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martedì 2 giugno 2015

LE MURA DI CASTEL GOFFREDO

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Le mura di Castel Goffredo erano il complesso di opere difensive che nel corso dei secoli furono erette per difendere la città da attacchi ostili. Si possono distinguere due cinte murarie edificate in epoche differenti. La prima cinta muraria di Castel Goffredo, dotata di fossato a difesa, si formò entro le rovine del castrum romano e fu eretta tra il 900 e il 1000. Al suo interno sorse il primo nucleo urbano e si chiamò Castellum vetus, ovvero “Castelvecchio", conservato quasi integro ai giorni nostri. Del luogo si parla in un documento del 12 giugno 1480 nel quale Ludovico Gonzaga, vescovo di Mantova e signore di Castel Goffredo, stipulò degli accordi con il comune sul possesso di alcune terre del luogo. Della prima fortificazione facevano parte anche: il castello medievale, ora scomparso; la Porta di Sopra, formata da una grossa torre rettangolare, divisa in tre piani, ora scomparsa; il Rivellino, addossato alla Porta di Sopra, ora scomparso; la Torre civica, alta 27 metri, che fungeva di porta d'accesso (chiamata porta castelli veteri) e chiudeva l'accesso a Castelvecchio; il Palazzo Gonzaga-Acerbi, residenza castellata, con fossato antistante di difesa; il Torrazzo medievale. Della prima cinta si conserva ancora un importante tratto corrispondente al lato nord del Palazzo Gonzaga-Acerbi. All'inizio del Quattrocento, sotto il marchesato di Alessandro Gonzaga, l'abitato costruito a ridosso di "Castelvecchio" fu circondato da un secondo ordine di mura e dal rivellino. Tutto attorno alle mura si estendeva un fossato originato dal corso dei torrenti Fuga e Tartarello, mentre una strada di circonvallazione percorreva tutto il perimetro. Nella città fortezza vi erano sette torrioni difensivi ad arco circolare e quattro porte di accesso: Porta Picaloca, a est, all'ingresso dell'attuale via Mantova; Porta di Sopra, a nord, all'ingresso dell'attuale via Manzoni, a ridosso della quale nel 1460 fu costruito a maggiore difesa il rivellino; Porta del Povino, a sud, all'ingresso dell'attuale via Botturi; Porta di Poncarale, a ovest, all'ingresso dell'attuale via Poncarali; Ludovico Gonzaga, vescovo di Mantova e signore di Castel Goffredo, nel 1480 affidò l'incarico di potenziare le mura difensive all'architetto militare Giovanni da Padova. Anche il marchese Aloisio Gonzaga (1540) provvide a rafforzare le porte di accesso alla città. Dopo il marchesato di Alfonso Gonzaga, che apportò solo piccoli miglioramenti alle fortezza, iniziò il decadimento delle mura difensive a causa dell'abbandono in cui furono lasciate dai duchi di Mantova e dalle guerre. Tra il 1757 e il 1771 iniziò il progressivo abbattimento delle opere di difesa, iniziando dal rivellino. Nel 1817 prese avvio la demolizione della seconda cinta muraria che progressivamente venne conclusa nel 1920. Di questa seconda cinta muraria si conserva ancora traccia del Torrione di Sant'Antonio sul quale, nel 1930, venne costruito un edificio adibito a colonia estiva elioterapica (Parco La Fontanella) e di un tratto di fossato che cingeva le mura a ovest del borgo; una costruzione di civile abitazione sorta sul Torrione dei Disciplini assieme a un tratto di fossato a sud-ovest del centro abitato. Delle porte che chiudevano la città rimane traccia in due pilastri in marmo della Porta Picaloca all'ingresso di via Mantova.

Il castello di Castel Goffredo sorgeva presumibilmente nella zona occupata, dalla metà del XIII secolo, dalla chiesa di Santa Maria (o chiesa in Castello), abbattuta nel 1986, a ridosso di Castelvecchio. Durante gli scavi per la realizzazione di un edificio di civile abitazione, vennero alla luce i resti di un edificio fortificato medievale che farebbero supporre all'esistenza del castello, sulle rovine del quale sorse la predetta chiesa. Un manoscritto del Seicento fa riferimento al castello nel punto in cui si trovava la Chiesa in Castello.

Di fronte alla roccaforte, nella stessa piazza Gonzaga, sorge la torre civica, che chiudeva il borgo medievale di "Castelvecchio" nella parte meridionale. L'ipotesi avvalorata dal Bonfiglio indica che «...il castello vecchio stava a monte della torre e della loggia, circoscritto a tramontana e ad occidente dalla fortezza nuova», senza specificare se la struttura era all'interno o fuori del palazzo del signore.

Anche il poeta Matteo Bandello, nei Canti XI de le lodi de la s. Lucretia Gonzaga... Le III parche, al tempo in cui fu ospite a Castel Goffredo del marchese Aloisio Gonzaga (dal 1538 al 1541), citò un «castello altiero» e un «buon castello» e ancora riferito ad Aloisio, «'l suo castello ha fatto così forte, qual altro che più forte Italia addite». In questo contesto, probabilmente, il Bandello si riferiva alla residenza del marchese (palazzo Gonzaga-Acerbi) con rocca al suo interno e alle fortificazioni erette nel 1520 a difesa del borgo.
Una lapide segnavia posta in via Cannone riporta anche l'antico nome "già della rocca", il che fa supporre l'esistenza della rocca nelle vicinanze.





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LA COMUNITA' EBRAICA A CASTEL GOFFREDO

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La presenza di un nucleo ebraico è attestata a partire dal 1468. Il banco di prestito fu gestito per tre secoli da alcuni membri delle famiglie Norsa e Finzi, provenienti da Mantova e Ferrara, e da altri ashkenaziti fra cui i Basilea e i da Praga. I Gonzaga, signori di Castel Goffredo, concessero agli ebrei residenti a "Castel Giuffrè" condizioni particolarmente favorevoli per l'esercizio del prestito, la gestione di altre attività commerciali e l'appalto del dazio di alcuni beni, assieme ad una piena libertà di praticare la loro religione e di vivere secondo le loro tradizioni. Richiesto inizialmente dalla comunità locale con supplica al principe, il banco ebraico fu in seguito alternativamente osteggiato da uomini d'affari del luogo, che ne temevano la concorrenza, e difeso dall'autorità civica per il ruolo indispensabile che svolgeva a favore delle fasce più povere della popolazione. Quando nel secondo Cinquecento a Castel Goffredo sorse anche un Monte di pietà, il banco degli ebrei convisse con esso per quasi un secolo e mezzo senza particolari conflitti, data la loro natura insieme diversa e complementare. La comunità ebraica di Castel Goffredo costituì per circa trecento anni un'importante componente del sistema creditizio locale, sovvenendo anche alle necessità del Comune e mantenendo vivi i rapporti economici con Mantova e le realtà circostanti.

L'edificio della sinagoga sorgeva nella zona compresa tra il vecchio ospedale e vicolo Cannone, corrispondente all'attuale vicolo Remoto.

Della presenza della sinagoga non resta neppure una lapide e le stanze che accoglievano il luogo di culto sono andate irrimediabilmente perdute nel corso del 2010, durante l'abbattimento dell'edificio che le ospitava.



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PALAZZO MUNICIPALE A CASTEL GOFFREDO

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Posto di fronte alla chiesa di Sant'Erasmo, sul lato ovest di piazza Mazzini, il palazzo è stato edificato nella seconda metà del ‘400; la facciata è divisa in due parti, sotto la loggia con soffitto a cassettoni, sopra il primo piano a parete piena, ritmato da quattro finestre e una porta da cui si accede al balcone. All’interno la sala del consiglio con soffitto dipinto, già teatro nell'Ottocento, attualmente è sede della Raccolta comunale d'arte con opere riguardanti Castel Goffredo del Novecento.

A partire dal 1º gennaio 1438 e ogni anno si riuniva nella casa la vicinia generale che, composta da tutti i capi famiglia, nominava il Consiglio che doveva accudire agli incarichi di pubblico servizio.

Durante il corso degli anni ha subito diversi restauri sia interni che esterni.

Al pian terreno è sistemata la “Loggia delle grida” dove si riuniva la vicinia. Al primo piano si aprono quattro finestre con balcone centrale. La sala consiliare, dal soffitto affrescato (1850) recentemente restaurato, nell'Ottocento ospitava il teatro comunale della città.

All'interno, in stile moderno, è collocata una scultura in ferro dello scultore mantovano Ferruccio Bolognesi (1924-2002) rappresentante i personaggi dell'Eneide di Virgilio che, secondo alcuni studiosi, nacque nel territorio castellano.

È presente anche un'ara votiva in marmo di un periodo compreso tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C. dedicata a Mercurio rinvenuta alla fine del 1900 in frazione Poiano e riportante la seguente iscrizione: L.V.I. / MERCUR / V.S.L.M..




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CORTE PALAZZINA A CASTEL GOFFREDO



Corte Palazzina,un tempo chiamata anche Palazzo Tosani, venne edificata probabilmente nella prima metà del Cinquecento ed è situata alle porte della città provenendo da nord, immersa nella campagna.

Proprietario della corte fu Giuseppe Acerbi, esploratore e console in Egitto, che verso il 1820 impiantò nella tenuta a scopi scientifici circa 1.500 tipi di vite, riscoprendo le sue doti di botanico e naturalista. Nel 1832 fece pervenire dall' antica città di Siene, in Egitto, due leontocefale di sienite, che vennero poste ad ornamento della porta di ingresso dell'edificio.

Intorno al 1840 iniziò assieme alle nipoti Marianna ed Annunziata, figlie di Francesco Acerbi, anche la coltura del baco da seta su scala industriale, Questa iniziativa, in competizione con quella iniziata nello stesso periodo da Bartolomeo Riva, fu l'embrione del futuro distretto tessile, che ha reso Castel Goffredo famosa nel mondo come la “città della calza”.




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LA TORRE CIVICA DI CASTEL GOFFREDO

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La Torre civica è una costruzione alta 27 metri, risalente al 1200.
Circa due secoli dopo fu elevata, in modo da ospitare la cella campanaria della Chiesa di Sant'Erasmo.
Sopra l'arco passante è infisso lo stemma marmoreo della famiglia Gonzaga, sul lato verso il Palazzo Municipale troviamo una epigrafe di Aloysio Gonzaga. Dello stesso Aloysio è il motto presente su un'altra epigrafe rivolta al lato della parrocchiale: "Ne superbia in la prospera ne viltà in la adversa". Entrambi le epigrafi sono datate all'inizio del XVI secolo.
Nel 1925 l'ultimo intervento di rilievo: la costruzione del coronamento merlato.

