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martedì 20 ottobre 2015

I MONOPOLI DI STATO



Il monopolio di Stato o pubblico è un tipo di mercato in cui il solo produttore (o fornitore) di un determinato bene o servizio è lo Stato. Esso impedisce tramite leggi l'entrata nel mercato da parte di soggetti privati.

Tre sono i motivi principali per cui lo Stato attua questo tipo di mercato:

Lo Stato si fa carico di fornire un determinato bene o un determinato servizio in un settore essenziale per il cittadino nel quale le aziende private non hanno nessuna possibilità di guadagno.
Lo Stato si fa carico di fornire un determinato bene o un determinato servizio in un settore essenziale per il cittadino nel quale le imprese potrebbero creare forti speculazioni.
Lo Stato impone il monopolio su un bene di largo consumo per aumentare il suo gettito fiscale. Per esempio per molti anni in Italia sale e tabacchi.
Il prezzo del bene o del servizio può modificarsi, da cittadino a cittadino, in base a criteri di sussidiarietà per le persone meno abbienti, quindi con prezzi differenti in base al reddito ovvero può costituire un prezzo calmierato uguale per tutti.

Per un gioco come il Gratta & Vinci, con 17 milioni di giocatori che spendono 9 miliardi e 320 milioni di euro all’anno, non dovrebbero esistere dubbi. Il meccanismo deve essere perfetto, cristallino. Invece, se vai grattare, ti imbatti in controlli scarsi, regole non sempre chiare, situazioni a rischio di conflitto di interesse e stranezze nella gestione dei conti correnti. Ma soprattutto, ai giocatori non sono fornite tutte le informazioni essenziali per giocare.

In Italia il gioco d’azzardo è controllato dallo Stato attraverso l’Amministrazione dei Monopoli. Il fiume di soldi delle giocate, per legge, finisce insieme alle tasse, in percentuali che variano da un gioco all’altro. Siamo il paese occidentale dove si punta di più: fra biglietti da grattare, videopoker, lotterie e scommesse, si spende una cifra colossale, circa 70 miliardi di euro, secondo i dato Agicos, paragonabili al prodotto interno lordo di paesi come il Kuwait o il Qatar.

Le “lotterie istantanee”, nome tecnico dei Gratta&Vinci, sono il gioco di maggiore successo. E’ difficile pensare a un business più redditizio, la gestione costa poco e rende cifre strepitose, stampare biglietti è come amministrare una fabbrica di soldi. Un decreto del 1991 specifica addirittura che “i biglietti delle lotterie istantanee costituiscono valori" e che "la stampa è riservata alla Zecca”.

Eppure i Gratta&Vinci, dal 2003, non sono gestiti dallo Stato, ma da un privato, e i Monopoli conservano solo un ruolo di controllo. Per il resto la fabbrica di soldi è affidata in concessione a Lottomatica, controllata dal gruppo De Agostini. Da “Maxi Miliardario” a “Una Barca di Soldi”, tutti i biglietti legali, di qualsiasi prezzo, sono distribuiti da Lottomatica, che incassa le vendite e paga le vincite. Alla fine della fiera la torta è spartita fra concessionario, tabaccai e Stato.

Non è più la Zecca, quindi, a stampare i biglietti, ma neppure Lottomatica. Se ne occupa una società “terza”, che svolge un ruolo di garanzia: Scientific Games, azienda americana con sede ad Atlanta, in Georgia. Perciò i tagliandi, per arrivare in Italia, affrontano lunghi viaggi in nave. Ma il problema è un altro: Scientific Games sforna 9 miliardi di “valori” all’anno per conto dello Stato, ma fuori dalla giurisdizione italiana. Il che rende oggettivamente difficili i controlli per assicurare, ad esempio, che tutti i biglietti vincenti siano effettivamente stampati. La Guardia di Finanza si limita a contrastare le contraffazioni, che è tutt’altra cosa.



Della sicurezza si occupano i Monopoli, perciò abbiamo chiesto di parlare con un responsabile dell'ufficio ispettivo. Non è stato possibile per due buoni motivi: «non c’è alcun responsabile - rispondono dai Monopoli - e non esiste un ufficio ispettivo». Ma allora chi ci va in Georgia? «I nostri dirigenti – è la risposta – sono andati a vedere i processi produttivi. Da allora non è più necessario inviare funzionari». Vale a dire che, stando alle informazioni ufficiali, negli ultimi otto anni, dopo la visita inaugurale, nessuno ha messo piede ad Atlanta. Resta da capire chi fa le ispezioni: «Sono previsti controlli a campione da parte di Lottomatica». La vigilanza su un aspetto fondamentale della concessione, quindi, è affidata allo stesso concessionario. Oltretutto Scientific Games, lo stampatore, ha un difetto: fa parte del Consorzio lotterie nazionali, che è a sua volta controllato da Lottomatica e di cui fanno parte anche i tabaccai con una piccola quota. Perciò in Georgia, secondo i Monopoli, Lottomatica dovrebbe fare «controlli a campione» su se stessa. L’altro fornitore di biglietti è Gtech: anche questo stampa all’estero ed è controllato direttamente da Lottomatica.

Superato l’Oceano, finalmente, i “grattini” vengono messi in vendita dai tabaccai. Quanto si può sperare di vincere? Ecco, questo è un mistero. I giocatori del Gratta&Vinci, per legge, hanno diritto a una quota chiamata “restituzione”: è la percentuale degli incassi destinata ai premi. Di tutto il denaro speso dagli italiani per comprare i tagliandi, una parte deve essere restituita con le vincite. Alcuni giocatori, magari, scoprono i premi più ghiotti, altri beccano pochi spiccioli, ma il rapporto fra incassi e premi non può cambiare. È tutto deciso a tavolino: dalla quantità di biglietti stampati e al numero di biglietti vincenti, quindi la percentuale destinata alla “restituzione” resta invariata.

«La percentuale massima di restituzione, in un anno, in media, è il 75%». Strane espressioni (“circa”, “in media”, “percentuale massima”) per un gioco senza elementi casuali. Fra l’altro, il 75% è solo un limite massimo, un tetto alla “fortuna”. E per la “sfortuna”? Esiste un minimo garantito per i premi? «Ad oggi – dicono i Monopoli - non sono previsti limiti minimi».

Resta difficile credere, in ogni caso, che la prima lotteria al mondo in ordine di incassi, voce fondamentale nel bilancio dello Stato, sia regolata con approssimazione. Qualche punto fermo si trova nei documenti ufficiali, fra i decreti di indizione delle lotterie.

