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venerdì 1 maggio 2015

LE SABBIE D' ORO DI BREBBIA

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La "Sabbie d'Oro" è una bella spiaggia sul Lago Maggiore ricca di canneti che ospitano specie arboree rare come l'ontano nero e diverse specie di anfibi, come il tritone crestato.

Le Sabbie d’Oro sono collocate sulla sponda lombarda del Lago Maggiore tra la foce del Fiume Bardello e quella del Torrente Acquanegra, in località Bozza (Comune di Brebbia). Il confine orientale corrisponde alla SP 69, quello occidentale coincide con le sponde del Lago Maggiore, mentre a ridosso dei confini settentrionale e meridionale sono presenti alcune abitazioni. Il territorio di questo SIC coincide con quello di una delle quattro porzioni che costituiscono la ZPS “Canneti del Lago Maggiore”. Sito di notevole rilevanza naturalistica per la presenza di habitat strettamente collegati tra di loro e appartenenti alla stessa serie evolutiva. Si osservano, infatti, vegetazioni palustri comprendenti canneti, boscaglie dense a Salix cinerea e boschi igrofili a dominanza di Populus alba, Salix alba e Alnus glutinosa. Il canneto presente è uno dei pochi rimasti nel Lago Maggiore. Il sito ospita una ricca e significativa componente avifaunistica. Tutta l’area è compressa dell’avanzata degli insediamenti antropici ed è esposta a rischio di colmature. L’impatto principale sul sito è quello legato alla fruizione turistico-ricreativa e all’espansione delle zone residenziali limitrofe. L’area è caratterizzata da una successione vegetazionale igrofila che si instaura a partire dalle sponde del lago e in funzione delle diverse condizioni di disponibilità di acqua. In prossimità delle sponde lacustri, si può osservare la presenza del lamineto e del fragmiteto a dominanza di Phragmites australis, seguiti da formazioni igrofile a Salix cinerea e quindi da boschi igrofili a dominanza di Alnus glutinosa.  Le formazioni forestali risultano concentrate soprattutto nella porzione nordorientale del luogo. Il cariceto è altresì ben rappresentato.




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mercoledì 29 aprile 2015

LE FRAZIONI DI LAVENO MOMBELLO : CERRO E CERESOLO

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Cerro è un piccolo centro abitato di antica origine, storicamente appartenuto alla Pieve di Leggiuno nel Ducato di Milano. Comprendeva la frazione di Ceresolo, dalla seconda metà del XV secolo di proprietà di un ramo della nobile famiglia Sessa, i Sessa de Ceresolo, oggi estinti.

Registrato agli atti del 1751 come un borgo di 160 abitanti, nel 1786 Cerro entrò per un quinquennio a far parte dell'effimera Provincia di Varese, per poi cambiare continuamente i riferimenti amministrativi nel 1791, nel 1798 e nel 1799. Alla proclamazione del Regno d'Italia nel 1805 risultava avere 236 abitanti.

In età napoleonica il comune di Cerro con Ceresolo venne aggregato al vicino comune di Laveno, ma poco dopo in seguito alle proteste popolari venne distaccato da Laveno ed aggregato a Leggiuno. Il comune recuperò la propria autonomia con la restaurazione austriaca. Nel 1853 registrò 304 residenti.

All'Unità d'Italia, 1861, il comune di Cerro contava 321 abitanti; due anni dopo assunse la denominazione di Cerro Lago Maggiore, per distinguersi da altri comuni omonimi.

Nel 1927 il comune di Cerro Lago Maggiore coi suoi 517 residenti venne fuso con i comuni di Laveno e Mombello Lago Maggiore, formando il comune di Laveno Mombello.

A Cerro, dove una volta vivevano i pescatori, è presente una spiaggia balneabile, con una vasta zona sabbiosa e un lungo tratto erboso.
Sono presenti bar, servizi, giochi per i bambini e un ampio parcheggio a pagamento nei giorni estivi.
Dal centro di Cerro a piedi, dirigendosi verso la Chiesa principale si arriva in una piccola insenatura dove ci sono anche degli scogli. Se invece ci si dirige verso sud,  per visitare la chiesetta di San Defendente, si scopre un’altra piccola baia  che nei periodi di siccità diventa una spiaggetta praticabile.

