sua volta lo attribuì ai Canonici Lateranensi - un ordine di chierici che osservava la regola agostiniana - di Santa Maria della Passione, i quali trasformarono Voltorre in una vera e propria azienda agricola. La loro gestione portò a Voltorre rinnovato vigore: in particolare, grazie all'opera del canonico Raffaele Appiani, ricordata da un'epigrafe del 1640, furono messe in opera svariate sistemazioni, tra cui quelle del terreno digradante verso il lago e della corte rurale, che fu estesa intorno agli edifici del monastero, per meglio supportare la funzione ormai preponderante del complesso. Tra Seicento e Settecento venne inoltre ristrutturata la chiesa, che fu sopraelevata, ingrandita con l'aggiunta di una cappella e dotata di una nuova facciata e di un apparato decorativo barocco.

Nel 1798, nell'ambito della politica d'espropriazione dei beni appartenenti ai latifondi monastici, il governo francese tolse il beneficio ecclesiastico, mettendo in vendita il chiostro e gran parte degli edifici circostanti. Gli atti catastali degli anni successivi evidenziano un continuo frazionamento del complesso, che perde completamente la sua unitarietà, diventando residenza rurale e deposito di attrezzi agricoli di privati cittadini.

Verso la fine del XIX secolo si cominciò a comprendere il valore dell'intero complesso e alla sorte di Voltorre si interessarono numerosi esponenti del mondo della cultura, dall'architetto Luca Beltrami al pittore Luigi Conconi, allo scultore Ludovico Pogliaghi, i quali si adoperarono per avviare una campagna di restauri. Cominciarono così nei primi anni del Novecento numerose trattative tra la Soprintendenza e i proprietari delle varie porzioni del chiostro, per eseguire opere di manutenzione. Nell'ottobre del 1913, però, a causa di un improvviso incendio che provocò gravi danni alle strutture claustrali e la distruzione di parte dei capitelli e delle colonnine, le trattative si interruppero, per riprendere nel dopoguerra, quando lo Stato riuscì finalmente ad acquistare una parte del chiostro e, nel 1929, a cominciarne il restauro. Nel 1954 la Provincia di Varese comprò una parte del monumento e nel 1978 entrò in possesso della restante porzione, grazie all'affidamento della quota appartenente al Demanio.

Oggi il chiostro, completamente restaurato, è sede di attività culturali ed espositive legate alla sua storia e all'arte contemporanea.

Dal punto di vista geologico il territorio su cui sorge Gavirate è costituito in gran parte da roccia calcarea sedimentaria di origine marina, stratificatasi nel corso dell’era mesozoica. Sollevamenti tettonici successivi - era cenozoica - hanno dato origine, nell’ambito del più vasto fenomeno dell’orogenesi alpina, all’attuale massiccio del Campo dei Fiori, alle cui pendici si trova Gavirate. La parte più bassa del territorio che si affaccia sul lago ed è sede delle frazioni di Voltorre e Oltrona, è costituita perlopiù da detriti alluvionali, portati dai movimenti dei ghiacciai nell’era quaternaria. Altra rilevante caratteristica geologica è rappresentata dal carsismo. Le rocce ricche di calcare sono facilmente erose dall'azione sia meccanica che chimica dell'acqua: in esse, col passar degli anni, si creano grotte, gallerie e anfratti che presentano le tipiche caratteristiche ipogee del territorio carsico, ovvero stalattiti e stalagmiti. Il torrente Tinella, situato nella zona compresa tra Benedetto di Oltrona-Groppello e la strada comunale, ha dato così origine al tunnel denominato “Ponte del Diavolo”, una galleria carsica lunga 18 metri. La galleria è preceduta da una cascatella con cui il torrente Molina confluisce nel Tinella.

La fauna e la flora sono una fusione di quella tipica lacustre e boschiva. La fertile zolla del territorio gaviratese è in superficie ricca di humus, ciò permette la crescita di piante ad alto fusto come castani, betulle, faggi, ontani neri, querce, acacie, frassini, ciliegi e noccioli nei pendii più bassi. Nel sottobosco sono presenti fiori delicati come l'anémone epatico, il ciclamino, il bucaneve, l'ellèboro, il garofano, l'iris, il mughetto, la potentilla e il narciso; comuni sono anche i funghi porcini, i finferli e la velenosa amanita falloide. Avvicinandosi alle rive del lago, tra le specie più caratteristiche si possono trovare canneti, ninfee, nannuferi, millefogli d’acqua e castagne di lago. Per quanto riguarda la fauna, il territorio del Campo dei Fiori ospita una certa quantità di mammiferi quali ad esempio ermellini, faine, donnole, puzzole, lepri, ricci, scoiattoli, pipistrelli, tassi e volpi. Vi sono poi numerosi uccelli stanziali, come gazze, tarabusini, cormorani, nibbi bruni, cigni, starne, germani reali, folaghe; e migratori, come allodole, beccacce, averle, storni, tordi, e capinere. La fauna ittica è costituita da specie più comuni quali il carassio, la scardola, il luccio, il pesce gatto, il lucioperca, il pesce persico e il siluro che, pur essendo una specie non originaria del luogo, è ormai molto comune. Il siluro non è l’unica specie invasiva presente. Si deve notare per esempio che il gambero rosso proveniente dalla Louisiana ha soppiantato il gambero autoctono, andando a modificare l'ecosistema. Tra le specie tipiche del lago troviamo anche la rana verde, la raganella, la rana di Lataste, la natrice dal collare, il gerro, la libellula imperatore, la damigella e il ditisco.

Gavirate offre diversi esempi di progetti ecologici. Tra questi spicca per importanza la divisone tra acque chiare e acque scure dei canali fognari, che permette una migliore depurazione idrica (ordinanza comunale n°L.152/99). Un’altra disposizione del comune prevede che tutte le nuove abitazioni dovranno essere dotate di un impianto fotovoltaico, che permetta una parziale autosufficienza. Questo progetto è stato attuato anche dal centro commerciale gaviratese “Campo dei Fiori”, che ha implementato pannelli fotovoltaici sul tetto della struttura, in modo da fornire più della metà dell’energia elettrica necessaria per la sua operatività. In conformità con questo ideale ecologico è stata anche realizzata CasaKyoto. Il suo basso consumo energetico è garantito, per esempio, da: recuperatori di calore ad elevata efficienza, diversi strati di cappotto isolante di ultima generazione abbinati a vetrate isolanti basso-emissive, pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua e celle fotovoltaiche.

