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lunedì 8 giugno 2015

IL SANTUARIO DELL'ASSUNTA A MAGENTA

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La data di fondazione del Monastero di Santa Maria Assunta dei Padri Celestini di Magenta, non è riportata in alcun documento archivistico. La fondazione risalirebbe però al XIV sec. e due sono le notizie che lo fanno supporre: nel 1398 il Monastero è riportato tra le domus della Pieve di Corbetta come Ecclesia Sanctae Mariae Celestinorum de Mazenta e, sempre nel 1398, la chiesetta di S.Maria dei Celestini viene stimata in lire 20 e soldi 17. La costruzione del campanile, caratterizzato da una meridiana, risalirebbe invece alla fine del XV secolo La volta dell'unica navata, crollata in parte nel 1937, è stata rifatta negli anni 1938 - 1939; la facciata è del 1938. La chiesa, di origine romanica, presenta degli interni barocchi. La chiesa è famosa soprattutto per due tavole di Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone, datate 1501 e conservate nella terza cappella a sinistra, entrando. Fino a qualche anno fa queste tavole erano ritenute opere della scuola di Bernardino Luini, ma recenti studi ne hanno smentito la paternità assegnandola ad un Bergognone della piena maturità, accogliendo le ispirazioni leonardesche e bramantesche. Curiosamente l'artista ha lasciato sulla prima tavola un'impronta digitale che si nota vicino alla porta d'accesso interna al portico dello sfondo del Cristo Flagellato.

La Chiesa di S. Maria Assunta, che risulta la seconda della città per ampiezza, dopo la Basilica di San Martino, è ad un’unica navata, costituita da cinque campate coperte da volte a crociera; la copertura a volta originaria non era però in cotto, bensì composta da canne, sostenute dall’intelaiatura portante del tetto, costituita a sua volta da capriate lignee. Su entrambi i lati longitudinali si trovano sette cappelle con altari dedicati e due cappelle senza altari dove sono stati collocati a destra l’organo ed a sinistra un pulpito in legno lavorato; queste cappelle hanno un’altezza inferiore rispetto alla nave della Chiesa e sono coperte con una volta a botte. Una balaustra immette nel presbiterio. Le parti architettoniche della Chiesa furono man mano restaurate in diverse occasioni. Attualmente l’unica volta a crociera originaria è quella della copertura della sacrestia nuova, sul lato sinistro del coro. La volta dell’unica navata, crollata in parte nel 1937, è stata rifatta negli anni 1939-39: la nuova copertura, a botte, con unghie in prossimità delle finestrelle che si affacciano sopra il tetto delle cappelle, è stata eseguita in laterizio armato. Pure di questo periodo è la nuova copertura, realizzata in legno e tegole. La sistemazione esterna della facciata è del 1938. Del 1939 risulta essere anche l’acquisto del coro “ in legno di noce massiccio” e l’ultimazione della pavimentazione interna in “marmette a mosaico…”

Tra le pregevoli opere conservate in questo sacro edificio si segnala:
-nella prima cappella a ds: “Il trionfo dell’Eucarestia”- una tela del XVII secolo
-nella seconda cappella a ds: “L’adorazione dei Magi” di ignoto pittore che presenta reminiscenze correggesche
-nella terza cappella a sn le opere più prestigiose dal punto di vista artistico, due tavole del 1501 “Cristo alla colonna” ed un “Ecce Homo” di AMBROGIO DA FOSSANO detto il BERGOGNONE  (1453 ? - Milano 1523). Le tavole sono inserite nel polittico cinquecentesco attribuito a BERNARDO ZENALE (Treviglio 1450 ca - Milano 1526).
I pannelli laterali del Bergognone sono stati collocati nell’ancona in un momento successivo, probabilmente nella seconda metà dell’ottocento, in sostituzione di opere dello Zenale perché distrutte o fortemente degradate. La lunetta sovrastante raffigura il Padre Eterno ed è derivata da una tavola tonda cui in un precedente intervento è stata asportata la parte inferiore che probabilmente rappresentava la Colomba dello Spirito Santo. Gli sfondi delle scene della predella, in origine in foglia d’oro che, con la punzonatura del fondo creava un suggestivo gioco di luci e ombre, è stato dipinto con azzurrite in un intervento ottocentesco.