Il piccolo nucleo storico costituito da Cerro, frazione di Laveno Mombello (VA), si sviluppa in prevalenza sul lungolago e dispone di tutte le infrastrutture utili per trascorrere un piacevole  pomeriggio all’aperto: spiagge di sabbia, prati ombreggiati, scogli facilmente accessibili. Si può prendere il sole, dormire, prendere l’aperitivo, ma anche correre, studiare o giocare: c’è una pista ciclabile in piano, per la gioia di sportivi e bambini, ma anche un museo, per conoscere la storia locale, ed una romantica chiesetta in pietra.
Una breve passeggiata a piedi di un chilometro, su un percorso pianeggiante ed asfaltato, comodo anche per i passeggini, consente di visitare in poco più di un’ora l’intero abitato.

Si parte dal parcheggio di Cerro, dove si trova un coloratissimo mosaico di piastrelle (2006), un’opera collettiva realizzata in occasione dei 150 anni della nascita della tradizione ceramica.
Nei pressi del parcheggio è situato il Palazzo Perabò, che ospita il Museo Internazionale del Design Ceramico (MIDEC) e la Civica Raccolta di terraglia.

Poco distante, si trova l’antico nucleo storico di Cerro, con la piazza centrale e la chiesa di Santa Maria, e tutt’attorno vecchie case, una volta abitate da pescatori e barcaioli.
Varcato il portico, subito all’angolo della piazza, si raggiunge una piccola spiaggia di sassi e da lì una serie di comodi scogli piatti, per godere del lago in posizione appartata ma sicura.
Dopo essere ritornati sui propri passi, l’itinerario può proseguire sul versante meridionale costeggiando la spiaggia di sabbia, il viale alberato, ed infine continuare per la via asfaltata a senso unico nella corsia riservata a pedoni e ciclisti.

Basta percorrere poco più di 500 metri, per arrivare all’antico centro medievale di Ceresolo e alla bella chiesetta romanica di S. Defendente.

Richiamerà sicuramente l’attenzione anche un edificio con travi a vista e due curiosi affreschi sui muri esterni: si tratta della casa del Min Pescatore e Traghettatore, un leggendario personaggio del posto.



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domenica 19 aprile 2015

LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : ISPRA

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Ispra  è un comune italiano di Varese in Lombardia, ed ha una superficie territoriale con un'altimetria che varia dai 193 m s.l.m. ai 311 m s.l.m. È sede del Centro Comune di Ricerca (C.C.R.) o Joint Research Center (J.R.C.), che ne occupa un terzo del territorio. È un comune lacustre affacciato sulla riva sinistra del lago Maggiore, soprannominata "sponda magra", ora detta anche in modo più accattivante "Costa Fiorita".

Il paesaggio è modulato dal Lago Maggiore sul quale lspra si affaccia con uno sviluppo molto esteso di costa. Una ripida collina, articolata nei due rilievi del Monte del Prete e del Monte dei Nassi, si inoltra a promontorio nel Verbano, delimitando piccole insenature, con pendii rocciosi segnati dalle tracce di antiche fornaci da calce.

Alla natura rocciosa di questo paesaggio si deve, secondo Gaudenzio Merula (De Gallorum Cisalpinorum antiquitate ac origine, Lione 1538), l'origine del nome del paese: Hisprum quasi asperum ob saxorum difficultates.

Questo territorio fu abitato fino da tempi antichissimi. Alcuni ritrovamenti recenti di manufatti di selce, sulla sponda del lago, in località Lavorascio, fanno pensare a remote età preistoriche. Nella torbiera che si estendeva sotto il colle di Barza, tra Quassa e Angera, fu trovata nel secolo scorso la bella piroga preistorica che oggi è conservata nel Museo dell'isola Bella. Se l'età del bronzo, con la civiltà delle palafitte, è ben documentata nelle immediate vicinanze, sulle sponde del lago di Cadrezzate, in lspra si sono scoperte tracce consistenti ed inequivocabili che testimoniano della presenza stabile di popolazioni dell'età del ferro, riconducibili alla cosiddetta Cultura di Golasecca protoceltica. Una tomba con un notevole corredo di ceramica è stata messa in luce nel 1971, mentre altri frammenti di ceramica domestica, provenienti in gran numero dal Monte del Prete, hanno successivamente confermato il quadro di un centro che fu sicuramente abitato in quel periodo. Anche in età romana ci fu una sicura presenza umana. Ne sono testimonianza alcuni bei monumenti che si conservano ancora in paese: are, urne di serizzo e lapidi con iscrizioni latine si trovano nel parco e nella villa Sagramoso-Brivio, nella torre medievale dì Barza e nell'ingresso del parco di Quassa.

