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martedì 19 maggio 2015

LE VILLE DI ARCORE : VILLA RAVIZZA



La villa  Ravizza è situata in Via Monte Grappa e risalente al XVIII secolo, presenta, cinto da cancellate in ferro battuto, un giardino - tra i più belli e suggestivi della Brianza, progettato dall'architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso - composto da una serie di terrazzamenti e di statue e piante pregiate, nonché un ponticello a più archi che lo collega alla villa di proprietà privata.

Esso fu creato nei primissimi decenni del secolo probabilmente quando furono unificate in una unica villa alcuni fabbricati di epoca eclettica e a questa, pur circondata da un dignitoso giardino, si volle collegare la collinetta retrostante, adiacente il parco Borromeo e separata da una via pubblica. Fu un intervento paesistico sullo stile di quelli settecenteschi per la sua grandiosità; ma mentre quelli erano concepiti come cornice fondale o introduzione del fatto architettonico questo, anche per motivi logistici, sembranella sua cornice fastosa essere fine a se stesso, perché avulso dalla villa, sia materialmente che otticamente e quindi di difficile godimento.
Il raccordo tra casa e giardino avviene da un balcone che corre lungi il primo piano della villa e che si allarga a terrazza e sfocia nella scenografica scalinata a tenaglia che si alza per tre rampe successive fino alla sommità della breve e ripida collinetta ingigantendola e creandole una monumentalità che abbiamo visto non trovare riscontro nella casa.
Tutto l'apparato decorativo, balaustre in cemento e pietra traforata o in ferro battuto, statue, vasi, fontane e mosaici ne completano la ricchezza e la suggestione barocca al punto che questo giardino (tra i più suggestivi e curati della Brianza) è stato considerato di matrice settecentesca da più di uno specialista, mentre è interessante notare come i suoi ideatori abbiano ricorso ai nuovi materiali che l'epoca andava offrendo, come il cemento ed il porfido, uso che il revival barocchetto a cavallo tra i due secoli sperimentava, e sollecitava come innovazione tecnica.
Sulla cima pianeggiante una galleria di carpini e una sapiente distribuzione arborea collegano senza soluzione di continuità questo parco a quello adiacente della villa Borromeo e a quello più lontano della Cazzola.



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LE VILLE DI ARCORE : VILLA D' ADDA

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Villa di delizia e complesso di edifici circondato da un parco, risalenti al XVII-XVIII secolo, aperto al pubblico e ospitante parzialmente (nella foresteria e nelle costruzioni adiacenti ed all'entrata del parco) la sede del Comune, mentre nelle Scuderie ha sede un distaccamento del Dipartimento di Restauro dell'Accademia di Brera di Milano.

L’attuale villa, vero e proprio simbolo della cittadina, in stato di profondo abbandono, è in realtà un complesso di due differenti ville: la prima, risalente al milleseicento, e la seconda (detta la Montagnola) di un secolo circa posteriore, ad opera dell'abate Ferdinando D’Adda ed unite, a metà ottocento, dall’architetto Giuseppe Balzaretto, rivedendone le facciate in stile eclettico ed occupandosi anche della progettazione e realizzazione del parco di circa 30 ettari che circonda idealmente tutto il complesso.

Degni di nota anche l’edificio delle scuderie e, soprattutto, la cappella Vela, costruita ancora una volta su commissione dal Balzaretto per Isabella Isimbardi, moglie del marchese Giovanni D’Adda, con all'interno sculture in marmo di Vincenzo Vela (da cui prende il nome).

