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lunedì 18 maggio 2015

I PAESI DELLA BRIANZA : CORNATE D' ADDA

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Cornate d'Adda  è un comune italiano della provincia di Monza e della Brianza, dal cui capoluogo Monza dista 21 chilometri. Fa parte del territorio del Vimercatese e del Parco Adda Nord.

Nel 1870 furono aggregati a Cornate i comuni di Colnago e Porto d'Adda.

Nel 1924 il comune di Cornate assunse la denominazione di "Cornate d'Adda".

Nel 2009 passò dalla provincia di Milano alla provincia di Monza e della Brianza.

E' assai probabile che il toponimo Cornate sia stato mutuato da Paolo Diacono il quale, nel suo libro Historia Langobardorum, afferma che gli eserciti di Alachi (usurpatore del trono) e Cuniberto, re legittimo alla fine del VII secolo, vennero a tenzone in campo cui Coronate nomen est. In seguito alla battaglia che lo vide prevalere, il re Cuniberto avrebbe edificato nella campagna un monastero in onore del beato Giorgio martire, di cui tuttavia non si sono trovate tracce.
La presenza longobarda sul territorio è corroborata da ritrovamenti archeologici che due diverse equipe di ricercatori hanno eseguito sul territorio.

L'equipe del Prof. Brogiolo, della facoltà di Archeologia dell'Università di Padova, ha eseguito prospezioni in località Rocchetta, ove ha messo in luce la presenza di vari reperti fra cui una cospicua cisterna, probabilmente risa lente al V secolo dell'era volgare, ed alcune tombe e fortificazioni probabilmente coeve, oltre ad abbondanti materiali ed oggetti di uso comune quali olle e ceramiche. Essendo collo cata in posizione strategica su uno sperone di roccia, la località era probabilmente fortificata sia per controllare il porto sottostante che il fiume in generale.
In località Villa Paradiso ha operato un gruppo di ricerca diretto dal Prof. Lampugnani, della Società Lombarda di Archeologia, che ha messo in luce la presenza di una decina di tombe longobarde del VII - VIII secolo, ricavate in una preesistente villa rustica romana, risalente con ogni probabilità al I secolo della nostra era. Sono evidenti una pavimentazione in ciottoli rustici ed alcuni muri perimetrali, per un complesso di almeno nove ambienti. Possiamo quindi in via ipotetica desumere che il nostro centro sia stato abitato dai Romani, che lasciarono sul nostro territorio sia segni di una strada che attraversava l'Adda in località della centrale Bertini, che la villa rustica cui sopra si è accennato. Sono poi intervenuti i Longobardi che, a partire dal 569, occuparono tutta l'Italia del Nord.

Non vi sono riscontri storici significativi fino al 1538, anno in cui Carlo V diede Cornate, con altre terre, al marchese Pagano D'Adda. Alcuni dati demografici successivi ci informa no che Cornate contava 317 persone nel 1583, che raggiunsero la cifra di 715 alla fine del Seicento, ed erano per la maggior parte dedite all'agricoltura; tale situazione non cambiò in maniera significativa fino agli inizi del secolo scorso, quando furono costruite due centrali idroelettriche (Bertini ed Esterle) e si sviluppò l'industria a Milano, permettendo a molti di diventare operai.

