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martedì 20 ottobre 2015

I MONOPOLI DI STATO



Il monopolio di Stato o pubblico è un tipo di mercato in cui il solo produttore (o fornitore) di un determinato bene o servizio è lo Stato. Esso impedisce tramite leggi l'entrata nel mercato da parte di soggetti privati.

Tre sono i motivi principali per cui lo Stato attua questo tipo di mercato:

Lo Stato si fa carico di fornire un determinato bene o un determinato servizio in un settore essenziale per il cittadino nel quale le aziende private non hanno nessuna possibilità di guadagno.
Lo Stato si fa carico di fornire un determinato bene o un determinato servizio in un settore essenziale per il cittadino nel quale le imprese potrebbero creare forti speculazioni.
Lo Stato impone il monopolio su un bene di largo consumo per aumentare il suo gettito fiscale. Per esempio per molti anni in Italia sale e tabacchi.
Il prezzo del bene o del servizio può modificarsi, da cittadino a cittadino, in base a criteri di sussidiarietà per le persone meno abbienti, quindi con prezzi differenti in base al reddito ovvero può costituire un prezzo calmierato uguale per tutti.

Per un gioco come il Gratta & Vinci, con 17 milioni di giocatori che spendono 9 miliardi e 320 milioni di euro all’anno, non dovrebbero esistere dubbi. Il meccanismo deve essere perfetto, cristallino. Invece, se vai grattare, ti imbatti in controlli scarsi, regole non sempre chiare, situazioni a rischio di conflitto di interesse e stranezze nella gestione dei conti correnti. Ma soprattutto, ai giocatori non sono fornite tutte le informazioni essenziali per giocare.

In Italia il gioco d’azzardo è controllato dallo Stato attraverso l’Amministrazione dei Monopoli. Il fiume di soldi delle giocate, per legge, finisce insieme alle tasse, in percentuali che variano da un gioco all’altro. Siamo il paese occidentale dove si punta di più: fra biglietti da grattare, videopoker, lotterie e scommesse, si spende una cifra colossale, circa 70 miliardi di euro, secondo i dato Agicos, paragonabili al prodotto interno lordo di paesi come il Kuwait o il Qatar.

Le “lotterie istantanee”, nome tecnico dei Gratta&Vinci, sono il gioco di maggiore successo. E’ difficile pensare a un business più redditizio, la gestione costa poco e rende cifre strepitose, stampare biglietti è come amministrare una fabbrica di soldi. Un decreto del 1991 specifica addirittura che “i biglietti delle lotterie istantanee costituiscono valori" e che "la stampa è riservata alla Zecca”.

Eppure i Gratta&Vinci, dal 2003, non sono gestiti dallo Stato, ma da un privato, e i Monopoli conservano solo un ruolo di controllo. Per il resto la fabbrica di soldi è affidata in concessione a Lottomatica, controllata dal gruppo De Agostini. Da “Maxi Miliardario” a “Una Barca di Soldi”, tutti i biglietti legali, di qualsiasi prezzo, sono distribuiti da Lottomatica, che incassa le vendite e paga le vincite. Alla fine della fiera la torta è spartita fra concessionario, tabaccai e Stato.

Non è più la Zecca, quindi, a stampare i biglietti, ma neppure Lottomatica. Se ne occupa una società “terza”, che svolge un ruolo di garanzia: Scientific Games, azienda americana con sede ad Atlanta, in Georgia. Perciò i tagliandi, per arrivare in Italia, affrontano lunghi viaggi in nave. Ma il problema è un altro: Scientific Games sforna 9 miliardi di “valori” all’anno per conto dello Stato, ma fuori dalla giurisdizione italiana. Il che rende oggettivamente difficili i controlli per assicurare, ad esempio, che tutti i biglietti vincenti siano effettivamente stampati. La Guardia di Finanza si limita a contrastare le contraffazioni, che è tutt’altra cosa.



Della sicurezza si occupano i Monopoli, perciò abbiamo chiesto di parlare con un responsabile dell'ufficio ispettivo. Non è stato possibile per due buoni motivi: «non c’è alcun responsabile - rispondono dai Monopoli - e non esiste un ufficio ispettivo». Ma allora chi ci va in Georgia? «I nostri dirigenti – è la risposta – sono andati a vedere i processi produttivi. Da allora non è più necessario inviare funzionari». Vale a dire che, stando alle informazioni ufficiali, negli ultimi otto anni, dopo la visita inaugurale, nessuno ha messo piede ad Atlanta. Resta da capire chi fa le ispezioni: «Sono previsti controlli a campione da parte di Lottomatica». La vigilanza su un aspetto fondamentale della concessione, quindi, è affidata allo stesso concessionario. Oltretutto Scientific Games, lo stampatore, ha un difetto: fa parte del Consorzio lotterie nazionali, che è a sua volta controllato da Lottomatica e di cui fanno parte anche i tabaccai con una piccola quota. Perciò in Georgia, secondo i Monopoli, Lottomatica dovrebbe fare «controlli a campione» su se stessa. L’altro fornitore di biglietti è Gtech: anche questo stampa all’estero ed è controllato direttamente da Lottomatica.

Superato l’Oceano, finalmente, i “grattini” vengono messi in vendita dai tabaccai. Quanto si può sperare di vincere? Ecco, questo è un mistero. I giocatori del Gratta&Vinci, per legge, hanno diritto a una quota chiamata “restituzione”: è la percentuale degli incassi destinata ai premi. Di tutto il denaro speso dagli italiani per comprare i tagliandi, una parte deve essere restituita con le vincite. Alcuni giocatori, magari, scoprono i premi più ghiotti, altri beccano pochi spiccioli, ma il rapporto fra incassi e premi non può cambiare. È tutto deciso a tavolino: dalla quantità di biglietti stampati e al numero di biglietti vincenti, quindi la percentuale destinata alla “restituzione” resta invariata.

«La percentuale massima di restituzione, in un anno, in media, è il 75%». Strane espressioni (“circa”, “in media”, “percentuale massima”) per un gioco senza elementi casuali. Fra l’altro, il 75% è solo un limite massimo, un tetto alla “fortuna”. E per la “sfortuna”? Esiste un minimo garantito per i premi? «Ad oggi – dicono i Monopoli - non sono previsti limiti minimi».

Resta difficile credere, in ogni caso, che la prima lotteria al mondo in ordine di incassi, voce fondamentale nel bilancio dello Stato, sia regolata con approssimazione. Qualche punto fermo si trova nei documenti ufficiali, fra i decreti di indizione delle lotterie.

I decreti di indizione, oltretutto, ogni tanto vengono prorogati, ma non tutti insieme e neppure a scadenze regolari. In questo modo, chiaramente, tenere traccia delle entrare e delle uscite diventa complicatissimo, praticamente impossibile. Il resto viene da sé, ed è sconcertante. I miliardi di incassi dei Gratta&Vinci sono raccolti da Lottomatica in un conto privato, presso Banca Intesa: i Monopoli si limitano a ricevere “rendicontazioni periodiche” da parte del concessionario. E gli interessi? La fiumana di soldi che transita per il conto Intesa, sicuramente, frutta cifre notevoli. Ma i Monopoli e Lottomatica preferiscono «non fornire informazioni in proposito. Comunque – garantiscono – gli interessi vengono liquidati regolarmente allo Stato». Più che giusto. Però chi li ha negoziati? “Lottomatica”.

Gli interessi sono concordati fra privati, ma per conto dello Stato. E ancora: i Monopoli conoscono perfettamente la quota di incassi destinata ai tabaccai (l’8%) e a Lottomatica (il 3,9%), ma non sanno specificare il dato più importante, ovvero, quanto tocca allo Stato. Insistono che «è il residuo, la parte restante». Ma di cosa? Difficile dirlo, anche perché, come abbiamo visto, la quota destinata ai giocatori «è impossibile saperla». Quindi è impossibile sapere cosa resta.

Per finire: che fine fanno tutti i biglietti vincenti smarriti o cestinati per errore? Succede con una certa frequenza: i giocatori non si accorgono di avere in mano un tagliando fortunato e lo buttano nell’immondizia. I premi non riscossi restano a Lottomatica? «No, vengono liquidati allo Stato», assicurano dai Monopoli, ma non comunicano le cifre, perché «per conoscerle bisogna aspettare il rendiconto finale, che si fa alla chiusura di ogni lotteria». Ma trenta lotterie su quarantacinque, da otto anni, sono costantemente prorogate, sicché, anche stavolta, nessuna risposta è possibile.

In conclusione i Monopoli, che dovrebbero svolgere un ruolo di controllo, non sono dotati di un apposito ufficio ispettivo, non sono in grado di conoscere esattamente la quota dell’incasso destinata allo Stato, non sanno quanto andrà ai giocatori e ignorano l’ammontare delle vincite non riscosse, perché l’organizzazione del gioco, che dovrebbe essere chiara e lineare, è estremamente tortuosa e ostacola, di fatto, la raccolta di informazioni. Per questo motivo Lottomatica, che dovrebbe essere sottoposta al controllo pubblico, gode di una libertà d’azione impressionante: tiene traccia dei numeri di serie dei biglietti vincenti, gestisce in autonomia il conto corrente, negozia gli interessi per conto dello Stato e scrive i rendiconti, si occupa delle ispezioni sullo stampatore (con cui è consorziata) e “propone” le percentuali di vittoria per ogni lotteria. Ora, senza dubbio Lottomatica merita il massimo della fiducia. Ma è proprio questo il punto. Si può gestire sulla fiducia un business da 9 miliardi e 320 milioni di euro?

