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martedì 2 giugno 2015

IL SANTO DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE : SAN LUIGI GONZAGA

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Luigi Gonzaga è stato un religioso italiano gesuita; venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Era figlio primogenito di Ferrante Gonzaga I marchese di Castiglione delle Stiviere e di Marta Tana di Santena.

I suoi genitori, Ferrante Gonzaga e Marta Tana di Sàntena, piemontese si conoscono alla corte di Filippo II e si sposano a Madrid il 15 novembre 1566, secondo le norme del concilio di Trento. Luigi nasce il 9 marzo 1568, con un parto difficile; è battezzato il 20 aprile a Castiglione. Ferrante è fiero del suo erede. La madre, donna di cultura e di fede, lo educa alla preghiera e alla carità. Luigi cresce vispo e birichino. Il padre gli regala un'armaturina leggera e lui nel 1573, a Casalmaggiore, fa l'ufficiale e spara il cannone.
Lontano da mamma Marta, Luigi prega di meno e dice "parolacce militari".
Nel 1577-78, insieme al fratello Rodolfo, Luigi passa col padre a Bagni di Lucca ed è poi accolto alla corte di Francesco de' Medici a Firenze. Fa progressi in latino e spagnolo. Nel giardino di Palazzo Pitti gioca con le principessine Eleonora, Anna e Maria.
Ma Firenze matura Luigi: davanti alla santissima Annunziata si consacra alla Madonna. Il precettore lo conduce da un confessore gesuita.
Nel 1579 Ferrante, eletto principe del Sacro Romano Impero, preferisce che i figli rientrino a Castiglione, ove Luigi, il 22 luglio 1580 riceve la prima comunione dal cardinale Carlo Borromeo. Ormai la vita di Luigi segue gli Esercizi spirituali di sant'Ignazio.
Intanto Ferrante è incaricato da Filippo II di accompagnare a Lisbona sua sorella Maria d'Austria, vedova di Massimiliano II. Dal 1581 Luigi vive a Madrid. La sua vocazione si precisa. Il 29 marzo 1583 terrà un suo discorsetto in latino davanti al re. Ma il 15 agosto 1583, davanti alla Madonna del Buon Consiglio nella chiesa del collegio della Compagnia di Gesù, Luigi è certo che il Signore lo vuole gesuita.
Marta è contenta. Ferrante oppone grosse difficoltà. Luigi è convinto, ma accetta di rimandare la decisione al ritorno in Italia. Nel 1584 a Castiglione, Luigi scappa da casa, scrive al Padre generale Acquaviva. Finalmente Ferrante cede, e il 2 novembre 1585, Luigi firma a Mantova l'atto di rinunzia al marchesato.
Lunedì 4 novembre dalla bruma mattutina spunta il sole, la carrozza attraversa il Po a San Niccolò, l'esodo di Luigi è segnato da "grande allegrezza".
Luigi arriva a Roma forse il 20 novembre 1585. Suo cugino, monsignor Scipione Gonzaga, lo ospita nel palazzetto di via della Scrofa 117 (dal 9 novembre 1991, una lapide ne ricorda il passaggio). Da una lettera di Ferrante, sappiamo che Luigi il 23 novembre fu ricevuto da Sisto V, domenica 24 passò al Gesù per la messa, poi lunedì 25 entrò nel noviziato di Sant'Andrea al Quirinale.
Dopo un breve soggiorno a Napoli per ragioni di salute, Luigi è trasferito al Collegio Romano per concludere gli studi di filosofia. Il 25 novembre 1587, nella cappella del quarto piano, pronuncia i primi voti religiosi. Spesso pregherà nella chiesa dell'Annunziata (poi assorbita nella vasta chiesa di Sant'Ignazio).
Luigi passa alla teologia, domanda le missioni dell'India. Nel 1588 riceve gli ordini minori in San Giovanni in Laterano. Il 12 settembre 1589, su consiglio del Padre Bellarmino e del Padre Acquaviva, Luigi va a riappacificare suo fratello Rodolfo con il duca di Mantova. Un suo discorso sull'eucarestia porta molta gente alla confessione. Nel ritorno, entusiasma gli studenti di Siena parlando della sequela generosa di Cristo-Re. Nel febbraio 1591 scoppia a Roma un'epidemia di tifo petecchiale e Luigi è fra i primi volontari. Il 3 marzo trasporta un appestato all'ospedale della Consolazione.
Subito un febbrone lo avvolge e lo avvia alla morte, vero "martire di carità".L'ultima lettera alla madre lo rivela carico di fede.Il 21 giugno 1591, Luigi ha maturato un grande ideale, "giunge a riva di tutte le sue speranze".

Ricordiamo inoltre il Comune di Castiglione delle Stiviere, per i quattro cortei storici in costume (1988-1991), con cinquecento comparse. L'anno 1991 fu coronato dalla visita carismatica di Giovanni Paolo II.

"Luigi è passato dall'egoismo alla protesta, dalla protesta alla proposta, dalla proposta alla socialità, dalla socialità alla carità".

Di lui Paolo VI disse nel marzo 1968: "Luigi concepì la sua esistenza come un dono da spendere per gli altri"; infine le parole di Giovanni Paolo II nel giugno 1991: "Il Padre misericordioso ha concesso a Luigi d'immolare la sua giovinezza in un servizio eroico di carità fraterna".

Un contributo determinante nel fornire schemi iconografici per la devozione a questo santo è attribuibile al pittore bresciano Pietro Scalvini, che nella sua vita ricevette numerosissime commissioni per riprodurre aspetti della vita e immagini del santo.

Come santo protettore della gioventù studiosa, san Luigi Gonzaga è titolare di numerose congregazioni religiose dedite particolarmente all'istruzione e all'educazione cristiana della gioventù: i Fratelli di San Luigi Gonzaga, sorti nei Paesi Bassi nel 1840; le Suore oblate di San Luigi Gonzaga, fondate in diocesi di Alba nel 1815; le Maestre Luigine di Parma, confluite nelle Suore domenicane della Beata Imelda nel 2002.




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LA BASILICA DI SAN LUIGI GONZAGA A CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

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La Basilica-Santuario di San Luigi Gonzaga fu costruita a Castiglione delle Stiviere dai Gesuiti tra il 1608 ed il 1610 sull'area a loro donata dal marchese di Castiglione, Francesco, fratello del Santo. In stile barocco, costruita sulla falsariga della Chiesa del Gesù del Vignola, a Roma, su progetto del gesuita gardesano Luca Bienni, la Basilica fu ampliata nel 1761 quando si costruì il presbiterio e si innalzò la cupola, ed il gruppo marmoreo dell'altare maggiore venne sistemato in fondo alla navata principale; poco più in alto sta la pala settecentesca di Antonio Balestra raffigurante il Santo in preghiera davanti alla Vergine e vicino, nell'urna barocca, la reliquia del teschio di San Luigi. L'interno dell'edificio è ricco di icone dedicate ai principali momenti della vita del Santo, di affreschi e di decorazioni a stucco; a destra del presbiterio, nella cappellina settecentesca vi sono le urne con i corpi incorrotti delle nipoti di Luigi, le tre fondatrici del Collegio delle Vergini.
Quello che oggi è il Santuario nacque nel 1608 con la costruzione della Chiesa e dell’attiguo Collegio per i ragazzi. Contemporaneamente, a 200 metri di distanza, le tre Nipoti di S.Luigi - Cinzia, Olimpia e Gridonia - in collaborazione con i padri gesuiti dettero vita al Nobile Collegio delle Vergini di Gesù per l’educazione delle ragazze di buona società.
Così attorno a quello che attualmente è il Santuario, si trovava un polo educativo di eccellenza e un centro di irradiazione spirituale e culturale. Quello che oggi chiamiamo il Santuario, comprendeva il Collegio dei Gesuiti, la Chiesa e, in mezzo, un ampio corridoio o galleria di accesso ad entrambi.
Il Collegio dei Gesuiti nel 1980 è diventato sede del Municipio della città, la galleria o corridoio è diventata nel 2006 la Sala don Rinaldo e la Chiesa, con l’arrivo della Reliquia del Santo nel 1610 divenne Santuario; nel 1968 fu elevata a Basilica minore da papa Paolo VI.
Attualmente il Santuario di San Luigi è formato dalla Basilica, dalla sacrestia settecentesca, dalla Sala don Rinaldo, da due piccoli giardini e dalla casa rettoriale.