Inizialmente coperta da tetto e alta circa 20 metri, fu sottoposta a interventi di ampliamento che le permisero di raggiungere gli attuali 27 metri di altezza. Era dotata di una scala esterna, sul fianco est, che metteva il comunicazione la piazza con l'interno della torre, nella quale si amministrava la giustizia a partire dal XV secolo e dove era presente anche una camera di tortura.

Nel 1492 fu rialzata con una nuova cella campanaria che ancor oggi ospita il concerto di otto campane, alcune delle quali risalenti al Cinquecento, della Chiesa Prepositurale di Sant'Erasmo.

Nel 1925 fu rifatta la copertura e realizzata la merlatura ghibellina.

Nel 1983-1984 è stata oggetto di un radicale intervento di manutenzione in seguito al quale sono stati demoliti e ricostruiti gli intonaci esterni preesistenti e sono stato risolti alcuni problemi statici con operazioni di cucitura sulle murature e di realizzazione di solai intermedi in cemento armato e legno.

La torre presenta da secoli un accentuato scostamento dalla verticalità, con fuori piombo marcati verso Piazza Mazzini. Per questo, nel 2006, è stata oggetto di importanti verifiche statiche, poiché il fuori piombo risultava aumentato negli ultimi decenni.

Le sue caratteristiche tipicamente medioevali rendono la torre uno dei monumenti principali della città, tanto da essere ben visibile in avvicinamento a Castel Goffredo.






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CORTE GAMBAREDOLO A CASTEL GOFFREDO

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Sita ad est di Castel Goffredo, sulla strada per Ceresara, la corte di Gambaredolo è una tipica corte rinascimentale, costruita agli inizi del Cinquecento dal marchese Aloisio Gonzaga, divenuta residenza di villeggiatura dei signori "Gonzaga di Castel Goffredo".

La corte si presenta a pianta quadrangolare con uno spazio interno circondato e chiuso da una serie di edifici con quattro piccole torri agli angoli. Alla sinistra del complesso è situata la villa padronale. L'accesso alla corte avviene attraverso il ponte sulla peschiera, fiancheggiato da due balaustre in marmo e chiuso da un cancello a protezione.

Fu costruita nei primi decenni del Cinquecento per volere del marchese Aloisio Gonzaga di Castel Goffredo e destinata a luogo di villeggiatura dei “Gonzaga di Castel Goffredo". Alla morte di Aloisio il feudo passò al figlio primogenito Alfonso che, malato di gotta, si stabilì definitivamente a Castel Goffredo nel 1586. Costui, durante la sua permanenza a Corte Gambaredolo, mentre era intento a gettare pane ai pesci, il 6 maggio 1592 venne assassinato per motivi ereditari da otto sicari inviati dal nipote Rodolfo Gonzaga di Castiglione, che fecero scempio del corpo. I sicari subirono un processo e furono condannati a morte. Uno di questi, Andrea Franzoni, venne giustiziato ed il suo corpo appeso alle mura della corte.

Dopo la morte di Alfonso Gonzaga, il possesso della corte passò alla figlia Caterina che effettuò migliorie e nel 1615 fece anche edificare l'Oratorio di San Carlo sul luogo dell'assassinio del padre. Dal 1595 al 1600 vi soggiornò Ippolita Maggi, vedova di Alfonso Gonzaga, che ricevette la corte in usufrutto.

Nel 1657 l'Oratorio di San Carlo e la corte vennero visitati dal cardinale Pietro Ottoboni, della diocesi di Brescia, alla quale la chiesa appartenne sino alla fine del Seicento.

Passata sotto la diocesi di Mantova, nel 1777 la chiesa fu visitata dal vescovo Giovanni Battista de Pergen.

Alla corte si accede tramite un ponticello sul fossato con due balaustre di marmo.

Attualmente si trova nello stato di parziale abbandono.

Gambaredolo deriva da gamberetto, crostaceo di acqua dolce presente nel Fosso Gambaredoletto, che bagnava la corte gonzaghesca fortificata.




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I PALAZZI RIVA A CASTEL GOFFREDO



A Castel Goffredo troviamo due palazzi di proprietà della famiglia Riva: uno si trova in campagna e l'altro in città.

Palazzo Riva situato alla periferia sud della città è attualmente in disuso.

L'edificio faceva parte di un complesso di costruzioni che costituivano l'azienda agricola della nobile famiglia Riva di Castel Goffredo, proveniente a Castel Goffredo nel 1590.

Sorge sulla destra della villa e sulla riva del torrente Tartaro. È una costruzione in stile neogotico risalente al 1840. Intorno a quell'anno in alcuni locali del palazzo, Bartolomeo Riva (1804-1865) iniziò la coltura del baco da seta su scala industriale, sul modello francese della bigattaia di Camille Beauvais.
La villa è a nord della corte in stile mantovano del settecento con due balconi coevi inseriti nella facciata. Era la residenza estiva della famiglia. All'interno sono presenti l' atrio di ingresso in stile impero con soffitto a mensole e dal soffitto affrescato. Due sale si aprono a destra e sinistra dell'atrio e quella di sinistra conserva pregevoli affreschi di carattere mitologico.
A sinistra della villa sorge l' abitazione risalente al XVII secolo che subì delle modifiche in stile neogotico.
Il porticato in stile neogotico, sorge a ovest delle abitazioni e risale al periodo tra il 1855 e il 1864.

Nei pressi di Palazzo Riva il 24 aprile 1945 venne colpito a morte dai tedeschi in ritirata il partigiano castellano Bruno Antonelli.

Alla famiglia Riva apparteneva anche il palazzo sito in Piazza Mazzini, nel centro storico di Castel Goffredo.

A poca distanza da Palazzo Riva sorge l'Oratorio di San Michele Arcangelo, risalente alla prima metà del XVIII secolo.

Palazzo Riva in città è situato nella centrale Piazza Mazzini.

Edificato probabilmente alla fine del Quattrocento, l'edificio faceva parte di un complesso di due costruzioni che sono appartenute alla nobile famiglia Riva di Castel Goffredo, proveniente in città nel 1590.

Nelle sale del palazzo venne festeggiato, il 20 novembre 1834, l'esploratore castellano Giuseppe Acerbi dal suo rientro dall'Egitto.

In una di queste abitazioni Bartolomeo Riva accolse Vittorio Emanuele II, futuro re d'Italia nel maggio 1848.

Il primo edificio conserva importanti caratteristiche come il loggiato al piano terreno con colonne di marmo e una loggia superiore, recentemente murata. Al piano superiore è sito il “salone delle feste” affrescato alle pareti con camino in stucco sul quale spicca lo stemma della famiglia Riva.

Il secondo edificio, contiguo al primo, presenta sulla facciata un balcone in marmo sorretto da due sfingi. Da un portale in marmo del Seicento si accede allo scalone in marmo che porta al piano superiore ove è presente un salone centrale che si affaccia sulla piazza.


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lunedì 1 giugno 2015

VILLA BEFFA A CASTEL GOFFREDO

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Villa Beffa di Castel Goffredo è della metà del 500 era la residenza estiva dei Gonzaga di Castiglione, esempio forse unico nel mantovano di architettura Vignolesca. Tutti i membri della famiglia Beffa, da cui prende nome la villa, morirono con la grande epidemia di peste del 1630. Edificio a pianta quadrata, abbellito da colonnine, di nota la scala interna in marmo.
La costruzione, circondata da parco e da una corte della quale rappresenta la casa padronale, si presenta come unione di più edifici collegati tra loro. Il prospetto principale è dotato di androne d'ingresso ad arco unico, loggia con tre archi e colonne in marmo al primo piano. Sotto la loggia spicca lo stemma della famiglia Pastorio che ha abitato la villa. Tramite una scala ellittica in marmo si accede al piano superiore dove è sito il “salone nobile” con soffitto affrescato.



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LA CHIESA DI SANTA MARIA DEL CONSORZIO A CASTEL GOFFREDO





Primo edificio di culto eretto entro le mura del borgo di Castelvecchio nel 1288, nel quale aveva sede il Consorzio della Misericordia, fu ricostruita nel 1434. Il marchese Aloisio Gonzaga ne fece il mausoleo di famiglia e successivamente fu trasformata in Monte di Pietà. Attualmente della chiesa non resta che il campanile, quattrocentesco, con bifore e monofore e l'abside poligonale affrescato.

Dell'antica chiesa di Santa Maria del Consorzio, ricostruita nel 1434 in stile tardo gotico ed abbattuta nel 1986, si conserva solo l'abside poligonale affrescata con volta a ombrello, il campanile quattrocentesco, con bifore e monofore, ed alcune epigrafi del marchese Luigi Gonzaga e il portale in marmo bianco del 1532, poste attualmente sul fianco della Chiesa parrocchiale di Sant'Erasmo. Di interesse gli affreschi cinquecenteschi dell’abside.

Nel 1532 il marchese Aloisio Gonzaga la fece restaurare e, in una cappella aderente al presbiterio, vi fece erigere la cappella funeraria di famiglia, che accolse inizialmente le spoglie sue il 19 luglio 1549 e del figlio Alfonso, assassinato alla Corte Gambaredolo il 6 maggio 1592 dai sicari del nipote Rodolfo. Nello stesso anno Ippolita Maggi, vedova di Alfonso, fece traslare il suo corpo assieme a quello di Aloisio nel Santuario della Madonna delle Grazie presso Mantova: una lapide in marmo bianco all'interno ne ricorda l'evento.

Nel 1798 venne adibita ad uso monte pegni.

Durante gli anni venti fu adibita a laboratorio di falegnameria e successivamente trasformata in ufficio postale della città e a civile abitazione. In alcune stanze ebbe sede la biblioteca comunale e il comando dei vigili urbani, prima della attuale sistemazione definitiva.

Dopo l'abbattimento della chiesa, avvenuto nel 1986 per fare posto ad nuovo edificio civile, sono venuti alla luce importanti reperti altomedievali (VIII e IX secolo) riguardanti la fortificazione di Castelvecchio e l'esistenza del castello medievale.

Della chiesa si conserva solo l'abside poligonale con volta a ombrello, alcuni affreschi del Cinquecento, il campanile quattrocentesco, con bifore e monofore, tre epigrafi aloysiane e il portale in marmo datato 1532, tutti posti sul fianco della Chiesa Prepositurale di Sant'Erasmo.

Da alcuni documenti presenti all'Archivio di Stato di Mantova risulta che nel 1468 venne istituita a Castel Goffredo una “banca di prestito”, sollecitata da una lettera scritta dal Comune al marchese Ludovico Gonzaga. L'autorizzazione fu concessa a Leone Norsa.

La sede del banco venne inizialmente posta nel Torrazzo, sito sul fianco destro del Palazzo Gonzaga-Acerbi. Nel 1477 però il Comune chiese al marchese la soppressione del banco in quanto dannoso per la popolazione, ma la richiesta cadde nel vuoto.