I decreti di indizione, oltretutto, ogni tanto vengono prorogati, ma non tutti insieme e neppure a scadenze regolari. In questo modo, chiaramente, tenere traccia delle entrare e delle uscite diventa complicatissimo, praticamente impossibile. Il resto viene da sé, ed è sconcertante. I miliardi di incassi dei Gratta&Vinci sono raccolti da Lottomatica in un conto privato, presso Banca Intesa: i Monopoli si limitano a ricevere “rendicontazioni periodiche” da parte del concessionario. E gli interessi? La fiumana di soldi che transita per il conto Intesa, sicuramente, frutta cifre notevoli. Ma i Monopoli e Lottomatica preferiscono «non fornire informazioni in proposito. Comunque – garantiscono – gli interessi vengono liquidati regolarmente allo Stato». Più che giusto. Però chi li ha negoziati? “Lottomatica”.

Gli interessi sono concordati fra privati, ma per conto dello Stato. E ancora: i Monopoli conoscono perfettamente la quota di incassi destinata ai tabaccai (l’8%) e a Lottomatica (il 3,9%), ma non sanno specificare il dato più importante, ovvero, quanto tocca allo Stato. Insistono che «è il residuo, la parte restante». Ma di cosa? Difficile dirlo, anche perché, come abbiamo visto, la quota destinata ai giocatori «è impossibile saperla». Quindi è impossibile sapere cosa resta.

Per finire: che fine fanno tutti i biglietti vincenti smarriti o cestinati per errore? Succede con una certa frequenza: i giocatori non si accorgono di avere in mano un tagliando fortunato e lo buttano nell’immondizia. I premi non riscossi restano a Lottomatica? «No, vengono liquidati allo Stato», assicurano dai Monopoli, ma non comunicano le cifre, perché «per conoscerle bisogna aspettare il rendiconto finale, che si fa alla chiusura di ogni lotteria». Ma trenta lotterie su quarantacinque, da otto anni, sono costantemente prorogate, sicché, anche stavolta, nessuna risposta è possibile.

In conclusione i Monopoli, che dovrebbero svolgere un ruolo di controllo, non sono dotati di un apposito ufficio ispettivo, non sono in grado di conoscere esattamente la quota dell’incasso destinata allo Stato, non sanno quanto andrà ai giocatori e ignorano l’ammontare delle vincite non riscosse, perché l’organizzazione del gioco, che dovrebbe essere chiara e lineare, è estremamente tortuosa e ostacola, di fatto, la raccolta di informazioni. Per questo motivo Lottomatica, che dovrebbe essere sottoposta al controllo pubblico, gode di una libertà d’azione impressionante: tiene traccia dei numeri di serie dei biglietti vincenti, gestisce in autonomia il conto corrente, negozia gli interessi per conto dello Stato e scrive i rendiconti, si occupa delle ispezioni sullo stampatore (con cui è consorziata) e “propone” le percentuali di vittoria per ogni lotteria. Ora, senza dubbio Lottomatica merita il massimo della fiducia. Ma è proprio questo il punto. Si può gestire sulla fiducia un business da 9 miliardi e 320 milioni di euro?

Interpellati da una testata giornalistica, dai Monopoli di Stato rispondono che «Le società produttrici di tagliandi e lotterie sono sottoposte agli standard di sicurezza più elevati in tutti i processi che riguardano la pianificazione, la programmazione, la realizzazione e la spedizione». «Lottomatica Group», spiega ancora l’Aams, «è certificata secondo i Security control standard della World Lottery Association per la gestione delle lotterie istantanee». Sulla variabilità dei parametri relativi alla raccolta, alla restituzione e alle probabilità di vittoria dei vari concorsi, invece, i Monopoli osservano che «Ogni lotteria indetta è costituita da: numero di biglietti stampati, prezzo per biglietto, montepremi che genera il cosiddetto payout (espresso come percentuale sull’incasso complessivo derivante dalla vendita dei biglietti stampati), categorie di premio e numero di premi per ciascuna categoria distribuiti all’interno dei biglietti stampati. Tutti questi valori, insieme al regolamento, sono chiaramente riportati nei decreti di indizione di ciascuna lotteria pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sul sito istituzionale dell’Aams, e variano da lotteria a lotteria per rispondere alle diverse tipologie di giocatori nonché alle tematiche che di volta in volta ispirano la lotteria stessa».



Dicembre 2012 segna una svolta per i casinò online: le slot machine entrano a far parte dell’offerta delle case da gioco virtuali. E l’azzardo legalizzato sarà a portata di mano anche in versine touch, con le app prontamente realizzate, destinate a tablet e smartphone.
Con quest’ultimo nulla osta, infatti, l’Aams ha autorizzato 53 operatori a offrire slot online sulle proprie piattaforme di casinò games, per un’immissione totale sul mercato di 1409 giochi.

L’introduzione delle slot machine a soldi veri nei casinò online italiani rappresenta un momento lungamente atteso dagli operatori del gaming nazionale: questi giochi sono infatti molto apprezzati e richiesti dai giocatori di tutto il mondo, tanto che in alcuni paesi si calcola che il 60% di quanto raccolto dai casinò virtuali arrivi proprio dalle slot.

E se l’industria dei giochi ha fatto segnare una lieve flessione della febbre da azzardo, con una spesa al netto delle vincite di 11,2 miliardi nei primo otto mesi del 2012 (-4,8% dopo anni di crescita inarrestabile) ed entrate per l’erario di 5,5 miliardi (-9,6%), l’interesse per i giochi online, invece, è aumentato.

Una scommessa vincente per lo Stato, che intende andare a recuperare quei 70 milioni di euro circa, che secondo i calcoli  equivalgono alle imposte sul business delle slot che coinvolge gli italiani su siti offshore: 5,2 miliardi di incassi e 156 milioni di spesa (un dato che si ottiene sottraendo le vincite dagli incassi).
In cambio, l’Aams (recentemente incorporata nella nuova Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che verifica le transazioni attraverso il cervellone di Sogei, si impegna a prevenire le truffe e a garantire che le vincite siano pagate.
Un tentativo per arginare il proliferare di siti non autorizzati alla raccolta di gioco: l’ultimo aggiornamento della black list dei Monopoli segnala 4.209 domini oscurati, un dato in costante aggiornamento, dal momento che pare siano gli stessi gestori dei siti (spesso all’estero) che informano i giocatori dell’eventuale cambio di dominio.

Il miraggio di una supervincita spinge gli italiani afflitti dalla crisi economica a spendere per tentare la sorte. Al punto da richiamare l’attenzione delle associazioni dei consumatori, allarmate per il rischio della dipendenza da gioco. Soprattutto quelli online destano particolare preoccupazione poiché in questi casi il rischio di ludopatia è più che mai elevato: le slot diventano ancora più pericolose e generano un maggiore senso di isolamento davanti allo schermo di un pc.
E se da una parte la "ludopatia" è stata riconosciuta ufficialmente, entrando nell’elenco delle malattie, il fondo a questa dedicato è saltato. Così come sono saltati i provvedimenti del decreto Balduzzi sulla Sanità, che cercavano di dare una stretta al mercato delle slot.