La costruzione della chiesa  elevata a basilica nel 1964  iniziò nel 1608 e venne praticamente ultimata nel secolo successivo. Lo stile è barocco e il progetto è del padre gesuita Luca Bienni di Salò.
L'armonica facciata è arricchita dal bel protiro in marmo, da lesene ioniche e tuscaniche, da due medaglioni laterali in marmo bianco, da una monofora centrale balaustrata e dal timpano con cornice e dentelli, sormontato da sfere metalliche e croci. La porta lignea, recentemente restaurata, risale al 1680.
Il campanile, sul lato destro, è in stile barocco.
La cupola, impostata sul tamburo cilindrico, con la lanterna sormontata dal cupolino con sfera e croce, viene innalzata nel 1727 su progetto dell’architetto Paolo Soratino di Lonato, in occasione della canonizzazione del Beato Luigi.

Il grande ambiente interno ad aula si presenta nella sua semplicità architettonica, sottolineata dalle modulazioni dell’illuminazione con sei cappelle laterali; la decorazione è barocca.
Al centro del soffitto, a botte, una tempera del pittore Martinenghi eseguita nel 1891, rappresenta il Santo che insegna il catechismo ai giovani di Roma, mentre sopra le cornici orizzontali della volta, sono raffigurati i dodici apostoli e i simboli dei quattro evangelisti.
L'affresco fra le due membrature dell’arco trionfale eseguito nel 1741 dal pittore veronese Giorgio Anselmi, rappresenta la gloria di San Luigi Gonzaga. Fra le cappelle laterali e sulla parete di fondo, sono collocati dieci ovali monocromi della seconda metà del 1600, che, con la grande tela pota sopra la porta d'ingresso, illustrano episodi della vita interiore del Santo. Il pulpito, la tribuna del principe, i matronei e i sei confessionali lignei ricchi di intagli profondi a motivi vegetali, sono di pregevole fattura e risalgono alla fine del 1600 e ai primi del 1700.

A destra della porta d'ingresso la cappella di San Stanislao Koska. La pala posta sull'altare, raffigura il Santo in preghiera davanti ad un quadro della Pentecoste. L'opera datata 1737 è firmata dalla bolognese Lucia Torelli.
Di fronte, la cappella del Crocefisso. Conserva una bella scultura in legno del Cristo morto sulla croce. L'opera attribuita ad un artigiano locale della fine del 1600, è caratterizzata da un certo realismo anatomico e cromatico.
Segue quella dedicata all’Assunta. Il seicentesco paliotto dell’altare decorato con finissime tarsie marmoree, è abbellito al centro, da una piccola immagine dell’Assunta scolpita in marmo bianco. La tela, di autore ignoto, è della seconda metà del 1700.
Di fronte, la cappella di San Francesco Saverio. Nella tela, sull’altare, il Santo viene rappresentato nell’atto di predicare il Vangelo ai popoli non ancora venuti in contatto con il Vangelo. L'opera, né datata, né firmata, risale alla prima metà del 1700.
Segue quella dell’Addolorata. La pala dell’altare, porta in basso a destra, la scritta: "Guercino Giovanni Francesco - Cento 1650" e va collocata all'interno della tarda produzione del maestro ferrarese.
Di fronte, la cappella di S.Ignazio di Lojola, il fondatore della Compagnia di Gesù. Sulla tela dell’altare è raffigurata l'apparizione della Trinità al Santo. L'opera è attribuita ad un pittore locale del 1700.

L'area del presbiterio, delimitata da una balaustra in marmo, è dominata dalla monumentale e complessa struttura dell'altare maggiore di epoca tardobarocca, ricca di marmi, di sculture e di elementi architettonici. L'opera viene realizzata nel 1761 su progetto di Paolo Soratino.
Alle estremità laterali dell’altare e dell’ancona, addossata alla parete dell'abside, due copie di angeli in marmo bianco reggicandelabro e le statue classicheggianti raffiguranti le virtù dell’innocenza e della penitenza.
Al centro, angeli genuflessi e cherubini ornano il tempietto che custodisce l'urna col teschio di San Luigi Gonzaga, donato dai Gesuiti al fratello del Santo, Francesco, nel 1610. Sopra la reliquia è collocata la pala del 1734 di Antonio Balestra raffigurante San Luigi in preghiera davanti alla Vergine. Il grande complesso marmoreo è sovrastato dal trionfo eucaristico (simbolo dei Gesuiti) e da angeli adoranti. Tra la mensa dell’altare a pianta concava e l'ancona, una scala in marmo permette ai fedeli di passare davanti alla reliquia del Santo.
Ai lati dell'altare maggiore, due mense in legno di noce intagliato con motivi decorativi cinquecenteschi.
I quattro pennacchi della cupola, incorniciati da decorazioni a stucco, sono attribuiti al Pitocchetto (secolo XVIII) e rappresentano episodi della vita del Santo: la nascita, la prima comunione, la rinuncia al marchesato e l'ingresso di Luigi nella Compagnia di Gesù a Roma. La calotta interna della cupola, è ornata da una ricca decorazione a stucco con otto medaglioni affrescati, raffiguranti le virtù cristiane. La carità è rappresentata da S.Luigi vestito da principe nell’atto di soccorrere l’appestato. Nell’interno del cupolino della lanterna, una colomba rappresenta lo Spirito Santo.
L'organo, collocato a destra del presbiterio datato 1794, è firmato da Gerolamo Bonatti. Le cantorie, in stile rococò, sono decorate da scene laccate su fondo oro e rappresentano paesaggi cinesi.
A sinistra del presbiterio, sotto la cantoria, si apre l'accesso alla sacrestia. Nel medaglione centrale del soffitto, è affrescata la gloria di San Luigi. Il vasto ambiente è arricchito da un arredo ligneo in noce di finissima qualità.
L'opera artisticamente più pregevole è l'altare in legno datato 1684 della bottega del Ceratelli. Al centro, sopra il tabernacolo, una tela della fine del 1500 (importantissima dal punto di vista iconografico) rappresenta San Luigi in preghiera davanti alla Vergine.
Di fronte, una tela settecentesca attribuita al Furioli, raffigura il Santo in atto di presentare le tre nipoti (in abiti religiosi) Cinzia, Olimpia e Gridonia, alla Vergine. Alle pareti tre ovali monocromi, rappresentano momenti della diffusione del culto aloisiano, mentre le otto tele della seconda metà del 1600 poste negli angoli, raffigurano angeli e Santi della Bibbia.





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PERSONE DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE : HENRY DUNANT

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Jean Henri Dunant, più noto come Henry Dunant (Ginevra, 8 maggio 1828 – Heiden, 30 ottobre 1910), è stato un umanista, imprenditore e filantropo svizzero. Premio Nobel per la pace nel 1901 per aver fondato la Croce Rossa di cui erano già da alcuni decenni membri attivi molti paesi di tutto il mondo, tra cui anche l'Impero ottomano.

Dunant, discendente da una fervente famiglia calvinista con grande influenza nella società ginevrina, nacque a Ginevra l'8 maggio 1828; fu educato ai valori dell'aiuto nel sociale: il padre era attivo nell'aiuto di orfani, mentre la madre lavorò con i malati e i poveri.

