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sabato 20 giugno 2015

UNO SGUARDO A VEROLANUOVA



Il suolo verolese è costituito dai depositi alluvionali del periodo Olocene, datato quindi a partire da 20.000 anni fa e non ancora conclusosi.
Questi depositi formano strati consistenti dello spessore complessivo di oltre 150 metri che poggiano su una coltre più antica, databile ad oltre 2.000.000 di anni fa (Pleistocene), generalmente impermeabile.
La pianura verolese, pertanto, come del resto quella dei paesi vicini e della bassa bresciana in genere, è prodotto dell'opera millenaria dovuta al trasporto, al riempimento del mare preesistente ed alla sedimentazione dei materiali portati dai fiumi Oglio, Strone, Mella e tanti altri ora ridotti a fossi, scarpate o scomparsi del tutto.
Questo lentissimo ma grandioso lavoro iniziato nell'era Quaternaria, subisce una intensificazione soprattutto dopo le glaciazioni e durò più di 3 milioni di anni.

La nostra pianura è dunque l'esito di una colossale opera effettuata dai ghiacciai e dai fiumi che erodono le Alpi e trasportano materiale a valle. Secondo la pendenza, la velocità ed il percorso dei fiumi, tali materiali si sono depositati dai più grossi (pietre, ciottoli) ai più fini (ghiaia, sabbia, argilla e limo).

Piazza Libertà é la principale del paese, sede di attività economiche e sociali e del mercato del giovedì, che si tiene a Verola dal 1529. La Piazza nasce come naturale sbocco e proseguimento di palazzo Gambara, per diventare, nel corso dei secoli e attraverso cambiamenti ed evoluzioni, specchio nel bene e nel male della civiltà verolese che intorno ad essa vive.
Il colpo d'occhio su Piazza Libertà offre l'immagine di un largo anfiteatro racchiuso tra le case e i negozi che costituiscono il centro del paese; internamente i porticati ne valorizzano il perimetro L'accesso è reso possibile da quattro ingressi e dal ponte che attraversa la roggia Gambaresca ad ovest.

La Gambaresca non è più il corso d'acqua di concezione medioevale che divide il Palazzo del potere signorile dalla piazza e dal rimanente tessuto urbano.

Nel portare la preziosa acqua funge da ornamento d'arredo urbano ed è elegantemente impreziosito da balaustre e paracarri in pietra di Botticino
Oggi qui è possibile sentire l'atmosfera tipica dei paesi della bassa bresciana, i bar si propongono come luoghi di ritrovo cari agli avventori, ed è possibile fare la spesa nei negozi fra loro abbastanza vicini da ricreare la comodità di un centro commerciale senza dover rinunciare al calore dei piccoli esercizi tradizionali.
Amata dai Verolesi essa non manca mai di suscitare l'ammirazione di chi, ospite a Verola, la vede e l'attraversa

Come perle di un'unica collana, diverse piazze si snodano idealmente dalla principale a disegnare un piacevole itinerario attorno al cuore del paese.
Piazza Padre Maurizio Malvestiti, raccolta e funzionale è luogo di ritrovo per la vita sociale e religiosa del paese; su di essa si affaccia la bella Basilica di San Lorenzo.
Vale la pena raggiungere questa piazza salendovi da via Cavour caratterizzata, sui due lati, da porticati ora presenti in stili di periodi diversi; accanto ai recenti interventi di recupero leggiamo dell'originaria forma medievale, in fondo alla via, all'angolo con via Ercole De Gaspari.
Entrati in Piazza Malvestiti da notare i bei fregi in marmo all'angolo tra via Cavour e via Garibaldi. Dal loro disegno, leggermente in rilievo, intuiamo di un'antica farmacia.
Attraversata la piazza e concesso il tempo che merita alla Basilica di San Lorenzo, si scende verso il fiume Strone per addentrarsi nel centro storico medioevale di Verola.
Qui si incontrano Piazza Beata Paola Gambara, e le piccole Piazza Alghisio e Piazza Donato che sono state recentemente restaurate e restituite alla vita sociale.
Ricche di storia e di ricordi esse furono, fino al nostro più recente passato, molto vive e frequentate.
Piazza Gambara, del resto, è antistante il Castel Merlino e la chiesa della Disciplina e fino al 1930 era direttamente collegata ad essa da una scalinata.

Il Palazzo Gambara, costruito sull'attuale piazza della Libertà tra la seconda metà del XVI secolo e il XVII secolo, è costituito da due piani, mostra al piano terra portici ed al piano superiore cariatidi e balaustra; all'interno affreschi venuti recentemente alla luce; oggi è sede del municipio di Verolanuova.
Basilica di San Lorenzo Martire, secentesca, ospita due tele del Tiepolo: Caduta della manna e Sacrificio di Melchisedec; dal luglio del 1971 ha la dignità di basilica minore.
La Chiesa della Disciplina fu costruita fra il XIV ed il XV secolo e fortemente modificata nel XVI secolo; contiene la tomba di Niccolò Gambara († 1592), condottiero che militò al soldo dell'imperatore Carlo V.
La Chiesa di San Rocco, risale al sec. XV, è stata edificata dalla Società di S. Rocco; lo precisa una scritta che si legge sul portale all'ingresso della stessa: "Societatis Sancti Rochi opus".
All'inizio del 1700 fu rimaneggiata con un intervento barocco di felice esecuzione. Vi si contano tre altari di marmo.
Recenti lavori di restauro hanno portato alla luce alcuni affreschi.
Una tela di Antonio Gandino costituisce la pala dell'altare maggiore, rappresenta la SS. Vergine circondata da angeli e, in basso, S. Lorenzo, S. Rocco e S. Bernardino da Siena.
Sull'altare di sinistra, una tela di autore ignoto raffigura i santi Fermo, Carlo e Sebastiano; all'altare di destra, sempre di autore sconosciuto, una tela reca le immagini della Madonna di Caravaggio e di S. Biagio. Pregevole un'acquasantiera collocata all'entrata.

La Chiesa di San Donnino è di gran lunga, la più antica di tutte le chiese verolesi. Alcuni documenti ne comproverebbero l'esistenza già nel 1194 accanto al monastero delle Benedettine di S. Donnino dipendenti dalla Badia di Leno e dove vivevano una badessa e cinque monache.
Divenne, nel 1300, quasi proprietà assoluta dei Gambara e, nel Cinquecento, costituì, con i suoi fondi, il beneficio della Collegiata Insigne di Verolanuova eretta dal cardinale Uberto Gambara.
L'attuale stile architettonico è del tardo rinascimento mentre l'antico doveva essere romanico. Sino a pochi decenni or sono vi si celebrava la santa messa ogni domenica. Ora viene solennizzata, in essa, la festa di S. Gottardo il 4 maggio di ogni anno.
Oggi, spogliata di pregiati marmi e di acquasantiere per incursioni vandaliche, in stato di avanzato degrado, la chiesa, già di proprietà del Comune, è stata donata nel 1975 alla parrocchia che ha già provveduto a dare corso ai più urgenti e indispensabili lavori di ristrutturazione per salvaguardare cosi importante antica testimonianza di fede.

Nel Medioevo (sec. XIV), il nucleo abitato di Verolanuova era di piccole dimensioni ma naturalmente ben difeso dai due corsi d'acqua: la Mandrigola e lo Strone, dalla fossa del Castel Merlino e a nord dal terrapieno che elevava ed eleva la strada rispetto al borgo.
Del borgo medioevale restano alcune tracce: via Ricurva, che segue le anse naturali dello Strone, e le strette e tortuose viuzze che si arrampicano sul terrapieno.
Il Castello è posto presso il passaggio del fiume Strone e a Ovest della strada per Pontevico.
Questa è, con buona probabilità, il prolungamento del decumano maggiore di centuriazione romana, ciò rivela l'importanza strategica della zona che nel Medioevo fu transito di massicci commerci sia per terra che per acqua e che ancora oggi mantiene la denominazione difensiva di Castellaro.

I Gambara, giunti quasi certamente a Verolanuova nel 1190 d.C., costruirono il castello ed ebbero qui la loro prima dimora.
L'assenza di documenti rende molto difficile comprendere la forma originaria del maniero riedificato totalmente nel secolo XIX. Nulla rimane dell'originale se non la facciata est privata della merlatura sovrastante.
Sono ancora visibili tre stemmi gentilizi in pietra, uno murato sul cancello d'entrata, un secondo nell'androne retrostante e il terzo sulla base del pozzo del giardino. Resta, inoltre, una parte della fossa che circondava il castello ma non vi è più il ponte levatoio.

Le sale interne sono oggi adibite a sede di organizzazioni di volontariato, mentre il grande parco ospita l'asilo nido.
Di originale rimane solo la cimasta di un vasto camino in pietra con incisa la sigla "VER-GA" (Veronica Gambara?) a suggello dell'atmosfera antica e suggestiva che, nonostante gli anni e le vicissitudini, ancora impregna queste mura.

In località Breda Libera, frazione posta a Nord a circa tre chilometri da Verolanuova, trovasi la chiesa dedicata a S. Anna del XIV secolo; rimaneggiata nel'700 ha un bell'altare dedicato alla Beata Paola Gambara Costa, verolese (1463-1515).
La tela, qui custodita, è opera di Santo Cattaneo, pittore del '700.

Il Borgo di Cadignano è una località di antica formazione. Vari sono i reperti archeologici e le presenze rilevanti. In località Vigna, anni fa, vennero alla luce tre sepolture, di età tardo romana alto medievale con inumazioni alla cappuccina.
Dei suoi abitanti ci parlano documenti del XII e XIII sec. Fachino Maggi, commissario di Pandolfo Malatesta, edificò o restaurò a Cadignano, nel 1408, il castello che, nel 1427, fu conquistato dalle milizie del Carmagnola quando il territorio bresciano passò con la Repubblica veneta.
Ricerche attendibili accreditano a Cadignano l'onore di aver dato i natali ad Agostino Gallo (entro il primo semestre del 1499). Qui ebbe residenza fino a 35 anni, anche se già a 17 iniziò a frequentare Brescia. Bontempo Gallo, il nonno di Agostino, era un personaggio nella vita quotidiana di Cadignano.
Nella sua apoteca venivano redatti atti notarili e in molti casi appariva come testimone. Fra 1609-1610 Cadignano era abitata da 500 persone, rappresentate da 180 famiglie.
I campi erano circa 1000 piò di terra "buoni da pan, vin, ligne, et lini" coltivati con venti paia di buoi, sedici cavalli e 12 tra carri e carretti.
Dall'Estimo mercantile del 1750 vi erano un mulino a due ruote ed un torchio azionati da poca acqua e di proprietà dei padri di S. Domenico in Brescia. Oggi Cadignano rimane sempre un'importante località del comune di Verolanuova.

Palazzo Maggi è un complesso architettonico assai rilevante di Cadignano. E' composto da unità residenziali e corti rustiche che occupano, in sostanza, tutto l'isolato. A partire dal'400 si leggono in esso almeno tre secoli di storia con i suoi corrispettivi modi di concepire l'architettura e la pittura.

E' tuttavia il XVI secolo a esserne qui grande protagonista. Dall'esterno si presenta austero e senza particolari segni di pregio architettonico se non nel cornicione, eseguito in forma più evoluta rispetto ai coevi che si potevano realizzare ancora a mensoloni.
Elegante la torretta, con passaggio arcuato, che consente la vista sulla campagna e sulla fascia boscata dello Strone. Sul fronte sud bel portale con timpano, tutto in mattoni a vista disposto all'ingresso della corte rustica.
All'interno del Palazzo si nota maggior raffinatezza. Sulle pareti verticali affreschi di Lattanzio Gambara eseguiti intorno al 1560. Soffitti e volte sempre affrescate, fra cui si possono menzionare opere di Giulio Campi e vari artisti di scuola bresciana che talvolta ricordano i modi degli Aragonese.Mirabile il camino nella sala che prende il suo nome.
In esso sono raffigurati i segni del fare scultura ed architettura nel cinquecento. Il Palazzo continua fino a fronte strada senza più le mirabili pitture cinquecentesche ma all'interno si colgono sempre i bei segni dell'architettura signorile.
Nel 1791, accanto al Palazzo (nella porzione più prossima alla torretta), sorse la chiesetta, dedicata al beato Sebastiano Maggi, con elementi decorativi che si rifanno allo stile del Corbellini.

La Santella della Concezione termina con un edificio avente cordolo lavorato a toro. E' un probabile architettura difensiva posta a controllo del passaggio sul fiume Strone

La Parrocchiale di Cadignano è dedicata ai santi Nazzaro e Celso. Nel 1489 fu unita al Capitolo della cattedrale di Brescia con bolla di Papa Innocenzo VIII.
Durante la visita pastorale del vescovo Bollani (seconda metà del cinquecento), chiesa e campanile erano in cattivo stato dì conservazione.
Dal tempo del Bollani a noi varie vicende hanno contribuito a modificarne i loro aspetti.
La tela nell'altare della Madonna del Rosario, commissionata da Francesco Gallo come ex voto dopo la peste, ci offre uno scorcio di paesaggio costruito.
Il campanile raffigurato è sostanzialmente quello che vediamo oggi a Cadignano mentre la chiesa ha una diversa disposizione. Sul fronte dell'ingresso principale la scritta:

D.O.M. SACRUM MDCCLXXXIV
- restaurata 1889 -

ci dice che nel 1784 fu oggetto di sostanziali interventi, poi ancora un restauro nel 1889.
Quindi è possibile ipotizzare che la rappresentazione pittorica sia tutt'altro che fantastica, pertanto il quadro è una preziosa fonte di conoscenza dei paesaggio costruito nell'area chiesastica prima dell'intervento del 1784.
All'interno la navata centrale è affrescata dal contemporaneo Pietro Milzani. Raffigurati la Trinità, i Dodici Apostoli e due Papi lombardi: Giovanni XXIII e Paolo VI.
E' fra i primi dipinti nelle nostre chiese ad avere come soggetto il Concilio Vaticano II.
Anche sulle pareti del coro vi sono due suoi dipinti a monocromo ben riusciti. Volti ed espressioni dei personaggi raffigurati sono stati presi fra la comunità cadignanese.

Comunemente si dice che il fiume Strone nasce dal laghetto di Scarpizzolo (S.Paolo).

In realtà, osservando le carte tecniche regionali  si nota che nel Laghetto si immettono lo Strone Basso o Stronello e il Fosso Strone.

Lo Strone Basso nasce da sorgenti in località Corno a Nord di Scarpizzolo. Il Fosso Strone deriva dalla confluenza delle rogge Torcola e Fenarola nella quale confluisce la roggia Provaglia. La Fenarola nasce nella frazione di Gerolanuova in una località situata tra l'ex-cascina Mangiaine e la cascina Celeste.

Dal Laghetto lo Strone scende a Cadignano e con corso molto tortuoso passa fra Scorzarolo e Verolavecchia per giungere, dopo un percorso di circa 10 Km, a Verolanuova. L'ultimo tratto del fiume, di circa 8 Km, fra Verolanuova e lo sbocco sull'Oglio, è accidentato e con notevole pendenza. Lo Strone ha inizialmente piccole dimensioni e diventa via via più grande, per l'apporto di vari affluenti.

E' alimentato da rogge, da risorgive e da colatori irrigui: dalla roggia Fiumazzo nei pressi di Cadignano e dal Rio Lusignolo, che va ad incanalarsi nella Seriola del Molino prima di immettersi nello Strone dopo Scorzarolo. A Verolanuova viene alimentato dalla roggia Gambaresca. Presso la Cascina Vincellate viene deviato con la "seriola comunale di Pontevico", destinata all'irrigazione. E' definito uno scolmatore naturale, con ampio paleoalveo.