Nel 2005, il bottino di concessionari e gestori è stato di 4 miliardi e 300 milioni, mentre quello dello Stato di 6 miliardi e 200 milioni. Ne consegue che dal 2005 al 2011 gli incassi dello Stato sono aumentati del 40,3%, mentre quelli di concessionari e gestori addirittura del 125,6%. Basterebbero queste ultime due cifre a spiegare la cuccagna alla quale partecipano le varie Lottomatica, Snai, Sisal e tutte le altre decine di operatori che si spartiscono il ricco mercato del gioco nostrano.

Ferma restando l'incredibile escalation delle entrate registratasi tra il 2005 e il 2011, è particolarmente significativo l'incremento dei denari messi in cascina dalle società concessionarie tra il 2010 e il 2011. Si è passati da 7,6 a 9,7 miliardi di euro (erano 7,4 miliardi nel 2009 e 7,2 nel 2008).

E quanti soldi siano stati persi dai giocatori italiani (tecnicamente si parla della cosiddetta spesa effettiva). Sottraendo dal dato sulla raccolta complessiva quello della restituzione in premi, infatti, viene fuori che gli italiani hanno "buttato via" 10,5 miliardi nel 2005, diventati 18,4 miliardi nel 2011.

Nel frattempo sul tema del contrasto al gioco illegale on line spunta fuori un elenco lungo un chilometro che fa un po' discutere. Al suo interno compaiono i nomi della bellezza di 4.620 siti internet "inibiti" dai Monopoli di Stato. Si tratta, in sostanza, di indirizzi per giocare on line non autorizzati dalla struttura guidata da Magistro. La black list, quindi, dovrebbe servire a contrastare il gioco on line illegale, rimuovendo le offerte fuori norma.

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giovedì 23 luglio 2015

VISITA A SAN PELLEGRINO TERME



San Pellegrino Terme, collocata nel cuore della Valle Brembana, è una località climatica di cura e di soggiorno, adagiata lungo le rive del fiume Brembo, che divide in due il paese, situato in una valle naturale circondata da rilievi.

Oltre agli incantevoli e incontaminati paesaggi naturalistici, San Pellegrino Terme ripropone le affascinanti e suggestive atmosfere della “Belle Epoque” di inizio ‘900.

San Pellegrino Terme è una fra le più rinomate stazioni di villeggiatura della bergamasca, anche grazie alla sua acqua conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Magnifico esempio di stile Liberty, il Casinò di San Pellegrino Terme sorge all’inizio del ventesimo secolo, tra il 1904 ed il 1906, e viene aperto nel luglio 1907. Costruito ad opera dell’architetto Romolo Squadrelli in prosecuzione dei porticati della Fonte Termale, presenta una facciata imponente e al tempo stesso leggiadra, ricca di stucchi, fregi e bassorilievi, opera dello scultore Paolo Croce.
La fantastica facciata, decorata con altorilievi in pietra artificiale, gruppi allegorici, mascheroni, elementi antropomorfi, busti umani, putti, motivi floreali in abbondanza e artistiche lanterne in ferro, si eleva con il grande pennone in ferro battuto del Mazzucotelli, sorretto da telamoni, simboli della fatica umana; alla base vi sono affrescati i cervi volanti che, come le farfalle, simboleggiano l’art-nouveau.
Il lavoro d’équipe, che vede lo Squadrelli collaborare con importanti artisti dell’epoca dà esiti felici anche all’interno dove, in un gioco allegorico di rimandi al luogo e alle proprietà delle sue acque, è sviluppato il tema della ‘joie de vivre’, negli affreschi del Malerba come nei rilievi del Bernasconi, nelle sculture del Vedani o nelle bellissime vetrate di Beltrami e Buffa o, infine, nell’arredo, interamente progettato da Eugenio Quarti.
Di particolare interesse è la facciata con le due alte torri che richiama il precedente Casinò di Montecarlo di Charles Garnier; la ricca componente decorativa con la sua forte carica simbolica comprende, fra l’altro, i portalampade e il pennone in ferro battuto di Alessandro Mazzucotelli, gli altorilievi ai lati della porta centrale in cemento trattato “a cotto” con scene bacchiche di Giulio Croce e il fregio dipinto con il motivo dei cervi volanti generalmente attribuito a Francesco Malerba.
Con le Terme ed il Grand Hotel, il Casinò dall’inizio del ‘900 contribuì a realizzare un efficace polo di attrazione per i numerosi e facoltosi ospiti, che a San Pellegrino potevano trovare grandi possibilità di svago e di divertimento. Era un mondo ‘fiabesco’, popolato da regine e principesse, ministri e diplomatici, personalità della finanza, dell’esercito, dell’arte e della cultura, provenienti da Roma, Parigi, Vienna, Berlino, Pietroburgo, Londra, Il Cairo.
Chiuso e riaperto a più riprese, nell’ambito di vari progetti, tesi, da un lato, alla disciplina del gioco d’azzardo e, dall’altro, alla valorizzazione delle stazioni termali e climatiche italiane, cessa definitivamente l’attività nel 1946.
Il magnifico edificio del Casinò costituisce ancor oggi una impareggiabile testimonianza per la fantasia compositiva del complesso, per l’eleganza dell’architettura e per le invenzioni delle decorazioni.
La struttura del Casinò Municipale ospita oggi manifestazioni culturali, teatrali e di vario genere, oltre a meeting, congressi, ricevimenti nuziali, cene sociali, serate di gala, sfilate di moda, convention aziendali, esposizioni e mostre di vario genere.

Le Grotte del sogno di San Pellegrino Furono scoperte nel 1931 da Ermenegildo Zanchi, il «nonno degli abissi», come veniva soprannominato e, già l’anno successivo, nel 1932, esattamente 80 anni fa, aprirono alle visite del pubblico (furono le prime attrezzate in Lombardia).