Nel 1540 il marchese Aloisio Gonzaga concesse alla famiglia Jacobo Norsa autorizzazione decennale per la costituzione del banco dei pegni che venne rinnovata nel 1568 dal marchese Alfonso Gonzaga a favore della famiglia di Giacomo e Prospero Norsa di Mantova. Il banco dei pegni continuò la sua attività sino agli inizi del Settecento con Mosè Coen.

Intorno al 1570 risale l'istituzione del Monte di Pietà, che si affiancò all'attività degli ebrei e che venne aperto nella Chiesa di Santa Maria del Consorzio a seguito delle predicazioni dei Frati Minori nel mantovano. Il primo amministratore fu B. de Reb. L'istituzione fallì nel 1578 e il marchese Alfonso Gonzaga concesse di ricostruire nuovamente il Monte, che sopravvisse anche per merito di donazioni e lasciti di cittadini castellani.

Nel 1877 il Monte di Pietà venne trasferito dal comune nell'edificio posto in Vicolo Monte Scuole e qui rimase sino alla cessazione della sua attività.




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LA CHIESA DEI DISCIPLINI A CASTEL GOFFREDO

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Costruita nel 1587 su committenza della "Confraternita dei Disciplini", la facciata è in stile rinascimentale. Nel 1686 su costruito l’attuale campanile, innalzato dopo il crollo del precedente, coevo alla chiesa; nel 1741 fu aggiunta l’abside poligonale. Nell’interno, a navata unica, sono presenti resti di affreschi del ‘600 sulla vita di san Giovanni Battista, a cui la chiesa è dedicata, e il pregevole altare maggiore in marmi policromi del 1772, opera degli artisti rezzatesi Angelo e Giambattista Lepreni. Sconsacrata dal 1960, attualmente è sede di mostre ed eventi culturali.

Alcuni documenti storici affermano che nel 1526 la chiesa doveva essere abbattuta e che la Confraternita dei disciplini, al cui interno aveva la sede, rivolse un ricorso al marchese Aloisio Gonzaga, signore di Castel Goffredo, affinché l'edificio fosse risparmiato dalla demolizione.

Qui, il 6 maggio 1592, venne portato il corpo del marchese Alfonso Gonzaga dopo il suo assassinio, prima di essere sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Consorzio, mausoleo dei Gonzaga.



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LA CHIESA DI SANT' ERASMO A CASTEL GOFFREDO

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La Prepositurale di Sant’Erasmo Vescovo e Martire, costruita nella seconda metà del XVI secolo per volontà del Marchese di Castel Goffredo Alfonso Gonzaga e con il contributo delle Congregazioni Religiose e della Magnifica Comunità, è opera di Bernardino Facciotto o del figlio Girolamo. E’ collocata entro le mura e si affaccia su Piazza Mazzini, cuore rinascimentale della città.

Dagli Statuti della Congregazione della Misericordia risulta che già nel 1288 esisteva a Castel Goffredo una chiesa intitolata a sant'Erasmo.

Iniziata nella seconda metà del Quattrocento, all'epoca in cui il borgo iniziava a svilupparsi fuori dalla prima cerchia di mura di Castelvecchio (Castellum vetus), fu ampliata nel 1516 con la costruzione del presbiterio e una nuova cupola.

Il cardinale Carlo Borromeo, durante la sua visita nel 1540, diede disposizioni affinché fossero apportate modifiche all'interno e portata a compimento l'opera.

Durante il marchesato di Aloisio Gonzaga il tempio fu abbellito ed ampliato con l'aggiunta delle due cappelle laterali (del Battistero e di Sant'Antonio). Nel suo testamento lasciò la somma di cento scudi da impiegare nei lavori alla chiesa.

Ricostruita a seguito del crollo della cupola tra il 1588 e il 1590 da Bernardino Facciotto, architetto del duca di Mantova Guglielmo Gonzaga, per volontà del marchese Alfonso Gonzaga. All'opera contribuì anche il comune.
La facciata verso la piazza fu abbellita dall'aggiunta di cinque piramidi in marmo.

Il pavimento originariamente in cotto, venne rifatto nel 1606 a spese del comune e nel 1638 la cupola venne ricoperta di rame. Tra il 1737 e il 1750, per volontà di don Giacinto Tosani, venne effettuata la pavimentazione a quadri in marmo rossi e bianchi  e la costruzione del pulpito in legno intagliato.

Sulla porta principale della chiesa, il 3 gennaio 1593, venne assassinato Rodolfo Gonzaga, signore di Castel Goffredo, mentre si recava alla messa accompagnato dalla moglie Elena e dalla figlia Cinzia.

Nella prepositurale vengono officiate le principali funzioni religiose della città.

La chiesa, in stile rinascimentale, ha una facciata su due ordini con paraste e timpano ed è decorata da tre grandi portali in marmo bianco. È dotata di cupola a semisfera e fasciata dal tiburio.

Ai lati del presbiterio sono inseriti da una parte la sacrestia e dall'altra alcuni locali e il campanile.

L'interno è a croce latina suddiviso in tre navate, voltate a crociera, da colonne di marmo Botticino nelle quali sorgono sette cappelle:
Cappella del Battistero, con affreschi del Cinquecento;
Cappella di San Giacomo, con tela seicentesca Madonna dell'Apocalisse;
Cappella di San Francesco, con tela settecentesca Le anime purganti di Giuseppe Bazzani;
Cappella del Crocefisso, con affreschi di scuola lombarda del XVII secolo;
Cappella di San Carlo, con tela Madonna con bambino del XVII secolo;
Cappella di Santo Stefano, con tela Martirio di Santo Stefano del XVI secolo;
Cappella di Sant'Antonio, del XVII secolo.
La gradinata e la balaustra in marmo dell'altare maggiore sono state costruite nel 1612.

A sinistra dell'altare maggiore è collocato l'antico organo Costanzo Antegnati, fatto costruire nel 1595 da Caterina Gonzaga, figlia di Alfonso.

Nella nicchia dell'altare della Beata Vergine del Rosario è collocata un'importante statua lignea policroma del 1475, Madonna con bambino, opera di Giovanni Zebellana.

Nel presbiterio si fronteggiano due grandi tele barocche, opere del bresciano Giuseppe Fali: Mosè salvato dalle acque e Mosè fa scaturire l'acqua dalla roccia. Importante la presenza di altari e balaustre del Settecento decorati a tarsie in marmi e pietre dure. L'altare maggiore è opera di Andrea Gamba di Rezzato. La pala d'altare di Sant'Erasmo è opera del 1717 di Gasparino di Volongo. Il coro ligneo del 1750, finemente lavorato, è opera dell'intagliatore castiglionese Domenico Ceratelli (1708-1776).

Ai lati dell'ancona dell'altare del Santissimo, figurano due Angeli adoranti, opera del 1741 dello scultore bresciano Alessandro Calegari.

Un crocefisso policromo in legno del XV secolo, venerati dalla collettività, è collocato nella Cappella del Crocefisso, chiusa da una balaustra in marmi policromi del XVIII secolo opera di Domenico Corbarelli. Al termine della navata centrale, sul lato sinistro, è collocato un elegante pulpito in legno del XVIII secolo, scolpito dal celebre intagliatore bresciano Rizzardo Carboni.

Una serie di confessionali in legno presenti nelle navate laterali risalgono alla prima metà del Settecento. Fra gli archi del colonnato marmoreo di stile tuscanico, scendono i lampadari in vetro di Murano, della seconda metà del Settecento.

Dal 1 maggio 2010 è attivo, all’interno della chiesa, un PERCORSO MUSEALE DI VISITA che termina nella Cappella del Tesoro, dove sono esposte alcune delle opere d’arte più preziose legate alla storia della Prepositurale. Per una narrazione dell’evoluzione della fede e dell’arte dal ‘400 al ‘700, attraverso sculture, manoscritti, argenti e reliquiari.




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IL PALAZZO GONZAGA ACERBI A CASTEL GOFFREDO

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Sul lato settentrionale di Piazza Mazzini, stretto fra le torri medievali dell’Orologio e il Torrazzo, si impone Palazzo Gonzaga Acerbi. Risalente al 1499 e realizzato dal marchese e vescovo Ludovico Gonzaga, sarà in realtà il nipote, Aloisio, a trasformalo in una vera corte rinascimentale.

Aloisio, infatti, che alla morte del padre e dello zio riceverà in eredità le terre di Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere e Solferino, farà proprio di Castel Goffredo la capitale del suo marchesato e interverrà per abbellire non soltanto la sua dimora ma l’intera città. Aloisio fece decorare con affreschi le sale del palazzo e realizzò un bellissimo giardino dove amava riunire i suoi ospiti più importanti: l’imperatore Carlo V, ad esempio, oppure il poeta di corte Matteo Bandello, che racconterà di Castel Goffredo nei suoi racconti.

L'originaria costruzione di residenza castellata, composta da due distinti fabbricati non collegati tra loro, soggetta a varie aggiunte e modificazioni, è incastonata tra la torre civica a ovest e il Torrazzo ad est e risale al 1350 circa. Di proprietà del comune (domus comunis), che effettuò opere di ampliamento e riattamento. Era sede del vicario dei Gonzaga, che abitava nell'annesso Torrazzo, comunicante col palazzo.

Una pergamena del 1480 parla del passaggio in proprietà al marchese Ludovico Gonzaga, che iniziò le opere di miglioramento dell'edificio, grazie anche all'intervento dell'architetto Ermes Flavio de Bonis.

Nel 1511 divenne la residenza del marchese Aloisio Gonzaga, che ne fece una corte sfarzosa, ospitando personaggi illustri, tra cui il capitano imperiale Luigi Gonzaga "Rodomonte", il poeta Pietro Aretino nel 1536, dal 1538 al 1541 lo scrittore Matteo Bandello (che qui conobbe Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo) con Cesare Fregoso, Costanza Rangoni e i loro figli e lo studioso di chiromanzia frate Patrizio Tricasso da Ceresara.

L'imperatore Carlo V il 28 giugno 1543 fu ospite per un giorno del marchese Aloisio, lasciando il palazzo solo il giorno seguente. In un manoscritto anonimo si legge:

« Questa venuta, che tanto desiderava il signor marchese, fu quella e non altre, che lo indussero a cambiare, per così dire, la faccia al paese. Non era casa, non vi erano pareti esteriori in cui non si vedessero a fresco dipinte maestose logge, militari trofei, vasi egizi ed ornati d'ogni sorta, per cui più che un paese, sembrava un teatro magnifico e sorprendente »

Anche i tre figli di Aloisio videro la luce nel palazzo: Alfonso nel 1540, futuro marchese di Castel Goffredo; Ferrante nel 1544, futuro I marchese di Castiglione e Orazio nel 1545, futuro marchese di Solferino.

Importanti opere interne furono eseguite nel 1526 e nel 1598 da Alfonso Gonzaga, che dotò il palazzo di finestre a vetri.