Il più antico documento che cita il nome del paese è una pergamena dell'anno 826, che si trova oggi nell'Archivio di Stato di Milano. Da allora molti documenti riferiscono della vita di un abitato di ampiezza non trascurabile. Molte delle memorie sopravvissute, relativamente al medioevo, riguardano la vita religiosa.

Sappiamo che nel XIII secolo il paese poteva contare ben sette tra Chiese e Cappelle, mentre i nobili di lspra sono ricordati tra coloro che maggiormente concorsero all'edificazione del vicino Eremo di Santa Caterina del Sasso di Leggiuno, verso il quale il paese conservò sempre particolare devozione.

Lungo il piccolo fiume Quassera, nella pianura verso Angera, si combatté nel 1276, anche con la presenza di forti milizie straniere, la cruenta battaglia tra i Torriani e i sostenitori all'Arcivescovo Ottone Visconti per il dominio dello Stato di Milano. Una superstite testimonianza delle vicende civili e militari di quei tempi si trova nei ruderi del Castello di San Cristoforo sulla cima del Monte del Prete (il colle principale) che sovrasta il nucleo più antico del centro abitato e che già nel XVI secolo aveva perso le sue funzioni difensive.

Nell'età moderna il villaggio segui il destino delle terre circostanti. Visse la vita modesta dei piccoli paesi di questa zona e fu per lungo tempo infeudato alla famiglia Borromeo. Nel 1636 subì il saccheggio che le truppe francesi, dopo la battaglia di Tornavento, portarono in questa pieve.

Nel XVIII sec. vi ebbe proprietà la nobile famiglia dei Forni di Milano.

Ispra fu per molto tempo terra di confine sul lago che divide la Lombardia dal Piemonte e fu sede di stazione doganale nel periodo della dominazione austriaca. Fu teatro, nel Risorgimento, di episodi patriottici minori ed alcuni dei suoi abitanti si segnalarono per la partecipazione alle vicende militari. I suoi abitanti erano sempre vissuti dei frutti di una agricoltura non ricca, integrati da qualche abilità artigianale e da limitate attività di pesca. Non mancavano i vigneti che nel secolo scorso caratterizzavano le colline di questi paesi. Lungo il fiume Acquanera prosperavano i mulini.

Nella seconda metà dell'Ottocento e nei primi anni del Novecento si impose drammaticamente il fenomeno dell'emigrazione verso la Francia e le Americhe.

Nel 1882 venne inaugurata la stazione della ferrovia Novara-Pino, che offrì nuove opportunità allo sviluppo del paese.

Si affermò maggiormente in quel periodo la particolare industria per la produzione della calce ricavata dal calcare strappato ai fianchi delle colline e lavorata nelle molte fornaci esistenti. La attività estrattiva del calcare era in passato stagionale, ma i primi impianti a ciclo continuo segnarono uno dei primi tenui esempi di industrializzazione anche se di stampo artigianale: infatti le mansioni di carico e scarico della fornace erano eseguite da pochi addetti.

A cavallo di ottocento e Novecento le ditte che lavoravano il calcare erano divenute una decina e si era formata una classe di operai qualificati: costruite in riva al lago le fornaci servivano direttamente sul posto i barconi appositi che, via acqua, raggiungevano Milano. Si era creato così un indotto produttivo importante ma che declinò negli anni successivi. Successivamente, nel 1956-1958, in loco venne “industrializzato” lo sminuzzamento del “sasso calcareo” in diversi calibri e tramite camion veniva distribuito e ceduto anche ad altre fornaci lacuali come ad esempio quelle di Caldè, e l'ultima fornace chiuse nel 1960.

Negli anni ‘60, proprio quando iniziarono i lavori, con le prime ruspe, di sbancamento per la costruzione dell’”Euratom”, oggi (anno 2010) Centro Comune di Ricerca o JRC.

La principale attrattiva turistica di Ispra è sicuramente il Lago: quì si possono trovare piccoli porticcioli, barconi e le vecchie fornaci da calce. Da vedere inoltre i resti del Castello di S. Cristoforo, e i ruderi dell'antica chiesa di S. Crescenzio.
La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Martino ed è formata dall'unione di chiese: l'una del XVII e l'altra del XVIII sec.
Nella piazza troviamo il monumento al Padre Ignazio da Ispra (1880-1935) frate francescano che sacrifico’ la sua vita nelle missioni in Brasile.