Per le particolari ed importanti caratteristiche paesaggistiche e naturalistiche è stato istituito il Parco Sovracomunale del fiume Strone, comprendente l'intero corso del fiume e le relative zone golenali.

Il 31 Agosto ed il 1° Settembre 2005 a Verolanuova è stato realizzato il collegamento tra la via San Rocco ed il Parco Comunale «Angelo e Lina Nocivelli», nuovo elegante salotto della cittadina, attraverso il posizionamento di una speciale passerella pedonale sopra il fiume Strone, che lambisce l’area verde. L’opera è stata realizzata nelle immediate vicinanze dell’incrocio tra via Mazzini e via San Rocco, appunto, sul lato occidentale del neoinaugurato parco e nelle prospicienze del suo principale ingresso, quello di via Indipendenza.

Nel territorio di Verolanuova, accanto all'italiano, è parlata la Lingua lombarda prevalentemente nella sua variante di dialetto bresciano.

La società calcistica rappresentativa di Verolanuova è la Nuova Verolese Calcio, fondata nel 1911 con denominazione Verola Football Club. Disputa le proprie partite interne allo stadio Enrico Bragadina, costruito nel 1963, che ha una capienza di circa 1500 spettatori ed è formato da una tribuna coperta e un settore ospiti opposto alla stessa. I colori sociali sono il blu e il bianco.

Dalla stagione 2003-2004 partecipa al campionato di Eccellenza, fino ad arrivare a vincere il campionato nel 2008 e a conquistare la Serie D, categoria nella quale rimane fino al 2011.

La società Volley Verole rappresenta il club pallavolistico del paese. Ne fanno parte diverse categorie come il mini-volley, l'under 18 e la seconda divisione femminili e la prima divisione maschile. Gli allenamenti si svolgono nella palestra dell'itc Mazzolari a Verolanuova e la palestra delle scuole medie a Verolavecchia.




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sabato 13 giugno 2015

LE PIAZZE DI BRESCIA



La stazione ferroviaria, realizzata nel 1852-1854 e a più riprese ampliata, ha, nel complesso, mantenuto l’aspetto originario di stazione castelletto neogotico, e la facciata ancora persiste con le colonnine in ghisa, a testimoniare l’importanza della fermata lungo la linea ferrata “ferdinandea” che collegava le due capitali del Regno asburgico del Lombardo-Veneto: Milano e Venezia.

Il Viale della stazione causò la prima demolizione moderna delle mura di Brescia; quella del rivellino semicircolare che proteggeva la porta-polveriera di  San Nazaro, già distrutta dall’esplosione provocata da un fulmine nel 1769, è all’origine dell’attuale Piazzale  della Repubblica. Su questo, caratterizzato al centro da una grande fontana circolare con corona di zampilli realizzata nel 1957, si affacciano alcuni palazzi di qualche interesse: il Palazzo Togni costruito nel 1931 dall’ingegner Egidio Dabbeni, il palazzo edificato nel 1928-1929 per i sindacati fascisti dagli architetti Ottorino Gorgonio e Gherardo Malaguti, ora sede di Uffici Comunali e, sul lato sud, Palazzo Folonari costruito negli anni Cinquanta.

La piazza della Vittoria fu realizzata nel 1932 attraverso la demolizione dell'antica area medievale del quartiere delle Pescherie, il lembo meridionale del quartiere del Carmine che al tempo si estendeva fin lì, chiuso a est dai portici di Via Dieci Giornate. Il quartiere si sviluppava fra vicoli angusti, larghi anche solo due metri, su cui si affacciavano edifici di edilizia medievale che toccavano i venticinque metri di altezza. Le principali attività commerciali del quartiere, cioè commercio di pesce, formaggio, carne e granaglie ne facevano un luogo importante dal punto di vista commerciale. Sostenuti da una forma politica che non ammetteva contrasti e opposizioni e dal bresciano Augusto Turati, il nuovo segretario nazionale del Partito fascista, gli amministratori bresciani avviarono, nel 1927, un processo di razionalizzazione globale del volto urbano, immediatamente sostenuto dalle alte gerarchie del governo e anche dallo stesso Benito Mussolini: fu indetto un concorso, al quale parteciparono praticamente tutte le personalità nazionali nel mondo dell'architettura, anche di corrente modernista, ma l'accreditato architetto romano Marcello Piacentini finì per dominare il panorama dell'evento. Il suo progetto prevedeva quindi l'apertura di una piazza, in contemporanea con un riassestamento della rete viaria urbana che avrebbe visto Brescia attraversata da due arterie perpendicolari che avrebbero velocizzato il traffico. Lo sventramento ebbe inizio nel 1929 e fu completato in meno di due anni.

Durante i lavori andarono perdute una serie di opere di valore soprattutto storico, ad esempio la stessa urbanistica medievale del quartiere e i suoi edifici caratteristici, fra cui alcuni palazzi dalle facciate affrescate, uno dei quali è stato inglobato nell'edificio delle poste. Opere perdute di maggior rilievo furono invece, ad esempio, il macello quattrocentesco e la romanica chiesetta di Sant'Ambrogio, rifatta nel XVIII secolo, e i resti della romana curia ducis. Dagli scavi emersero inoltre importanti reperti e testimonianze del passato, in particolare sette ritrovamenti degni di nota: le fondamenta della cinta urbana tardo-antica (ora sotto il Palazzo delle Poste) e di una torre (davanti al palazzo), quelle di un palazzo ducale di età longobarda (a sud del nuovo Monte di Pietà), tre resti di ponti o volti sul torrente Garza (due a est del torrione dell'Ina e uno a nord di Piazza del Mercato) e la parete affrescata di una chiesa del XIII secolo a nord dell'angolo fra Corso Zanardelli e Corso Palestro, emersa durante lavori successivi avvenuti nel 1937. Nel 2008, infine, durante gli scavi per la realizzazione della metropolitana di Brescia, sono state trovate nuovamente delle fondamenta di una torre di epoca medievale, ritrovamento che ha rallentano notevolmente i lavori per favorire la salvaguardia del nuovo reperto archeologico.

Questo metodo costruttivo, basato sulla demolizione di un'area comunque storica della città, all'epoca ha portato pareri discordanti, tra chi pensa che la demolizione abbia privato il centro storico di gran parte del suo sapore antico e caratteristico, mentre altri lo interpretano come un atto risanatore di un quartiere ormai decadente.
Il progetto di Piacentini è classicheggiante, ricco di volumi nitidi, squadrati e ricoperti di lucente marmo bianco, con molti richiami alla romanità.

La piazza ha una forma a L, cioè un rettangolo con il lato lungo parallelo all'asse nord-sud e, nell'angolo nord-ovest, la rimanente porzione d'area che costituisce la L. Sull'angolo retto interno c'è l'alto Torrione dell'ex INA, Istituto Nazionale Assicurazioni, che con i suoi 13 piani e 57 m d'altezza è il primo grattacielo costruito in Italia e tra i primissimi in Europa. Sullo sfondo nord sorge invece il grande Palazzo delle Poste, con il suo rivestimento in bicromia bianco-ocra. Completano la piazza la Torre della Rivoluzione, con un orologio e - in passato - un bassorilievo raffigurante Mussolini a cavallo, e altri tre palazzi diversamente risolti e maggiormente richiamanti all'architettura classica, con vasto utilizzo dell'ordine dorico e della serliana.

Prominente sulla scena della piazza era una grande scultura di Arturo Dazzi raffigurante un giovane nudo e leggermente proteso in avanti, opera monumentale collocata circa a metà del fianco ovest all'interno di una fontana esagonale. La statua, ufficialmente intitolata "L'Era Fascista" ma popolarmente nota come il "Bigio", fu rimossa nell'immediato dopoguerra con gli altri simboli fascisti della piazza, ma conservata nei depositi comunali.

Tra le altre opere decorative vi era un altorilievo in cotto raffigurante l'episodio dell'annunciazione realizzato dello scultore Arturo Martini, che fu distrutto durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale che colpirono anche il Palazzo Peregallo, che fa da sfondo sud alla piazza.

Ancora presente, invece, sotto la Torre della Rivoluzione, l'arengario in pietra rossa di Tolmezzo che serviva come palco per gli oratori durante le adunanze cittadine e fu utilizzato anche da Benito Mussolini, che vi tenne un discorso durante la cerimonia di inaugurazione della piazza nel 1932. L'arengario è decorato da un ciclo di nove lastre marmoree lavorate a bassorilievo raffiguranti ognuna, in ordine cronologico, un momento o un personaggio saliente nella storia di Brescia: si hanno quindi, partendo dal retro, la Vittoria alata a ricordo dell'originaria dominazione romana, Re Desiderio, Arnaldo da Brescia, Berardo Maggi, SS. Faustino e Giovita, Romanino e Moretto, le Dieci giornate di Brescia, la Prima guerra mondiale e l'Era Fascista, recante la scritta, scalpellata via nel dopoguerra ma ancora leggibile, "FASCISMO ANNO X" in riferimento al decimo anniversario dalla nascita del fascismo (Piazza Vittoria fu inaugurata nel 1932, dieci anni dopo la Marcia su Roma). Fra il bassorilievo dedicato ai pittori Romanino e Moretto e quello dedicato alle X Giornate, si ha il grande fronte dell'arengario occupante lo spazio di due lastre, decorato al centro dalla leonessa, simbolo della città, contornata dalle scritte "BRIXIA FIDELIS FIDEI ET JVSTITIAE" a destra e "BRESCIA LA FORTE BRESCIA LEONESSA D'ITALIA" a sinistra, a ricordo quindi dei versi del Carducci.

A nord-est della piazza una grande scalinata, contornante il Palazzo delle Poste, colma il dislivello creatosi tra Piazza Vittoria e il piano costituito da Piazza della Loggia e via X Giornat
Ad oggi piazza Vittoria, oltre ad ospitare la sede centrale delle Poste, è sede del mercato dell'antiquariato ogni seconda domenica del mese, ed è sede di una stazione della metropolitana di Brescia, chiamata appunto Vittoria. La realizzazione del grande parcheggio sotterraneo, avvenuta nel 1974, ha obbligato all'apertura di vaste grate di aerazione su buona parte dell'area centrale della piazza. La generale ristrutturazione della piazza, connessa alla creazione della stazione della metropolitana, è stata ultimata sul finire del 2013. L'area è stata resa completamente pedonale, con una nuova pavimentazione e la costruzione di una nuova fontana sul lato ovest, simile a quella presente nella sistemazione originaria, al centro della quale è posto un piedistallo che dovrà sostenere una statua ancora da definirsi (il progetto iniziale prevedeva la ricollocazione del "Bigio", idea però tramontata con la nuova amministrazione comunale guidata da Del Bono).

Come detto in precedenza, l'operazione di riqualificazione del volto urbano di Brescia promossa dal piano regolatore del 1927, in realtà, doveva essere più estesa: Piazza della Vittoria era infatti solamente il nodo centrale di un'idea più ampia, in linea con l'ormai tarda visione urbanistica ottocentesca di dotare ogni città di due ampie strade che la attraversassero a croce, consentendo così un facile scorrimento del traffico. In Brescia, questa croce si sarebbe realizzata tramite ulteriori sventramenti e ampliamenti: il braccio est sarebbe stato la via Tosio che, da piazzale Arnaldo (ricostruito in modo monumentale sul fondo e sul lato opposto al Mercato dei Grani) avrebbe proseguito in direzione del centro, uscendo prima in piazzetta Vescovado, quindi passando dietro il Teatro Grande e infine tagliando i portici per collegarsi direttamente con il lato sud di piazza della Vittoria. Il braccio sud, invece, fu sdoppiato in un braccio sud (via Gramsci, che presentava una strettoia prima di piazza del Mercato) e in un braccio sud-ovest, ovvero corso Martiri della Libertà, anch'esso ampliato a nord dopo corso Palestro (l'attuale via Fratelli Porcellaga, difatti, era anticamente un vicolo). Il braccio ovest avrebbe previsto un secondo, grande sventramento della città con l'apertura della "Traversa della Pallata" che, da circa metà altezza di corsetto Sant'Agata (che si sarebbe dovuto ampliare), arrivava fino alla Torre della Pallata e da lì avrebbe proseguito lungo un rettificato corso Garibaldi. Il braccio nord, infine, si sarebbe ricavato dalla rettificazione di via San Faustino. La mancanza di fondi da parte del comune, impoverito dalla realizzazione di piazza della Vittoria, impedì la realizzazione di tutte queste idee, ad eccezione dell'avvio della creazione dell'ideale braccio est con la demolizione del Palazzo San Paolo all'inizio di via Tosio.

Numerosi, inoltre, furono i progetti di enucleazione di chiese e monumenti, molti di fatto realizzati e forse non troppo a torto, consentendo infatti oggigiorno di godere visuali ottimali di molti edifici che, altrimenti, si sarebbero rivelati terribilmente sacrificati in angusti vicoletti. È il caso, ad esempio, della chiesa di San Francesco d'Assisi, la cui facciata fu liberata a ovest da un gruppo di case medievali, del Duomo vecchio, del quale fu reso visibile il fianco destro demolendo una fila di edifici che si snodava fra esso e l'ottocentesco palazzo del Credito Agrario Bresciano. Degni di nota furono inoltre i lavori al Capitolium, che fu liberato da tutte le abitazioni che lo circondavano e parzialmente ricostruito con un'attenta ristrutturazione stilistica, ancora oggi ammirabile; così come, sempre in piazza del Foro, per la sopravvissuta colonna dell'antico foro romano, all'inizio di Vicolo Lungo, la cui enucleazione e restauro furono operati sempre in quegli anni.

Altri progetti paralleli, ma mai realizzati, furono ad esempio la rivelazione del fianco della chiesa di Santa Maria del Carmine, da ottenersi abbattendo gli edifici su via San Faustino che ne occludevano la vista, così come la liberazione della sua facciata e del suo abside, chiusi negli stretti vicoli in cui si trovano ancora oggi. Stesso trattamento sarebbe stato riservato all'abside della chiesa di San Giovanni Evangelista, per il Duomo vecchio (dove il progetto, realizzato solo in parte, prevedeva anche l'abbattimento di alcuni edifici lungo via Mazzini per liberarne anche il retro) e per il santuario di San Faustino in Riposo, che sarebbe stato enucleato a nord attraverso l'ampliamento di piazza della Loggia, permettendo anche la liberazione della facciata della chiesa di San Giuseppe.

Piazza della Loggia è un gioiello rinascimentale lombardo veneto. Anche se non è la piazza più antica della città, ne è il complesso monumentale più armonico, voluto dal podestà Marco Foscari (1433) perché anche Brescia riflettesse il decoro e la magnificenza della Serenissima, dei possedimenti della quale era importante città di confine. Oggi la piazza, che contiene architetture e memorie della coscienza civica della città ed è stata il centro degli eventi collettivi dei suoi cittadini, ospita due monumenti significativi per la storia di Brescia: sul lato nord c’è quello che commemora i martiri delle Dieci Giornate, detto “Bella Italia”, di Giovanni Battista Lombardi (1864) che ha sostituito l’alta colonna sormontata dal Leone di San Marco abbattuta dai giacobini nel 1797; sul lato est il cippo disegnato da Carlo Scarpa che ricorda le vittime dell’attentato terroristico del 28 maggio 1974. La piazza ha forma rettangolare dominata ad ovest dal palazzo della Loggia oggi Municipio. Il lato sud è occupato dai Monti di Pietà; a est si trovano la Torre dell'Orologio e i Portici, la via di passeggio più frequentata dei bresciani.