Dunant crebbe durante il periodo di risveglio religioso chiamato appunto Risveglio, movimento di ritorno alla pura dottrina della Riforma. Circa vent'anni dopo scrisse un libretto di adulazione su Napoleone III, l'unico che poteva risollevarlo dai suoi problemi finanziari, adulato come colui che aveva ristabilito il Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

La madre, come in tutte le famiglie della nuova Chiesa risvegliata, ebbe una sua cerchia di famiglie in difficoltà, che visitava portando il conforto della parola e modesti contributi finanziari. Nelle sue visite, Nancy portò con sé il figlio Henry, che imparò, dalla pratica della madre, l'amore per il prossimo ed il dono di sé, valori che terrà a mente per tutta la sua vita e nelle sue innumerevoli opere umanitarie.

La sua formazione adolescenziale non fu brillante: iscritto al college a dieci anni, a dodici ripeterà la classe e più tardi non terminerà gli studi. La materia in cui si esprimeva pienamente era la religione, cui lo spingeva la sua formazione familiare e comunitaria. Il suo ulteriore bagaglio culturale si basò su letture personali da autodidatta, che gli consentirono in seguito di entrare in numerose società geografiche. Henry eccelse soprattutto nell'azione: seguendo la tradizione calvinista della sua famiglia, aderì formalmente al movimento evangelico all'età di 18 anni e si dedicò al tema dell'abolizione della schiavitù. Prima dei venti anni fu membro della Societè D'Aumònes, che gestiva opere di carità. In quegli anni faceva visita alle case di infelici caduti in miseria. La domenica pomeriggio si recava dai detenuti della prigione dell'Eveché, presentando loro, nella cappella del carcere, conversazioni scientifiche, racconti d'avventura e viaggi e soprattutto la Bibbia.

Dunant ripose grande fiducia in quei carcerati, da cui venne considerato una persona di buon cuore, distinguendosi per la sua grande capacità di coinvolgere e organizzare coloro con cui veniva a contatto. Nell'estate del 1847 fece una gita di alcuni giorni nelle Alpi in compagnia di due amici, tra escursioni e letture evangeliche; continuarono a vedersi una volta a settimana a casa dell'uno o dell'altro per leggere la Bibbia o pregare. Nella Riunione del Giovedì chiamò altri invitati, troppi per riunirsi nelle case private, così nell'autunno del 1851, nacque un'organizzazione ben strutturata chiamata l'Union Chretienne de Genève, di cui Dunant divenne il segretario. In quegli anni erano nate in Inghilterra le Young Men's Christian Association, poi in Francia le Union Chretienne de Jeunes Gens ed infine in Italia le Associazioni Cristiane dei Giovani. La sezione svizzera fu costituita nel 1852 e Dunant ne fu il segretario sino al 1860.

Nel 1855, dopo aver raggiunto la vetta della sua impresa giovanile, la sua fede risvegliata sembrò avere una flessione. Forse i due viaggi in Algeria dirottarono i suoi interessi e Max Perrot, primo presidente dell'UCJC, scrisse di lui che, sebbene fosse una gran brava persona, stava subendo una pericolosa involuzione, anche se in passato era stato un animatore instancabile.

Per la Compagnie genevoise des colonies suisses, che ha ricevuto dal governo francese un terreno a Sétif in Algeria, Dunant compie viaggi in Algeria, Tunisia e Sicilia. Nel 1858 pubblica il suo primo libro ispirato alle sue esperienze di viaggio, le Notice sur la Régence de Tunis; il libro gli permette l'accesso a numerose società scientifiche.

Nel 1856 fonda una società coloniale che due anni più tardi, dopo aver ottenuto una concessione di terreno in Algeria, diventa la Société financière et industrielle des moulins de Mons-Djémila à Saint-Arnaud (l'attuale El Eulma). In collaborazione con il suo socio Henry Nick ottiene l'autorizzazione a costruire un primo mulino. Dei dieci villaggi da costruire ne viene realizzato solo uno ed i coloni immigrati, vivono in condizione sanitarie insostenibili, tali da esporli a epidemie di colera e di tifo.

D'altra parte si sviluppa una rete di speculazioni all'ombra dell'organizzazione ginevrina e Dunant si mostra molto imprudente:installa il più moderno mulino alla cascata sul torrente Deheb, spende parecchio per la costruzione di una strada di accesso ed aspetta la concessione francese per risanare il suo investimento. La coessione si rivela però di soli sette ettari, insufficiente ad ammortizzare le spese. Dunant si ritrova così più che mai a mal partito, non solo perché non sono in vista nuove concessioni, ma anche perché le perdite sono ormai rilevanti. Tenta di costruire una società per azioni che possa contenere l'impresa originaria assorbendone i debiti e coglie nel 1858 la possibilità di cambiare cittadinanza; Dunant non ha vantaggi immediati di questo suo cambio, ma decide di rivolgersi a Parigi direttamente a Napoleone III per sollecitare le concessioni di cui la sua società ha bisogno per sopravvivere.

L'imperatore, impegnato nella guerra franco-austriaca, è partito per l'Italia, dove Dunant comincerà a inseguirlo tra le battaglie che si svolgono nella Pianura padana.
Il Dunant arriva così a Solferino il 24 giugno del 1859, immediatamente prima di quella che fu una delle battaglie più sanguinose che l’Europa abbia mai vissuto.
Il Dunant rimane sconvolto dalle condizioni in cui versano i feriti, abbandonati a loro stessi e ricorrere alla buona volontà della popolazione per organizzare un servizio di assistenza sanitaria ai feriti.
Dopo la battaglia il Dunant torna a Ginevra, trasferisce tutta la sua amarezza, le emozioni, l’angoscia e l’impotenza provate durante quella strage in un libro, “Souvenir de Solferino”, che pubblica nel 1862, con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica per la realizzazione del progetto che ha maturato dopo l’esperienza vissuta a Solferino: creare una Società di soccorso volontario in ogni Stato, con il compito di organizzare ed addestrare squadre per assicurare l’assistenza dei feriti in guerra. Propone inoltre che i feriti ed il personale sanitario vengano ritenuti neutrali dalle Parti belligeranti e che siano identificati e protetti da un segno distintivo comune.
Nel 1862 il Dunant aderisce alla “Società ginevrina di Utilità Pubblica”
Il 26 ottobre 1863, unitamente ai membri del cd. “Comitato dei 5” organizza a Ginevra una Conferenza Internazionale ch porta, il 29 ottobre dello stesso anno, alla firma dell’atto di nascita della Croce Rossa, dieci risoluzioni che contenute definiscono ruolo, funzioni e mezzi delle associazioni volontarie di soccorso.
Successivamnete gli affari del Dunant precipitano ed è ridotto al fallimento e viene escluso dal movimento. Il Dunant si trasferisce a Parigi dove è costretto a vivere in condizioni di estrema povertà, ma le sue condizioni economiche non gli impediscono però di portare avanti gli obiettivi per i quali tanto ha lottato, partecipando a diverse conferenze in Inghilterra.
Nel 1877 il Dunant si ritira a Heiden (piccolo villaggio a sud del lago di Costanza) nel cantone di Appenzell dove nel 1895 un giornalista riconoscerà in lui il fondatore della Croce Rossa. Grazie a questo incontro il Dunant sarà onorato pubblicamente ed ufficialmente tanto che nel 1901 gli verrà riconosciuto il premio Nobel per la Pace.
Il 30 ottobre 1910 il Dunant muore ed ora riposa nel cimitero di Zurigo.