Durante il periodo del Carnevale si svolge una sfilata di carri allegorici e maschere. La sfilata rende omaggio a Re Scartozz, personaggio legato ad una antica leggenda gaviratese.

La festa della zucca si svolge nel mese di ottobre sul lungolago di Gavirate. In occasione di questo evento vengono esposte zucche, trattori d'epoca e vecchi attrezzi agricoli.

Nel mese di luglio la ProLoco di Gavirate organizza varie giornate dedicate alla musica rock e metal, con la tradizionale festa del Liffrock e Balabiott.

La mostra dei presepi, allestita all'interno di un vagone ferroviario, raccoglie numerose opere costruite con diversi materiali e realizzate da esperti, per ripercorrere la storia della natività in tutto il mondo. La mostra vede la collaborazione del Comune di Gavirate e di FerrovieNord.

Il Raduno nazionale della Vespa Piaggio raggruppa da tutta Italia i possessori di questo mezzo. Il raduno, che generalmente avviene nel mese di luglio, prevede un percorso a tappe nei comuni limitrofi. Il percorso termina a Gavirate con una premiazione.

Nel mese di agosto vengono realizzati vari spettacoli pirotecnici.

Nel comune di Gavirate sono presenti un centinaio di società produttive, di cui un piccolo numero di livello industriale, un numero più ampio di dimensione artigianale (piccole e medie imprese). Il settore secondario comprende aziende attive nei campi: alimentare, chimico, manifatturiero, metallurgico, meccanico ed edile. Per quanto riguarda il settore terziario degne di nota sono l'emittente televisiva Telesettelaghi, aziende di elaborazione informatica e diversi istituti di credito. Accanto a questi due settori, l'agricoltura e l'allevamento sono ancora praticati sul territorio. Il primo gennaio 2007 il comune di Gavirate è entrato a far parte del progetto "Competitività regionale e occupazione", che, con l'aiuto di fondi comunitari, ha lo scopo di aumentare l'occupazione e la concorrenza nel mercato del lavoro.

L'European Training Center (ETC), gestito dall'Australian Sports Commission, situato nel comune di Gavirate, fornisce supporto per diversi sport, tra cui canotaggio, canoa, kayak, ciclismo, calcio, vela, beach volley, pallacanestro, nuoto, triathlon, rugby, golf e tennis. Si tratta di un centro sportivo destinato all'allenamento degli atleti olimpici australiani. La provincia di Varese è stata scelta dagli atleti australiani per le sue buone condizioni climatiche, per la vicinanza all'aeroporto di Malpensa e per la presenza di numerose strutture sportive.

Era il 1960 quando la Canottieri IGNIS cominciò a solcare le acque del Lago di Varese. La Canottieri Gavirate è tra le prime società nazionali sia per la stima a livello federale sia per i risultati nel proprio settore agonistico. Atleti provenienti dalla società gaviratese hanno partecipato a:

Giochi olimpici
Sidney 2000: Giovanni Calabrese nel doppio senior;
Atene 2004: Elia Luini nel doppio pesi leggeri;
Giochi Paralimpici
Pechino 2008: Graziana Saccocci e Alessandro Franzetti.

L'Atletica Gavirate è una società nata nel 1991 con l'idea di realizzare un gruppo amatoriale giovanile che portasse l'atletica nel territorio comunale. Il gruppo è composto da circa 100 atleti iscritti nelle varie categorie e nelle seguenti discipline: corsa di velocità, corsa di mezzofondo, corsa ad ostacoli, salto in lungo, salto in alto, getto del peso, tiro del giavellotto, del vortex e lancio del disco e del martello.

Il Gavirate Calcio, fondato nel 1992, milita da parecchi anni nel calcio dilettantistico. Attualmente la prima squadra sta affrontando il campionato di Promozione. La società vanta un ricco settore giovanile per ogni fascia d'età.

La pista ciclopedonale del Lago di Varese, realizzata intorno allo stesso lago, comprende i comuni di: Gavirate, Varese, Buguggiate, Azzate, Galliate Lombardo, Bodio Lomnago, Cazzago Brabbia, Biandronno e Bardello. La pista è lunga 28,1 km e presenta una pendenza media inferiore al 5%; è stata recentemente collegata con la pista ciclopedonale del Lago di Comabbio. Da qualche anno i comuni sopracitati prendono parte al progetto "Abbracciamo il lago", nel tentativo di entrare nel Guinness dei Primati. In questo evento, che vede la partecipazione di residenti e turisti, si cerca di ricoprire l'intera lunghezza della pista tenendosi per mano.

Persone legate a Gavirate:
Francesco Besozzi, notaio in Milano, committente al Luini degli affreschi della Cappella Besozzi nella Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore in Milano, nativo di Gavirate;
Giuseppe Ferrari, filosofo, deputato di Gavirate al Parlamento del Regno d'Italia;
Guido Morselli, scrittore;
Gildaldo Bassi, fotografo;
Gianni Rodari, scrittore;
Franco Cassano, musicista e compositore;
Manuel De Peppe, attore, cantante, musicista e compositore;
Renato Guttuso, pittore;
Elia Luini, campione del mondo di canottaggio;
Giuseppe Scalarini, vignettista;
Tamara Donà, conduttrice televisiva e radiofonica;
Maria Volpi Nannipieri, in arte Mura, scrittrice.
Cameron Wurf, ciclista e campione del mondo Under 23 di canottaggio.



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mercoledì 29 aprile 2015

LE FRAZIONI DI LAVENO MOMBELLO : CERRO E CERESOLO

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Cerro è un piccolo centro abitato di antica origine, storicamente appartenuto alla Pieve di Leggiuno nel Ducato di Milano. Comprendeva la frazione di Ceresolo, dalla seconda metà del XV secolo di proprietà di un ramo della nobile famiglia Sessa, i Sessa de Ceresolo, oggi estinti.

Registrato agli atti del 1751 come un borgo di 160 abitanti, nel 1786 Cerro entrò per un quinquennio a far parte dell'effimera Provincia di Varese, per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1798 e nel 1799. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 236 abitanti.