Nell'ottobre 1589 Luigi Gonzaga, futuro santo, alloggiò nel Torrazzo.

Dopo la sua uccisione il 6 maggio 1592 da sicari di Rodolfo Gonzaga, che occupò militarmente Castel Goffredo, nel palazzo vennero imprigionate e tenute segregate per giorni la figlia di Alosio Caterina e la moglie Ippolita Maggi. Furono liberate grazie all'intervento dal duca Vincenzo Gonzaga e condotte a Mantova.

Anche Rodolfo Gonzaga soggiornò per poco tempo nell'edificio, perché il 3 gennaio 1593 fu ucciso sulla porta della Chiesa Prepositurale di Sant'Erasmo con un colpo di archibugio.

Dopo l'aggregazione al ducato di Mantova nel 1603 nessun Gonzaga abitò più nel palazzo. Rimase a lungo disabitato sino al 1756, quando passò di proprietà del comune di Castel Goffredo che lo cedette, con rogito nel notaio Giacomo Cima, il 13 aprile 1776 al colonnello Giacomo Acerbi.

Nel palazzo dimorò anche il figlio di Giacomo, Giuseppe Acerbi, nato il 3 maggio 1773 dalla moglie Marianna Riva, che divenne scrittore ed archeologo. A Giuseppe Acerbi è intitolato il Premio Letterario Giuseppe Acerbi del comune di Castel Goffredo.

Ad opera del bresciano Gaspare Turbini, il palazzo subì una radicale modificazione verso lo stile neoclassico: venne chiusa la merlatura, cancellati gli elementi architettonici rinascimentali ed ampliate le finestre.

Il palazzo fu anche luogo di nascita, il 14 novembre 1825, di Giovanni Acerbi, figlio di Battista Acerbi e Domenica Moneta, patriota ed intendente dei Mille, destinato a scrivere una delle pagine più importanti del Risorgimento italiano: i Martiri di Belfiore.

Nei giorni 27-28-29 aprile 1862 il generale Giuseppe Garibaldi fu ospite del patriota Giovanni Acerbi.

All'interno è presente una loggia retta da colonne in marmo dai volti finemente affrescati a grottesca (scuola di Giulio Romano). Una scalinata, dalla volta affrescata, conduce al piano nobile. Ad Aloisio Gonzaga si deve anche la formazione del giardino interno, ora ricco di alberi secolari, della fontana in marmo bianco e del pergolato di uve pregiate.

Di pertinenza del palazzo erano anche alcune case e la filanda (fatta costruire da Giacomo Acerbi) con annesso filatoio, delimitate dall'attuale vicolo Cannone. Del palazzo facevano parte anche le mura dell'antica fortezza di Castel Goffredo, oggi ancora in parte conservate e occupanti la parte nord.

Il marchese Aloisio Gonzaga fece dipingere la facciata esteriore verso la piazza con il fregio ad intreccio di amorini e sotto il cornicione fece porre la scritta Fortitudo mea, amor populi, potentorum reverentiam. Tracce di dipinto sono ancora visibili oggi.

Il Torrazzo è situato nell'angolo sud-occidentale del Palazzo Gonzaga-Acerbi, al quale appartiene e ne segue la storia, nella centrale Piazza Mazzini, è una costruzione medievale con coronamento a sbalzo sostenuto da mensoloni, innalzato probabilmente nella seconda metà del XIV secolo a scopo difensivo e ad uso abitazione del vicario rappresentante dei Gonzaga di Mantova, al quale il Comune di Castel Goffredo doveva dare alloggio e contribuire al salario. Il primo vicario ad occupare la struttura fu Ambrogio de Ferrari nel 1379 cui seguirono altri tredici. Al piano terreno dell'edificio era alloggiata la camera di tortura.

Un manoscritto anonimo del XVII secolo riporta che il Torrazzo (detto anche Torricello) fu la sede del banco dei pegni degli ebrei, chiamati nel 1588 da Mantova dal marchese Alfonso Gonzaga. Soggiornò nel Torrazzo anche San Luigi Gonzaga.

Nelle stanze del Torrazzo furono tenute prigioniere Elena Aliprandi e la figlia Cinzia Gonzaga allorché una sollevazione popolare della “Magnifica Comunità” castellana portò alla morte del marito, il marchese Rodolfo Gonzaga il 3 gennaio 1593.

Fu rinnovato esteriormente nel Settecento quando furono aperte le cinque finestre prospicienti la piazza.



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IN GIRO PER CASTEL GOFFREDO

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Il territorio di Castel Goffredo appartiene alla zona subcollinare posta ai piedi delle alture che delimitano il lago di Garda verso la pianura padana.

Caratteristica della zona è la presenza di fontanili e di risorse idriche sotterranee, probabilmente alimentate anche per effetto dell'infiltrazione delle acque del Garda attraverso i rilievi morenici.

Numerosi sono i corsi d'acqua e torrenti, alcuni di rilevante valore naturalistico-ambientale, percorrono il territorio comunale.

Interessante per il microambiente naturale è la zona che si trova nelle frazioni Profondi e Perosso, a nord del capoluogo, dove la ricca vegetazione permette la vita di gamberi di fiume e la sopravvivenza di numerosi uccelli acquatici.

Il territorio della provincia di Mantova ha avuto origine dalle vicende intervenute durante l'era quaternaria.
L'assetto geologico della zona è caratterizzato dalla "media pianura idromorfa" e dalla "bassa pianura sabbiosa", presenti nella provincia nella stretta fascia del nucleo urbano di Castel Goffredo. Nella "media pianura idromorfa" i sedimenti diventano prevalentemente sabbiosi, talvolta con lenti di ghiaie e si verifica l'emergenza dei fontanili, mentre il territorio della "bassa pianura sabbiosa" è solcato in senso nord-sud da un fitto reticolo di incisioni, talora occupate da piccoli corsi d’acqua o canali, formatisi per organizzazione delle acque sparse dei fontanili.

Testimonianza dei trascorsi storici, è la scenografica Piazza Mazzini. In questo equilibrato rettangolo, sono rappresentati architettonicamente i "poteri" che ebbero tanta parte sul governo della città: a nord Palazzo Gonzaga-Acerbi, residenza e corte del Signore, ad est la Prepositurale di S. Erasmo, sede del Prevosto, ad ovest il Palazzo Municipale, casa della " Magnifica Comunità di Castel Goffredo" ed, infine, a sud i Portici,cui si affacciano da sempre le botteghe dei commercianti, rappresentanti il potere economico. Molte sono le cose di interesse artistico sparse nel centro storico e che il visitatore attento può scoprire: da segnalare la bella Annunciazione in cotto quattrocentesca posta nel passaggio B.A.M. tra via Roma e via Moratti. A pochi passi sorge la Chiesa dei Disciplini costruita nel 1587 con bel campanile seicentesco.
La Piazza Gonzaga con piazza Castelvecchio è la più antica della città. Si apre sul fianco destro del Palazzo Municipale ed è chiusa a sud dalla torre civica. La piazza faceva parte del primo nucleo abitato, Castelvecchio, e su di essa si sono affacciati, nel corso dei secoli, il castello di Castel Goffredo e la chiesa di Santa Maria del Consorzio, oggi scomparsi.

Castelvecchio è la parte più antica di Castel Goffredo, di origine medievale e costituiva il primo nucleo abitato. Comprende piazza Gonzaga, piazzetta Castelvecchio, adibita a spettacolo all'aperto e concerti, e i caratteristici vicoli stretti: vicolo Pozzo, vicolo Carlo V, vicolo Teodoro da Castel Goffredo, via Manzoni (antica contrada Cavallara), vicolo Cannone e vicolo Remoto.

Il Monumento ai caduti è gruppo scultoreo in marmo bianco posto nei giardini pubblici di piazzale della Vittoria. Fu realizzato nel 1925 dallo scultore Timo Bortolotti - artista che si esprimeva con forme che si ispiravano a un ritorno all'antico e all'idea del classico ed inaugurato il 10 maggio 1925 dal deputato mantovano Gino Maffei (1890-1938). La costruzione è posta al di sopra di tre gradini e costituita da una figura femminile racchiusa tra due colonne di stile ionico sormontate da fregio e architrave su cui spicca la citazione latina Per aspera ad astra. Alla base del monumento sono poste le lapidi a ricordo dei caduti delle due guerre.
Il Monumento a don Aldo Moratti è una scultura in bronzo del 1986, opera di Luciano Scalzotto, posta nella centrale via Mantova, raffigurante il sacerdote che conduce a mano una bicicletta e un ragazzo che tende la mano verso don Aldo.
Il Monumento a Giovanni Acerbi raffigurante il busto del patriota è collocato su un basamento di marmo bianco all'interno dei giardini pubblici di piazzale Marconi. Realizzato nel 1999 su disegno dello scultore-pittore Vindizio Nodari Pesenti.

Monumento alla Croce: Crocifissione in legno d'ulivo posta in prossimità del centro storico, in via Cesare Battisti. L'originale, in legno policromo del XV secolo, è collocato all'interno della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo. Il monumento è stato inaugurato l'8 dicembre 1940.
La Pigna si tratta di un segnacolo funebre romano collocato su una colonna di marmo bianco, posto nei giardini pubblici di piazzale della Vittoria, chiamato La Pigna per la sua forma. In origine la colonna si trovava al quadrivio "Colonna" tra via Garibaldi, via Botturi e via Acerbi e sorreggeva il Leone di san Marco, simbolo della dominazione veneta su Castel Goffredo. Rimase in questo luogo sino al 1827.
L'Annunciazione è un bassorilievo in cotto del XV secolo, collocato nel passaggio tra Via Roma e Via don Aldo Moratti.

L'Oratorio di San Michele Arcangelo è situato alla periferia sud della città in via per Casaloldo nella frazione Zecchini, fu edificato nel 1719 in stile neoclassico. All'interno è presente un altare in legno finemente lavorato, opera del 1721 di Giovanni Battista Barilli.
L'Oratorio di Sant'Anna fu edificato nel 1727 in stile neoclassico in frazione Sant'Anna. Al suo interno è presente una pala d'altare del pittore mantovano Giuseppe Bazzani, L'educazione della Vergine, del 1750 circa.
L'Oratorio di San Vito è del XVI secolo è appartenuto, sino alla metà del XVI secolo, alla parrocchia di Castel Goffredo per poi passare a quella di Casaloldo.
Il Convento dell'Annunciata, appartenuto anticamente al territorio di Castel Goffredo, sorge nel comune di Medole. Ebbe origine da una donazione fatta da Guglielmo Luchino (o Venturella Lucchini) di Castel Goffredo di un oratorio privato con casa ed orto contigui (esistenti già nel 1445), assegnata agli Eremitani di Sant'Agostino con breve di Papa Callisto III del 1455. Il complesso, in stile gotico, è costituito da tre fabbricati disposti attorno al giardino, comprendenti quattro sale a volto, il chiostro, un rustico e la piccola chiesa.