Interpellati da una testata giornalistica, dai Monopoli di Stato rispondono che «Le società produttrici di tagliandi e lotterie sono sottoposte agli standard di sicurezza più elevati in tutti i processi che riguardano la pianificazione, la programmazione, la realizzazione e la spedizione». «Lottomatica Group», spiega ancora l’Aams, «è certificata secondo i Security control standard della World Lottery Association per la gestione delle lotterie istantanee». Sulla variabilità dei parametri relativi alla raccolta, alla restituzione e alle probabilità di vittoria dei vari concorsi, invece, i Monopoli osservano che «Ogni lotteria indetta è costituita da: numero di biglietti stampati, prezzo per biglietto, montepremi che genera il cosiddetto payout (espresso come percentuale sull’incasso complessivo derivante dalla vendita dei biglietti stampati), categorie di premio e numero di premi per ciascuna categoria distribuiti all’interno dei biglietti stampati. Tutti questi valori, insieme al regolamento, sono chiaramente riportati nei decreti di indizione di ciascuna lotteria pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sul sito istituzionale dell’Aams, e variano da lotteria a lotteria per rispondere alle diverse tipologie di giocatori nonché alle tematiche che di volta in volta ispirano la lotteria stessa».



Dicembre 2012 segna una svolta per i casinò online: le slot machine entrano a far parte dell’offerta delle case da gioco virtuali. E l’azzardo legalizzato sarà a portata di mano anche in versine touch, con le app prontamente realizzate, destinate a tablet e smartphone.
Con quest’ultimo nulla osta, infatti, l’Aams ha autorizzato 53 operatori a offrire slot online sulle proprie piattaforme di casinò games, per un’immissione totale sul mercato di 1409 giochi.

L’introduzione delle slot machine a soldi veri nei casinò online italiani rappresenta un momento lungamente atteso dagli operatori del gaming nazionale: questi giochi sono infatti molto apprezzati e richiesti dai giocatori di tutto il mondo, tanto che in alcuni paesi si calcola che il 60% di quanto raccolto dai casinò virtuali arrivi proprio dalle slot.

E se l’industria dei giochi ha fatto segnare una lieve flessione della febbre da azzardo, con una spesa al netto delle vincite di 11,2 miliardi nei primo otto mesi del 2012 (-4,8% dopo anni di crescita inarrestabile) ed entrate per l’erario di 5,5 miliardi (-9,6%), l’interesse per i giochi online, invece, è aumentato.

Una scommessa vincente per lo Stato, che intende andare a recuperare quei 70 milioni di euro circa, che secondo i calcoli  equivalgono alle imposte sul business delle slot che coinvolge gli italiani su siti offshore: 5,2 miliardi di incassi e 156 milioni di spesa (un dato che si ottiene sottraendo le vincite dagli incassi).
In cambio, l’Aams (recentemente incorporata nella nuova Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che verifica le transazioni attraverso il cervellone di Sogei, si impegna a prevenire le truffe e a garantire che le vincite siano pagate.
Un tentativo per arginare il proliferare di siti non autorizzati alla raccolta di gioco: l’ultimo aggiornamento della black list dei Monopoli segnala 4.209 domini oscurati, un dato in costante aggiornamento, dal momento che pare siano gli stessi gestori dei siti (spesso all’estero) che informano i giocatori dell’eventuale cambio di dominio.

Il miraggio di una supervincita spinge gli italiani afflitti dalla crisi economica a spendere per tentare la sorte. Al punto da richiamare l’attenzione delle associazioni dei consumatori, allarmate per il rischio della dipendenza da gioco. Soprattutto quelli online destano particolare preoccupazione poiché in questi casi il rischio di ludopatia è più che mai elevato: le slot diventano ancora più pericolose e generano un maggiore senso di isolamento davanti allo schermo di un pc.
E se da una parte la "ludopatia" è stata riconosciuta ufficialmente, entrando nell’elenco delle malattie, il fondo a questa dedicato è saltato. Così come sono saltati i provvedimenti del decreto Balduzzi sulla Sanità, che cercavano di dare una stretta al mercato delle slot.

Nel 2005, il bottino di concessionari e gestori è stato di 4 miliardi e 300 milioni, mentre quello dello Stato di 6 miliardi e 200 milioni. Ne consegue che dal 2005 al 2011 gli incassi dello Stato sono aumentati del 40,3%, mentre quelli di concessionari e gestori addirittura del 125,6%. Basterebbero queste ultime due cifre a spiegare la cuccagna alla quale partecipano le varie Lottomatica, Snai, Sisal e tutte le altre decine di operatori che si spartiscono il ricco mercato del gioco nostrano.

Ferma restando l'incredibile escalation delle entrate registratasi tra il 2005 e il 2011, è particolarmente significativo l'incremento dei denari messi in cascina dalle società concessionarie tra il 2010 e il 2011. Si è passati da 7,6 a 9,7 miliardi di euro (erano 7,4 miliardi nel 2009 e 7,2 nel 2008).

E quanti soldi siano stati persi dai giocatori italiani (tecnicamente si parla della cosiddetta spesa effettiva). Sottraendo dal dato sulla raccolta complessiva quello della restituzione in premi, infatti, viene fuori che gli italiani hanno "buttato via" 10,5 miliardi nel 2005, diventati 18,4 miliardi nel 2011.

Nel frattempo sul tema del contrasto al gioco illegale on line spunta fuori un elenco lungo un chilometro che fa un po' discutere. Al suo interno compaiono i nomi della bellezza di 4.620 siti internet "inibiti" dai Monopoli di Stato. Si tratta, in sostanza, di indirizzi per giocare on line non autorizzati dalla struttura guidata da Magistro. La black list, quindi, dovrebbe servire a contrastare il gioco on line illegale, rimuovendo le offerte fuori norma.

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martedì 19 maggio 2015

LE CITTA' DELLA PIANURA PADANA : SARONNO

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Saronno è un comune italiano della provincia di Varese in Lombardia. Tra i grandi comuni della provincia, è quello più densamente popolato.
La città è situata nel territorio dell'Altomilanese, all'intersezione tra le province di Milano, Como, Varese e Monza e Brianza, senza essere strettamente legata a nessuno dei capoluoghi. Una parte considerevole della popolazione gravita, per motivi di lavoro o di studio, su Milano, ma la città gode anche di una vita propria, cui partecipano anche gli abitanti dei comuni limitrofi (Gerenzano, Turate, Uboldo, Rovello Porro, Origgio, Caronno Pertusella, Solaro, Cogliate, Lazzate, Misinto, Rovellasca, Ceriano Laghetto), alla quale contribuisce anche la ricca scelta di scuole superiori.

Saronno è attraversata dal torrente Lura, che nasce nel territorio del Comune di Bizzarone e sfocia nell'Olona, alle porte di Milano. Il suo colore cangiante nero/violaceo è dovuto agli scarichi industriali della bassa comasca. Il corso d'acqua del Lura che scorre nel territorio cittadino è ormai in gran parte coperto. Alcune aree verdi costituiscono la parte più meridionale del Parco del Lura, una collezione sfrangiata di aree protette nate da recenti interventi di riqualificazione e ripopolamento arboreo.

Il primo e più antico documento in cui il vico di Saronno appare menzionato, rimonta all'epoca dei re Franchi. Si tratta di una carta notarile del 796, con la quale "Johannes de Vico Salomno filius quondam Aretheo qui fuit notarius" dichiara di avere ricevuto da un certo Erminaldo la somma di novanta denari d'argento a titolo di prestito oneroso, dandogli in pegno tutti i suoi beni esistenti in Vico Solomno. Solomno, dunque, è la più antica delle forme a noi note, dalle quali Saronno è derivato".

Prima di giungere alla definitiva denominazione di Saronno, nel corso dei secoli la città ha assunto varie denominazioni riscontrabili attraverso documentazioni storiografiche. In ordine di tempo, Saronno veniva chiamata Solomno (anno 903), Serogno (anno 1150), Sorogno (XII secolo), Serono (XIII secolo) e subito dopo Sarono.

Questi cambiamenti di nome sono una perfetta testimonianza di un fenomeno che si riscontra con grande frequenza nei dialetti lombardi a occidente dell'Adda, fra cui si annovera il dialetto saronnese: il rotacismo, ossia il cambiamento della /l/, soprattutto se intervocalica, in /r/, indicato dal grande linguista Clemente Merlo come uno degli effetti più caratteristici del profondo e antico sostrato ligure.

Nell’àmbito del territorio saronnese vi sono almeno tre testimonianze che suggellano a Saronno il periodo romano:

la prima è rappresentata da un rinvenimento di alcune urne funerarie in terracotta contenenti ossa, ampolle, vasetti (anno 1832), durante i lavori di estirpazione di un bosco di casa Brasca, in prossimità del torrente Lura,la seconda quella del ritrovamento di una tomba (anno 1746), in un’area di proprietà del conte Rubini, contenente una lucerna con il marchio Fortis e unguenti balsamari che si pensa possa risalire al periodo che va dalla fine I secolo d.C. prima metà del II secolo d.C.; infine la terza, certamente la più importante e significativa del periodo romano, è rappresentata dalla presenza di un’ara pagana in granito, situata nelle mura della chiesa di San Francesco ben visibile sul lato di via Carcano, a nord-est, nella quale è incisa la scritta: QVINTVS CASSIVS MERCATOR DEIS DEABUS. L’epigrafe, risalente al I-II secolo d.C., testimoniava la fede del mercante Quinto Cassio agli dei e alle dee.