La nascita del Museo Brembano di Scienze Naturali risale al 1978 quando in seguito ad una precedente scoperta a Endenna di Zogno e al successivo recupero di un notevole numero di reperti paleontologici, fu costituito il primo nucleo museale a cui si aggiunse più tardi la sezione entomologica.
In questi anni la dotazione di reperti fossili ha raggiunto un livello di competenza e di specializzazione tale da rappresentare un punto di riferimento fondamentale nel complesso degli interessi del settore, non solo nei confronti dell’ambiente brembano, ma anche nel contesto più generale, tanto che nel 2007 il Museo Brembano di Scienze Naturali è entrato a far parte del SISTEMA MUSEALE “TRIASSICO.IT” che comprende altre realtà museali della nostra provincia come: Museo Civico di Scienze Naturali “E.Caffi”, Parco Paleontologico di Cene e il Monumento Naturale Val Brunone.
Il museo vanta circa 1500 pezzi catalogati e raccolti in una decina i vetrine che documentano in modo completo la nascita della Valle Brembana e si riferiscono al territorio compreso tra i Ponti di Sedrina e l’estremo limite delle Orobie. Questo territrorio, emerso dai fondali marini nel corso dell’orogenesi alpina, si era formato geologicamente per sedimentazione tra la fine dell’era Paleozoica e l’inizio della Mesozoica, i reperti paleontologici risalgono infatti a quell’epoca. Questa sezione comprende una discreta raccolta dell’età scitica, fossili dell’età ladinica, esemplari del periodo Norico; di conseguenza le caratteristiche paleontologiche della Valle Brembana risultano così dettagliate che, una volta definite nella loro complessità, potranno permettere progressi non secondari nella ricerca dei collegamenti tra le varie ere geologiche. Il Museo Brembano di Scienze Naturali è infatti in grado di fornire una gamma completa di informazioni sia dal punto di vista spaziale, sia da quello temporale, perchè i circa 40 milioni di  anni a cui sono riferibili le rocce del territorio brembano sono qui documentati senza interruzioni e in svariate località della valle.
Assai interessante è anche la sezione entomologica che costituisce la più completa documentazione esistente sui Lepidotteri dell’ambiente brembano.
La collezione donata da Attilio Torriani non comprende certamante tutte le farfalle che vivono sul territorio vallare, infatti ogni anno ne vengono catturate nuove specie, ma il suo valore scientifico e documentario è notevole e può essere considerata già di per sè ampiamente illustrativa: il numero delle specie esposte è superiore a 700, ma la ricerca continua al fine di rendere la sezione ancora più completa.
A queste due sezioni si è aggiunta una ricca e completa documentazione fotografica delle fasce vegetazionali della Valle Brembana, corredata da esaurienti didascalie e bellissime immagini dei principali endemismi floristici della valle, curata dal FAB (Gruppo Flora Alpina Bergamasca). Sul territorio brembano sono infatti presenti alcune specie esclusive della provincia di Bergamo, uniche al mondo, quali:Linaria tonzigii, Primula albensis, Saxifraga presolanensis, Sanguisorba dodecandra, Gallium montis-arerae, Viola comollia.
E’ di recente allestimento una sala dedicata alla Fauna Selvatica della Valle Brembana con con molti esemplari conservati che si pensa possa essere ampliata in futuro.
Una delle più suggestive attrattive del il Museo Brembano di Scienze Naturali di San Pellegrino Terme è il nuovo diorama, una rappresentazione tridimensionale di uno dei più belli paesaggi naturalistici delle nostre Prealpi Orobie: la conca del Calvi, con il Pizzo del Diavolo sullo sfondo ed in primo piano alcuni rari esemplari della fauna tipica di quelle zone, che va ad arricchire il patrimonio scientifico già contenuto nel Museo.
Il diorama è stato realizzato da  Uve Thuernau,artista tedesco che vive a Verona, dopo una serie di studi e sopralluoghi sul posto che hanno avuto una durata di circa un anno.

La terra bergamasca è ricca di fonti, alcune di uso antico, altre valorizzate più di recente. Fra queste la fonte di San Pellegrino diviene la più famosa, ponendosi con un preciso risalto anche tra le altre acque dell’arco alpino e via via guadagnando una rinomanza particolarmente significativa.
L’acqua minerale naturale di San Pellegrino Terme sgorga da tre sorgenti di identica composizione, situate l’una in prossimità dell’altra, alla base della falda meridionale di una rupe di natura dolomitica, costituita essenzialmente da carbonato di calcio e di magnesio, che s’innalza per circa 600 metri sino al poggio Belvedere. La sorgente più elevata e più abbondante è la “Palazzolo”; le altre due sono denominate “Salaroli” e “Fonte Vecchia”.
L’acqua scaturisce da strati profondi della crosta terrestre, al riparo da infiltrazione di acque superficiali come dimostra la costanza della temperatura (26° sia d’estate che d’inverno) e della composizione chimica, tanto nei periodi di piogge prolungate quanto nei periodi di siccità. L’ampia zona di protezione sanitaria intorno alle rocce da cui sgorgano le sorgenti garantisce l’assoluta purezza batteriologica dell’acqua.
La loro temperatura alla sorgente è poco superiore a 26°. La loro azione terapeutica si indirizza alle malattie dello stomaco e dell’intestino, del fegato e delle vie biliari. È consigliata nelle disfunzioni del ricambio, nelle malattie dei reni e delle vie urinarie ed in particolare nei casi di calcolosi renale, anche come trattamento post-operatorio.
Nel 1992 il Ministero della Sanità riconosce le proprietà terapeutiche, da utilizzarsi per le cure termali, della sorgente “Vita”. L’acqua ricca di sali minerali, è tuttora utilizzata presso il Centro Cura ed erogata con metodiche di fango, bagno, inalazioni, idromassaggio, irrigazioni vaginali e ginnastica vascolare.

La Chiesa parrocchiale di San Pellegrino, vescovo e martire col suo caratteristico campanile appare in un armonioso complesso di linee architettoniche sullo sfondo dei monti a recare il primo saluto a chi giunge. Al sommo della gradinata, che parte dalla statale, si presenta la facciata, che sebbene terminante con timpano e fregi barocchi, è di stile neoclassico a due piani: il superiore con quattro colonne lisce e capitelli di ordine ionico, cui corrispondono, sul piano inferiore, altrettante lesene in pietra locale di ordine attico.
Decorosa è la chiesetta dedicata a S. Maria Assunta, fatta erigere nel 1928-29 in località Vetta da quella colonna di villeggianti, perchè vi siano celebrate le funzioni domenicali nella stagione estiva.

La Vetta è una frazione situata a circa 650 metri s.l.m., situata sui monti del versante destro della valle. Nella prima metà del Novecento era un raffinato quartiere residenziale per i frequentatori abituali della stazione climatica, un tempo raggiungibile oltre che dalla strada che parte dal centro del paese, anche grazie alla funicolare inaugurata nel 1909. In questa zona si trovano le "Grotte del sogno", ampie cavità sotterranee dalla conformazione interessante, rimaste chiuse al pubblico per lungo tempo ma ora di nuovo visitabili (a partire dal 30 luglio 2011). Le innumerevoli attrezzature turistiche presenti in questa zona, che un tempo erano il fiore all'occhiello di San Pellegrino Terme, ora sono in disuso e in stato di degrado. È in fase di studio un progetto per il recupero della funicolare e dell'hotel Vetta.

Situate poco più a valle rispetto alla Vetta vi sono altre tre piccole frazioni: Aplecchio, Falecchio e Frasnito (tutte tre a circa 530 m di altitudine). Poco sotto Aplecchio c'è la località Paradiso, dove un progetto recentemente approvato prevede la costruzione di una zona residenziale. A monte della Vetta si trova la frazione di Sussia (a 908 m s.l.m.), ormai disabitata(è rimasto un solo abitante). Sempre sul versante destro vi sono altre piccole frazioni: Alino(690 m s.l.m.), Cà Boffelli e Vettarola (entrambe a 980 m s.l.m.), Pradello (a 600 m s.l.m.), Piazzacava e La Torre(entrambe a circa 450 m di altitudine).