La zona circostante Castel Goffredo, corrispondente alla rispettive frazioni, è stata interessata dalla costruzione di oratori campestri e chiesette sparse nella campagna fin dal XVI secolo.

Numerose sono anche le edicole sacre sparse sul territorio comunale che costituiscono un vero e proprio luogo di culto, vantano antiche tradizioni e sono il segno di una religiosità assai diffusa.

I giardini pubblici sono collocati quasi nel cuore del centro cittadino e occupano l'area antistante la seconda cerchia delle mura, ora demolite, corrispondenti a piazzale della Vittoria e piazzale Marconi. Ospitano al loro interno diversi monumenti commemorativi.
Il parco La Fontanella ex colonia estiva elioterapica inaugurata nel 1930, ora trasformata in parco pubblico e sede di spettacoli all'aperto. È dotata di sala convegni per manifestazioni pubbliche e si trova in piazzale Martiri della Liberazione.
Lungo Tartaro è un percorso ciclopedonale che permette di passeggiare nei pressi del torrente Tartaro, tra via Monteverdi e via Ubertini, a contatto con la vegetazione fluviale e la fauna costituita da anatre, oche selvatiche e gallinelle.
La tenuta Sant'Apollonio è un parco giardino situato alla periferia ovest di Castel Goffredo, a circa 3 km dal centro, in via Casalpoglio. Sorto nel 1973 e gestito da una ONLUS locale, consta di un'area di 70.000 m² comprendente aree fiorite, specie arboree della pianura padana e un grande giardino di piante officinali.Comprende anche un bosco con alberi di alto fusto e laghetti dove vivono aironi, germani, garzette e pesci.
Il censimento degli alberi monumentali effettuato dalla Provincia di Mantova nel 2005 ha riconosciuto la presenza nel territorio di Castel Goffredo di 5 piante: una magnolia in frazione Bocchere, un pioppo bianco in località Pellizzario, un pioppo nero, un gelso bianco e un olmo campestre, tutti in frazione Casalpoglio.

Lasciata l'atmosfera di antico borgo, tutt'intorno la campagna si propone con paesaggi lineari interrotti da architetture rurali cariche di storia, come Villa Beffa, del 1550, o la bellissima corte di Gamberedolo, di poco più giovane, luogo vacanza dei Signori Gonzaga, che l'attrezzarono con torre, cappella, e ampi spazi rustici.
Ma in zona i borghi e i paeselli non si contano; recano testimonianza di un Settecento prolifico, che ha assegnato a ciascuna località una chiesa, una parrocchiale, come a Perosso, Bocchere, Poiano, Selvole, Berenzi, Zecchini, Sant'Anna e Casalpoglio.


Il dialetto locale è il dialetto alto mantovano, ma, essendo la località posta nell'alto mantovano al confine con la provincia di Brescia, si parla un dialetto fortemente contaminato dal vernacolo bresciano.

Già nel XIII secolo a Castel Goffredo era presente una casa degli Umiliati, congregazione religiosa dedita alla preghiera e alla lavorazione della lana. Risale al 1288 la presenza in città della "Congregazione di Santa Maria di Castel Goffredo" (o "Congregazione della Misericordia"), sul modello della Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo, movimento dedito alla preghiera e alla carità, che aveva la sua sede nella chiesa di Santa Maria del Consorzio.

È del 1468 il primo documento che attesta la presenza in città di una comunità ebraica.

Nel 1543 in alcune località nello Stato gonzaghesco (Castel Goffredo, Gonzaga e Viadana) si manifestarono le prime teorie luterane, che misero preoccupazione nel cardinale Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova.

Nel 1568, per volere del marchese Alfonso Gonzaga, si insediò a Castel Goffredo la famiglia Norsa di Mantova che istituì il banco dei pegni. Fu creata anche la sinagoga, andata perduta, che era collocata nell'attuale vicolo Remoto.

Sono presenti attualmente due parrocchie appartenenti alla diocesi di Mantova: la parrocchia di Sant'Erasmo nel centro storico e la parrocchia di San Lorenzo in frazione Casalpoglio, che sino al seconda metà del Settecento appartenevano alla diocesi di Brescia, per passare poi alla diocesi di Mantova, vicariato San Carlo Borromeo.
Del territorio castellano faceva parte anche la parrocchia autonoma di Santa Margherita in frazione Bocchere, che dal 1986 è stata estinta e accorpata alla parrocchia di San Martino Gusnago.
Il 1º gennaio 1725 il consiglio comunale di Castel Goffredo dichiarò san Luca patrono della città.
La religione maggiormente praticata nel comune è, come per l'Italia, quella cattolica; gli stranieri invece sono in prevalenza induisti, sikh e musulmani. In città esistono anche alcune famiglie di testimoni di Geova.

Storico carnevale, tra i più antichi d'Italia, risalente al 1872 che ha la sua maschera caratteristica in Re Gnocco, monarca dai pieni poteri. Ogni quattro anni, nel giorno della sua incoronazione, il venerdì gnoccolaro, pronuncia il discorso della corona e ai suoi sudditi affamati vengono distribuiti gratuitamente gli gnocchi. Quindi dà il via ai festeggiamenti, con sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati nella rinascimentale piazza Mazzini.
La fiera di San Giuseppe (19 marzo) è caratterizzata dalle esposizioni agricolo-floreali.
Per la festa di Sant'Erasmo e della città (2 giugno) si organizzano concerti, visite alla città ed esposizioni. Viene anche assegnato dal Comune l'Erasmo d'oro al cittadino che ha maggiormente illustrato la città nel campo della cultura.
La festa del Tortello amaro di Castel Goffredo (terza settimana di giugno) si svolge annualmente nel Parco La Fontanella in onore del piatto tipico locale, il Tortello Amaro di Castel Goffredo, durante la quale è possibile gustare questa specialità.
La fiera di San Luca (18 ottobre) è antica ed è istituita, assieme al mercato del giovedì, con decreto del 1º luglio 1457 da Alessandro Gonzaga, figlio di Gianfrancesco Gonzaga I marchese di Mantova. Si svolge nel centro storico della città ed è caratterizzata dalla presenza di numerose bancarelle e un ampio luna park allestito per l'occasione.
La prima domenica del mese si tiene un mercato specializzato di libri nuovi e vecchi, usati, riviste e dischi in vinile. Si tiene sotto i portici di piazza Mazzini e di via Italia.
Il mercato ambulante del centro storico è una delle tradizioni popolari più antiche e significative della città, essendo stato istituito con decreto del 1º luglio 1457 dal marchese Alessandro Gonzaga. Al giovedì si svolge in parte del centro storico e in piazzale Martiri della Liberazione.

È presente l'Istituto Scientifico di Riabilitazione di Castel Goffredo, aperto nel 1990, ospedale di rilievo nazionale ad alta specializzazione per quanto attiene alla Medicina riabilitativa.
L'unico museo della città è rappresentato dalla cappella del Tesoro della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo in piazza Mazzini, nel quale sono esposte alcune delle opere d'arte più preziose legate alla storia della chiesa, che racconta attraverso sculture, manoscritti, argenti e reliquiari l'evoluzione della fede e dell'arte dal Quattrocento al Settecentesca.

La cappella del Tesoro fa parte di un progetto più ampio in via di allestimento la cui apertura è prevista per il 2016, il MAST (Museo Archivio Storia), che sarà costituito da: Museo Corsini-Tosani, museo della città e del territorio dell'alto mantovano, in cui saranno conservate opere d'arte che appartengono alla storia di Castel Goffredo; Archivio storico parrocchiale, ricco di documenti antichi risalenti al Trecento; Antica libreria del clero di Castel Goffredo, costituita da oltre mille volumi, alcuni rarissimi, di filosofia, storia, diritto e teologia risalenti al Quattrocento; Biblioteca di storia dell'arte e di storia locale, composta al momento di ottocento volumi, con specializzazione nella scultura lignea.

A Castel Goffredo, in frazione Zecchini, tra il Seicento ed il Settecento operarono numerosi falegnami ed ebanisti che prestarono la loro opera a favore del comune e delle chiese locali. A testimonianza della loro arte sono rimasti numerosi manufatti di pregio (confessionali, armadi, banconi, ancone e inginocchiatoi) collocati prevalentemente all'interno della chiesa prepositurale di Sant'Erasmo. I più illustri furono: Adriano Tosani, Pompeo e Costanzo Redini, Antonio e Massimo Ferrari, Pietro Zecchini.

Nella prima metà del Novecento l'alto mantovano ed in particolare Castel Goffredo e Castiglione delle Stiviere sono stati i luoghi prediletti di ritrovo e di frequentazione artistica dei pittori mantovani facenti parte del movimento artistico chiamato "Chiarismo lombardo", lasciando una traccia importante della zona nei loro dipinti. Avevano eletto come maestro il professore castiglionese Oreste Marini e facevano parte del gruppo, tra gli altri, i pittori Maddalena (Nene) Nodari, nata a Castel Goffredo, Umberto Lilloni e Angelo Del Bon..

D'altra parte Castel Goffredo è anzitutto un centro industriale, specializzato nel settore della calzetteria femminile. Da qui, una miriade di moderne aziende piccole e medie e grandissime, esportano in tutto il mondo questi accessori d'abbigliamento molto apprezzati per la loro eleganza. E la storia di questa affermazione comincia probabilmente dal vecchio calzificio Noemi, sorto in paese ai primi del secolo come piccolo laboratorio artigianale e divenuto in breve una vera e propria scuola per giovani capitani d'industria, che dal 1960 in poi costruiscono alla periferia del paese e nei comuni limitrofi decine di piccole fabbriche.
Tanto che oggi Castel Goffredo è considerata a ragione la "CAPITALE DELLA CALZA", ed è sede del distretto industriale cui fanno capo 12 comuni della zona: Castel Goffredo (sede), Castiglione delle Stiviere, Asola, Casalmoro, Casaloldo, Casalromano, Cavriana, Ceresara, Gazoldo degli Ippoliti, Guidizzolo, Medole, Piubega, Rodigo, Redondesco e Solferino situati nella provincia di Mantova, mentre Acquafredda e Carpenedolo nella provincia di Brescia.

La cucina castellana è tipica dell'arte culinaria mantovana, profondamente legata ad antiche tradizioni contadine e al forte legame con le zone vicine, soprattutto l'Emilia-Romagna. I piatti caratteristici sono i primi piatti di pasta ripiena, tortelli e agnoli in testa.