Un cenno a parte merita la località di Villa Paradiso (probabilmente dal nome del proprietario delle terre, tale Paradixi), che è posta in una suggestiva posizione a dominare la valle dell'Adda, più propriamente della Bagna e del fiume sottostante. Fu fabbricata alla fine del XVI secolo dai Gesuiti e da loro gestita fino al 1773, quando la compagnia venne soppressa dall'imperatore d'Austria Giuseppe II. Oggi il vecchio caseggiato storico è stato rimaneggiato e l'unica vestigia di quei tempi è una piccola chiesa dedicata a Sant'Ignazio di Loyola.
La frazione più cospicua del Comune è Colnago, che fu anche Comune autonomo prima del regio decreto del 1870. In questa località due torri testimoniano i tempi feudali e, dopo opportuni restauri, si presentano in ottimo stato. Un altro monumento cospicuo è la Villa Sandroni, oggi ristrutturata e sede della Biblioteca Civica.
Più significativa appare la storia di Porto d'Adda, che già nel XII - XIII secolo si chiama va Portus de Coronatae. Col passare del tempo il guado acquisì maggiore importanza strategica e commerciale, dato che l'Adda segnò, dal 1428 al 1797, il confine tra il ducato di Milano (occupato prima dagli Spagnoli e poi dagli Austriaci) e la Repubblica di Venezia. Proprio durante il periodo della dominazione austriaca furono resi operativi gli studi per la costruzione di un canale navigabile, incominciati fin dai tempi di Leonardo, e nel 1777 vi fu l'inaugurazione del naviglio di Paderno, che permetteva il superamento delle rapide dell'Adda fra i Tre Corni e la località Rocchetta.

Tale opera consentì il collegamento del lago di Como con Milano, utilizzando, da Vaprio, il canale della Martesana. Oggi il canale è fatiscente, pur se studi ed interessamenti a livello europeo potrebbero permetterne una significativa ristrutturazione per finalità turistiche. Già dai prossimi anni tuttavia vi saranno interventi per recuperare ad uso culturale vecchi edifici lungo il canale.
A livello della conca grande del Naviglio sorge, su uno sperone di roccia incombente sul fiume, il santuario della Madonna della Rocchetta, il cui toponimo rimanda ad un uso militare del manufatto. La chiesa fu eretta al tempo della costruzione del Duomo di Milano (1386) dal fisico Beltrando Cornatese, che vi chiamò i frati eremiti dell'ordine religioso di Sant'Agostino, i quali occuparono la località per pochi decenni, poiché all'inizio del XVI secolo Filippo Maria Sforza trasformò l'altura rocciosa in un fortilizio, pur lasciando intatta la chiesa. Oggi il santuario è stato restaurato ed è utilizzato per funzioni religiose.

I siti di interesse turistico nel territorio di Cornate d'Adda sono legati a filo doppio alla presenza del fiume che, oltre ad avere influenzato in modo evidente i toponimi, ha condizionato gli insediamenti umani nel corso del tempo.
Detto delle ville patrizie disseminate nelle frazioni (Villa Biffi Sormani a Cornate, Villa Sandroni con il suo parco pubblico a Colnago e Villa Monzini a Porto, nonché la zona di Villa Paradiso) bisogna però riconoscere che l'attrattiva maggiore é costituita dalle magnifiche centrali idroelettriche "Bertini" ed "Esterle", gestite dalla Società Edison S.p.A.. Le due centrali sono ovviamente poste sulla sponda destra dell'Adda, lungo l'alzaia, per sfruttare il naturale movimento delle acque. La Bertini, attivata nel 1898 tramite una derivazione presa all'altezza della prima conca del Naviglio di Paderno, rappresenta un prezioso repertorio di ricerca stilistica fra richiami neo-classicheggianti e citazioni decorative desunte dalla tradizione locale; per le sue particolarità costruttive fu a lungo annoverata fra le prime in Europa.

Seguendo il canale di restituzione delle acque si raggiunge, a poco più di un chilometro verso sud, la centrale elettrica Esterle, funzionante dal 1914 in parallelo con la Bertini. Anche in questo secondo caso l'applicazione del tema neoclassico é tale da dissimulare la reale funzione dell'edificio, che si avvicina al carattere di una residenza signorile di stile liberty.
Peraltro quello che può essere definito il "percorso dell'energia elettrica" non si limita al territorio di Cornate, ma va esteso fino a comprendere almeno i Comuni di Paderno d'Adda e di Trezzo. E' qui infatti, a pochi chilometri da Cornate, che si trovano due tra i maggiori esempi di quella civiltà industriale di cui dicevamo sopra: a nord le prese dei canali sull'Adda che alimentano le centrali Bertini ed Esterle, in prossimità del magnifico ponte in ferro (costruito verso la fine dell'ottocento) che unisce la sponda milanese a quella bergamasca, e a sud la centrale Taccani che con la sua imponenza forma un complesso inscindibile con il Castello e con il villaggio di Crespi d'Adda, un sito che è stato recentemente dichiarato patrimonio mondiale dall'UNESCO e che risulta come uno degli insediamenti operai di inizio novecento meglio conservati d'Europa.