In età napoleonica il comune di Cerro con Ceresolo venne aggregato al vicino comune di Laveno, ma poco dopo in seguito alle proteste popolari venne distaccato da Laveno ed aggregato a Leggiuno. Il comune recuperò la propria autonomia con la restaurazione austriaca. Nel 1853 registrò 304 residenti.

All'Unità d'Italia, 1861, il comune di Cerro contava 321 abitanti; due anni dopo assunse la denominazione di Cerro Lago Maggiore, per distinguersi da altri comuni omonimi.

Nel 1927 il comune di Cerro Lago Maggiore coi suoi 517 residenti venne fuso con i comuni di Laveno e Mombello Lago Maggiore, formando il comune di Laveno Mombello.

A Cerro, dove una volta vivevano i pescatori, è presente una spiaggia balneabile, con una vasta zona sabbiosa e un lungo tratto erboso.
Sono presenti bar, servizi, giochi per i bambini e un ampio parcheggio a pagamento nei giorni estivi.
Dal centro di Cerro a piedi, dirigendosi verso la Chiesa principale si arriva in una piccola insenatura dove ci sono anche degli scogli. Se invece ci si dirige verso sud,  per visitare la chiesetta di San Defendente, si scopre un’altra piccola baia  che nei periodi di siccità diventa una spiaggetta praticabile.

Il piccolo nucleo storico costituito da Cerro, frazione di Laveno Mombello (VA), si sviluppa in prevalenza sul lungolago e dispone di tutte le infrastrutture utili per trascorrere un piacevole  pomeriggio all’aperto: spiagge di sabbia, prati ombreggiati, scogli facilmente accessibili. Si può prendere il sole, dormire, prendere l’aperitivo, ma anche correre, studiare o giocare: c’è una pista ciclabile in piano, per la gioia di sportivi e bambini, ma anche un museo, per conoscere la storia locale, ed una romantica chiesetta in pietra.
Una breve passeggiata a piedi di un chilometro, su un percorso pianeggiante ed asfaltato, comodo anche per i passeggini, consente di visitare in poco più di un’ora l’intero abitato.

Si parte dal parcheggio di Cerro, dove si trova un coloratissimo mosaico di piastrelle (2006), un’opera collettiva realizzata in occasione dei 150 anni della nascita della tradizione ceramica.
Nei pressi del parcheggio è situato il Palazzo Perabò, che ospita il Museo Internazionale del Design Ceramico (MIDEC) e la Civica Raccolta di terraglia.

Poco distante, si trova l’antico nucleo storico di Cerro, con la piazza centrale e la chiesa di Santa Maria, e tutt’attorno vecchie case, una volta abitate da pescatori e barcaioli.
Varcato il portico, subito all’angolo della piazza, si raggiunge una piccola spiaggia di sassi e da lì una serie di comodi scogli piatti, per godere del lago in posizione appartata ma sicura.
Dopo essere ritornati sui propri passi, l’itinerario può proseguire sul versante meridionale costeggiando la spiaggia di sabbia, il viale alberato, ed infine continuare per la via asfaltata a senso unico nella corsia riservata a pedoni e ciclisti.

Basta percorrere poco più di 500 metri, per arrivare all’antico centro medievale di Ceresolo e alla bella chiesetta romanica di S. Defendente.

Richiamerà sicuramente l’attenzione anche un edificio con travi a vista e due curiosi affreschi sui muri esterni: si tratta della casa del Min Pescatore e Traghettatore, un leggendario personaggio del posto.



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martedì 28 aprile 2015

LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : LAVENO MOMBELLO

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Laveno è la capitale turistica della sponda orientale del Lago Maggiore ed è la sede municipale del comune di Laveno Mombello. Importante è soprattutto il porto turistico che, tramite il servizio di traghetti, mette la cittadina in contatto con Intra, sulla sponda piemontese. Sopra il paese si erge il monte Sasso del Ferro, che è possibile raggiungere tramite una funivia e che rappresenta uno dei punti panoramici più frequentati del Lago Maggiore, non solo da semplici turisti ma anche dagli appassionati di deltaplano e parapendio.

La particolare posizione ne fece un punto strategico importante per tutti gli eserciti che passarono per questi territori: dai Romani, attraverso le casate dei Visconti, degli Sforza e dei Borromeo, sino a Garibaldi e agli austriaci.

Per il turismo Laveno Mombello rappresenta una delle mete del Lago più facilmente raggiungibili e ben collegate ai maggiori centri lombardi: le Ferrovie Nord, che la collegano con Varese e quindi con Milano, arrivano sino a pochi metri dal Lago, vicinissimo al centro; le Ferrovie dello Stato la collegano alla Svizzera; il traghetto permette di attraversare il Lago in auto e di raggiungere in poco tempo i centri turistici piemontesi; l'autostrada dei Laghi è comodamente raggiungibile sia, attraverso la superstrada Besozzo-Vergiate, a Sesto Calende, sia al di là del Lago, verso Gravellona Toce.

Il centro offre oggi al turista una notevole passeggiata sul Lungolago, con edifici porticati e percorsi pedonali. La vitalità della cittadina non manca di offrire spunti per lo shopping.

Laveno fu anche un importante centro di produzione di ceramiche e porcellane, tra i maggiori in Italia e in Europa. Le fabbriche, oggi chiuse, hanno dato vita alla Civica Raccolta di Terraglie, un museo che contiene le ceramiche artistiche più significative qui prodotte dalla fine dell'800 in poi. È possibile visitare il museo presso il Palazzo Perabò di Cerro, frazione di Laveno Mombello.
Il centro storico ospita la bellissima Villa De Angeli Frua, da visitare anche per il rinomato parco botanico. Non dista molti chilometri, lungo la Valcuvia, un'altra affascinante dimora, la Villa Della Porta Bozzolo, che si trova a Casalzuigno.

Tra gli eventi ricorrenti è da segnalare la Fiera Labiena, un mercatino di prodotti artigianali, gastronomici e artistici che si tiene ogni seconda domenica del mese, con l'eccezione di Gennaio e Febbraio.
Denso di suggestioni è il Presepe Sommerso e illuminato, che è possibile ammirare dai primi giorni di Dicembre sino alla fine delle festività natalizie e che viene posizionato nel lago nell'area antistante il pieno centro di Laveno.

