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venerdì 29 maggio 2015

LA BASILICA DI SAN MARTINO A TREVIGLIO

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La basilica di San Martino è la chiesa principale della città di Treviglio, in provincia di Bergamo.La chiesa si trova nella piazza centrale della città, di fronte al palazzo comunale. Fu restaurata e ammodernata più volte, così che risulta una fusione di diversi stili; intorno all'anno 1000 fu costruito il campanile di Treviglio, che è uno dei campanili più alti della Lombardia.La chiesa è dedicata a san Martino di Tours, che è rappresentato sopra l'entrata principale e in numerosi affreschi, nonché nel polittico di San Martino, una delle opere più importanti capolavori del rinascimento lombardo.

Il Polittico di San Martino è un dipinto su tavola (594x363cm) di Bernardo Zenale e Bernardino Butinone, realizzato tra il 1485 e il 1505.

Il polittico fu commissionato a Bernardo Zenale e Bernardino Butinone dal parroco Simone da San Pellegrino il 6 maggio 1485. La somma che egli s'impegnò a pagare, esorbitante per l'epoca, fu di mille lire imperiali. Il progetto è così complesso che, gli artisti, consapevoli che questa era l'opera della loro vita, impiegheranno vent'anni per completarlo.

L'opera venne realizzata dai due maestri trevigliesi dividendosi equamente il lavoro, con l'aiuto di Ambrogio de' Donati per la cornice lignea dorata di tipo bramantesco. Questa cooperazione tra maestri diversamente specializzati era tipica della cultura medievale e col tempo divenne obsoleta. In Lombardia ad esempio iniziava a scomparire proprio in quegli anni, dopo le rivoluzioni portate da Leonardo da Vinci.
L'opera, una volta completata, era posta sull'altare maggiore ma, nel corso del 1700 fu spostata ai piedi dell'altare sulla destra. L'opera si venne così a trovare in penombra e anche a questo fattore è dovuto lo straordinario stato di conservazione in cui l'opera versa tutt'oggi.

Nella seconda metà del XX secolo il polittico è stato protetto da una barriera di vetro alla base, assieme a svariati affreschi della basilica. Al termine del secolo l'opera è stata dotata di un impianto d'illuminazione temporanea a pagamento.

« ...il polittico sembra esporre la facciata di un edificio immaginario, in un teatro soprannaturale, adorno di Santi e Sante al balcone.»
(André Chastel)
Si tratta di una grande pala d'altare lignea tra delle più interessanti opere del Rinascimento lombardo, che coniuga i canoni stilistici gotici con quelli compositivi rinascimentali. L'opera è collocata sul lato destro della basilica, vicino alla sagrestia.

L'opera è composta su due registri più predella e timpano che contiene un tondo della Pietà. Ciascun registro è diviso in tre pannelli di dimensioni uguali, che simulano, con l'aiuto della cornice, la presenza di una loggia dove i santi si affacciano in un continuum spaziale. Modelli di questo tipo di rappresentazione illusionistica sono opere di Vincenzo Foppa (tra cui si credeva anche il Polittico di Santa Maria delle Grazie di Bergamo, in realtà databile a dopo il 1500) e soprattutto di Andrea Mantegna, quali la Pala di San Zeno (1457-1459).

Butinone lavorò soprattutto nel pannello centrale superiore con la Madonna col Bambino e in quelli di destra, mentre Zenale in quelli restanti, anche se gli interventi dei due furono mirati a ottenere la maggiore omogeneità possibile.

Il registro inferiore mostra un finto portico aperto sul paesaggio, con tre santi per lato e, al centro, San Martino che dona il mantello, dove il patrono della città a cavallo taglia il proprio indumento per donarlo ad un povero. In alto pendono ghirlande che evidenziano ciò che sta in primo piano: san Martino ad esempio si trova oltre la ghirlanda, come se stesse uscendo dalla pala per andare incontro allo spettatore. La prospettiva è organizzata geometricamente, con il punto di fuga posto più o meno sul ginocchio di Martino al centro del pannello centrale, ma gli scorci in profondità non sono proporzionali: agli artisti stava infatti più a cuore l'effetto scenografico e una generica verosimiglianza piuttosto che l'esattezza matematica. Ai lati si trovano i santi disposti in profondità, come dimostra il deverso appoggio sul pavimento geometrico. A sinistra sono raffigurati san Zeno, san Maurizio e san Pietro, a destra san Sebastiano, sant'Antonio da Padova e san Paolo.

Il registro superiore è organizzato col medesimo punto di fuga, me mostra da sott'in su le travi dorate del soffitto. Al centro si trova la Vergine in trono col Bambino tra angeli musicanti e con due cherubini in volo che la stanno incoronando; ai lati si trovano due gruppi di tre santi ciascuno, che si affacciano da una ringhiera dipinta scaglionandosi lungo una linea diagonale, analogamente a quelli del registro inferiore. A sinistra si trovano santa Lucia, santa Caterina d'Alessandria e santa Maria Maddalena, a destra san Giovanni Battista, santo Stefano e san Giovanni evangelista.

La rappresentazione modernamente rinascimentale è mischiata con l'esuberanza decorativa e il brulicare degli ori legati ancora alla tradizione tardogotica lombarda, creando un interessante ibrido.

La predella è composta da tre scene principali, intervallate, sui pilastri, da quattro figure di santi a mezzo busto: san Girolamo, san Gregorio, sant'Ambrogio e sant'Agostino. Le scene sono dedicate alla vita di Cristo e mostrano l'Adorazione del Bambino, la Crocifissione e la Resurrezione.

I santi furono scelti tra quelli più venerati nella città di Treviglio, che appare nell'opera centrale della predella, facendo così da sfondo alla crocifissione del Cristo.

La basilica fu edificata nel 1008 dove sorgeva la chiesa preromanica dell'Assunta, e subì diversi interventi di ampliamento nel corso dei secoli. Nel 1482 venne ampliata e rimodellata secondo i dettami dello stile gotico lombardo; nel 1500 fu impreziosita da alcune opere di Gian Paolo Cavagna, oltre che dal polittico terminato dopo circa vent'anni di lavoro e posto a fianco dell'altare; altra opere notevole è il Presepe ligneo intagliato da Giovanni Angelo Del Maino verso il 1515. Nel 1740 la facciata viene ammordernata in stile tardo-barocco, ad opera dell'architetto Giovanni Ruggeri; nel corso dello stesso secolo il polittico viene spostato ai piedi dell'altare.

L'interno dell'edificio di culto, a tre navate e con cappella laterale, ospita affreschi e tele di Nicola Moietta, dei fratelli Galliari, di Gian Paolo Cavagna, di Camillo Procaccini, dei Danedi de' Montalti, del Molinari e del Manetta. L'opera più celebre è tuttavia il polittico Madonna e Santi di Bernardo Zenale e Bernardino Butinone, risalente al 1485 e considerato uno dei maggiori capolavori del Quattrocento lombardo.Il campanile della basilica fu edificato attorno al 1000 come torre civica, in stile romanico, ed annesso all'edificio sacro solo nel 1482. L'altezza della costruzione fu a lungo tema di discordia con la vicina città di Caravaggio, che si fregiava di un campanile più alto.




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IL MUSEO SAME A TREVIGLIO

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Il museo storico SAME Deutz-Fahr (SDF) rappresenta, attraverso materiale testuale e fotografico, alcune tra le più importanti tappe della storia della meccanizzazione agraria illustrando le innovazioni introdotte dal Gruppo SAME Deutz-Fahr.

Il museo è situato all'interno del lato sud dello stabilimento, ma è aperto sia ai visitatori che ai dipendenti.
L'archivio storico SAME, sorto nel 2003 per volontà dalla Presidenza della Società, ha il compito di raccogliere, conservare e valorizzare la documentazione storica relativa alla lunga vita della SAME e dei Marchi di proprietà del Gruppo. All’interno dell'Archivio Storico SAME sono conservate oltre 18.000 unità archivistiche organizzate in una ricca fototeca, una biblioteca specializzata con una sezione di Tesi di Laurea e di pubblicazioni sulla meccanizzazione agricola in Italia, la straordinaria documentazione tecnica (brevetti, libretti uso e manutenzione, manuali d'officina, cataloghi parti di ricambio, modelli in scala) e pubblicitaria (cataloghi, depliant, pubblicità a stampa, calendari, house organ, filmati, merchandising storico), la rassegna stampa e i bilanci relativi al Gruppo SAME DEUTZ-FAHR. L’Archivio trova collocazione a fianco del significativo Museo Storico SAME dedicato alla storia del trattore e della meccanizzazione agricola.
L'ARCHIVIO STORICO DEI DISEGNI TECNICI, costituito nel 2011, conserva circa 200.000 disegni tecnici meccanici (lucidi, radex, cianografie) realizzati a partire dal 1928 fino agli anni Ottanta del secolo scorso, riguardanti i marchi Same – Lamborghini. Il patrimonio comprende disegni relativi a gruppi progettuali, viste di motori e trattori, sezioni di gruppi e di motori completi e particolari con l’indicazione a volte di codici di parti per il montaggio o l’ordinazione di parti di ricambio, viste generali con le misure di ingombro e di carreggiata, schemi di foratura per l’attacco di attrezzi. I formati comprendono A0, A1, A2, A3, A4.
IL MUSEO STORICO SAME custodisce materiali di pregio, non di rado in unica copia, che testimoniano la storia della Società, ma è molto di più di un’esposizione di trattori: alcune tra le più importanti tappe della meccanizzazione agricola vi sono rappresentate attraverso prototipi e macchine di serie in perfetto stato di conservazione, materiale originale, testuale e iconografico. Il Museo SAME ospita in primo piano, naturalmente, i trattori. Il modello più significativo è una pietra miliare della meccanizzazione agricola: la trattrice Cassani 40 Cv del 1927. Al suo fianco il triciclo a petrolio del 1948, il Sametto 120 del 1957, il Puledro 35 del 1960 ed il Centauro 55 prodotto nel 1965. A rappresentare la storia del marchio DEUTZ-FAHR sono esposte alcune macchine tedesche come la trattrice Deutz MTZ 120 del 1929, modelli anteguerra come i Deutz F1M 414 (1936) e F22 (1939), oltre ad una mietitrebbia Fahr MDL del 1957. Non sono da meno gli eleganti trattori Huerlimann 1K 10 (anno 1930) e H 12 (primissimi anni Cinquanta, con alimentazione ad olio). Bellissimo l’agile cingolato Lamborghini DL 30 del 1957, il Lamborghini 1C del 1964 e lo slanciato DL del 1955 a due ruote motrici: macchine di spiccata personalità, contraddistinte da un’innata vocazione “sportiva” e da una studiata attenzione al design. Accanto alle macchine, tra le quali si distinguono anche i modelli più significativi della produzione recente, le attrezzature e i dispositivi tecnologici, sono in esposizione anche schede tecniche e materiale iconografico e documentario: manuali operativi, letteratura di vendita e supporti pubblicitari.




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IL MUSEO CIVICO DI TREVIGLIO




Attraverso il pregevole chiostro a loggiato trecentesco a due ordini si accede, al primo piano, al Museo Civico Ernesto e Teresa della Torre, adibito nello spazio della vecchia chiesa del monastero e realizzato grazie alla recente costruzione (1997-2000) di un ampio soppalco che, costituito da una struttura cassettonata in cemento armato gravante sulle murature perimetrali della navata unica della chiesa, ne occupa l'intero sviluppo sia in larghezza sia in lunghezza, prospettando con un'ampia vetrata sulla crocera. Il soffitto è a volta e la copertura a tetto semplice a capanna.

Il museo civico di Treviglio è situato all'interno dell'omonima biblioteca e conserva numero scritti dello scorso millennio documentando la storia del comune dalle sue origini fino ai giorni nostri. Tale Archivio Storico è consultabile previa richiesta e prenotazione.