Sul versante sinistro si trovano Cà de Rizzi (420 m s.l.m.), Frasnadello e Antea (entrambe ad un'altitudine di circa 500 m); più in alto sono situate anche Santa Croce (la frazione più grande, di circa 500 abitanti) a circa 750 metri s.l.m. e Spettino (860 m di altitudine).

L'abitato del fondovalle, che costituisce San Pellegrino, si può dividere in più rioni: a sud ci sono Ruspino (sponda destra del Brembo) e Pregalleno (sponda sinistra); procedendo verso l'alta valle si incontrano poi, sulla riva destra, la zona di Caravaggio, quella della chiesa parrocchiale e il centro storico. Dietro al centro si trova la zona del casinò e delle terme, e a Nord di queste il rione di Pernazzaro. Sull'altra sponda del fiume si trovano Piazzo Basso (di fronte al centro storico) e il Belvedere(di fronte a Pernazzaro). Fra Piazzo e il Belvedere si trova il Grand-Hotel, i cui esterni sono stati recentemente ristrutturati.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/07/san-pellegrino-terme.html




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lunedì 4 maggio 2015

IL CASINO' DI CAMPIONE D' ITALIA

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Il Casinò di Campione d'Italia, ha sede nel comune di Campione d'Italia, un piccolo borgo situato all'interno del territorio svizzero ma facente parte dello stato italiano, in provincia di Como, Lombardia.

Nel 1917, in piena guerra mondiale, il Casinò municipale di Campione D' Italia fu aperto per mascherare un'attività di spionaggio. L'extraterritorialità e il clima frivolo favorirono gli incontri dell' alta burocrazia e i passaggi d' informazioni particolarmente riservate. La struttura, fu progettata dall'architetto Amerigo Marazzi, mentre il pittore Girolamo Romeo fu autore delle decorazioni interne. Il 19 luglio 1919, a soli due anni dall'inizio dell'attività, il Casinò chiuse i battenti per riaprire il 2 marzo 1933.  Da allora il Casinò è diventato un potente motore economico, attrezzato per la cultura ed eventi legati al mondo dello spettacolo.

Le persone appartenenti all'alta nobiltà di allora, unite ai protagonisti della cultura del tempo, hanno da sempre popolato questo celebre Casinò anche grazie alla sua vicinanza con la città di Milano, collegata a Campione d'Italia sia con l'autostrada che con il treno.
Tra questi personaggi illustri ricordiamo l'imprenditore Giovanni Borghi, meglio conosciuto come proprietario della Ignis, il quale amava intrattenersi al Casinò di Campione, verso la fine della seconda guerra mondiale, generalmente accompagnato da un entourage di amici appartenenti alla nobiltà e aristocrazia meneghina.
Il nome del Casinò di Campione d'Italia è legato alla storia e al costume italiano del secondo dopoguerra, fino ai giorni nostri. Già negli anni 60 e 70 durante il boom economico il successo del casinò era dimostrato dalla costante presenza nei media e negli obiettivi dei paparazzi di allora.
Il Casinò di Campione ha anche ospitato una serie di reali e personaggi famosi del cinema e dello spettacolo, ovvero i reali di Persia, con lo Scià e la favolosa Soraya, poi Sofia Loren, seguita da Vittorio De Sica, senza dimenticare Gino Bramieri, Ornella Vanoni, Alberto Lupo e Maria Mercader, questi ultimi sono solo alcuni nomi di celebrità che hanno varcato la soglia del Casinò.
Nel corso degli anni, Campione d'Italia ha cercato di stare al passo coi tempi, diversificando le varie esigenze dei clienti.

Grande rilievo nell’economia dell’enclave, viene dalla presenza del Casinò Municipale. Infatti numerosi sono i turisti e gli appassionati che giungono per qualche puntata nella casa da gioco (non la sottoscritta).

La casa da gioco, creata nel 1917, venne inaugurata nel 1936, diventando il fulcro e il motore della località, di cui oltre il 18% occupati direttamente presso il Casinò nelle sale per il gioco della roulette, baccarà, black jack e slot machines.

Il Nuovo Casinò di Campione è la più grande azienda di Campione d'Italia, l'exclave italiana nel Canton Ticino svizzero, sulla costa del lago di Lugano. Il casinò è di proprietà del Governo italiano ed è gestito dal comune.

Il 9 maggio 2007 è stata inaugurata la nuova sede del casinò, progettata dall'architetto svizzero Mario Botta che è costato 14.000.000 di franchi svizzeri (circa 9.300.000 Euro). La struttura, con i suoi 55.000 m², è stata costruita negli spazi adiacenti alla vecchia ed è ben visibile da tutto il lago sul quale sorge grazie a dei sistemi di illuminazione molto originali. Il progetto nasce dalla volontà di andare incontro alle esigenze della nutrita clientela che frequenta le sale da gioco. L'avveniristico edificio è stato disegnato dall'architetto Mario Botta, che ha voluto interpretare in chiave moderna e funzionale il profilo collinare di Campione d'Italia e nel contempo valorizzare la vista del Casinò per chi giunge dal lago. La finitura esterna in lastre di pietra dorata, poste a fasce alternate bocciardate, funge da raccordo fra il moderno del tessuto novecentesco di Campione d'Italia e l'antico del nucleo edilizio storico. Il complesso si sviluppa in tre grandi macro volumi. Le ragioni che hanno portato a scegliere un progetto così imponente sono legate alla volontà di fornire un ambiente ancora più grande e confortevole a tutti i giocatori, che troveranno in quest'edificio l'opportunità di tessere relazioni ed amicizie con il grande pubblico che lo frequenta.

Il volume centrale si innalza per ben 10 piani, singolare anche nell’aspetto per l’utilizzo di materiale, a fasce alternate, di lastre di pietra dorata.

Il nuovo Casinò ha dimensioni notevoli proprio perché intende offrire agli ospiti ambienti più ampi e confortevoli dove è possibile ospitare sale da gioco per la roulette, black jack, baccarà, saloni di slot machines dell’ultima generazione.Il Casinò è stato anche punto di riferimento per eventi culturali, quali la Maschera d’Argento che ha premiato gli esponenti più importanti del cinema e del teatro italiano.Ora, a maggior ragione, potrà essere scenario per eventi legati alla moda, allo spettacolo a convegni e congressi.

Questo casinò vanta ad oggi centinaia di slot machine di altissimo livello, sia slot in euro che in franchi, oltre 30 tavoli da gioco in cui è possibile giocare a blackjack, roulette, craps, chemin de fer, punto banco, caribbean stud poker (poker caraibico), poker russo, trente et quarante e molto altro ancora.

Nel 2013 c'è stato un profondo rinnovamento delle slot machine, con l'introduzione delle slot a cui si può giocare in Euro. Le nuove slot euro che vanno a mischiarsi alle slot in franchi completano un'offerta davvero sensazionale. Qui al casino di campione non ci si potrà certo annoiare con le slot machine, giocando sia in euro che in franchi.