Nel comune si hanno tracce di insediamento storico fino dall'antichità: a Mombello, infatti, si hanno tracce di palafitte del 3000 a.C.

Il nome Laveno deriverebbe da quello del comandante romano Tito Labieno, che qui aveva il suo accampamento e che sulla collina di Mombello ebbe uno scontro con i Galli; da qui proverrebbe anche il nome Mombello, cioè colle della battaglia in latino (mons belli).

In epoca medioevale fu un borgo abitato da pescatori. Le più importanti famiglie nobili legate a Laveno furono i Visconti e i Borromeo, a cui il territorio era infeudato, i Tinelli di Gorla, i conti Guillizzoni e i Sessa de Ceresolo, padroni della frazione Ceresolo in Cerro. Dall'Ottocento in poi ospitò le famose fabbriche della ceramica, tra le più grandi d'Europa. Le fabbriche, ora chiuse, hanno comunque dato vita ad un museo della ceramica, uno dei musei più interessanti della città.

Il comune di Laveno Mombello venne creato nel 1927 dalla fusione dei comuni di Cerro Lago Maggiore, Laveno e Mombello Lago Maggiore.

Ma è forse il 30 maggio 1859 la data più gloriosa della sua storia, quando il paese fu teatro delle battaglie di Giuseppe Garibaldi, che con le truppe dei Cacciatori delle Alpi fu respinto per ben due volte dagli Austriaci. Testimonianze dell'evento restano oggi nell'ossario della Torre del Castello, nel fortino che domina il golfo verso Cerro e nella caserma di punta San Michele, sede del Club velico Est Verbano.

Risale alla metà dell'Ottocento (1856) la nascita della vetreria che fece da nucleo originario ai futuri comparti ceramici industriali: la "Lago", la "Ponte", la "Verbano", prima come "Società Ceramica Italiana", poi come "Richard Ginori" e infine come "Pozzi Ginori". Una produzione fiorente che ha segnato la storia socio-economica del territorio con esempi notevoli di artigianato artistico e raffinato design.

Tra le testimonianze artistiche del passato spiccano a Laveno la chiesa di Santa Maria in Ca' Deserta, con il suo altare ligneo barocco, l'antica chiesa parrocchiale e la cappella gentilizia dell'Immacolata, la chiesa dei SS. Filippo e Giacomo con il campanile a punta che svetta sul golfo.
A Mombello meritano una visita l'Oratorio di Santa Maria di Corte (sec. XII-XIII) con affreschi del Cinquecento, la rocca con l'Oratorio di San Michele, lazzaretto della peste del '600, la parrocchiale di Santo Stefano, in cui ammirare il presbiterio affrescato dal pittore De Advocatis, attivo anche nel celeberrimo Santuario di Santa Caterina del Sasso Ballaro, a una decina di chilometri da Laveno.
Furono infine già i Conti Stampa nella residenza di Gattirolo e Alessandro Canzoni, che vi soggiornò per diverso tempo, a celebrare le bellezze di Cerro e Ceresolo, oggi arricchito dal restauro della chiesetta dell'XI secolo dedicata a San Defendente.
Ai piedi del Monte Sasso del Ferro, Laveno gode anche degli impianti di risalita della Funivia del Lago Maggiore, da cui ammirare panorami unici fatti di morbide vallate e laghi alpini, sullo sfondo del Monte Rosa, del Mottarone, dello Zeda, del Limidario, del Campo dei Fiori.
Da qui, soprattutto nei weekend, si lanciano centinaia di deltaplanisti e appassionati del parapendio. Ed è proprio guardando in basso, tra le nuvole, che si riscoprono le bellezze di una Mombello verde di boschi e prati, la stupenda insenatura di Cerro e le colline che dolcemente declinano sino a tuffarsi nell'ampio golfo lavenese.

Se nel primo Novecento Cerro fu patria del grande futurista Luigi Russolo, tra gli anni Settanta e Ottanta - grazie soprattutto all'attore lavenese Renato Pozzetto - giunsero in zona artisti e registi importanti.

Un territorio che vanta anche la presenza di grandi sportivi, come il pluricampione del mondo di vela e tattico di Coppa America con "AZZURRA" Tiziano Nava, campioni e nazionali italiani di canottaggio come i fratelli Bizzozzero o importanti calciatori come Domenico Parola (serie A e Nazionale Olimpica), Cristiano Scapolo (Inter, Bologna, Roma, Napoli, Legnano) e il lavenese d'adozione Gigi Riva, indimenticabile ala sinistra del Cagliari e della Nazionale, che proprio qui mosse i primi passi nel mondo del calcio.

Un patrimonio di "intelligenze creative" che oggi il Sistema Bibliotecario dei Laghi raccoglie e valorizza nel database Genius Loci, con informazioni su singoli, gruppi o associazioni che, sia a livello amatoriale che professionale, operano in diversi ambiti culturali in quest'area della provincia di Varese.

Persone legate a Laveno-Mombello:
Ferdinando Bellorini
Alfredo Binda
Antonia Campi
Marco Costantini
Ernesto De Angeli
Luciano Lilloni
Aristide Marchetti
Domenico Parola
Giovanni Battista Podestà
Renato Pozzetto
Gigi Riva
Corrado Roi
Luigi Russolo
Cristiano Scapolo
Gabriele Bongiorni




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mercoledì 22 aprile 2015

LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : LUINO

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Luino è un comune italiano di della provincia di Varese in Lombardia. Sorge sulle rive del Lago Maggiore, in prossimità del confine con la Svizzera. Inoltre, essendo situata sulla costa del Lago Maggiore, essa è una Città della costa fiorita.
Già antico borgo medievale di origine romana, (necropoli del III secolo sono state ritrovate dove ora si trova la stazione ferroviaria, che ebbe, in passato, grande importanza: prima della nascita dell'asse Como-Chiasso, era, infatti, passaggio obbligato per il San Gottardo). Luino è citata per la prima volta in documentazioni ufficiali risalenti al 1169 con il nome di Luvino, denominazione che deriverebbe dal nome proprio Luvinum e che si mantenne sino al 1889.

