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domenica 19 luglio 2015

BEDULITA

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Bedulita è un comune situato in Valle Imagna.

Il paese vanta una storia millenaria. Risalgono approssimativamente all'anno 1000 le origini di questo borgo posto a mezza costa sul monte Albenza, anche se è presumibile che vi fossero insediamenti umani già molti secoli prima di questa data, come si evince da alcuni ritrovamenti avvenuti nella grotta denominata Buco del Corno, dove sono stati portati alla luce frammenti di ceramica.
Si presume inoltre che già in epoca longobarda fossero presenti piccoli agglomerati, tanto che il paese originariamente veniva chiamato con il nome di San Michil, in onore al santo venerato dai Longobardi stessi e che tutt'ora è il patrono della parrocchia.

E' comunque in epoca medievale che il paese comincia ad assumere una fisionomia ben precisa, tanto da essere citato in documenti ufficiali per la prima volta nell'anno 1219. La tradizione vuole che il toponimo prenda spunto dal contesto naturalistico, un grande bosco di betulle (appunto beduletas), che avvolgeva il paese.
L'epoca medievale vide imperversare nella zona scontri cruenti, molto più che nelle altre zone della provincia bergamasca, tra guelfi e ghibellini. Questo per il fatto che la valle Imagna, prevalentemente guelfa, era in netta contrapposizione con l'attigua valle Brembilla, schierata con i ghibellini. In tutta la zona sorsero castelli e fortificazioni, e Bedulita non fu da meno: a tal riguardo esistono alcuni resti di costruzioni, tra le quali spicca il campanile dell'attuale chiesa, sorto appunto su una torre utilizzata a scopi difensivi risalente ad un periodo compreso tra il XII ed il XIII secolo.
I primi scontri videro prevalere i guelfi, tanto che i ghibellini chiesero aiuto ai Visconti, signori di Milano. Questi riuscirono a sconfiggere gli avversari e ad estendere il proprio dominio sulle valli della zona. Il modo con cui infierirono sugli avversari portò i guelfi a cercare più volte la vendetta con ulteriori uccisioni.

Dopo continui ribaltamenti di fronte il dominio dei Visconti e dei ghibellini fu definitivo, anche se il rancore guelfo dava spesso seguito a rivolte popolari, avvenute anche a Bedulita nel 1363, nel 1376 e nel 1407, e soffocate con le armi.

La situazione si rovesciò quando la zona passò sotto il controllo della repubblica di Venezia che, in contrapposizione con i Visconti, sosteneva lo schieramento guelfo. Seguirono distruzioni nei confronti dei possedimenti ghibellini, mentre i paesi guelfi, tra cui Bedulita, ebbero un trattamento di favore come citato in documenti dell'epoca:

«I Valdimagnini per la loro integrità della fede e fedeltà alla Repubblica, difendendola contro il Duca di Milano, furono dal Doge con privilegi, grazie e favori arricchiti et onorati» (Effemeridi di Padre Donato Calvi)

Nel corso degli anni andò acquisendo sempre maggiore prestigio la locale famiglia dei Personeni, che annoverò tra le sue fila illustri personaggi, tra cui spiccano Aurelio, cognato di Papa Clemente VIII, e Cinzio, elevato al porporato.

Un fatto curioso vide protagonista l'intera comunità nel 1756: in epoca illuminista, il ruolo centrale della chiesa cattolica era messo in discussione dalle teorie del tempo, divulgate nella zona da numerosi adepti. Gli abitanti si riunirono così presso il Ponte Giurino dove giurarono fedeltà alla chiesa romana.

I secoli successivi videro pochi fatti di rilievo coinvolgere la piccola comunità che, forte del proprio isolamento, seguì le vicende del resto della provincia senza parteciparvi in modo diretto.

