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lunedì 15 giugno 2015

PALAZZO MARTINENGO COLLEONI DI MALPAGA A BRESCIA

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Il palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga fu edificato per volere della famiglia Martinengo-Colleoni di Malpaga, fra le più antiche ed insigni di Bergamo. Il ramo della famiglia nacque alla fine del Quattrocento, quando i fratelli Gherardo, Gaspare e Jacopo Martinengo sposarono le figlie del condottiero Bartolomeo Colleoni, assumendo il nome congiunto di Martinengo Colleoni ed ereditandone i possedimenti, raccolti attorno ai centri di Malpaga e Cavernago. Alla fine del secolo la famiglia si trasferì dunque a Brescia, ponendo la loro residenza sulla piazzetta Sant'Alessandro, a sud, e realizzando qui il primo palazzo, abbastanza sobrio. A distanza di tempo, nella prima metà del Settecento, la famiglia, su progetto di Alfonso Torregiani, fece restaurare la sua dimora storica, facendone uno dei più imponenti palazzi barocchi della città. L'edificio fu poi dei Baebler e infine del Comune, che lo destinò a sede del Tribunale di Brescia fino al 2009, quando è stato trasferito nel nuovo Palazzo di Giustizia.

Il palazzo si sviluppa come ampio complesso con due differenti prospetti, comunque legati da motivi ornamentali unitari. La facciata sull'attuale Corso Cavour è la principale e anche la più imponente. Essa ospita il largo portale d'ingresso con colonne binate, sormontato da una balconata con un finestrone centrale recante un grande stemma gentilizio allusivo a entrambe le famiglie. Il prospetto sulla piazzetta è più contenuto, ma si impone all'attenzione per il suo profilo sporgente e simmetrico accentuato dal portale centrale e dal balcone barocco sopra di esso. Fu forse previsto un terzo portale, sul lato sud dell'edificio, mai realizzato. Entrambi i prospetti sono tripartiti in senso orizzontale, ma anche verticalmente presentano una suddivisione in settori verticali mediante l’utilizzo di un ordine sovrapposto di lesene tuscanico-doriche che, posizionato a intervalli regolari, scandisce i vari blocchi dell’edificio. Un'alta cornice con mensoloni aggettanti, infine, chiude in sommità entrambe le facciate. I due portali sono caratterizzati da motivi architettonici molto simili: il portale sulla piazzetta presenta un ordine maggiore di semicolonne tuscanico-doriche, raddoppiato con lesene retrostanti, che sostiene una trabeazione e quindi il balcone. Un ordine minore di lesene interne, sempre tuscaniche ma più semplici, sostiene l’arco del portale. Entrambi gli ordini, inoltre, poggiano su un piedistallo uniforme che annulla la non trascurabile pendenza del terreno.

Il portale principale, su Corso Cavour, è più complesso, ma gli elementi architettonici sono quasi gli stessi: qui si hanno però delle colonne libere, uniche alle estremità e binate al centro, proiettate sul muro retrostante mediante lesene. L'ordine utilizzato è comunque identico a quello del portale sulla piazzetta, sia per l’ordine maggiore, sia per il minore ed entrambi, come prima, poggiano su un uguale piedistallo. Nel complesso, la massima plasticità è raggiunta dal portale su Corso Cavour, soprattutto a causa dell’utilizzo di colonne libere ma anche per la cospicua larghezza della composizione e per il finestrone con il grande stemma gentilizio. Notevolmente plastico, comunque, resta anche il portale sulla piazzetta, grazie alla forte compressione degli elementi architettonici impiegati, compresa la balaustra del balcone, e al forte aggetto che il profilo della facciata conferisce al blocco centrale. All'interno dell'edificio, un grande scalone e due vaste sale decorate con stucchi e affreschi a effetto illusionistico testimoniano i fasti settecenteschi della famiglia, il cui archivio privato, ricco di testimonianze sulla gestione dei possedimenti bresciani, è attualmente custodito presso la Civica Biblioteca Angelo Maj di Bergamo.



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PALAZZO MARTINENGO CESARESCO NOVARINO A BRESCIA

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Il Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino sorge in una prestigiosa e centralissima area di Brescia, fra Piazza del Foro e Via dei musei, dove un tempo s’incrociavano il foro e il decumano massimo. L’aspetto attuale del Palazzo è in gran parte dovuto ad una serie di interventi secenteschi. Il primo e più decisivo nucleo di lavori fu condotto intorno alla metà del Seicento dal conte Cesare IV Martinengo Cesaresco. Lo testimonia l’iscrizione che ancora si legge sull’angolo di nord-est: domus haec / aedificata est a comite / Caesare Martinengo Cesaresco / 1663.
Alla morte del conte, il vasto edificio fu diviso in tre ali, che poi ebbero diversi proprietari: nel Novecento il Palazzo fu acquistato dalla Provincia e destinato ad ospitare un centro culturale e varie esposizioni d'arte. La facciata che prospetta sulla piazza presenta due portali bugnati con gli stemmi delle famiglie Martinengo Cesaresco; la facciata che dà su Via dei musei è importante soprattutto per il portale, sormontato da due aquile che sostengono il balcone. Nel cortile interno spiccano la bellissima Fontana del Nettuno, cinquecentesca, la tardosecentesca statua di Cesare IV e tre loggiati a colonne ioniche, di cui uno riccamente affrescato. Uno scalone secentesco conduce ai sette locali del piano superiore, che comprendono il vastissimo salone, ornato da affreschi di Ludovico Bracchi. Il sottosuolo conserva importanti vestigia romane oggi visitabili.