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IL DUOMO DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

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Collocata in bella posizione panoramica, la chiesa venne innalzata nel 1761 e dedicata ai Santi Nazario e Celso dal milanese Giovanni Battista Groppi. Il solenne e luminoso interno, a tre navate con ampio transetto, offre tele rilevanti tra cui: Santa Rosalia del monregalese Pietro Novelli e Sposalizio di Santa Caterina del bolognase Camillo Procaccini, entrambe del primo '600. Alla base dei gradinid'accesso al presbiterio è situato il sepolcro di Marte Tana di Santena Gonzaga, madre di San Luigi Gonzaga. Nell'ampio sagrato orlato da cipressi è una riproduzione in bronzo della Pieta Rondanini di Michelangelo, collocata nel 1959, centenario della Battaglia di Solferino e San Martino; nel Duomo infatti, sul sagrato e nelle strade del centro, vennero traspostati a migliaia i feriti che beneficiarono delle cure delle donne castiglionesi, animate da Don Lorenzo Barzizza al motto "tutti fratelli" e cioè senza discriminazione di parte. Assistendo casualmente a quello spettacolo di umana solidarietà, il ginevrino Henri Dunant ne trasse ispirazione per fondare la Croce Rossa Internazionale.

A fianco del Duomo sorge la piccola Chiesa dei Disciplini, fondata da Aloisio Gonzaga, nonno del Santo, nella prima metà del Cinquecento e cara alla storia dei Gonzaga di Castiglione. Il 3 marzo 1590 nella chiesa san Luigi tenne il sermone sull’Eucarestia.

Alla sinistra del presbiterio, vi è l'organo a canne, costruito nel 1925 da Natale Balbiani. Lo strumento, a trasmissione pneumatico-tubolare, ha due tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera concava di 30 note.



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IL CASTELLO DI CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

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Il castello edificato tra il sec. VII e il sec. IX, all’epoca delle incursioni barbariche, con la funzione di luogo di avvistamento di invasioni di popoli nemici, il castello divenne in seguito residenza estiva della famiglia Gonzaga, sede della corte del duca Ferrante Gonzaga, padre di S. Luigi.

Del Castello, che ha dato il nome al paese e che è stato testimone della sua storia fino al tramonto dei Gonzaga, rimangono soltanto la torre d'ingresso di origine medioevale e alcuni resti della cerchia di mura con un torrione. L'assenza di merlatura, la forma tozza e arrotondata delle torrette, la rozzezza della struttura più antica, hanno indotto gli storici a ritenere che l'imponente fortezza fosse edificata ai tempi delle invasioni barbariche su un precedente castiglione romano.

Le prime notizie sicure sul complesso risalgono agli inizi del 1300 e si riferiscono alle incursioni delle milizie degli Scaligeri, durante la guerra tra Brescia e Verona. A quei tempi il castello si presentava come una rocca con un'ampia cinta muraria intervallata da sette torrioni circolari e una torre d'accesso. Conteso a lungo e a più riprese fra i Visconti e i Gonzaga, subì alternativamente demolizioni, interventi di fortificazione, abbattimenti parziali e ampliamenti. Un documento del 1468 fa riferimento alla costruzione di una seconda cerchia muraria più esterna alla prima che cingeva la rocca: fra questa e la più alta, risiedevano artigiani, commercianti e trafficanti.

Il Castello raggiunse il suo massimo splendore architettonico quando, con Ferrante Gonzaga, padre di san Luigi, Castiglione divenne sede di Signoria. Con una serie di lavori di ristrutturazione e ampliamenti, Ferrante ne fece la dimora della famiglia e la sede della sua corte. Proprio lì, nel 1566 Ferrante condusse la sposa Donna Marta Tana di Sàntena dalla quale due anni dopo (9 marzo 1568), negli appartamenti residenziali ricavati dalla rocca, avrebbe avuto il primogenito Luigi (il futuro santo). Nel 1567, ricevuto il privilegio di battere moneta, vi aveva aggiunto l'edificio della zecca. Nel 1572 Ferrante predisponeva altre opere di ristrutturazione e ampliamento: un modo per sottolineare il suo prestigio accresciuto, ma anche per soddisfare le esigenze di una famiglia che diveniva sempre più numerosa (ebbe otto figli). Nel 1577, all'indomani di una terribile pestilenza da cui Castiglione era stata preservata, Ferrante fece erigere una chiesetta in onore di San Sebastiano.

Il ramo dei Gonzaga di Castiglione era ormai in via d'estinzione; nel 1706, durante la guerra di successione spagnola, il castello fu fatto saltare dai francesi in ritirata. I ruderi, dapprima setacciati dalla popolazione a caccia di chissà quali tesori, restarono in abbandono per moltissimi anni, fino a quando furono utilizzati per la costruzione del Duomo (1762).

Sul luogo dove nacque e visse fino a diciassette anni il giovane marchese destinato alla santità, ora sorge un cippo di marmo.

Oggi è gestito dalla Parrocchia di Castiglione delle Stiviere, che ne ha fatto la sede del Centro Parrocchiale San Luigi al Castello.





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PASSEGGIANDO PER CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

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Il territorio di Castiglione delle Stiviere appartiene alla zona subcollinare posta ai piedi delle alture che delimitano il lago di Garda verso la pianura padana.

Il territorio della provincia di Mantova ha avuto origine dalle vicende intervenute durante l’era quaternaria. L’assetto geologico della zona è caratterizzato dalla media pianura idromorfa, presente nella zona settentrionale della provincia. Nella media pianura i sedimenti diventano prevalentemente sabbiosi, talvolta con lenti di ghiaie e si verifica l’emergenza dei fontanili.

Castiglione delle Stiviere deve la sua fisionomia di città signorile alla famiglia dei Gonzaga, un cui membro, Luigi Gonzaga, nato proprio qui nel 1568, venne proclamato santo nel 1726, rimanendo venerato nel mondo come ” santo della gioventù”.

Castiglione delle Stiviere è inoltre nota per essere stata luogo della fondazione della Croce Rossa, nata dal coraggio mostrato dalle donne di Castiglione nel portare pronto soccorso alle vittime della Battaglia di Solferino del 1859.

La piazza san Luigi al cui centro vi è un interessante fontana tardo barocca, in essa è collocata la Basilica di San Luigi Gonzaga, imponente opera architettonica barocca in cui si conserva in un urna d'argento il teschio del Santo, e l'annesso Convento dei Gesuiti. Il Collegio delle Vergini di Gesù del 1608 in cui è stato allestito il Museo Storico Aloisiano in cui si conservano affreschi e documenti sulla vita di San Luigi e del casato dei Gonzaga. Il Duomo, eretto nel 1762, ricco di interessanti opere d'arte tra cui una pala di santa Rosalia opera del siciliano P.Novelli; ai piedi del Duomo si trova il Parco Pastore, una vera e propria oasi naturale. In via Marconi si possono ammirare palazzi nobiliari settecenteschi ed ottocenteschi rari esempi di architettura neoclassica ed eclettica; alla fine di essa si giunge nella seicentesca piazzetta Ugo Dallò caratterizzata da palazzi appartenenti a diverse epoche storiche tra cui spicca il Palazzo del Principe del tardo '400. Il Museo Internazionale della Croce Rossa, ospitato nel settecentesco palazzo Triulzi-Longhi, in cui si documenta la nascita del C.R.I. e del suo operato dal 1859.
Dedicata al Santo patrono della Città, la Basilica, così come l’annesso Convento dei Gesuiti, attuale sede del Comune, vennero progettati dall’architetto gesuita Luca Bienni da Salò e costruiti tra il 1612 e la fine del ‘700.
La basilica di San Sebastiano sorge all'interno delle mura del castello di Castiglione delle Stiviere, sopra una collina che domina la città.

Edificata nel 1577 per volere del marchese Ferrante Gonzaga, primo marchese di Castiglione in segno di ringraziamento per essere scampato alla peste del 1576. Fu il luogo di raccoglimento prediletto di san Luigi Gonzaga, che dal 1610 al 1679 ospitò una sua reliquia.