La chiesa dedicata al culto dell'arcangelo Michele sorge su un piccolo terrazzo in posizione isolata dai nuclei abitati. Fu costruita nel 1859 sui resti di una preesistente chiesa e rinnovata completamente nel 1906. All'esterno è circondata da un porticato a tre arcate con affreschi, tra i quali un San Bernardino del 1400. All'interno sono presenti tracce di affreschi antichissimi e una pala della Natività di Gesù attribuito al Romanino. Degno di nota è l'affresco raffigurante il "Crocifisso e Santa Maria Maddalena" di Vincenzo Orelli (1797) sito nella prima cappella di sinistra.

Il campanile è discosto rispetto la chiesa ed si imposta forse sui resti di un'antica torre difensiva del secolo XII-XIII secolo.

L'organo, di tipo italiano/lombardo è opera del Perolini, un allievo del Serassi. Si caratterizza per i registri a coulisse e una tavolozza fonica con il tipico ripieno italiano. Ha un manuale con tastiera corta e pedaliera scavezza a leggio. Il campanile conserva la base ed alcune caratteristiche di una fortificazione medievale (risalente al XII secolo), sulla base della quale la chiesa venne costruita.

In località Capersoneni si trova una villa signorile che risale al XV secolo e diede i natali ad Aurelio Personeni.

Vi sono piccoli ponti che permettono il superamento del torrente Imagna: il Ponte Giurino, in struttura romanica, ed il Ponte di Berbenno (che divide il comune con il vicino Berbenno) con una struttura a schiena d’asino, risalente al periodo medievale.



L’Europa, una delle più belle grotte delle valli bergamasche, la si raggiunge superando il paese in direzione di Costa Imagna.

L’ingresso è di circa 100x40 cm, da cui fuoriesce aria fredda. Si avanza per 6/7 mt in orizzontale (le misure variano sino ai 2 mt di larghezza), dopodichè il soffitto si alza gradualmente fino ad un metro per una lunghezza di 3 mt.

Rimanendo sulla destra si supera il gradino di un metro (dopo aver tolto la sbarra chiusa con lucchetto) e tramite una strettoia di 2 mt si raggiunge la grande sala.

La sala è stata resa accessibile da un lavoro di forzatura in strettoia, durato una quindicina di notti e culminato nella domenica delle elezioni del Parlamento Europeo del 1986; da qui il nome di Grotta Europa.

La grande sala dalla forma ovale ha dimensioni di 30 mt di lunghezza per 20 di larghezza e 10 d’altezza; dal centro della cupola fuoriesce una cascatella perenne la cui acqua si dilegua sulla destra della grotta. Sempre al fianco della cascata si trova un’enorme stalagmite dalla forma tozza. La cavità è ricca di concrezioni di ogni tipo, cannule, drappi e colonne per non parlare di eccentriche e stalagmiti; sul fondo della sala ci sono inoltre enormi colate alte fino a 5 metri, che scendono dal soffitto fino al pavimento.

Il torrentello creato dalla cascata non dà problemi; l’acqua è alta non più di 20 cm e lo si percorre per 3-4 mt dopo di che ci troviamo nella zona delle cannule; da qui generalmente si prosegue sulla sinistra, mentre la grotta avanza nella stessa direzione per altri 30 mt.Per accedere a questo ramo bisogna raggiungere la colonna in fondo alla zona cannule, per spostarsi poi sulla destra contro la parete ed immettersi nella strettoia lunga 2 mt.

Si prosegue nella sala incontrando alcune stalagmiti alte non più di un metro, fino a raggiungere le grandi colate. Si supera poi una piccola gola che ci porta ad una vaschetta attiva, dove il calcare nell’acqua contribuisce ad accrescerne l’orlo. Sui lati, sott’acqua, ci sono altre concrezioni tipiche di questo genere. La vaschetta è alimentata da un piccolo fiotto d’acqua che nel contempo perfora ed accresce una stalagmite. Superata la vaschetta sulla sinistra, per un passaggio esiguo, si arriva ad un piccolo laghetto fossile di circa 2x2 mt. Qui nella nicchia si possono trovare altre concrezioni, stalattiti e drappi.

La cascata è alla nostra sinistra e ci siamo alzati rispetto al torrentello di circa 3 metri.