Oltre alla lussuosa sala da gioco, è presente un ottimo ristorante di prestigio ed un salone delle feste dove si svolgono periodicamente spettacoli ed eventi, con protagonisti personaggi dello spettacolo e della musica di fama italiana ed internazionale. Il Salone delle Feste ospita periodicamente tornei di Texas Holdem di altissimo livello, attirando l'attenzione della comunità di poker italiana.

Dal 2011 il casinò di campione ospita importanti tornei periodici come IPO, nonchè tornei quotidiani con buy in molto vari, partendo dai 50€ fino ad arrivare a tornei da 550€ di buy in.
Sono anche disponibili i tavoli di cash game, solitamente aperti dalle ore 16:00 in poi, con tavoli da small blind e big blind di 1€/2€ fino ad arrivare a quelli da 10€/20€.
IPO - International Poker Open - ha sede al casinò di Campione ed è il torneo più importante organizzato dal casinò stesso, con la sponsorship di Titanbet. Per festeggiare l'edizione n°10 dell'IPO il montepremi garantito è da 1 milione di euro.
L'imponenza della nuova struttura, non ha però mancato di generare polemiche con i vicini svizzeri e soprattutto con gli abitanti del Lago di Lugano, i quali sostengono che le dimensioni della struttura abbiano irreparabilmente rovinato il panorama del lago.

I problemi di gestione sono iniziati molto prima degli altri. A metà degli anni Ottanta fù l'unica Casa da Gioco italiana a registrare un trend negativo. Logisticamente scomodo da raggiungere, oggi deve fare anche i conti con la concorrenza spietata delle sale da gioco virtuali che, da quando hanno fatto il loro ingresso nello spazio-web italiano, hanno letteralmente messo in ginocchio le vecchie Case da gioco, i Casino italiani in crisi hanno seri problemi a contrastare il fenomeno del gioco virtuale. Anche se è possibile giocare online, la differenza qualitativa ed organizzativa è evidente rispetto le piattaforme che i casinò online più famosi offrono ai loro giocatori.

Per il momento, l'idea migliore sembra arrivare dalla Riviera, con l'intento di giocare on-live direttamente dalle sale del vecchio Casinò (Casino in streaming da Sanremo). Ma la realtà è che i tempi sono cambiati, il Nuovo Casinò di Campione è un mix di arte e divertimento tra i più evoluti in Europa, ma stenta a decollare. Non è più sufficiente organizzare tornei di poker, spettacoli ed eventi con grandi artisti per attirare clienti nelle sale, molto meglio concentrare le proprie forze per attrarre i giocatori online.

I costi di gestione per una tradizionale Casa da gioco sono diventati insostenibili, i vecchi Casinò ricordano sempre più dei sfavillanti Musei del gioco, piuttosto che essere dei centri esclusivi per ricchi milionari alla ricerca di forti emozioni. A dimostrazione che le tendenze del terzo millennio sono completamente diverse dai tempi della Belle Epoque dei Casino italiani.




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LE CITTA' DEL LAGO DI LUGANO : CAMPIONE D' ITALIA

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In terra svizzera, affacciato sul Lago Ceresio, si apre uno dei panorami più suggestivi dell'intera zona ticinese e lombarda, per il variare quotidiano e stagionale di colori e sfumature. Campione d'Italia, un paese dal territorio circoscritto, un'exclave italiana dall'interessante itinerario storico.

E’ un polo turistico cosmopolita, con un afflusso internazionale di  rango, anche per il rinomato Casinò, il più grande d'Europa opera dell'architetto Mario Botta, attorno al quale prosperano manifestazioni di rilievo nei campi della cultura, dello spettacolo e  dello sport.

Il Comune si estende su una superficie di circa 2 chilometri e mezzo, di cui uno solo su terraferma, specchiandosi per il resto nelle acque del Ceresio.

Lo stemma del Comune, uno scudo tripartito, racchiude e sintetizza la storia e lo spirito del borgo. Vi sono rappresentati il pastorale, simbolo del potere civile e religioso esercitato per secoli dagli abati milanesi di S. Ambrogio; lo staffile, memore della vittoria di Ambrogio sugli eretici ariani, e la lumaca, palese richiamo alla consuetudine migratoria delle maestranze campionesi che portavano con sé attrezzi e sapere, affetti e nostalgie. E come le lumache i Maestri Campionesi hanno lasciato una scia che si misura sulla scala dei monumenti e delle opere d’arte nei centri maggiori del loro tempo.

Costituisce un'exclave italiana nel territorio del Canton Ticino, separata dal resto d'Italia dal lago di Lugano e dalle Alpi svizzere.

La denominazione storica della località è Campione, etimo dovuto alla presenza di un castello fortificato d'epoca tardo-romana che prese il nome di Castello di Campiglio o Campilionum. L'attuale composizione del nome fu autorizzata con Regio Decreto numero 1959 del 18 dicembre 1933 a seguito della domanda formulata in data 5 ottobre 1933 dal Podestà di Campione, in esecuzione della propria deliberazione del 10 giugno 1933, in cui si chiedeva l'autorizzazione a modificare la denominazione del comune in «Campione d'Italia»

Le prime notizie storiche di insediamenti sulle coste del lago di Lugano risalirebbero al I secolo a.C. quando le guarnigioni romane vollero insediarvi un posto avanzato di guardia a causa della discesa dei Reti lungo le valli alpine. In mancanza di dati archeologici si può quindi solo ipotizzare che vi si costituì un borgo dedito all'agricoltura ed alla pesca lacustre.

Durante il Medioevo Campione fu luogo di insediamento dei Longobardi. La successiva conversione al cristianesimo di questo popolo opera di papa Gregorio I Magno (540-604), aumentò il prestigio della Chiesa di Roma, che cominciò a ricevere lasciti e donazioni in quella zona. Proprio in questo clima di fervore si hanno le prime notizie testuali su Campione.

Il primo documento è datato 756 e riguarda la donazione di un uliveto in favore della locale basilica di San Zenone. Nel 769 vi è la donazione di un altro uliveto sempre alla stessa basilica. Una data fondamentale per la definizione dello status di Campione è il 777, anno in cui muore Totone da Campione, appartenente a una famiglia possidente locale di stirpe longobarda, che nel testamento nomina erede universale dei suoi terreni la chiesa e il monastero di Sant'Ambrogio di Milano.

Il testamento di Totone, atto giuridico privato, mosso più da interessi economici che da vero sentimento religioso, ebbe conseguenze più che millenarie nella storia politica di Campione, anzitutto perché staccò quella terra dalla dipendenza del vescovo di Como. Inoltre da quella data Campione divenne un feudo dell'abbazia di Sant'Ambrogio di Milano, il che cambiò anche il suo status giuridico. Infatti la dominazione abbaziale si mantenne per circa nove secoli, mentre dal punto di vista politico questa signoria venne a costituire un'isola giurisdizionale, riconosciuta dall'impero ed in pratica una specie di territorio semi-indipendente, circondato dapprima dal territorio del ben più vasto Ducato di Milano, e poi dai baliaggi conquistati dagli Svizzeri agli inizi del XVI secolo e che in seguito formarono l'attuale Canton Ticino.