La chiesa possiede un concerto di 5 campane in Fa3 Maggiore, fuso nel 1951 da Carlo Ottolina di Seregno (MB). Le campane suonano a sistema ambrosiano e sono dotate della tastiera, per il suono a festa manuale delle campane.




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lunedì 1 giugno 2015

LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA A SONCINO




E' la più antica chiesa foranea della diocesi cremonese (sec.VI).

Eretta in Collegiata nell'828, la chiesa fu riedificata nel 1150 e ristrutturata nel 1280. Tra fine '500 e primo '600, l'edificio fu rimaneggiato con allungamento verso est e costruzione a sud delle cappelle laterali. Su progetto dell'arch. Carlo Maciachini, la chiesa fu ancora allungata ad est e ristrutturata con abside poligonale e cupola ottagonale (1883-1888). Sulla cuspide del campanile romanico fu posta la statua in rame progettata dal Maciachini e realizzata da Carlo Riva.(1888).

 La chiesa attuale è il risultato di numerose trasformazioni. L'organismo romanico originario dei secoli XII-XIII, con pianta basilicale a tre navate absidate con copertura a capriate lignee la nave centrale e volte a crociera le navi laterali, presentava una facciata preceduta da un protiro ed un rosone centrale, di chiara impronta. Un modello di come doveva essere la pieve soncinate è la Basilica di S. Sigismondo a Rivolta d'Adda, a sua volta modellata sull'esempio di S. Ambrogio a Milano. Le aggiunte dei secoli XIV e XV non avevano intaccato in alcun modo la struttura romanica, mentre invece il rifacimento del 1580 mutò profondamente la struttura antica, in quanto dovette adattarsi alle nuove norme liturgiche stabilite dal concilio tridentino. In epoca tardo rinascimentale la chiesa venne interamente affrescata dai cremonesi Coronaro (1585) ed Uriele Gatti, il quale, nel 1589, dipinse la controfacciata. L'epoca barocca lasciò un coro allungato (1601-1615) e le cappelle laterali, mentre nel XIX secolo l'architetto Carlo Visioli edificò la cappella della SS. Trinità. Il terremoto del 1802 danneggiò seriamente la chiesa, tanto che intorno agli anni che vanno dal 1883 al 1888, il celebre architetto Carlo Maciachini la restaurò e la ampliò. Le navate e le cappelle meridionali furono conservate, come pure il campanile, mentre il muro settentrionale venne rettificato e la facciata venne riportata al suo presunto aspetto medioevale. Infatti oggi si presenta tripartita da lesene, con possenti pilastri angolari sormontati da pinnacoli. Al centro si apre il portale preceduto da un protiro sorretto da leoni stilofori, con rosone centrale. La parte absidale venne demolita per realizzarvi un tamburo ottagonale su cui s'imposta la cupola. Negli anni Venti del secolo scorso, e precisamente tra il 1924 ed il 1925 si procedette all'isolamento della chiesa, mentre negli anni '30 venne eseguito un nuovo restauro. Il bel campanile, a canna quadrata, è alleggerito da monofore e bifore scalari, con cuspide conica su cui poggia la statua della Madonna Assunta, opera moderna di Antonio Ferrarotti, in sostituzione di quella fusa da Carlo Riva e progettata dal Maciachini nel 1888, rovinata da un fulmine nel 1952. L'interno, in