Si prosegue poi per quattro metri su una cresta, porgendo attenzione agli anfratti laterali, fino a raggiungere il punto di partenza dove, in passato, si sono trovati resti di animali carnivori. L’uscita in discesa la si prende di testa, lasciandosi scivolare lentamente fuori dalla strettoia.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/07/la-valle-imagna.html





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venerdì 17 luglio 2015

LA GHIACCIAIA DI MONCODENO

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Tra le cavità di tipo carsico di cui è ricca la zona delle Grigne la grotta di Moncòdeno è certamente la più curiosa: il calcare, tradizionale protagonista delle sculture sotterranee - stalattiti, stalagmiti, panneggiamenti - viene infatti sostituito dal ghiaccio che dà vita a un mondo incantato in rapido e perenne mutamento. E' una ghiacciaia naturale, un gioiello dimenticato la cui suggestione ha per secoli attirato scienziati, esploratori e visitatori occasionali. Lo stesso Leonardo da Vinci fu un attento osservatore dei fenomeni geologici, e, nel corso di un soggiorno a Lecco in cui esplorò i monti lariani e valsassinesi, pare non mancò di visitare la celebrata grotta.

Il Moncodeno (Moncoeuden in lombardo) è il versante nord della Grigna settentrionale, per la maggior parte nel territorio amministrativo del Comune di Esino Lario e in minima parte di quello di Cortenova. Il paesaggio è notevolmente carsificato e sono presenti centinaia di grotte, alcune delle quali molto importanti.

Tra tutte ricordiamo il complesso dell'Alto Releccio, che, con i suoi 1190 m di profondità, rappresenta una delle più profonde grotte in Italia, e la "ghiacciaia di Moncodeno", una grotta, visitata anche da Leonardo che conserva il ghiaccio e una temperatura ridotta anche in piena estate.

Nel 1881 si celebra a Milano il quattordicesimo congresso degli alpinisti italiani. I delegati del Club Alpino Italiano (Cai) vengono invitati a partecipare ad una cerimonia destinata ad entrare nella storia dell’alpinismo lombardo. A 1800 metri di quota, sul versante settentrionale della Grigna settentrionale (Grignone), nella zona nota al mondo scientifico per gli studi del presidente della sezione milanese del Cai, l’abate e geologo lecchese Antonio Stoppani, viene inaugurata la Capanna di Moncodeno. È il primo rifugio su quelle che, nei decenni successivi, diventeranno le montagne più popolari della Lombardia, le Grigne.

La Capanna fu distrutta da una valanga nel 1897. Il CAI di Monza decise di ricrostruirla poco distante nel 1906 chiamandola Capanna Monza. Questa fu incendiata e distrutta nuovamente dai nazifascisti nel 1944. Al nuovo edificio, ricostruito e inaugurato nel 1951, fu dato il nome di Rifugio Arnaldo Bogani.

Leonardo da Vinci (Codice Atlantico, F 573 b) e successivamente Stenone visitarono e descrissero la famosa Ghiacciaia di Moncòdeno, iniziando così lo studio scientifico dei depositi perenni di ghiaccio ipogeo. Probabilmente quando Leonardo visitò la grotta nell’antro le stalagmiti di ghiaccio e le nevi sul fondo erano molto più vistose di oggi. Complice la mutazione del clima che sta interessando l’intero arco alpino, la ghiacciaia del Moncodeno va incontro a quello che appare come un inesorabile e continuo regresso. A differenza del passato, il fenomeno riveste oggi un grande interesse escursionistico. Per secoli, invece, rappresentò un grande "frigorifero della natura". Grazie infatti all’accumulo di neve invernale, un tempo anche provocato come  testimoniano i numerosi tronchi che emergono con il regredire del ghiaccio, anche in piena estate la temperatura dell’ambiente è molto bassa, al punto che l’acqua dello stillicidio riesce addirittura a gelare. Provvidenziale riserva per i pastori della vicina Alpe di Moncodeno che estraevano blocchi di neve e ghiaccio che, oltre a dissetare gli uomini, opportunamente sciolti in apposite buche abbeveravano anche il bestiame. L’estrazione dei blocchi di ghiaccio costituì, per secoli, un’attività economica paragonabile a quella mineraria. Il ghiaccio veniva caricato su slitte e, lungo la val d’Esino, era trasportato a Varenna e imbarcato alla volta di Lecco e Milano.