Il museo è nato ufficialmente nel 1963 quando il comune di Treviglio ha dato attuazione alla volontà testamentaria del prof. Pier Luigi Della Torre, medico, neurochirurgo di fama europea, tra i pionieri della trapanazione cranica e personalità di rilievo nella storia di Treviglio nel XX secolo, fu ufficiale medico dell'8º Reggimento bersaglieri nella prima guerra mondiale, decorato Medaglia al Valor Militare sul fronte del Piave nel 1918 nella Battaglia del solstizio. Fu poi primo sindaco di Treviglio alla Liberazione e fino al 1946.

Con lascito testamentario del 30 aprile 1960 il Prof. Pier Luigi Della Torre aveva lasciato le sue raccolte al Comune di Treviglio perché fosse istituito un museo intitolato ai propri genitori, il papà prof. Ernesto, già direttore didattico delle Regie Scuole Pubbliche, e la mamma Teresa Pedrazzini in Della Torre, già insegnante nelle stesse. Nella collezione vi sono, tra le altre, opere di Rembrandt, Guercino, Correggio, Giambono. Il museo è stato inoltre arricchito con altri lasciti.
La costituzione di questo museo civico è legata ad alcune donazioni significative: in primis il lascito del fondo del pittore neoclassico Giovan Battista Dell'Era, (1765-1799), un artista di origine trevigliese, formatosi tra Bergamo, Milano e i Grigioni, che, trasferitosi a Roma, ebbe modo di inserirsi in un ambiente artistico internazionale, ricevendo commissioni dall'imperatrice di Russia, Caterina II, ed entrando in contatto con i migliori esponenti del neoclassicismo europeo.

Nel 1961 l'ex sinadaco neurochirurgo Pier Luigi Della Torre donò al Comune di Treviglio la propria collezione, con l'espressa volontà testamentaria di disporla in una costituenda Pinacoteca cittadina, da intitolarsi alla memoria dei genitori, Ernesto e Teresa Della Torre.

Da segnalare il gruppo dipinti del XV e XVI secolo, "Madonna col bambino" su tavola con fondo oro, "madonna in trono con Santi Rocco e Sebastiano" e la "Deposizione" attribuita al fiammingo maestro di dipinti stranieri tra Settecento (Bol, Greuze, Rembrandt, Reynolds); - una selezione di dipinti Ottocenteschi (Cremona, Faruffini, Mancini, Previati); - un gruppo di opere scultoree, di minature e di stampe di varie epoche.

Un'altra rilevante raccolta di ritratti ottocenteschi si riferisce alla collezione della famiglia del poeta Tommaso Grossi, una delle più ricche personalità culturali del Romanticismo italiano. Di questa fanno parte: i ritratti di Carlo Gerosa Da Canzo e Ludovico Pogliaghi. Altre sezioni del museo sono costituite da un interessante "corpus" dei reperti storico-archeologici locali dalle donazioni Cassani, Longaretti, e da opere provenienti dall'ex monastero di San Pietro, tra cui la Pala dell'Immacolata di Giovanni Stefano Montalto.

Nel dicembre del 2007 il museo si è arricchito di una sezione scientifica aprendo nel padiglione centrale dell'area mercato coperto, in piazza Cameroni, Explorazione. Come dice il motto: Un laboratorio interattivo permanente per capire la scienza giocando, si tratta di un'area destinata ai ragazzi dove possono materialmente compiere esperimenti di elettromagnetismo, ottica, acustica e altro per comprendere le leggi fisiche che governano l'universo.

Nel 2012 è stato aggiunto al museo Explorazione il pendolo di Foucault.

Il museo civico apre nel 2009 una sezione archeologica per esporre i numerosi reperti ritrovati sul territorio. L'esposizione, che raccoglie sia oggetti locali che statali di spettanza al museo, è suddivisa nelle tre sale: Protostoria, Storia Romana e Storia Medioevale.

I reperti sono corredati da una notevole mole di materiale didattico tra il quale spicca il plastico di Treviglio così come si presentava in epoca medioevale intorno all'anno 1000 cinta dal triplice fossato. L'opera è stata realizzata con la collaborazione del circolo modellistico il Caravaggio.

Tra i pezzi di maggiore interesse abbiamo una sepoltura celtica risalente al I secolo d.C. rinvenuta nel 1980, il tesoretto rinvenuto in via Verga di oltre cento monete di epoca Diocleziana e l'originale della Gatta, eterno pomo di discordia con la vicina città di Caravaggio.

Il museo presenta inoltre un laboratorio didattico.

Nel complesso del mercato un edificio è occupato stabilmente da un laboratorio scientifico composto da un laboratorio interattivo permanente che propone attività per i ragazzi per imparare la scienza divertendosi.

Il museo, diviso nelle 4 sezioni: storica, fisica, logico-matematica e multimediale, è studiato appositamente per proporre percorsi scientifici ai ragazzi anche se può essere molto interessante anche per gli adulti.
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Fondata nel 1861 la biblioteca è legata per più versi alla figura dell'abate e patriota del risorgimento Carlo Cameroni, che donò alla città natale il suo patrimonio librario di circa 4000 volumi.

Tra le successive acquisizioni più importanti ci furono quelle dei monasteri soppressi (dalle Eremitane di Sant'Agostino, del convento della santissima Annunciata, dei minori riformati, del convento dei padri Cappuccini), ed i manoscritti dell'abate Gian Battisti Crippa.  

Altri illustri personaggi di Treviglio come Andrea Verga, Giacomo Sangalli, Giuseppe Grossi e Agostino Cameroni donarono libri e documenti alla bibiloteca comunale.

Il patrimonio librario consta oggi di circa 75000 libri di cui 8000 circa del fondo ragazzi e 10000 del nucleo antico. Conserva inoltre l'archivio storico comunale ed altri archivi minori.



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IL TEATRO FILODRAMMATICI A TREVIGLIO



Il teatro dei Filodrammatici di Treviglio, secondo teatro della provincia, fu inaugurato nel 1095, 290 posti ed è di proprietà della Parrocchia San Martino.

Nello stesso anno dell'inaugurazione ci fu la nascita della compagnia teatrale drammatica del Circolo di San Luigi.

Con l'avvicinarsi della prima guerra mondiale il teatro con le contigue strutture del chiostro vengono adibite ad ospedale militare e poi sede dell'industria Face di Milano.

Nel 1940 nasce la compagnia di prosa, ma a causa della seconda guerra mondiale il teatro viene nuovamente convertito in ospedale e bisognerà attendere il 1945 perché l'attività teatrale riprenda con la neonata compagnia stabile. Con il secondo dopoguerra gli interni vengono completamente rinnovati, l'ingresso viene dotato di guardaroba e specchiere, anche se tutte le attenzioni si concentrano sulla sala, la quale, dopo la rimozione di alcuni elementi antiestetici, può essere ammirata in tutta la sua grandezza. Il gradevole colore rosa tenue delle pareti dà alla sala l'aspetto di una bomboniera. Il palcoscenico è stato allungato, la galleria ed il corridoio di accesso sono stati ampliati, mentre il boccascena è fiancheggiato da gradevoli decorazioni e da coppie di colonne dorate.

Nel dicembre del 1987 con la creazione dell'associazione senza fini di lucro teatro Filodrammatici, il teatro viene ristrutturato dall'architetto Duccio Bencetti. I lavori durano due anni e vengono stanziati un miliardo e mezzo di lire per ridare al teatro per migliorare l'aspetto di inizio secolo.

Il teatro conta ora 290 posti a sedere, di cui 216 in platea e 74 in galleria. Propone spettacoli teatrali settimanali e tra i generi teatrali in cui si è specializzato nel corso degli anni abbiamo le tragedie e il teatro dialettale.

Il teatro Filodrammatici è l'unico teatro pubblico della città, dopo la demolizione del teatro Sociale nel 1964, per lasciare il posto all'UPIM, i cui spazi restano ora in gran parte in disuso. Ancora oggi, infatti, la via secondaria posta dietro all'ex-Upim è denominata vicolo del teatro benché questo non ci sia più da parecchi decenni.

Il teatro Filodrammatici si trova nel piazzale del Santuario nell'angolo nord-occidentale. Progettato già nel 1898 da Carlo Badolini, è stato realizzato ad inizio novecento in stile liberty e inaugurato il 15 luglio 1905.




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VISITANDO TREVIGLIO

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Nonostante Treviglio faccia parte della media pianura padana,il suo territorio  presenta dei dislivelli di 15 metri vicino all'Adda. Tali dislivelli sono dovuti alla presenza di un terrazzamento morfologico denominato costa trevigliese.

Il nucleo centrale della città sorge a 125 metri sul livello del mare, anche se l'altitudine varia di ben 35 metri, diminuendo progressivamente nel passaggio dalla zona nord-est alla zona sud-ovest.

Il terreno di Treviglio è d'origine alluvionale, e presenta strati composti principalmente da ghiaia, sabbia e più in profondità anche da arenaria. Dopo il primo strato d'origine alluvionale, il terreno presenta poi strati d'origine quaternaria marina, Pliocene, Langhiano, Aquitaniano ed infine Olocene.

La parte occidentale del territorio comunale è attraversata da un terrazzo morfologico denominato costa trevigliese che suddivide così il comune in due zone morfologicamente differenti: quella orientale in cui si trova il centro abitato, gran parte della Geromina, e la totalità di Battaglie e di Castel Cerreto risale al Pleistocene, mentre una limitata porzione occidentale, comprendente la cascina di Pezzoli e il laghetto Treviza risale all'Olocene.
Treviglio, pur trovandosi a pochi chilometri dall'Adda, non viene lambita da alcun fiume dato che il territorio comunale di Cassano d'Adda si estende, con le frazioni di Cascate, Cascine San Pietro e Taranta, anche sull'altra sponda. Tuttavia in epoca remota, essendo l'Adda più ampio e formando il cosiddetto lago Gerundo la parte più occidentale del comune fosse sommersa, trovandosi al di là della costa, terrazzamento morfologico evidente tutt'oggi.
Il suo territorio è però attraversato da molteplici fossi di cui uno, derivato dal fiume Brembo, lambisce il centro storico, passando per via Cavallotti, attraverso la roggia mulina che dall'epoca medievale portava l'acqua nel fossato del borgo, oggi posto sotto la circonvallazione. Come mostrato dai plastici di differenti epoche storiche posti nel museo civico, il fossato era prima articolato in tre piccoli canali, poi riuniti in uno unico. La copertura del fossato, iniziata nel XIX secolo fu completata nella prima metà del XX secolo.

Per questi motivi, dal punto di vista idrogeologico, pur non presentando gravi segni di dissesto, è in parte a rischio in caso d'alluvione. Tale rischio è maggiore nella zona superiore del territorio comunale data la presenza del fosso bergamasco, e di un grosso fosso da esso derivato.

Va inoltre segnalata la presenza di quattro pozzi per acqua di cui tre situati in prossimità del centro storico e profondi 132,5, 67 e 76 metri. Un altro si trova vicino alla frazione di Castel Cerreto della profondità di 48 metri. Vi sono inoltre nella parte nord del territorio comunale due pozzi per la ricerca di idrocarburi, profondi 850 e 1009,5 metri.

Vi sono inoltre due cave la prima è posta nelle vicinanze della strada che conduce a Badalasco e la seconda è situata vicino alla strada per Casirate d'Adda. Cave come queste in passato sono state trasformate in laghi; il miglior esempio è il laghetto Treviza posto nei pressi del Roccolo. Tra gli altri laghi artificiali avevamo in passato l'attuale cava della Vailata, divenuta tale a causa di fenomeni di erosione.