L'antico Castello di San Cristoforo, di cui sopravvive qualche testimonianza in cima alla collina detta Monte del Prete, a breve distanza dal centro più antico del paese, risultava già diroccato nella seconda metà del Cinquecento. Si trattava di un impianto modesto, costruito con la tipologia dei castelli recinto ed era posizionato in un punto panoramico, aperto su tutto il bacino centrale del lago e collegata a vista ad altri importanti castelli. Si sono conservati fino ad oggi la torre d'ingresso, una cisterna ed alcuni tratti del muro di recinzione.

La Chiesa di Barza fu costruita circa un secolo fa dalla famiglia Mongini per sostituire il precedente ed antico tempietto ormai diroccato.

Al lungolago ci si può arrivare direttamente in auto, passando nei pressi del monumento ai Caduti e della Cappella Castelbarco (1865), oppure a piedi passando per una strada acciottolata che parte dalla Chiesa di San Martino, in centro paese. Sul lungolago si può ammirare anche un platano monumentale prima di arrivare al porticciolo.
Il borgo si sviluppa in posizione sopraelevata rispetto al lago e comprende molte ville storiche circondate da grandi parchi, tra cui Villa Castelli (XIX sec.- oggi sede del Municipio con un bel giardino romantico), Villa Ranci Ortigosa e Villa Brivio Sagramoso appartenuta a Antonietta Litta Arese moglie del Conte Castelbarco.
Dal Municipio si può prendere una ripida salita che conduce al Monte del Prete, dove sono stati ritrovati molti reperti della Civiltà di Golasecca e dove adesso c’è un parco pubblico con le rovine del Castello di S. Cristoforo che comprendono una cisterna, una torre e dei tratti di mura. L’antica chiesa castellana è stata trasformata in cascina.


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LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : MACCAGNO

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Maccagno è un ex comune italiano della provincia di Varese in Lombardia, dal 4 febbraio 2014 frazione del comune di Maccagno con Pino e Veddasca (di cui è sede municipale).

Il paese vanta una storia del tutto particolare, che ne ha fatto per quasi un millennio un'entità giuridica di natura quasi statale.

Per comprendere la storia di Maccagno bisogna innanzitutto considerare l'elemento di divisione geografica del nucleo urbano, escluse quindi le frazioni esterne, rappresentato dal torrente Giona. Il primo insediamento abitativo si sviluppò sul lato meridionale del fiume, e fu questa Maccagno ad accogliere, nel 962, l'imperatore Ottone I, impegnato nelle guerre di dominio contro il Re d'Italia Berengario I. Se è forse da ascrivere a leggenda il fatto che i maccagnesi addirittura salvarono la vita all'augusto sovrano nel corso di una tormentata traversata del Verbano in cui la barca dell'imperatore sarebbe stata sorpresa da un temporale, è certo che il soggiorno di Ottone in paese fu tanto ben allietata dagli abitanti che alla località fu concesso un diploma che la definì "curtis imperialis", autonoma e sovrana e successivamente concessa ai conti Mandelli.

Nel Basso Medioevo la crescita edilizia del villaggio portò le prime case edificate a nord del Giona, che tuttavia segnava il limite del territorio privilegiato concesso da Ottone: fu così che si originò quell'originale divisione in cui Maccagno visse per quasi mille anni. A sud del Giona prosperò Maccagno Inferiore o Maccagno imperiale, comune libero imperiale che godette di totale autogoverno amministrativo rispetto alle varie autorità che si avvicendarono nei secoli, e che ingaggiò con i sovrani di Milano una mai risolta lotta nel rivendicare addirittura un autogoverno politico; a nord del Giona si evolse invece il Comune di Maccagno Superiore, un normalissimo municipio che seguì le vicende secolari della Pieve di Val Travaglia in cui era inserito.

Nel 1622 Giacomo III Mandelli - conte di Maccagno imperiale - ebbe dall'imperatore Ferdinando II la conferma del diritto di coniare monete nel suo feudo, già riconosciuto da Carlo V. Nel 1692 Carlo Borromeo, marchese di Angera, acquisì il feudo da Gian Battista Mandelli e mantiene la concessione imperiale del diritto di zecca fino alla soppressione dei feudi imperiali nel 1798 con il marchese Giberto Borromeo (1778-1837). Fu infatti l'arrivo di Napoleone a cancellare la peculiare condizione di Maccagno: seguendo i dettami politici e ideologici della Rivoluzione francese che vedevano nel feudalesimo un retaggio anacronistico del Medioevo, il generale corso fece anche di Maccagno Inferiore un normale comune della Repubblica Cisalpina, abolendone ogni privilegio ed autonomia.