LEGGI ANCHE : http://pulitiss.blogspot.it/2015/07/il-parco-delle-grigne.html






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venerdì 24 aprile 2015

BOBBIATE

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Bobbiate è un rione della città di Varese.

L'esistenza di un centro agricolo risale all'epoca preromana. La presenza in epoca imperiale romana è invece confermata da scritti che attestano la scoperta intorno al 1870 di due avelli di pietra contenenti scheletri e monete. In documenti risalenti al Medioevo comincia ad apparire la denominazione Bobiate o Bubiate per indicare la località.

Agli inizi del XIV secolo risalgono le notizie relative ad una piccola chiesa dedicata a San Vittore, successivamente intitolata a San Grato, secondo la tradizione santo taumaturgo e difensore dai fulmini e dalle tempeste, propizio quindi per una società prevalentemente contadina. Tuttavia nel 1574 il cardinale San Carlo Borromeo decreta che Casbeno sia eretta parrocchia e che lì abbia la residenza il parroco. Bobbiate, a causa dell'esigua popolazione, si trova così a dipendere da Casbeno. Agli inizi del XVIII secolo, quando l'abitato aveva 130 residenti, risale l'edificazione da parte dei nobili Martignoni di una residenza estiva, tutt'oggi esistente in piazza Bossi e sempre allo stesso periodo la costruzione della villa in località Deserto. Molto precedentemente al congresso di Vienna risalgono le prime notizie del Comune di Bobbiate, che nel 1805 aveva 243 abitanti, e nel 1809 fu soppresso ed aggregato a Varese. Restaurato il comune dagli austriaci, al 1905 risale poi l'edificazione dell'odierno campanile. Nel frattempo la popolazione è cresciuta e così il 3 gennaio 1908 viene istituita la Parrocchia di Bobbiate, indipendente da Casbeno. Nell'agosto dello stesso anno comincia la costruzione dell'oratorio.

Il 27 dicembre 1909 viene inaugurata la tramvia che collegava il paese a Varese. Al 1910 risale invece l'apertura dell'Asilo Infantile su volontà dei signori Macchi Zonda.

Nel 1912 la vecchia chiesa viene ampliata e la facciata ricostruita. A memoria dei caduti della prima guerra mondiale è edificata intorno al 1920 la cappella tutt'oggi esistente accanto alla chiesa.

Nel 1927 il comune di Bobbiate viene soppresso ed aggregato a Varese, da poco eretta a capoluogo di provincia.

Da località a carattere prettamente contadino quale era, a partire dagli anni cinquanta e sessanta inizia un processo di urbanizzazione che le fa assumere un profilo più residenziale. Nel 1962 ha inizio l'edificazione della nuova chiesa su progetto dell'architetto Bruno Ravasi. Sarà inaugurata la notte di Natale 1964. Al suo interno pannelli affrescati da Stefano Butera nell'1988 ripercorrono il pontificato di Giovanni Paolo II. All'esterno a destra sulla facciata invece si trova la Madonna del Lago ad opera del pittore Leo Spaventa Filippi.

In ambito sportivo, invece, spicca a Bobbiate la squadra calcistica a 7, denominata "Oratorio san Grato Bobbiate". La formazione milita attualmente nel girone "a" del campionato allievi del C.S.I. di Varese, occupando per il momento la terza posizione in classifica.

La formazione ha disputato negli ultimi anni ottimi campionati a livello provinciale, collezionando buoni piazzamenti tra cui spicca il secondo posto della stagione 2012/2013.

La squadra gioca le partite casalinghe nel campo sportivo di Lissago, dove è situato il "Bobbiate Stadium".