L'edificio presenta una planimetria a blocco composta dall'unione di tre corpi: quello centrale, di maggiore volumetria, è avanzato rispetto agli altri due. Al suo interno sono conservati gli ambienti di maggiore pregio e ampiezza, fra i quali l'antica libreria con soffitto ligneo a cassettoni. Nonostante le condizioni di forte degrado in cui l'intero bene si trovi è possibile ancora ammirare gli affreschi dei saloni principali. Al piano terra si trova il salone ad angoli smussati, opera dell'Alemagna, che si affaccia sul parco mediante cinque aperture architravate che si azionano con un sistema meccanico di serrande mosse da un meccanismo che si trova al piano seminterrato.
I due corpi laterali simmetrici si sviluppano su due livelli fuori terra. Il corpo di sinistra veniva adoperato come prosecuzione del corpo nobile ospitando la sala da pranzo. Il corpo di destra, invece, era adibito a contenere gli alloggi della servitù ed è pertanto composto da stanze di minore ampiezza.
Al piano seminterrato, che si sviluppa per l'intera superficie della villa, caratterizzato da volte a botte nella maggior parte degli ambienti, si trovavano i locali dei servizi. Ancora oggi, infatti, è conservato lo spazio della cucina, quello della ghiacciaia e la stanza disposta al di sotto del salone ad angoli smussati dove si trovano i sistemi a manovella e contrappesi atti all'apertura ed alla chiusura delle serrande al piano superiore.
All'esterno le facciate della villa sono movimentate dalla presenza di due logge d'ingresso rivolte rispettivamente verso il paese e verso il parco, la prima delle quali si caratterizza per la presenza di un portico ad archi poggiati su balaustre in pietra e cemento.
Il livello superiore della facciata principale (Nord) si caratterizza per la presenza di un balcone che costituisce la copertura della loggia d'ingresso. Da segnalare anche i motivi decorativi dei profili delle finestre con elementi a conchiglia, di forte ascendenza rococò. Richiami a modelli settecenteschi sono evidenti anche sulla facciata posteriore (Sud) della villa dove le balaustre, le finestre ed il corpo curvilineo aggettante del salone progettato dall'Alemagna producono un effetto di grande ricchezza decorativa.
Sul retro dell'edificio è presente un parterre con giardino all'italiana che si estende ad arco davanti alle sale con ringhiera in ferro battuto fornendo un ulteriore richiamo a modelli rococò.

Villa Borromeo D'Adda è uno dei cinque importanti complessi monumentali che caratterizza le vicende storico-artistiche del paese di Arcore.
Le vicende che ne individuano la storia sono complesse e risalgono all'inizio del XVIII secolo, periodo durante il quale, ad Arcore, è documentata la presenza di una casa da nobile di proprietà della famiglia D'Adda localizzata in piano, con facciata rivolta verso il paese e planimetria ad U che volgeva verso un grande parco retrostante.
Le prime modifiche all'assetto primitivo del complesso si devono all'Abate Ferdinando D'Adda che commissionò, nella seconda metà degli anni Cinquanta del '700, la costruzione di una villa sulla collina dietro l'edificio ad U che, data la sua localizzazione, fu soprannominata la Montagnola. La villa si sviluppava secondo una pianta a blocco composta da tre corpi: quello centrale su tre livelli, quelli laterali su un unico livello. Passata per eredità al marchese Giovanni D'Adda, nipote dell'abate, la Montagnola fu scelta quale dimora principale della famiglia.
Giovanni D'Adda si fece promotore di un'importante campagna di interventi di restauro su tutto il complesso delle proprietà dei D'Adda ad Arcore. In primo luogo commissionò all'architetto-ingegnere Giuseppe Balzaretti, uno dei più celebri disegnatori di giardini dell'epoca, la sistemazione del parco della villa (1845) che fu organizzato secondo l'impianto che ancora oggi è possibile ammirare. Gli interventi del Balzaretti sulla villa proseguirono fra il 1849 ed il 1855 con l'apertura di un ingresso coperto con loggiato nella facciata Nord rivolta verso Arcore e con la realizzazione di vetrate poste a chiusura del portico a tre campate che caratterizzava la facciata Sud che dava verso il parco. Gli interventi maggiori riguardarono tuttavia l'edificio ad U dal momento che il corpo centrale fu smantellato per creare un ingresso scenografico. I due corpi sopravvissuti, che mantengono un'apertura centrale a serliana, furono adibiti, quello di destra a portineria, quello di sinistra ad ospitare la cappella che Giovanni D'Adda fece realizzare dopo la morte della moglie, Maria Isimbardi. La cappella presenta un impianto che richiama il modello del battistero ottogonale di ispirazione bramantesca (San Satiro, Milano) riconoscibile solo dal suo interno ed è decorata da un importante apparato scultoreo opera dei fratelli Lorenzo e Vincenzo Vela.
Il secondo restauro che modificò ulteriormente l'aspetto della villa fu commissionato da Emanuele D'Adda, figlio di Giovanni, ed attuato dall'architetto Emilio Alemagna. Quest'ultimo intervenne sulla facciata Nord della villa dove aggiunse sopra il loggiato del corpo centrale un balcone ed alcune decorazioni delle balaustre in pietra, cemento e ferro battuto; ricostruì i corpi laterali della villa aggiungendovi un piano; sistemò i servizi nell'ampio piano seminterrato; realizzò lo scalone monumentale che collega il piano terra al primo piano; riorganizzò completamente la facciata Sud dell'edificio spostando in avanti tutto il piano terreno creando all'interno un salone ad angoli arrotondati e disponendo sopra l'ampliamento del piano inferiore una terrazza che apriva al parco le camere da letto. All'Alemagna si deve anche la realizzazione, nel 1894, della nuova scuderia della villa.
Il complesso passò in eredità alla famiglia Borromeo agli inizi del XX secolo (1911) e rimase residenza nobiliare fino agli anni Cinquanta.
Villa Borromeo D'Adda si trova attualmente in condizioni di grave decadenza, in attesa che sia varato un piano di restauro che la riporti all'antico splendore.