Piazza Paolo VI, o Piazza del Duomo, è inserita nella Brescia Antica, era conosciuta come piazza del Duomo, per la presenza dei due duomi cittadini, Duomo vecchio e Duomo nuovo, venne intitolata a papa Paolo VI, dopo la sua morte.
L'origine della piazza è medioevale, così come alcuni palazzi che vi si affacciano, uno tra tutti Palazzo Broletto, che oggi comprende anche la torre civica (o Torre del Pegol) e la "Loggia delle grida", situato sul lato nord-est della piazza e risalente al Duecento, è considerato l'edificio pubblico più antico di Brescia. Oggi il palazzo ospita la Prefettura, l'Amministrazione Provinciale e qualche ufficio comunale.

Sempre sul lato orientale troviamo il Duomo Nuovo, eretto tra il 1604 e il 1825, comprendente vari stili architettonici che vanno dal tardo Barocco al rococò, e il Duomo Vecchio, o Rotonda, costruzione dell'XI secolo esempio di architettura romanica, che all'esterno presenta ancora i segni del vecchio livello di terreno della piazza, che venne poi rifatto in epoca veneziana.

Sul lato meridionale della piazza troviamo il palazzo del Credito Agrario Bresciano (oggi UBI Banca), risalente ai primi del Novecento ed opera dell'architetto bresciano Antonio Tagliaferri, mentre opposto al Duomo Nuovo troviamo un palazzetto in stile neoclassico risalente al 1809, che presenta due grandi colonne joniche centrali, vicino al quale è presente la Casa dei Camerlenghi, chiamata così perché sede dei camerlenghi, amministratori finanziari durante la dominazione veneta, che presenta particolari trifore quattrocentesche.

Al di sotto di questa costruzione è presente un passaggio di origine medioevale, oggi conosciuto come Galleria Duomo, che collega la piazza con i portici di via X Giornate, edificati su progetto di Piero Maria Bagnadore, lungo la vecchia cinta muraria cittadina, mentre all'accasso meridionale e a quello settentrionale, troviamo rispettivamente Via Paganora, caratterizzata da qualche palazzo di tardo Ottocento oltre che dal retro dello storico Teatro Grande, e la quattrocentesca chiesa di Sant'Agostino, ormai annessa a palazzo Broletto.

Piazza del Foro è una delle piazze più antiche, nata sul foro della città romana del I secolo d.C.. Fa parte del quartiere di Brescia Antica, nel cuore del centro storico, attraversata a nord da via dei Musei. È di forma rettangolare e vi si trova la maggior parte dei resti romani della città, divisi tra il Capitolium, la basilica civile e gli scavi archeologici di Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino.

Pur risalente alla prima età del ferro, come dimostrano alcuni studi archeologici sui reperti custoditi in palazzo Martinengo, la piazza ha avuto il suo massimo splendore in epoca romana.

All'antico foro romano è stato attribuito da molti il ruolo di centro della vita civile e religiosa della Brixia romana, come dimostrano le presenze del tempio capitolino, posto nella parte settentrionale della piazza, che comprendeva due file di portici laterali di cui è rimasto qualche segno nella parte centrale della piazza, e della Basilica (o tribunale), di cui si conservano alcuni reperti nei palazzi circostanti.

Un'ulteriore dimostrazione della centralità che questa piazza ricopriva nella vita dell'antica Brixia Romana, è la presenza dell'antico Decumano Massimo, antica strada cittadina che permetteva i collegamenti con gli altri centri abitati della zona sull'asse Bergamo-Verona, quella che attualmente è Via Musei, che divideva la piazza da un altro edificio romano, anche se di epoca successiva, il teatro.

Posta alle pendici del colle Cidneo, la piazza, che presenta una pendenza più che accentuata verso sud, è un esempio dell'unione di varie architetture che Brescia ha subito negli anni. Insieme agli edifici di epoca romana troviamo costruzioni post-rinascimentali e di epoche successive, mentre rimangono poche le testimonianze del periodo medievale, forse per il progressivo abbandono di questi luoghi da parte dei cittadini dell'epoca per prediligere le "nuove" zone delle attuali piazza Paolo VI e piazza della Vittoria.

Infatti nella parte settentrionale, agli angoli opposti formati dall'incrocio con via Musei, troviamo due esempi di architetture post-Seicento come la chiesa di San Zeno al Foro, edificata nel 1745, e il nobile palazzo Martinengo, fatto costruire da Cesare IV Martinengo Cesaresco verso la metà del Seicento sulla base di un precedente edificio, all'interno del quale è visitabile un percorso archeologico che accoglie testimonianze dall'età del ferro al basso Medioevo, passando ovviamente per l'età romana.

Lungo il Decumano, e nelle zone limitrofe alla piazza, sono presenti numerosi palazzi, anch'essi di epoca rinascimentale, quali palazzo Maggi di Gradella, palazzetto Lana, palazzo Uggeri e palazzo Maggi Gambara, realizzati dall'architetto bresciano Lodovico Beretta.
Piazzetta Sant'Alessandro è situata all'incrocio fra via Moretto e corso Cavour, davanti all'omonima chiesa di Sant'Alessandro, della quale costituisce il sagrato. Da sempre fulcro della quadra di Sant'Alessandro, anche grazie alla stessa chiesa che vi si affaccia, è un ambiente molto particolare per il variato cromatismo degli edifici che la contornano e per le diverse epoche di realizzazione degli stessi, spaziando dal Medioevo al barocco, al neoclassicismo fino al razionalismo del dopoguerra. Lo spazio ruota attorno a una bella fontana barocca centrale a tre vasche sovrapposte.

L'ambiente, intimo e riservato a una prima occhiata, è in realtà molto vissuto e frequentato, data soprattutto la vicinanza a corso Magenta e, da lì, al cuore della città, che fanno della piazzetta un importante snodo di passaggio del traffico pedonale e ciclabile. Questo aspetto, oltretutto, era più evidente quando il palazzo Martinengo Colleoni, che qui si affaccia, era sede del tribunale di Brescia, trasferito dal 2009 nel moderno Palagiustizia.

Il sagrato della chiesa di Sant'Alessandro è un ottimo esempio di piazzetta cittadina, con caratteristiche e utilizzi molto differenti da quelli delle grandi piazze. Questi luoghi, infatti, erano percepiti come "dilatazione" del cortile di casa e come tali erano fruiti e gestiti dalla vicinìa, ovvero la popolazione che abitava nelle loro immediate vicinanze.

Di conseguenza, essendo spazi semiprivati, ricevevano anche un’attenzione individuale maggiore di quanto non avvenisse per le grandi piazze pubbliche, la cui gestione era riservata agli alti organi amministrativi. Avveniva quindi, e molto spesso, che gli amministratori delle quadre cittadine, o le famiglie di benestanti, intervenissero con fondi personali per la manutenzione e il miglioramento delle piazzette.

Fra l’altro, tali luoghi furono anche i primi ad avere nominativi stabili, al contrario delle vie e delle contrade, essendo appunto immediatamente riconoscibili e molto più nel cuore della popolazione rispetto a una qualsiasi strada, meritevoli quindi di un’intitolazione. I termini “cantù”, “carobbio” e “sagrato” sono assai antichi, come in molte altre città, anche a Brescia.
Anticamente, lo spazio del sagrato vero e proprio trovava luogo nell'angolo fra la facciata della chiesa e i corpi di fabbrica ad essa adiacenti, posti sul lato nord, caratterizzati da due chiostri lungo i quali scorreva il canale Molin del Brolo.

La piazzetta, grazie alla sua centralità nella quadra di Sant'Alessandro e alla crescente importanza della stessa chiesa, assunse con il passare del tempo tutte le caratteristiche di un piccolo centro amministrativo e sociale. Qui aveva infatti sede la Casa della Quadra: una lapide, che era murata sulla parete che fa angolo fra la piazzetta e corso Cavour, a nord, precisava che quella era la Casa della Quadra e portava la data 1465. La lapide fu in seguito asportata, togliendo un’informazione che purtroppo impoverisce il linguaggio della città: essa si trova ora in un cortile del monastero di Santa Giulia.

La situazione urbanistica del luogo rimase praticamente invariata fino al 1769, quando la chiesa subì gravi danni dovuti all’esplosione della polveriera di San Nazaro, al punto che sul finire del secolo fu oggetto di un importante intervento di ricostruzione progettato dall’architetto Giovanni Donegani.

L'intervento si trasformò in un'occasione per sistemare anche la piazza antistante: nel 1785 fu demolita una casa della contessa Paola Avogadro Fenaroli su sua gentile concessione, ovverosia l'edificio che "sporgeva" all'interno dell'ambiente, dilatando lo spazio centrale e portando la piazzetta alle dimensioni odierne. Il luogo fu anche impreziosito dalla sostituzione della vecchia fontana con una vasca barocca a forma di valva di conchiglia progettata dallo stesso Donegani nel 1787 e realizzata grazie al contributo dei conti Martinengo Colleoni, che avevano la loro residenza di famiglia proprio nella piazza.

La loro generosità fu notevole ma, in ogni caso, l’interesse a rivalutare la piazzetta dipendeva soprattutto dal beneficio estetico che ne avrebbe tratto la loro residenza, eretta nel XV secolo, che vi si affacciava. L'evento, oltretutto, è ricordato in una lapide commemorativa murata sul fianco sud della chiesa, l'unico visibile, affiancata da un'altra più antica, quattrocentesca, riguardante l'erezione a canonica della chiesa.

Il bombardamento aereo che colpì Brescia il 2 marzo 1945 distrusse i chiostri della chiesa e gli edifici medievali posti sul lato nord della piazzetta, che furono sostituiti negli anni sessanta del secolo dal moderno Condominio Sant'Alessandro.

La piazzetta si compone di quattro fronti principali che la inquadrano totalmente, aperti solamente dal passaggio di Corso Cavour a ovest e Via Moretto a sud, in posizione defilata. Nel complesso, l'ambiente appare abbastanza ristretto, intimo, sensazione a cui contribuiscono gli alti volumi degli edifici che vi si affacciano. Il senso di chiusura è invece minore nell'angolo sud-ovest, dove le due vie si incrociano e dove i volumi sono più frammentati, come ben visibile anche nella pianta della piazza. I vari fronti sono piuttosto differenziati per aspetto, colore e epoche di realizzazione, facendo della piazza un vero connubio di stili e cromatismi.

Sul fronte sud si eleva la mole bianca e azzurra del Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, l'edificio di carattere civico più importante della piazzetta. Risalente al XVI secolo, fu edificato per volere della famiglia Martinengo Colleoni di Malpaga, fra le più antiche ed insigni di Bergamo. Restaurato nel Settecento, divenne uno dei palazzi barocchi più imponenti della città.
Sul fronte est si alza, maestosa, la facciata color ocra della chiesa di Sant'Alessandro, realizzata nei primi anni del Novecento sul progetto originale settecentesco del Donegani, poiché al tempo mai portato a termine. Il motivo unitario a fronte di tempio classico, con quattro colonne a tre quarti di ordine corinzio, di cospicuo diametro, che sorreggono una trabeazione compiuta su cui poggia un timpano triangolare, conferiscono alla facciata della chiesa un vigore assolutamente dominante sulla piazza, alto e continuamente attrattivo per l'occhio. Fra l'altro, essendo questo fronte rivolto pienamente a ovest, è di solito anche l'unico ad essere pienamente illuminato dalla luce del Sole, enfatizzando il suo aspetto predominante.

Il fronte nord è occupato dall'alta mole verde chiaro del condominio Sant'Alessandro, costruito negli anni sessanta del Novecento in sostituzione degli edifici distrutti dal bombardamento della Seconda guerra mondiale. L'aspetto è molto semplice e razionale, liscio e privo di decorazioni, in verità molto discutibile, tanto da essere spesso definito uno dei "mostri" dell'urbanistica del dopoguerra. In effetti, il suo stile si sposa difficilmente con quello generale della piazza, essenzialmente calibrato sul binomio medioevo-barocco, e l'edificio stesso, troppo alto, soffoca l'architettura della chiesa, subito adiacente.
Il fronte ovest è quello "popolare" della piazzetta, composto da tre edifici di carattere residenziale, di colore rosso, giallo e marrone, da sud a nord. Quello marrone, l'ultimo, si affaccia solo parzialmente sulla piazzetta, proseguendo poi lungo Corso Cavour.
Nel centro religioso e amministrativo del quartiere non poteva mancare la fontana, già accennata, elemento aggregativo importantissimo in passato. Sino al XVIII secolo fu presente la vasca quattrocentesca, recante un affresco della Madonna, oggetto di frequentissime liti sul suo utilizzo e sugli eventuali rifacimenti.

Nel 1787, l’amministrazione della Quadra decise di ricostruire totalmente l’antica fontana e i conti Martinengo Colleoni di Malpaga sovvenzionarono l’intera operazione, affidata al progetto di Giovanni Donegani che realizzò l'elegante vasca attuale, a forma di valva di conchiglia. Si compone di tre vasche sovrapposte di capienza decrescente, con un pilastro centrale a volute che sorregge l'intera struttura. L'acqua sgorga dalla vasca in sommità con una raggiera di zampilli e scende man mano verso il basso, fino alla vasca di base, attraverso dei fori nelle due vasche sopraelevate. I fori, quattro per vasca, coincidono all'esterno con bocche di mascheroni.
Via dei Musei è nota principalmente per la moltitudine di monumenti e istituzioni culturali che vi si affacciano sul suo lungo percorso di circa 800 metri, da piazza della Loggia al monastero di Santa Giulia, tra cui chiese, palazzi dell'antica nobiltà cittadina, testimonianze medievali e rovine di epoca romana.

Le origini della via sono da far risalire almeno all'età romana, quando Brescia, nel I secolo a.c., entra definitivamente nei domini di Roma, che ne definisce l'aspetto urbanistico facendo della strada il decumano massimo della città. Data la preminente importanza del tracciato, però, è probabile che questo fosse già presente come tratto della primitiva strada di collegamento tra Milano e Verona, attorno alla quale Brescia si era sviluppata. In quanto decumano massimo, la via attraversava il foro cittadino, passando ai piedi del Capitolium e del teatro.

Caduto il governo romano, durante il dominio dei Longobardi la via mantiene una certa importanza grazie alla fondazione del monastero di Santa Giulia da parte di re Desiderio nell'VIII secolo, che viene insediato lungo l'ultimo tratto a est. Durante il medioevo, con i successivi ampliamenti della città murata verso est, il tracciato della via viene replicato sui nuovi territori urbanizzati, seguendo la preesistente strada che, uscita dalle mura romane, proseguiva verso Milano: questo nuovo tratto assume il nome di via dei Mercanti, grazie alle numerosissime botteghe che vi si affacciavano o trovavano collocazione nei suoi pressi. Pur perdendo il ruolo chiaramente principale di epoca romana, la via, assieme alla sua nuova prosecuzione a est, rimane l'unica in grado di attraversare completamente la città con un percorso diretto. Il tracciato perde progressivamente la sua primitiva conformazione rettilinea e assume un aspetto un poco più sinuoso, soprattutto lungo via dei Mercanti.

La toponomastica del tracciato, originariamente frammentata in una serie di denominazioni, tra l'Ottocento e il Novecento viene revisionata: il tratto tra porta San Giovanni e la torre della Pallata viene intitolato corso Giuseppe Garibaldi, quello tra la Pallata a Porta Bruciata diventa corso Goffredo Mameli, mentre quello da Porta Bruciata fino all'estremità est della via viene denominato via dei Musei, in onore delle numerose istituzioni culturali e dei monumenti nei suoi pressi.

Analizzando il tracciato della via, limitatamente al suo ufficiale percorso odierno tra Porta Bruciata e l'estremità est, si incontra la quasi totalità dei maggiori monumenti della storia cittadina: da piazza della Loggia si costeggia prima piazza del Duomo passando ai piedi del lato nord del Broletto, passando sotto al voltone della Loggia Malatestiana.