La basilica di San Martino fu edificata nel 1008 dove sorgeva la chiesa preromanica dell'Assunta, e subì diversi interventi di ampliamento nel corso dei secoli. Nel 1482 venne ampliata e rimodellata secondo i dettami dello stile gotico lombardo; nel 1500 fu impreziosita da alcune opere di Gian Paolo Cavagna. L'attuale facciata di stile barocco, realizzata dall'architetto Giovanni Ruggeri, risale al 1740.

L'interno dell'edificio di culto, a tre navate e con 5 cappelle laterali, ospita affreschi e tele di Nicola Moietta, dei fratelli Galliari, di Gian Paolo Cavagna, di Camillo Procaccini, dei Danedi de' Montalti, del Molinari e del Manetta. L'opera più celebre è tuttavia il polittico di San Martino di Bernardo Zenale e Bernardino Butinone, risalente al 1485 e considerato uno dei maggiori capolavori del Quattrocento lombardo.

La chiesa di San Carlo, in via Zanovello, nelle immediate adiacenze dell'istituto salesiano, fu edificata nel corso del XVII secolo in un terreno allora noto come Gemone, ove era situato il principale cimitero degli appestati del 1630, per volere di Giuseppe Locatelli; nel 1668 fu ampliata grazie all'apertura di una cappella intitolata a San Francesco Saverio. Nel corso del XIX secolo l'edificio venne nuovamente rimaneggiato, sia nella facciata che nei suoi interni che nel campanile di cui fu dotato.

La chiesa ospita la Maria Rossa, precedentemente custodita nell'ex chiesa del convento dei Cappuccini. Nella navata centrale sono inoltre custodite due tele di Giacomo Manetta, la Via Crucis del Nani, le vetrate del Carminati e l'Ausiliatrice di Trento Longaretti.

Recentemente è stata portata alla luce la chiesa di San Maurizio, inglobata a partire dall'ottocento in una cascina. Questa chiesa, assieme a quelle di San Zeno e Sant'Eutropio è una delle chiese più antiche del paese dal momento che sorgevano dove in epoca romana si trovavano le tre ville che nell'Alto medioevo diedero origine al borgo. Alla chiesa di San Maurizio in particolare corrisponde il villaggio di Portoli, di origine longobarda.

La chiesa è posta tra le zone industriali PIP 1 e 2, immersa in un campo e isolata da altre costruzioni, ma a fianco del sovrappassaggio del PIP e della linea ferroviaria Milano-Venezia. In questi luoghi una volta sorgeva la villa romana di Portoli. Proprio per questo motivo sono stati qui rinvenuti alcuni reperti archeologici.

Lo storico Emanuele Lodi indica come data di fondazione il 725; la struttura è, a seguito di alcuni rifacimenti risalenti al XVII secolo, barocca.

La chiesa di San Rocco posta in piazza insurrezione è dedicata la culto dell'omonimo santo, che è particolarmente diffuso in tutta la bassa bergamasca. Il santo, a causa delle sue vicissitudini, era in passato invocato contro la peste. Questa chiesa risalirebbe come gran parte delle chiese dedicate a San Rocco al 1630.

La chiesa di San Zeno è una chiesa situata in via Camillo Terni, verso la strada che conduce a Brignano e a poca distanza dalla circonvallazione interna. Piccola e moderna dato che nacque negli anni settanta dopo che la zona circostante fu edificata per occupare un nuovo quartiere. La cascina adiacente subì una ristrutturazione divenendo l'oratorio omonimo.

Presenta un solo piano ed è circondata da voluminosi ulivi piantati in aiuole di mattoni scuri. I mattoni dell'edificio sono a vista e contrapposti ad un muro bianco. La luce entra nell'edificio in più punti attraverso le variopinte vetrate, realizzate da Tito Toneguzzo e dai suoi figli a partire dai bozzetti di Trento Longaretti, che rappresentano le principali scene bibliche. La forma dell'edificio è piuttosto originale e presenta un porticato sulla parte anteriore.

Il cimitero comunale è situato nella zona orientale del territorio comunale, in via Abate Crippa. Ha una forma pressoché rettangolare, sviluppata lungo la direzione est-ovest; l'ingresso si trova sul lato meridionale, mentre una cappella mortuaria semicircolare dedicata ai caduti sorge sul lato settentrionale.

Il cimitero presenta, oltre alle classiche tombe e colombari, anche degli esempi di arte funeraria liberty quali le cappelle di alcune famiglie e le sculture che adornano determinate tombe.

Tra le tombe celebri abbiamo quelle di Giacinto Facchetti e Ambrogio Portaluppi.

Il Santuario della Madonna delle Lacrime venne aperto al culto il 19 giugno 1619, quando l'immagine della Madonna delle lacrime fu traslata dal monastero delle Agostiniane, ove aveva avuto luogo il miracolo, all'altare maggiore, opera del noto architetto caravaggino Fabio Mangone. Sotto l'immagine sono tuttora conservati la spada e l'elmo del visconte di Lautrec. All'interno, il Santuario ospita affreschi e tele del Molinari, dei fratelli Galliari, del Cresseri, del Montalti e di Bernardino Butinone.
A Treviglio troviamo altre chiese:
Cappella del Miracolo faceva parte fino al 1900 del convento delle monache Agostiniane;
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù chiesa delle Battaglie;
Chiesa di San Francesco chiesa principale del quartiere ovest realizzata negli anni ottanta;
Chiesa di San Girolamo e San Francesco chiesa di Castel Cerreto;
Chiesa di San Giuseppe racchiusa nel complesso delle orfanelle di via Casnida;
Chiesa di San Pietro chiesa parrocchiale della zona nord;
Chiesa di San Zeno chiesa parrocchiale posta a nordest del centro storico, omonima dell'antica chiesa che si trovava nella medesima area;
Chiesa di Santa Maria Annunciata chiesa parrocchiale del conventino;
Chiesa di Santa Maria Bambina chiesa del Collegio degli Angeli;
Chiesa di Santa Marta chiesa diroccata della zona nord;
Chiesa del Santo Nome di Maria chiesa parrocchiale della Geromina;
Chiesa del Santissimo Redentore;
Chiesa della Trasfigurazione;
Chiesetta della Madonna degli Alpini chiesa situata nel parco del roccolo.

Il Bar Milano, sito in piazza Manara, è il caffè storico cittadino. Fondato nel 1896 conserva ancora gli arredi originali d'inizio secolo e un bancone in stile liberty.

La "casa della piazza", o "ospizio dei pellegrini", è un edificio che si affaccia su piazza Manara, posto tra la basilica ed il municipio, sulla cui facciata si notano stemmi e segni di antiche aperture con cornici in cotto. La casa della piazza prende il nome da Simone della Piazza, che qui abitava nel XVI secolo e morendo senza eredi nel 1529, volle che la sua casa fosse adibita a ospizio dei pellegrini.

La Casa Bacchetta è posta sul lato sud della via, presenta un cortile affrescato dai fratelli Galliari che ha mantenuto pressoché inalterata la sua fisionomia originaria.

Casa Semenza presenta la facciata dipinta e degli affreschi nelle sale interne.

Palazzo Galliari,posto di fronte al Santuario della Beata Vergine delle Lacrime, ospitò i fratelli Galliari e diede in seguito il nome a tutta la via che ad essi risultò intitolata. Il palazzo, recentemente ristrutturato, anche in seguito al crollo di un edificio adiacente, presenta un portale in pietra e un ampio androne dipinto. Il cortile interno è dotato di una fontana, e le sale del palazzo, che è posto su due piani, sono affrescate.

Il Palazzo Silva è il più pregevole tra i palazzi di via Galliari, sia per l'architettura che per gli affreschi presenti nelle sale interne. Realizzato nel corso del XIV secolo e originariamente appartenuto alla famiglia dei Donati, è oggi sede della Proloco Treviglio e dell'ufficio per le informazioni turistiche della Gera d'Adda.

All'ingresso è posto un portone in stile barocco che conduce ad un ampio cortile circondato da un portico al piano terra e da una loggia di colonne al primo piano.

Le sale interne presentano grandi camini con decorazioni in stucco, soffitti a cassettoni lignei, i quali presentano tracce di dipinti policromi risalenti al XVII secolo. Tra le sale interne degno di nota è sicuramente il salone centrale, posto al piano terra, che presenta decorazioni ed affreschi a carattere mitologico ed allegorico sul soffitto. Tra le altre sale ne abbiamo in particolare due, poste al primo piano nell'ala ovest del palazzo che presentano pareti interamente affrescate. I temi dei dipinti sono però in questo caso a carattere sacro (con storie dell'antico e Nuovo Testamento) e simboli allegorici (alludenti alla Virtù e alle Arti liberali). Questi ultimi sono posti sul soffitto ligneo di pregiata fattura.

In passato dotata di una chiesa posta sul retro (in via Sant'Agostino) e intitolata a San Cristoforo, risulta ora prevalentemente barocco secondo le volontà della famiglia Donati che lo fece restaurare ed abbellire nel XVII secolo.

A Treviglio via Libertà è interamente concepita come quartiere di case giardino: le case siano esse ville o appartamenti presentano ampi spazi verdi. Entrambe le tipologie di edifici sono ben illuminati e sembrano fondersi col paesaggio circostante. Le case, pur essendo realizzate sul finire degli anni venti si sviluppano in verticale piuttosto che in orizzontale per lasciare spazio ai giardini. All'inizio della via vi è inoltre un parco pubblico con strade tortuose che lo attraversano.

La parte superiore di via Portaluppi è occupata dalle case operaie, che si alzano per due piani ed hanno sul retro degli orti che servivano per tenere occupati gli operai-contadini ed arginare vizi e piaghe sociali quali l'alcolismo.La via in cui si trovano è dedicata a monsignor Ambrogio Portaluppi che con la futura cassa rurale fece realizzare anche qui opere pubbliche in linea con la Rerum Novarum. Sul retro delle case operaie vi è inoltre la cascina del santissimo. Che fu realizzata anch'essa all'inizio del XX secolo.

Il nucleo principale dell'attuale palazzo municipale, già menzionato in documenti del 1269 come pallatium novum communitatis, fu terminato nel 1300. Inizialmente caratterizzato da una parlera ed alto solamente due piani, il palazzo venne interamente ristrutturato nel 1582.

Nel 1700 l'edificio fu unito all'adiacente chiesa di San Giuseppe, edificata dall'omonima confraternita nel 1509; l'elegante porticato dell'edificio sacro fu mantenuto. Il palazzo venne alzato di un piano nel 1873. Successivamente ha subito alcuni restauri specie dopo il secondo dopoguerra anche, se non è stato modificato strutturalmente.

Ancora oggi restano tracce della chiesa della confraternita e in particolare della cupola che ha conservato gli affreschi originari.

Le mura costruite durante la dominazione veneta sono state abbattute, a partire proprio dalla porzione davanti alla biblioteca, tra il XIX e il XX secolo con lo sviluppo della città, anche se hanno caratterizzato l'impianto urbanistico del centro storico cittadino. Delle mura del borgo resta visibile solo il dislivello nei pressi del santuario.

A Treviglio era presente inoltre un distretto militare, situato nell'odierno viale delle forze armate, che oggi è sede del centro diurno per gli anziani e dei servizi sociali. La pianta del cortile è tuttavia riconoscibile.

L'esempio più significativo resta tuttavia la centuriazione romana che ha caratterizzato la pianta della città.

Il fosso che lambisce il centro storico portava una volta l'acqua al fossato del borgo, oggi interrato al di sotto della circonvallazione interna.

La sede del museo è stata Monastero di monache benedettine sorto intorno ad una chiesa di S. Pietro costruita nel 1037. Nel 1499 divenne convento delle Clarisse. Dalla fine del sec. XVIII fino ai nostri giorni ospitó l'Ospedale di S. Maria.