La villa è il risultato della trasformazione eclettica neo-barocchetta di un preesistente edificio settecentesco di proprietà della famiglia D'Adda.

La prima conversione, avvenuta tra il 1840 e il 1845, fu opera di Giuseppe Balzaretto. Divenuta Villa Borromeo d'Adda, la dimora è stata completata in seguito da Emilio Alemagna, l'autore del Parco Sempione a Milano, al quale si deve anche il vasto giardino ora aperto al pubblico, che corona l'edificio.

Le ristrutturate Scuderie della Villa Borromeo D’Adda, opera di sommo valore architettonico, risalgono all’ultimo decennio del 1800; realizzate su progetto dell’architetto Emilio Alemagna, sono caratterizzate dall’ampio cortile centrale sovrastato dal lucernario in ferro e vetro, che rende l’ambiente assai luminoso; attorno, su due piani, si sviluppano gli spazi originariamente adibiti a poste dei cavalli, rimesse per le carrozze, ricovero dei finimenti, fienili e stalla.

Dal 1980 il complesso è di proprietà comunale.

Dal 2010 le scuderie sono sede distaccata del corso accademico di restauro dell'Accademia di Brera.

Il parco, riprogettato dal Balzaretto a metà ottocento (oggi comunale ed aperto al pubblico gratuitamente ogni giorno dell'anno) contiene numerose essenze esogene ed ha una estensione di circa 30 ettari su terreno ondulato, con piccoli specchi d'acqua artificiali, ed è attraversato da sentieri ciclopedonali, percorsi vita e comprende spazi giochi per bambini realizzati dalla pubblica amministrazione.

Nel 2011, si è tenuta, in occasione del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, una battaglia storica tra l'esercito austriaco e quello sabaudo, con dispiego di divise, armi e vessilli attinenti al periodo risorgimentale.



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I PAESI DELLA BRIANZA : ARCORE

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Arcore è un comune italiano della provincia di Monza e della Brianza in Lombardia.

Si trova nella pianura padana a nord-est di Milano, da cui dista 20 km circa, in prossimità delle due più importanti città della provincia brianzola, Monza e Vimercate.

La testimonianza archeologica più antica rinvenuta ad Arcore è rappresentata da una lastra marmorea dedicata a tale Giulia Drusilla, databile al I secolo d.C., mentre i primi accenni documentati che nominano la comunità arcorese si rifanno a pochi documenti risalenti al IX secolo.

Il paese è inoltre noto in quanto all'interno del suo territorio si trovano l'ex Villa Giulini-Casati-Stampa, ora Villa San Martino, e la Villa Borromeo d'Adda.

Sull'origine di Arcore non esiste documentazione certa: dall'etimologia si può dedurre un'origine romana. L'etimologia del nome Arcore è infatti controversa: alcuni lo ricollegano al semidio Ercole, per il cui culto forse sorgeva un tempio in suo onore, altri lo associano ad un arco eretto dai romani.

Ciò potrebbe far supporre, pur con i dovuti accorgimenti, una possibile nascita del borgo di Arcore fin dall'epoca romana. Ad avallare questa ipotesi concorrono diversi elementi: com'è infatti noto, all'epoca della conquista romana, il territorio rurale veniva suddiviso in centurie, secondo le linee incrociate del cardo e del decumano. Questa centuriazione serviva per fare le assegnazioni di terre ai cittadini delle colonie di nuova fondazione; tracce di tale suddivisione sono ancora visibili sui rilevamenti cartografici della fine dell'Ottocento, mettendo in evidenza resti di centuriazione localizzati intorno a quella che oggi è la Cascina del Bruno.