Nel 1998 sono stati aperti, nei sotterranei del palazzo, gli scavi archeologici condotti a partire dal 1989, distribuiti in cinque sale che offrono, grazie alla straordinaria stratigrafia presente sotto l'edificio, un quadro completo della storia cittadina dalla preistoria fino ai giorni nostri, passando ovviamente per l'età romana che caratterizza archeologicamente l'intera zona.

Gli scavi sono accompagnati da una sala espositiva con documenti e reperti emersi durante i lavori, affiancata agli spazi riservati alle mostre d'arte che si tengono costantemente all'interno del palazzo.

Con accesso dal giardino di via dei Musei 30 è possibile visitare le sale adibite a mostre temporanee che dagli anni Novanta ad oggi hanno ospitato numerose esposizioni: la retrospettive sul pianista Arturo Benedetti Michelangeli (1996), i cicli dedicati agli impressionisti e alla pittura europea (2001 e 2002), la retrospettiva sul pittore Angelo Inganni (1998), le installazioni del gruppo GAC - Giovane Arte Contemporanea (2007 e 2012), la mostra sull'arte rupestre della Valle Camonica (2009), la mostra sul divismo nell'opera e molte altre. Dal 1996 al 2006 le attività di palazzo Martinengo sono state organizzate, per conto della Provincia di Brescia, dalla società "Brescia Mostre Grandi Eventi", dal 2006 al 2011 dall'ente "Palazzo Martinengo" e dal 2011 ad oggi dalla "Fondazione Provincia di Brescia Eventi".




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giovedì 2 aprile 2015

IL PALAZZO MARTINENGO A SALO'

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Il palazzo Martinengo a Barbarano fu costruito su incarico del marchese Sforza Pallavicino capitano della Repubblica di Venezia. Possiede un grande parco con stupende fontane. Il palazzo è proprietà privata, quindi non visitabile.

Questo palazzo in riva al lago è stato costruito circa nel 1560 circa, ed è classificato come monumento nazionale. Questa casa è dotata di bellissimi pavimenti originali, di soffitti alti da sei ai nove metri, grandi saloni e camere da letto, una loggia imponente, con statue, fontane, giardini ornati con magnolie giapponesi e cipressi, e spiagge.

Il grande palazzo ricorda una fortezza, senza ornamenti e funzionale alla sicurezza dei suoi abitanti.
Dalla strada, la facciata si presenta bassa e possente, con il susseguirsi quasi monotono delle finestrature e il torrione squadrato, forse il più antico di tutto l’insieme, privo di caditoie e merlature, ormai inutili alla difesa dopo l’avvento delle armi da fuoco. Più bassa vi è una garitta pensile, dotata di feritoie, sufficiente per le operazioni di avvistamento e per la prima difesa al tempi degli archibugi. Suggestivi sono i due parchi adiacenti il palazzo. Verso oriente troviamo tutte le essenze tipiche del clima mediterraneo, dagli ulivi al lauro, dal leccio al cipresso e, nascosta nel verde, una fontana con al centro la statuta di Diana che sorge da una grande conchiglia. Al di là della strada Gardesana, abbiamo il giardino di cipressi, animato da una monumentale fontana alimentata da una piccola sorgente che, un tempo, serviva per irrigare le piante di aranci e limoni coltivate nelle serre. Visto dal lago, il palazzo presenta la sua struttura complessiva, organizzata su quattro corpi di fabbricati collegati tra loro. All’interno, il salone di rappresentanza, che occupa, in lunghezza, quasi la metà del primo  edificio, si caratterizza per il ricco soffitto a cassettoni, dove si susseguono ampi lacunari quadrati entro i quali sono circoscritti lacunari ottagonali. Alla parete di fondo, troviamo il grande camino in marmo di Rezzato, dove due cariatidi sostengono il potente architrave. Sulla bella galleria con soffitto a travetti, si affacciano varie stanze da letto e la biblioteca, tutte con soffitto a cassettoni, sempre di forma diversa e di rara bellezza. Le tre sale più belle dell’intero complesso sono nella parte che, partendo dalla torre si protende verso il lago. Nella torre vi è la sala da pranzo col soffitto ligneo che ne denota l’origine più antica rispettop al resto. Tutto attorno alle pareti della grande sala che segue corre una fascia affrescata, raffigurante gli animali più strani e mostri marini. Infine, l’ultima sala si affaccia direttamente sul lago.


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