L'edificio era destinato ad accogliere le spoglie dei signori Gonzaga. Al suo interno trovò sepoltura solo nel 1600, in quanto scomunicato, Rodolfo Gonzaga che morì assassinato il 3 gennaio 1593 a Castel Goffredo. La madre Marta Tana ricorse al papa Gregorio XV ed ottenne la ribenedizione della salma e la sua sepoltura in terra consacrata.

L'interno, a navata unica, è destinato ad accogliere funzioni religiose della parrocchia.

Il convento di Santa Maria è situato nel cuore delle colline attorno a Castiglione delle Stiviere, in una zona già abitata in epoca romana, fu fondato dall'eremita padre Girolamo Redini di Castel Goffredo, istitutore della Congregazione degli Eremiti di Santa Maria in Gonzaga ed eretto presso i ruderi della villa romana.

Fu rimaneggiato nei primi anni del Cinquecento dal marchese Luigi Gonzaga, nonno di San Luigi, che lo donò ai Frati Minori di San Francesco, detti "Zoccolanti", dopo l'abbandono del convento da parte degli Eremiti di Santa Maria.

Divenne il luogo di villeggiatura preferito dal marchese Ferrante Gonzaga e dalla consorte donna Marta Tana.

Fra le sue mura nel 1584 vi si ritirò San Luigi Gonzaga in preghiera, dopo i ripetuti scontri con il padre Ferrante per il suo proposito di abbracciare la vita religiosa. La sua cella è stata trasformata in cappella in suo onore.

Sconsacrato nel 1798 subì negli anni seguenti danni molto ingenti che portarono alla demolizione di una parte dell'edificio e della chiesa.

L’immobile dal 1846 appartiene al Collegio delle Nobili Vergini di Gesù.

La chiesa di Santa Maria della Rosa è inserita in un contesto paesaggistico che ispira alla meditazione, sorge in posizione isolata nelle colline della città e si trova in località Ghisiola, termine dialettale mantovano corrispondente a chiesuola, piccola chiesa.

Il nucleo primitivo della chiesa, corrispondente all'altare e al presbiterio, risale al 1450 circa. Il completamento avvenne nel 1600, grazie all’allungamento della navata avvenuto nel 1520, la realizzazione della cupola, del campanile e di due corpi laterali.

Molti sono gli affreschi presenti al suo interno rinvenuti durante il restauro avvenuto negli anni 1970 e 1980, tra i quali una Madonna con bambino e una Crocifissione.

La chiesa è ora affidata ad un monaco solitario.

Il castello è stato edificato tra il sec. VII e il sec. IX, all’epoca delle incursioni barbariche, con la funzione di luogo di avvistamento di invasioni di popoli nemici, il castello divenne in seguito residenza estiva della famiglia Gonzaga, sede della corte del duca Ferrante Gonzaga, padre di S. Luigi

La Chiesa dei Disciplini sorge accanto al Duomo, del XVI secolo.
Il Famedio già Chiesa del Rosario, è un tempio a pianta ottagonale in onore dei caduti di tutte le guerre.
Troviamo la Chiesa dei Cappuccini.

Il Collegio delle Nobili Vergini di Gesù fu edificato nella seconda metà del XVI secolo, antica residenza della famiglia Aliprandi, nel 1608 venne adibito a collegio per l'educazione delle ragazze di nobile famiglia dalle sorelle Cinzia, Olimpia e Gridonia Gonzaga, nipoti di san Luigi. Il collegio venne riconosciuto come ente morale nel 1930 e le Vergini di Gesù vennero approvate dalla Santa Sede nel 1952.
Teatro Sociale. Opera tarda del noto architetto ticinese Luigi Canonica.
Palazzo del Principe. Risalente alla fine del Quattrocento era la residenza cittadina dei Gonzaga, con tracce di affreschi mantegneschi.
La Villa Brescianelli è della metà del XVIII secolo.

Piazza Ugo Dallò, detta anche piazza Colonna. All'angolo di questa piazza con via Giovanni Chiassi si trova una particolarità unica, in quanto vi è appesa la cosiddetta costa della balena. Si tratta in realtà di una mandibola di balena donata, nella seconda metà del XVIII secolo, da Carlo Brescianelli e creduta una costola del cetaceo dalla popolazione. Durante il breve arco temporale della RSI venne intitolata a Ettore Muti. Ai tempi dei Gonzaga era detta Piazza Colonna e rappresentava il centro amministrativo e giuridico della città. Prendeva il suo nome dalla Colonna della Giustizia - tuttora presente - che porta sulla sua sommità la statua di Astrea, e presso la quale venivano eseguite le sentenze capitali. Al centro della piazza sorge la fontana ettagonale con la seicentesca statua di Domenica Calubini, fatta erigere da Francesco Gonzaga a ricordo della virtù di questa giovane donna, che preferì morire piuttosto che cedere alle prepotenze di un giovane del luogo (la tradizione che parla di un soldato straniero è priva di fondamento). Di fronte alla piazza si trova il complesso edilizio del Palazzo del Principe. Ne fanno parte la Torretta delle Prigioni e il Fontanino delle Prigioni, che derivano il loro nome dall'attiguo antico edificio carcerario.

Grazie alla sua ricchezza idrogeologica e al conseguente cospicuo numero di fontane che ne caratterizzano l'aspetto urbanistico, Castiglione delle Stiviere viene indicato anche come il Paese delle Fontane. Fra le principali si ricordano quelle di piazza Dallò e di piazza San Luigi, la Fontana delle Tre Torri (in via Sinigaglia, coperta da porticato) e la più antica, quella di Palazzina, risalente ai primi anni del XII secolo.

Il Parco Pastore e Parco Desenzani sono una grande oasi verde nel cuore della città. Fra le specie arboree gli ippocastani, le robinie, i carpini, i bagolari e i sambuchi.

Il Teatro Sociale di Castiglione delle Stiviere fu inaugurato il 12 ottobre 1843.

Il patriziato di Castiglione delle Stiviere usava accogliere rappresentazioni teatrali e melodrammatiche nei saloni del Palazzo Pretorio, i quali vennero, però, occupati dalle truppe austriache almeno fra il 1832 ed il 1836. Si ritennero, quindi, maturi i tempi per la realizzazione di un nuovo edificio dedicato. Era questa l'epoca di grande sviluppo della passione teatrale, dopo gli esempi geniali di Goldoni, di Alfieri, e soprattutto l'epoca dell'opera in musica che, in Italia, contava già nomi gloriosi come Bellini, Rossini, Donizetti. Mantova aveva costruito il suo Teatro Sociale nel 1822 e a Castiglione si prese l'iniziativa di fare altrettanto, in proporzione dei mezzi con i quali si riuscì ad effettuare un cospicuo fabbricato e soprattutto un teatro che fu tra i migliori dei teatri sociali di provincia.

Il progetto venne affidato al Canonica, che già si era illustrato, fra l'altro, nell'ampliamento del Teatro alla Scala e nella sistemazione del Teatro Sociale di Como, di Monza e di Mantova. Egli disegnò un impianto nella caratteristica forma a ferro di cavallo. Prima della costruzione effettiva, i mezzi furono approntati da un gruppo di soci che elargirono la loro proprietà sul terreno fabbricabile in accordo con l'amministrazione comunale (1836) che cedette alcune pertinenze del palazzo di via Pretorio, ed il progetto fu approvato il 17 luglio 1840 dal consigliere aulico di Mantova, a cui seguì la nomina di una deputazione, con a capo il nobile Carlo Pastorio. Per quanto riguarda l'interno e gli elementi strutturali, collaborarono alla decorazione il pittore Orsi dell'Accademia di Venezia, nel sipario raffigurante Apollo Musagete, ed i milanesi Ghislandi, Lodigiani e Zampori per gli affreschi e gli stucchi.

Palazzo Bondoni Pastorio è un edificio storico del Quattrocento, riadattato nel Seicento.