stile neogotico, si presenta in forme solenne, decorato da una vivace policromia eseguita nel XIX secolo (1897). La cupola è decorata dalla grande Teofania, preceduta dai Santi protettori di Soncino, Martino e Paolo. Sugli archi del tiburio sono rappresentati la Madonna Assunta con gli Angeli, il Cristo Risorto, S. Pietro, papa Leone XIII ed altri santi, entro medaglioni su fondo dorato a finta decorazione musiva. Negli archetti della cornice in cotto una serie di piccoli santi invitano alla visione del cielo stellato della cupola. Partendo dalla navata destra, troviamo un dipinto proveniente dalla chiesa di S. Paolo, dell'ordine delle Domenicane, raffigurante la Madonna col Bambino ed Angeli adorata dalla Beata Stefania Quinzani, risalente alla seconda metà del XVII secolo ed attribuita al veronese Ruggero Milani. La prima cappella, dedicata all'Immacolata Concezione, venne edificata nel 1631 quale voto per la cessazione della peste. Attualmente si presenta coperta da una cupola, e conserva un pregevole altare barocco in marmi policromi. Nell'ancona si trova una statua lignea della Madonna Immacolata, opera dell'intelvese Antonio Ferretti che l'intagliò nel 1759. Le due sculture lignee imitanti il marmo, raffiguranti i profeti Davide e Salomone, sono opera del 1785 del bergamasco Giovanni Sanz, originario della Baviera. La cappella della SS. Trinità venne edificata nel 1845 dal Visioli in forme neoclassiche, con grande vano quadrato preceduto da un arco poggiante su colonne corinzie e con cupola. L'altare neoclassico contiene un dipinto della fine del XVI secolo raffigurante la Trinità con Angeli e Santi, opera del cremonese Uriele Gatti. Nei pressi si possono ammirare delle lapidi già diversamente murate all'interno della pieve ed un dipinto di Angelo Massarotti, risalente al XVII secolo e raffigurante La Buona Morte. L'opera proviene, con ogni probabilità, dall'Oratorio della Compagnia della Buona Morte fondato nel 1593. La cappella del Santo Presepe venne costruita nel 1610, anche se attualmente si presenta in stile neoclassico, per onorare la reliquia della mangiatoia della sacra grotta proveniente dalla Basilica romana di S. Maria Maggiore e dono di Paolo V al soncinatese Carlo Cropello, allora protonotario apostolico. Purtroppo un incendio sviluppatosi nella metà del XIX secolo cagionò la perdita di una Natività, probabilmente opera della scuola dei Bassano. Attualmente l'altare è ornato da un'ancona lignea che ospita una Natività del soncinatese pittore e storico Francesco Galantino. Un meccanismo manuale consente di fare scorrere la pala rivelando un armadio contenente il Crocifisso della Beata Stefania Quinzani. Sulla parete sinistra si trova un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario ed i Quindici Misteri del Rosario, questi ultimi inseriti entro una cornice intagliata e dorata. I dipinti sono opere secentesche del bergamasco Enea Salmeggia detto il Talpino. Queste opere provengono probabilmente da S. Giacomo, allorché nel XVIII secolo la cappella del Rosario venne rinnovata. Giunti nei pressi della sacrestia, sopra la porta di accesso a questa, possiamo ammirare un dipinto