Nel corso del Medioevo fu oggetto di contesa tra potenti famiglie milanesi e comasche, riuscendo, però, pur sempre a difendere la sua libertà ed autonomia comunale. Fu occupata, nel 1512, dagli Svizzeri, ma poi riconquistata da Filippo Maria Visconti nel 1515, Carlo V nel 1541 le assegnò il diritto di mercato, in alternanza a quello di Maccagno che fino ad allora aveva goduto dell'esclusiva; la concessione venne confermata nel 1786 e vide Luino vincente su Laveno che aspirava ad ottenere la stessa prerogativa.  Nel 1821 fu eletto per la prima volta il Consiglio comunale.
Nel 1848 i patrioti piemontesi sbarcarono qui per far insorgere la cittadina contro l'occupazione straniera e Garibaldi si scontrò alla Luina contro gli Austriaci. La città nel 1867, dedicò al generale nizzardo il suo primo monumento italiano, quando egli era, tra l'altro, ancora in vita.
Nella seconda metà dell Ottocento si diffuse nel territorio del Luinese una vivace e prolifica industrializzazione, con grave danno per il lago, risanato, in parte, solo in epoca moderna.

La statua di Garibaldi, oltre ad essere la prima ad essergli stata dedicata in Italia, è stata eretta nel 1867 quando l'eroe dei due mondi era ancora in vita.

A Luino, innanzi tutto, si deve percorrere il grandioso lungolago, contrappuntato da giganteschi platani e dalle armoniche architetture dei palazzetti, che delimitano il vecchio porto napoleonico. La visuale, da qui, spazia su di una smisurata distesa di acqua. Durante la passeggiata, si possono rimirare: la Chiesa della Madonna del Carmine del XV secolo; la settecentesca Cappella privata dei Serbelloni e l'attiguo Palazzo; il Palazzo Verbania, sede della biblioteca e del Museo Civico Archeologico Paleontologico. Bella la passeggiata nel nucleo storico, con le stradine in salita, i palazzotti rinascimentali e barocchi, i loggiati dei cortili interni, le botteghe artigiane ed i negozi.

Borgo suggestivo, adagiato sulle rive del Lago Maggiore, vanta fama letteraria: oltre ad essere stato citato da Ernest Hemingway in Addio alle Armi, ha dato i natali a due importanti scrittori italiani del Novecento: il poeta Vittorio Sereni e il romanziere Piero Chiara. Entrambi, anche se in modo diverso, hanno cantato la bellezza di Luino, i suoi scorci pittoreschi e la delicata natura che lo circonda.
Un tempo Luino era punto di sosta obbligato per i treni in viaggio verso la Svizzera; oggi il completamento della linea Como-Chiasso ha reso la Svizzera più vicina al Belpaese, ma Luino ha mantenuto comunque quella magia in grado di far convivere due anime: quella profondamente legata al territorio e alle sue tradizioni e quella dell'accoglienza verso il turista e il viaggiatore.

La chiesa di San Pietro in campagna è stata edificata in stile barocco nel XVII ed è un rifacimento di un precedente edificio romanico dell'XI secolo. San Pietro è stata parrocchiale di Luino fino al XVII secolo, quando san Carlo Borromeo trasferì la sede della parrocchia all'interno della cittadina.

Oltre al severo campanile romanico a monofore e trifore (finestra ad apertura unica e tripla) dell'XI sec., sono degne di nota alcune opere all'interno, quali: l' Adorazione dei magi, affresco del XV sec. attribuito al Luini (1480/85-1532), e la Conversazione spirituale, affresco.

La chiesa di San Giuseppe sorge sul lungolago in continuità con lo scomparso palazzo Marliani (XVI sec.) per iniziativa del Conte Ruggero, come cappella privata.
Organo seicentesco Lombardo, tele del XVII secolo (una di Pietro Ligari); begli intagli nelle cantorie.

In città una delle attrazioni principali è l'appuntamento col mercato del mercoledì, uno dei principali eventi di Luino. Una vera e propria fiera settimanale, con oltre 350 bancarelle disposte lungo le strade del centro e sul lungolago, cui convengono visitatori da ogni parte, anche dalla Svizzera e dalla Germania, con appositi autobus. E' un cosmopolita, pittoresco, coloratissimo spettacolo folcloristico, che si rinnova ogni settimana dal 1541, grazie alla concessione di Carlo V. Il Luino Market è il più importante del Lago Maggiore, anche se non è da dimenticare l'appuntamento domenicale del mercato di Cannobio, sulle sponde opposte del lago.

Alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX Luino era una città fortemente industrializzata soprattutto nel settore tessile. La sua fortuna era dovuta all'abbondanza di acqua. Tanti svizzeri si spostavano dalla loro terra di origine proprio per fondare fabbriche e manifatture nel Luinese.

Verso la fine del XX secolo l'industria entrò in crisi. Ora le aree industriali sono dismesse ed è iniziato un lento processo di riqualificazione.

Fortissimo è, invece, il frontalierato, cioè la presenza di lavoratori italiani che si recano giornalmente in Svizzera per lavoro.

Importante è l'apporto del settore servizi pubblici e privati in quanto centro principale delle valli circostanti (stazione, banche, ospedale, comune, agenzia delle entrate etc.)

Il turismo è affidato essenzialmente al mercato spontaneo delle seconde case, anche se sono in fase di sviluppo importanti iniziative di impronta ricettiva.

Persone legate a Luino:
Giuseppe Ferrari, filosofo e storico, è stato deputato di Luino al Parlamento del Regno d'Italia per sei legislature dal 1860 al 1876, e senatore del Regno dal 15 maggio al 2 luglio 1876;
Piero Chiara, scrittore.
Renzo Villa, editore e conduttore televisivo
Vittorio Sereni, poeta e scrittore.
Francesco Carnisi, organaro, attivo attorno alla metà del XIX secolo.
Francesco Salvi, attore comico.
Massimo Boldi, attore comico.
Enzo Iacchetti, attore comico.
Maria Teresa Ruta, giornalista.
Aurelio Grimaldi, regista, ha vissuto a Luino durante la giovinezza.
Sarah Maestri, attrice, scrittrice, conduttrice televisiva e radiofonica.
Eliana Miglio, attrice.
Dario Fo, drammaturgo, attore e scrittore, ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza tra questo comune e a Porto Valtravaglia
Guido Petter, psicologo.
Don Piero Folli, sacerdote antifascista, parroco di Voldomino, frazione di Luino, dal 1923 al 1948, qui arrestato dai fascisti il 3 dicembre 1943 per aver aiutato un gruppo di ebrei ad espatriare in Svizzera.
Giovanni Reale, filosofo, ha risieduto a Luino.
Roberto Radice, filosofo, ha risieduto a Luino.
Luciano Lilloni, maestro scacchista, giurista e scrittore, che qui ha avuto la propria residenza fino alla morte e riposa ora nel cimitero cittadino.
Nives Zegna, ex annunciatrice televisiva e Miss Italia 1956.
Federico Morlacchi, nuotatore paralimpico.