Si attraversa quindi via Mazzini e si entra nel cuore della via, passando davanti alla chiesa di Santa Maria della Carità e ad alcuni importanti palazzi dell'antica nobiltà bresciana, fino a raggiungere piazza del Foro con le rovine del e il complesso di palazzo Martinengo Cesaresco Novarino.

Proseguendo ancora si incrocia via Giovanni Piamarta che sale verso il monastero del Santissimo Corpo di Cristo e il castello di Brescia e si raggiunge infine l'estremità est, il cui fianco nord è occupato dal monastero di Santa Giulia. L'estremità, cieca, si apre a sud verso piazza Tebaldo Brusato.




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venerdì 12 giugno 2015

VISITANDO BRESCIA

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Questa città lombarda è una meta molto ambita perché possiede un vasto patrimonio culturale, grazie anche ai suoi musei (primo fra tutti quello di Santa Giulia) che ogni anno ospitano importanti manifestazioni che richiamano gli amanti dell'arte da ogni parte del Paese. A tutto questo si aggiunge la presenza di un centro storico di indubbia bellezza: si tratta di un'area visitabile a piedi che ancora conserva il fascino dei tempi passati. Potrete ammirare tutta l'influenza che i Romani hanno lasciato in questa città, chiamata con il nome di Brixia. Nel centro spiccano i resti del teatro romano, il tempio dedicato agli dei Giove, Giunone e Minerva, e tanto altro ancora.

Il turismo a Brescia si sviluppa solitamente intorno al museo di Santa Giulia, e alle mostre ed iniziative da esso proposte, e ai vari punti di interesse artistico-culturale della città, come il Duomo vecchio e il Duomo nuovo, o come il Castello di Brescia, anche se sono presenti iniziative cittadine organizzate dalle varie associazioni presenti sul territorio, che richiamano visitatori da fuori città.

Negli ultimi anni si è assistito ad un costante aumento del numero di turisti, grazie anche al fatto che Brescia dal 2011 è entrata a far parte del novero delle città patrimonio mondiale dell'umanità. Nel 2012 il numero di visitatori è stato pari a 250.000 (un terzo dei quali stranieri), con un aumento del 3,5% rispetto al 2011.

Brescia sorge nell'alta Pianura Padana allo sbocco della val Trompia, ai piedi del monte Maddalena e del colle Cidneo.

Il territorio – delimitato a nord dalle Prealpi Bresciane, ad est dalle Prealpi Gardesane e a ovest dai territori della Franciacorta – è in maggior parte pianeggiante; tuttavia tutto il versante sud del Monte Maddalena (compresa la cima) ricade nel territorio comunale, così che il comune di Brescia si trova ad avere un'escursione altimetrica di 770 metri.

Il centro storico è racchiuso nel perimetro della cinta muraria di epoca veneta, abbattuta tra la seconda metà dell'Ottocento e gli anni venti del Novecento, ed è sovrastato dal colle Cidneo sul quale è ben visibile il castello di Brescia. Il resto della città si espande geograficamente e visivamente su tutto il territorio circostante, racchiuso dalla cinta di monti prealpini, come il Monte Maddalena (ad est), ed il Monte Sant'Onofrio (a nord), anche se quest'ultimo non fa geograficamente parte del territorio cittadino, bensì dei comuni dell'hinterland Bovezzo, Lumezzane, Concesio e Nave.

Il monte Maddalena (già monte Denno) è un monte appartenente alle Prealpi Bresciane che si innalza a ridosso della città e più precisamente nella sua parte nord-orientale. Proprio per la vicinanza con la città è detta la montagna dei bresciani. Alta 874 metri s.l.m., la Maddalena costituisce un vero polmone verde per la città. Altra altura rilevante è il colle Cidneo, sopra il quale si erge il Castello di Brescia.

Il principale corso d'acqua della città è il fiume Mella, che nasce nella zona del Maniva e, attraversando la Val Trompia, giunge in città da nord e l'attraversa longitudinalmente, passando ad ovest del centro storico. Ad oggi il fiume Mella non è navigabile e presenta rilevanti problemi di inquinamento, soprattutto nel tratto cittadino.

I restanti corsi d'acqua sono perlopiù a carattere torrentizio. Troviamo il Garza, torrente che nasce a metà strada tra i centri di Lumezzane e di Agnosine e che, scorrendo attraverso la Valle del Garza, raggiunge la città da nord-est e l'attraversa in tutta la sua lunghezza con un percorso misto scoperto e sotterraneo.

Il Naviglio di Brescia è invece un canale, derivante dal fiume Chiese, che attraversa la città nella zona est per poi lambire i comuni della bassa bresciana orientale.

Tra le specie nidificanti o svernanti nell'ambiente urbano le più rappresentative sono il colombaccio, il piccione, la rondine comune, il rondone, il merlo, lo storno, il passero domestico e mattugio.

Tra gli ospiti più comuni dei cieli bresciani anche il balestruccio, la capinera e il luì piccolo.

Le specie segnalate sono: la gallinella d'acqua che nidifica al parco Ducos ed è presente sul fiume Mella e sul torrente Garza, il gabbiano comune in gruppi stazionanti sul fiume Mella, il torcicollo, la ballerina gialla e bianca, lo scricciolo, il pettirosso, l'usignolo, il canapino, il codirosso e il codirosso spazzacamino. Sono invece piuttosto rari la tortora dal collare orientale, il barbagianni, l'allocco e la civetta.

Brescia è un esempio di città sviluppatasi continuativamente e ininterrottamente per circa tremila anni, caratterizzata dall'interazione tra i diversi stili architettonici susseguitisi nel corso dei secoli, tant'è che il noto critico d'arte Philippe Daverio ha affermato che a Brescia è presente “la più potente stratificazione storica del Nord Italia”. Il cospicuo patrimonio artistico e l'importante eredità archeologica che costituiscono il suo centro storico sono composti da diversi monumenti, che spaziano dall'età antica a quella contemporanea, alcuni dei quali sono d'importanza mondiale.

Il 25 giugno 2011, la riunione del 35º Comitato per il Patrimonio dell'Umanità, tenutasi a Parigi, ha iscritto nella lista dei beni patrimonio mondiale dell'UNESCO, facenti parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, i seguenti monumenti di Brescia:

L'area monumentale del Foro romano: costituisce il complesso archeologico in cui sono presenti i maggiori e meglio conservati edifici pubblici di epoca romana esistenti nell'Italia settentrionale.

Il complesso monastico longobardo di San Salvatore-Santa Giulia: costituisce uno straordinario palinsesto architettonico, oggi trasformato nel Museo di Santa Giulia, che contiene circa 11.000 opere d'arte e reperti archeologici.

Fanno parte del sito UNESCO anche le Domus dell'Ortaglia (sono un gruppo di antiche domus romane, utilizzate tra il I e il IV secolo, chiamate in questo modo perché sono state rinvenute negli orti (ortaglia) del monastero di Santa Giulia), il cinquecentesco Palazzo Maggi Gambara, la seicentesca Casa Pallaveri e una porzione dell'antico decumano massimo (l'odierna Via dei Musei).

Brescia conserva nell'area del centro storico diverse decine di chiese appartenenti ad ogni periodo storico e artistico, dalle testimonianze longobarde alle opere del più estremo Settecento, fino ai prodotti dell'eclettismo ottocentesco. Il Duomo vecchio, la cattedrale invernale della città, è uno dei più importanti esempi di rotonda romanica in Italia, eretto nell'XI secolo e prezioso contenitore di svariate opere d'arte, come tele del Moretto e del Romanino, un sepolcro di Bonino da Campione, la cripta dell'VIII secolo e la grande arca sepolcrale di Berardo Maggi risalente all'inizio del Trecento. Altro esempio di architettura romanica è la piccola Chiesa di San Faustino in Riposo, dalla caratteristica forma esterna a cono.

Importanti testimonianze di architettura gotica sono invece la chiesa di San Francesco d'Assisi, dalla caratteristica facciata a capanna in pietra grezza con un ampio rosone, la chiesa di Santa Maria del Carmine, edificata nel Quattrocento con molte aggiunte successive, e la chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, definita come la Cappella Sistina di Brescia per il ricco ciclo di affreschi rinascimentali che adorna il suo interno. La chiesa di Santa Maria dei Miracoli è invece il grande capolavoro della scultura rinascimentale bresciana, con la facciata di Giovanni Antonio Amadeo completamente lavorata a fine bassorilievo affiancata dalle sculture del Tamagnino. Di notevole interesse, dello stesso periodo storico, è la chiesa di San Giuseppe, il pantheon musicale bresciano con i sepolcri delle più grandi personalità nel campo, contenente l'organo antico più grande del mondo, opera degli Antegnati.

Massimi esponenti del barocco cittadino sono la chiesa dei Santi Faustino e Giovita, dove trovano sepoltura i due patroni di Brescia, il Duomo nuovo, la cattedrale estiva, costruito in sostituzione dell'antica Basilica di San Pietro de Dom, e la chiesa di Santa Maria della Carità, con la sua caratteristica pianta ottagonale e la riproduzione della Santa Casa di Nazaret posta dietro l'altare maggiore. La chiesa patronale, in particolare, conserva il grande affresco dell'Apoteosi dei santi Faustino, Giovita, Benedetto e Scolastica di Giandomenico Tiepolo, più altre opere d'arte scultoree e pittoriche. Di particolare rilevanza artistica è anche la chiesa di San Giovanni Evangelista con la Cappella del Santissimo Sacramento, decorata per metà da tele del Moretto e per metà dal quelle del Romanino. Altro monumento barocco, che spicca in assoluto per la sua unitarietà formale e architettonica in quanto costruito ex-novo, è la chiesa di Santa Maria della Pace, progettata dall'architetto veneziano Giorgio Massari con opere pittoriche di Pompeo Batoni.

Esempio di architettura neoclassica è la collegiata dei Santi Nazaro e Celso, che custodisce il prezioso Polittico Averoldi di Tiziano. Al di fuori degli edifici chiesastici si annovera infine il Cimitero Monumentale di Brescia, progettato da Rodolfo Vantini e costruito a più riprese durante l'Ottocento. Sempre del Vantini è la tomba Bonomini, chiamata popolarmente "tomba del cane", progettata su commissione del commerciante Angelo Bonomini, che emerge con il suo profilo neogotico sul pendio del monte Maddalena.

Fra le opere di architettura civile di Brescia spicca Piazza della Loggia, il complesso architettonico più omogeneo della città e importante esempio di piazza rinascimentale chiusa. L'edificio principale che fa da sfondo monumentale al piazzale è Palazzo della Loggia, noto più semplicemente come "la Loggia", oggi sede della giunta comunale, costruito a partire dal 1492 sotto la direzione di Filippino de' Grassi e infine completato nel Cinquecento sotto la supervisione del Sansovino e di Palladio. Sul fianco sud della piazza sono invece allineati i due Monti di Pietà, il primo - il "vecchio" - quattrocentesco e il secondo - il "nuovo" - costruito alla fine del Cinquecento, le cui facciate rappresentano il primo museo lapidario italiano (infatti, un decreto del Consiglio speciale della città di Brescia del 1480, sanciva che le lapidi di epoca romana rinvenute nell'area in cui sarebbero sorti questi due palazzi dovessero essere conservate per uso pubblico, quindi furono murate lungo le pareti di questi edifici e utilizzate come ornamento), mentre al centro del lato est si eleva il grande orologio astronomico. In questa piazza, il 28 maggio 1974 si è consumata la strage di Piazza della Loggia. Centro di potere più antico è invece il Broletto, l'antico palazzo comunale situato in Piazza del Duomo. Il nucleo originario dell'edificio risale al Duecento, in seguito ampliato a più riprese nel Trecento (ala ovest sulla piazza), nel Quattrocento (ali est e nord con rifacimento dell'ala ovest) e nel Seicento (porticato trasversale interno). Completa l'edificio la Torre del popolo o del "Pégol", torre civica del XII secolo.

Nell'ambito dell'architettura civile privata si distinguono numerosissimi palazzi disposti lungo tutte le vie del centro storico, in particolare quelli appartenuti alla potente famiglia dei Martinengo, ad esempio il Palazzo Martinengo e Palazzo Maggi Gambara in Piazza del Foro, Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga in Piazzetta Sant'Alessandro e Palazzo Uggeri lungo via Musei. Altro edificio di rilievo è il Teatro Grande, fondato nel 1664 e più volte ricostruito, in particolare nel Settecento e per tutto l'Ottocento. Il teatro è noto per ospitare l'importante Festival Pianistico Internazionale "Arturo Benedetti Michelangeli".

Più recenti sono invece la stazione ferroviaria, costruita in stile neoromanico nel 1854, e Piazza della Vittoria, realizzata nel 1932 su progetto dell'architetto Marcello Piacentini demolendo parte dell'antico centro storico medievale.

Il Castello di Brescia si colloca al primo posto fra le antiche architetture militari di Brescia giunte fino a noi: costruito nel Duecento dai Visconti su un sito precedente, sulla cima del colle Cidneo, viene ampliato una prima volta nel Quattrocento e completato poi nel Cinquecento. Cessata ogni funzione strategica alla metà dell'Ottocento, il castello è oggi un grandissimo parco pubblico che offre interessanti passeggiate fra le antiche strutture di difesa e un ampio panorama sull'intera città. Gli interni della fortezza ospitano invece due musei.

In città, invece, importante superstite è la Torre della Pallata all'estremità est di corso Garibaldi, costruita nel Duecento e rimaneggiata nel Quattrocento. Ai suoi piedi è posta una grande fontana barocca, opera di Pietro Maria Bagnadore.

Piazza del Foro di Brescia è il più rilevante complesso di resti di edifici pubblici d'epoca romana di tutta l'Italia settentrionale, con le imponenti rovine del Capitolium e l'adiacente teatro romano. Ci sono pervenuti anche numerosi resti del colonnato perimetrale dell'antica piazza romana, visibili all'aperto nella stessa piazza e nei sotterranei del vicino Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino (dove si trovano anche le rimanenze delle antiche terme romane e del primitivo insediamento abitativo, risalente alla prima età del ferro, da cui si è sviluppata l‘odierna città), mentre in piazzetta Labus, ancora più a sud, emergono i resti della basilica civile, i cui elementi architettonici di età flavia sono ancora ben visibili nelle facciate delle antiche case costruite sulle rovine stesse.

Secondo dati del 2008, la città di Brescia può vantare 26.334.910 m² di verde pubblico e aree protette (di cui 4.224.610 m² di verde attrezzato, parchi pubblici e storici), che corrispondono a 139,68 m² di verde per abitante. Se a ciò si sommano anche le aree agricole e boscose e il verde di arredo urbano, la superficie totale sale a 72.548.560 m², pari a circa l'80% della superficie comunale. Nel 2008 Brescia ha vinto il primo premio La città per il verde, assegnato in occasione della manifestazione Flormart-Miflor, svoltasi a Padova.

Il parco delle colline è l'area verde più estesa di Brescia. È un parco naturale istituito per preservare il Monte Maddalena e i Ronchi, le colline che si trovano immediatamente a nord-est del centro storico.
Parco Tarello è il secondo parco più grande della città ed uno dei più recenti. Si trova a Brescia 2, la zona moderna della città, ed è circondato dai grattacieli del centro direzionale.
Il parco del castello può essere considerato il parco più antico di Brescia ed è il terzo per superficie. Si estende lungo i versanti del Colle Cidneo, regalando suggestivi scorci sul centro storico.
Parco Ducos è uno dei parchi storici di Brescia e costituisce un importante polmone verde per la zona est della città. Al suo interno è presente un grande laghetto dove vivono tartarughe e uccelli acquatici.