È inoltre recentemente emerso che il territorio dell'attuale comune era attraversato, in epoca romana, dalla strada che univa Mediolanum a Leucum, passando per Modicia. Nell'area dove si è successivamente evoluto il paese di Arcore erano poste due pietre miliari: la prima, che contrassegnava una stazione di posta, si trovava all'altezza dell'attuale Cascina Sentierone, mentre la seconda presumibilmente nel luogo dove poi sorse il convento benedettino di Sant'Apollinare.

A questa documentazione si collega l'epigrafe riportata su una lastra marmorea romana, conservata al museo archeologico di Milano, unica testimonianza archeologica ritrovata ad Arcore, ora conservata presso il Museo archeologico di Milano.

I documenti più antichi finora ritrovati risalgono al IX secolo e sono relativi a donazioni alle chiese locali da parte di abitanti di "vico Arcole" o "loco Arculi". Arcore, nel medioevo, appartiene alla pieve di Vimercate ed è segnalata la presenza di due monasteri: il monastero benedettino di San Martino e la casa delle Umiliate a Sant'Apollinare.

Nel trecentesco Liber Sanctorum di Goffredo da Bussero è citata la chiesa di Sant'Eustorgio che diverrà la Parrocchia della comunità ai tempi di San Carlo Borromeo. Dal XVI secolo diverse famiglie nobiliari lombarde (Casati, Durini, Giulini, Vismara, D'Adda, Barbò) spostano la propria residenza lungo tutta la Valle del Lambro e la Bassa Brianza e vi edificano importanti ville di delizia, tra cui ad Arcore la Villa Borromeo d'Adda, la Villa "La Cazzola" e la Villa San Martino (già Giulini Della Porta, Casati, Stampa di Soncino), favoriti dalla buona collocazione geografica e dalle agevoli comunicazioni. La costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale risale al 1759.

A metà del Settecento Arcore conta 580 abitanti divisi tra il paese e le due frazioni riconosciute (Cascina del Bruno e Bernate, che subirà nei successivi due secoli un continuo passamano con il comune di Usmate Velate).

Alcune prove consentono di presupporre che il paese, un tempo, ebbe un proprio castello. Il primo documento che ne cita l’esistenza, la donazione di Ariprando e Gisla (oggi presente nell'Archivio Storico di Concorezzo), risalente al 1100, cita il lascito, da parte del nobile milanese Ariprando e della moglie Gisla di due abitazioni, la prima delle quali situata nei pressi del già citato castello.

« … casa una cum area infra castrum de loco Arcori… casa una cum area et curte… infra villam de suprascripto loco Arcori »
(notaio Ugo, Lascito di Ariprando e Gisla)
Un altro documento, risalente al XIII secolo, conservato nell'Archivio di Stato di Milano, conferma la presenza di un castrum in vico Arcole, documento citato nel XIX secolo dallo storico e paleografo Giovanni Maria Dozio in Notizie di Vimercate e la sua Pieve, nel quale egli afferma che

« … Arcore fu terra di qualche significanza nel medioevo ed ebbe un castello, in luogo che tuttora ne conserva il nome, posseduto nel secolo dodicesimo dai valvassori di Arcore… »
(Giovanni Dozio, Notizie di Vimercate e la sua Pieve)
Nonostante ad oggi non sia rimasta alcuna traccia di questo castello, si può riscontrare, nelle mappe teresiane del 1722, l’indicazione dell’attuale via Monte Grappa come strada del Castello nonché, nella tradizione arcorese, l’abitudine di definire quella parte della città compresa tra via Abate d’Adda e via San Gregorio proprio zona del Castello.

In seguito all’annessione delle provincie lombarde, all’epoca austriache, al regno di Savoia (e con la definitiva unificazione d’Italia), Arcore venne dotata di una nuova amministrazione, con un sindaco, una giunta e un consiglio comunale. Nel 1869 alla cittadina, ancora di poche migliaia di abitanti, venne aggregata la frazione di Cassina Palazzina, staccatasi dal comune di Lesmo.