Ritrovamenti in epoche più recenti di tombe a Turate e a Cislago, nonché nella Stra’ Favia, in zona nord-ovest di Saronno (vasi e tegoloni romani), confermerebbero la presenza romana anche nel III-IV Secolo d.C. nel territorio saronnese.

Nelle lotte che scaturivano tra le famiglie nobili milanesi dei Torriani e dei Visconti, Saronno parteggiò per questi ultimi e nel 1284 truppe viscontee si mossero per una spedizione contro Como. La guerra, durata due anni, si concluse con l'accordo di pace del 2 aprile 1286 tra Lomazzo e Rodello (Rovello), alla presenza di due frati del convento di San Francesco di Saronno.L'era viscontea in Milano si consolidò sempre più nel Secolo XII ed estese la propria influenza in quasi tutta la Lombardia col volgere del secolo successivo.

In tale contesto di eventi anche Saronno venne direttamente coinvolta nelle vicende dei Visconti i quali, acquisendo progressivamente numerose proprietà sul territorio saronnese, scrissero un capitolo importante della storia del borgo che, nell'anno 1361, fu circondato da mura come una grande città nelle quali si aprivano quattro porte: porta di Carambari, porta di Cantono Cidrascho, porta di S. Ambrogio e porta di Vico.
Nello stesso anno Saronno ebbe il privilegio di tenere il mercato tre volte la settimana. Matteo II Visconti, vicario imperiale, signore di Milano, innamoratosi del borgo di Saronno, eresse nell'anno 1355 un castello con una rocca, stabilendovi la sua Corte. Castello abbattuto nell'anno 1362, nelle cui rovine è oggi rimasta, su un pezzo di muro, la biscia divorante il fanciullo (simbolo dei Visconti), luogo meglio conosciuto con l'appellativo "il Castellaccio". Matteo II, fuori un miglio dal borgo, vi realizzò pure un palazzo merlato per il suo soggiorno (alla periferia di Rovello Porro) denominato casa Imperiale.

Nel 1845, nell'eseguire alcuni scavi in quel luogo, fu scoperto un profondo pozzo fatto di pietre sassose, con lo stemma dei Visconti scolpito nella pietra, colmo di vasellami da tavola, terraglie color argento e i resti di uno scheletro mancante della testa, vicino al quale vi stava un'arma da taglio con pugnale di bronzo accuratamente lavorato. Vicino al pozzo furono rinvenuti alcuni vasi di terracotta, con coperchio, artisticamente lavorati.

In questo palazzo vi morì Matteo II Visconti, non senza il sospetto di essere stato avvelenato dai fratelli Bernabò e Galeazzo, i quali regnarono insieme dopo la morte dell'Arcivescovo Giovanni, avvenuta nel 1354.

Le cronache di allora ricordano che "fu trasportato il cadavere nella chiesa di S. Eustorgio di Milano, con l'intervento di tutto il clero secolare e regolare e delle confraternite, e fu così strepitosa questa funzione che già i primi vessilli erano entrati in Milano, quando ancora a Saronno non era alzato ancora il cadavere. Galeazzo II Visconti poi, nellanno 1362, fece smantellare dalle fondamenta il castello, le mura e la Rocca di Saronno. Temeva che gli avventurieri inglesi cherano nello stato di Milano vi si stabilissero".

Nell’anno 1450, dopo il breve periodo della Repubblica Ambrosiana, ai Visconti di Milano succedettero gli Sforza. Saronno, passata sotto il dominio di questa famiglia e governata dal podestà, godette di un certo periodo di tranquillità che durò sino alle dominazioni straniere sul Ducato di Milano.

Il borgo di Saronno, sul finire del secolo, passò sotto il padrone del Ducato, Ludovico Maria Sforza detto il Moro il quale, appassionato di caccia, trascorreva parte del suo tempo presso la Cascina Imperiale, in compagnia di milanesi d’alto rango e Cecilia Gallerani, figlia del nobile Fazio.

Ludovico donò alla giovanissima Cecilia il feudo di Saronno firmando il decreto il 18 maggio 1491. Con questo atto Cecilia Gallerani, di cui Leonardo da Vinci, da tempo ospite degli Sforza, dipinse il suo delicato profilo su una tavola (la famosa Dama con l’ermellino), ora preziosamente custodita al Museo Czartorisky di Cracovia (Polonia), assunse il titolo nobiliare di "domina comitissa Burgi Seroni".

L’impegno per il Ducato di Ludovico il Moro lo portarono ad allontanarsi progressivamente da Cecilia Gallerani alla quale aveva imposto la dimora fra le stanze del palazzo che le aveva donato, mentre sposatosi con Beatrice abitò in Milano. Ma le attenzioni per le nobildonne non si placò: Ludovico il Moro scoprì un nuovo amore in Lucrezia Crivelli e di lì a pochi anni giunse il suo tramonto. Ludovico venne sconfitto da Luigi XII re di Francia e il feudo di Saronno, con diploma dello stesso re, fu confermato al conte Stefano Castiglioni al quale Cecilia Gallerani già l’aveva ceduto nel 1499.

Nell'anno 1499, Saronno assieme alla città di Milano, subì la dominazione francese. Nei due anni successivi, 1510 e 1511, l'esercito svizzero si mosse contro i francesi scatenando una furiosa offensiva contro il Ducato di Milano e quindi contro Saronno, saccheggiandola e prelevando ingenti somme di denaro. Una nuova portentosa azione da parte dell’esercito della Lega Santa sul Ducato di Milano (1512), riportò al potere il primogenito di Ludovico il Moro, Massimiliano Sforza il quale, però, dovette gratificare gli eserciti svizzero, tedesco, spagnolo, mettendo a dura prova, in termini di sacrifici economici, l’intera popolazione che, al già pesante tasso di povertà, dovette aggiungere la calamità della peste (1512-1514).

Dopo la morte di Luigi XII, cui succedette Francesco I, la Francia si prese la rivincita sugli Sforza con la riconquista del Ducato sancita con la vittoriosa battaglia di Melegnano. Il trionfale ingresso in Milano avvenne l’11 ottobre 1515. Durò cinque anni il periodo di tregua, vale a dire sino al 1521, anno in cui Francesco II Sforza riprese in mano il potere sul territorio milanese scacciando nuovamente i francesi. Le guerre fra i due eserciti non si placarono ma, anzi, continuarono sino al 1529 con rovesciamenti di fronte, sia da un lato che dall’altro. Ma ciò che decimò e impoverì all’inverosimile il milanese, al di là dei conflitti, fu il sopraggiungere della carestia e soprattutto della peste che disseminò morte e desolazione sull’intero territorio del Ducato.

Nell’anno 1525 Francesco II Sforza, Duca di Milano, infeudò il borgo di Saronno a Giovanni Antonio Biglia, che fu governatore d’Asti, titolo confermato dall’imperatore Carlo V, i cui discendenti beneficiarono del feudo sino al 1805, anno del tramonto della famiglia.

Sotto il governo spagnolo, che ebbe il sopravvento dalla metà del ‘500 sino ai primi anni del secolo XVIII, scoppiò una peste spaventosa (agosto 1576 - maggio 1577) che provocò in Saronno la morte di circa 3000 persone.

Il Lazzaretto saronnese fu la piccola chiesa di S. Antonio Abate che accolse la fiumana di appestati. I sopravvissuti dal flagello, dopo il voto di digiuno espresso nella piccola chiesa della parrocchia, si recarono in processione al Santuario della Beata Vergine dei Miracoli con offerta di candele, tradizione e voto che ancora oggi, nel mese di marzo, la comunità saronnese esterna con fede e devozione.

La calata in Italia dei Lanzichenecchi, provenienti dal suolo germanico, avvenuta nel periodo 1629-1630, lasciò ancora una volta un pesante segno tra la popolazione del borgo. Oltre ai saccheggi questi portarono altra peste e carestia. L’insediamento dei soldati procurò terrore fra gli abitanti che si videro costretti a cedere ogni cosa agli invasori. Crebbe la miseria e la povertà fra la gente degenerò a tal punto che i titolari delle botteghe andarono in rovina, assieme ai contadini che giunsero a patire la fame per i debiti contratti. Pure il noto mercato del luogo giunse a subire un durissimo contraccolpo a seguito del tracollo dell’economia. Il dato che più d’ogni altro significò nel 1673 la tragicità sulla fu questo: circa 700 abitanti morirono nel volgere di qualche anno. La gravissima situazione venne solo in parte arginata attraverso una moratoria di sette anni proposta da Bartolomeo Visconti a beneficio degli operatori di commercio saronnesi.

Subentrato il governo austriaco a quello spagnolo, la situazione migliorò progressivamente, tant'è che nel censimento del 1708 la popolazione raggiunse il dato di 2038 abitanti. I saronnesi ripresero a coltivare la terra, a ristrutturare e a costruire le case, ad operare nei vari mercati e ad incrementare l'attività economica e produttiva in genere. Saronno raggiunse un livello sempre più importante e strategico, sia sotto l'assetto amministrativo che ecclesiale. Prova ne è che a far capo dal 1721 venne elevato a Prepositura, quando sino ad allora dipese dalla pieve di Nerviano.

Fondamentale per Saronno fu il biennio 1722-1723, periodo nel quale, sotto il regno di Maria Teresa d'Austria, si ebbero la riforma dell'amministrazione stabile e la creazione del Catasto immobiliare. Attorno a questa nuova configurazione amministrativa feudale, Saronno ebbe come feudatario il Conte Gaspare Biglia, mentre figure di patrizi possedenti (Serbelloni, Reina, Brasca, Stampa Soncino) si insediarono sul territorio.