raffigurante Vespasiano che fa liberare Giuseppe Flavio dalle catene, opera secentesca del fiammingo Mathias Stom. Il dipinto, probabilmente dipinto a Palermo, giunse a Soncino al seguito di qualche capitano siciliano che all'epoca presidiava la rocca. Nella sacrestia si conserva un affresco proveniente dalla facciata del distrutto Oratorio di S. Bernardino raffigurante la Madonna col Bambino tra S. Bernardino da Siena e il Beato Pacifico Ramati, opera del lodigiano Francesco Carminati che lo eseguì intorno al 1530. In fondo alla navata destra si trova l'altare dedicato a S. Antonio da Padova. L'altare maggiore è un'opera pregevole in marmi policromi intarsiati, eseguito nel 1667 da Bartolomeo Manari da Gazzaniga, mentre l'alzata è opera eseguita nel 1747 da Paolo Bombastoni e Pietro Sanguinelli. Nel coro troviamo le finestre con vetrate realizzate nel 1854 da Giuseppe Bertini e raffiguranti la Madonna Assunta adorata dagli Angeli; oltre a queste, ammiriamo diciannove stalli neogotici con colonnine tortili. Le pareti ospitano tre dipinti provenienti da altari distrutti. A destra troviamo il Martirio di S. Vittoria, opera del ravennate Matteo Ingoli che la eseguì nella prima metà del XVII secolo. Il dipinto venne realizzato come pala per la cappella costruita nel 1610 da Orazio Guarguanti, medico, filosofo, astrologo e musico che risiedette a lungo a Venezia. Al centro dell'abside è posta una Incoronazione della Vergine, opera cinquecentesca di Uriele Gatti, mentre a sinistra troviamo S. Rosalia, del soresinese Gian Giacomo Pasini che la dipinse nel 1630 quale ex-voto per impetrare la cessazione della peste. Percorrendo la navata sinistra, possiamo ammirare la cappella dedicata a S. Luigi Gonzaga con un bell'altare in marmi policromi. Una pala raffigura il santo ed è opera del soncinese Angelo Monti, che la copiò da un'analoga pala di Gallo Gallina, conservata presso il Seminario Vescovile di Cremona. Nella stessa cappella troviamo un dipinto del cremonese Cesare Ceruti, raffigurante la Madonna col Bambino in gloria ed i Santi Giovanni Batista, Girolamo, Caterina d'Alessandria e Francesco che presenta la committente Olimpia Foresti Vacani, opera eseguita nel 1604. Il dipinto, un tempo situato nella cappella di S. Francesco fatta erigere dalla Vacani, venne in seguito qui trasportato. Lungo il muro della navata sono addossati due altari neogotici della Madonna del Rosario e dell'Addolorata, oltre a quello neoclassico di S. Giuseppe. Sopra l'antico fonte battesimale possiamo ammirare un bell'affresco degli inizi del XVI secolo raffigurante la SS. Trinità. La particolare iconografia del dipinto con le Tre persone assolutamente identiche indussero le autorità ecclesiali durante la Controriforma a far coprire l'immagine, ritrovata nel 1843 durante i lavori di rifacimento della cappella della Trinità. Nonostante non vi siano indizi certi, l'affresco dovrebbe essere di un pittore soncinatese, probabilmente di Alberto Scanzi o del figlio Francesco. Il battistero rinascimentale, posto in fondo alla navata, presenta una coperta lignea neoclassica. Pregevoli sono pure i confessionali in radica, realizzati nel 1771.