Da questo momento, Arcore ebbe una graduale crescita industriale coadiuvata dalla creazione stazione ferroviaria nel 1873 e della tranvia nel 1879, con l’insediamento di varie industrie, tra cui la famosa Gilera. All’incremento industriale si accompagnò un robusto boom demografico che in poco meno di 100 anni portarono a quintuplicare il numero dei residenti arcoresi, cui si aggiunse la definitiva annessione della frazione di Bernate nel 1963.

Lo sviluppo industriale arcorese nasce, molto probabilmente, in concomitanza con la costruzione, negli anni settanta del XIX secolo, della stazione ferroviaria sulla linea Lecco-Milano. Già a fine secolo sorgono le prime attività nel ramo meccanico (Morandi), saponifico, tessile (Monti e Martini) e di carpenteria (Zerboni).

Nel 1909 nasce l'azienda motociclistica Gilera, marchio che in pochi anni diverrà uno dei più noti in Europa e nel mondo, e, negli stessi anni, accanto allo stabilimento Zerboni (che poi diverrà Falck) prende piede la ditta Carlo Bestetti, un aeroporto per aerei da guerra e piccoli aerei commerciali, distrutto dai partigiani nel 1945.

Infine, nell'immediato dopoguerra, Giuseppe Perego, da responsabile carpentiere Falck fonda, nel 1949 la Peg Perego, oggi produttrice ed esportatrice a livello internazionale di passeggini ed accessori d'infanzia.

Ad Arcore è inoltre presente anche un impianto della Tenaris Dalmine, la sede italiana della Borg Warner Morse Tec ed in forte sviluppo è l'impresa del settore terziario.

L'origine dello stemma del Comune di Arcore si ispira senza dubbio a tre diverse finalità: evidenziare nell'emblema parte della sua storia, presentare una figura che richiami il suo nome, ricordare un'antica famiglia lombarda legata alla sua storia. Per evidenziare la finalità storica, nella sezione più elevata dello stemma è stata inserita la figura della mitra, a ricordo di tre monasteri esistenti anticamente sul suo territorio. Per ricordare il nome del Comune, nella sezione centrale è stata inserita la figura dell'arco romano. Infine, nella sezione inferiore è stato inserito il fasciato contrinnestato di nero e d'argento, che costituisce l'elemento caratterizzante dello stemma della famiglia d'Adda.
Si osserva, peraltro, che attualmente il Comune di Arcore fa uso di uno stemma lievemente diverso da quello concessogli nel 1955. La differenza si riscontra nella terza sezione dell'emblema araldico: il fasciato contrinnestato di nero e d'argento è stato trasformato ora in un campo d'argento carico di una fascia contrinnestata di nero.

La Cappella della peste è una piccola cappella aperta, situata all'interno del parco della villa Borromeo, edificata nel XVII secolo dopo la morìa di peste di San Carlo e quella del 1630 che colpì in particolar modo Milano ed il suo circondario.

La cappella, a cielo aperto e di ridotte dimensioni, è costruita attorno ad una croce di pietra, posta in quel luogo a commemorazione delle numerose vittime causate dalla peste, e si affaccia su di un piccolo sentiero secondario, isolata dai normali itinerari.

Esternamente, una copertura emiciclica di rame è posta a protezione della volta esterna; internamente, la facciata è invece molto semplicemente intonacata di bianco, mentre la conca absidale è di un azzurro tenue. Tra di esse, su un bordo aggettante anch'esso bianco, è dipinta, a lettere maiuscole nere, questa frase:
« Cappella della peste 1576 1630 »
La Cappella Vela è stata costruita tra il 1850 ed il 1853 per volere di Giovanni D'Adda all'interno del complesso di Villa Borromeo, venne commissionata all'architetto Giuseppe Balzaretto (già chiamato alla creazione dell'attiguo parco) ed agli scultori ticinesi Lorenzo e Vincenzo Vela per contenere le spoglie di Maria Isimbardi (Milano, 1827 - Muggiò, 1849), sua moglie.

Il piccolo edificio, a pianta ottagonale, presenta un pavimento marmoreo a motivi geometrici complessi, da cui si innalzano le otto piccole absidi. La raffinatezza della cappella è impreziosita da alcune statue, anch'esse commissionate dal conte Giovanni, in marmo bianco sulle quali spicca, con estrema malinconia, quella della giovane Maria Isimbardi sul suo letto di morte.