Bobbiate è nota per la presenza della Grotta della Madonnina, una grotta naturale simile a quella di Lourdes, socoperta da Emma Macchi Zonda nei boschi di sua proprietà e inaugurata il 16 luglio 1902, data tutt'oggi ricordata ogni anno.
Bobbiate è nota, inoltre, per la presenza di un importante campo calcistico, denominato "Duse", e nel quale hanno giocato calciatori di alta classe , paragonabili quindi a Messi e Ronaldo.

In occasione della Festa Patronale di San Grato, la terza domenica di settembre, si disputa la tradizionale Corsa degli Asini di Bobbiate, nella quale si affrontano le varie corti del rione. Ogni corte è rappresentata da un asino e da un fantino appartenente alla stessa corte. La corsa si svolge sulla piazza intitolata a Emilio Bossi, antistante la Chiesa Parrocchiale.
È nota la rivalità con Casbeno e San Fermo.
Il rione ha partecipato a due edizioni della sfilata dei carri durante il Carnevale Bosino attestandosi il primo posto nel 2010 e primo classificato per la categoria rioni nel 2012.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-varese.html




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sabato 18 aprile 2015

LA GROTTA DI ANGERA



Il progressivo scioglimento dei ghiacciai portò alla creazione dei laghi alpini.
Le prime attestazioni della presenza dell’Uomo nel territorio di Angera sono state individuate nel corso di scavi e indagini in una grotta naturale nota come Tana del Lupo, di proprietà privata e chiusa al pubblico, collocata nella parete sud-occidentale della altura che ospita la Rocca Borromeo.

Una campagna di scavi condotti presso la Tana del Lupo, grotta attualmente non accessibile al pubblico e ubicata sul pendio che conduce alla Rocca Borromeo di Angera, ha portato alla luce tracce della presenza dell’uomo risalenti al paleolitico finale, cioè databili tra 20.000 e 12.000 anni fa.

La grotta, detta anche “Antro di Mitra” era già nota per i rinvenimenti di testimonianze archeologiche di epoca preistorica e romana, ma non era mai stata oggetto di ricerche scientifiche sistematiche.
Gli studi condotti dalla direttrice del Museo di Angera, Prof.ssa Serena Massa, hanno immediatamente suscitato l’interesse della famiglia Borromeo, proprietaria del sito, che ha promosso e sostenuto le ricerche ottenendo anche il contributo finanziario della Regione Lombardia.
Il progetto di ricerca, che ha portato alla campagna di scavi, è stato diretto dalla Dott.ssa Barbara Grassi della Soprintendenza Archeologica della Lombardia e dal Prof. Maurizio Tosi, Direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna.
Nel corso delle indagini, a seguito delle operazioni di pulitura eseguite dalla restauratrice Lucia Miazzo, si è notato qualcosa che finora nessuno aveva potuto osservare; lungo le pareti e sul soffitto della caverna, dalle superfici molto tormentate da fenomeni di erosione, infestazioni biologiche e concrezioni, sono venute alla luce tracce di colore rosso e nero.
Un’indagine più attenta ha rivelato che i resti di pitture interessano gran parte delle pareti e del soffitto. Alcuni di questi segni, esaminati dal Prof. Angelo Fossati dell’Università Cattolica di Milano, sono quasi certamente impronte di dita intinte nell’ocra e “stampate” sulla parete della caverna, fenomeno ampiamente noto in area franco-cantabrica, ma molto più raro nel resto dell’Europa.
Dunque questa scoperta assume particolare rilievo nell’ambito del panorama europeo, anche se molto lavoro deve ancora essere fatto per attribuire una cronologia precisa ai diversi segni. Ma certamente alcune delle pitture possono essere state eseguite all’epoca in cui gruppi di cacciatori-raccoglitori frequentavano la caverna, cioè alla fine del Paleolitico.
In Italia sono rarissime le testimonianze di arte parietale e questa di Angera sarà certamente oggetto di ulteriori campagne di scavo e ricerche per riportare alla luce una testimonianza che desta grande interesse, non solo per l’espressione artistica e per la conoscenza degli stili di vita e dell’ambiente tardiglaciale in Lombardia, ma per gli aspetti legati al contenuto simbolico e misterioso del messaggio che intendeva trasmettere.
Altri Istituti coinvolti nella ricerca sono il DISTART (Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento, del Territorio dell’Alma Mater Studiorum di Bologna), che ha realizzato il rilievo topografico tridimensionale della grotta con tecnologia laser (direzione Prof. Luca Vittuari), il CNR di Faenza per analisi archeometriche (Dr. Bruno Fabbri, Dott.ssa Sabrina Gualtieri), il laboratorio di archeobiologia del Museo di Como (Prof. Lanfredo Castelletti); Dottor Francesco Genchi e Professor Massimiliano David dell’Università di Bologna.