Il Tortello Amaro di Castel Goffredo è il piatto tipico locale, risalente ai tempi dei Gonzaga. Questa specialità di pasta ripiena viene cucinata utilizzando l'erba amara (o erba di San Pietro) tipica della zona, infine viene condita con abbondante burro fuso. In onore di questo piatto tipico ogni anno, nella terza settimana di giugno, si tiene la tradizionale festa.
I Tortelli di zucca è il piatto tradizionale per la sera della vigilia di Natale, fatto con la sfoglia d'uovo e farcita da un impasto di zucca bollita, amaretti, mostarda, formaggio grana e noce moscata. Sono conditi con burro fuso e una spolverata di grana grattugiato.
Gli gnocchi di patate vengono preparati con patate lesse, farina, pane secco e conditi con ragù di carne o pomodoro. Piatto tipico del Carnevale di Castel Goffredo, cucinato in onore di Re Gnocco, viene distribuito gratuitamente in piazza l'ultimo venerdì di carnevale.
Beèr en vì è il nome dialettale del Bere in vino, è una minestra in brodo di carne alla quale viene aggiunto il vino rosso.
Il Panàda è un piatto unico di umili origini ma molto sostanzioso preparato con pane raffermo, olio di oliva, formaggio grana, brodo.
Tridarì è il nome dialettale di Pasta trita, è un composto di pasta all'uovo e farina bianca che, fatto seccare, viene tritato e servito in minestra di brodo di carne.
La gallina ripiena viene preparata utilizzando una gallina al cui interno è aggiunto un impasto costituito da pane grattugiato, sale, amaretti dolci, verdure, cipolla, carne tritata, mortadella. Viene lessata in acqua e servita calda.
Il salame cotto è un piatto insaccato di carne suina a grana medio-fine e sottoposto a cottura in acqua bollente.
Il luccio in bianco è un piatto a base di pesce d'acqua dolce dei torrenti locali lessato in acqua e pulito dalle lische. Si può gustare anche con una salsa composta da capperi, prezzemolo, acciughe sotto sale, aglio e cipolla.
La polenta all'erba amara è preparata con farina di mais, burro, erba di San Pietro e grana grattugiato.
La frittata  a base di uova e formaggio, viene aromatizzata con erba amara, germogli di luppolo, pesciolini di acqua dolce (in dialetto bòs) o con le rane.
Il Chisoel è una focaccia preparata con farina, zucchero, burro, mandorle dolci, pinoli, uovo, scorza di limone e cotta al forno. Si può gustare intingendola nel vino bianco secco.
La Bisulà è una ciambella preparata con di farina bianca, zucchero, burro, uova, latte, aromi e lievito.
Sügol è il nome dialettale di Budino di mosto d'uva, preparato durante la vendemmia con mosto di uva rossa e farina.
La polenta dolce fritta viene preparata con farina di cereali, acqua e sale. Viene fritta nell'olio e spolverata di zucchero.
Tipici sono anche i dolci fritti preparati in occasione del carnevale: Frittelle (Frètule in dialetto), Castagnole (Castagnòcc in dialetto) e Lattughe (Latüghe in dialetto).
Il Premio letterario Giuseppe Acerbi nato nel 1993 con lo scopo di divulgare l'immagine di Castel Goffredo e del territorio mantovano nel mondo, è dedicato a Giuseppe Acerbi, illustre personaggio di Castel Goffredo del 1773, che fu viaggiatore ed esploratore. Nel mese di luglio avviene la proclamazione del vincitore.
Oltre al centro cittadino, il comune di Castel Goffredo comprende diciotto frazioni e varie località distribuite al di fuori del perimetro urbano.

A Gambaredolo, piccolo borgo situato ad est del capoluogo si trova l'omonima corte rinascimentale (Corte Gambaredolo), voluta da Aloisio Gonzaga come residenza estiva dei "Gonzaga di Castel Goffredo", nota alla storia per essere stata teatro, il 6 maggio 1592, dell'assassinio del marchese Alfonso Gonzaga e signore di Castel Goffredo, per mano dei sicari del nipote Rodolfo di Castiglione. Nel 1615 Caterina Gonzaga, figlia di Alfonso, fece erigere l'Oratorio di San Carlo.
Rassica, si trova ad ovest del capoluogo, ricca di acqua, sono stati scoperti alcuni reperti archeologici (tre cuspidi di freccia in selce e frammenti umani) dell'età del bronzo.
Fanno parte del territorio comunale anche gli agglomerati sparsi in campagna di Boccardi, Cascina Frino, Malcantone, Poiano di mezzo, Ravenoldi, San Pietro e Traversino.

La principale squadra di calcio della località è l'Associazione Calcistica Castellana Calcio fondata nel 1973. Ha sempre disputato campionati di livello regionale. Dopo dieci anni disputati in Serie D, alla fine del campionato 2014-2015 è stata retrocessa in Eccellenza.
La Tennistavolo Castel Goffredo è una delle società più prestigiose a livello nazionale ed europeo e tra le più titolate d'Italia. Nasce nel 1977, e raggiunge nel 1984 un importante traguardo, quando la squadra femminile esordisce per la prima volta in serie A.
L'Associazione Tiro con l'arco Sagittario è nata agli inizi degli anni novanta. Nel 1993 si è associata alla FITARCO e nel 1994 è stato inaugurato il nuovo campo di tiro nella zona industriale di Castel Goffredo.
La Polisportiva Castellana ha raccolto l'eredità società tamburellistica che nel Campionato italiano di tamburello fu Campione d'Italia 1947, 1950 e 1951.

Molti sono i personaggi il cui nome è rimasto legato a questa città: politici, scrittori, imprenditori e artisti.

Publio Virgilio Marone (70 a.C. - 19 a.C.), poeta romano. Il filologo e latinista prof. Davide Nardoni, dell'Università di Cassino, sulla base di un attento esame filologico, sostiene che l'effettivo luogo di nascita sia proposto nella zona di Castel Goffredo.
Aloisio Gonzaga (1494 - 1549), nobile e condottiero. Fu il capostipite del ramo cadetto dei "Gonzaga di Castel Goffredo".
Alfonso Gonzaga (1540 - 1592), nobile e secondo marchese dei "Gonzaga di Castel Goffredo".
Ferrante Gonzaga (1544 - 1586), nobile. Fu primo marchese di Castiglione e padre di san Luigi Gonzaga.
Orazio Gonzaga (1545 - 1587), nobile e futuro marchese di Solferino.
Rodolfo Gonzaga (1569 - 1593), nobile, terzo ed ultimo marchese dei "Gonzaga di Castel Goffredo".
Giuseppe Acerbi (1773 - 1846), esploratore ed egittologo. Fu il primo uomo della storia a raggiungere Capo Nord via terra.
Andrea Botturi (1823 - 1902), parlamentare e sindaco della città di Mantova.
Giovanni Acerbi (1825 - 1869), patriota e intendente della Spedizione dei Mille di Garibaldi.
Anselmo Cessi (1877 - 1926), educatore e vittima del fascismo.
Aldo Moratti (1877 - 1951), religioso ed educatore è ricordato come formatore dei giovani e portatore di aiuto ai poveri e malati.
Delfino Eoli (1900 - 1971), imprenditore. Pioniere dell'industria tessile a Castel Goffredo.
Oreste Marini (1909 - 1992), pittore
Maddalena (Nene) Nodari (1915 - 2004, pittrice ed esponente del Chiarismo lombardo.
Matteo Bandello (1485 - 1561), scrittore e vescovo cattolico, dal 1538 al 1541.
Pietro Aretino (1492 - 1556), scrittore, nel 1536.
Cesare Fregoso (1500-1541), condottiero e diplomatico dal 1538 al 1541. Fu sepolto a Castel Goffredo.
Luigi Gonzaga "Rodomonte" (1500 - 1532), capitano imperiale di Carlo V, nel 1532.
Carlo V (1500 - 1558), imperatore, il 28 giugno 1543.
Carlo Borromeo (1538 - 1584), cardinale, delegato apostolico e futuro santo, nel 1580.
Luigi Gonzaga (1568 - 1591), futuro santo, nell'ottobre 1589.
Pietro Vito Ottoboni (1610 - 1691), cardinale e futuro Papa Alessandro VIII, nel 1657 e nel 1662.
Carlo Emanuele III di Savoia (1701 - 1773), re di Sardegna, il 3 luglio 1735.
Ranieri d'Asburgo (1783 - 1853), viceré del Regno Lombardo-Veneto, il 7 ottobre 1837.
Giuseppe Diotti (1779 - 1846), pittore, il 21 ottobre 1844.
Vittorio Emanuele II (1820 - 1878), futuro re d'Italia, nel maggio del 1848.
Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882), generale, nei giorni 27-28-29 aprile 1862.
Giuseppe Sarto (1835 - 1914), vescovo, futuro papa Pio X, il 5 agosto 1889.
Nikoleta Stefanova, tennistavolista che ha militato nella "Tennistavolo Castel Goffredo", con il quale ha vinto due Champions' League e sei scudetti.
Wenling Tan Monfardini, tennistavolista che ha militato nella "Tennistavolo Castel Goffredo", con il quale ha vinto sette scudetti.
Alessia Arisi, ex tennistavolista della "Tennistavolo Castel Goffredo", con il quale ha vinto due scudetti.
Laura Negrisoli, tennistavolista, vincitrice di 17 scudetti nazionali.



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LE CITTA' DELLA PIANURA PADANA : CASTEL GOFFREDO



Castel Goffredo è un comune italiano della provincia di Mantova in Lombardia. Situato nella pianura padana e nell'Alto Mantovano al confine con la provincia di Brescia, è il settimo comune più popoloso della provincia.

Feudo autonomo gonzaghesco dal 1444 al 1602, qui nel 1444 Alessandro Gonzaga diede origine al Marchesato di Castel Goffredo. Nel 1511 il marchese Aloisio Gonzaga diede inizio al ramo cadetto dei "Gonzaga di Castel Goffredo", linea che si estinse nel 1593 ed elesse la fortezza di Castel Goffredo a capitale del suo piccolo Stato, comprendente anche Castiglione e Solferino.

È noto come la "città della calza" per la presenza di numerose industrie di calzetteria maschile e soprattutto femminile. È sede del distretto industriale tessile numero 6, composto da 15 comuni mantovani, bresciani e cremonesi.

Sull'origine del toponimo Castel Goffredo ci sono diverse ipotesi. Composto di castrum, fortificazione, e di un imprecisato "Goffredo" (dal germanico Gottfried che significa "in pace con Dio"), sul quale molti studiosi hanno cercato di trovarne il significato preciso.
Un decreto imperiale del 1164 di Federico I identifica così Castel Goffredo: Curtem de Runco Sigifredi cum castro et ecclesia, significando così che la seconda parte del nome sia derivato da Sigifredi.

Già il poeta Matteo Bandello (1554) nella sua opera in versi (Canti XI) composta proprio a Castel Goffredo mentre era ospite del marchese Aloisio Gonzaga, faceva riferimento ad un nome di persona («… giunsi al castel c'ha di Gioffredo il nome»).