Non si possono dimenticare, a fianco degli insediamenti industriali, i luoghi che ricordano la presenza di una civiltà contadina che per lungo tempo é stata l'attività predominante della zona: é quindi obbligatorio citare alcune cascine che si rifanno alla tipica architettura rurale lombarda. Loggiati, portici, ballatoi, pozzi, scale in legno, camini dalle forme curiose: tutti elementi che si ritrovano ancora, spesso ben conservati quando non addirittura ristrutturati, nella Cascina Fugazza, nella Cascina Pozzona o nella Curt di Sa'natt, nella Curt del Gugia o nella Cascina Borina. Impossibile nominarle tutte, ciascuna immersa dentro le proprie peculiarità costruttive, nei propri linguaggi che mescolano i dialetti e lasciano quasi sdrucciolare le parole fino a renderle differenti a distanza di poche centinaia di metri.
Al centro dell'abitato di Colnago, in via Castello, si erge poi la Torre, un imponente quadrilatero che spicca tra una cornice di edifici nuovi come un elemento estraneo, quasi calato da una mano gigantesca. In effetti la prima impressione è che la torre sia stata rubata di peso ad un castello, e che ora le manchi la protezione delle mura amiche. Alcune testimonianze storiche sono peraltro propense ad affermare che una fortificazione fosse davvero presente nel territorio comunale, ma gli scarsi resti rinvenuti costringono a pensare quest'eventualità come una semplice ipotesi.
Un restauro della torre é stato eseguito negli scorsi anni a cura di uno studio privato, ed ora il piano terreno dalla struttura é adibito all'esposizione di mostre artistiche o viene utilizzato come sede di concerti di musiche antiche.




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lunedì 11 maggio 2015

IL FIUME CAFFARO



Il Caffaro è un fiume della provincia di Brescia, appartenente al bacino del Lago d'Idro. Nasce dal Cornone di Blumone, presso il Passo del Termine nel territorio di Breno, all'interno del Parco regionale dell'Adamello. Percorre la Valle del Caffaro bagnando Bagolino ed alcune frazioni e si immette nel Chiese poco prima che quest'ultimo entri nel lago d'Idro, in località Ponte Caffaro. Segna per un breve tratto il confine con la provincia di Trento (comune di Storo).

Affluenti principali sono il Riccomassimo, il Rio Frèi, il Dazare, il Bruffione, il Lajone, il Sanguinera, il Vaia, il Dasdanè, il Racigande, il Berga ed il Leprazzo.

Le acque del Caffaro vengono sfruttate per la produzione di energia idroelettrica.

Torrente molto acquatico con tuffi possibili vista la grande quantità di acqua e profondità delle vasche. Alcuni tuffi li troviamo sul percorso mentre altri si possono creare arrampicandosi sui lati del canyon, l' acqua è abbastanza pulita mentre il greto del torrente un po' meno, non troppo fredda. Torrente fisicamente impegnativo per i lunghi tratti nel letto del torrente e qualche nuotata. Non ha molti passaggi divertenti, le calate sono quasi inesistenti se non un paio obbligatorie, per il resto si riesce a fare quasi tutto senza corda. Arrivati alla diga dove ci aspetta un bel tuffo da una decina di metri siamo quasi arrivati alla fine del canyon. Proseguiamo sul greto e seguiamo il torrente che gira verso destra e sorpassiamo la centrale elettrica, dopo di che ci ritroveremo sotto al ponte in ferro.