La grotta di Angera è l’unico mitreo conosciuto fino ad oggi in Lombardia e al suo esterno sono ancora visibili antiche incisioni legate ai culti misterici oltre a diversi incavi rettangolari predisposti per accogliere lapidi e rilievi votivi. Dio guerriero, strettamente legato al sole e forse proprio per questo venerato negli antri della terra, Mitra, il cui nome significa “amico”, rappresenta il giorno con la sua luce e con esso l’aspetto benevolo della divinità. A questa caratteristica è probabilmente dovuta la leggenda secondo cui la grotta sarebbe da sempre abitata da una stirpe di fate buone e bellissime, custodi di una magica porta, invisibile e metafisica, che solo ogni cento anni si dice aprirsi all’entrata della grotta.

Secondo l’antica narrazione, questo misterioso passaggio rappresenterebbe un’apertura verso altre dimensioni, una porta d’accesso a mondi paralleli che solo gli iniziati potevano oltrepassare. Finora tuttavia, ancora nessuno è mai riuscito a scoprire quale sia il giorno esatto in cui la magica porta apra i suoi misteri.

Questa cavità, che si trova ai piedi dell’arroccato castello di Angera.
Essa era chiamata Tana del Lupo, Antro di Mitra e Grotta delle Fate.
All’esterno sono ancora presenti delle tracce di rilievi alquanto misteriosi legati ad antichi rituali e incavi che dovevano contenere lapidi o oggetti votivi.
E’ un’apertura naturale della roccia di 7,50 metri x 4,70 con un’altezza di circa 5 metri.

Nessuno ha mai varcato la soglia affinchè potesse raccontare cosa questo mistico
luogo nasconda.

La leggenda potrebbe essere un’interpretazione “popolare” del percorso iniziatico che gli adepti ai culti di Mitra dovevano intraprendere.
E’ possibile che il Tempio sia stato utilizzato per questo tipo di culto fino a tempi relativamente recenti ed è anche presumibile che “l’attraversamento della porta” di un iniziato, un rituale semplicemente mistico, doveva essere visto dal contadino di turno come un evento fortemente magico.
Il Dio Mitra da sempre è il riflesso pagano di Cristo, per via delle notevoli somiglianze.
Anche Mitra nasce da una vergine in una grotta, ecco perché i luoghi a Lui dedicati
sono simili a quello di Angera.
E’ la divinità del sole e della luce con lo scopo di sconfiggere il male e salvare l’umanità e anticamente veniva festeggiato il 25 dicembre.
Mitra muore a 33 anni ed è sempre affiancato da 12 compagni.



LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/04/le-citta-del-lago-maggiore-angera.html


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martedì 31 marzo 2015

L' ISOLA DI SAN BIAGIO

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Dall'isola si possono ammirare panorami mozzafiato a 360 gradi.

Proprio di fronte a San Felice del Benaco, incastonata nella Baia dello Smeraldo, fa bella mostra l'isola di San Biagio, dai più conosciuta come l'Isola dei Conigli.

Un tempo utilizzata come postazione per la caccia (XVII sec) e in seguito come sito di prova per armi di grosso calibro, è oggi proprietà dell'omonimo campeggio con accesso a pagamento per i turisti e gratuito per i clienti del campeggio.