La ricorrenza principale cittadina si svolge il 15 febbraio, festa dei santi Faustino e Giovita, patroni di Brescia, giorno nella quale viene organizzata una grossa fiera lungo tutto il centro storico, che chiama in città circa 600 bancarelle e circa 200 000 visitatori ogni anno.

Il 21 gennaio 2010 viene annunciato il nuovo patrono della città di Brescia: Sant'Angela Merici, che si aggiunge così ai patroni Faustino e Giovita, senza però aggiungere tale data tra le festività cittadine. Sant'Angela Merici bresciana nata a Desenzano nel 1474 e morta in città nel 1540 è l'unica santa bresciana che rientra nel calendario universale e con una statua presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Il 28 maggio cade l'anniversario della Strage di Piazza della Loggia, evento che ha indubbiamente segnato la storia cittadina, e non solo, ricordato con celebrazioni delle autorità e con un tradizionale concerto, tenuto nella Chiesa di San Francesco d'Assisi, in memoria delle vittime.

In tutta la città di Brescia sono presenti diverse religioni legate alle molte etnie. La religione cattolica legata al Vescovo della Diocesi di Brescia è la prevalente in città, sono molto attivi, inoltre, i cristiani ortodossi con due chiese cittadine, i mussulmani con un centro culturale islamico nella periferia sud e i Testimoni di Geova con nove Sale del Regno di lingua italiana.

I patroni della città sono i Santi Faustino e Giovita, mentre Santa Maria Assunta, Sant'Angela Merici e San Siro ne sono compatroni.

Nel bresciano la lingua lombarda, nella variante locale, è molto diffusa quasi fosse le lingua principale. Pur con le dovute varianti, a Brescia e provincia il dialetto utilizzato è il dialetto bresciano, derivante dalle parlate galloromanze e dalla volgarizzazione del latino.

Il primo manoscritto riconducibile al dialetto bresciano è stato trovato a Bovegno in Val Trompia, ed è risalente circa al 1300, anche se nel dialetto bresciano si trova troviamo la presenza di numerosi termini simili al francese ed anche al tedesco, frutto della comune matrice celtica e germanica delle sue popolazioni nonché delle successive dominazioni.

È tutt'oggi classificato come dialetto lombardo orientale, per via delle diverse radici e appartenenze politiche fino al 1797 rispetto all'ovest della regione e per la vicinanza al Veneto, e a causa dell'estensione della provincia stessa, che ne territorializza alcuni aspetti, si può dire che si discosta in maniera definita dal dialetto lombardo occidentale.

A Brescia sono presenti diverse tradizioni popolari legate a figure di santi e a sculture e luoghi particolari della città.

I Santi Faustino e Giovita sono diventati patroni di Brescia a seguito di un evento straordinario. Secondo la tradizione, il 13 dicembre 1438, durante un feroce assedio dei milanesi capitanati da Nicolò Piccinino, i due santi (martiri bresciani al tempo dell'imperatore Adriano: II secolo) apparvero sulle mura della città, nei pressi degli spalti del Roverotto (nella zona a sud-est del castello, dove ora sorge un cippo marmoreo) e respinsero le palle delle cannonate a mani nude, aiutando così i bresciani a sconfiggere gli assalitori che, impauriti dalla vista dei santi, abbandonarono la città.

A Brescia, come in altre città dell'Italia settentrionale, i doni natalizi sono portati da Santa Lucia la notte tra il 12 e il 13 dicembre. Tradizionalmente, i bambini scrivono una lettera alla santa, elencando i regali che vorrebbero ricevere e dichiarando di meritarseli, essendo stati bravi e obbedienti durante l'anno. Per ringraziarla è uso lasciare del cibo per lei e per il suo asinello che trasporta i doni. Il mattino seguente, al loro risveglio, i bambini troveranno i doni richiesti accompagnati o da caramelle e dolciumi di vario tipo, se si saranno comportati bene, oppure da carbone, se si saranno comportati male.

Via Cremona viene anche ricordata con l'antico nome di " Forca di Cane ", per ricordare un episodio risalente al Medioevo e riguardante un indegno prete con tre suoi complici. Durante le lotte tra i valvassori e i seguaci del vescovo Arimanno, approfittando della confusione di quei tempi, un prete indegno, con l'aiuto di tre accoliti desiderosi di facili guadagni, aveva fondato un movimento pseudo-religioso. Sotto questa parvenza di cristianità, si nascondeva in realtà una setta avente l'unico scopo d'irretire facili prede, a cui venivano offerte riunioni notturne, orge e baldorie. Questa organizzazione ebbe fortuna per ben cinque anni, ma un giorno duecento adepti furono arrestati e impiccati, mentre il prete e i tre accoliti vennero attanagliati e arsi vivi.

Nella Chiesa di Santa Maria del Carmine è conservata un'antica icona, portata a Brescia dalla Terra Santa nel 1437 dal Vicario generale dell'ordine dei Carmelitani Fra Cristoforo Martinoni o Martignoni, detta della Madonna delle Brine. È chiamata in questo modo perché in passato si riteneva che, esponendola per tre giorni l'anno compresi tra fine aprile e inizio maggio, i raccolti sarebbero stati protetti dalle gelate (brine) tardive e da altre intemperie.

Le statue parlanti di Brescia sono una serie di statue su cui, fino alla fine del XIX secolo, i bresciani affiggevano messaggi anonimi, contenenti per lo più critiche contro i governanti.

La Lodoiga è una statua scolpita da Giovanni Battista Bonometti o Cesare Federico da Bagno o altri nella seconda metà del Cinquecento. Di origine molto controversa e storia altrettanto dibattuta, era posta originariamente davanti all'ultimo pilone sinistro della facciata del Palazzo della Loggia fino al 1877, quando fu rimossa e portata in nuova sede. Dopo varie vicissitudini e trasferimenti, nel novembre del 2011 è stata definitivamente ricollocata sotto il porticato della Loggia. Questo portico, per sua natura cardine fra l'interno e l'esterno, fra le cariche pubbliche e il popolo, rappresentò il luogo dove maggiormente si esplicavano i rapporti fra i due, e trovò la sua voce nella Lodoiga, che fu assunta come statua parlante della città, cui i bresciani erano abituati ad affiggere poesie e prose satiriche o scherzose. Accanto alla statua, poi, era posta la "pietra del bando", dove salivano i banditori o gli oratori per parlare alla folla. Non sempre era possibile commentare ad alta voce i bandi o il comportamento degli amministratori: interveniva quindi la Lodoiga attraverso biglietti e fogli incollati anonimamente sul pilone adiacente o sul muro interno.
I "Macc dèle ure" ("matti delle ore" in dialetto bresciano): popolarmente chiamati Tone e Batista, sono due figure meccaniche poste in cima alla Torre dell'Orologio di piazza della Loggia, che battono la campana allo scoccar delle ore. Tradizionalmente sono sempre stati considerati come patteggianti il governo cittadino, tant'è che, verso la fine del Settecento, divennero protagonisti di una serie di pubblicazioni riguardanti "dibattiti" fra queste due statue e la Lodoiga, sempre invece dalla parte del popolo.
Il Mostasù dèle Cosére (letteralmente "faccione delle Cossere" in dialetto bresciano) è un antico rilievo situato nel centro storico di Brescia, murato all'angolo tra corso Goffredo Mameli e contrada delle Cossere, dalla quale trae il nome. Nel corso dei secoli, similmente alla Lodoiga, il mostasù diventa una statua parlante, raccogliendo malumori, proteste e lagnanze dei cittadini verso i governatori. La sua localizzazione, al centro del quartiere popolare e affacciato su una delle sue principali vie, contribuisce a fissare il mostasù nell'immaginario popolare.

In corrispondenza dell'angolo tra Via Trieste e Via Agostino Gallo esiste una statua lignea, ricoperta da una pittura dorata, raffigurante un bue. Secondo la tradizione popolare, questa statua starebbe a indicare il luogo in cui sarebbe sepolto un bue d'oro zecchino venerato dagli antichi abitanti di Brescia, che lo avrebbero nascosto in quel punto per evitare che, durante le invasioni barbariche, fosse distrutto.

La tomba Bonomini, nota dai bresciani come tomba del cane, è un tempietto neogotico a pianta quadrata situato sui colli Ronchi, immediatamente a nord-est del centro storico cittadino, lungo via Panoramica, al primo tornante dopo l'imbocco da via Filippo Turati. Costruita nel 1860 su progetto di Rodolfo Vantini per ospitare le spoglie di Angelo Bonomini e del socio Giuseppe Simoni, benefattori degli Spedali Civili di Brescia, alla fine non accolse mai le due salme a causa di nuove ordinanze comunali riguardanti le norme sul seppellimento, che lo vincolavano ai cimiteri pubblici. La tradizione popolare vuole quindi che vi sia stato deposto solo un cane, da cui la denominazione abituale.

Brescia è sede di Corte d'appello dall'epoca napoleonica ed è la sede competente per i processi spostati da Milano. Tutto il comparto giudiziario (tribunali, procura, corte d'appello) dal maggio 2009 ha traslocato nel nuovo Palazzo di Giustizia, realizzato in prossimità della stazione ferroviaria su progetto dell'architetto Gino Valle.

Tra le infrastrutture più importanti in città annoveriamo gli Spedali Civili che si collocano al primo posto in Italia per personale impiegato e si candidano ad essere tra i più grossi ospedali italiani. Inoltre sono presenti varie strutture ospedaliere, quali la Fondazione Poliambulanza, la Casa di Cura S. Camillo, la Casa di Cura Sant'Anna, l'Istituto Clinico Città di Brescia e il Sant'Orsola Fatebenefratelli.

Secondo i dati raccolti ed analizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità WHO, nel 2011 la città di Brescia è risultata al 5º posto in Europa tra le città più inquinate, dopo le città di Torino (3º posto) e Milano (4ª posizione), a causa delle polveri sottili nell'aria di particolato atmosferico (PM).

La città di Brescia è tristemente famosa anche per essere, dopo Anniston negli USA, la seconda città al mondo per gravità della contaminazione da Policlorobifenili (PCB), inquinamento che interessa le acque e il suolo.

Brescia e la sua provincia rappresentano una terra ricca di sapori dalla gastronomia particolarissima, giocata fra due poli: la cucina contadina dell'entroterra e delle valli e quella di pesce dei laghi d'lseo e Garda. I celebratissimi casoncelli bresciani, nella versione salata con ripieno di salsiccia e formaggio, o nella versione dolce con mandorle, uvetta e pere, la minestra mariconda, il risotto alla pitocca, le belle schidionate di quaglie e piccioni per polenta, i volatili domestici (pollo, gallina, cappone) con saporiti ripieni e la specialità del piccione farcito alla bresciana, la persicata, sono specialità della gastronomia del Medioevo e del Rinascimento tramandatisi quasi senza aggiornamenti e fatti propri, negli ultimi decenni dalla ristorazione anche agrituristica, a rappresentare gli aspetti più raffinati del gusto tradizionale, in abbinamento con i grandi vini D.O.C. della Franciacorta di Lugana, del Garda Classico, di San Martino della Battaglia di Cellatica, di Botticino e di Capriano del Colle. L'anima popolare della cucina bresciana offre però le sue prove migliori nei piatti di polenta, tipicamente quella taragna (in Valsabbia detta Tiragna) e di riso e nei semplici cibi in cui si avverte ancora il profumo dell'aia e del camino. Dalla ormai dimenticata polenta e saracca a quella con le cotiche, da quella con il baccalà a quella con il sugo di maiale; e, ancora, polenta con gli uccellini, con i funghi, con le verdure, con il coniglio in sguazzetto. E poi il riso alla campagnola con le verdure, il risotto con gli spinaci selvatici, gli strangolapreti, i bigoli con le sardelle e la pastissada de caval di chiara origine veneta, le frittate rustiche di verdure o salumi. Per non dimenticare gli altri grandi protagonisti della gastronomia bresciana i salumi e i formaggi. Il più noto fra tutti è il Bagoss, dal gusto robusto, ma non piccante con cui si designa il più diffuso prodotto della zona.

Brescia pur non essendo un "polo universitario", gode comunque di una discreta copertura didattica sia per le facoltà presenti, sia per il numero di corsi di laurea proposti, ai circa 25.000 studenti universitari.

La maggiore per numero di iscritti, è l'Università degli studi di Brescia che si compone di quattro facoltà: Giurisprudenza, Economia, Medicina e Chirurgia ed Ingegneria, dislocate su tutto il territorio cittadino.

È presente anche l'Università Cattolica del Sacro Cuore, che è sede distaccata di Milano, ed è situata in pieno centro storico cittadino.

Tanti sono i musei che potrete visitare in città, dal più famoso Museo di Santa Giulia con le sue rinomate mostre temporanee alla Pinacoteca Tosio Martinengo situata all'interno di un palazzo seicentesco e famoso per la sua collezione di dipinti di artisti rinascimentali italiani. E ancora, il Museo Diocesiano di Brescia, la Collezione Arte e Spiritualità, il Museo del Risorgimento di Brescia, il Museo chitarristico degli strumenti musicali e della liuteria bresciana, il Museo della Mille Miglia, il Museo di Fotografia Ken Damy, il Museo delle Armi Luigi Marzoli, il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia e il Museo di Scienze Naturali.

La storica Mille Miglia è una corsa rievocativa a tappe, che ogni anno tra aprile e maggio richiama nel territorio cittadino un grandissimo numero di appassionati da tutto il mondo, tra piloti e semplici curiosi e la fiera internazionale delle armi sportive e da caccia che si svolge presso la nuova struttura espositiva di Brescia nei primi giorni di aprile.

In ambito musicali gli eventi maggiori sono il Festival Pianistico Internazionale "Arturo Benedetti Michelangeli", festival pianistico dedicato ad Arturo Benedetti Michelangeli che nel 2009 è giunto alla sua 46ª edizione, che si svolge al Teatro Grande tra i mesi di aprile e giugno, Le Dieci Giornate di Brescia, festival di musica classica che si svolge nei principali luoghi artistico-culturali cittadini a settembre, e Le Settimane Musicali Bresciane, rassegna culturale con particolare sensibilità alla musica classica dalla cadenza variabile.

Il comune organizza tra i vari eventi due feste molto sentite ed apprezzate dalla cittadinanza. La prima verso inizio settembre è la Festa del gemellaggio, istituito con le città di Darmstadt (Germania) Logroño (Spagna), curato dall'Assessorato al Turismo Comune di Brescia, e la Fiera di Santa Lucia, in dicembre, formata da bancarelle di artigianato locale e italiano organizzate ad ogni ricorrenza del giorno festivo della santa che, secondo tradizione, porta doni ai bambini bresciani nella giornata del 13 dicembre.
L'iniziativa, dopo quattro anni di esistenza, è stata soppressa.

Dal 4 dicembre 2009 al 27 giugno 2010 il museo di Santa Giulia ha ospitato una mostra riguardante la civiltà precolombiana degli Inca che ha totalizzato oltre 273.000 visitatori, piazzandosi al secondo posto tra le mostre più visitate in Italia nel corso della stagione, dopo quella dedicata al Caravaggio a Roma.

I principali teatri della città sono:
Teatro Stabile di Brescia
Teatro Grande
Teatro Chiesa di Santa Chiara
Teatro Sociale
Pala Banco di Brescia Il Teatro della città

Recentemente è stato completato il quartiere di Sanpolino, costituito da edifici costruiti in edilizia residenziale convenzionata ed il Borgo Wührer – particolare idea di quartiere interamente vietato alle auto, dato che dispone di un parcheggio sotterraneo di due piani – destinato ad abitazioni, ad uffici e ad attività commerciali e che è stato ricavato sul terreno dell'antica fabbrica di birra Wührer.