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sabato 25 aprile 2015

BOSTO E IL COLLE SAN PEDRINO

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Sorge sul colle san Pedrino prospiciente da un lato sul centro storico della città, e dall'altro sul bacino del lago. Nel nucleo è presente l'antica chiesa romanica di Sant'Imerio (XI secolo) e almeno due importanti dimore padronali: la "villa S. Pedrino", edificata a partire da fine Seicento per opera della nobile famiglia milanese De Cristoforis, e "villa Visconti-Poggi-Esengrini", nota anche come "villa Montalbano" dal nome del colle sul quale sorge, compreso tra la chiesa di S. Antonio abate alla Motta e piazza Buzzi.
Sant'Imerio di Bosto è venerato come santo e martire della Chiesa cattolica. Viene ricordato assieme a San Gemolo il 4 febbraio.

La leggenda vuole che attorno all'anno 1000, Imerio, assieme al compagno Gemolo, cui faceva da accompagnatore, e ad un vescovo, zio di quest'ultimo, si stesse recando in pellegrinaggio a Roma. Una notte, fermatisi a riposare in Valceresio, subirono un furto da parte di alcuni briganti di Uboldo; Gemolo e Imerio si lanciarono all'inseguimento dei ladri fino in Valganna, ma questi, nonostante i due avessero invocato loro pietà in nome di Dio, li trucidarono: Gemolo morì nei pressi di Ganna, dove poco dopo sorse un'abbazia a lui dedicata, mentre il compagno Imerio, ferito gravemente, riuscì a fuggire e arrivò fino a Varese, più precisamente nell'attuale castellanza di Bosto, dove il giorno seguente fu trovato morto. Il corpo del santo è oggi custodito nella chiesa di Sant'Imerio a Bosto. Un tempo il santo era patrono del comune di Imèr, in Trentino.

Fa parte delle vecchie castellanze di Varese, in quest’area sorgeva l’antico Nifontano, l’ospedale mediavale della città, oggi nel caseggiato che ospitava l’antico luogo di cura, troviamo un bar ed alcuni appartamenti.

Posizionato tra il centro storico della città ed il bacino del lago, è una zona molto antica, che con l’arrivo dell’università dell’Insubria è diventata sede di residenze private di pregio. Nella zona residenziale del quartiere sono presenti splendide ville, spesso nascoste da piacevoli parchi, e non è raro vedere scorci di stile liberty.

Come accadde in molti altri quartiere di Varese, agli inizi del 1900 gli abitanti della zona si riuniro per creare una società cooperativa, anche Bosto non fu da meno e nel 1905 nacque legalmente la “Società Cooperativa di Consumo di Bosto“. Inizialmente si occupò di gestire uno spaccio alimentare e la cantina dei vini, negli anni acquisto un terreno dove costruì la nuove sede, che negli anni venne più volte modificata ed ingrandita, realizzarono appartamenti per i soci, una sede amministrativa, una zona ristorante. Con l’era moderna, la società ebbe un momento di crisi, si ridimensionò e diede in gestione buona parte delle sue attività, ma in ogni caso il circolino di Bosto resta una cooperativa sociale importante. Fu anche la prima sede di vareseNews il noto giornale on-line che riporta tutte le informazioni del territorio varesino.
Nell’ottica di promuovere l’area, il Comune ha concesso in comodato d’uso alla parrocchia di Bosto ed al Gruppo Olivicultori Varesini, un terreno sul monte Bernasco, da trasformare in parco tematico fruttifero attraverso la piantumazione di ulivi. Viene così prodotto l’Olio d’Oliva di Sant’Imerio. Il ricavato delle vendite viene usato per opere di benificenza.

Sempre nella zona di Bosto, sorge la centrale del Latte Varese, storica azienda gestita dalla Cooperativa Agricola Latte Varese, che dal 1933 raccoglie il latte prodotto da oltre 30 soci allevatori della Provincia per pastorizzarlo, confezionarlo e distribuirlo nei diversi punti vendita.

Bosto è anche un quartiere dove lo sport è di casa. Le sue associazioni di Basket e Calcio, sono famose in tutto il territorio.
La famosa associazione Sportiva Dilettantistica Basket Bosto Varese, ha ormai più di 30 anni e vanta numerose vittorie.
La U.S. Bosto negli anni è diventata una vera e propria scuola calcistica per i ragazzi di età compresa dai 6 ai 16 anni, fondata nel 1960 è passata in pochi anni dal campo dell’oratorio ad acquistare il terreno a Capolago sede attuale della società.