A partire dall'editto di re Rotari Campione fu la culla di una serie praticamente ininterrotta di lapicidi, plasticatori, pittori, capomastri, architetti e ingegneri attivi nei principali centri della Lombardia storica, conosciuti nella storia dell'arte come Maestri Campionesi.

Campione seguirà poi le vicende del Milanese, entrando nell'orbita della signoria dei Visconti e del Ducato di Milano sin a partire dalla sua fondazione nel 1395, pur mantenendo sempre però il suo status di autonomia, quale feudo imperiale concesso agli abati di Sant'Ambrogio di Milano.

Nel 1521 tutto l'attuale Canton Ticino venne occupato dai cantoni confederati svizzeri. Lo status giuridico di Campione, quale feudo imperiale concesso agli abati ambrosiani, preservò però il suo territorio dall'annessione alla Svizzera, ponendo così le premesse alla sua costituzione come exclave italiana in territorio elvetico.

Nel 1596 alcuni documenti ci narrano di dispute di confine con Arogno. In quell'occasione il limitrofo comune svizzero accusava Campione di aver manomesso e fatto scomparire alcuni termini del confine di stato. La conferma della sentenza condannava i campionesi alla ridemarcazione del confine con il risarcimento pecuniario dell'operazione.

Gli obblighi dei campionesi nei confronti dell'abate milanese erano sanciti da statuti che vennero pubblicati solo nel 1639. Per quanto riguarda il territorio questi statuti prevedevano la nullità di donazioni operate a qualunque titolo ed in qualsiasi forma da abitanti di Campione in favore di stranieri. Tali transazioni acquistavano validità solo se entro un anno il nuovo proprietario eleggeva la sua residenza nel feudo. Tali norme dovevano anche preservare l'integrità territoriale del feudo.

La prima rilevazione catastale della zona di Como e territori adiacenti avvenne nel 1718 sotto l'imperatore Carlo VI (1685-1740) che, tra alterne vicende, fu pubblicata sotto l'imperatrice Maria Teresa (1717-1780) il 1º gennaio 1760 e passò alla storia con il nome di Catasto Teresiano. Una seconda rilevazione avvenne nella prima metà del XIX secolo e fu chiamata catasto Lombardo-Veneto.

Dopo oltre nove secoli quale feudo imperiale semi-indipendente, con l'invasione francese del 1797 che fece mancare la protezione della Chiesa e dell'Impero, il 2 febbraio 1797 il territorio di Campione fu incorporato nella Repubblica Cisalpina. Per suffragare tale azione i francesi indissero un finto plebiscito per avvalorare l'intento di aiutare i campionesi. A seguito della debellatio della Repubblica Cisalpina da parte della coalizione austro-russa del 1799, vi fu l'occupazione austriaca ed il 14 novembre dello stesso anno si proclamò la decadenza dell'autorità feudale.

Restaurata la Repubblica Cisalpina nel 1800, essa fu trasformata in Repubblica Italiana nel 1801. Con la Repubblica Cisalpina, il territorio di Campione fu unito per la parte civile alla Val d'Intelvi, Dipartimento del Lario, Mandamento di San Fedele e più tardi Mandamento di Castiglione; per la parte ecclesiastica, invece, alla pieve di San Mamete in Valsolda compresa nella Diocesi di Milano.

Una delle ragioni per cui fu mantenuta l'unione di Campione alla Diocesi di Milano, escludendolo da quella di Como, fu data dall'ultimo vicario Carboni, che, interpellato dall'arcivescovo di Milano e dal vescovo di Como, ottenne di risolvere amichevolmente la questione: non per la secolare attinenza al rito ambrosiano, ma per la maggior durata del carnevale ambrosiano, alla quale i campionesi non erano disposti a rinunciare.

Dopo la proclamazione dell'Impero francese nel 1804, la Repubblica italiana divenne il Regno d'Italia con la corona a Napoleone. In questi eventi Campione seguì le sorti dei territori lombardi e fu rioccupata dai francesi. Forse approfittando della situazione di dominazione, i Cantoni svizzeri iniziarono a rivendicare il territorio di Campione, ma un referendum respinse l'annessione. Nel 1800 la Confederazione svizzera aveva proposto lo scambio di Campione con il villaggio di Indemini, situato tra il lago di Lugano ed il lago Maggiore, ma la questione non ebbe seguito.

Nel 1814 il Canton Ticino chiese ufficialmente all'Alta Dieta federale di offrire i suoi buoni uffici nei lavori del Congresso di Vienna (1814-1815) ove la delegazione svizzera richiese, ancora senza successo, l'unificazione al Canton Ticino di Campione. Nel 1815, a seguito della sconfitta di Napoleone, la Lombardia passò sotto il governo degli austriaci divenendo il Regno Lombardo-Veneto e Campione ne seguì le sorti rientrando nella provincia di Como.

Dopo le Cinque Giornate di Milano (marzo 1848) e lo scoppio della prima guerra di indipendenza italiana (marzo-agosto 1848) furono, per la prima volta, i campionesi a chiedere (29 marzo 1848) al governo svizzero l'annessione, essendo oramai probabile una loro unione al Regno di Sardegna in caso di occupazione del Regno Lombardo-Veneto. Il 9 maggio 1848 il governo ticinese chiese l'appoggio del Gran Consiglio per avvalorare la richiesta, considerando che:

« per il Ticino è un inconveniente gravissimo l'avere sul suo territorio una terra non sua, nella quale possono essere gittati più armati: l'accesso al quale può dar luogo a movimenti di truppe inquietanti sul lago di Lugano. È un inconveniente grave per il Ticino l'avere continua contestazione sulla giurisdizione lacuale e persino sopra una parte della strada postale tra Lugano e Melide. »
Il governo della Confederazione elvetica, dopo aver vagliato attentamente la richiesta, la respinse per opportunità politica al fine di conservare la dichiarata neutralità. Terminata la dominazione austriaca con la seconda guerra di indipendenza italiana e la costituzione del Regno d'Italia nel 1861, i due governi decisero una revisione della linea di confine delimitata con molte difficoltà con il Trattato di Varese del 1752. Tali trattative portarono alla Convenzione del 5 ottobre 1861 con la quale, per quanto riguarda Campione, veniva ceduto alla Svizzera, in via definitiva, il territorio della Costa di San Martino e della Casaccia, situati sulla riva opposta a Campione.

Dal 1861 il territorio di Campione non subì ulteriori variazioni e nel 1923 la nuova demarcazione migliorò semplicemente quella del secolo passato.