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sabato 18 aprile 2015

LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA A ANGERA

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La pieve di Angera risalirebbe nella sua parte più antica al VI secolo, mentre la prima attestazione di organizzazione plebana risale ad epoche più recenti, e cioè al "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" di Goffredo da Bussero, che la definiva sede di un'"Ecclesia Maior" e quindi di una capopieve, che però all'epoca viene citata come avente per patroni i santi Sisinio, Martirio ed Alessandro.

Dall’XI secolo la pieve passò come signoria diretta degli arcivescovi di Milano e tale rimase sino al 1361 quando acquisì indipendenza, erigendo già a partire dal 1398 un collegio canonicale che contava sei membri in tutto compreso il prevosto. Nel 1498 venne consacrato l'altare della nuova chiesa eretta che venne per l'appunto dedicata a santa Maria Assunta. Col Rinascimento poi, la pieve assunse anche una funzione amministrativa civile, come ripartizione locale della Provincia del Ducato di Milano.

Con il Seicento iniziò la decadenza del complesso della pieve. Le prime avvisaglie si ebbero il 27 settembre 1607 quando il cardinale Federico Borromeo in persona si premurò di separare la parrocchia di Arona dalla pieve di Angera, in quanto questi erano possedimenti personali della sua famiglia di origine. Arona venne così arcipretura e sede di un collegio di dieci canonici che di molto superava il numero dei canonici di Angera. A seguito però dei reclami avvenuti per la perdita dell'unico e secolare prestigio di Angera sulle altre città dell'area della sua pieve, fu lo stesso cardinale Borromeo che nel 1625 provvide alla fondazione di una nuova collegiata composta di sette canonici e da un prevosto, con sede sempre ad Angera.

La pieve subì radicali sconvolgimenti a causa della guerra di successione austriaca, al termine della quale il trattato di Aquisgrana (1748) comportò la cessione della sua parte occidentale transticinese al Piemonte in ringraziamento per la sua proficua alleanza con l'Austria. Ciò che rimase della pieve amministrativa fu oggetto di un esperimento riformatore di stampo illuminista da parte dell'imperatore Giuseppe II, che nel 1786 la incluse nella neocostituita provincia di Varese, ripartizione cancellata dopo soli cinque anni dal fratello Leopoldo II, imperatore ben più conservatore. La pieve fu poi soppressa nel 1797 in seguito all'invasione di Napoleone e alla conseguente introduzione di nuovi e più moderni distretti.

Per quanto riguarda la pieve ecclesiastica, l'essere divenuta attraversata dal confine di Stato tra Piemonte e Austria fece sì che si rendesse necessaria una nuova suddivisione anche per quanto riguardava la diocesi. Nel 1819, quindi, le parrocchie di Dagnente, Meina e Nebbiuno furono staccate dalla pieve di Angera e trasferite alla diocesi di Novara. D'altro canto la pieve, dal 1823, ottenne la definitiva annessione di Sesto Calende alla propria area pastorale, che da secoli era stata contesa tra l'arcidiocesi di Milano e la diocesi di Pavia.

La definitiva decadenza della pieve nel Novecento fu annunciata dal 1946 quando essa venne privata della cura d'anime delle parrocchie di Lentate, Lisanza, Mercallo e Oriano Ticino, che vennero assegnante al vicariato foraneo di Sesto Calende, sempre più prosperante. Ottenne in cambio le parrocchie di Cadrezzate, Ispra e Osmate che erano state distaccate dalla pieve di Besozzo. La pieve terminò la propria esistenza sino ai decreti stabiliti dal Sinodo Colombo nel 1972, quando copriva un'area di 76,44 km² con una popolazione di 25.285 abitanti su 16 parrocchie affidate a Piermario Valsecchi, mentre oggi ricade sotto il decanato di Sesto Calende. Nel periodo di massimo splendore tenne reggenza spirituale sulle parrocchie di Angera, Barzola, Capronno, Ispra, Cassina d'Inquassi, Mercallo, Ranco, Uppone, Sesto Calende, Coquo, Lentate, Lisanza, Oriano, Oneda, Taino e Cheglio.