Il campanile di Treviglio è un campanile in stile gotico lombardo prospiciente la basilica di San Martino sul lato nordovest, chiesa principale della città. Con i suoi 65 metri d'altezza, è il simbolo per eccellenza dell'intera città e rappresenta un punto di riferimento costante, visibile a chilometri di distanza.

Il campanile di Treviglio è uno squisito esempio di gotico lombardo sormontato da una caratteristica cuspide a forma conica. Per i lati est ed ovest dall'alto verso il basso presenta una quadrifora dalla quale sono visibili le campane, due monofore, il quadrante dell'orologio e una bifora con arco a sesto acuto; mentre per i lati nord e sud non presenta alcuna bifora. È inoltre impreziosito da numerose decorazioni in cotto che evidenziano i piani dell'edificio all'esterno, e da alcuni ordini di cornici ad archetti incrociati e a dente di sega.

Molte delle aperture originarie sono state murate per ricavare la piattaforma della scalinata interna, disposta lungo i quattro lati. Tuttavia i segni dei continui rimaneggiamenti dovuti anche al lungo iter costruttivo sono ancora visibili oggi.

Il campanile è anche denominato maggiore per distinguerlo dal campanile secondario situato sul lato est della basilica.

Incerta la data di costruzione dell'edificio (probabilmente risalente al XII-XIII secolo) che aveva funzione di alta torre d'osservazione del borgo, che permettesse di vedere a chilometri di distanza i nemici. Solo con i lavori di restauro ed ampliamento della basilica di San Martino (XVI-XVII secolo) fu attaccato ad essa. In passato la parte centrale del campanile era affrescata da pitture variopinte e multicolori oggi conservate nella chiesa del miracolo. Nel 1509 fu danneggiato dalle cannoni dei veneti che assediavano la città.
La struttura tuttavia si è preservata nel corso dei 10 secoli ed è stata trovata in buono stato; le scale sono pericolanti e in cima non esiste alcun sistema di protezione per impedire alle persone di sporgersi troppo..

Il 30 agosto 2008 le Poste italiane, in occasione del millenario, hanno emesso un francobollo, che raffigura il campanile, e un annullo postale.

Il francobollo, del valore € 0,60, appartiene alla serie tematica Il patrimonio artistico e culturale italiano e raffigura il campanile di Treviglio annesso alla basilica di San Martino e Santa Maria Assunta su bozzetto dell'incisore Antonio Saliola. Completano il francobollo la legenda "CAMPANILE DI TREVIGLIO" e la scritta "ITALIA".

La piazza è nota anche per la presenza della Gatta, un bassorilievo in pietra di piccole dimensioni in origine cippo di confine. Il bassorilievo raffigura un cavallo, noto in dialetto bergamasco come gatèl, da cui il nome.
L'opera fu a lungo oggetto di contenziosi con la vicina città di Caravaggio, giacché era stata rinvenuta lungo il confine tra i due paesi nel 1393. Da questa data risale la rivalità tra le due città che s'inasprì al punto che persino San Bernardino da Siena intervenne predicando la pace tra i due contendenti.
La Gatta tuttavia rimase motivo d'orgoglio Trevigliese al punto che l'originale, murata per alcuni secoli in un vicolo di Via Messaggi, è conservata presso il museo civico e sulla facciata del palazzo antistante la basilica è esposta una copia.
Essa, scambiata per l'originale fu oggetto di un'azione goliardica nel 1953 da parte dei caravaggini che la trafugarono. I trevigliesi se la ripresero dopo un bombardamento aereo di caramelle, rotoli di carta igienica e galline appese al paracadute fra l'allegria di entrambe le parti.
L'ostilità tra Purselì caravaggini e Biligòt trevigliesi prosegue ancora e nel XXI secolo ha preso la forma di scontro bocciofilo nel centro sportivo di Caravaggio.
Piazza Manara è la piazza centrale della città dedicata al patriota milanese Luciano Manara che in un edificio posto di fronte alla piazza soggiornò. Su di essa si affacciano la basilica di San Martino e il palazzo comunale. Sul lato sud occidentale essa è prospiciente a piazza Garibaldi di maggiori dimensioni e di forma allungata.

L'intitolazione della piazza a Manara risale però alla metà del XIX secolo, prima la piazza era intitolata a San Martino e nel periodo medievale antecedente la costruzione dell'omonima basilica, era denominata semplicemente Piazza della Comunità.

Piazza Manara ha una forma a L e in essa confluiscono le quattro vie che conducono alle quattro porte storiche della città: via Roma, via Fratelli Galliari, via Verga e via San Martino. Tra le altre vie laterali abbiamo vicolo Teatro e via Municipio.

La prima è una via chiusa una volta situata sul retro del teatro sociale; la seconda è una via che costeggia per quasi metà del suo percorso il municipio, accanto a questa strada sorge inoltre la casa gotica, antica casa costruita intorno al 1300 con sassi presi dal greto del fiume Adda dalla caratteristica forma levigata e rotonda.

Il piazzale ospita uno dei tre obelischi eretti in città in memoria delle vittime della peste del 1630, precedentemente ubicato in fondo alla roggia Mulina di via Felice Cavallotti.

È inoltre sede del teatro Filodrammatici, dalla caratteristica architettura in stile liberty, del convento delle Figlie della Chiesa e della parte restante del monastero delle Agostiniane, risalente all'XI secolo, nella cui chiesa, il 28 febbraio 1522, si svolse secondo la tradizione cattolica il miracolo della lacrimazione della Madonna.

Il monastero delle Agostiniane non ospita più alcuna ordine religioso dal momento che l'ordine fu soppresso con l'arrivo dei rivoluzionari napoleonici ed il portico di collegamento col santuario, oltre che alla chiesa dell'Ecce Homo, sono stati rimossi agli inizi del XX secolo, durante l'ampliamento del santuario col quale nacque lo stesso piazzale.

Numerose erano anche le edicole sacre, che costituivano un vero e proprio luogo di culto e che vantano antiche tradizioni. La loro importanza nel passato era dovuta anche al fatto di essere considerate un punto di riferimento per indicare zone e vie di Treviglio, quando ancora non esisteva la toponomastica cittadina.

In corrispondenza con l'incrocio tra via Municipio e via Sant'Agostino, è collocata una santella raffigurante la Madonna del Latte, opera di Giacomo Manetta. Secondo la tradizione popolare, anticamente le puerpere accorrevano presso la santella per invocare latte abbondante per i loro neonati e da questa usanza è poi venuto il nome. A partire dal 1987 il dipinto originale, su tela, è stato rimosso per motivi di sicurezza, e sostituito da una fedele riproduzione.

Tra i principali siti archeologici abbiamo il campo che circonda la chiesa di San Maurizio dove sono stati trovati numerosi reperti archeologici. Nella vicina ferrovia sono stati rinvenuti alcuni ordigni bellici.

Anche nel centro storico tuttavia risultano rinvenuti alcuni reperti e in particolare alla base della basilica di San Martino.

In via Verga furono rinvenuti alcuni reperti risalenti all'epoca diocleziana tra cui un'anfora contenente 30 chili di monete. Tali monete furono molto probabilmente nascoste sotto terra per sottrarle al fisco a seguito dell'inasprimento fiscale voluto dall'imperatore stesso.

Altri reperti sono stati rinvenuti nei campi intorno alla città e in particolare in prossimità delle frazioni di Castel Cerreto e Pezzoli e delle cascine Pelizza e San Zeno.

Il parco del Roccolo è un giardino naturale di circa 45.000 m². situato nella zona sud-ovest di Treviglio, lungo via del Bosco, dedicato ad attività ricreative, sportive, e occasionalmente alle celebrazioni liturgiche. È possibile inoltre effettuare visite didattico-naturalistiche d'estate.

Il parco ospita numerose specie di alberi, una roggia attraversata in più punti da una serie di ponticelli che sgorga dal fontanile per poi scorrere ai piedi della pittoresca chiesetta della Madonna degli Alpini, aperta saltuariamente ed utilizzata solo per le celebrazioni liturgiche più importanti.

L'area è gestita dal gruppo alpini di Treviglio insieme alla Associazione Amici del Parco del Roccolo, che hanno provvisto alla piantumazione di piante che possano divenire richiamo per la fauna avicola mediante la creazione di nidi artificiali. Tali piante andranno a ricoprire le porzioni di parco ancora scoperte, in quanto acquisite dai campi confinanti.

Il parco della Gera d'Adda è un parco locale d'interesse sovracomunale in corso d'istituzione che si estende in una porzione nord ovest del comune estendendosi successivamente nei comuni limitrofi di Arcene, Canonica d'Adda, Casirate d'Adda, Ciserano, Fara Gera d'Adda e Pontirolo Nuovo.

Ha la sua sede nel vicino comune di Fara Gera d'Adda e secondo le intenzioni coprirà un'area di 3001 acri in prossimità del terrazzamento morfologico della Gera d'Adda.

Il dialetto trevigliese appartiene al gruppo dei dialetti della Lombardia Orientale od Orobici. Si distingue leggermente dal dialetto di Bergamo città e da quelli delle Valli Bergamasche.

Il dialetto trevigliese presenta suoni più dolci, rispetto al bergamasco dei territori a nord della provincia, dato che risulta più influenzato dai dialetti circostanti, tipo il cremasco e soprattutto dal milanese.

I suoni infatti sono meno aspirati rispetto a dialetti parlati anche in zone vicine dove viene aspirata la "s" (per esempio a Cologno al Serio) e tendono a sostituire l'acca (h) con la esse (s) in termini come sura (sopra), hura.

Retaggio del proprio passato milanese sono i molti termini di chiara origine meneghina, come: cardiga (sedia), furcheta (forchetta), cicinì (un pochino).

Usanza tipica del dialetto trevigliese è quella di troncare le parole: prestinèr (panettiere), falegnamèr (falegname), sindèch (sindaco), francès (francese), inglès (inglese). Nel caso dei vocaboli riguardanti i lavori è frequente l'utilizzo di -èr alla fine.

La numerazione, ad eccezione del numero "uno", è quella milanese.

La religione maggiormente praticata a Treviglio è il cattolicesimo. Il comune, pur essendo nella provincia di Bergamo, fa parte dell'arcidiocesi di Milano, ed in particolare alla VI zona pastorale. Treviglio è sede decanale ed è dotata di un prevosto e decano.

Nonostante l'appartenenza all'arcidiocesi milanese, Treviglio non ha mai adottato il rito ambrosiano e conserva, fatto assai raro nella diocesi, il rito romano. Nel corso dei secoli questa è stata una delle principali diatribe tra alti prelati di Milano, tra i quali Carlo Borromeo, e clero trevigliese che, sostenendo la popolazione locale, ha fatto sì che fosse mantenuto quello romano.

Tra i principali culti praticati vi è quello della Madonna delle Lacrime e quello di san Martino di Tours, patrono della città. Altri culti importanti praticati in città, oltre a quelli cui è dedicata una parrocchia, sono: sant'Agnese, sant'Agostino, santa Bartolomea Capitanio, san Bernardino, san Carlo Borromeo, sant'Eutropio, san Giovanni Bosco, santa Lucia, san Luigi, san Maurizio, san Michele, san Rocco e santa Vincenza Gerosa.

Le altre religioni praticate oltre al cattolicesimo sono quella islamica, il cui luogo di culto è situato nelle vicinanze della stazione centrale, il geovismo, che si avvale di una Sala del Regno pure prossima alla stazione, e Scientology.

L'ospedale Treviglio-Caravaggio, realizzato nel 1971 dai comuni di Treviglio e di Caravaggio dopo la chiusura di due nosocomi, è il più grande ospedale della zona, anche se non presenta servizi sanitari avanzati quali ad esempio la cardiochirurgia. La struttura, ampliata agli inizi del XXI secolo, si sviluppa su 10 piani ed è dotata di una pista d'atterraggio per elicotteri, di un parco interno e di un ampio parcheggio. Dal 1º gennaio 1998 è a capo di un insieme di ospedali locali, tra i quali abbiamo: l'ospedale di Santissima Trinità di Romano di Lombardia, l'ospedale di Calcinate e quello di San Giovanni Bianco.