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domenica 19 aprile 2015

LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : ISPRA

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Ispra  è un comune italiano di Varese in Lombardia, ed ha una superficie territoriale con un'altimetria che varia dai 193 m s.l.m. ai 311 m s.l.m. È sede del Centro Comune di Ricerca (C.C.R.) o Joint Research Center (J.R.C.), che ne occupa un terzo del territorio. È un comune lacustre affacciato sulla riva sinistra del lago Maggiore, soprannominata "sponda magra", ora detta anche in modo più accattivante "Costa Fiorita".

Il paesaggio è modulato dal Lago Maggiore sul quale lspra si affaccia con uno sviluppo molto esteso di costa. Una ripida collina, articolata nei due rilievi del Monte del Prete e del Monte dei Nassi, si inoltra a promontorio nel Verbano, delimitando piccole insenature, con pendii rocciosi segnati dalle tracce di antiche fornaci da calce.

Alla natura rocciosa di questo paesaggio si deve, secondo Gaudenzio Merula (De Gallorum Cisalpinorum antiquitate ac origine, Lione 1538), l'origine del nome del paese: Hisprum quasi asperum ob saxorum difficultates.

Questo territorio fu abitato fino da tempi antichissimi. Alcuni ritrovamenti recenti di manufatti di selce, sulla sponda del lago, in località Lavorascio, fanno pensare a remote età preistoriche. Nella torbiera che si estendeva sotto il colle di Barza, tra Quassa e Angera, fu trovata nel secolo scorso la bella piroga preistorica che oggi è conservata nel Museo dell'isola Bella. Se l'età del bronzo, con la civiltà delle palafitte, è ben documentata nelle immediate vicinanze, sulle sponde del lago di Cadrezzate, in lspra si sono scoperte tracce consistenti ed inequivocabili che testimoniano della presenza stabile di popolazioni dell'età del ferro, riconducibili alla cosiddetta Cultura di Golasecca protoceltica. Una tomba con un notevole corredo di ceramica è stata messa in luce nel 1971, mentre altri frammenti di ceramica domestica, provenienti in gran numero dal Monte del Prete, hanno successivamente confermato il quadro di un centro che fu sicuramente abitato in quel periodo. Anche in età romana ci fu una sicura presenza umana. Ne sono testimonianza alcuni bei monumenti che si conservano ancora in paese: are, urne di serizzo e lapidi con iscrizioni latine si trovano nel parco e nella villa Sagramoso-Brivio, nella torre medievale dì Barza e nell'ingresso del parco di Quassa.

Il più antico documento che cita il nome del paese è una pergamena dell'anno 826, che si trova oggi nell'Archivio di Stato di Milano. Da allora molti documenti riferiscono della vita di un abitato di ampiezza non trascurabile. Molte delle memorie sopravvissute, relativamente al medioevo, riguardano la vita religiosa.

Sappiamo che nel XIII secolo il paese poteva contare ben sette tra Chiese e Cappelle, mentre i nobili di lspra sono ricordati tra coloro che maggiormente concorsero all'edificazione del vicino Eremo di Santa Caterina del Sasso di Leggiuno, verso il quale il paese conservò sempre particolare devozione.

Lungo il piccolo fiume Quassera, nella pianura verso Angera, si combatté nel 1276, anche con la presenza di forti milizie straniere, la cruenta battaglia tra i Torriani e i sostenitori all'Arcivescovo Ottone Visconti per il dominio dello Stato di Milano. Una superstite testimonianza delle vicende civili e militari di quei tempi si trova nei ruderi del Castello di San Cristoforo sulla cima del Monte del Prete (il colle principale) che sovrasta il nucleo più antico del centro abitato e che già nel XVI secolo aveva perso le sue funzioni difensive.

Nell'età moderna il villaggio segui il destino delle terre circostanti. Visse la vita modesta dei piccoli paesi di questa zona e fu per lungo tempo infeudato alla famiglia Borromeo. Nel 1636 subì il saccheggio che le truppe francesi, dopo la battaglia di Tornavento, portarono in questa pieve.

Nel XVIII sec. vi ebbe proprietà la nobile famiglia dei Forni di Milano.

Ispra fu per molto tempo terra di confine sul lago che divide la Lombardia dal Piemonte e fu sede di stazione doganale nel periodo della dominazione austriaca. Fu teatro, nel Risorgimento, di episodi patriottici minori ed alcuni dei suoi abitanti si segnalarono per la partecipazione alle vicende militari. I suoi abitanti erano sempre vissuti dei frutti di una agricoltura non ricca, integrati da qualche abilità artigianale e da limitate attività di pesca. Non mancavano i vigneti che nel secolo scorso caratterizzavano le colline di questi paesi. Lungo il fiume Acquanera prosperavano i mulini.

Nella seconda metà dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento si impose drammaticamente il fenomeno dell'emigrazione verso la Francia e le Americhe.

Nel 1882 venne inaugurata la stazione della ferrovia Novara-Pino, che offrì nuove opportunità allo sviluppo del paese.

Si affermò maggiormente in quel periodo la particolare industria per la produzione della calce ricavata dal calcare strappato ai fianchi delle colline e lavorata nelle molte fornaci esistenti. La attività estrattiva del calcare era in passato stagionale, ma i primi impianti a ciclo continuo segnarono uno dei primi tenui esempi di industrializzazione anche se di stampo artigianale: infatti le mansioni di carico e scarico della fornace erano eseguite da pochi addetti.