Fu questo il periodo di splendore e di rilancio del mercato, tradizione ed orgoglio degli abitanti del posto perché adunava nelle contrattazioni una marea di forestieri.

Con la campagna d’Italia (1796-1797) del giovane generale Napoleone Bonaparte, condotta da 38000 uomini indisciplinati e male armati, la Francia conquistò tutta l’Italia Settentrionale. Vinse l’esercito austriaco a Lodi ed entrò in Milano il 15 maggio. Sconfisse ancora gli austriaci a Castiglione delle Stiviere (il 15 agosto) e a Rivoli (14 gennaio 1797), puntando poi su Vienna. Mombello divenne quartiere generale dei soldati francesi che fluttuarono ripetutamente su Saronno. La Lombardia divenne parte della Repubblica Cisalpina e il territorio di Saronno fu aggregato al dipartimento dell’Olona.

Nel 1799 fu costituita una forte coalizione anti francese composta da Inghilterra, Austria, Russia e Turchia ma, all’inizio del secolo (1800), Bonaparte sbaragliò gli austriaci a Marengo (14 giugno) e due anni dopo (1802) divenne presidente della Repubblica Italiana (26 maggio). Il dominio francese si consolidò il 26 maggio 1805 allorchè, Napoleone Bonaparte, fu incoronato re d’Italia.

Con la dominazione francese venne abolito il sistema feudale con la nomina in ogni comune di amministratori locali, dipendenti di prefetti dipartimentali. Il Comune di Saronno fu intitolato: Regno d’Italia – Comune di Saronno - Dipartimento dell’Olona – Distretto di Gallarate - Cantone II.

E’ in questo periodo che le bellissime chiese di San Francesco e il Santuario, vennero spogliate dei preziosi arredi. Il convento di San Francesco, addirittura, fu soppresso e incamerato dal demanio, i beni messi all’asta e il fabbricato trasformato in abitazioni poi cedute a privati. La grossa proprietà venne frazionata e ceduta a più famiglie per incrementare e incentivare l’attività contadina. Ci fu un positivo rilancio del settore agricolo e commerciale, con particolare "boom" del mercato locale e dell’allevamento del bestiame.

Con la famosa sconfitta francese di Waterloo (18 giugno), tramontò pure in Italia il dominio napoleonico, col suo artefice di tante conquiste relegato in esilio nell’isola di Sant’Elena. In quell’anno Saronno annoverava all’anagrafe 3527 abitanti, mentre cominciava a registrare nuove presenze dell’esercito austriaco, tornato a galla dopo la sconfitta finale di Napoleone Bonaparte.

Di lì in poi Saronno sarà influenzata dalle vicende legate alla storia del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1827, e precisamente il giorno 18 marzo, il borgo fu devastato da uno spaventoso incendio che bruciò 36 case, abitate da 118 famiglie, circa 800 persone che in, conseguenza di ciò, finirono in miseria. Il fuoco aiutato dal vento si propagò velocemente tra le case, da nord verso sud. La popolazione assistette impotente al disastroso evento.

Con il tempestivo interessamento del maestro di posta, Giuseppe Morandi, furono fatti intervenire i pompieri di Milano che, con due macchine idrauliche, raggiunsero Saronno immediatamente. Una terza macchina venne messa a disposizione dal Duca Litta di Lainate. Solo dopo parecchi giorni il fuoco fu domato definitivamente.

Nella desolazione di quel luogo rimasero pianto, ruderi e povertà. Il rione colpito fu quello di San Cristoforo, nel cuore della vecchia Saronno. In aiuto di Saronno e delle famiglie disastrate ci fu una commovente gara di solidarietà con generose elargizioni da parte di molte città lombarde, in particolar modo di Milano che più d’ogni altra si distinse in tal senso.

La cantante lirica saronnese Giuditta Negri Pasta, grazie alla sua imponente figura di artista di quel tempo, sensibilizzò non poco l’opinione pubblica a solidarizzare per Saronno. I saronnesi in segno di gratitudine, innalzarono (1830) in Piazza Grande un monumento (volgarmente detto della "Ciocchina", da Marta Campi, moglie di Antonio Porro detto "Ciocchin": fu lei involontariamente ad appiccare il fuoco, con delle scintille rapite dal vento, uscite da un braciere), denominato monumento della "Riconoscenza" che conserva le seguenti epigrafi: "all’inclita Milano, che distrutte in questo Comune, oltre XXX abitazioni per ferale incendio, del XVIII marzo MDCCCXXVII, con largizioni magnifiche, confortò, sottrasse all’infortunio CL famiglie, i Saronnesi ponevano, di gratitudine, di amore, monumento perenne". "L’anno 1827 al 18 marzo, la violenza delle fiamme, forsennata per il vento aquilonare che soffiava, più di 800 borghigiani, dalle sconquassate e arse abitazioni, cacciò fuori all’aperto, la pietà dei milanesi, con moltissimo denaro nello spazio d’un mese raccolto, pressochè tutto ricostruì, apprenda ogni futura generazione, alla metropoli benefica, degli antenati la riconoscenza e il pegno d’amore a serbare fin quando sarà possibile".

Il monumento della Riconoscenza fu poi traslato nella vicina omonima piazza nel 1924.

Il periodo Lombardo-Veneto fu in pratica un possedimento della corona austriaca, assegnato dal 1818 al 1848 all’arciduca Ranieri, fratello dell’imperatore Francesco I. In questo tragitto storico pure i saronnesi fecero sentire il loro peso contro la dominazione austriaca partecipando ai moti insurrezionali ( la diffusione della "Giovane Italia" a Milano tra il 1832 e il 1833 ) nel 1848 con la esplosione delle "cinque giornate milanesi", in cui ebbe particolare rilievo la figura del saronnese Paolo Reina.

Dopo la prima guerra d’Indipendenza, il 16 ottobre 1849, a reggere il regno fu chiamato il generale Radetzky nel ruolo di governatore che esercitò il suo potere in termini perentori e assoluti, reprimendo il tentativo di insurrezione milanese del 6 febbraio 1853.

Il rapporto tra l’Austria e il regno Lombardo-Veneto migliorò allorquando al risoluto generale Radetzky subentrò l’Arciduca Massimiliano d’Asburgo, il quale si mosse per ridurre le distanze fra la stessa Austria e l’aristocrazia lombarda, senza tuttavia ottenere significativi risultati.

Il regno, dopo la terza guerra d’Indipendenza, cessò di esistere (1866) perché il Veneto entrò a far parte del nuovo Regno d’Italia, nel frattempo arricchitosi della Lombardia a seguito della guerra del 1859 vinta sugli austriaci.

Con il raggiungimento dell’Unità d’Italia Saronno entrò a far parte dei capitoli più recenti e conosciuti della sua storia costellata però, insieme al resto dell’intera nostra Penisola, dalle due rovinose guerre mondiali fortunatamente messe alle spalle con la Liberazione "del 25 aprile 1945".

Superata la seconda, Saronno si è trasformata da centro di antico mercato e borgo agricolo ad importante centro commerciale e industriale.
Lo stemma di Saronno, ornato di corona, assurta con decreto del Presidente della Repubblica nell’anno 1960 al grado di città, consiste in una lettera "S" nera in capo bianco ed un’altra lettera "S" bianca in campo azzurro.

Il più recente stemma è rappresentato da un castello color mattone, in campo argentato, sovrastato da un disco nero e corona metallica, perimetrato da ampia corona d’alloro.

Nell'anno 1545 il Borgo di Saronno contava 12 Chiese.  Due furono soppresse, verso la fine del 700, dall’Imperatore Giuseppe II a causa di discordie. Una, dedicata a S.Marta era dei confratelli della Sacra Cintura. Un’altra dedicata a S. Cristoforo, eretta il 3 maggio 1586, fu soppressa nel 1783. In essa si trovava uno splendido altare del 1714 davanti al venerato Crocifisso che attualmente si trova in Prepositurale e viene portato per le vie di Saronno nella Festa del Trasporto. Nella Chiesa si trovavano anche pregevoli affreschi dell’Agrati e del Bellotti andati distrutti con la demolizione della Chiesa.
Tra gli scritti lasciati da S.Carlo si legge che nella Contrada di S.Marta si trovava la Chiesa di S.Michele Arcangelo soppressa nel 1583 per volere dello stesso S. Carlo, in conformità alla riforma voluta da Gregorio XXIII. Essa esisteva prima del 1289 ed era di Patronato Zerbi.
Si ha pure notizia della presenza di una Chiesa dedicata a S. Ambrogio, demolita nel 1596, della quale era rimasto, quale ultimo ricordo, l’omonimo vicolo scomparso poi con l’abbattimento, avvenuto negli anni sessanta, del nucleo di case che vi si affacciavano.
Altra Chiesa demolita, di cui si hanno notizie, è quella di S.Solutore situata nella zona di campagna della Stra’ Colombara. Fu il Card. Federico Borromeo, nel 1633, a chiederne la demolizione.
Nella zona Santuario si hanno notizie certe di una Chiesa dedicata al Redentore e affrescata da Bernardino Lanino (1530 – 1583) demolita per consentire il prolungamento del Santuario.