La cancellazione del feudo imperiale non coincise però con quella delle autorità comunali, dato che gli austriaci al loro ritorno nel 1815 emanarono un decreto, anch'esso ispirato da motivi ideologici seppur contrapposti a quelli napoleonici, che riportò tutti i comuni della Lombardia alla loro giurisdizione esistente vent'anni prima. Le due Maccagno continuarono dunque la loro vita separata, e come tali sopravvissero anche dopo l'unità d'Italia. Fu il fascismo a chiudere definitivamente un anacronismo storico, riproponendo i decreti napoleonici che erano stati cancellati dagli austriaci: fu così che nel 1927 Maccagno Superiore annesse Maccagno Inferiore, come pure Campagnano, Garabiolo e Musignano, divenendo successivamente e semplicemente Maccagno.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, il maresciallo dei carabinieri Enrico Sibona, nato a Torino nel 1904 e in servizio a Maccagno dal 1939 al 1946, protesse dalla deportazione alcuni ebrei lì residenti, favorendo la loro fuga. Tradito da un delatore, Sibona fu internato in un campo di concentramento tedesco dal quale a stento sopravvisse. Per questo suo impegno di solidarietà, pagato a così caro prezzo, il 4 ottobre 1992, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito al maresciallo Sibona l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.

Nel 1955 ha ceduto la frazione di Colmegna al comune di Luino.

Dal 4 febbraio 2014, a seguito di un referendum consultivo tra la popolazione, il comune di Maccagno è stato sciolto ed è confluito, insieme con quelli di Pino sulla sponda del Lago Maggiore e Veddasca nel comune di Maccagno con Pino e Veddasca.

Il borgo, sino a qualche decennio fa, era diviso in Inferiore e Superiore dal torrente Giona: i due paesini avevano vita amministrativa autonoma; ancora adesso la differenza fisica dell'impianto urbanistico è rilevante. Caratteristica la Contrada Maggiore, il nucleo antico del borgo, dalle strette viuzze gremite da case addossate, dominata da una Torre imperiale e dal piccolo santuario della Madonnina della Punta (sec. XVI), sorretto da poderose arcate, a balcone sulla scintillante distesa del lago: da qui si scorgono i Castelli di Cannero, posti su di un isolotto poco discosto dalla riva piemontese.
L'abitato di Maccagno superiore, più moderno, è sede del Municipio. Degna di nota la Casa Branca, con cortile a loggiati. Ma ciò che conquista di Maccagno è il panorama mozzafiato, che consente di spaziare su quasi tutto il Verbano: dalle vette del Canton Ticino, al golfo Borromeo. La spiaggia, creata dal Giona, è introvabile altrove, per la lunghezza e la profondità: è un luogo privilegiato, tra i molti splendidi centri turistici del Verbano. Per ammirare tali bellezze, ogni anno, migliaia di turisti arrivano a Maccagno; li ospitano diversi alberghi, due campeggi attrezzati e numerose case per vacanze.
A partire dal 1979 in un avveniristico edificio-ponte gettato sul Giona è stato realizzato il Civico Museo Parisi Valle, che ospita la collezione d’arte moderna donata dal suo ideatore: Giuseppe Vittorio Parisi. Fra le manifestazioni ricorrenti, il “risotto con luganega” che si può gustare ogni Carnevale. Recentemente il Comune dispone, anche per gli eventi e le manifestazioni cittadine, di un edificio polifunzionale, il Parco delle Feste.
Nel 1971 entra in funzione la Centrale elettrica di Roncovalgrande (centrale ENEL), situata lungo la statale 394, a nord dell'abitato di Maccagno, alimentata dalle acque del Lago Delio: è possibile visitarla su prenotazione.

Da Maccagno partono diversi sentieri che si snodano nelle valli circostanti: sono descritti in base alla lunghezza, al grado di difficoltà e all’abilità richiesta. Alcuni di essi sono percorribili in mountain bike. Le cartine dei sentieri sono reperibili presso l’ufficio turistico locale. Chi predilige gli sport acquatici deve sapere che il paese rappresenta uno dei migliori campi di regata dell'intero Lago Maggiore, la posizione ventilata rende inoltre lo specchio d'acqua antistante il borgo uno dei luoghi favoriti per gli amanti del windsurf e della vela. Per i pescatori è utile sapere che il comune ospita una società di pesca sportiva, denominata “La Madonnina”.