La nascita di Borgo San Nazzaro, progetto di riqualificazione dell'antico comparto cittadino dei Magazzini Generali posto nei pressi del quartiere Don Bosco, firmato da Daniel Libeskind, che prevede la nascita di un polo abitativo avanguardistico, che comprende un grattacielo.

Brescia presenta nella propria area comunale edifici di elevata altezza, tra cui:
Crystal Palace, costruito nel 1990, alto 110m
CAP Tower, costruito nel 1993, alto 82m
Skyline 18, costruito nel 2013, alto 80m
Tre Torri, costruite nel 2008, alte 75m
Torre Fuksas, costruita nel 2010, alta 65m
Torrione, costruito nel 1932, alto 57m Progettato da Marcello Piacentini, è il primo grattacielo costruito in Italia.

L'economia provinciale e cittadina si divide tra industria, commercio, artigianato, servizi, agricoltura e turismo.

Come gran parte dell'economia del nord Italia, il complesso bresciano è costituito soprattutto da piccole-medie imprese, con la presenza di grandi industrie, che vanno dal settore alimentare a quello metalmeccanico.

La viticoltura è considerata il comparto agricolo più importante del sistema agroalimentare bresciano. Il territorio comunale di Brescia rientra nella zona di produzione di diversi vini: una tipologia a denominazione di origine controllata e garantita, ovvero il Franciacorta, tre vini DOC (Botticino, Cellatica e Curtefranca) e un vino IGT (Ronchi di Brescia). Inoltre, nel centro storico della città, lungo il versante settentrionale del Colle Cidneo, si estende il vigneto urbano più grande d'Europa, caratterizzato dalla coltivazione dell'Invernenga, vitigno autoctono a bacca bianca presente a Brescia fin dall'epoca romana.

Un altro settore molto importante in provincia è quello dell'olivicoltura, in cui la zona del Garda gioca un ruolo importante, coinvolgendo un gran numero di imprese tra raccolta, lavorazione, conservazione e commercializzazione dei prodotti. Al momento sono state registrate, in sede europea, due DOP degli oli extravergini d'oliva, e sono: l'olio Garda e Laghi lombardi. Dato l'elevato grado di redditività del settore, sono previsti rigidi regolamenti per la pratica di questa attività.

La Confindustria locale, l'Associazione Industriale Bresciana (AIB), è stata la prima associazione industriale fondata in Italia il 14 aprile 1897. Le imprese attive in provincia di Brescia, molte delle quali operano nell'area urbana, sono 90.000. Le principali attività industriali sono quelle meccaniche, specializzate nella produzione e distribuzione di macchine utensili, centralizzate intorno alla Val Trompia.

Importante è anche la produzione di mezzi di trasporto, una su tutte l'OM, che ha sede su territorio cittadino, ed è da sempre produttrice dei camion Iveco, e la produzione di armi, tra cui ricordiamo la Beretta, di Gardone Val Trompia, e la Perazzi di Botticino.

Molto importante l'industria metallurgica, che dagli anni 1970 ha visto salire alla ribalta il cosiddetto Distretto del tondino, che comprendeva i territori della bassa Val Trompia, e più precisamente quelli di Lumezzane e Sarezzo, e che oggi è ancora attivo con numerose aziende sparse per tutta la provincia. Famosa la Redaelli, società leader nelle funi e cavi di acciaio (funivie, sollevamento, offshore, etc.) di Gardone Val Trompia BS. Importante il distretto di Odolo in Valle Sabbia, che fino agli anni '90 produceva il 30% del tondino nazionale.

Nella periferia cittadina, rispettivamente lungo la Tangenziale Sud e la Tangenziale Ovest, sono presenti due acciaierie l'Alfa Acciai e la Ori Martin. In città hanno inoltre sede diversi gruppi industriali, tra cui possiamo ricordare il Gruppo Lucchini, la Feralpi e la Camozzi Group. La produzione di posate e di rubinetti, concentrata nella zona lumezzanese, insieme al comparto tessile, calzaturiero e d'abbigliamento, concentrati nella zona di Rezzato, costituiscono settori cruciali per l'industria bresciana, così come la produzione di materiali per l'edilizia, e laterizi, che vanno ad alimentare il settore delle costruzioni – in forte espansione, date le riqualificazioni urbanistiche in atto.

Degna di nota è la fabbrica di birra più antica d'Italia, la Wührer.

Come nel resto d'Italia, molte aziende bresciane sono di dimensioni medio-piccole e a conduzione familiare; negli ultimi anni sono arrivate anche imprese di grande rilevanza e filiali importanti (soprattutto straniere), sia nel territorio della città sia nei maggiori centri industriali della provincia.

Negli ultimi quaranta anni è aumentata l'importanza dei settori bancario, commerciale e della comunicazione. Tra le aziende cittadine più quotate vi è il gruppo A2A (frutto della fusione tra ASM Brescia, AEM Milano ed AMSA) e la Centrale del latte di Brescia, controllata dall'amministrazione cittadina.

Vi sono anche le filiali di banche ed attività finanziarie. Negli ultimi anni, a seguito del processo di aggregazione bancaria, la città ha perso la sede delle sue due principali banche: Bipop-Carire, oggi parte del gruppo Unicredit, e Banca Lombarda, quest'ultima fusasi con la bergamasca Banche Popolari Unite per formare il gruppo UBI Banca, quarto gruppo bancario d'Italia, con numerose sedi di divisione nella città (fonte dati Il Sole 24 ore, Banca d'Italia). Tra i finanzieri più importanti vanno ricordati Giovanni Bazoli (presidente di Intesa SanPaolo), ed Emilio Gnutti e Romain Zaleski.

Settore sempre in via di sviluppo è quello della ristorazione, che a Brescia presenta 917 bar e 719 ristoranti, che garantiscono un servizio turistico di tipo eno-gastronomico di tutto rispetto.

A sud della città è in funzione il più grande inceneritore d'Europa, realizzato e gestito dal Gruppo A2A che ha coniato per questa macchina il nome termovalorizzatore. È composto da tre unità di combustione, due alimentate con rifiuti e una con le cosiddette «biomasse», un termine il cui uso è però contestato dagli ambientalisti. Grazie alla rete del teleriscaldamento è possibile produrre non solo energia elettrica ma anche recuperare energia termica in quantità rilevanti, convogliando il calore prodotto nella rete del teleriscaldamento, fino alle abitazioni dei singoli utenti.

La città, infatti, è stata la prima in Italia a dotarsi, nel 1972, della rete di teleriscaldamento.

Ha sede legale in città la Brescia Calcio S.p.A. attualmente militante in Lega Pro.
La squadra è famosa per aver avuto tra le sue fila fuoriclasse del calibro di Roberto Baggio, Josep Guardiola, Gheorghe Hagi, Ioan Sabău, Alessandro Altobelli, Evaristo Beccalossi, Andrea Pirlo, Claudio Branco, Luca Toni, Daniele Bonera, Dario Hubner, e altri ancora.

Oltre al Brescia Calcio sul territorio cittadino, e precisamente a Buffalora, è attiva una squadra di calcio femminile, l'Associazione Calcio Femminile Brescia Femminile, che attualmente milita nella massima serie del campionato italiano di calcio femminile, e che l'11 maggio 2014 si è laureata campione d'Italia nella stagione 2013-2014.

La società di Brixia Gym milita in Serie A1 da anni e detiene numerosi scudetti, di cui 8 vinti consecutivamente tra il 2003 e il 2010; è una tra le società più di spicco nel panorama della ginnastica artistica femminile, sia a livello italiano che europeo: ha annoverato tra le sue fila le azzurre olimpioniche Monica Bergamelli, Erika Fasana, Vanessa Ferrari.

Nel 2009 Brescia è tornata ad avere una squadra cittadina con la fondazione del Basket Brescia Leonessa, iscritta alla Divisione Nazionale A Gold di pallacanestro, dopo l'addio nel 1996 dello storico Basket Brescia. Nel 2011 la squadra si è laureata Campione d'Italia Dilettanti e ha conquistato la promozione nel campionato di Legadue.

La compagine cittadina di pallanuoto è la A.N. Brescia, che partecipa alla Serie A1 e vincitrice di uno scudetto, tre coppe italia e di tre coppe LEN.Inoltre vi è la Pallanuoto Brescia militante nel campionato di Serie A2.

L'Atlantide Pallavolo Brescia, che milita nel campionato di serie A2 di pallavolo, è l'unica rappresentativa avente sede in città.

È inoltre presente il Rugby Club Fiumicello, società giovanile fondata nel 1984 da alcuni appassionati dell'omonimo quartiere dell'oltremella.

La società Schermabrescia opera sul territorio bresciano dal 1987. Il bresciano Andrea Cassarà ha vinto l'oro nel fioretto individuale ai Mondiali 2011.

La città è sede della Cavallerizza Bettoni, una fra le più antiche società sportive equestri italiane.

I Bengals Brescia, che militano in serie A del campionato di football americano, e vincitori del Superbowl 2009 e 2011, sono l'unica squadra di football americano cittadina.

È presente anche una società di tennistavolo, l'Associazione sportiva tennistavolo Brescia che milita in serie B1 del campionato nazionale.

Da alcuni anni la città ospita anche una squadra di ultimate frisbee, B.u.b.b.a. Brescia. Attualmente sono ospitati dall'associazione CUS Brescia e per l'anno 2012 militeranno nella serie B del campionato italiano open di ultimate frisbee.

Lo Stadio Mario Rigamonti è un impianto sportivo di Brescia, terreno di gioco interno del Brescia. La sua capienza, nel 2010, fu portata a 23.072 posti, grazie all'effettuazione delle opere di adeguamento dello stadio ai requisiti previsti dalla normativa vigente per gli incontri del campionato di Serie A 2010-2011.Fu così chiamato in memoria del giocatore bresciano Mario Rigamonti, militante nel Grande Torino e morto nella tragedia di Superga del 1949.

Il Centro Sportivo San Filippo è una struttura polifunzionale a Brescia, che comprende un Palazzetto dello sport, 3 campi da calcio a 11, 2 Campi da calcio a 7, 1 Campo da calcio a 6, 1 Campo da calcio a 5, 3 Campo da tennis in sintetico, 1 Campo da tennis in terra battuta, piscina coperta, piscina estiva all'aperto e altre strutture minori. Il centro inoltre ospita la sede del Brescia Calcio, del Brescia Basket Leonessa, del C.O. N. I., e di 17 Federazioni Sportive. In passato ha ospitato le gare casalinghe del Basket Brescia e della Pallavolo Brescia, mentre attualmente ospita quelle del Basket Brescia Leonessa, Pallamano Brescia, e della Icaro Basket Brescia, società che partecipa alla Serie B di Pallacanestro in carrozzina.



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venerdì 5 giugno 2015

VISITANDO LODI

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Il territorio di Lodi è situato nella parte centro-meridionale della Lombardia, nella fascia nota come «bassa pianura». Il nucleo più antico della città sorge sul colle Eghezzone, un'altura di forma approssimativamente trapezoidale ubicata sulla riva destra del fiume Adda; il resto del centro abitato si trova in parte su un terrazzo morfologico creato dall'opera di erosione del fiume, e in parte nell'area golenale.

Il territorio comunale è attraversato dall'Adda e da numerosi altri corsi d'acqua, tra cui il canale della Muzza (che ne segna il confine a ovest), la roggia Bertonica e la roggia Molina (il cui tratto urbano è oggi quasi del tutto sotterraneo).

In epoca medievale la città era lambita dal lago Gerundo: il territorio era in gran parte paludoso e insalubre, ma grazie alle opere di ingegneria idraulica e al lavoro dei monaci cistercensi e benedettini fu bonificato e trasformato in una delle regioni più fertili d'Europa. L'attività agricola è favorita anche dalle abbondanti acque irrigue delle numerose risorgive presenti.

Dal punto di vista litologico, il suolo è formato dai depositi glaciali e fluviali che riempirono la Pianura Padana tra il Pleistocene superiore e l’Olocene, durante l'ultima glaciazione. I litotipi presenti sono diversi e distribuiti in modo irregolare; generalmente sono piuttosto ricchi di matrice. I terreni sono in prevalenza sabbiosi e sabbioso-limosi.

Piazza della Vittoria, denominata "piazza Maggiore" fino al 1924, rappresenta il cuore della città di Lodi: su di essa si affacciano, in particolare, la basilica cattedrale della Vergine Assunta ed il palazzo municipale (palazzo Broletto) oltre che il palazzo Vistarini, uno dei più belli della città. Il suo impianto planimetrico si è mantenuto pressoché immutato attraverso i secoli: la piazza è caratterizzata da una pianta quadrangolare con i lati di circa 74 metri. Con 66 colonne che sorreggono i portici, alcune delle quali provengono dalla distrutta Laus Pompeia, si tratta di un raro esempio di piazza porticata su tutti i quattro lati. Tale singolare peculiarità, unita all'eleganza dei palazzi che vi si affacciano (molto vari per colori e dimensioni) la rende un luogo particolarmente suggestivo e scenografico. Piazza della Vittoria, infatti, è stata spesso scelta per ospitare eventi di interesse nazionale e registrazioni di spot pubblicitari per la televisione; il Touring Club Italiano, inoltre, l'ha inserita nel 2004 nella lista delle piazze più belle d'Italia.

Le facciate degli edifici che si affacciano sulla piazza presentano larghezze molto ridotte, in alcuni casi di pochi metri. Questa caratteristica è dovuta all'utilizzo del "lotto gotico", profondo ma stretto, tipico di tutte le città di origine medievale, pensato per sfruttare al massimo lo spazio che si affaccia sulla piazza principale. Per questo motivo, tutti gli edifici hanno le medesime caratteristiche: la bottega al pianterreno con uno spazio coperto dal portico sul fronte e i magazzini nel sotterraneo, la residenza al piano superiore e il cortile sul retro.

La selciatura della piazza, nel tipico "ricciato lombardo" costituito da ciottoli di fiume, risalirebbe al 1471. Nella prima metà dell'Ottocento, il centro del quadrilatero era occupato da un'imponente statua equestre di Napoleone Bonaparte, fatta erigere dallo stesso generale francese per celebrare la sua vittoria nella battaglia di Lodi.

La piazza è sempre stata al centro della vita della città: nel medioevo vi si tenevano le esecuzioni capitali, le fiere e le feste per l'arrivo dei vescovi, ed anche in epoca più moderna, le maggiori personalità che hanno visitato Lodi sono sempre passate da questa piazza: da Giuseppe Garibaldi a Benito Mussolini, Giovanni Paolo II e Carlo Azeglio Ciampi. Attualmente la piazza è adibita ad area pedonale; nei giorni di martedì e giovedì vi si tiene inoltre il tradizionale mercato ambulante.
Nei primi secoli di vita della città, lo sviluppo urbanistico procedette lentamente: il corpo di fabbrica della Cattedrale, la cui costruzione fu intrapresa tra il 1158 e il 1160, venne completato oltre cento anni dopo, se si escludono i rimaneggiamenti successivi; alla fine del XII secolo sorse la chiesa di San Lorenzo, mentre San Francesco e il primo nucleo di palazzo Broletto risalgono agli ultimi decenni del Duecento. Il secolo seguente ha lasciato in eredità il palazzo Vistarini, il Castello e la chiesa di Sant'Agnese. Nel tardo Quattrocento, ricordato come il periodo di massimo splendore della città, sorsero numerosi nuovi edifici, tra cui il palazzo Mozzanica, l'Ospedale Maggiore e il Tempio Civico dell'Incoronata; nella stessa epoca fu consolidato il sistema di fortificazioni difensive che risaliva agli inizi del Duecento. Tra Cinquecento e primo Settecento, infine, videro la luce il complesso di San Cristoforo e il palazzo Modignani.