La chiesa e la cultura cattolica hanno un peso rilevante nel definire le vicende socio-politiche del saronnese, tanto che l'asse principale dell'urbanistica saronnese è caratterizzato come il "percorso delle tre chiese". Di queste, il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli e la Chiesa di S. Francesco rivestono un notevole interesse artistico.
La Chiesa Prepositurale, dedicata ai Santi Pietro e Paolo è sita in Piazza Libertà, all'interno dell'ampia area pedonale di Saronno. Fu costruita nell'anno 1783 a sostituzione della preesistente chiesa, demolita, di Santa Maria. La chiesa ospita, dal 1783, il Crocefisso che viene ogni anno portato in processione in occasione della festa del Trasporto.
Della Chiesa di Sant'Antonio Abate si hanno notizie di questa chiesetta a partire dal 1385. Durante i periodi della peste (1576 e 1630) svolse un ruolo importante l'annesso lazzaretto. L'edificio è stato restaurato negli anni sessanta. Al suo interno sono presenti tre nicchie contenenti una teca con alcune ossa di appestati ed una scultura di S. Antonio, una statua dedicata a San Rocco e da ultimo una statua in marmo raffigurante San Giovanni. L'abside ospita due scultura raffiguranti la Madonna e Sant'Ambrogio. Un mosaico che raffigura Sant'Antonio è posto sulla facciata al di sopra dell'ingresso.
La chiesa di San Giacomo fu ultimata nel 1612 (progettata nel 1578) su ordine nel nobile saronnese Ambrogio Legnani. Al suo interno sono degni di nota alcuni affreschi di Stefano Maria Legnani e del pittore milanese Santagostino. Sull'altare spicca una pala, copia del "Seicento" di Procaccini, con rappresentati la Madonna col Bambino, i Santi Giacomo e Ambrogio, Carlo Borromeo e alcuni Angeli.
Il Palazzo Visconti fu costruito nel XVI secolo fu di proprietà dell'omonima famiglia. Durante il XVIII secolo fu ceduto alla famiglia Rubini, che cambiò parzialmente l'assetto del complesso, trasformandolo in una tipica villa nobiliare con il tipico cortile lombardo. Nel 1882 divenne prima sede del Municipio e dal 1926 al 1985 sede della Pretura. È stato sede di varie associazioni fin quando, nel 2007, un incendio danneggiò gran parte dell'edificio per il quale - a tutt'oggi - non è stato ancora disposto un piano di restauro definitivo.

La villa Gianetti è situata in via Roma, a poca distanza dal centro storico della città. Fu costruita, con lo stile tipico del Rinascimento lombardo, negli anni 1919-1920 dalla famiglia Gianetti. È inserita, con un colonnato ed un patio, in un parco (aperto alla cittadinanza) di discrete dimensioni, sulle sponde del torrente Lura. Al suo interno vi sono diversi graffiti, decori e qualche tela di un certo valore artistico. Nel 1926 la villa è stata ceduta al Comune di Saronno per adibirla a Municipio.
Villa Koelliker di costruzione seicentesca, prende il nome dalla famiglia proprietaria dell'immobile fino al 1952. Oltre alla villa vera e propria la proprietà comprende numerosi edifici una volta destinati ai contadini che coltivavano i terreni limitrofi. Nel 1952 la villa venne acquistata dalla famiglia Gianetti e dedicata a casa di riposo per anziani.

Il monumento alla "Riconoscenza" è stato eretto in Saronno in Piazza Grande (l’attuale Piazza della Libertà) nel 1830, a seguito dell’incendio divampato nel Borgo il 18 marzo del 1827, nel rione di S. Cristoforo. Una donna, comunemente soprannominata la "Ciocchina", causò quel disastroso incendio mentre trasportava delle braci. Il vento, di quella domenica di marzo, trasportò alcune faville che appiccarono il fuoco alle case e alle cascine del vecchio rione saronnese, molte delle quali andarono distrutte, con gravi danni alla popolazione che lì vi abitava.
Ci fu una grandiosa gara di solidarietà, soprattutto da parte dei milanesi ai quali Saronno espresse, con la realizzazione di un monumento, la sua gratitudine. Nell’anno 1924 il monumento venne trasportato da Piazza Grande a Piazza della Riconoscenza, nel vecchio rione di S. Cristoforo, luogo ove avvenne il disastro.
Due sono le epigrafi scolpite alla base del monumento marmoreo, già richiamate nella parte storica. Il monumento e rappresentato dalla figura di una donna con accanto il pellicano, simbolo della riconoscenza.
Curiosa la storia che accompagna l'attribuzione dell'opera che si pensava, grazie ai riscontri delle cronache dell'epoca, fosse dello scultore milanese Pompeo Marchesi. Da una rilevazione effettuata sul monumento, il 16 maggio 1984, da due saronnesi, il pittore Giovanni Rossi e il maestro Vittorio Pini, si stabilì che l'opera fu eseguita dallo scultore milanese Gaetano Motelli. Un lapis sfregato su una velina mise in luce il gran segreto del nome dell'autore.

Il monumento dei Caduti fu realizzato dallo scultore Libero Andreotti nel 1925, in seguito a un concorso indetto dall'amministrazione comunale. L'opera era collocata in Piazza Cadorna, davanti alla stazione cittadina. Nel 1932 venne spostata lungo il viale che collega la città al Santuario, in seguito alla realizzazione del sottopasso ferroviario. Il monumento è costituito da un basamento cementizio su cui poggia un imponente gruppo bronzeo. La statua raffigura una donna, la Madre Patria che, con un arco, difende dal nemico; ai suoi piedi vi è un soldato caduto in combattimento. Ai lati del basamento sono collocati due pannelli, anch'essi in bronzo, che raccontano le scene della partenza e della morte dei soldati. La frase che venne incisa sul monumento è la seguente: "A rimembranza dei Prodi Saronnesi che per una madre, l'Italia, lasciarono le Madri".
Il monumento dei caduti della resistenza è il frutto della collaborazione di due artisti contemporanei, l'architetto Giorgio Grando e lo scultore Virgilio Cimnaghi. Il monumento vuole raffigurare lo spargimento di sangue per la Patria, l'immolazione della vita per gli ideali e l'incontro alla morte in circostanze eroiche. Lo stile è moderno, lineare, senza la presenza di figure tristi o struggenti come avviene in analoghi casi. La sua realizzazione è stata frutto di un concorso ed è stato inaugurato nel 1968, dando il nome alla piazza in cui si trova (Piazzale Caduti Saronnesi).
Il monumento a Giuseppe Garibaldi è costituito da un bassorilievo bronzeo realizzato dallo scultore milanese Metello Motelli. È situato sulla facciata di una casa di proprietà Zerbi, attualmente in via Mazzini (ex via del Littorio). L'inaugurazione dell'opera risale al 14 ottobre 1883, mentre la targa commemorativa, posta sotto la figura bronzea, venne collocata in occasione del Centenario della nascita di Garibaldi, il 7 luglio 1907.
Una parte del territorio della città, nella zona settentrionale, è inserito all'interno del Parco del Lura, parco locale di interesse sovraccomunale che si estende lungo la valle del torrente Lura, da Bulgarograsso fino a Lainate.

Tra le attrattive, si possono citare un centro storico a traffico limitato, il più ampio della Provincia di Varese, un sistema scolastico statale e non statale completo, dalle scuole dell'infanzia sino ad un corso universitario (Scienze Motorie dell'Università dell'Insubria), il C.D.D. "B. Teresa di Calcutta", la Comunità Alloggio per Disabili "Giovanni Paolo II", il collegamento ferroviario con Milano, Como, Varese, Laveno, Novara e Malpensa, una piscina coperta con vasca all'aperto e pista di pattinaggio sul ghiaccio (stagionale), stadio e palazzetto dello sport, unico in Lombardia con piste per sport indoor, mercato all'aperto il mercoledì mattina (con oltre 300 bancarelle, riguardo al mercato c'è un detto che dice: tri don mercà da Saron- tre donne che chiacchierano fanno il mercato di Saronno)  tre case di riposo, tre cinema più arena estiva, il civico Teatro "Giuditta Pasta", la biblioteca civica, esistente da oltre cinquanta anni e intitolata ad Oriana Fallaci nel 2006, l'Auditorium Aldo Moro, Villa Gianetti con plurime funzioni, una rete di piccoli musei, con notevoli collezioni: Museo Gianetti per le porcellane e ceramiche; Quadreria ed Archivio del Santuario; Museo del beato Luigi Maria Monti; M.I.L.S Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese; Collezione De Rocchi a Villa Gianetti, una fortissima presenza di associazioni (circa duecento, incluse quelle sportive) e anche un spazio occupato (il TeLOS Squat). Sono pure presenti importanti Uffici Pubblici (Tribunale, Giudice di Pace, Agenzia delle Entrate, INAIL, C.C.I.A.A., Saronno Servizi s.p.a.). Come caratteristiche negative vanno ricordati l'elevato tasso di urbanizzazione, i pesanti ingorghi giornalieri determinati dal traffico in attraversamento della città, con il conseguente problema dell'inquinamento dell'aria (la città è inserita nella zona di attenzione del Sempione), e presenta importanti livelli di inquinamento, in particolare per quanto riguarda il PM10.

La città di Saronno offre un sistema scolastico statale e non statale completo, dalle scuole dell'infanzia sino ad un corso universitario (Scienze Motorie dell'Università dell'Insubria). Per questo motivo Saronno è il polo scolastico di riferimento per i paesi dell'area del Saronnese.