La città ospita una sezione distaccata del tribunale di Bergamo, che ha giurisdizione su 41 comuni, per una popolazione di circa 200.000 abitanti. La sede del tribunale, in piazza Insurrezione, è di proprietà comunale; data l'inadeguatezza della struttura il Comune sta valutando da tempo l'opportunità di costruire una nuova sede.

A Treviglio vi è anche un ufficio del giudice di pace.

L'associazione locale dei volontari della protezione civile, attiva dal 1982, che si occupa di tutta l'area della Gera d'Adda. Oltre alle attività di formazione, conduce un'opera e di monitoraggio e intervento soprattutto per rischi di tipo industriale e tecnologico. Ha operato anche nelle missioni umanitarie in Bosnia ed Erzegovina e in Kosovo e in occasione dei terremoti dell'Irpinia, dell'Umbria e dell'Abruzzo e dell'alluvione che ha colpito il Piemonte nel 1994.

Treviglio è dotata di un sistema coordinato di biblioteche formato da una biblioteca centrale e da 4 biblioteche periferiche ad essa coordinate situate in zona Ovest, Nord e nelle frazioni Geromina e Castel Cerreto. La medesima tessera personale consente di chiedere il prestito di libri ubicati indifferentemente in una delle quattro biblioteche.

Inoltre il sistema bibliotecario trevigliese rientra nel Sistema Bibliotecario Integrato della Bassa Pianura Bergamasca e risulta perciò integrato con 31 comuni.

La biblioteca centrale fu fondata nel 1861 a seguito della donazione di 4.000 volumi da parte di Carlo Cameroni. Successivamente il numero di volumi crebbe con donazioni da parte di Gian Battisti Crippa, Andrea Verga, Giacomo Sangalli, Giuseppe Grossi e Agostino Cameroni. Oggi conta 75.000 libri tra i quali 10.000 del nucleo storico conservati in archivio.

Tra le principali organizzazioni che effettuano ricerche in campo tecnologico e in particolare nell'ambito meccanico abbiamo la SAME che nella seconda metà del secolo scorso ha introdotto innumerevoli innovazioni nel campo della meccanica.

L'ospedale cittadino punta molto sulla ricerca medica ed è all'avanguardia da questo punto di vista anche se sperimenta al contempo forme innovative d'organizzazione aziendale.

L'organismo più attento alla ricerca umanistica è la biblioteca cittadina che ha accumulato nel corso degli anni un numero rilevante di volumi e promuove attività culturali sul territorio. Altro ente di particolare rilevanza in tale ambito di è il centro di studi storici della Gera d'Adda che ha qui la sua sede.

A partire dall'anno accademico 2004-2005 Treviglio è divenuta sede di un corso di laurea triennale in Economia e Amministrazione delle imprese, tenuto presso la sede della Cassa rurale ed artigiana che, assieme al comune e all'Università di Bergamo, ha finanziato tale progetto. È da quest'ultima che essa fa capo e dipende per ogni aspetto amministrativo, didattico e formativo, anche se l'aspetto immobiliare è curato dalla Cassa rurale.

L'accordo tra i tre istituti è basato su convenzioni di carattere pluriennale e persegue l'ampliamento progressivo dell'offerta formativa della facoltà. I primi cinque anni accademici hanno visto l'iscrizione di poco più di 400 studenti e nel corso del 2007 ci sono stati i primi laureati del corso. Nel corso del 2008, con la dismissione degli impianti della Baslini, si è proposto di realizzare un campus universitario. A settembre 2013 i corsi non sono ripartiti e l'università è stata chiusa.

È attivo inoltre, da più tempo rispetto al corso di economia, presso l'ospedale cittadino un corso di laurea in assistenza infermieristica tenuto dall'Università di Pavia.

La costituzione del museo civico è frutto di due donazioni significative di opere d'arte da parte di Giovan Battista Dell'Era e nel 1961, del professore Pier Luigi Della Torre, che volle con la sua volontà testamentaria costituire una pinacoteca civica. A essi sono intitolate due diverse vie del centro storico.

Il museo include principalmente dipinti, opere scultoree e stampe di varie epoche ed è intitolato ai genitori di Pier Luigi Della Torre: il padre Ernesto e la madre Teresa Pedrazzini. Altre donazioni importanti sono state fatte da Trento Longaretti, Luigi Cassani e Tommaso Grossi. Una parte delle opere proviene dall'ex monastero di San Pietro.

Il museo dispone anche di una sezione archeologica e una scientifica.

Il museo storico del gruppo SAME Deutz-Fahr (SDF) rappresenta, attraverso materiale testuale e fotografico, alcune tra le più importanti tappe della storia della meccanizzazione agricola illustrando le innovazioni introdotte dai 4 maggiori marchi del gruppo SDF. Il museo è situato all'interno dello stabilimento, ma è aperto sia ai visitatori che ai dipendenti.

È articolato in tre diverse sezioni. La prima si occupa dei trattori analizzando l'evoluzione nel corso del secondo dopoguerra, la seconda più tecnica si occupa dei propulsori, dei dispositivi e dei sistemi che hanno consentito tale sviluppo nel corso degli anni e la terza si occupa degli annunci pubblicitari che consentono di ripercorrere l'attività promozionale del gruppo e le principali campagne pubblicitarie.

La pinacoteca mette a disposizione di comuni ed enti locali, pubblici e privati, ove opera la Cassa Rurale e la sua fondazione, il suo patrimonio artistico. Tra i quadri della pinacoteca ne abbiamo molti di pittori trevigliesi di secoli diversi. La richiesta per l'esposizione deve essere fatta all'Ufficio Patrimonio Artistico e Culturale della Cassa Rurale, impegnandosi a rispettare il regolamento.

Treviglio.tv  è la prima webtv della Città di Treviglio. Nata nel 2010 è stata fondata da Emilio Zanenga e Pierbruno Cortesi. Unica testata di informazione multimediale sulla cittadina creata usando nuove tecnologie opensource dopo la sperimentazione della fase beta riprende le trasmissioni in rete nel gennaio 2012.

A Treviglio è nata il 6 novembre 1976 Radio Zeta, per volontà di Angelo Zibetti. Il palinsesto dell'emittente radiofonica è costituito principalmente da programmi d'intrattenimento musicale e da programmi d'attualità. La radio, tuttavia, è da molti anni che si è trasferita a Caravaggio.

La radio trasmette in FM in doppia frequenza ed è ascoltabile in quasi tutte le regioni dell'Italia settentrionale, ad eccezione del Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia, oltre che in Toscana.

Nel 1988, inoltre, nasce Discoradio, una radio indirizzata ai giovani e orientata verso la musica disco e house; dove trasmetteva nei locali sovrastanti la discoteca Studio Zeta situata nel comune limitrofo di Caravaggio sulla statale Treviglio-Caravaggio. In passato la radio era situata nella zona PIP 1.

Successivamente, in seguito alla cessione di Zibetti al gruppo RDS, nel 2006 la sede della radio fu trasferita a Milano.

A Treviglio è stata girata la scena milanese, ambientata presso i navigli del film L'albero degli zoccoli diretto da Ermanno Olmi nel 1978, vincitore della Palma d'oro al 31º Festival di Cannes, che però è ambientato nella cittadina via cavallotti, milanesizzata per l'occasione con l'aggiunta di insegne di negozi.

I principali artisti trevigliesi si sono sempre occupati di pittura (Zenale e Butinone, Dell'Era, Longaretti e Mombrini) e scultura (Mombrini). I principali stili che hanno influenzato l'arte cittadina sono il neogotico lombardo e il liberty.

Quest'ultimo è visibile non solo sulla superficie esterna del teatro filodrammatici, ma anche su molte case private e balconi. Una zona degna di nota in tal senso è il piazzale del Santuario che è stato ristrutturato proprio all'inizio del XX secolo.

Il Teatro Nuovo è stato inaugurato nel gennaio 2015 e si trova nel centro civico di Treviglio, in Piazza Garibaldi.

Degno di nota è il "Corpo musicale Città di Treviglio", che tiene numerosi concerti in ambito cittadino tra i quali il caratteristico concerto natalizio che si tiene nella piazza principale dopo la Messa di mezzanotte e numerosi altri in occasioni delle principali festività, tra le quali l'elevazione musicale dedicata al patrono San Martino a inizio novembre, il concerto di Natale, solitamente tenuto al PalaFacchetti, il palazzetto dello sport dedicato al calciatore trevigliese Giacinto Facchetti, i concerti d'estate e di primavera e quelli nelle feste civili, come il 2 giugno e il 4 novembre. Il direttore di questa orchestra di fiati, Paolo Belloli, ha dedicato alla sua città, Treviglio, un brano intitolato Trivilium, diviso in tre parti: le tre parti più significative della vita medioevale del paese: il lavoro, la preghiera e il divertimento.

Va inoltre segnalata la Schola Canthorum, che si occupa dei canti durante le messe in momenti particolari dell'anno quali il Natale e la Pasqua.

A sede nella città anche il coro ICAT, costituito nel 1967 come coro maschile dedito a quel tempo all'esecuzione di canti tradizionali e popolari.

La cucina di Treviglio è la tipica cucina povera della pianura lombarda.

La minestra e gnocchetti è una minestra davvero "Trevigliese", si aggiunge alla polenta la farina tipo "0" in modo che si formi una pasta fresca; tagliata a dadini, cotta e servita nel brodo di verdure e verze (meglio se con la pestàda)

Il Salame è un prodotto tipico della bassa bergamasca, ovvero della parte pianeggiante del territorio comunale. Prodotto tipico tra i più caratteristici della civiltà rurale, veniva prodotto con ricetta segreta custodita gelosamente dalla famiglia. Custodito in passato nelle cantine a stagionare arricchendosi delle muffe che sono una sua caratteristica principale è oggi realizzato industrialmente in grandi quantità. L'allevamento suino con alcune fasi della lavorazione è rappresentato anche da alcune scene ne L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi.

Prodotto tipico è sicuramente il dolce denominato Turta de Treì, una pasta frolla granulosa di forma circolare farcita con mandorle e burro; nata agli inizi degli anni novanta in un concorso bandito dall'Associazione Botteghe Città di Treviglio per un prodotto da associare alla festa della Madonna delle Lacrime, si è successivamente affermata come prodotto tipico, venendo prodotta e consumata durante tutti i mesi dell'anno.