Nel 1498 avvenne la consacrazione della nuova chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta, che dicenne la nuova chiesa plebana di Angera. Tra XVI e XVIII secolo, la parrocchia prepositurale di Santa Maria Assunta è costantemente ricordata negli atti delle visite pastorali compiute dagli arcivescovi di Milano e dai delegati arcivescovili nella pieve di Angera.
Nel XVIII secolo vivevano nel suo territorio circa 1500 anime. Nella stessa epoca la parrocchia comprendeva anche le località di Barzola, Capronno e Ranco.
Verso la fine del XVIII secolo, nella tabella delle parrocchie della città e diocesi di Milano, la rendita netta prepositura in cura d’anime di Angera assommava a lire 1005.16.10; la nomina del titolare del beneficio parrocchiale spettava a Roma (Tabella parrocchie diocesi di Milano, 1781).
Nel 1896, all’epoca della prima visita pastorale dell’arcivescovo Andrea Carlo Ferrari nella pieve e vicariato di Angera, il reddito netto del beneficio parrocchiale assommava a lire 2213,17, al quale si aggiungevano il beneficio coadiutorale di Capronno, la coadiutoria di San Lorenzo di Angera e una coadiutoria superdiaria; il clero era costituito dal parroco e da quattro coadiutori. I parrocchiani erano 3500 circa, compresi gli abitanti delle frazioni di Capronno e Barzola; nel territorio parrocchiale esistevano le chiese e gli oratori di Sant’Alessandro, Sisinio e Martirio; San Quirico al Monte; Santa Maria Maddalena in Capronno; Santi Cosma e damiano in Barzola; Beata Vergine Annunciata alla Paletta; il santuario della Beata Maria Vergine alla Riva e l’oratorio dell’Immacolata delle suore di San Vincenzo; nella chiesa di Sant’Alessandro era eretta la confraternita del Santissimo Sacramento e nella parrocchiale la confraternita di Santa Marta.
Nel corso del XIX e XX secolo, la parrocchia prepositurale di Santa Maria Assunta di Angera rimase sempre sede vicariale, nella regione II, fino alla revisione della struttura territoriale della diocesi, attuata tra il 1971 e il 1972 (decreto 11 marzo 1971, RDMi 1971; Sinodo Colombo 1972, cost. 326), quando fu inclusa nel nuovo vicariato foraneo e poi decanato di Sesto Calende, nella zona pastorale II di Varese.
L'attuale chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta venne costruita ampliando una chiesetta dedicata a S. Maria già testimoniata nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" e da un decreto di Gian Galeazzo Visconti della fine del Trecento.
La pieve di Angera mantenne, seppur con qualche lieve modifica, l'originaria estensione fino al 1819, anno in cui furono costituiti i nuovi distretti ecclesiastici.
Dell'antica struttura restano l'abside quadrangolare, tracce degli archetti del muro perimetrale e la sacrestia che presenta ancora alcuni elementi architettonici originali. La restante struttura dell'edificio ha subito nel corso dei secoli numerosi rifacimenti e modifiche di cui rimangono trracce all'esterno sulla parete destra attorno alle aperture laterali. La facciata attuale è il risultato di una ristrutturazione dei primi anni del Novecento, per opera dell'architetto Cesare Nava, ma conserva ancora un rosone affrescato raffigurante il Redentore, piuttosto degradato.
All'apice del frontone triangolare è posata una statua della Madonna di Fatima opera di un artigiano di Angera, A. Mercuriali. Un affresco, piuttosto rovinato, ritenuto del Morazzone è visibile nella lunetta sopra il portale d'ingresso: si tratta dell'Assunzione della Vergine. Nelle due finestre laterali della facciata sono inseriti vetri istoriati che raffigurano il Battesimo di sant'Agostino e san Carlo che amministra l'Eucaristia a San Luigi.
Tutto l'interno, ad eccezione del presbiterio, è stato dipinto dai pittori Volonterio Enrico, autore delle diverse figure, e dal figlio prof. Volonterio Edoardo che ha curato tutta la ricca decorazione (anni 1925-1928). Sulla volta della navata centrale sono illustrate scene della vita della Madonna, mentre sulle volte delle due navate laterali ci sono dei medaglioni che illustrano simbolicamente le litanie lauretane. Sulle pareti delle navate laterali iniziando dalla sinistra sono dipinte, affiancate due a due, le quattordici stazioni della Via Crucis. Nella navata di sinistra, vicino all'ingresso, è collocato l'antico battistero in una nicchia affrescata da G. Poloni (1828), opera del 1768 di Mastro Antonio Merzagora di Angera. Ai suoi lati sono situate due antiche statue in pietra d'Angera che si ritiene raffigurino San Pietro e San Paolo. Esse provengono presumibilmente da un'antica chiesa di Angera oggi scomparsa.