Il MILS - Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese mette in luce l'importanza delle industrie e del lavoro nell'area del Saronnese. Il museo è composto da uno spazio espositivo aperto di 1400 m². e di uno spazio interno di 800 m². Sorge nelle aree adiacenti la stazione ferroviaria ed occupa alcuni vecchi capannoni delle Ferrovienord, in cui venivano, ai tempi, revisionate le locomotive a vapore. Gli spazi all'aperto sono interamente dedicati all'esposizione di veicoli ferroviari storici, tutti appartenenti al parco treni delle Ferrovie Nord Milano. Alcune opere che si possono ammirare sono una storica tettoia Liberty (vecchia copertura della stazione), una carrozza d'epoca di 1ª e 2ª classe con, all'interno, i classici velluti rossi, alcuni carri merci e veicoli di servizio, il primo locomotore elettrico del 1928 e una delle prime elettromotrici del 1929 che, con l'adiacente carrozza pilota, costituivano i primi convogli bidirezionali. La zona interna del museo si articola in varie sale, tutte ricavate in un tipico edificio industriale. Gli oggetti che si possono ammirare, tutti provenienti dalle Aziende del Territorio o da collezioni private, sono macchinari, prodotti e documenti relativi ad un periodo che va da fine Ottocento fino al boom economico degli anni sessanta.
Il Museo Giuseppe Gianetti è uno spazio espositivo e didattico e centro di documentazione e ricerca nel campo delle arti visive e plastiche, il museo espone la collezione di ceramiche del XVIII secolo raccolta da Giuseppe Gianetti a partire dal 1933, inserite nel contesto dell’abitazione di famiglia, in cui si possono ammirare anche mobili e quadri d’epoca. Il nucleo più cospicuo delle ceramiche è costituito da porcellane di Meissen, a cui si affiancano porcellane orientali cinesi e giapponesi, produzioni di importanti manifatture europee ed italiane, tra cui porcellane Ginori a Doccia, e un’ampia selezione di maioliche settecentesche italiane, soprattutto milanesi. A partire dagli anni novanta, il Museo Gianetti ha raccolto opere d’arte ceramica donate da importanti artisti contemporanei, inaugurando così una nuova sezione dedicata al ‘900 e al contemporaneo.

Anche Saronno, come altri centri della provincia di Varese, è stato al centro di un'importante creatività editoriale radiotelevisiva. Nel 1976 qui nacque una delle prime emittenti della provincia: Radio Saronno Continental FM 88,000 MHz, emittente molto organizzata e dal grande seguito, che, dopo l'esordio sperimentale nel 1976, si sviluppò fortemente nei primi anni ottanta, rilevando altre stazioni, quali Radio Studio 4 di Caronno Pertusella e Radio AC 11 di Seregno, dando il via (grazie ad una certa lungimiranza del proprio editore, il mobiliere Marco Cervi) nel dicembre 1982 al mininetwork interprovinciale Nuova Rete, attivo su 88,0 MHz, 90,0 MHz e 104,9 MHz nelle province di Milano, Varese e Como. Purtroppo l'iniziativa non ebbe però il seguito sperato (quantomeno paragonabile a quello di Radio Saronno Continental) e l'emittente chiuse i battenti cedendo le frequenze nel 1987. Sulle sue ceneri, e segnatamente sulla storica frequenza 88,000 MHz, sorse l'attuale Radio Orizzonti di matrice cattolica. Proveniente da Cermenate, si radicò a Saronno negli anni ottanta anche Happy Radio una delle più seguite emittenti commerciali del nord della Lombardia. Anche in questo caso, tuttavia, l'avvicendarsi nel gradimento del pubblico dei network nazionali portò alla chiusura dell'emittente, che cedette la frequenza (94,500 MHz) da Brunate (Co) all'emittente nazionale RDS. In tempi più recenti hanno poi operato a Saronno una street tv ed una street radio, emittenti dichiaratamente pirata illuminanti una ristrettissima area di servizio sfruttando i coni d'ombra di altre trasmittenti. Dal maggio 2005 opera la WebTV Pierodasaronno. La realtà saronnese è coperta anche dai quotidiani online varesenews.it e  il saronno.it.

Ci sono diverse manifestazioni che caratterizzano la città; le più antiche, di origine religiosa, sono: la festa del Trasporto del S. Crocifisso, dal 1734, la quarta domenica di ottobre, con la solenne processione; la festa del Voto alla Beata Vergine Maria del Santuario della Madonna dei Miracoli, dal 1577, a fine marzo, con l'offerta della cera da parte del Sindaco, come adempimento dell'antico voto mariano; la sagra di Sant'Antonio abate, il 17 gennaio, con la benedizione degli animali e dei veicoli.

Da un decennio, ha preso respiro la domenica delle associazioni in piazza, la festa di primavera dell'inizio di maggio, in cui oltre cento associazioni si presentano con bancarelle e stand nel centro pedonale; dal 2008, la festa ha assunto il nome di "Saronno una volta", in occasione dell'esibizione di costumi, veicoli e strumenti del primo Novecento. In estate, è organizzata anche la "notte bianca".

Altrettanto importante, la Civica Benemerenza della Ciocchina, che viene conferita ogni anno alla vigilia della festa del Trasporto ai cittadini benemeriti. Dopo la fine dell'anno scolastico, il secondo fine settimana di giugno, si organizza una manifestazione denominata "Musica e sport" la quale attira molti giovani sia a giocare che ad ascoltare della musica. Successivamente, nel primo o secondo fine settimana di settembre, la manifestazione musicale "Festoria" richiama giovani e meno giovani dal circondario, al suono di gruppi musicali, salutando la stagione estiva. Dall'autunno all'estate una ricca stagione di musica, con concerti la domenica mattina a Villa Gianetti o, in altre date e luoghi.

Del passato industriale, ormai quasi completamente estinto ed in buona parte documentato dalla collezione del Museo delle Industrie e del Lavoro del Saronnese, sono degni di nota gli stabilimenti della Isotta Fraschini (multinazionale dei motori per aerei, treni, barche e macchinari vari) e della Lazzaroni (biscotti). Delle ultime due attività, i marchi sono ancora utilizzati, ma la produzione è stata spostata in altre sedi; va comunque citata la Parma Antonio e figli spa che è tuttora una delle aziende leader a livello mondiale nella costruzione di impianti corazzati di sicurezza e mantiene a Saronno la sede legale, mentre la sede produttiva è stata spostata a Solaro. Un'azienda storica che rimane nel saronnese e continua a svolgere la sua attività è la ILLVA Saronno S.P.A. che produce il noto "Amaretto di Saronno" (ora commercializzato con la marca "Di Saronno"), e molti altri marchi italiani come "Artic vodka", "Rabarbaro Zucca". Produce anche diversi vini siciliani come il "Marsala Florio" e i vini "Corvo" oltre ad altre attività anche al di fuori del settore vini e superalcolici. L'economia attuale è basata sull'estesissima rete del commercio e una miriade di piccole imprese artigiane di ogni settore, oltre che su una pluralità di servizi amministrativi.

L'FBC Saronno 1910 è una delle sessanta società di calcio più antiche d'Italia e, prima del crac economico dei primi anni 2000, giocava in Serie C. Ha fornito nel 1922 un giocatore alla nazionale, Attilio Marcora, ed altri giocatori passati dall'FBC Saronno 1910 sono arrivati a vestire la maglia della nazionale maggiore, Massimo Crippa, Tonino Asta, Tommaso Rocchi. l'FBC Saronno 1910, è attualmente inattivo, dopo il passaggio nel 2010 del titolo sportivo della serie D alla Gallaratese. Sempre nel calcio, sono presenti in città le squadre dilettantistiche della Robur Saronno (fondata nel 1919) con circa 300 atleti nelle squadre giovanili e una prima squadra in seconda categoria provinciale, e l'AMOR Sportiva, fondata nel 1948. Quest'ultima, gemellata con il Milan, conta più di duecento atleti e disputa le sue partite casalinghe presso il Campo Comunale "Cassina Ferrara" sito in via Trento e presso il Centro Giovanile di via Larga.

Per quanto riguarda il ciclismo bisogna ricordare la competizione annuale "Gran Premio Città di Saronno", gara ciclistica in notturna, su circuito cittadino, organizzata dal Pedale Saronnese con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale. La gara è riservata ai corridori ciclisti dilettanti, allievi e ed esordienti e si svolge per le vie della città alternativamente nei mesi di luglio o settembre.

Molto seguito è anche il basket: l'A.S.D. Robur Basket Saronno milita in Divisione Nazionale C, dopo lunga militanza in serie B. Il settore giovanile è uno dei migliori e più floridi della provincia; la prima squadra è seguita da un cospicuo numero di tifosi che seguono con passione la squadra biancoazzurra. L'impianto di gioco è sito nel Centro Giovanile Mons. Ugo Ronchi di via Cristoforo Colombo, 44.