A cavallo di ottocento e Novecento le ditte che lavoravano il calcare erano divenute una decina e si era formata una classe di operai qualificati: costruite in riva al lago le fornaci servivano direttamente sul posto i barconi appositi che, via acqua, raggiungevano Milano. Si era creato così un indotto produttivo importante ma che declinò negli anni successivi. Successivamente, nel 1956-1958, in loco venne “industrializzato” lo sminuzzamento del “sasso calcareo” in diversi calibri e tramite camion veniva distribuito e ceduto anche ad altre fornaci lacuali come ad esempio quelle di Caldè, e l'ultima fornace chiuse nel 1960.

Negli anni ‘60, proprio quando iniziarono i lavori, con le prime ruspe, di sbancamento per la costruzione dell’”Euratom”, oggi (anno 2010) Centro Comune di Ricerca o JRC.

La principale attrattiva turistica di Ispra è sicuramente il Lago: quì si possono trovare piccoli porticcioli, barconi e le vecchie fornaci da calce. Da vedere inoltre i resti del Castello di S. Cristoforo, e i ruderi dell'antica chiesa di S. Crescenzio.
La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Martino ed è formata dall'unione di chiese: l'una del XVII e l'altra del XVIII sec.
Nella piazza troviamo il monumento al Padre Ignazio da Ispra (1880-1935) frate francescano che sacrifico’ la sua vita nelle missioni in Brasile.

L'antico Castello di San Cristoforo, di cui sopravvive qualche testimonianza in cima alla collina detta Monte del Prete, a breve distanza dal centro più antico del paese, risultava già diroccato nella seconda metà del Cinquecento. Si trattava di un impianto modesto, costruito con la tipologia dei castelli recinto ed era posizionato in un punto panoramico, aperto su tutto il bacino centrale del lago e collegata a vista ad altri importanti castelli. Si sono conservati fino ad oggi la torre d'ingresso, una cisterna ed alcuni tratti del muro di recinzione.

La Chiesa di Barza fu costruita circa un secolo fa dalla famiglia Mongini per sostituire il precedente ed antico tempietto ormai diroccato.

Al lungolago ci si può arrivare direttamente in auto, passando nei pressi del monumento ai Caduti e della Cappella Castelbarco (1865), oppure a piedi passando per una strada acciottolata che parte dalla Chiesa di San Martino, in centro paese. Sul lungolago si può ammirare anche un platano monumentale prima di arrivare al porticciolo.
Il borgo si sviluppa in posizione sopraelevata rispetto al lago e comprende molte ville storiche circondate da grandi parchi, tra cui Villa Castelli (XIX sec.- oggi sede del Municipio con un bel giardino romantico), Villa Ranci Ortigosa e Villa Brivio Sagramoso appartenuta a Antonietta Litta Arese moglie del Conte Castelbarco.
Dal Municipio si può prendere una ripida salita che conduce al Monte del Prete, dove sono stati ritrovati molti reperti della Civiltà di Golasecca e dove adesso c’è un parco pubblico con le rovine del Castello di S. Cristoforo che comprendono una cisterna, una torre e dei tratti di mura. L’antica chiesa castellana è stata trasformata in cascina.


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venerdì 17 aprile 2015

LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : ANGERA

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Angera è un comune italiano in provincia di Varese in Lombardia.
Posta in uno splendido golfo, Angera fu apprezzata e contesa per la sua invidiabile posizione, a controllo dei traffici commerciali nella zona meridionale del Lago Maggiore.
Bella è la passeggiata sul Lungolago alberato di Angera, luogo di mondanità (qui si trova anche il palazzo comunale), con la visione del curioso Isolino Partegora, che affiora per incanto dal lago, rivestito di vegetazione, ma disabitato. Sul lungolago sorge il Santuario della Madonna della Riva: iniziato nel 1657, non fu mai portato a termine. Proseguendo verso nord, la strada panoramica raggiunge, in pochi minuti, il centro di Ranco. Dal Lungolago, inoltre, in soli 5 minuti di navigazione tramite linea pubblica, è possibile raggiungere Arona.
Il Lungolago e la sua Allea sono il principale luogo d’incontro degli angeresi ed ospitano gli eventi principali legati alla vita cittadina, come per esempio il mercato del giovedì mattina o le manifestazioni legate alla Festa del Santuario, a fine giugno.

La presenza umana nel territorio è testimoniata fin dal Paleolitico Superiore grazie ai rinvenimenti risalenti all'Epigravettiano finale rintracciati nella Grotta di Angera, importanti reperti del neolitico provengono inoltre da località Baranzini e dall'area dell'attuale cimitero. Non sono stati ad oggi rinvenuti reperti significativi e sufficientemente abbondanti da testimoniare un insediamento nell'età del bronzo e del primo ferro, ossia all'epoca della famosa cultura di Golasecca, che pure fu tanto importante per tutto il Basso Verbano. Reperti ceramici insubri tardo celtici testimoniano invece una continuità di insediamento a partire almeno dal II secolo a.C. Tra II e I secolo a.C. iniziano a diffondersi nella zona sempre più numerosi reperti romani che testimoniano l'avvenuta romanizzazione dell'area. Nel 49 a.C. anche gli abitanti Angera, come tutte le popolazioni che abitavano il territorio a Nord del Po, divennero cittadini romani a pieno diritto. In seguito il borgo conobbe un forte sviluppo commerciale con lo sfruttamento dell'insenatura naturale di Angera come porto lacuale di scambio per le merci trasportate via acqua lungo Po, Ticino e Verbano, e i prodotti che vi giungevano via terra grazie alla strada Mediolanum-Verbanus. Dal villaggio iniziarono a partire dall'età romana i blocchi di pietra di Angera e il legname dei boschi dell'Alto Verbano, utilizzati sicuramente per la costruzione di importanti edifici milanesi e del territorio. Non vi è certezza sul nome del villaggio di età romana; l'identificazione con il villaggio Sebuinus citato su un basamento scultoreo ospitato nel lapidario della Rocca, è solo una ipotesi, anche perché non si conosce l'esatta provenienza di tale basamento nell'ambito delle estese proprietà borromaiche. Il nome più antico, testimoniato da fonti del X secolo, è quello di Statio, che sembra indicare il ruolo di porto e stazione commerciale svolto da Angera in epoca antica. Il nome muterà nel primo medio evo in Angleria, di non sicura etimologia, ma molto probabilmente derivante dalla contrazione di Ad Glaream ovvero "presso la ghiaia", presente abbondantemente nel terreno alluvionale dove sorgeva il nucleo principale.