Restaurata con l'acquisizione della Villa da parte del comune negli anni settanta del XX secolo, è mensilmente visitabile.

Dedicata a Sant’Eustorgio da Milano, è la più importante e tra le più antiche della città, risalente al XIII secolo  ma ingrandita e ammodernata in più fasi nel corso dei secoli successivi.

L’ultimo importante restauro venne avviato, con il benestare delle potenti famiglie locali (Durini e D'Adda in primis) nel 1759 e si concluse definitivamente soltanto nel 1891 con la sua consacrazione da parte del cardinale Agostino Gaetano Riboldi (sebbene i lavori esterni fossero già stati completati nel 1805).

Esternamente, la chiesa si presenta con una classica pianta a croce latina con i due bracci secondari adibiti a piccole cappelle. Il campanile è situato a sinistra dell’abside, defilato, mentre la facciata, grandiosa, a doppio ordine e preceduta da un pronao a tre luci (non molto dissimile da quella della vicina Lesmo) è invece la sezione più recente, edificata in epoca fascista tra il 1925 ed il 1926.

La Chiesa-Monastero alto medievale è situata nel nord-est della città, tra Arcore e la frazione Bernate, risalente al X secolo e dedicata a Sant'Apollinare abate di Montecassino.

Originariamente, il complesso era costruito in pietra arenaria (le pareti esterne ed interne e le volte) ed in cotto (il tetto ed i pavimenti). Dell’originaria struttura è però ad oggi rimasta inalterata solamente la piccola cappella, mentre gli edifici attigui, ricostruiti in epoca più recente, sorgono sui resti del precedente monastero benedettino.

Recentemente restaurato, ad oggi viene ancora fruito da una comunità di monaci e da un centro di accoglienza per anziani.

La Chiesa di Santa Maria Nascente e San Giacomo è la chiesa parrocchiale della frazione di Bernate sita in piazza conte Durini e costruita come cappella privata tra i secoli XVI e XVIII, a pianta rettangolare e dotata di un piccolo campanile. L'attuale configurazione (lesene e timpano dentellato) è invece riconducibile agli inizi del XIX secolo.

Attualmente (primavera 2012) è in corso la ristrutturazione, ormai prossima alla conclusione, dell'edificio, compresi i ricchi affreschi delle volte e dell'abside, e della piazza circostante.

L'Oratorio della Madonna del Rosario è dedicato alla Beata Vergine del Rosario, sorge nella frazione Cascina del Bruno e si presenta come un piccolo edificio ad aula con un campanile a vela, di dimensioni piuttosto ridotte, tuttora funzionante. Esso è inglobato nel complesso di edifici della omonima cascina da cui prende nome la frazione.

Tra le altre chiese di Arcore ricordiamo:
la cappella di Villa Ravizza, situata nel margine sud-ovest del parco della villa;
la chiesa dell'Immacolata, costruita nel 1895 in stile neogotico presso l'oratorio femminile;
la chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente, in frazione Bernate;
l'oratorio San Vincenzo, in frazione La Ca', costruita nel XVIII secolo;
la parrocchia della Regina del Santo Rosario.