Il primo ad occuparsi del significato di "Goffredo" fu Carlo Gozzi, che, nel 1810, azzardò alcune ipotesi, ma senza giungere ad una conclusione certa: Goffredo di Buglione, Goffredo il Gobbo marito di Matilde di Canossa, Goffredo di Malaterra, Goffredo da Viterbo o Goffredo di Vendôme.
Lo storico Francesco Bonfiglio, sulla base di alcune ricerche storiche effettuate intorno al 1920, farebbe risalire il nome della città ad un documento datato 8 luglio 1107 nel quale si parla di Castello Vifredi (o Castrum Vifredi). Negli atti di un convegno del 2009 si avanza l'ipotesi che il "Vifredi" citato in questo documento del 1107, sia riferito a Vifredo VI (conte di Piacenza).

Studi recenti (2010) farebbero risalire il nome Vifredi ad un adattamento fonetico e grafico invalso nel Medioevo, che vorrebbe trasformato Vifredus in Guifredus e quindi in Guffredus.
Un'altra ipotesi vorrebbe rimandare il nome "Goffredo" al vescovo di Brescia Goffredo di Canossa (X secolo), prozio della contessa Matilde, che teneva estesi possedimenti nell'area o a un Goffredo confaloniere di Medole, investito di immobili a Castel Goffredo l'8 luglio 1230 dal vescovo di Mantova Pellizzario.
Nelle carte antiche il paese è citato con nomi diversi: Kastelo Gifredo, Castel Giufrìdo, Castel Zanfrìdo, Castel Zanfrìso, Castro Grifedo, Castriguffredi, Castri Gufregi, Castel Zufrè, Castel Giufrè. E ancora, Castel Sufrè nel quale l'etimologia latina suffere porta al nome castrum suffers, che significa "castello forte", resistente, e quindi a Castello Suffrè o Zuffrè.

La storia di Castel Goffredo iniziò già nella prima metà del III millennio a.C., anche se il centro abitato attuale venne fondato in età romana (I secolo d.C.) per poi svilupparsi nel corso dei secoli successivi. In epoca altomedievale la storia della città fu strettamente legata al controllo delle potenti famiglie dei Visconti, dei Della Scala e della Repubblica di Venezia. Ma la storia della città resta indissolubilmente legata ai Gonzaga, che per quattrocento anni la governarono. Feudo autonomo dal 1444 al 1602 col primo marchese Alessandro Gonzaga, qui nel 1511 con Aloisio Gonzaga ebbero origine i rami cadetti dei "Gonzaga di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino" e il ramo minore dei "Gonzaga di Castel Goffredo", che si estinse nel 1593. Con l'avvento di Napoleone il comune fece parte della Repubblica Cisalpina e, dopo la sua caduta, del Lombardo-Veneto; nel 1861 venne infine unito al Regno d'Italia seguendone le successive vicende storiche.

Alcuni siti venuti alla luce nel corso di scavi, testimoniano che Castel Goffredo era abitata già in epoca preistorica (età del bronzo medio). Anche l’epoca romana ha restituito reperti interessanti. Tra questi, in special modo, due steli funerarie chiaramente attribuibili alla famiglia Magia, cioè il ramo materno del grande poeta mantovano Publio Virgilio Marone. Da qui la possibilità, sostenuta anche da seri studi, che Virgilio abbia avuto i natali nel territorio goffredese. Il periodo longobardo ha lasciato solo qualche traccia.

Importanti ceramiche, ora conservate presso il Museo Civico di Padova, indicano una presenza etrusca, mentre numerosi sono gli insediamenti di epoca romana e la stessa impronta urbanistica di Castel Goffredo è ascrivibile a questo periodo storico. Questa epoca è inoltre testimoniata da diverse epigrafi di cui alcune si possono far risalire alla famiglia di Publio Virgilio Marone, il grande poeta latino che, secondo il professor Nardoni dell'Università di Cassino, ebbe i natali nel territorio goffredese.
Un bassorilievo longobardo del VII-VIII secolo, custodito presso l'Oratorio di San Michele, è il più antico segno della presenza cristiana in questa comunità.
In età carolingia Castel Goffredo appartiene alla contea di Brescia.

Quest'area, appartenente alla zona dell'Alto Mantovano infatti venne interessata dalla centuriazione di Mantova. Di questo periodo è la scoperta nel 1989, accanto all'Oratorio di San Michele Arcangelo, di tracce di una necropoli romana, con pezzi in ceramica, bronzo, tessere di mosaico e monete. Sulla romanizzazione del centro storico, alcuni studiosi suppongono che questo fosse diviso in dodici isolati e caratterizzato da cardini e decumani e che all'intersezione del "cardo massimo" e "decumano massimo" fosse posto il forum, oggi rappresentato da Piazza Mazzini.
Anche la presenza dei Longobardi è data da ritrovamenti di bassorilievi marmorei in frazione Bocchere e da un marmo lavorato con cornici e stella esagonale nell'Oratorio di San Michele Arcangelo in frazione Zecchini.

Alla caduta dei Longobardi, Castel Goffredo, intorno all'anno 800, si trovò a fare parte del distretto di Sirmione che si estendeva fra Chiese e Mincio e fino al 1115 appartenne alla contea di Brescia. La più importante testimonianza della presenza dell'abitato è data da un documento datato 8 luglio 1107 nel quale la contessa Matilde, vedova di Ugone conte di Desenzano, fece una cospicua donazione di beni al monastero benedettino di San Tommaso di Acquanegra: in esso vengono citati alcuni luoghi dell'Alto Mantovano e della Bassa Bresciana orientale, tra i quali Castello Vifredi. A quel tempo (fra il 900 ed il 1000) risale l'origine della prima fortificazione della città chiamata Castellum vetus, "Castelvecchio", comprendente anche il castello, ora scomparso. Successivamente, dal 1115 al 1190 circa, appartenne ai conti Longhi, nobile famiglia di Desenzano che estendeva le sue proprietà dal lago d'Iseo al basso Chiese. Nel XIII secolo la città fu assediata da Ezzelino da Romano, dai Della Scala di Verona e dai Visconti di Milano. In quel tempo Mantova stava evolvendo verso la signoria e nel 1272 prese il potere la famiglia Bonacolsi con Pinamonte. Il casato giunse al culmine del suo prestigio il 16 agosto 1328, anno in cui Luigi Gonzaga, appoggiato da Cangrande della Scala, prese il potere ferendo a morte l'ultimo dei Bonacolsi, Rinaldo detto Passerino.

In seguito Castel Goffredo si diede lo statuto di libero comune e quando Brescia non fu in grado di assicurare la sua difesa, il 20 settembre 1337 la popolazione, con atto pubblico del notaio Giacomino Gandolfi, preferì porsi sotto la protezione di Luigi Gonzaga, primo capitano del popolo di Mantova. Iniziava così il dominio della signoria gonzaghesca destinato a protrarsi fino al 1707. Primo vicario con poteri civili e militari fu Ambrogio de Ferrari.

Nel 1348, allo scoppio della guerra dei Gonzaga contro Visconti, Scaligeri ed Estensi, Luchino Visconti (signore di Milano), duca di Milano, tolse le terre di confine a Mantova e Castel Goffredo rimase sotto Milano sino al 1404. Per un breve periodo, dal 1426 al 1431, Castel Goffredo passò alla Repubblica Veneta per poi tornare sotto Gianfrancesco Gonzaga, V Capitano del popolo di Mantova, nel 1431. Per la seconda volta, dal 1439 al 1441, venne governato dalla Serenissima Repubblica di Venezia e nel 1441 passò definitivamente a Gianfrancesco Gonzaga, primo marchese di Mantova che, firmando la Pace di Cremona (o Pace di Cavriana), accettò l'acquisizione dei territori di Castel Goffredo, Castiglione, Solferino, Redondesco e Canneto. Queste nuove terre, nella geografia gonzaghesca, furono chiamate "mantovano nuovo". Con la morte di Gianfrancesco nel 1444 si ebbe la prima divisione dello Stato mantovano. Nel suo testamento egli lasciò al terzo figlio, il marchese Alessandro, discepolo di Vittorino da Feltre, il dominio di molti borghi mantovani e di Castel Goffredo come feudo autonomo da Mantova. Nasceva il Marchesato di Castel Goffredo.

Ad Alessandro Gonzaga si deve l'ampliamento del borgo e l'edificazione di una seconda cinta muraria di difesa. Emanò uno statuto contenente norme amministrative per il suo feudo che dal suo nome si chiamò Alessandrino e che rimase in vigore fino al 1796. Egli istituì inoltre, il 1º luglio 1457, il mercato del giovedì e la fiera di San Luca. Alessandro morì senza figli nel 1466 lasciando al fratello Ludovico III, secondo marchese di Mantova detto il Turco, i possedimenti di Castel Goffredo. Venne nominato vicario dei Gonzaga il giurista Anselmo Folengo. Risale al 1468 l'istituzione in città di una banca di prestito gestita da Leone Ebreo che venne soppressa nel 1477 a causa degli alti tassi di prestito praticati. Ma il banco, sotto la protezione dei Gonzaga, proseguì la sua attività sino alla caduta del ducato mantovano (1707). Per successione testamentaria di Ludovico III e per soli due anni, dal 1478 al 1479, governarono congiuntamente i figli Rodolfo Gonzaga e Ludovico Gonzaga, vescovo di Mantova. Nel 1480 fu affidato l'incarico di potenziare le mura difensive all'architetto militare Giovanni da Padova.

Il vescovo Ludovico e il fratello Rodolfo divisero i loro beni: il feudo di Castel Goffredo, assieme a Ostiano e Redondesco, rimase a Ludovico, che governò dal 1479 al 1511.
Alla scomparsa di Ludovico nel 1511, dopo una lunga disputa presso la corte imperiale, lo stato di Castel Goffredo, Castiglione e Solferino passò al nipote marchese Aloisio (o Luigi Alessandro).

Iniziava con Aloisio il marchesato di Castel Goffredo del ramo cadetto dei "Gonzaga di Castel Goffredo". Egli fece del suo palazzo la sede di una corte sfarzosa, la quale ospitò personaggi illustri, tra cui il capitano imperiale Luigi Gonzaga "Rodomonte" il poeta Pietro Aretino nel 1536, dal 1538 al 1541 lo scrittore Matteo Bandello (protetto da Isabella d'Este, qui conobbe Lucrezia Gonzaga di Gazzuolo, che divenne la sua musa ispiratrice e della quale si innamorò), il condottiero Cesare Fregoso, Costanza Rangoni e i loro figli, Paolo Battista Fregoso militare parente di Cesare, l'ambasciatore Antonio Rincon e lo studioso di chiromanzia frate Patrizio Tricasso da Ceresara.