Tra i principali eventi che si tengono sul territorio comunale abbiamo:

Trevigliopoesia, festival di poesia e video poesia, giunto alla quinta edizione. Si svolge alla fine di maggio e si propone di coniugare la poesia con altri linguaggi: il video, la fotografia, la musica, il teatro. Nei 4 giorni del festival vengono premiati i vincitori del concorso di videopoesia (con partecipazioni internazionali) e di fotografia abbinata alle poesie di un autore (per le prime 2 edizioni Merini e Pasolini)
la Cena medievale si tiene a fine giugno nel chiostro della biblioteca, antico ospedale e ancora prima monastero. La cena è servita da figuranti in abiti storici e si consuma rigorosamente con le mani. È possibile a richiesta partecipare in abiti storici.
i Concerti d'Autunno si tengono le tre domeniche centrali di ottobre al teatro Filodrammatici alle 21 e sono dedicate a Nino Crespi, storico presidente della Proloco. La prima sera ci sono i giovani trevigliesi in concerto, la seconda il coro Calycanthus e le Tirit'ere e la terza l'orchestra dell'Accademia musicale di Treviglio.
i Concerti di Primavera sono 3 concerti che si tengono uno per ciascun mese della stagione, ciascuno in una diversa località del centro storico cittadino. La prima serata è dedicata agli allievi del Ce.S.M., il Centro Studi Musicali di Treviglio, la seconda all'Accademia musicale cittadina e la terza agli allievi dell' indirizzo musicale della scuola media statale Tommaso Grossi di Treviglio.
la Fiera agricola della Bassa Bergamasca, dura tre giorni di fine aprile e si tiene in zona fiera col patrocinio del comune di Treviglio, della provincia di Bergamo e dalla camera di commercio sin dal 1981.
la Sagra di Sant'Anna si tiene dal 2001 per le tre sere dell'ultima settimana completa di luglio di fila alle ore 21 in piazza Garibaldi. La prima sera si tiene una sfilata di moda con fontane danzanti, la seconda scene umoristiche in dialetto, e la terza un'operetta. Inoltre vi è una lotteria abbinata e un concorso di scialli.
Sfilata storica "Miracol si grida": prima domenica di marzo, seconda in caso di maltempo, nel centro storico con partenza dalla piazza principale di 4 cortei verso le 4 porte cittadine, per poi riunirsi di nuovo in piazza e spostarsi al piazzale del Santuario. Successivamente, dopo uno spettacolo degli sbandieratori, i cortei tornano ancora in piazza Garibaldi e la manifestazione si conclude con un altro spettacolo degli sbandieratori.

La Festa patronale della Madonna delle lacrime si svolge l'ultimo giorno di febbraio con messa solenne tenuta dal cardinale di Milano nel Santuario alla presenza delle autorità civili. È la festa più sentita, dato che si ricorda il pericolo di distruzione dal quale il borgo scampò con onore grazie all'intercessione della Madonna.
Festa patronale di San Martino: celebrata non, come vuole la tradizione, il giorno 11 novembre ma il 9 novembre.

Il primo nucleo difensivo, denominato castrum vetus sorgeva nelle attuali piazza Manara, piazza Garibaldi e via Galliari ed era circondato da un fossato, il cui ingresso era posto in corrispondenza dell'attuale vicolo teatro. In seguito esso è stato circondato da un secondo ordine di mura e da un triplice fossato che sorgeva al posto dell'attuale circonvallazione interna.

Vi erano inoltre quattro torri poste alle quattro porte poste in direzione dei quattro punti cardinali nelle attuali vie Roma, Galliari, Verga e San Martino. Le vie del centro storico hanno mantenuto la fisionomia medievale ed è proprio per questa ragione che non sono mai completamente dritte, ma leggermente incurvate al fine di disorientare i nemici. Ciò diventa più difficile con la costruzione del campanile che consente di giungere sino alla piazza principale prendendolo come riferimento.

Va inoltre segnalata una porta che, posta in fondo a via Sangalli, fu chiusa con l'apertura di Porta Nuova e venne denominata quindi "Porta Stoppa". Via Sangalli tuttavia non confluisce direttamente nella piazza principale, ma in Via Verga.

All'interno presenta le 4 vie principali delle porte che portano alla piazza comunale principale (l'attuale piazza Manara), ai piedi del Campanile di Treviglio e un complesso reticolato di vicoli che avevano la funzione di far perdere l'orientamento al nemico; da qui deriva il fatto che tali veicoli, assieme alle vie principali sono incurvati in più punti, non permettendo di vedere interamente le singole vie.

Nel corso del 1700 le mura della città furono vendute e il fossato fu nel corso degli anni coperto e asfaltato, diventando la moderna circonvallazione interna di Treviglio. Il fosso che portava l'acqua del Brembo al fossato è ancora ben visibile in molte vie tra le quali la via vicino alla porta nord intitolata a Felice Cavallotti. Gli ultimi residui di mura sono stati eliminati ad inizio 1900.

La conformazione del centro storico ha un andamento ortogonale a causa della centuriazione romana. Il primo nucleo difensivo, denominato castrum vetus sorgeva nelle attuali piazza Manara, piazza Garibaldi e via Galliari ed era circondato da un fossato, il cui ingresso era posto in corrispondenza dell'attuale vicolo teatro. In seguito esso è stato circondato da un secondo ordine di mura e da un triplice fossato che sorgeva al posto dell'attuale circonvallazione interna che lo ha semplicemente coperto.

Vi erano inoltre quattro torri poste alle quattro porte poste in direzione dei quattro punti cardinali nelle attuali vie Roma, Galliari, Verga e San Martino. Le vie del centro storico hanno mantenuto la fisionomia medioevale ed è proprio per questa ragione che non sono mai completamente dritte, ma leggermente incurvate al fine di disorientare i nemici. Ciò diventa più difficile con la costruzione del campanile che consente di giungere sino alla piazza principale prendendolo come riferimento.

Tutte le quattro frazioni di Treviglio sorgono nella parte nord-occidentale del territorio comunale.

La più popolosa è la Geromina, situata lungo la strada per Canonica d'Adda. Benché in passato fosse una zona prevalentemente agricola, da alcuni decenni è interessata da una forte crescita edilizia, che ha portato la popolazione a circa 2000 abitanti. Dispone di una scuole primaria, una banca, la chiesa del Santo Nome di Maria, un oratorio ed è sede di alcuni centri sportivi e di una decina di parchi pubblici.

Castel Cerreto, detta pure Cerreto, sorge nella parte più settentrionale del territorio del comune e costituisce un paese a sé stante, relativamente autonomo dal capoluogo. È un centro prevalentemente agricolo immerso nella campagna, e conta poche centinaia di abitanti. Il nome si riferisce alla residenza dei Rozzone, signori locali, durante il Medioevo.

Pezzoli e le Battaglie prendono il nome delle omonime cascine. In entrambe le frazioni vi sono cascine, alcune mantengono il loro aspetto agreste originario, altre invece sono state ristrutturate, all'interno della cascina Pezzoli infatti i residenti hanno ristrutturato e apportato migliorie all'interno della corte; nell'azienda agricola di uno dei residenti è stata anche istituita una Fattoria Didattica, accreditata dalla Regione Lombardia e dalla Provincia di Bergamo, che ospita scolaresche durante tutto l'anno scolastico e organizza settimane estive per bambini e ragazzi, offrendo la possibilità di trascorrere del tempo all'aria aperta, immersi nella natura e riscoprendo, attraverso laboratori didattici, la vita di campagna.

La Balagia era una località della "brughera" a nord di Treviglio, pascolo naturale ai confini con Arcene e Pontirolo Nuovo.
La Blancanuca era un antico insediamento di case coloniche sulla sponda sinistra dell'Adda, nei pressi dell'attuale cascina Cornella. Si trovava in un'area particolarmente fertile, ai confini con Casirate d'Adda e Fara Gera d'Adda e fu solo in piccola parte trevigliese; oggi lo stesso territorio è compreso in buona parte nel territorio del comune di Cassano d'Adda. Il toponimo - composto dalle parole "bianca" e "nuda" - sembra discendere da qualche antica particolarità del paesaggio. Nel 1509 vi si accampò l'esercito francese il giorno precedente la battaglia di Agnadello.
La Brughera, il toponimo designa una parte delle terre tra Pontirolo Nuovo, Fara Gera d'Adda e Treviglio. Le origini sono antiche, ma restano ignote. Queste zone, un tempo occupate da boschi furono trasformate in campi, conservando però l'aspetto originario. Nel medioevo furono acquistate dagli abitanti di porta Zelute, poi Zeduro, ora via Roma al comune di Pontirolo Nuovo, e da quel momento rimasero trevigliesi.
Ferrandino fu una piccola frazione di Treviglio, che deve il suo nome alla presenza di una proprietà rurale nel Seicento di Tommaso Ferrando, detto "giumenteso". Tale soprannome è tutt'oggi conservato da un ramo della famiglia.
Cascine Dotti, Giuseppana, Pelisa e Santissimo contano poche decine di abitanti ciascuna. Il toponimo Pelisa significa "erba fine dei prati stabili".
Il Gerundio è il tratto di costa e sottocosta con centro nella statale per Milano deriva dall'antico lago Gerundo.
Il Roccolo è una località cara alle scampagnate dei trevigliesi a sud-ovest del comune in via del bosco. Vi è situato l'omonimo parco.
La Valle del lupo è una zona selvaggia a nord di Treviglio, posta nell'ultimo tratto comunale della roggia vailata accanto a via Canonica all'altezza di Castel Cerreto. Vi è situato un ponticello in pietra che in antichità serviva a collegare Castel Cerreto e Fara Gera d'Adda. In tale area sono stati rinvenuti dei reperti di origine romana. Sino al 1830 circa era popolata da lupi.






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giovedì 28 maggio 2015

LE CITTA' DELLA PIANURA PADANA : TREVIGLIO

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Treviglio, maggiore città della Gera d'Adda, cioé del basso territorio fra l'Adda e il Serio, seconda città della provincia di Bergamo, é situata a sud del capoluogo, nella pianura padana fertile e ben irrigata, con un clima continentale moderato.

È anche conosciuta come "la città dei trattori" per la presenza dell'azienda multinazionale SAME Deutz-Fahr Group.

Il toponimo Treviglio deriva da Trevillae, tre comunità rurali che si unirono a scopo difensivo. Portoli, Pisgnano e Cusarola si unirono così in un unico centro fortificato denominato Trivillium.
A tale nome venne aggiunto il sostantivo di Grassum per indicare la prosperità del borgo.
Quest'ultimo toponimo potrebbe però derivare dal latino Trivium che sta ad indicare un incrocio fra tre vie, denominato trivio appunto.
Nel corso dei secoli la città cambio più volte nome, passando per i toponimi di Trivilio, Trevì, Trevino, Trevilio per poi giungere all'attuale Treviglio.
Le origini di Treviglio risalgono all'alto medioevo, anche se non mancano reperti di età precedente, dall'unione di tre diversi insediamenti preesistenti, detti villae, da cui deriva il nome: Cusarola di origine gallica a nord, Pisgnano di origine romana a sud e Portoli di origine longobarda ad ovest, un porto vicino all'Adda. La presenza di questi reperti, nonché l'impianto di alcune vie interne, fanno ragionevolmente ipotizzare un'origine tardo romana del primo insediamento.

Il procedimento fu un evento graduale, così che, quando ci si accorse che era nato il nuovo paese, la data di fondazione era passata già da un pezzo. Il primo nucleo del paese era cinto di mura, con tre differenti porte orientate ciascuna verso gli insediamenti originari. L'unione dei comuni aveva uno scopo difensivo e di condivisione dei prodotti agricoli.

Il primo documento ufficiale che cita il nuovo borgo risale al novembre 964 ed è un contratto di permuta stipulato tra il vescovo di Bergamo, Odelrico, e Garibaldo da Stagiano. Esso riguardava la vendita di alcune pertiche di un campo.

L'antica politica di Treviglio prevedeva l'elezione diretta di venti consoli per ciascuno dei tre borghi originari, per un totale di 60 consoli. Essi rimanevano in carica per soli sei mesi, in modo tale che tutti gli abitanti a turno reggessero le sorti del paese.

La storia della città di Treviglio comprende una serie di eventi che hanno interessato il territorio cittadino sin dal I millennio a.C. Tre sono i centri urbani che unendosi hanno fatto nascere il borgo di Trivilium: Portoli, Pisgnano e Cusarola. Il nuovo borgo, fortificato per evidenti scopi difensivi in un'epoca di forte instabilità come quella medioevale, ha perso in epoca moderna prima il suo fossato e poi le mura per collegare il suo centro storico al territorio circostante e divenire così un centro di riferimento per l'area circostante con i propri servizi e le attività di ogni settore qui insediatesi, supportate anche da uno sviluppo delle infrastrutture costante che continua ancora oggi con la realizzazione della BreBeMi e dell'alta velocità sulla linea ferroviaria Milano-Verona.