Durante i tragici giorni della battaglia del 24 giugno 1859, le sorelle Carolina e Luigia Pastorio ospitarono nel loro palazzo Henry Dunant che, osservando le donne locali mentre curavano i feriti di tutte le nazioni, concepì l’idea di fondare la Croce Rossa.

Alla fine degli anni novanta la storica dell'arte Maria Simonetta Bondoni Pastorio (1954-2012), rappresentante della famiglia, trasformò il palazzo di famiglia in museo, dando vita a una Fondazione, a cui conferì il materiale storico dei Bondoni Pastorio, costituito da documenti, arredi e dipinti.

Parte del museo conserva anche le memorie di Giuseppe Tellera, generale di corpo d'armata del Regio Esercito, medaglia d'oro al valor militare, comandante della 10ª Armata, caduto in combattimento ad Agedabia (Libia) nella seconda guerra mondiale.

Palazzo Pastore in stile neoclassico prende il nome dal primo proprietario, Giuseppe Ignazio Pastore, che acquistò l'area dove sorgeva una precedente costruzione del Cinquecento. Fece edificare il nuovo palazzo a partire dal 1823. Progettista fu probabilmente l'architetto bresciano Rodolfo Vantini. L'edificio, che presenta due appartamenti affrescati al piano superiore e locali di servizi al piano terreno, passò nel tempo in proprietà ai membri della stessa famiglia Pastore, una delle più ricche di Castiglione.

Nel palazzo furono ospitati personaggi illustri, tra i quali Amedeo di Savoia nel 1866.

La famiglia restò proprietaria del palazzo fino ad Alceo Pastore, i cui eredi si divisero la proprietà intorno al 1950. Nel 1973 il Comune divenne proprietario ed iniziò importanti lavori di restauro.

Casino Pernestano è stata la dimora di villeggiatura dei "Gonzaga di Castiglione", fu fatto costruire intorno al 1610 da Francesco I Gonzaga, marchese di Castiglione delle Stiviere, per la moglie Bibiana Von Pernstein, dalla quale prese il nome.

L'edificio, che si sviluppa su due piani, sorge all'interno di un cortile circondato da un muro di cinta quadrato con torrette difensive agli angoli.
In origine era un edificio fortificato, cinto da fossato e dotato di ponte levatoio.

Il complesso, nella sua conformazione originaria, risulta censito nel Catasto teresiano del 1777 quale proprietà dell'Impero asburgico e classato come "Casino e corte di villeggiatura di proprietà della Regia Ducal Camera di Mantova". In seguito all'annessione della Lombardia al Regno d'Italia, il Catasto lombardo-veneto del 1865, censisce l'immobile quale proprietà privata, assegnandogli ufficialmente l'antica denominazione popolare di "Casino Pernestano".

Il Museo storico aloisiano è ospitato nell'edificio del collegio Vergini di Gesù, nel centro storico di Castiglione delle Stiviere.

Nel museo è conservato molto materiale a carattere religioso riguardante la vita di san Luigi Gonzaga e una raccolta di quadri sui principali esponenti della sua famiglia, i principi Gonzaga di Castiglione.

Il Museo internazionale della Croce Rossa è sito a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, nello storico palazzo Longhi, donato dal Comune nel 1959 alla Croce Rossa.

Al suo interno si conservano gli oggetti e i documenti che ricordano la nascita e lo sviluppo della Croce Rossa Internazionale, movimento ideato e concepito da Henry Dunant nei momenti successivi alla battaglia di Solferino e San Martino (24 giugno 1859).

È stata la straordinaria opera di soccorso prestata dalle donne di Castiglione ai feriti delle battaglie di Solferino e Medole che ha ispirato al ginevrino Henry Dunant l’ideazione della Croce Rossa. La sconfitta degli Austriaci da parte dell’esercito franco-sardo e l’inizio del processo che sarebbe sfociato nell’Unità d’Italia sono stati pagati con 40.000 feriti, molti dei quali trasportati a Castiglione dalla serata del 24 giugno 1859. Qui il sacerdote don Lorenzo Barziza ha coordinato le opere di soccorso, trasformando chiese, monumenti e case private in ospedali temporanei. In città ne furono allestiti ben dodici, di cui il principale nel duomo.

Henry Dunant, ospite nel palazzo castiglionese della famiglia Bondoni Pastorio, sull’onda di questa toccante esperienza umana ha concretizzato il principio di uguaglianza dei feriti di guerra e di neutralità dei soccorritori, ideando la Croce Rossa, la cui convenzione è stata sottoscritta a Ginevra il 22 agosto 1864 dai rappresentanti di 12 governi.

Oltre alla lingua italiana, a Castiglione delle Stiviere è abbastanza utilizzato il dialetto locale. Essendo la località posta nell'Alto Mantovano ma al confine con la provincia di Brescia, si parla un vernacolo bresciano, con scarsi influssi del mantovano.

Le frazioni di Castiglione delle Stiviere sono:
Astore
Gozzolina
Grole
San Vigilio
Bertasetti
Prede
Barche di Castiglione
Pedercini
Fichetto
Santa Maria
Ghisiola, ospita la Chiesa di Santa Maria della Rosa, del XV secolo. Nella zona è presente anche l'Ospedale psichiatrico giudiziario, struttura di rilevanza nazionale.

Gozzolina è la più estesa e popolosa frazione di Castiglione delle Stiviere, posta a sud del capoluogo, al confine con il comune di Medole. Prende il nome dalla Seriola Gozzolina che nasce nel suo territorio.

Ricca di risorse idriche e attraversata dal rio Marchionale, un tempo aveva numerosi mulini ad acqua.

Appena fuori il centro abitato si incontra il Casino Pernestano.

Astòre è ubicata a nord del capoluogo, al confine con il comune di Lonato del Garda.

Il nome di questa località trae origine da quello del noto uccello rapace simile allo sparviero che, verosimilmente, anticamente nidificava in queste zone, un tempo prevalentemente boschive oppure dal latino aestiva, allusiva agli accampamenti romani che erano presenti sulle colline nel periodo estivo.

Astore è ricordato nella storia locale per il tragico episodio dei morti dell'Astore, due giovani contadini che nel 1742 furono scambiati per due evasi in fuga e per questo giustiziati dalle milizie imperiali austriache. In loro memoria vennero erette due piccole cappelle votive.

L’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere rappresenta un’eccezione rispetto alla restante parte di istituti italiani di questo tipo. È infatti l’unico a non essere gestito dal Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, bensì tramite una convenzione con l’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma” di Mantova.
Altra caratteristica distintiva è l’essere l’unico OPG italiano con una sezione femminile.
La visita ha riguardato una sezione maschile, una femminile e la struttura comunitaria presente nelle immediate adiacenze dell’Opg. Tutti gli aspetti della struttura, inclusa quindi la sicurezza, sono gestiti dal personale dell’Azienda Ospedaliera: non sono presenti in struttura agenti di Polizia Penitenziaria.

Commercio ed industria hanno storicamente prevalso a Castiglione delle Stiviere rispetto allo sviluppo più agricolo e contadino di buona parte del territorio mantovano, vuoi in conseguenza di una certa difficoltà nei sistemi di irrigazione del collinare suolo morenico-sassoso, vuoi per l'intraprendenza ed il talento negli affari dei propri abitanti.

Di notevole importanza economica per la cittadina di Castiglione delle Stiviere è la presenza di alcune aziende leader di mercato nei propri rispettivi settori merceologici.

La zona industriale comprende grandi e piccole aziende di notevole importanza, che contribuiscono all'accrescimento delle opportunità economiche di questa città.

Lo sviluppo turistico della zona è legato principalmente alla vicinanza della città di Castiglione delle Stiviere con il lago di Garda e con le colline moreniche circostanti.

La cucina di Castiglione delle Stiviere è quella tipica mantovana. Tra le ricette tradizionali troviamo i tortelli di zucca, gli Agnolini in brodo e il Tortello amaro di Castiglione tra i primi; il salame mantovano e lo stracotto d’asino e cavallo tra i secondi.