A partire dal XVI secolo si hanno documenti sulle acquisizioni di terreni e sui passaggi di proprietà da parte di famiglie aristocratiche quali i Durini, i Giulini, i D'Adda, i Barbò e i Casati. In particolare il territorio di Arcore viene scelto da alcune di queste famiglie per la costruzione di residenze di pregevole fattura architettonica, con parchi di notevole estensione e di grande valore paesaggistico:
Villa San Martino, edificata sul monastero omonimo dai Giulini, passò poi in proprietà ai Casati ed è oggi di proprietà Berlusconi;
Villa Borromeo d'Adda, dal 1980 di proprietà comunale, è inserita in un ampio parco pubblico; si può visitare la cappella che ospita sculture dei Vela (1850);
Villa Ravizza, la più recente, di proprietà privata, famosa sopratutto per il giardino all'italiana;
Villa "La Cazzola" la più antica (sec. XVI), in origine di proprietà dei Durini, deve il suo attuale aspetto all'intervento di Carlo Amati famoso architetto monzese del 1812; la villa di proprietà privata è inserita in un grande parco.
Villa Buttafava, edificio signorile tardo settecentesco, ora ristrutturata come centro redisenziale;
Palazzo Durini situato in frazione Bernate, dominava le 5 corti che costituivano l'antico borgo rurale.
La vita politica nell'800 e nel primo 900 è segnata soprattutto dalla presenza delle famiglie D'Adda e Casati che costituirono per la comunità un punto di riferimento anche sotto l'aspetto di interventi in campo sociale economico.
Un primo segnale del modificarsi delle condizioni economiche e sociali è dato dall'avvento della ferrovia con la realizzazione della stazione ferroviaria sulla linea Monza-Lecco nel 1875
Probabilmente la felice collocazione rispetto alla rete di comunicazione e lo spirito imprenditoriale di alcuni personaggi favoriscono già nei primi decenni del '900 l'insediamento di alcune grosse imprese industriali, come la Gilera, e di un campo di aviazione annesso all'industria aeronautica Bestetti sulla cui area si insediò successivamente la Falk.
Nella prima guerra mondiale furono 90 i cittadini che pagarono con la vita il servizio allo Stato.
Il tessuto industriale modifica anche i comportamenti sociali e politici: nelle grandi fabbriche si sviluppa la capacità di opposizione alla dittatura in forme più o meno attive e alcuni cittadini parteciparono dal 1943 a formazioni partigiane e ad atti di resistenza pagati con la vita, tra cui gli attacchi al campo di aviazione e l'eccidio/rappresaglia di Valaperta.
Nel secondo dopo guerra si ha anche l'esplosione del processo di industrializzazione che modificherà del tutto il volto economico e sociale del paese.
Attualmente Arcore vive un processo di deindustrializzazione con lo sviluppo di insediamenti produttivi più diversificati nelle ex aree industriali.

Il Mulino Taboga è un antico mulino da grano ad acqua, situato in via Molini di Mezzo, è costituito da un edificio di mattoni e travi di legno, sorretti da pilastri in muratura, su una pianta rettangolare. L'entrata, anticipata da un porticato, introduce ai locali interni del piano terra; il primo piano è invece raggiungibile tramite una scala esterna, in ferro battuto come le ringhiere dei balconi. Documenti circa la sua esistenza risalgono ai primi decenni del XVII secolo.

La Cascina Bice è una cascina ottocentesca costituita da un ampio corpo centrale rettangolare affacciato su via Michelangelo Buonarroti, aperta nella parte centrale, rientrante, da un portico a quattro archi, a cui corrisponde al piano superiore un analogo loggiato, sostenuto da colonne.

L'ex Palazzo del Municipio è situato in Via Umberto I, a breve distanza da Piazza della Chiesa, si presenta come unedificio a due piani, con una particolare pianta a T rovesciata, venne edificato tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX come nuova sede del municipio cittadino. Dopo il trasferimento, verso la metà degli anni sessanta, degli uffici comunali in una nuova palazzina in via Roma, il palazzo venne destinato prima come sede della biblioteca civica e successivamente, dagli anni ottanta, alla scuola statale Olivetti.

Lo Stabilimento Gilera è sorto per volere di Giuseppe Gilera nel 1916, esso fu dapprima ubicato presso alcuni capannoni dell'industria Bestetti, e solo successivamente nell'attuale sede in via Cesare Battisti; con la sua chiusura, nel 1993, ad oggi sopravvivono quelli che furono i locali amministrativi e gli uffici della casa motociclistica.

Il Corpo musicale Città di Arcore è stato fondato nel marzo del 1992 su iniziativa della sezione locale dell'Associazione nazionale carabinieri - Generale c.a. Dalla Chiesa, ad oggi è diretto dal maestro Pasquale Vaccarella. Collegato all'attività concertistica (in territorio comunale attivo durante le principali feste locali e nazionali), il corpo musicale ha anche attivato una scuola di musica. Attualmente, la sua sede è ubicata in via Belvedere, 22.

Feste e ricorrenze:
L'Arcore Street Festival è un vento musicale - nato nel 2003 - nel corso del quale si esibiscono artisti, musicisti, giocolieri e teatranti coinvolgendo tutto il centro storico cittadino, in particolar modo le vie Umberto I e Gorizia. Organizzato ogni terza domenica di giugno dall'associazione Pensieri in Corso e patrocinata dal comune.