Poco si sa di ciò che avvenne nel territorio di Treviglio prima della sua fondazione, data la scarsità di reperti rinvenuti. Certo è che nella prima metà del I millennio a.C. la zona era abitata da piccole tribù dedite alla pastorizia e ad una primitiva agricoltura. Queste misteriose popolazioni sono note come Liguri.

Nel VI secolo a.C. gli Etruschi occuparono senza spargimenti di sangue la regione che diventando una loro colonia non fu invasa da tali popolazioni in massa, dato che il loro scopo era di sfruttare le risorse agricole a minerarie.

Nel V secolo a.C. essi persero però il territorio lombardo in favore dei Celti che si spinsero ad ondate fino all'adriatico. I Celti, che più tardi saranno chiamati Galli erano esperti in agricoltura e divennero un popolo sviluppato, prima della conquista romana. Essi realizzarono opere di bonifica ed irrigazione e coniarono delle monete di bronzo e argento che sono state ritrovate a Treviglio e nel vicino comune di Verdello. In particolare abbiamo le dracme padane in argento coniate su imitazione delle coniazioni della Massalia già dal IV secolo a.C. e rinvenute persino in Cornovaglia.

La conquista romana a scapito della tribù dei Galli Cenomani, in origine alleati contro gli altri Galli, che abitava la zona avvenne dalla metà del III secolo a.C. e l'inizio del II secolo a.C.. Alla fondazione del villaggio gallico di Cusarola, seguì quella romana di Pisgnano. Successivo e di epoca diversa è Portoli di origine longobarda. Grazie alle leggi di Pompeo Strabone, Silla e Cesare gli abitanti transpadani raggiunsero maggiori diritti all'interno dell'impero fino a quando acquisirono la cittadinanza romana con la lex Iulia Municipalis del 49 a.C.. Il processo di romanizzazione poteva considerarsi concluso nel I secolo a.C.

La zona fu in questo periodo divisa in municipium ciascuno con il proprio territorio e Treviglio fu assegnata a quella di Palazzo Pignano, da dove erano stati liberati da Santa Melania e Piniano alcuni schiavi cristiani che avevano fondato Pisgnano. A testimonianza di ciò resta, oltre all'evidente somiglianza dei due nomi, il comune culto di San Martino.

Augusto, ordinando l'Italia in undici regioni chiamò Transpadana l'undicesima che comprendeva il Piemonte e la Lombardia a nord del Po fino all'Oglio, comprendendo così in questa anche Treviglio. Successivamente però con la divisione di Adriano la Lombardia a sinistra dell'Adda passò alla Venetia venendo unita all'odierno Veneto. Il centro diviene così per la prima volta terra di confine. In questo periodo Treviglio è collocata nel distretto di Forum Diuguntorum, la cui sede di tale insediamento romano era molto probabilmente Fornovo San Giovanni, ove sono stati trovati molti reperti di tale epoca. Tra i luoghi abitati di origine romana avevamo insediamenti posti nelle vicinanze delle attuali frazioni di Pezzoli e Castel Cerreto.

Tra gli eventi che favorirono lo sviluppo della zona vi fu senz'altro il trasferimento della capitale dell'impero romano a Milano dal 286 al 406 d.C. Con Costantino e l'avvento del cristianesimo Treviglio finì sotto il vicariato di Milano. Intorno al 355 sorge a Treviglio la chiesa paleocristiana dell'Assunta.

Tra il 568 e il 569 i Longobardi provenienti dalla Pannonia calarono attraverso il passo del Predil nella pianura padana insediandosi stabilmente in Lombardia e Veneto per coltivarne le terre. Il 15 settembre dello stesso anno entrarono in Milano e stabilirono la loro capitale a Pavia. È quindi plausibile ipotizzare l'arrivo dei longobardi nell'attuale zona di Treviglio intorno ai primi di settembre dello stesso anno.

La permanenza dei Longobardi durerà ben 2 secoli e lascerà a Treviglio 3 tombe a cassettone: la prima fu scoperta nel 1896 nella piazza antistante la chiesa, l'altra nella stessa piazza nel 1936 e la più recente nel 1968 nella basilica di San Martino.

Nel VI secolo d.C. con lo scisma dei tre capitoli Treviglio adotta il rito patriarchino voluto da Paolino di Aquileia che, dopo l'introduzione di quello romano in epoca carolingia resterà come doppio rito fino al 1578, come testimonierà Carlo Borromeo. Il rito romano era infatti nel frattempo stato reintrodotto in epoca carolingia.

Tra la fine del VI secolo e l'inizio del VII la Gera d'Adda è caratterizzata da frequenti e violente inondazioni che allagano la zona sottocosta tra Cassano d'Adda e Treviglio costringendo gli abitanti a rifugiarsi nelle zone asciutte. Tali fenomeni sembrano avvalorare la tesi del lago Gerundo.

Con la morte del papa Gregorio Magno che riuscì a convertire i longobardi alla fede cattolica, ma non a risolvere il problema dei tre capitoli, la zona della Gera d'Adda venne a trovarsi in un vuoto di potere ecclesiastico. Sorsero così le pievi tra le quali la predominante sarà quella di Palazzo Pignano, retta da un corepiscopo. Questo paese che in passato a causa delle diverse dimensioni dei centri abitati aveva un ruolo chiave nella diffusione del culto nelle campagne circostanti e divenendo un centro di potere politico e religioso.

Lo sviluppo delle pievi darà certamente un impulso alla cristianizzazione del territorio già iniziata nel IV secolo.

La popolazione di Treviglio aumentò intorno all'anno 1000 con l'arrivo degli abitanti di Oriano, un paese del Bresciano distrutto, da identificarsi probabilmente con l'omonima frazione del comune di San Paolo, che si stabilirono nella zona sudorientale del paese, le cui mura furono così ampliate e alle quali fu aggiunta la nuova porta di Oriano. Le zone del centro storico, ciascuna con la sua porta e console di riferimento, passarono così da tre a quattro.

Datosi spontaneamente in feudo con il privilegio di Enrico IV, il 14 aprile 1081, al monastero benedettino di San Simpliciano, in Milano, il centro riacquistò la propria indipendenza riscattandosi a pagamento nel 1225 ed entra nella Communitas Mediolanensis nel 1279; nell'ottobre dello stesso anno il villaggio acquista il titolo di borgo da Guglielmo VIII, marchese del Monferrato. Si affrancherà anche da questa nel 1311, grazie all'ausilio dell'imperatore Enrico VII che la pone sotto la protezione del Sacro Romano Impero. Treviglio si vota così alla causa ghibellina.

Un documento del 20 ottobre 1305 conservato presso l'Archivio Storico comunale contiene una ratifica della concessione da parte del Consiglio Generale del Comune di Bergamo a Corrado della Torre, cittadino di Milano, per la costruzione di un canale dal fiume Brembo attraverso i territori di Brembate, Cisano Bergamasco e Boltiere mentre un altro dell'8 marzo 1307 conservato presso l'Archivio Storico del Comune di Bergamo indica Corrado della Torre destinatario di una concessione d'acqua di rogge trevigliesi mediante la quale ottenne dal Comune di Bergamo di derivare dal Brembo, presso Brembate, una presa d'acqua iniziando così il sistema di irrigazione dei campi trevigliesi, opera importante per l'agricoltura che acquistò da allora la sua produttività.

Il periodo medievale si chiuse con un patto di fedeltà coi Visconti di Milano nel 1333; la città conobbe sotto questi ultimi, a partire dal 1350 con la conquista di Giovanni Visconti, una fase di notevole prosperità legata all'aumento demografico e al sorgere di un numero esiguo di edifici signorili, che non hanno mai abbellito la città mantenutasi nel corso dei secoli, a partire dal trecento "Terra separata del ducato di Milano" con giurisdizione indipendente dalle dominazioni dei signorotti locali.

Nel corso del XV secolo vengono realizzate importanti opere pubbliche, quali le rogge Moschetta e Vignola, derivate dal Brembo, e un ospedale per poveri ed infermi, voluto da Beltrame Butinone.

Il borgo resta sotto il ducato di Milano, salvo brevi parentesi di occupazione veneta dal 1431 al 1433, dal 1448 al 1453 e dal 1499 al 1509. Ciò è dovuto ai continui scontri tra Repubblica di Venezia e Ducato di Milano per contendersi la Gera d'Adda, che termineranno solo nel secolo successivo, con la battaglia di Agnadello, che sancirà l'appartenenza del comune, pur come terra autonoma, al Ducato di Milano.

Nel breve periodo di dominazione veneta che va dal 1448 al 1451, i Veneziani provvedono a modificare il sistema difensivo del borgo, accrescendolo i tre fossati vengono sostituiti da un unico fossato e dalle mura.

Il Cinquecento si aprì per Treviglio, sotto l'occupazione veneta, con le lotte fra la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Milano e, quindi, fra Venezia e la Francia che aveva occupato quest'ultimo. Il borgo fu più volte conteso. L'occupazione veneta terminò in modo funesto il giorno 8 maggio del 1509 con il sacco di Treviglio che allora contava oltre tredicimila abitanti. I Veneziani presero anche a cannonate il campanile cittadino e incendiarono il centro. Le donne, ivi comprese le monache, furono violentate dato che Brisighella, il paese dei mercenari brisighelli al soldo della Repubblica era stato saccheggiato dalle truppe pontificie e ai soldati ne era stata data notizia. È proprio a causa del saccheggio che tali truppe non parteciparono alla battaglia del giorno seguente, essendo intenti a vendere la refurtiva.

Il fatto scosse Luigi XII che dall'altra parte dell'Adda presso Cassano vide il borgo in fiamme, così che il 14 maggio, attraversato il fiume provocò i Veneziani a battaglia e li sconfisse in modo sanguinosissimo il nella battaglia di Agnadello, ponendo così fine all'espansione veneta su terraferma. La Gera d'Adda e Treviglio resteranno così stabilmente coese a Milano.

Nel febbraio 1522, mentre la Gera d'Adda era coinvolta nella guerra d'Italia del 1521-1526 fra la Francia e la Spagna di Carlo V, alcuni soldati dell'esercito francese (li franzesi come erano chiamati all'epoca) furono insultati da dei concittadini sicuri della protezione data dagli Spagnoli. Tali soldati riferirono l'accaduto al loro generale e quindi la mattina di venerdì 28 febbraio 1522 il generale Odet de Foix, visconte di Lautrec al comando dell'armata di Francesco I in Italia che giovedì 27 febbraio decise di saccheggiare il borgo di Treviglio il giorno successivo.

I trevigliesi, resisi conto della gravità dell'accaduto e dell'impossibilità di ricevere alcun aiuto, si ritirarono nelle chiese per pregare. La mattina, dopo che il generale francese assieme ai suoi soldati stava espugnando la città, e a nulla erano valsi i tentativi dei quattro consoli della città che scalzi e con delle corde appese ai colli offrivano le chiavi cittadine al generale presso Casirate, l'immagine affrescata della Madonna dipinta fra Sant'Agostino e San Nicola da Tolentino sul muro del campaniletto nella chiesetta del convento delle Agostiniane iniziò verso le ore otto antimeridiane a lacrimare e trasudare miracolosamente.

I fedeli si recarono quindi fuori gridando al miracolo, e il generale, dopo aver inviato i suoi soldati a verificare l'esattezza delle affermazioni asserite dai trevigliesi, si recò anch'egli nella cappella del miracolo. Qui, dopo aver passato a fil di spada il retro del muro per accertarsi che non c'erano inganni, depose l'elmo e la spada davanti alla Vergine, subito imitato dai propri soldati.