Sono due le manifestazioni dedicate a S.Luigi Gonzaga, Santo patrono della città: quella che in ricorrenza della morte (21 Giugno), ricorda il Santo con mostre d’arte a tema, e Castiglione in Fiore: per ricordare Il Santo, il cui simbolo è il giglio bianco, Piazza Ugo Dallò e le vie adiacenti vengono adornate di fiori.

Molto attesa è la Fiaccolata della Croce Rossa: nell’ultimo sabato di Giugno un corteo ripercorre i luoghi che furono teatro della battaglia di Solferino, partendo da Solferino (MN) per giungere a Castiglione delle Stiviere.

Buriel è il nome dello spettacolo pirotecnico con il quale ogni anno il 6 Gennaio, a Santa Maria di Castiglione delle Stiviere, si festeggia l’arrivo del nuovo anno. Lo spettacolo ha come sfondo la musica degli Zampognari ed è seguito da un buffet nel quale si possono gustare i prodotti del luogo.

A Carnevale, rivive una festa di lunga tradizione, che ha le sue origini nel secolo scorso. Il Carnevale Castiglionese anima la città con le sfilate dei carri allegorici lungo le vie del centro storico e con altri eventi, tra cui mercatini gastronomici e di Artigianato. Non mancano l’ Elezione di Miss Carnevale, e il Concorso fotografico “Fotografa il Carnevale”.

Viviamo Parco Pastore è il nome dell’iniziativa volta a promuovere la conoscenza del Parco Pastore, che per l’occasione viene animato da mercatini di ogni genere, dedicati a musica, hobby, Collezionismo e Filatelia.




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LE CITTA' DELLA PIANURA PADANA : CASTIGLIONE DELLE STIVIERE



Castiglione delle Stiviere è un comune italiano della provincia di Mantova situato nella pianura padana, sui colli morenici del Lago di Garda, nell'Alto Mantovano al confine con la provincia di Brescia. Centro industriale in amena posizione, ha avuto un grande sviluppo economico e demografico a partire dagli anni cinquanta. Dopo il capoluogo, è il comune con più abitanti nella Provincia di Mantova.

Castiglione delle Stiviere è nota per essere la patria di san Luigi Gonzaga (patrono mondiale della Gioventù) e della Croce Rossa.
Qui infatti nacque nello svizzero Henry Dunant – che vide e descrisse il valoroso coraggio delle donne castiglionesi, le quali per prime dopo la sanguinosa Battaglia di Solferino del 1859 prestarono soccorso ai numerosi feriti – l'idea da cui sarebbe nata la Croce Rossa. Oggi Castiglione delle Stiviere è anche sede di un Ospedale psichiatrico giudiziario.

Castiglione deriva chiaramente da "Castello", ma "delle Stiviere" è di etimologia incerta e oggetto di varie ipotesi. La tradizione locale riferisce "Stiviere" a una presunta voce latina per accampamento militare estivo (castra aestiva), ma l'ipotesi più accreditata la riconduce al tardo latino "stiparium" (stipa, erica arborea), in linea con la vegetazione spontanea del luogo. Lo storico Bartolomeo Arrighi, nella sua Storia di Castiglione delle Stiviere sotto il dominio dei Gonzaga (vol.1, 1853) afferma fantasiosamente che la denominazione della cittadina potrebbe derivare dall'accampamento che vi pose, all'inizio del V secolo, il console Stilicone, per il quale prese l'appellativo di Castrum Stiliconis. È stata fatta anche l'ipotesi che "stiviere" derivi dal fatto che Castiglione era il centro di raccolta dei prodotti agricoli coltivati nei contadi limitrofi e destinati al Signore di turno, prodotti quantificati in antiche misure locali che venivano poi ammassati nei magazzini che contenevano le "stive", ovvero i cumuli formati dall'ammasso di granaglie o altri prodotti. Ma questa ipotesi, così come le altre meno probabili, non regge alla presenza di documenti del XII Secolo che attestano l'esistenza di un abitato autonomo, solo in seguito unitosi al borgo del castello, chiamato "Stiviere". Probabilmente si trattava di località di campagna, con la citata vegetazione tipica del luogo, il che riconduce all'ipotesi più accreditata di "stiparium" (stipa, erica arborea).

La signoria di Castiglione delle Stiviere è sempre stata, fin dalla sua nascita, sotto la sovranità dei Gonzaga, in questo caso la linea denominata "Castel Goffredo, Castiglione e Solferino".

Il primo signore di Castiglione fu Alessandro, terzo figlio del marchese di Mantova, Gianfrancesco. Quest'ultimo procedette ad una divisione dei suoi feudi lasciandoli in eredità ai suoi quattro figli, alla sua morte avvenuta nel 1444:

Ludovico, il più anziano, ricevette l'importante ducato di Mantova;
Carlo, il secondo, ricevette, tra l'altro, i feudi di Sabbioneta, Bozzolo, Luzzara e Reggiolo;
Alessandro, il cadetto, ricevette, tra gli altri, i feudi di Castiglione, Solferino e Castel Goffredo;
Gianlucido, il più giovane, ricevette i feudi di Volta, Cavriana e Castellaro.
Alessandro morì nel 1466 senza eredi. I suoi feudi, come quelli del fratello Gianlucido nel 1448 e suo nipote Ugolotto (figlio di Carlo), morendo entrambi senza figli, si trovarono governati da Ludovico, marchese di Mantova, che riunì sotto il suo nome tutti i possedimenti.

A sua volta Ludovico ridistribuì questi feudi fra tre dei suoi cinque figli (il terzo e il più giovane abbracciarono la carriera ecclesiastica per diventare vescovi):

Federico, il maggiore, ereditò Mantova;
Gianfrancesco, il più giovane, ereditò Sabbioneta e Bozzolo;
Rodolfo, ereditò Castiglione, Solferino e Luzzara, che condividerà con i suoi due figli:
Gianfrancesco, il più anziano, riceverà Luzzara
Luigi Alessandro, il più giovane, riceverà Castiglione, Solferino e Castel Goffredo.
A sua volta Luigi Alessandro lasciò in eredità i suoi beni dividendo la sua proprietà tra i suoi tre figli:

Ferdinando ricevette Castiglione delle Stiviere (Ferdinando I di Castiglione);
Orazio ricevette Solferino (Orazio di Solferino);
Alfonso ricevette Castel Goffredo (Alfonso di Castel Goffredo).
Nel 1691 Ferdinando III, terzo principe di Castiglione, fu costretto all'esilio da una rivolta popolare e vide le sue terre confiscate dall'autorità imperiale che non le restituirà più.

Nel 1772 il principe Luigi III di Castiglione, nipote di Ferdinando III, si riconciliò con l'imperatore, rinunciando ai suoi diritti in favore dell'Austria per una pensione annua di 10.000 fiorini.