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sabato 18 aprile 2015

OASI DELLA BRUSCHERA

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Sulla sponda del Lago Maggiore, nel territorio del comune di Angera, si trova l’area protetta detta Oasi della Bruschera, che vanta una superficie di circa 400 ettari.

L’Oasi è uno degli ultimi esempi di foresta allagata della Lombardia e presenta sentieri sterrati circondati da alti alberi, ontani neri, salici bianchi e canneti. La flora vede la presenza di specie rare come la viola palustre e le ninfee bianche.

Qui molti uccelli acquatici svolgono l’annidamento e lo svernamento, tra cui il Germano Reale, la Gallinella d’Acqua, il Martin Pescatore. L’area comprende anche l’Isolino Partegora, sul quale è presente, da alcuni anni, una colonia di cormorani.

Istituita nel luglio del 1998 dalla Regione Lombardia l’Oasi è gestita dal Comune di Angera in collaborazione con la Provincia di Varese.
Costeggiando il canneto verso il ponte di legno che, sotto i salici,  permette di superare una prima roggia. L’esplosivo canto dell’usignolo di fiume non ci spaventi e non perdiamo tempo a cercarne l’autore è sempre nel folto della vegetazione.
Le robinie sono padrone del primo tratto dopo il ponte ma poi, sulla sinistra le querce dominano e sono attraversate dalla “risata” del picchio verde.

Al terzo ponte possiamo notare, nella parte più umida, alcuni cespi di Acoro o Giglio acquatico che fioriscono in tarda primavera. Ancora Querce, Ontani neri, Fusaggini, Salici bianchi e i primi Pioppi ci accompagnano verso il lago, fino a quando troviamo il primo cartello tematico che ci aiuta a conoscere flora e fauna dell’oasi. Svasso, Germano reale, Moretta, Folaga, Gallinella d’acqua, Airone cenerino, Tuffetto, Martin pescatore sono tutte specie di uccelli che possiamo osservare facilmente in varie zone dell’oasi.

Tra i più piccoli e non acquatici troviamo: Rampichino, Pendolino, Basettino, Luì, Codibugnolo, Cinciallegra, Cinciarella, Fringuello, Scricciolo, Pettirosso, Pigliamosche, Capinera, Fioraccino, Saltimpalo, Regolo.

In primavera, possiamo osservare Marzaiola, Mestolone , Canapiglia, Moriglione, Garzetta, Cavaliere d’Italia, Pittima, Piro piro, Chiurlo, il raro Falco pescatore. Anche l’Airone rosso viene a nidificare all’oasi ma la sua diffidenza e il suo mimetismo lo rendono difficile da individuare.

Un fischio acuto e rapido ci annuncia che il Martin pescatore ci sta passando sopra la testa mentre passa dalla lanca al lago o viceversa: stiamo immobili e lo vedremo posarsi su una canna o su un ramo anche a pochi metri da noi pronto al tuffo per procurarsi il cibo.

Se poi saremo arrivati lentamente e in silenzio, sui rami affioranti dall’acqua della lanca potremo vedere famiglie di tartarughe dalle orecchie rosse scaldarsi al sole.

Proseguendo sul sentiero che in estate è attorniato dai gialli fiori del Topinambur, non possiamo non notare i cespugli di Rosa canina; passiamo su due ponticelli che consentono il ricambio dell’acqua delle lanche arrivando ad altri due punti di osservazione e ad altri pannelli esplicativi su flora e fauna. I pioppi dell’Isolino Partegora per tutto l’inverno sono “infestati”dai Cormorani che si asciugano le piume, dopo la abbondante pesca.

Nella lanca possiamo trovare ai piedi della abbondantissima Canna palustre, le bianche Ninfee, i gialli Carfani e, sui bordi, il ruvido Falasco, la Sagittaria comune, la Lisca lacustre; la Tifa, o Lisca maggiore, è invece più rara in questa parte di oasi.

In breve arriviamo alla spiaggetta sassosa del cichiroeu che lascia intravedere un più ampio spazio di lago dominato dalla statua del S. Carlone e dalle due Rocche di Arona e di Angera.


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