Dietro l'altare compaiono degli sfondi naturalistici con turiboli emananti incenso (simbolo della Madonna che sale verso l'alto) che incorniciano la vetrata, non più originale, con l'effigie della Madonna Assunta. Di grande interesse sono le sculture lignee del presbiterio a destra dell'altare, rappresentanti la Madonna Assunta e i quattro Dottori della Chiesa: san Gregorio, sant'Ambrogio, san Gerolamo, sant'Agostino e del coro rappresentanti i dodici apostoli. Si tratta di opere del secolo XVII attribuite a Giovan Battista Besozzi.



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giovedì 19 marzo 2015

LA BASILICA DI SANTA MARIA ASSUNTA (Clusone)

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La basilica di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista a Clusone è sorta, secondo la tradizione, sulle rovine di un antico tempio romano dedicato alla dea Diana. La chiesa venne costruita su disegno di Giovan Battista Quadrio, architetto della Fabbrica del Duomo di Milano, tra il 1688 e il 1698. Venne consacrata il 6 luglio 1711 e, lo stesso giorno, elevata alla dignità di basilica minore. Nel 1887 venne realizzata la nuova pavimentazione in marmo nero.

La basilica di Santa Maria Assunta e San Giovanni Battista sorge nel centro dell'abitato di Clusone.

L'esterno dell'edificio di culto è caratterizzato dal portico, posto lungo la fiancata destra della chiesa e preceduto dall'ampio sagrato. Quest'ultimo è rialzato ed è cinto da una balaustra decorata con alte statue marmoree di santi. Il piazzale è raccordato a via Pier Antonio Brasi, che si trova ad una quota inferiore, tramite tre scalinate, due frontali ed una laterale; la scalinata di sinistra è caratterizzata da un andamento curvilineo.

Il portico è coperto con volta a crociera e si compone di cinque campate centrali e due avancorpi alle estremità. Quest'ultimi e la campata di mezzo sono costituiti da un arco a tutto sesto poggiante su semipilastri ionici e affiancato da due lesene composite; le restanti quattro campate si aprono sull'esterno con una bifora ciascuna sorretta al centro da una colonne ionica liscia. Sotto il portico vi sono tre portali.

La facciata della chiesa è leggermente a salienti ed è priva di particolari decorazioni. Al centro, in alto, vi è un finestrone rettangolare mentre, in basso, si apre il portale.

L'interno della basilica è costituito da un'unica navata lungo la quale si aprono otto cappelle laterali delimitate da archi ribassati poggianti su colonne corinzie alte 8,30 metri ciascuna. La navata termina con una profonda abside semicircolare

La volta nella navata, che è a crociera, e quella dell'abside, che è a botte lunettata, sono state affrescate da Bernardo Brignoli. Sono invece di Antonio Cifrondi le tele delle medaglie, raffiguranti il Giudizio Universale, l'Incoronazione della Vergine, Angeli musicanti e Gesù nel Getsemani. Sempre del Cifrondi sono le due tele in controfacciata, raffiguranti il Battesimo di Gesù (a sinistra) e la Predicazione del Battista (a destra). La via Crucis, in rilievo, risale al 1909 ed è un'opera dello sculore di Treviolo Cesare Zonca.

Ai due lati dell'abside, sono collocate, ciascuna entro la propria nicchia, due statue raffiguranti la Madonna del Rosario (1730), di Andrea Fantoni, e San Giuseppe (1870), di Gianmaria Benzoni.

L'altare maggiore venne diseganato da Andrea Fantoni, e fu eseguito dai Corbarelli di Brescia, che hanno realizzato le quadrature e gli intrarsi marmorei, mentre ai Fantoni di Rovetta si devono la tribuna e le statue. Andrea Fantoni realizzò personalmente i due angeli laterali e il paliotto raffigurante il Trasporto dell'Arca dell'Alleanza. L'altare è anche ornato dalle statue della Fede, della Carità e della Fortezza; sulle colonne laterali, vi sono le statue di San Giovanni Battista e San Sebastiano.