Castiglione delle Stiviere ha origini, forse, etrusche, conobbe nel tempo invasioni di Barbari e il dominio dei Longobardi durato oltre due secoli (568 - 774 d.C.). A causa della sua posizione geografica fu zona molto contesa nel periodo delle Signorie, fra Gonzaga, Visconti e Scaligeri, fino a quando nel 1478 iniziò con il marchese Ferrante Gonzaga la sua storia autonoma di feudo. È di questo periodo la nascita di Luigi Gonzaga (1568) lo stesso che sarà proclamato santo nel 1726, e oggi venerato nel mondo come "il santo della gioventù". La città stessa fu sede di due episodi della Guerra di successione spagnola, rispettivamente nel 1702 e nel 1706, durante la battaglia di Castiglione nella quale venne distrutto il vasto castello fortificato per mano delle truppe francesi dei generali Luigi Giuseppe di Borbone-Vendôme e Médan sotto il comando del Re di Francia Luigi XIV, schierate contro gli Imperiali austriaci. A causa della politica filo francese dei suoi signori, accusati di fellonia contro l'impero, il principato fu occupato dalle truppe imperiali nel 1691 e di fatto sottoposto all'autorità dell'imperatore d'Austria a seguito di sequestro nel 1708 (i cittadini di Castiglione giurarono infatti proprio in quell'anno fedeltà assoluta all'Imperatore Giuseppe I d'Asburgo). Nel 1773 il duca Luigi III Gonzaga, pretendente dello stato, rinunciò ad ogni diritto sovrano a favore definitivamente dell'Austria anche sul ducato di Solferino e la signoria di Medole: Castiglione acquisì dunque in seguito il titolo di "principato" nei domini asburgici e dell'Impero Austriaco di Maria Teresa e Giuseppe II. Il 5 agosto del 1796 nelle sue campagne ebbe luogo la battaglia di Castiglione nella prima campagna d'Italia di Napoleone contro gli austriaci. Dalla Restaurazione (1815), Il dominio austriaco durò fino a quando nelle vicinanze si combatté, durante la Seconda guerra di indipendenza italiana, la famosa battaglia di Solferino (1859) che segnò una tappa fondamentale nella storia del Risorgimento, e ispirò il giovane Henry Dunant alla creazione di una delle associazioni umanitarie più importanti: la Croce Rossa Internazionale, idea che si concretizzò nel 1864 a Ginevra.

La battaglia di Castiglione si svolse nei territori di Castiglione delle Stiviere, Medole e Solferino, il 5 agosto 1796, tra le forze francesi del giovane generale Napoleone Bonaparte e quelle austriache del feldmaresciallo Dagobert von Würmser nel corso della prima campagna d'Italia durante la guerra della Prima coalizione.

La battaglia, terminata con la netta vittoria dell'Armata d'Italia, concluse la campagna iniziata il 29 luglio 1796 con l'offensiva austriaca dal Trentino per sbloccare la fortezza di Mantova assediata dalle truppe francesi. Dopo alcune gravi difficoltà e incertezze, il generale Bonaparte organizzò un audace piano di operazioni che gli permise di concentrare le sue forze e sbaragliare una dopo l'altra le diverse colonne d'attacco austriache che avanzavano separate a est e a ovest del Lago di Garda. Il 5 agosto a Castiglione venne disfatta la colonna principale guidata personalmente dal comandante in capo austriaco, feldmaresciallo von Wurmser.

Dal punto di vista strategico la campagna di Castiglione, dal 29 luglio al 12 agosto 1796, rappresenta uno dei più brillanti successi della carriera di Napoleone Bonaparte e la prima dimostrazione della sua strategia contro diversi eserciti nemici contemporaneamente in campo; dal punto di vista tattico la battaglia finale del 5 agosto fu il primo grande successo campale del generale e la prima dimostrazione pratica del sistema tattico preferito da Napoleone sul campo di battaglia.
Alla fine della Seconda guerra di indipendenza italiana, Castiglione entrò a far parte della provincia di Brescia, diventando capoluogo del Circondario di Castiglione delle Stiviere. Nel 1866, con la Terza guerra di indipendenza italiana, fu annesso al Regno d'Italia quello che restava del Regno Lombardo-Veneto, compresa la provincia di Mantova nel territorio ridotto nel 1859. Nel 1868 il circondario di Castiglione delle Stiviere fu smembrato, assegnando la maggior parte del territorio alla provincia di Mantova, che tornava così nei suoi confini storici.

Il 3 marzo 1984 Marco Furlan e Wolfgang Abel, due studenti veronesi, vengono arrestati in flagranza di reato colti sul fatto mentre con due taniche di benzina stavano per dare fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Si interrompé quel giorno la catena di omicidi firmati dai due neonazisti con la sigla Ludwig.

Nel 2001 Castiglione delle Stiviere ottenne il titolo di città.

Persone legate a Castiglione delle Stiviere:
Ferrante Gonzaga, (1544 - 1586), I marchese di Castiglione e padre di San Luigi.
Virgilio Cepari (1563 - 1631), religioso e biografo di San Luigi.
San Luigi Gonzaga (1568 - 1591), religioso e santo.
Rodolfo Gonzaga (1569 - 1593), marchese di Castiglione, fratello del precedente.
Francesco Gonzaga (1577 - 1616), terzo marchese e principe.
Cinzia Gonzaga (1589 - 1649), religiosa e fondatrice della congregazione delle Vergini di Gesù.
Olimpia Gonzaga (1591 - 1645, religiosa e fondatrice della congregazione delle Vergini di Gesù.
Gridonia Gonzaga (1592 - 1650), religiosa e fondatrice della congregazione delle Vergini di Gesù.
Bernardo Ordanino (XVII secolo), fondatore del civico ospedale.
Giovanni Battista Barilli (1666 - 1726), intagliatore, morì a Castiglione.
Constanzo Beschi (1680 - 1747), missionario gesuita in Tamil Nadu, India; contribuì alla letteratura e grammatica della lingua Tamil; celebrato come "Il Dante della lingua Tamil".
Bernardino Moscati (1704 - 1798), chirurgo e padre di Pietro, professore di clinica medica.
Maria Teresa d'Austria (1717 - 1780), Imperatrice d'Austria e del Sacro Romano Impero, nonché del Ducato di Milano e Mantova, di cui Castiglione era parte integrante.
Giuseppe II d'Asburgo-Lorena (1741 - 1790), Imperatore d'Austria e del Sacro Romano Impero, nonché del Ducato di Milano e Mantova, di cui Castiglione era parte integrante.
Pierre François Charles Augereau (1757 - 1816), generale francese, maresciallo di Francia sotto Napoleone Bonaparte, Duca di Castiglione delle Stiviere
Napoleone Bonaparte (1769 - 1821), uomo politico e militare francese, comandante in campo dell'Armata Francese nella Battaglia di Castiglione (1796)
Charles Auger (1806 - 1859), generale francese, ferito nella battaglia di Solferino morì a Castiglione.
Luigi Moratti (1818 - 1877), maggiore di fanteria, uno dei Mille.
Luigi Pesci (1819 - ?), patriota nella cui abitazione furono scoperti i documenti antiaustriaci che portarono alla congiura dei Martiri di Belfiore.
Cesare Pastore (1822 - 1889), patriota e deputato.
Ferdinando Bosio (1824 - 1879), religioso e patriota legato ai Martiri di Belfiore.
Giovanni Chiassi (1832 - 1866), patriota e comandante garibaldino.
Evandro Caravaggio (1836 - 1913), senatore e prefetto. Morì a Castiglione.
Giuseppe Nodari (1841 - 1898), medico e uno dei Mille.
Erasmo Boschetti (1870 - 1916), medaglia d'oro al valor militare.
Pietro Maletti (1880 - 1940), generale, nato a Castiglione.
Aldo Moratti (1887 - 1951), religioso ed educatore.
Giuseppe Morandi (1894 - 1977), pilota automobilistico, vincitore della prima edizione della 1000 Miglia.
Ezio Mutti (1906 - 1987), pittore.
Oreste Marini (1909 - 1992), pittore e critico d'arte.
Franco Ferlenga (1916 - 2004), pittore e scultore.
Manlio Paganella (1948), storico, scrittore e filosofo.
Fausto De Stefani (1952), alpinista, fotografo e naturalista.
Maria Simonetta Bondoni Pastorio (1954 - 2012), storica dell'arte
Simone Guiducci (1962), jazzista.
Giampaolo Stuani (1966), pianista.
Andrea Gervasoni (1975), arbitro di calcio.
Cristian Savani (1982), pallavolista.
Simone Dallamano (1983), calciatore nel Brescia Calcio.
Nicola Leali (1993), calciatore nel Cesena in prestito dalla Juventus FC.


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