Da alcuni anni, a Saronno, è praticato il tchoukball, di cui la città è la culla italiana. Il Saronno Castor è infatti il primo club di tchoukball creato in Italia. Il primo campionato nazionale di questo sport ha avuto inizio il 14 gennaio 2007 a Saronno, dove ha anche sede la Federazione Italiana Tchoukball (F.T.B.I.) e si è concluso con una finale di play-off tutta saronnese tra Saronno Castor e Saronno Pollux, conclusasi sul 52-44 per i Castor, che si sono così laureati primi campioni d'Italia. Il 13 aprile 2008, a Saronno, si sono tenute anche le finali del secondo campionato italiano, vinto ancora una volta dai Saronno Castor, che hanno sconfitto 63-60 i Limbiate Crazy Frogs dopo un tempo supplementare. Il 19 aprile 2009, a Cislago, al termine del terzo campionato nazionale, la squadra dei Saronno Castor si è confermata per la terza volta campione d'Italia, dopo la finale vinta 52 a 49 contro i Ferrara Allnuts. Il 28 febbraio 2010 i Saronno Castor si sono laureati per la prima volta Campioni d'Europa sconfiggendo in finale i Ferrara Allnuts per 55-49 dopo una due giorni di torneo che ha visto partecipare numerosi club europei provenienti dalla Svizzera, dall'Austria, dal Belgio e infine dall'Italia. Il 23 maggio 2010, ad Asti, i Saronno Castor hanno conquistato per la quarta volta consecutiva lo scudetto di campioni d'Italia, battendo la prima squadra di Ferrara 57 a 55. In seguito i Saronno Castor vincono altri due campionati italiani nel 2012 e nel 2013 prima di lasciare lo scettro alla Rovello Sgavisc nel 2014.

L’Atletica Leggera ha fatto la sua apparizione a Saronno qualche anno prima della Seconda guerra mondiale. L’atletica leggera veniva praticata dalla Viribus Unitis e dalla Unione e Forza, ma solo come estensione della loro attività principale che era la ginnastica artistica. Essa si manifestava con modeste gare locali ed era conosciuta soprattutto in virtù delle prestazioni di alcuni marciatori saronnesi tra i quali primeggiava Carlo Volonteri, protagonista di alcune memorabili 100 Km di marcia. Solo nel 1954, per merito di Francesco Ceriani, che sarebbe poi divenuto Sindaco di Saronno, si è dato vita ad una Società di Atletica Leggera che faceva parte di una Polisportiva comprendente tennis, nuoto ed altre attività minori. Francesco Ceriani fu quindi il promotore ed assieme primo presidente ed atleta della nascente Libertas Atletica Saronno la quale, nel breve volgere di qualche anno, si portava ad un livello di tutto rispetto in campo regionale. Agli atleti locali si affiancarono altri provenienti dalle vicine province e quindi si diede vita ad una squadra competitiva che è pervenuta in breve tempo a risultati prestigiosi quali il titolo di Campione d’Italia Libertas conseguito nel 1959 allo Stadio delle Terme a Roma, titolo poi confermato nel 1960 e nel 1961. Tra i primi atleti a raggiungere le vette della categoria, gli “azzurri” Luigi Castiglioni, Luigi Beretta, Alessandro Castelli, Enrico Banfi e Bruno Poserina. Oggi la OSA Saronno Libertas con più di 400 iscritti e centinaia di partecipazioni all'anno a gare di ogni livello (provinciale, regionale, nazionale e internazionale) Dal 2007, inoltre, si è affermata l'ASD Running Saronno, che si è distinta nello scenario sportivo locale con atleti impegnati tutto l'anno in gare sulla lunghissima distanza su strada e di Trail Running. L'associazione realizza inoltre l'unica competizione agonistica omologata FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) sulla distanza dei 10 km presente sul territorio, il Running Day.

È poi presente l'A.D. T.T. Saronno, società di tennis tavolo fondata nel 1975 ed esordiente proprio in quell'anno in serie D1 regionale. Dal 1975, dopo fasi alterne, tra le quali un secondo posto nel ranking delle società italiane, e con l'avvicendarsi di diversi pongisti, il traguardo massimo raggiunto è stata la serie B1 Nazionale. Dalla stagione agonistica 2002/2003 arriva la possibilità economica di poter accedere alle categorie superiori, con annesso acquisizione di un giocatore di primo livello, quale Xu Fang. Nello stesso anno il Saronno vince il campionato Nazionale di serie C1 e partecipa con ottimi risultati alle categorie C2, D1, D2, A2 Veterani e B Veterani. Si susseguono varie vicende, fra le quali è doveroso menzionare il titolo che nel 2005 il TT Saronno si aggiudica: Campioni Italiani Veterani. In seguito si assiste ad un lento ma inesorabile declino, dovuto al depauperamento della generazione di giocatori che tanto avevano dato al TT Saronno. Le ultime vittorie di un campionato (regionale D1) risalgono alle stagioni 2006/2007 e 2007/2008. Nel momento più disagiato della recente storia dell' AD TT Saronno e con il numero di associati al minimo storico, arriva la svolta sportivo-societaria nella stagione 2010-2011. Si partecipa al campionato provinciale di D2 con 3 squadre, puntando su giocatori nuovi e prevalentemente giovani. Arriva così, al termine dell'avvincente finale play-off del 14 maggio 2011, l'importantissima promozione in serie D1 regionale. Oggi l'AD TT Saronno “Cattaneo & Garini” è una moderna associazione sportiva, con un ampio staff di collaboratori, che opera secondo un programma di sviluppo pluriennale ben definito. Il numero di associati per la stagione 2011-2012 ha già superato le 60 unità ed è in costante crescita.

Importante anche la partecipazione alla pallavolo che con la società sportiva Pallavolo Saronno, che gioca al Paladozio, ha visto la scalata di questo comune fino alla serie B1. Con softball e nell'atletica (Osa Saronno Libertas) varie squadre saronnesi militano in campionati di notevole importanza.

Dal gennaio del 2006 la città è dotata di uno spazio polisportivo chiuso, intitolato a Felice Dozio o detto Paladozio ,comprendente campo da basket e polivalente, tribune e, soprattutto, una pista coperta per diverse discipline atletiche (salto in lungo, salto in alto, salto con l'asta, 60 m, etc.), unica in Lombardia, già usata per gli allenamenti anche da squadre ed atleti nazionali. È inoltre presente un ampio stadio di calcio, situato in via Biffi 1, denominato "Stadio Colombo-Gianetti" nel quale vengono disputate le partite casalinghe del Saronno FBC.

Notevole è anche il patrimonio di palestre presenti nella città.

Persone legate a Saronno:
Giovanni Antonio Amadeo, scultore e architetto del tiburio del santuario della Beata Vergine.
Sergio Zampetti, flautista.
Giulio Balestrini, calciatore.
Emilio Banfi, atleta olimpico.
Silvio Berlusconi, politico e imprenditore, ha trascorso parte della sua infanzia a Saronno.
Enrico Boniforti, calciatore.
Paolo Brera, cantante.
Paride Brunetti, ufficiale di carriera e comandante partigiano.
Roberto Colciago, pilota automobilistico.
Emilio Colombo, giornalista sportivo.
Gino Cortellezzi, calciatore.
Francesco De Rocchi, pittore.
Erminio De Scalzi, vescovo ausiliario di Milano.
Alessandro Fei, giocatore di pallavolo.
Giorgio Fontana, scrittore.
Laura Frigo, pallavolista.
Dario Frigo, ciclista.
Giovanni Battista Migliori, avvocato e uomo politico cattolico (FUCI, PPI e DC).
Cinzia Molena, attrice, modella.
Luigi Maria Monti, beato, fondatore della Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione.
Raf Montrasio, musicista.
Leonardo Natale, ciclista.
Giulio Paggio, partigiano.
Antonio Parma, industriale della sicurezza, Cavaliere del Lavoro nel 1922.
Giuditta Pasta Negri, cantante lirica.
Lorenzo Perini, atleta.
Massimo Picozzi, psichiatra, criminologo, personaggio televisivo.
Elisabetta Preziosa, ginnasta.
Angelo Ramazzotti, patriarca di Venezia e fondatore del PIME.
Ghazy Randa, scrittrice.
Giorgio Tavecchio, giocatore di football americano nella NFL.
Lorenzo Vismara, nuotatore.
Luca Volontè, politico.
Alberto Volpi, ciclista.
Tranquillo Zerbi, ingegnere meccanico direttore dei dipartimenti di progettazione FIAT del periodo interbellico.
Giovanni Lattuada, olimpionico. medaglia di bronzo agli anelli olimpiadi di Los Angeles 1932.
Gian Maria Volonté, attore. Il padre era originario di Saronno.
Augusto Rezzonico, politico, senatore e sindaco della città.
Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia.



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mercoledì 13 maggio 2015

L' ARENGARIO DI MONZA



L'Arengario è un edificio storico situato nel centro di Monza; si trova in piazza Roma: da qui si dipartono tutte le vie principali di Monza.

L'Arengario è l'antico Palazzo Comunale di Monza e risale al XIII secolo. Costruito a margine del Pratum magnum cioè della storica piazza del mercato, è il più importante edificio civile della città ed è il simbolo dell'autonomia comunale.

La sua tipologia a porticato inferiore (usato in antico per il mercato) che sostiene la vasta sala superiore, un tempo usata per i consigli comunale e per le assemblee dei mercanti, si richiama direttamente all'esempio poco anteriore del Palazzo della Ragione (1228) (detto anche Broletto Nuovo) di Piazza Mercanti a Milano.

L'antico accesso alla sala superiore avveniva lungo il fianco orientale tramite due scale esterne alla porta di cui sono tuttora visibili le tracce; nel XIV secolo ci fu una distruzione dell'arengario che portò i cittadini al suicidio a causa di ciò. Nel porticato erano custodite le unità per le misure medievali ad uso dei commercianti (oggi sistemate all'ingresso della biblioteca civica).

La grande sala superiore, a capriate di legno poggianti su mensole di pietra, è adibita a sala d'esposizione per mostre d'arte e rassegne culturali.

Il suo nome deriva dal germanico hari-hriggs e significa circolo dell'esercito, ossia anello, in quanto i membri dell'assemblea cittadina si sedevano in cerchio.