San Pedrino è il nome del colle più alto della castellanza di Bosto e deriva dalla chiesetta di San Pietro che qui si trovava attorno all’anno 1000 e che apparteneva alla Chiesa Colleggiata di Varese.
Oggi la chiesetta è andata completamente perduta, inglobata nella costruzione seisettecentesca della splendida villa che oggi occupa la sommità del colle.
Non ci sono tracce documentali certe, tuttavia si ritiene che accanto alla chiesetta ci fosse un convento, abitato da frati che accudivano alla coltivazione di orti e giardini per rifornire il borgo.
Nello stesso luogo probabilmente sorgeva una torre romanica fortificata, appartenente alla linea difensiva del Seprio.
Il San Pedrino venne acquistato nel 1690 da Francesco Nicolao De Cristoforis, membro di una importante famiglia varesina che già compare nelle cronache cittadine nel 1145, che cominciò ad edificare nel luogo nuove costruzioni.
La villa, costruita ed ampliata in più riprese,conglobando progressivamente tutti i fabbricati pre-esistenti, assunse la configurazione attuale verso il 1770.

Nel 1798 venne successivamente sottoposta a decorazioni ed a restauri documentati da una lapide posta sulla facciata verso il lago.
Dal cortile del San Pedrino il 31 Maggio 1859 l’armata del generale austriaco Urban bombardò Varese con circa 300 cannonate, le cui tracce si vedono ancora nel campanile di San Vittore.
Alla fine del XIX secolo la villa venne venduta a due notabili varesini, il dott Giovanni Gabaglio e l’avv. Giuseppe Franzi, che nel 1888 vi aprirono il “Collegio San Pedrino”, convitto residenziale sede del primo Liceo Classico di Varese.

Il Liceo rimase attivo fino al 1908, anno in cui venne trasferito nella villa “La Quiete”, vicino alla sede attuale del Liceo Cairoli.
La villa venne venduta alla famiglia Colombo di Milano, che realizzò ulteriori costruzioni all'interno del parco.
Nel 1939 la villa e l’intero San Pedrino vennero acquistati da Silvio Mazzucchelli, che era stato allievo del Liceo Ginnasio.
All’interno della villa si trovano interessanti tele del Canella, dipinte nel 1846-47, rappresentanti rispettivamente il panorama verso il lago ed il borgo di Varese, il colle di Biumo ed il Sacro Monte.




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domenica 19 aprile 2015

IL TORRENTE GIONA

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Il Giona è un torrente che nasce dal Monte Tamaro, nel Canton Ticino in Svizzera nella Valle della Grassa di Dentro, a più di 1800 metri s.l.m. Dopo circa 2 km entra in territorio italiano, a quota 665 metri s.l.m. in provincia di Varese, nel comune di Veddasca. Attraversando una stretta gola, correndo lungo la Val Veddasca, possiede una pendenza media del 4,5% nei suoi 10,2 km di lunghezza, sfocia nel lago Maggiore a quota 193 metri s.l.m. nel comune di Maccagno, all'altezza del Parco Giona. Attraversa i comuni di Indemini in Svizzera e di Veddasca, Curiglia con Monteviasco, Dumenza e Maccagno in Italia. Durante il suo percorso tra le montagne coperte di boschi, riceve numerosi torrenti che contribuiscono ad aumentarne la portata mentre l'elevata pendenza dell'alveo rende le sue acque turbolente caratterizzate da un substrato di massi e ghiaia. Alcuni di questi torrenti sono il Laveree, il Ri, il Viascola o Viaschina e il Crana. La relativa abbondanza di portata solida, quindi, va a costituire vasti depositi alluvionali alla foce.

Il torrente Giona riveste particolare importanza dal punto di vista ittico per la qualità del suo habitat fluviale che ospita prevalentemente Salmonidi, Ciprinidi e Cottidi, in particolare trota fario, temolo, cavedano, vairone e scazzone.