Tali armi, circa una ventina, restarono al comune di Treviglio che poi le donò ad un museo di Milano, conservando però quelle del Generale nel Santuario costruito a ricordo dell'evento. Esse sono esposte al pubblico nel periodo della festa del Miracolo che dalla sua istituzione il 1º giugno dello stesso anno si svolge l'ultimo giorno di febbraio.

Nel 1530, con la pace di Bologna, il borgo torna al Ducato di Milano. A seguito del miracolo, nel 1531 fu stabilito di celebrare l'evento con la festività e l'otto novembre 1583 il Cardinale e Arcivescovo dell'Arcidiocesi di Milano Carlo Borromeo, in visita a Treviglio, dispone che si avvii la pratica per il riconoscimento del miracolo; in occasione di tale evento fu eretto un obelisco conservato ancora oggi nel piazzale del Santuario. Dopo l'elezione nel 1591 di quattro sovrintendenti per la costruzione del Santuario della Madonna delle lacrime, nel 1594 viene posta la prima pietra su progetto dell'architetto Bartolomeo Rinaldi.

Il 15 giugno 1619 l'icona della Beata Vergine delle lacrime fu traslata nel Santuario a Lei dedicato. Nel corso del 1600 le condizioni di vita in città continuarono a deteriorarsi, per via della lunga dominazione spagnola e delle pestilenze e calamità naturali che colpirono ripetutamente la Gera d'Adda, tra le quali quella di peste descritta da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi che scoppiò in città come violenta epidemia nel 1629, provocando la morte di ben 4.000 cittadini. A ricordo di tale nefasto evento è dedicato un secondo obelisco, sormontato da un teschio (richiamo alla morte nera) e posto di fronte all'istituto salesiano.

Nel 1647 il governo spagnolo delibera la vendita del comune di Treviglio al miglior offerente. I cittadini trevigliesi, orgogliosi della propria libertà ed autonomia, si riuniscono in consorzio e raccolgono 10.000 lire imperiali, garantendo così il rispetto degli statuti trecenteschi, che impedivano ai nobili qualsiasi forma di prevaricazione.

Nel 1658 la città fu saccheggiata dai francesi guidati da Francesco I di Modena, che portano guerra in Lombardia.

Solo nel 1700 Treviglio ricominciò gradualmente a svilupparsi, seppure tra qualche ulteriore epidemia, tra le quali quella di vaiolo particolarmente virulenta, sotto la dominazione austriaca. Il 16 agosto 1705 la città rimane illesa dopo che francesi, accampatisi a Treviglio, e imperiali si scontrano presso Cassano d'Adda. Nel 1744 il Cardinale Giuseppe Pozzobonelli si reca in visita ufficiale e, a memoria di tale evento, viene costruito il terzo obelisco situato in piazza del popolo.

Nel 1758 il centro abitato si guadagnò il titolo di città.

Nel 1786 Treviglio e tutta la Gera d'Adda furono aggregate alla nuova provincia di Lodi della Lombardia austriaca, nel XXV delegazione della Gera d'Adda superiore con tutti i comuni non cremaschi della Gera d'Adda, tornando però già nel 1791 sotto quella di Milano.

Nel maggio 1798 divenne capoluogo del distretto XIV dell'effimero dipartimento dell'Adda, avente per capoluoghi Crema e Lodi; nel settembre successivo lo fu del distretto XVII del dipartimento del Serio, avente per capoluogo Bergamo; da allora, e fino ad oggi, Treviglio è compresa nel territorio della città orobica. Nel 1799 prima la retroguardia francese, composta da 18.000 uomini, e poi l'esercito austro-russo del generale Melas campeggiano in città.

Nel maggio 1801 fu capoluogo del terzo distretto, in base alla legge del 23 fiorile nono anno, per diventare poi capoluogo del decimo distretto della Roggia Nuova nel giugno 1804, in base al piano del 27 giugno 1804. In seguito lo fu del primo cantone del secondo distretto omonimo, in base al decreto dell'8 giugno 1805.

Capoluogo del primo cantone omonimo del secondo distretto di Treviglio e sede di viceprefettura aggregò nel gennaio 1810 Calvenzano e Casirate d'Adda in base al decreto del 31 marzo 1809.

Nel 1815 con la Restaurazione fu privata del titolo di città per la sua ferma opposizione al dominio austriaco. In base al compartimento territoriale del Lombardo-Veneto Treviglio fu inclusa nella provincia di Bergamo come capoluogo del decimo distretto, con la notificazione del 12 febbraio 1816.

Intorno al 1838 un'epidemia di colera colpisce la città. Con il nuovo compartimento territoriale delle provincie lombarde, disposto dalla notificazione del 1º luglio 1844, Treviglio fu confermato capoluogo del decimo distretto.

Il 15 febbraio 1846 fu costruita la tratta ferroviaria Milano-Treviglio, l'Imperial Regia Strada Ferrata Ferdinandea, seconda in Lombardia dopo la Milano-Monza e facente parte della quarta linea ferroviaria di tutta la penisola.

Data l'importanza raggiunta dalla città fu costruita una stazione austroungarica situata nei pressi dell'attuale stazione Ovest. Nel 1848 la città prende parte alla Primavera dei popoli insorgendo contro gli austriaci. Nel 1853, con il compartimento territoriale disposto dalla notificazione del 23 giugno, Treviglio fu inserita nell'undicesimo distretto.

La città fu, con il resto della Lombardia, ad eccezione della provincia di Mantova, annessa al regno sabaudo nel 1859, nel quale divenne capoluogo di un circondario della provincia di Bergamo. In base al compartimento territoriale disposto dalla legge del 23 ottobre 1859 il comune fu incluso nel primo mandamento di Treviglio, nell'omonimo circondario della provincia di Bergamo.

L'8 gennaio 1860 Treviglio riacquista con grande onore il titolo di città per decreto firmato dal re di Sardegna Vittorio Emanuele II e contrassegnato dal capo del governo Urbano Rattazzi.

Dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, con l'aggiunta della linea ferroviaria Treviglio-Cremona nel 1863, la città fu definitivamente avviata ad assumere il ruolo di punto di riferimento per la Gera d'Adda e di importante snodo viabilistico della regione; a partire da questi anni la vocazione industriale di Treviglio iniziò a crescere progressivamente, dando origine a una fase di sviluppo e progresso. Nel 1899 il cardinale Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano, depone la prima pietra per l'ampliamento del Santuario su progetto dell'architetto Cesare Nava. A seguito delle modifiche apportate al Santuario anche il piazzale circostante viene risistemato e rinnovato secondo lo stile Liberty. I balconi circostanti sono ancora caratterizzati da intrecci di motivi floreali così come il teatro Filodrammatici adiacente.

A favore dell'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, si schiera Cesare Battisti, trentino, che pronuncia il 27 dicembre 1914 uno storico discorso nella sede del Mutuo Soccorso. A ricordo è stata posta una lapide presso la Cassa Rurale ed artigiana con scritto: "Qui Cesare Battisti nella grigia ora del dubbio svegliò coll'appassionata parola la fede in una patria completamente redenta in una umanità più sicura e più giusta". Durante il conflitto Treviglio riceve numerosi feriti dal fronte, che vengono curati nell'ospedale cittadino, situato nell'odierna biblioteca, tra i quali Benito Mussolini, che si sposa nel Collegio degli Angeli con Rachele Guidi il 16 dicembre 1915, dopo aver convissuto con lei a Forlì nel 1910 ed aver avuto la figlia Edda.

Sul finire della Belle époque al commissario di nomina regia viene sostituito un sindaco liberamente eletto dai cittadini. Tuttavia, a seguito dell'avvento del fascismo il sindaco eletto localmente viene sostituito dal podestà eletto direttamente dal governo. La casa del Fascio era situata nell'attuale questura, a testimonianza restano dei fregi esposti nel giardino della scuola superiore Simone Weil.

La seconda guerra mondiale colpisce gravemente il comune che viene bombardato più volte dagli alleati per via del triangolo ferroviario (Bergamo, Milano e Venezia) ivi presente e delle due stazioni. Un aereo solitario americano denominato Pippo è rimasto particolarmente impresso nella memoria dei concittadini.

Dopo la fine della guerra, come nel resto d'Italia, anche qui è ripartita, seppur lentamente, la ricostruzione grazie al piano Marshall.

La crescita economica è arrivata non negli anni sessanta, ma più tardi, intorno agli anni settanta, portando un notevole livello di prosperità. In particolare durante i due mandati del sindaco Ermanno Riganti tra il 1966 e al 1975, ci fu un periodo di forte crescita nel quale Treviglio si trasformò da grosso villaggio di campagna ad importante città industrializzata. Ancora oggi i redditi pro-capite degli abitanti di Treviglio sono tra i più alti della provincia e confrontabili solo a quelli della città di Bergamo.

Nel 1978 uscì il film di Ermanno Olmi "L'albero degli zoccoli", con attori non professionisti locali, che vinse la Palma d'oro al Festival di Cannes. Il film ambientato a Treviglio, fu girato a Martinengo, ad eccezione di una scena in cui compare via Cavallotti col suo fosso teso a rappresentare i navigli di Milano. La via fu per questo "milanesizzata" con l'applicazione di insegne.

Nell'estate del 2006 con l'ampliamento della ferrovia è stata scoperta una bomba aerea americana risalente al secondo conflitto mondiale che, dopo l'evacuazione di interi quartieri, è stata fatta brillare nella cava della Vailata.

Il 2008 è l'anno in cui ricorre il millesimo anniversario della costruzione del campanile. Esso dovrebbe essere restaurato e reso finalmente accessibile ai cittadini. La scala al suo interno è infatti pericolante e la struttura interna dell'edificio è più danneggiata rispetto a quella esterna che risulta molto solida e a superato i recenti controlli preliminari.

Treviglio è stata definita il cantiere infinito o il cantiere aperto dato che molte opere pubbliche sono in corso di realizzazione e molte altre sono in progetto.

A Treviglio, comunità assai vivace, di larga partecipazione democratica e oggi ricchissima di volontariato, é sempre stata notevole l'iniziativa imprenditoriale.
L'agricoltura, insieme al commercio, é stata predominante fino a pochi decenni fa con un fiorente artigianato sopratutto del mobile intarsiato e una forte produzione di seta di cui facevano fede i piú di 200000 gelsi impiantati sul territorio e di cui rimangono ora pochissimi esemplari. Oltre all'agricoltura, commercio e artigianato, negli ultimi decenni si sono sviluppati fortemente il terziario e sopratutto l'industria, specie nei settori metalmeccanico, elettromeccanico e chimico.
Le due principali industrie collocate sul territorio trevigliese sono il gruppo SAME LAMBORGHINI HURLIMANN (trattori agricoli) e la BIANCHI (biciclette), entrambe leader mondiali nel loro settore, che recano ovunque e col massimo onore anche il nome Treviglio.


Persone legate a Treviglio:
Bernardino Butinone, pittore
Renato Cialente, attore e doppiatore
Giovan Battista Dell'Era, pittore
Pier Luigi Della Torre, chirurgo
Giacinto Facchetti, ex bandiera dell' Inter
Trento Longaretti, pittore
Piero Mentasti, politico e partigiano
Giuseppe Merisi, vescovo cattolico
Pietro Martinelli, compositore e musicista
Battista Mombrini, pittore e scultore
Ermanno Olmi, regista, sceneggiatore, montatore, direttore della fotografia, produttore cinematografico e scenografo
Luigi Ornaghi, contadino, attore non professionista ne L'albero degli zoccoli (impersonava Batistì, il capofamiglia protagonista)
Andrea Possenti, astrofisico
Edoardo Ronchi, politico, accademico ed ex ministro dell'ambiente
Ildebrando Santagiuliana, scrittore e storico
Tullio Santagiuliana, scrittore e storico
Carmelo Silva, disegnatore umoristico
Andrea Verga, medico e politico
Bernardo Zenale, pittore


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