La si può raggiungere in barca o con un attraversamento a piedi di 10 minuti partendo dal Porto Torchio di Manerba del Garda.

Il panorama è davvero stupendo e l'acqua, con fondale di scogli, molto invitante.

A soli 200 metri si può ammirare l'incantevole Isola di Garda o Borghese, mentre più al largo domina lo Scoglio dell'Altare, posto di culto per i pescatori di un tempo che si fermavano, a bordo delle loro barche, davanti allo scoglio, per assistere alla Santa messa.

Lo Scoglio dell'Altare è un luogo noto agli appassionati di immersione, che possono ammirare la grotta dimora fissa del pesce persico reale, oltre a scogli ricoperti di magnifiche spugne gialle.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2015/03/laghi-lombardi-il-lago-di-garda.html




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lunedì 23 marzo 2015

LA SCOGLIERA DEI GROSGALLI

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Scendendo verso Como, Lezzeno è preceduta da Villa Lucertola e dalla scogliera dei Grosgalli, in gran parte disabitata e ancora memore di antiche credenze legate alla stregoneria.

L'ultimo tratto di sponda verso Bellagio è quasi deserto, con pareti a strapiombo, gole e forre impressionanti: sono i Sassi Grosgalli, con il ponte del Diavolo presso una piccola galleria e la grotta dei Carpi o dei Bulberi (dal nome dei pesci che vi si rifugiano), detta oggi pomposamente Grotta Azzurra, attorno alla quale sorse nel secolo scorso una triste leggenda d'amore e di tragedia.
Le scogliere dei Grosgalli possono essere gustate appieno solamente dal lago, con le loro erosioni, i loro meandri e spaccature in cui si addentrano ombre e specchi d'acqua; la grotta dei Carpi è visitabile in barca.
 
La Grotta dei Bulberi o Grotta Azzurra, Si apre a filo dell'acqua nei pressi dei Sassi Grosgalli (nome d'origine celtica), affascinanti scogliere con pareti a strapiombo sul lago collocati sul litorale occidentale del Triangolo Lariano che da Lezzeno porta a Bellagio. La grotta del Bulberi si può raggiungere in barca ed è famosa per gli effetti di colore che vi suscita al suo interno la luce solare. Gli storici lariani ricordano che in questo antro si rifugiavano i più grossi pesci del lago, i leggendari "bulberi" (da cui prende il nome la grotta), di Paolo Giovio, grandi quanto un uomo, impossibili da catturare perché la loro mole spezzava le reti e la loro corazza di squame spezzava le fiocina.

Con un’escursione in barca fra i paesi di Lezzeno e Bellagio è possibile ammirare sia le abitazioni a mezza costa sia le pareti a strapiombo sul lago ricche di fenditure ed erosioni provocate dalle acque, veri e propri fenomeni carsici. Secondo un’antica leggenda in questi luoghi solitari e selvaggi si radunavano, per partecipare ai loro sabba, maghi e streghe. Tra le scogliere, dette Sassi Grosgalli, in prossimità del celebre Ponte del diavolo, si cela la suggestiva Grotta dei Carpi, detta anche dei Bulberi, o Grotta Azzurra. Quest’ultimo appellativo nasce dai giochi di luce delle sue acque che ricordano la celebre grotta di Capri. Nel corso degli anni alcune parti della grotta, ricca di stalattiti e stalagmiti, hanno subito parziali crolli.

Situato sulla costa della S.S. 583 tra Bellagio e Lezzeno il Ponte del Diavolo si staglia sopra una forra sovrastata da balze di calcare dolomitico del Monte Nuvolone. Il Ponte, dall'aspetto cupo e misterioso, è noto, secono leggenda, per essere stato sede di incontri esoterici con riti di stregoneria. Si tratta forse dell'unico manufatto della regia rimasto intatto, senza rimaneggiamenti. Il ponte è il punto di chiusura della strada Regia, riprendendo la provinciale verso Bellagio dopo pochi metri si incontra la fermata del bus che riporta a Como.


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