Parte della portata del torrente viene sfruttata a fini idroelettrici, con due derivazioni. Il secondo impianto, in particolare, deve alimentare una centrale idroelettrica per la produzione annua di 3.500.000 kWh, con una tubazione in acciaio del diametro di 1,2 metri. L'impianto utilizza un dislivello di 40 metri per una portata media stimata di 3 metri cubi al secondo.

La qualità delle sue acque è moderatamente alterata dall'esistenza di inquinamento organico.


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LE CITTA' DEL LAGO MAGGIORE : MACCAGNO

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Maccagno è un ex comune italiano della provincia di Varese in Lombardia, dal 4 febbraio 2014 frazione del comune di Maccagno con Pino e Veddasca (di cui è sede municipale).

Il paese vanta una storia del tutto particolare, che ne ha fatto per quasi un millennio un'entità giuridica di natura quasi statale.

Per comprendere la storia di Maccagno bisogna innanzitutto considerare l'elemento di divisione geografica del nucleo urbano, escluse quindi le frazioni esterne, rappresentato dal torrente Giona. Il primo insediamento abitativo si sviluppò sul lato meridionale del fiume, e fu questa Maccagno ad accogliere, nel 962, l'imperatore Ottone I, impegnato nelle guerre di dominio contro il Re d'Italia Berengario I. Se è forse da ascrivere a leggenda il fatto che i maccagnesi addirittura salvarono la vita all'augusto sovrano nel corso di una tormentata traversata del Verbano in cui la barca dell'imperatore sarebbe stata sorpresa da un temporale, è certo che il soggiorno di Ottone in paese fu tanto ben allietata dagli abitanti che alla località fu concesso un diploma che la definì "curtis imperialis", autonoma e sovrana e successivamente concessa ai conti Mandelli.

Nel Basso Medioevo la crescita edilizia del villaggio portò le prime case edificate a nord del Giona, che tuttavia segnava il limite del territorio privilegiato concesso da Ottone: fu così che si originò quell'originale divisione in cui Maccagno visse per quasi mille anni. A sud del Giona prosperò Maccagno Inferiore o Maccagno imperiale, comune libero imperiale che godette di totale autogoverno amministrativo rispetto alle varie autorità che si avvicendarono nei secoli, e che ingaggiò con i sovrani di Milano una mai risolta lotta nel rivendicare addirittura un autogoverno politico; a nord del Giona si evolse invece il Comune di Maccagno Superiore, un normalissimo municipio che seguì le vicende secolari della Pieve di Val Travaglia in cui era inserito.

Nel 1622 Giacomo III Mandelli - conte di Maccagno imperiale - ebbe dall'imperatore Ferdinando II la conferma del diritto di coniare monete nel suo feudo, già riconosciuto da Carlo V. Nel 1692 Carlo Borromeo, marchese di Angera, acquisì il feudo da Gian Battista Mandelli e mantiene la concessione imperiale del diritto di zecca fino alla soppressione dei feudi imperiali nel 1798 con il marchese Giberto Borromeo (1778-1837). Fu infatti l'arrivo di Napoleone a cancellare la peculiare condizione di Maccagno: seguendo i dettami politici e ideologici della Rivoluzione francese che vedevano nel feudalesimo un retaggio anacronistico del Medioevo, il generale corso fece anche di Maccagno Inferiore un normale comune della Repubblica Cisalpina, abolendone ogni privilegio ed autonomia.

La cancellazione del feudo imperiale non coincise però con quella delle autorità comunali, dato che gli austriaci al loro ritorno nel 1815 emanarono un decreto, anch'esso ispirato da motivi ideologici seppur contrapposti a quelli napoleonici, che riportò tutti i comuni della Lombardia alla loro giurisdizione esistente vent'anni prima. Le due Maccagno continuarono dunque la loro vita separata, e come tali sopravvissero anche dopo l'unità d'Italia. Fu il fascismo a chiudere definitivamente un anacronismo storico, riproponendo i decreti napoleonici che erano stati cancellati dagli austriaci: fu così che nel 1927 Maccagno Superiore annesse Maccagno Inferiore, come pure Campagnano, Garabiolo e Musignano, divenendo successivamente e semplicemente Maccagno.