Nel 1516 transitò per Castel Goffredo l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo mentre inseguiva le truppe francesi e un altro imperatore, Carlo V, il 28 giugno 1543, fu ospite della corte di Castel Goffredo. Ottenne le chiavi della fortezza e ripartì il giorno seguente. In un manoscritto anonimo si legge:

« Questa venuta, che tanto desiderava il signor marchese, fu quella e non altre, che lo indussero a cambiare, per così dire, la faccia al paese. Non era casa, non vi erano pareti esteriori in cui non si vedessero a fresco dipinte maestose logge, militari trofei, vasi egizi ed ornati d'ogni sorta, per cui più che un paese, sembrava un teatro magnifico e sorprendente »

Carlo V era in viaggio da Busseto, dove incontrò papa Paolo III, verso Trento e si intrattenne nel Castello di Canneto con Ferrante Gonzaga, col cardinale Ercole Gonzaga e con Margherita Paleologa, per legittimare a suo figlio Francesco la duplice investitura nei titoli di Duca di Mantova e Marchese del Monferrato, oltre a concordare le sue future nozze con Caterina, nipote dell'imperatore.

Nel 1543 in alcune località nello Stato gonzaghesco (Castel Goffredo, Gonzaga e Viadana) si manifestarono le prime teorie luterane, che misero preoccupazione nel cardinale Ercole Gonzaga, vescovo di Mantova.

Alla morte di Aloisio toccò al marchese primogenito Alfonso Gonzaga, che risiedette per molto tempo in Spagna, governare la città dal 1565. Costui, l'8 maggio 1568, chiamò da Mantova la famiglia ebrea Norsa affinché continuasse l'attività di prestito ed istituisse un Monte di Pietà. Fu creata anche la sinagoga, collocata nell'attuale vicolo Remoto. In quell'anno si registrò pure la costituzione a Castel Goffredo, come in altre località del mantovano, del Monte di Pietà, che affiancò l'attività degli ebrei, ma a condizioni più vantaggiose ed operò sino al 1799. Castel Goffredo nel 1580 ricevette la visita pastorale dell'arcivescovo san Carlo Borromeo, con lo scopo di vedere applicate le risoluzioni adottate nel Concilio di Trento. Alfonso Gonzaga venne assassinato il 6 maggio 1592 alla Corte Gambaredolo, per motivi ereditari, da otto sicari del nipote Rodolfo di Castiglione, fratello di San Luigi che per farsi gesuita aveva rinunciato al marchesato. Rodolfo dominò in Castel Goffredo col terrore e commise crudeltà senza esempio. Fu ucciso con un colpo di archibugio da Michele Volpetti durante una congiura di popolo sostenuta dalla "Magnifica Comunità" castellana il 3 gennaio 1593 mentre si recava alle funzioni religiose nella Chiesa Prepositurale di Sant'Erasmo, accompagnato dalla moglie Elena e dalla figlia Cinzia. Con il successore Francesco Gonzaga (Rodolfo non ebbe figli maschi), che non diventò signore di Castel Goffredo a causa di una lunga disputa presso la corte imperiale, la quale nel 1602 riconobbe il dominio al IV duca di Mantova Vincenzo I, si concludeva anche la storia della località come feudo autonomo gonzaghesco. Ebbe in tal modo termine anche la breve signoria dei "Gonzaga di Castel Goffredo".

Il territorio dello Stato fu oggetto di un'aspra contesa presso l'imperatore Rodolfo II tra il marchese di Castiglione e il duca di Mantova. Nel 1602 Lorenzo da Brindisi venne incaricato dall'imperatore di farsi ambasciatore presso il duca di Mantova Vincenzo affinché restituisse il feudo al marchese di Castiglione. La mediazione fallì e Castel Goffredo fu annesso definitivamente al ducato di Mantova con decreto del 1603 e ne condivise la sorte sino al 1707. Alla calata degli imperiali dalla Germania, la fortezza di Castel Goffredo venne nomentaneamente riconquistata dai veneziani, tra la fine del 1629 e la primavera del 1630, anno in cui fu colpito dalla peste, che decimò i due terzi della sua popolazione. Nell'anno 1707 i francesi lasciarono l'Italia e cedettero la Lombardia all'imperatore d'Austria Giuseppe I, sebbene Mantova fosse ancora governata dai Gonzaga: Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, decimo e ultimo duca di Mantova, perdette lo Stato gonzaghesco e morì a Padova il 5 luglio 1708. Terminò così la dominazione dei Gonzaga, durata ininterrottamente quattro secoli.

L'occupazione austriaca determinò la requisizione dei magazzini di rifornimenti nella città e fra il 1705 e il 1706 soldati austriaci saccheggiarono Castel Goffredo, traendo in ostaggio anche alcuni abitanti. Il 3 luglio 1735 Carlo Emanuele, re di Sardegna e duca di Savoia, arrivò sino a Castel Goffredo e prese possesso della fortezza. Nel 1796 Napoleone Bonaparte spinse gli austriaci oltre il Mincio e nel 1797 l'Austria cedette la Lombardia ai francesi. Il 13 maggio di quell'anno Castel Goffredo fu occupata dalle truppe francesi. Si susseguirono i governi austriaci nel 1799, francesi dal 1801 al 1814 e di nuovo austriaci sino al 1866.

Negli anni del 1848 Castel Goffredo fu il centro cospirativo antiaustriaco dell'Alto Mantovano legato ai Martiri di Belfiore e contò la presenza di numerosi patrioti, capeggiati dal castellano Giovanni Acerbi, che diventerà in seguito intendente dei Mille di Garibaldi.
Essi furono: Alessandro Bertani, organista; Luciano Bertasi, barbiere; Luigi Betti, calzolaio; Ottaviano Bonfiglio, farmacista; Claudio Casella, possidente terriero; Carlo Cessi, caffettiere, nonno di Anselmo Cessi; Domenico Fiorio, farmacista; Luigi Gozzi, praticante notaio; Giacomo Luzzardi, oste; Luigi Pesci, esattore comunale a Castiglione delle Stiviere; Anselmo Tommasi, possidente terriero; Andrea Zanoni, agricoltore; Omero Zanucchi, possidente terriero.
Furono tutti arrestati e processati nel 1852 e uscirono dal carcere nel 1853 a seguito dell'amnistia. Giovanni Acerbi, fuggito all'estero, fu condannato in contumacia.
Nei giorni precedenti la Battaglia di Goito (30 maggio 1848), fu illustre ospite di Bartolomeo Riva a Castel Goffredo il duca di Savoia Vittorio Emanuele, futuro re d'Italia. Nello stesso anno l'avversione al regime austriaco portò alla costituzione a Castel Goffredo di un gruppo clandestino di mazziniani, tra i quali Giovanni Acerbi ed Omero Zanucchi, arrestato assieme ad altri dodici compaesani.

Nel 1859 l'esercito austriaco, incalzato dai franco-piemontesi, fu costretto a ritirarsi verso il Mincio e le alture di Solferino, San Martino e Cavriana.
Castel Goffredo fu teatro della Battaglia di Solferino e San Martino e vide schierato il terzo corpo d'armata francese al comando del generale François Certain de Canrobert, diretto con i suoi uomini a Medole, dove si combatté una delle battaglie più cruente (Battaglia di Medole). Il 24 giugno, alle 7 del mattino, la fortezza di Castel Goffredo, ancora occupata da un avamposto della cavalleria austriaca, venne liberata dal generale francese Renault appoggiato dagli uomini del generale Jannin che, sfondando le porte del paese con gli zappatori del genio, penetrarono all'interno del paese liberandolo dai nemici.

A seguito della ristrutturazione delle provincie italiane, nel 1859 Castel Goffredo fu inserita nel Circondario di Castiglione delle Stiviere, mandamento III di Asola.

Il 1860 vide un illustre cittadino di Castel Goffredo, Giovanni Acerbi, partecipare a fianco di Garibaldi nella prima spedizione dei Mille, col grado di intendente generale.

La città entrò a fare parte del Regno d'Italia nel 1861. Nei giorni 27, 28 e 29 aprile 1862 Giuseppe Garibaldi fu ospite del patriota Giovanni Acerbi.

A servizio dell’Austria si pose l’avvocato Giuseppe Acerbi, nato a Castel Goffredo nel 1773 da un’antica famiglia. Nel 1802 pubblicò a Londra, in lingua inglese, un resoconto dei suoi viaggi nell’Europa del Nord (da notare che la sua figura è notissima in Finlandia che gli ha dedicato strade e strutture pubbliche). Nel 1825 l’Acerbi fu nominato dall’Austria console generale in Egitto, dove compì numerosi viaggi ed esplorazioni, nel corso dei quali riuscì a raccogliere una cospicua quantità di materiale archeologico che oggi si trova esposto in vari musei italiani e stranieri, tra cui quello di Milano e di Mantova (Museo Egizio di Palazzo Te).

Negli anni del Risorgimento si distinsero, soprattutto per la parte attiva che ebbero nella congiura anti-austriaca messa in atto a Mantova, alcuni castellani tra cui Omero Zanucchi e Giovanni Acerbi. Quest’ultimo partecipò alla spedizione dei Mille con la qualifica di Intendente generale e, nel 1866, venne eletto deputato nel parlamento del neo-nato Regno d’Italia.
Deputato del Regno fu anche un altro castellano, l’avvocato Andrea Botturi, eletto nel 1861 nel collegio di Lonato. Anche il 1900 ebbe in Castel Goffredo dei protagonisti illustri: il maestro Anselmo Cessi, presidente provinciale dei Maestri Cattolici, che nel 1926 fu assassinato da alcuni fascisti a causa del suo impegno politico per la difesa della libertà e della verità. La sua ferma testimonianza cristiana ha portato Giovanni Paolo II ad annoverarlo, in occasione del Giubileo del 2000, fra i “martiri del nostro tempo”. Protagonisti, poi, possiamo considerare anche tutti quei castellani che dagli anni Sessanta ad oggi hanno speso le loro energie per dare vita ad una comunità attiva, dimostrando coraggio, intelligenza e sano ottimismo, frutti di una secolare e ben radicata cultura cristiana.

Il 1º gennaio 1871 si costituì anche a Castel Goffredo la Società operaia di Mutuo Soccorso, con lo scopo di sopperire alle carenze dello stato sociale ed aiutare così i lavoratori.

Nel 1925 a Castel Goffredo aprì lo storico primo calzificio che si chiamò NO.E.MI., sigla dei cognomi dei fondatori, destinato a segnare la storia dell'industria e dell'economia locale. L'azienda, in due anni, arrivò ad impiegare 50 dipendenti.

Dopo la seconda guerra mondiale Castel Goffredo ha avuto un grande sviluppo economico divenendo un centro industriale di primaria importanza per l'industria tessile, grazie alla consistente produzione di calze, collants e filati. È sede del distretto industriale tessile numero 6, composto da 15 comuni mantovani, bresciani e cremonesi.

Ha acquisito il titolo di città nel 2002.




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