L'antico palazzo municipale ha caratteristiche architettoniche tipiche dell'età gotica e delle città dell'Italia settentrionale ed è caratterizzato da un balcone esterno usato per "arringare" il popolo e affiancato da una torre campanaria, in cotto, quadrata, merlata, e cuspidata.

Ha la forma di un parallelogrammo con i lati maggiori paralleli che misurano 30,30 metri cadauno, mentre i lati minori misurano 12,40 metri. E' realizzato in pietra di serizzo concia nella zona adibita a porticato, e in cotto nel resto dell'edificio.
Al primo piano, una grande aula o salone - un tempo utilizzata per le adunanze e le assemblee e che oggi è divenuto spazio museale e pinacoteca- ha le pareti in cotto nelle quali sono inserite una serie di trifore con colonnine di marmo bianco, incorniciate da archi a tutto sesto ornati con tarsie contrastanti.
La facciata sud è dominata da una loggetta coperta definita "parlera", una specie di piccola tribuna delimitata da lastroni di marmo e sostenuta da due colonnine di marmo, al centro della tribuna è collocato un leggio di marmo. Qui venivano letti i decreti del Comune. Il tetto, a doppio spiovente, è sostenuto da capriate lignee di notevoli dimensioni. Dal piano terra al piano nobile ora si accede attraverso una grande scala a chiocciola di granito, posta nella zona nord.
Il lato nord-est è affiancato da una torre campanaria, in cotto, quadrata, merlata e cuspidata ed è testimonianza di una tipologia architettonica ispirata a forme che affondano le radici nella tradizione romanica e gotica.

Ha subito un restauro di tipo conservativo nel 1890 ad opera di Luca Beltrami, mentre la torre venne ricostruita nel 1903, lo stesso anno in cui venne realizzata la scala a chiocciola interna all'edificio.



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mercoledì 22 aprile 2015

LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : LUINO

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Luino è un comune italiano di della provincia di Varese in Lombardia. Sorge sulle rive del Lago Maggiore, in prossimità del confine con la Svizzera. Inoltre, essendo situata sulla costa del Lago Maggiore, essa è una Città della costa fiorita.
Già antico borgo medievale di origine romana, (necropoli del III secolo sono state ritrovate dove ora si trova la stazione ferroviaria, che ebbe, in passato, grande importanza: prima della nascita dell'asse Como-Chiasso, era, infatti, passaggio obbligato per il San Gottardo). Luino è citata per la prima volta in documentazioni ufficiali risalenti al 1169 con il nome di Luvino, denominazione che deriverebbe dal nome proprio Luvinum e che si mantenne sino al 1889.

Nel corso del Medioevo fu oggetto di contesa tra potenti famiglie milanesi e comasche, riuscendo, però, pur sempre a difendere la sua libertà ed autonomia comunale. Fu occupata, nel 1512, dagli Svizzeri, ma poi riconquistata da Filippo Maria Visconti nel 1515, Carlo V nel 1541 le assegnò il diritto di mercato, in alternanza a quello di Maccagno che fino ad allora aveva goduto dell'esclusiva; la concessione venne confermata nel 1786 e vide Luino vincente su Laveno che aspirava ad ottenere la stessa prerogativa.  Nel 1821 fu eletto per la prima volta il Consiglio comunale.
Nel 1848 i patrioti piemontesi sbarcarono qui per far insorgere la cittadina contro l'occupazione straniera e Garibaldi si scontrò alla Luina contro gli Austriaci. La città nel 1867, dedicò al generale nizzardo il suo primo monumento italiano, quando egli era, tra l'altro, ancora in vita.
Nella seconda metà dell Ottocento si diffuse nel territorio del Luinese una vivace e prolifica industrializzazione, con grave danno per il lago, risanato, in parte, solo in epoca moderna.

La statua di Garibaldi, oltre ad essere la prima ad essergli stata dedicata in Italia, è stata eretta nel 1867 quando l'eroe dei due mondi era ancora in vita.

A Luino, innanzi tutto, si deve percorrere il grandioso lungolago, contrappuntato da giganteschi platani e dalle armoniche architetture dei palazzetti, che delimitano il vecchio porto napoleonico. La visuale, da qui, spazia su di una smisurata distesa di acqua. Durante la passeggiata, si possono rimirare: la Chiesa della Madonna del Carmine del XV secolo; la settecentesca Cappella privata dei Serbelloni e l'attiguo Palazzo; il Palazzo Verbania, sede della biblioteca e del Museo Civico Archeologico Paleontologico. Bella la passeggiata nel nucleo storico, con le stradine in salita, i palazzotti rinascimentali e barocchi, i loggiati dei cortili interni, le botteghe artigiane ed i negozi.

Borgo suggestivo, adagiato sulle rive del Lago Maggiore, vanta fama letteraria: oltre ad essere stato citato da Ernest Hemingway in Addio alle Armi, ha dato i natali a due importanti scrittori italiani del Novecento: il poeta Vittorio Sereni e il romanziere Piero Chiara. Entrambi, anche se in modo diverso, hanno cantato la bellezza di Luino, i suoi scorci pittoreschi e la delicata natura che lo circonda.
Un tempo Luino era punto di sosta obbligato per i treni in viaggio verso la Svizzera; oggi il completamento della linea Como-Chiasso ha reso la Svizzera più vicina al Belpaese, ma Luino ha mantenuto comunque quella magia in grado di far convivere due anime: quella profondamente legata al territorio e alle sue tradizioni e quella dell'accoglienza verso il turista e il viaggiatore.

La chiesa di San Pietro in campagna è stata edificata in stile barocco nel XVII ed è un rifacimento di un precedente edificio romanico dell'XI secolo. San Pietro è stata parrocchiale di Luino fino al XVII secolo, quando san Carlo Borromeo trasferì la sede della parrocchia all'interno della cittadina.

Oltre al severo campanile romanico a monofore e trifore (finestra ad apertura unica e tripla) dell'XI sec., sono degne di nota alcune opere all'interno, quali: l' Adorazione dei magi, affresco del XV sec. attribuito al Luini (1480/85-1532), e la Conversazione spirituale, affresco.

La chiesa di San Giuseppe sorge sul lungolago in continuità con lo scomparso palazzo Marliani (XVI sec.) per iniziativa del Conte Ruggero, come cappella privata.
Organo seicentesco Lombardo, tele del XVII secolo (una di Pietro Ligari); begli intagli nelle cantorie.

In città una delle attrazioni principali è l'appuntamento col mercato del mercoledì, uno dei principali eventi di Luino. Una vera e propria fiera settimanale, con oltre 350 bancarelle disposte lungo le strade del centro e sul lungolago, cui convengono visitatori da ogni parte, anche dalla Svizzera e dalla Germania, con appositi autobus. E' un cosmopolita, pittoresco, coloratissimo spettacolo folcloristico, che si rinnova ogni settimana dal 1541, grazie alla concessione di Carlo V. Il Luino Market è il più importante del Lago Maggiore, anche se non è da dimenticare l'appuntamento domenicale del mercato di Cannobio, sulle sponde opposte del lago.

Alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX Luino era una città fortemente industrializzata soprattutto nel settore tessile. La sua fortuna era dovuta all'abbondanza di acqua. Tanti svizzeri si spostavano dalla loro terra di origine proprio per fondare fabbriche e manifatture nel Luinese.

Verso la fine del XX secolo l'industria entrò in crisi. Ora le aree industriali sono dismesse ed è iniziato un lento processo di riqualificazione.

Fortissimo è, invece, il frontalierato, cioè la presenza di lavoratori italiani che si recano giornalmente in Svizzera per lavoro.

Importante è l'apporto del settore servizi pubblici e privati in quanto centro principale delle valli circostanti (stazione, banche, ospedale, comune, agenzia delle entrate etc.)

Il turismo è affidato essenzialmente al mercato spontaneo delle seconde case, anche se sono in fase di sviluppo importanti iniziative di impronta ricettiva.

Persone legate a Luino:
Giuseppe Ferrari, filosofo e storico, è stato deputato di Luino al Parlamento del Regno d'Italia per sei legislature dal 1860 al 1876, e senatore del Regno dal 15 maggio al 2 luglio 1876;
Piero Chiara, scrittore.
Renzo Villa, editore e conduttore televisivo
Vittorio Sereni, poeta e scrittore.
Francesco Carnisi, organaro, attivo attorno alla metà del XIX secolo.
Francesco Salvi, attore comico.
Massimo Boldi, attore comico.
Enzo Iacchetti, attore comico.
Maria Teresa Ruta, giornalista.
Aurelio Grimaldi, regista, ha vissuto a Luino durante la giovinezza.
Sarah Maestri, attrice, scrittrice, conduttrice televisiva e radiofonica.
Eliana Miglio, attrice.
Dario Fo, drammaturgo, attore e scrittore, ha trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza tra questo comune e a Porto Valtravaglia
Guido Petter, psicologo.
Don Piero Folli, sacerdote antifascista, parroco di Voldomino, frazione di Luino, dal 1923 al 1948, qui arrestato dai fascisti il 3 dicembre 1943 per aver aiutato un gruppo di ebrei ad espatriare in Svizzera.
Giovanni Reale, filosofo, ha risieduto a Luino.
Roberto Radice, filosofo, ha risieduto a Luino.
Luciano Lilloni, maestro scacchista, giurista e scrittore, che qui ha avuto la propria residenza fino alla morte e riposa ora nel cimitero cittadino.
Nives Zegna, ex annunciatrice televisiva e Miss Italia 1956.
Federico Morlacchi, nuotatore paralimpico.



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