Il Cioccoarcore è il cosiddetto Tour del Cioccolato, con decine di stand dei migliori artisti italiani del cioccolato, promosso dall'assessorato al commercio e dalla Pro Loco di Arcore, viene tenuto annualmente nella piazza del mercato comunale (via Pertini), durante i primi mesi dell'anno senza seguire una data precisa.

La prima domenica di ottobre la comunità parrocchiale della Regina del Rosario celebra la sua festa patronale. Da tempo memorabile questa è la seconda festa patronale di Arcore.

La Fiera di Sant'Eustorgio è l'evento sociale più importante del paese, tenuto il lunedì della terza settimana di settembre, in prossimità della festa padronale, durante il quale si può assistere alla tradizionale sfilata dei carri rionali, all'esibizione della banda cittadina, rivisitazioni storiche, giochi (palio dei Rioni in primis) nonché altre iniziative che coinvolgono l'intera cittadinanza.

Il palio dei Rioni è stato creato su ispirazione degli antichi palii medievali ma caratterizzato da prove di abilità più semplici e paesane (come, ad esempio, il palo della cuccagna), vede la partecipazione di quattro compagini: Bernate e boschi, La Ca, Cascina del Bruno e Arcore nord/sud (prima separate).

La prima edizione del Palio di Sant'Eustorgio si è disputata in Villa Borromeo d'Adda nel settembre del 2007 ed è stata vinta dalla squadra della frazione di Arcore Nord. Nel settembre del 2008, sempre in concomitanza con la Fiera di Sant'Eustorgio, è stata invece la squadra della frazione di Bernate ad aggiudicarsi il Palio, così come nelle edizioni 2009, 2010 e 2011. Nel 2012 infine, il titolo è stato vinto dalla frazione della Ca'.

La Fiera della solidarietà e degli stili di vita, considerata la vetrina ufficiale del mondo del volontariato in Brianza, si tiene la prima domenica di ottobre e vede la partecipazione di decine di stand di enti no profit, allestiti nel centro cittadino, tra via Roma e via Umberto I.

La cucina arcorese è quella tipica della regione brianzola, ed è ampiamente influenzata da quella Milanese e lombarda, nonché dalla tradizione contadina della città (basti pensare che fino agli inizi del Novecento Arcore era un paese rurale). La carne di maiale è la più utilizzata, e da essa ne derivano i principali prodotti gastronomici che rendono famosa la Brianza: salumi, cotechini vaniglia, luganega sono solo alcuni esempi.

Tra i piatti più noti, la cassoeula, la torta paesana (cucinata soprattutto durante la festa padronale di Sant'Eustorgio), la busèca, la polenta ùncia ed il risotto.

Di pari passo con la lingua italiana, abbastanza diffuso è l'utilizzo - soprattutto nella fascia più matura dei cittadini arcoresi - del dialetto brianzolo, che, come la maggior parte dei dialetti d'Italia, è una lingua romanza (precisamente la lombarda) derivata dal latino con infiltrazioni anche di altri idiomi (spagnolo, francese, tedesco...). Attualmente, benché in lenta fase di regressione, è attualmente conosciuto e compreso dalla maggior parte della popolazione attiva.

Persone legate ad Arcore:

Natale Beretta e Gabriele Colombo, partigiani fucilati il 3 gennaio 1945 a Valaperta, LC
Silvio Berlusconi, imprenditore e politico
Carlo Cagnola, politico italiano
Alessandro Casati, politico italiano
Alfonso Casati, medaglia d'oro al valor militare
Fiorenzo Crippa, ciclista su strada italiano
Emanuele D'Adda, politico italiano
Giuseppe Gellera, fondatore della Gilera
Giorgio Larocchi, pittore e poeta
Stefano Mauri, calciatore italiano, centrocampista della Lazio e della Nazionale italiana di calcio
Matteo Morandi, ginnasta, specialista degli Anelli, campionale nazionale ed europeo e vincitore della medaglia di bronzo a Londra 2012 (anelli)
Giuseppe Perego, fumettista italiano
Carlo Rigotti, allenatore e giocatore di calcio italiano
Ludovico Trotti, politico italiano
Nanni Valentini scultore, sue opere al Syracuse Museum NY, GAM Torino, MAMBO Bologna, Museo della Permanente Milano, Musei Civici Milano, MUSMA Matera, MIC Faenza, e importanti collezioni private




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