Piazza Broletto di forma trapezoidale è di dimensioni ridotte, chiusa fra i portici di palazzo Broletto e il fianco sinistro del Duomo. In epoca medievale essa rappresentava il fulcro della vita pubblica cittadina, ora è sede dell'autorità municipale. Al centro è collocata una fontana in marmo rosa di Carrara, ricavata dal fonte battesimale della Cattedrale e risalente al XIV secolo.
Piazza del Mercato di forma rettangolare è anch'essa pavimentata con il tipico «ricciato», su cui si affacciano l'abside del Duomo, un'ala secondaria di palazzo Broletto, il palazzo del Governo e il palazzo Vescovile. Nei giorni di sabato e domenica vi si tiene, come da tradizione, il mercato ambulante.
Piazza Castello di dimensioni piuttosto ampie e' adibita ad area pedonale a eccezione della fascia centrale che è aperta al traffico veicolare; prende il nome dal Castello Visconteo che vi si affaccia. Spicca inoltre una statua dedicata a Vittorio Emanuele II, celebrativa dell'unità d'Italia. La piazza confina con il parco dell'Isola Carolina.
Piazza Ospitale chiamata comunemente «piazza San Francesco», è cantata in alcune opere della poetessa Ada Negri. Questa piazza rettangolare, anch'essa pavimentata con il «ricciato» e adibita ad area pedonale, è caratterizzata dalla presenza della chiesa di San Francesco e della facciata dell'Ospedale Maggiore; vi si trova inoltre una statua raffigurante lo scienziato Paolo Gorini.
Piazza San Lorenzo molto piccola è quasi nascosta fra un intrico di vie strette e tortuose tipiche del centro storico medievale di Lodi; la sua atmosfera raccolta ma luminosa ricorda un campiello veneziano. La piazza deriva il nome dall'omonima chiesa che vi si affaccia ed è anch'essa un'area pedonale.
Corso Roma ha origine da piazza della Vittoria ed è molto frequentato in virtù delle numerose attività commerciali. Analogamente ad altre vie del centro cittadino, offre quale principale motivo di interesse la presenza dei palazzi in stile liberty e dei suggestivi cortili interni delle abitazioni signorili.

Il parco dell'Isola Carolina è situato a ridosso del centro storico nelle immediate vicinanze di piazza della Vittoria e di piazza Castello, deve il suo nome alla cascina Carolina che a sua volta fu battezzata così nel 1825 in onore di Carolina Augusta di Baviera, moglie dell'imperatore Francesco I d'Austria. Il parco ha una superficie di circa 50 000 m² e venne realizzato a metà degli anni cinquanta del XX secolo grazie a una donazione di Enrico Mattei che volle in questo modo ricompensare la città presso la quale erano stati scoperti degli importanti giacimenti di gas naturale. Mattei non badò a spese e fece piantumare delle essenze di notevole interesse botanico, selezionate presso il lago di Como. Dal 2006 ospita la sede del Parco Adda Sud.

I giardini pubblici Federico Barbarossa sono collocati quasi nel cuore del centro cittadino, lungo viale IV novembre: occupano l'area che costituisce lo spianamento del fossato in cui sino agli anni trenta del Novecento scorreva la roggia Molina, che fra il 1931 e il 1937 venne canalizzata e coperta grazie al progetto dell'architetto locale Giovanni Attilio Fugazza. Il nucleo originario dei giardini risale però al 1835, anno della visita alla città da parte dell'imperatore Ferdinando I d'Austria. Nel corso del biennio 2008-2009, la zona è stata oggetto di una profonda riqualificazione.
Il lungo Adda Bonaparte permette di passeggiare nei pressi del fiume Adda, a contatto con la vegetazione fluviale; era uno dei luoghi prediletti dal poeta Giosuè Carducci quando visitava Lodi.
Il bosco del Belgiardino è una piccola oasi naturalistica situata sulle rive dell'Adda, al confine con il territorio di Montanaso Lombardo; dall'area hanno origine numerosi sentieri che permettono di visitare i boschi circostanti, parzialmente trasformati in orto botanico, in cui inoltre vivono uccelli acquatici come gallinelle d'acqua, anatre, aironi e tuffetti. Durante l'estate diventa un centro ricreativo grazie alla presenza di una piscina gestita dal comune di Lodi.

La Grande Foresta di Lodi è una delle Dieci grandi foreste di pianura e di fondovalle; strutturata in tre nuclei per ora non collegati fra loro, uno dei quali piantumato già nel 2003, è attualmente gestita come parco naturale.

La Grande Foresta di Lodi è stata finanziato dalla Regione Lombardia tramite il Programma di riforestazione, ideato da Paolo Lassini, detto "Dieci grandi foreste di pianura e di fondovalle".

La vegetazione presenta le essenze di un bosco ripariale, planiziale. Il primo nucleo, quello presso la cascina Costino, è unito con un antico alneto, bosco di Ontano nero, ed è composto in maggioranza da Pioppo bianco e Pioppo nero e i suoi ibridi col pioppo canadese. Sono presenti anche Farnie, Olmo, Acero campestre, Carpino bianco, Frassino maggiore, Melo selvatico. Il Salice bianco si trova soprattutto in prossimità dello specchio d'acqua appositamente allestito.

Fra gli arbusti, il Sambuco nero, il Biancospino, il Viburno, la Fusaggine e il Nocciolo.

Tra i Mammiferi si possono trovare ad esempio la Lepre, in abbondanza il Coniglio selvatico, il Tasso e altri Carnivori. Recentemente ha fatto la sua comparsa anche lo Scoiattolo. Ci sono anche varie specie di Uccelli Rettili, Anfibi e Insetti.

L'aspetto attuale del centro storico, tuttavia, si deve prevalentemente alle opere compiute tra Settecento e Ottocento, che alterarono la struttura urbanistica originaria dell'antico nucleo medievale di Lodi. Durante l'epoca austriaca, in particolare, grazie alla ripresa economica si registrò un forte sviluppo edilizio che trasformò il volto della città nel segno dell'architettura tardo-barocca: vennero edificate le nuove chiese di Santa Maria del Sole, Santa Maria Maddalena e San Filippo, mentre il palazzo Vescovile fu interamente ristrutturato. Numerosi monasteri ed edifici religiosi minori vennero sconsacrati e in alcuni casi demoliti per fare spazio a nuove abitazioni private; le vie principali, inoltre, furono allargate mediante la rimozione dei paracarri e l'abbattimento dei portici. Risale al medesimo periodo l'apertura dei primi due cimiteri suburbani di Riolo e di San Fereolo. Si procedette anche alla demolizione dei baluardi costruiti durante la dominazione spagnola del Seicento; al loro posto venne disegnata una strada di circonvallazione lunga 3 700 m, che raccordava tutte le porte della città, impiegate da secoli come barriere daziarie. Nel 1835, il segmento meridionale della circonvallazione fu trasformato in "passeggio pubblico".

A metà dell'Ottocento, l'abitato di Lodi era ancora interamente racchiuso entro le mura medievali; all'esterno del perimetro della città murata, oltre a numerosi cascinali, si trovavano alcuni borghi (San Grato, San Fereolo e San Bernardo), posti in corrispondenza degli incroci stradali tra la viabilità regionale e quella locale, a una distanza variabile tra i 2 e i 5 km dal centro cittadino. Questo articolato assetto urbanistico venne modificato nel 1861 dall'apertura della linea ferroviaria Milano–Bologna, che toccava Lodi lambendo la parte meridionale del nucleo abitato: la strada ferrata, infatti, rappresentò l'ostacolo principale quando, nei decenni successivi, la città cominciò con lentezza a espandersi nelle aree limitrofe all'anello di circonvallazione delle mura.

Tra il 1864 e gli inizi del Novecento vennero realizzati numerosi interventi urbanistici: dei due cimiteri di Riolo e San Fereolo, venne ampliato il primo mentre l'altro fu dismesso; nel 1886 fu intrapresa inoltre la costruzione del Cimitero Monumentale (più noto come "Maggiore"). Per quanto riguarda la rete stradale, le opere più importanti furono l'edificazione del nuovo ponte sull'Adda in muratura, la riqualificazione della zona di piazza della Vittoria, l'ampliamento di piazza Ospitale e la costruzione di un asse viario tra la stazione ferroviaria e il centro storico, con l'apertura di viale Dante e di piazza Castello. A livello di infrastrutture, nel 1880 furono inaugurate quattro tranvie extraurbane a vapore: la Milano–Lodi, la Lodi–Treviglio–Bergamo, la Lodi–Sant'Angelo e la Lodi–Crema–Soncino. Nel medesimo periodo, ebbe luogo un rapido processo di urbanizzazione del quadrilatero compreso tra il pubblico passeggio e la ferrovia: ad alcuni insediamenti produttivi, si aggiunse nel 1904 il primo lotto di abitazioni popolari. Contemporaneamente, ancora più a sud, sorsero i primi grandi complessi industriali: il Linificio Canapificio Nazionale in zona San Fereolo e le Officine Meccaniche Lodigiane presso la località Camolina.

Dopo una fase di moderata crescita tra gli anni venti e la seconda guerra mondiale, a partire dal 1955 lo sviluppo della città si fece sempre più rapido e cominciò a interessare entrambe le sponde dell'Adda: vennero creati nuovi quartieri, tra cui quello delle «case Fanfani» (a ovest del centro storico) e il «villaggio Oliva» (a sud-ovest), entrambi realizzati nell'ambito del piano INA-Casa. Tra gli anni settanta e i duemila, oltre al compimento di un sistema di strade tangenziali, ebbe luogo la dismissione di gran parte del patrimonio edilizio industriale, riconvertito in nuove aree residenziali.

Fontana si trova 3 km a nord-est della città, nella porzione di territorio situata sulla riva sinistra dell'Adda. La località, che ospita un santuario edificato tra il Cinquecento e il Seicento, è attraversata dalla ex strada statale Pavia–Brescia.
Olmo è un insediamento collocato 4 km a sud-est del centro cittadino, lungo la Via Emilia.
Riolo, già frazione del comune suburbano di Vigadore, è una località situata tra Lodi e Dovera, nell'Oltre Adda lodigiano. È lambita dal tracciato della strada Bergamina e dispone di una scuola primaria.
San Grato si trova nel settore nord-occidentale del territorio comunale, a una distanza di circa 4 km dal centro cittadino; è la più popolosa tra le frazioni di Lodi.
Bottedo è una località posta ad ovest della città, comune autonomo fino al 1873.

Il centro fu attestato per la prima volta, con il nome di Borsello, nel 1204. Comprendeva le frazioni di Paderno, Carnesella e Cà de' Valvassori.

Il comune ebbe sempre fisionomia agricola e dipese sempre strettamente dalla vicina Lodi. All'inizio del XIX secolo contava circa 200 abitanti. Come molti comuni rurali (definiti dall'amministrazione austriaca "di III classe") era governato da un rappresentante dei possidenti terrieri, che aveva ufficio nella città di Lodi.

Nel 1861 il centro fu lambito dalla linea ferroviaria Milano–Bologna, ma data la scarsa importanza della località non si pensò mai a costruire una stazione.

Nel 1873 il comune di Bottedo fu unito ai Chiosi di Porta Cremonese e ai Chiosi di Porta Regale (il termine Chiosi, di origine dialettale, indicava in passato le terre agricole circostanti la città di Lodi, analogamente ai più noti "Corpi Santi" intorno a Milano), formando il nuovo comune di Chiosi Uniti con Bottedo. Il nuovo comune, però, esistette per meno di quattro anni, venendo annesso alla città di Lodi nel 1877.

Attualmente, in seguito allo spopolamento delle aree rurali, Bottedo si presenta come un grosso cascinale, parzialmente abbandonato. Le frazioni di un tempo hanno subito la stessa sorte.


Torre de' Dardanoni è una località rurale posta alcuni kilometri ad ovest della città. Fino al 1841 costituiva un comune autonomo.

Il piccolo insediamento agricolo di Torre de' Dardanoni di antica origine, era centro di un territorio comunale posto sulla riva sinistra del canale Muzza, che comprendeva le frazioni di Castello de' Roldi e Pizzafuma.

Dopo un'effimera annessione alla città di Lodi in età napoleonica (1809-16) e il successivo ripristino dell'autonomia, Torre de' Dardanoni fu aggregata nel 1841 ai Chiosi di Porta Regale, uno dei 3 comuni ("Chiosi") che costituivano il suburbio lodigiano.

Successivamente (1873) i Chiosi di Porta Regale furono uniti ai Chiosi di Porta Cremonese e a Bottedo, a formare i Chiosi Uniti con Bottedo, finalmente annessi alla città di Lodi nel 1877.

Attualmente, in seguito allo spopolamento delle aree rurali, Torre de' Dardanoni è disabitata e in rovina. Le frazioni di Castello de' Roldi e Pizzafuma sono oggi due modeste cascine in posizione isolata.

Vigadore è una località rurale posta oltre il fiume Adda, lungo la strada per Crema. Fino al 1870 costituì un comune autonomo.

Il borgo rurale di Vigadore, di antica origine, fu attestato per la prima volta in età medievale. Il territorio comunale comprendeva le frazioni di Riolo e Portadore, oltre a numerose cascine.

In età napoleonica Vigadore fu aggregata alla città di Lodi per due volte, nel 1797-98 e quindi dal 1809 al 1816, recuperando l'autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto.

Nel 1870 il comune di Vigadore fu unito ai Chiosi di Porta d'Adda, formando il nuovo comune di Chiosi d'Adda Vigadore. Il nuovo comune, però, esistette per soli sette anni, venendo annesso alla città di Lodi nel 1877.

Attualmente, in seguito allo spopolamento delle aree rurali, Vigadore si presenta come una cascina rurale senza alcuna particolarità. Migliore sorte ha conosciuto la frazione Riolo, interessata da un certo sviluppo edilizio.

L'agricoltura e l'allevamento sono di fondamentale importanza per Lodi e per il suo territorio fin dal Medioevo. A testimonianza di quanto il settore primario sia tuttora significativo, i dati riferiscono di 1 786 aziende nel territorio della provincia che producono soprattutto mais (47% della superficie agricola utilizzata) e foraggi (24% della SAU). Per quanto riguarda il territorio comunale, sono attive invece 84 aziende e la superficie agricola utile è costituita da 2 130 ettari, dei quali il 48% coltivati a mais. Sono presenti inoltre 5 495 capi bovini e 23 362 capi suini.

Per garantire e promuovere le eccellenze del settore, oltre che tutelare l'ambiente, il benessere degli animali e la salute dei consumatori, nel 2004 è stato fondato il comitato del marchio "Lodigiano Terra Buona".

I primi stabilimenti industriali nati a Lodi erano legati alla trasformazione dei prodotti del settore primario: il Lanificio Varesi (1868), la Polenghi Lombardo che fu la prima azienda in Italia a trattare a ciclo completo il latte (1870), le Officine Sordi che costruivano macchine per il settore lattiero-caseario (1881), il Linificio Canapificio Nazionale (1909). Tra le altre industrie presenti in città, particolarmente sviluppato era il settore meccanico: erano attive ad esempio le Officine Meccaniche Lodigiane (1908), le Officine Meccaniche Folli-Gay (1922), le Officine Curioni Spa (1925) e le Officine Elettromeccaniche Adda (1926). Queste ultime negli anni ottanta furono acquistate dalla multinazionale ABB, che nel 1994 vi trasferì il proprio centro mondiale per la costruzione di trasformatori, di interruttori per l'alta tensione e di sottostazioni elettriche; nel 2003 l'impresa contava circa 270 dipendenti.