Nel 1933, in pieno Fascismo, ecco comparire la dicitura d'Italia all'interno del toponimo comunale e la fondazione del casinò. Dopo l'armistizio del 1943, Campione inizialmente è governata dalla Repubblica Sociale, ma nel 1944 un gruppo di cittadini, inclusi i carabinieri locali, ripristina l'autorità del Regno d'Italia. A causa dell'isolamento territoriale, i nazifascisti non saranno in condizione di riprendere il comune. Con l'avvento della Repubblica, il territorio di Campione d'Italia costituisce un comune della provincia di Como.

Il villaggio ha subito un forte sviluppo edilizio residenziale e turistico, in particolare dopo l'apertura del casinò municipale; completamente riedificato nel 1999 su progetto dell'architetto ticinese Mario Botta definito dalla critica un "ecomostro" per l'imponente cubatura spigolosa.

La chiesa di San Zenone, documentata dal 756, fu fondata dalla famiglia di Totone; ricostruita nel XIV secolo, trasformata secondo lo stile barocco nel XVIII secolo e sconsacrata dal 1967 (adibita a galleria per l’esposizione di mostre artistiche). Si trova invece in viale Marco da Campione la nuova chiesa parrocchiale di San Zenone, un monumentale edificio moderno con chiesa inferiore e slanciato campanile, realizzato nel biennio 1966-1967 da Mario Salvadè con copertura in cemento armato precompresso; il fonte battesimale del 1576 proviene dall’antica parrocchiale.
La chiesa di Santa Maria dei Ghirli, meta di pellegrinaggio, su un terrazzo direttamente raggiungibile dal lago mediante una monumentale scalinata doppia di quattro rampe, contiene importanti cicli di affreschi databili dal secolo XIII fino al secolo XVIII.
La chiesa-oratorio di San Pietro, in piazza Roma, documentato dal 1148, è posta all’entrata dell'antico centro del borgo. Indagini archeologiche condotte nel 1994 hanno appurato le origini medievali della fondazione. Lo scavo ha permesso di individuare cinque fasi d'uso. In età altomedievale l'area venne adibita a necropoli e nell'VIII secolo su di essa fu edificata una chiesa dedicata ai santi Nazario e Vittore con funzione cimiteriale.

Campione d'Italia è un'exclave italiana circondata dal territorio svizzero ed è parte integrante dello Stato italiano, con una superficie di circa 2,6 km² (0,9 km² di terraferma e 1,7 km² di lago 'territoriale').

Il comune è fortemente integrato dal punto di vista economico con la Svizzera: si utilizza sia l'Euro che il Franco Svizzero, fa parte della rete telefonica svizzera Swisscom, appartiene ai sistemi postali elvetico (CH-6911) ed italiano (I-22060). Pur non facendo parte dell'area doganale svizzera, Campione è sottoposto al regime doganale elvetico, con relativa imposizione dell'IVA (8%) e delle accise, con decisione unilaterale delle Autorità elvetiche; questo ne fa una zona extradoganale, il cui status è oggetto di trattative in corso tra i due Stati.

Le targhe automobilistiche sono svizzere (TI) e non italiane. Le patenti nautiche ottenute a Campione hanno valore in Italia e in tutto il Canton Ticino.

Campione d'Italia ha la particolarità di essere un'exclave separata dal territorio italiano da un lago: non è possibile raggiungere l'Italia da Campione attraversando il lago di Lugano senza passare nelle acque territoriali svizzere, infatti l'Italia con il decreto del presidente della Repubblica numero 633/72 regola il proprio settore lacustre e lo definisce come acque italiane del lago di Lugano in regime di zona extradoganale, comportando la non applicazione della normativa doganale italiana in fatto di IVA al 22% e altre accise; bisogna inoltre ricordare come, in base al diritto internazionale, il Ceresio è equiparato alle acque territoriali così come definite dalla Convenzione di Montego Bay, e non alle acque interne come generalmente accade per i laghi.

L'estensione del comune è molto esigua (la parte di terraferma è il doppio della Città del Vaticano) considerando che la conformazione orografica di forte pendenza rende possibile l'urbanizzazione su una superficie ancora minore. Infatti, la larghezza del territorio va dai pochi metri all'estremità nord ai circa 650 m (in linea d'aria) di quella meridionale con una variazione altimetrica di circa 324 m (dai 271 m al livello del lago ai 595 in corrispondenza del termine di confine). L'estensione lineare nord-sud del territorio è di circa 2,5 km.

La lunghezza della linea di confine è di circa 7 km dei quali 3,4 km terrestri. Il confine è considerato aperto, senza controlli di frontiera con barriere e/o casette doganali perché Campione d'Italia è sottoposto all'IVA elvetica.

In seguito a un accordo firmato il 7 settembre 2011 al municipio di Campione d'Italia dal sindaco Maria Paola Mangili Piccaluga e del presidente del Consiglio di Stato ticinese Laura Sadis e del Cancelliere di Stato Giampiero Gianella, si equiparano i cittadini residenti a Campione a quelli svizzeri, compresi coloro che sono domiciliati nei paesi confinanti ed è stata istituita una commissione paritetica permanente tra il comune di Campione e il Canton Ticino.

La sicurezza a Campione d'Italia è garantita dall'Arma dei Carabinieri e dalla Polizia Locale. È presente anche la Protezione Civile Italiana.

Campione è famosa per ospitare uno dei quattro casinò italiani (gli altri tre sono Venezia, Sanremo, Saint-Vincent), regolato da una legislazione risalente a prima della Seconda guerra mondiale, più favorevole rispetto a quella italiana e svizzera. Nel 2007 il casinò di Campione ha traslocato in un moderno edificio concepito dall'architetto ticinese Mario Botta.

A seguito di un accordo con le poste svizzere, dal maggio 1944 l'ufficio postale di Campione d'Italia utilizzò propri francobolli. L'accordo restò in vigore fino al 31 maggio 1952.
Tuttora a Campione d'Italia è presente un Ufficio Postale gestito dal comune in cui sono effettuabili operazioni sia con Poste Italiane che con la Posta Svizzera.

La sanità è affidata a una cassa malati svizzera, attraverso una gara indetta dalla regione Lombardia. Le prestazioni dei medici di base vengono fatturate alla società svizzera e anche le prestazioni del distretto speciale dell'Asl vengono rimborsate dalla cassa malati svizzera.

Personalità:
Maestri Campionesi, scultori e costruttori
Maestri Comacini, costruttori, stuccatori e artisti, fra le loro fila comprendevano anche molti campionesi
Anselmo da Campione (1160 - inizio XIII secolo), scultore
Arrigo I da Campione (1220 circa - 1270), architetto e scultore
Bonino da Campione, scultore
Giacomo da Campione, artista del XIV secolo
Giovanni da Campione, scultore
Ugo da Campione, scultore
Marco Frisone da Campione, scultore, architetto e ingegnere attivo nel 1387-1390
Zenone da Campione, scultore ed architetto che ha operato soprattutto a Spilimbergo
Matteo da Campione (1335 - 1396), scultore e architetto.




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