Alle spalle dell'altare, vi è la pala che raffigura l'Assunzione di Maria. Essa è opera di Sebastiano Ricci e venne da lui dipinta tra il 1711 e il 1713. Alla destra della pala si trova la Nascita di San Giovanni Battista, di Domenico Carpinoni, e, alla sua destra, il Martirio di San Giovanni Battista, di Andrea Vicentino.

Gli stalli lignei del coro, in radica, vennero realizzati da Domenico Visinoni e completati nel 1699 dalla bottega fantoniana.

La prima cappella di destra è dedicata alla Natività di Gesù e il suo altare venne realizzato nel 1754 da Fantoni junior. La pala d'altare, di Gaspare Diziani, è affiancata dalle statue di Santo Stefano (1702) e di Sant'Antonio da Padova (1732), entrambe di scuola fantoniana. Sulla parete di destra si trova la statua di San Valentino, di Antonio Cifrondi. Nella cappella è custodita una reliquia della Vera Croce.

La seconda cappella di destra è dedicata ai defunti e il suo altare venne realizzato nel 1720 da Domenico Corbarelli con statue di Andrea Fantoni. La pala raffigura la Santissima Trinità con la Madonna, San Giuseppe e San Gregorio che intercedono per i defunti ed è opera di Domenico Carpinoni, alla quale si deve anche il dipinto sulla parete destra che raffigura San Carlo e Sant'Ambrogio in preghiera davanti alla Madonna di Loreto.

La terza cappella di destra è dedicata all'Angelo Custode. L'altare venne realizzato nel 1759 da Grazioso Fantoni, mentre la pala è precedente e venne dipinta nel 1659 da Pietro Ricchi e raffigura la Vergine che appare a Santa Orsola con due sue monache e all'Angelo con il bambino; dietro il quadro, sono custodite le reliquie della basilica. Alla parete sinistra dell'altare è appesa la tela di Antonio Cifrondi con la Madonna e Sant'Antonio da Padova.

La quarta cappella di destra è dedicata al Crocifisso e, sull'altare, realizzato nel 1698 dalla bottega di Andrea Fantoni, si trova un gruppo scultoreo in legno raffigurante San Gaetano e San Carlo in adorazione del Crocifisso, sormontato da un angelo con le insegne vescovili. A destra dell'altare si trova un quadro del XVIII secolo, di Domenico Caretti, con Maria Addolorata con le sette spade dei dolori che le trafiggono il cuore. A sinistra, invece, vi è un quadro con i Santi Filippo Benzi e Giuliana Falconieri.

La prima cappella di sinistra è dedicata alla Deposizione di Gesù ed era, un tempo, sede dei Disciplini. Il paliotto dell'altare è decorato con le statue di San Cristoforo e San Rocco e del Redentore tra la Preghiera e la Penitenza, realizzate tra il 1725 e il 1730. Nell'ancona vi è la Deposizione di Gesù dalla Croce di Domenico Carpinoni, affiancata dalle statue di San Giorgio e del Beato Alberto da Villa d'Ogna. Sulla sinistra, vi è una tela di autore sconosciuto raffigurante Maria Maddalena che assiste alla risurrezione di Lazzaro.

La seconda cappella di sinistra è dedicata a San Lorenzo e l'altare venne realizzato nel 1629 dalla bottega di Giovanni Antonio Carra su commissione della famiglia Gromelli. Esso è affiancato dalle statue lignee secentesche di San Rocco e Sant'Antonio Abate.

Sulle due cantorie dell'abside, entro delle casse lignee con prospetto a tre campate e mostra di canne di Principale, si trova l'organo a canne, costruito nel 1960 dai Fratelli Ruffatti e restaurato dagli stessi nel 1994.

La consolle, mobile indipendente, è situata nella navata, lungo la parete di sinistra, ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32 note. Lo strumento è a trasmissione elettronica ed ha un totale di 65 registri.


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