Al confine del territorio municipale di Lodi, in un'area di competenza dei comuni di Montanaso Lombardo e Tavazzano con Villavesco, sorge una grande centrale termoelettrica di proprietà della E.ON, alimentata a gas naturale. La centrale, con una potenza installata di 1 740 MW, è una delle più importanti d'Italia e conta 120 dipendenti. Il primo nucleo, realizzato nel 1952 nell'ambito del Piano Marshall, fu inaugurato da Enrico Mattei e dal presidente del Consiglio Alcide De Gasperi; gli impianti attuali sono stati attivati in diversi scaglioni tra il 2002 e il 2010. La centrale preleva l'acqua di raffreddamento dal canale Muzza, dal canale Belgiardino e dal fiume Adda.

Al giorno d'oggi le industrie più sviluppate sono quella casearia (il Lodigiano è una delle 14 aree in cui è concentrata la produzione del Grana Padano) e quella artigianale, in particolare nei settori della ceramica e della cosmesi.

La più famosa tradizione artistica lodigiana è senza dubbio quella legata alla decorazione e alla lavorazione della ceramica. Fin dall'età romana, la diffusa presenza di argilla nel territorio ha fornito la materia prima per l'opera di maestri vasai e fabbricanti di maioliche o ceramiche. Grazie soprattutto alle produzioni artistiche di autori quali Rossetti, Ferretti, Coppellotti e Dossena, l'arte ceramica lodigiana ha raggiunto livelli estremamente elevati nel corso del XVIII secolo e nella prima metà del XIX secolo ed è oggi conosciuta come la "Ceramica Vecchia Lodi".

La lavorazione del ferro battuto costituisce un'altra importante produzione artistica della città di Lodi. Ricordiamo i numerosi balconi, balconcini, cancellate e lampade in stile Liberty di cui è ricco il centro storico.

Tra le più importanti imprese dell'ambito dei servizi si annovera Zucchetti, che opera nel settore del software e hardware a supporto di aziende; con 1 900 dipendenti (di cui 900 solo a Lodi), è uno dei leader italiani nel campo informatico.

Lodi ha inoltre una notevole attività bancaria: la Banca Popolare di Lodi, fondata da Tiziano Zalli nel 1864, è stata la prima banca popolare sorta in Italia. Dal 2007 fa parte del gruppo Banco Popolare, quarto gruppo bancario in Italia, il più grande tra quelli di matrice cooperativa.

Nel 1999 Lodi entrò a far parte del circuito delle Città d'arte della Pianura Padana. Dagli anni duemila il turismo ha rappresentato un settore in forte espansione sul territorio: nel 2006, ad esempio, sono stati registrati 137 000 arrivi, con un incremento del 116% rispetto a tre anni prima.

Oltre al turismo culturale, particolarmente importante è quello naturalistico, in virtù anche dell'efficiente rete ciclabile che dal capoluogo si diparte in tutto il territorio. Il turismo enogastronomico si concentra soprattutto nei mesi di ottobre e novembre, durante i quali – a partire dal 1988 – si svolge la Rassegna Gastronomica del Lodigiano.

Dal 2005 è attivo a Lodi un polo scientifico-universitario, composto dal Parco Tecnologico Padano e da alcune strutture dell'Università degli Studi di Milano.

Il Parco Tecnologico Padano è uno dei più importanti centri di ricerca a livello europeo nel campo delle biotecnologie agroalimentari.

Il polo dell'Università degli Studi di Milano comprende un ospedale veterinario per grandi animali, costituito da strutture didattiche e cliniche per equini, bovini e suini, accanto al quale è in costruzione un centro zootecnico didattico-sperimentale; sono presenti anche alcuni laboratori appartenenti alla Facoltà di Agraria. Inoltre, ha sede in città l'Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere, retto dal 1948 al 1976 dall'illustre agronomo Giovanni Haussmann.

A Lodi è attivo anche il corso di laurea in infermieristica organizzato dall'Università di Pavia.

A Lodi hanno sede alcuni importanti musei, tra cui il Museo civico, la Collezione anatomica Paolo Gorini, il Museo di scienze naturali, il Museo del tesoro del tempio dell'Incoronata, il Museo diocesano di arte sacra e il Museo della stampa e stampa d'arte.
La cucina lodigiana, pur essendo originaria di un territorio molto vicino a Milano, presenta peculiarità proprie ben definite.

È prevalentemente caratterizzata dalla produzione casearia: numerose ricette tipiche si basano sull'impiego dei formaggi locali e soprattutto del burro. Frittate, zuppe, risotti e insaccati di maiale rappresentano le altre specialità della gastronomia lodigiana; esistono anche numerosi dolci tradizionali.

La Raspadüra è un modo di servire il formaggio grana presentandolo come sottilissime sfoglie, raschiate con un particolare coltello da una forma di Tipico Lodigiano oppure di Grana Padano giovane, stagionato dai quattro ai sei mesi. La raspadüra viene solitamente servita come antipasto, spesso accompagnata da salumi, noci o funghi, ma può anche essere utilizzata per guarnire primi piatti come il risotto o la polenta. Nacque come cibo povero: in passato era ricavata da forme di grana imperfette, mentre oggi sono impiegate forme d'alta qualità, stagionate per essere tagliate senza sfaldarsi.
Pes en carpiòn è un'antipasto primaverile a base di piccoli pesci d'acqua dolce (tipicamente ghiozzi, cobite e lamprede), fritti e successivamente macerati in acqua e aceto con l'aggiunta di cipolla, aglio e prezzemolo.
Turtìn è un antipasto tipicamente autunnale, preparato col sangue fresco di oca, anatra o tacchina, che viene battuto per impedirne la coagulazione e mescolato con burro, panna e latte. L'impasto – a cui vengono aggiunti successivamente formaggio grana, pane e amaretti grattugiati, oltre a sale, pepe e noce moscata – viene cotto con sugna di maiale e servito caldo.

Fritada cun le urtìš è una frittata sottile preparata con le cime del luppolo selvatico ("urtìš" in dialetto lodigiano) che cresce tra aprile e maggio. Da servire fredda come antipasto.
La Fritada en carpiòn è un tipico antipasto estivo: è una frittata a base di carne di vitello e verdure lessate, da servirsi fredda con un "carpione" di cipolle fritte e macerate in acqua e aceto.
La Fritada rugnùša è una semplice frittata arricchita con salamella tritata; viene solitamente consumata calda, accompagnata da un contorno di cicoria e cipolle novelle.
La Fritadine è un piatto caldo di frittate guarnite con raspadüra, burro e Granone Lodigiano (grattugiato a grana grossa) gratinato.
Il Ciudìn sut'oli è un antipasto a base di funghi "chiodini" (prataioli di gelso), bolliti nell'aceto e conditi con sale, pepe, cannella, aglio, foglie di alloro, chiodi di garofano e olio d'oliva.

Il Rišòt rugnùš è un risotto a base di salsa di pomodoro e salamella tritata, mantecato con burro e formaggio. Si tratta di uno dei piatti più caratteristici della gastronomia lodigiana.
Il Minestròn è il tipico stufato di verdure (cipolle, fagioli, carote, patate, zucchine, sedano, pomodori), insaporito con l'aggiunta di alloro, basilico, prezzemolo e rosmarino. Viene cotto con burro e pancetta.
La Minestra maridàda è preparata con riso, uova, lardo e foglie di bietola, da consumare calda.
Il Riš e lat è un piatto povero della tradizione contadina a base di riso cotto con latte e burro.
Il Rišòt cun verše e fasöi è mantecato con burro e formaggio, insaporito con l'aggiunta di verza finemente tritata e fagioli borlotti.
Il Riš e landri è una minestra a base di riso bollito, lardo, formaggio grana, burro e foglie di navone selvatico ("landri" in dialetto lodigiano) tagliate finemente. È possibile aggiungere una cotenna di prosciutto crudo.
La pasta al mascarpòn sono dei maltagliati conditi con un impasto di mascarpone e tuorlo d'uovo, insaporito con l'aggiunta di sale, noce moscata e Granone Lodigiano grattugiato.

La Büšèca è la trippa cucinata alla lombarda con pancetta, verdure (carote, sedano e cipolle), fagioli, burro e brodo di sola carne. Per tradizione viene consumata in occasione della festa patronale di san Bassiano (19 gennaio).
Le Pulpéte ligàde sono involtini di lonza di maiale ripieni di formaggio grana e pane grattugiati, da servirsi caldi con un poco di polenta.
Le Rane en ümid sono rane arrostite ed accompagnate da un intingolo a base di pomodoro, aglio e prezzemolo.
Il Dunél en ümid è un piatto a base di carne di coniglio ("dunél" in dialetto lodigiano), cotta con burro, olio d'oliva, cipolle, carote, sedano e pomodori. Da servirsi con la polenta.
La Pulenta pastisàda è la polenta tradizionale di farina di semola, accompagnata da un sugo a base di burro, olio d'oliva, cipolla, pomodoro e carne tritata (vitellone, pollo oppure maiale). Dopo la cottura, il piatto viene guarnito con fiocchi di burro e raspadüra.
Il Veršin en criculòn sono foglie di verza cotte con burro e salsa di pomodoro, da servirsi con formaggio grana grattugiato e salumi lessati.

Fungi e salsìsa è un semplice piatto caldo a base di funghi "chiodini" (prataioli di gelso) e pezzi di salamella cotti nel burro; il tutto viene infine condito con aglio, prezzemolo e formaggio grana grattugiato.
La Süpa di morti è la minestra tipica del giorno in cui la religione cattolica celebra la commemorazione dei defunti (2 novembre). È preparata con costine di maiale, cotenne, burro, olio d'oliva, fagioli, formaggio grana e verdure (carote, cipolle e sedano).
La Faraùna al mascarpòn è la faraona ripiena di mascarpone da cuocere con latte, burro, olio d'oliva e verdure.

La Tortionata, nota anche con il nome di "turta de Lòd", è un dolce friabile a base di mandorle e burro. Vanta antiche origini: probabilmente esiste dal tardo medioevo, anche se acquistò maggiore diffusione solo agli inizi dell'Ottocento.
I Meìn sono i dolci tradizionali del mese di novembre a base di burro e farina, si mangiano sbriciolati nel latte o nella panna.
Il più rinomato tra i formaggi locali è il Grana Padano DOP; viene prodotta parallelamente un'altra versione di formaggio grana chiamata Tipico Lodigiano, che deriva dalla tradizionale produzione del Granone Lodigiano, ormai scomparso: questo antico formaggio è considerato il "capostipite" di tutti i formaggi grana. Le sue caratteristiche erano particolari: era di colore giallo, in quanto veniva aggiunto lo zafferano alla pasta; inoltre, non venendo pressato, durante la stagionatura il siero contenuto formava la caratteristica goccia o "lacrima".

Le forme di lodigiano o di grana giovani vengono tagliate a metà e raschiate con un apposito attrezzo: mediante questa tecnica si ottengono delle sfoglie sottilissime, note come raspadüra. Altri formaggi tipicamente lodigiani sono il mascarpone PAT e il pannerone PAT, entrambi preparati con la panna.

Il 19 gennaio di ogni anno si svolge la festa patronale di san Bassiano. Le celebrazioni religiose si aprono la sera precedente in Cattedrale, dove ha luogo la veglia diocesana presieduta dal vescovo. La giornata festiva propriamente detta ha invece inizio la mattina del 19 gennaio, con il corteo delle autorità civiche da palazzo Broletto al Duomo, accompagnate da figuranti in costume medievale; nella cripta, dove sono custodite le spoglie del santo, vengono pronunciati i discorsi ufficiali del sindaco e del vescovo.
Dopo la messa solenne, sotto i portici di palazzo Broletto ha luogo la distribuzione gratuita di «büšèca», tè caldo e vin brulé; contemporaneamente, nell'arco di tutta la giornata, in piazza della Vittoria si tiene la tradizionale fiera di san Bassiano. Nel pomeriggio, dopo la celebrazione dei vespri, si svolge infine la cerimonia di consegna delle onorificenze civiche e del premio «Il Fanfullino della riconoscenza», attribuito ai lodigiani che si distinguono nei campi dell'impegno sociale e della promozione culturale o scientifica.
Lodi è una delle città del nord Italia in cui santa Lucia è venerata come portatrice di doni: secondo la tradizione, nei giorni antecedenti la ricorrenza del 13 dicembre, i bambini elencano i regali desiderati in una lettera che dev'essere poi inserita nell'urna collocata per l'occasione in Duomo, ai piedi della statua della santa. I preparativi per la festa hanno inizio in uno dei primi pomeriggi del mese, quando in città si svolge la «veglia di santa Lucia», una manifestazione riservata ai bambini della scuola primaria e dell'infanzia. Inoltre, dall'8 dicembre alla mezzanotte del 12 dicembre, in piazza della Vittoria si tiene l'antica fiera di santa Lucia, con bancarelle per la vendita di giocattoli, dolciumi e articoli di artigianato.

Dal 1986 ha luogo ogni anno il «Palio dei rioni», una rievocazione storica che consiste in una serie di sfide tra gli antichi quartieri della città. La giornata del Palio inizia nella Cattedrale, con una messa solenne presieduta dal vescovo; in seguito alla sfilata in costume tradizionale, si svolge la «gara degli anelli», durante la quale un fantino monta su un cavallo di legno e ferro e, spinto da due atleti, deve cercare di infilare con la sua lancia quattro anelli posti ai vertici del quadrilatero di piazza della Vittoria, nel minor tempo possibile. La competizione prosegue poi con la «cursa dei cavài», nella quale i concorrenti devono far percorrere tre giri della piazza al cavallo montato dal fantino cercando di arrivare per primi al traguardo posizionato davanti al sagrato del Duomo. Il rione proclamato vincitore in base alla classifica delle varie prove riceve «el bastón de san Bassan» dalle mani del sindaco della città. Negli anni passati, la graduatoria finale era determinata anche dal alcune competizioni sportive che si svolgevano sul fiume Adda durante l'estate, tra cui una gara di canoa e una di «biciclette fluviali».

Il «Festival dei sette peccati capitali», promosso dal comune, si è articolato in sette edizioni che hanno avuto luogo nella primavera di ogni anno dal 2003 al 2009, richiamando oltre 20 000 presenze per ognuno degli episodi. Ciascuna delle sette edizioni è stata caratterizzata da eventi culturali, dibattiti, mostre e laboratori dedicati a uno dei sette vizi capitali della tradizione filosofica occidentale. A partire dal 2010, la rassegna è stata sostituita dal festival «Comportamenti umani».
Il 21 luglio 2007 si è tenuta in città la prima «notte bianca del Palio»; l'evento, organizzato dall'assessorato alla cultura, si è ripetuto in numerose altre occasioni. Dal 2009 si svolge in contemporanea la «notte bianca della cultura», durante la quale i principali monumenti e musei della città rimangono visitabili fino all'una di notte.
Ogni anno il comune organizza la rassegna estiva «Lodi al sole», nell'ambito della quale si svolge anche il «Lodi Blues Festival». L'edizione del 2009 è stata caratterizzata da oltre ottanta eventi distribuiti nell'arco di tre mesi, e ha visto il coinvolgimento stimato di 70 000 spettatori.

Lo sport a Lodi si articola in numerose attività. Società e atleti lodigiani hanno conseguito titoli a livello italiano e internazionale.

La disciplina sportiva più seguita è per tradizione l'hockey su pista. La principale squadra della città, l'Amatori Lodi, ha conquistato uno scudetto, due Coppe Italia, una Coppa di Lega, una Coppe delle Coppe e una Coppa CERS. L'attività maggiormente praticata resta tuttavia il calcio; la società lodigiana A.C. Fanfulla fu protagonista nel campionato di Serie B tra gli anni trenta e gli anni cinquanta, conquistando poi nel 1984 una Coppa Italia di Serie C.

In città sono in funzione molti impianti sportivi, tra cui lo Stadio Dossenina, riservato al gioco del calcio.




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