Nel Medioevo Angera era a capo di una Pieve che comprendeva paesi delle due sponde del lago. Sul suo territorio, nel 1300, si contavano 20 edifici religiosi. La storia di Angera va però letta anche in chiave militare. Almeno dall'XI secolo al posto dell'attuale Rocca di Angera si trovava una struttura fortificata che poi divenne proprietà degli arcivescovi di Milano. Nel Duecento la struttura passò in mano alla famiglia Visconti, che la trasformò in una maestosa fortezza, in posizione dominante su tutto il paese. Nel 1449 fu acquistata dalla famiglia Borromeo, attuale proprietaria. Angera assunse titolo di Città nel 1497, per nomina di Ludovico il Moro. Il fascismo annesse al comune Barzola e Capronno. Nell'aprile del 1954, con decreto del Presidente della Repubblica, Angera venne ufficialmente denominata città. Nel settembre 2014 sono stati celebrati i 60 anni della città, con una festa che ha coinvolto la Protezione Civile nazionale, regionale, provinciale e locale.

La storia di Angera è narrata nel Civico Museo Archeologico, sito in via Marconi 2, nel centro del Borgo antico. Il museo è situato in una bella palazzina quattrocentesca con portico colonnato. Al pian terreno dell'edificio si trovano l'Ufficio Turistico, il Lapidario, con importanti stele ed epigrafi di età romana, e la sala conferenze. Il primo piano ospita la sezione preistorica e quella romana. Nella sezione preistorica sono conservate le testimonianze della più antica presenza dell'uomo nel territorio varesino, dal Paleolitico superiore all'età del Rame; oltre ai reperti provenienti dalla Grotta di Angera e da numerose località della zona, sono esposte anche riproduzioni di archi, frecce ed asce preistoriche. La sezione romana presenta al pubblico la storia del vicus in età romana, quando raggiunse grande prestigio come luogo di scambio commerciale e di incrocio tra la via fluvio-lacuale costituita da Po, Ticino e Verbano e la strada carrabile che da Milano conduceva al Verbanus, giungendo proprio ad Angera nella attuale Via Greppi. Le prime vetrine di questa sezione ospitano reperti rinvenuti in occasione di scavi e recuperi archeologici nel borgo. I reperti più antichi risalgono ad epoca tardo-celtica e repubblicana e contribuiscono a raccontare la fase della romanizzazione del territorio. Sono molto significative anche le testimonianze della prima età imperiale, che ci mostrano un villaggio al centro di commerci tra l'alto Adriatico e l'area transalpina. Una vetrina è dedicata ai nuovi scavi ed una ospita i reperti provenienti da un edificio residenziale e lavorativo scoperto negli anni ottanta e dove è venuto alla luce, tra gli altri reperti, anche un tesoretto di oltre 280 monete. La seconda parte della sezione romana è dedicata alla Necropoli romana che venne scavata negli anni settanta e che si trovava in corrispondenza dell'attuale cimitero. Una lettiga funebre carbonizzata illustra il rito funerario più diffuso ad Angera nella prima età imperiale e nelle vetrine sono esposti a rotazione alcuni dei più significativi corredi tombali tra le svariate centinaia rinvenute nella zona. Il Museo ha ingresso gratuito e offre visite guidate gratuite a singoli, gruppi e scolaresche.

La Rocca Borromea di Angera è uno dei principali punti di interesse di Angera. Si può visitare e ospita il Museo della Bambola, una collezione di oltre mille pezzi tra le più ricche d'Europa, completata di recente dall'acquisizione di preziosi automi francesi, tutti funzionanti. In un'altra ala del castello si trova il Museo dell'Abbigliamento infantile con capi raccolti tra l'Ottocento e la metà del Novecento.

La Rocca fu fortificata dapprima dagli arcivescovi di Milano e successivamente dai Visconti e dai Borromeo. Lungo la strada di accesso alla Rocca, si trova una spelonca, già abitata in tempi preistorici e attribuita forse arbitrariamente al culto di Mitra. Interessanti la chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta e la chiesa S. Alessandro.
Altro luogo di interesse è senz'altro l'Oasi della Bruschera e l'isolino Partegora, zona protetta ove si possono scorgere fauna e flora caratteristici del lago Maggiore.
Persone legate ad Angera:
Cristoforo Solari, detto il Gobbo. Scultore, architetto nato probabilmente ad Angera, fratello di Andrea pittore e scultore. Nel 1489 fu a Venezia, dove lavorò nella chiesa della Carità. Ritornato a Milano, nel 1493 lavorò per il Moro, nel 1501 lavorò per il Duomo di Milano, nel 1519 lavorò anche per il duomo di Como. Morì a Milano nel 1527.
Pietro Martire d'Anghiera. Nacque ad Arona dove i suoi genitori, originari di Angera, avevano dei possedimenti; egli, dopo vari viaggi, si stabilì alla Corte di Spagna, qui ebbe modo di accedere alle notizie che giungevano dalle nuove terre. Pietro il 13 novembre 1493 scrisse al card. Ascanio Sforza Visconti una prima lettera per descrivergli il primo viaggio di Cristoforo Colombo. Scriverà poi altre 11 lettere raccolte nel "De Orbe Novo" la sua più importante opera letteraria.
Antonio Greppi, partigiano, antifascista, scrittore e primo sindaco di Milano del dopoguerra.
Palmiro Togliatti vi si rifugiò durante le persecuzioni fasciste.
Il personaggio di maggior spicco dei Castiglioni di Angera, fu certamente Teresa nata il 15 ottobre ad Angera e morta a Como il 29 marzo 1821.
Alessandro Volta vi scopre l'"aria infiammabile nativa delle paludi", ossia l'attuale metano.
Giuseppe Garibaldi libera Angera dagli Austriaci durante la Seconda guerra di indipendenza italiana. Oggi la piazza è a lui dedicata.
Enzo Emilio Galbiati ultimo Capo di Stato Maggiore della M.V.S.N. che qui sposa Gianna Brovelli il 5 maggio 1930.


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