Durante la Seconda guerra mondiale, nel periodo dell'occupazione tedesca e della Repubblica Sociale Italiana, il maresciallo dei carabinieri Enrico Sibona, nato a Torino nel 1904 e in servizio a Maccagno dal 1939 al 1946, protesse dalla deportazione alcuni ebrei lì residenti, favorendo la loro fuga. Tradito da un delatore, Sibona fu internato in un campo di concentramento tedesco dal quale a stento sopravvisse. Per questo suo impegno di solidarietà, pagato a così caro prezzo, il 4 ottobre 1992, l'Istituto Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito al maresciallo Sibona l'alta onorificenza dei giusti tra le nazioni.

Nel 1955 ha ceduto la frazione di Colmegna al comune di Luino.

Dal 4 febbraio 2014, a seguito di un referendum consultivo tra la popolazione, il comune di Maccagno è stato sciolto ed è confluito, insieme con quelli di Pino sulla sponda del Lago Maggiore e Veddasca nel comune di Maccagno con Pino e Veddasca.

Il borgo, sino a qualche decennio fa, era diviso in Inferiore e Superiore dal torrente Giona: i due paesini avevano vita amministrativa autonoma; ancora adesso la differenza fisica dell'impianto urbanistico è rilevante. Caratteristica la Contrada Maggiore, il nucleo antico del borgo, dalle strette viuzze gremite da case addossate, dominata da una Torre imperiale e dal piccolo santuario della Madonnina della Punta (sec. XVI), sorretto da poderose arcate, a balcone sulla scintillante distesa del lago: da qui si scorgono i Castelli di Cannero, posti su di un isolotto poco discosto dalla riva piemontese.
L'abitato di Maccagno superiore, più moderno, è sede del Municipio. Degna di nota la Casa Branca, con cortile a loggiati. Ma ciò che conquista di Maccagno è il panorama mozzafiato, che consente di spaziare su quasi tutto il Verbano: dalle vette del Canton Ticino, al golfo Borromeo. La spiaggia, creata dal Giona, è introvabile altrove, per la lunghezza e la profondità: è un luogo privilegiato, tra i molti splendidi centri turistici del Verbano. Per ammirare tali bellezze, ogni anno, migliaia di turisti arrivano a Maccagno; li ospitano diversi alberghi, due campeggi attrezzati e numerose case per vacanze.
A partire dal 1979 in un avveniristico edificio-ponte gettato sul Giona è stato realizzato il Civico Museo Parisi Valle, che ospita la collezione d’arte moderna donata dal suo ideatore: Giuseppe Vittorio Parisi. Fra le manifestazioni ricorrenti, il “risotto con luganega” che si può gustare ogni Carnevale. Recentemente il Comune dispone, anche per gli eventi e le manifestazioni cittadine, di un edificio polifunzionale, il Parco delle Feste.
Nel 1971 entra in funzione la Centrale elettrica di Roncovalgrande (centrale ENEL), situata lungo la statale 394, a nord dell'abitato di Maccagno, alimentata dalle acque del Lago Delio: è possibile visitarla su prenotazione.

Da Maccagno partono diversi sentieri che si snodano nelle valli circostanti: sono descritti in base alla lunghezza, al grado di difficoltà e all’abilità richiesta. Alcuni di essi sono percorribili in mountain bike. Le cartine dei sentieri sono reperibili presso l’ufficio turistico locale. Chi predilige gli sport acquatici deve sapere che il paese rappresenta uno dei migliori campi di regata dell'intero Lago Maggiore, la posizione ventilata rende inoltre lo specchio d'acqua antistante il borgo uno dei luoghi favoriti per gli amanti del windsurf e della vela. Per i pescatori è utile sapere che il comune ospita una società di pesca sportiva, denominata “La Madonnina”.



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