lunedì 3 agosto 2015

VILLA CARCINA



Villa Carcina è un comune della bassa Val Trompia ed è composto da 5 nuclei abitativi: Cailina, Carcina, Cogozzo, Pregno e Villa.

È formato da una striscia centrale con andamento da nord a sud che costituisce il fondo valle al centro del quale scorre il fiume Mella. A est e ovest l'andamento del territorio è montuoso con quote che raggiungono mediamente 1.000 m.

Il monte più alto del comune è il monte Palosso con i suoi 1.158 m.

Il comune di Villa Carcina, nella sua conformazione odierna, è stato costituito nel 1928, anno in cui il regime fascista semplificò e riunì i comuni più piccoli. Fino ad allora i comuni erano due: Villa di Cogozzo, comprendente Cailina, e Carcina-Pregno.

Di epoca preromana si hanno sicure tracce nei pressi di Cogozzo (necropoli) e in Pendezza a Pregno (cocci). mentre coi romani si ha la prima traccia di insediamenti militari (Pregno) e civili (abitazione a Cogozzo e acquedotto a Pregno). Si hanno inoltre tracce dell'epoca alto medievale in Cogozzo (è stata ritrovata una Franca, ascia dell'epoca carolingia) e in Villa, con la costruzione di una piccola fortificazione nei pressi di via Trieste.

In epoca veneta all'entrata di Carcina, per chi proveniva da sud, vi era un arco che segnalava il passaggio dalla giurisdizione di Brescia a quella della Valle, giurisdizione che aveva il centro politico tra Ponte Zanano, residenza del Capitanio di Valle, e Tavernole Sul Mella ( Benche la vicinia si chiamasse Cimmo e fosse Cimmo il paese principale, a Tavernole vi era sede del Sindaco di Valle, della Cassa del territorio ed era sede di giurisdizione per i reati penali, i cui giudici erano periodicamente inviati da Brescia, le cause civili di poco conto e quelle relative ai confini dei terreni tra Originari venivano di regola risolte all'interno della singola Vicinia)

Nel 1797 avvenne la battaglia di Carcina in cui i valligiani ancora fedeli alla Serenissima si scontrarono con preponderanti forze franco-bresciane a seguito della "rivoluzione" guidata da un ristretto numero di cittadini bresciani appoggiati da truppe di occupazione francesi e ribelli bergamaschi, l'apporto di questi ultimi risultò decisivo.

Villa significa casa di campagna o villa senza cinta in contrapposizione al castello che invece era circondato da mura anche se vi si può scorgere nella parte alta dell'abitato un resto di basamento di fortificazione
Carcina, secondo alcune ipotesi, viene fatto derivare dal volgare Carectina o Caricetina, cioè luogo paludoso con giunchi, che in seguito fu bonificato dai Benedettini di Sant'Eufemia. Qui si trova la casa più antica di tutto il comune nei pressi della Chiesa parrocchiale, di proprietà della famiglia Frassine.
Cailina viene da alcuni associato a casilina anche se in passato risulta chiamato come Caylina, Caiglina ecc. Intorno alla fine del XVIII secolo, quando ancora Carcina "alta" non esisteva, veniva definita come "il paese che per estimo territoriale superava Villa e Cogozzo assieme (Giovanni da Lezze, riportato in Villa carcina, un paese alle porte della Val trompia)". In seguito alla costruzione delle trafilerie in località Rassega questa percezione è andata perduta. Nel 1700 la sua popolazione viene definita "atta ai maneggi" ovvero, atta a creare situazioni poco chiare da cui ricavarne un certo vantaggio: il riferimento è al tentativo portato avanti sotto l'amministrazione veneta di uscire dal comune di Villa Cogozzo e di unirsi a San Vigilio per via degli sgarbi ricevuti dai concittadini che, senza curarsi di questa frazione, costruirono un unico ponte carrabile tra le opposte rive del Mella in vicinanza di Pregno, obbligando i cailinesi a passare più spesso tramite S. Vigilio che Villa per arrivare al capoluogo provinciale. La chiesa di San Michele, di chiara origine longobarda, divenne parrocchiale con decreto vescovile del 15 febbraio 1963. Alcune fonti indicano che la chiesa non era l'unico centro di culto del paese ma che vi era in origine un secondo luogo di culto dedicato a San Nicola, la cui ubicazione è andata perduta lungo i secoli.
Cogozzo, secondo alcune ricostruzioni significherebbe luogo a punta, riferendosi forse alla parte che sta alla chiesa di S. Lorenzo sulla strada interna per Noboli, ove vi era probabilmente la strada romana che attraversava il Mella in frazione Noboli di Sarezzo, ove tuttora sorge un ponte romano ancora in uso. Era dimora a famiglie benestanti e vi ha sede l'acquedotto principale comunale (Il comune ha circa 4-5 pozzi)
Pregno: qui si hanno le prime documentazioni di un insediamento romano in valle, località Zignone, precedenti sia alla villa ritrovata a Cogozzo che all'acquedotto. Da questa località passava per l'appunto l'acquedotto romano, tuttora visibile sia qui che in un punto della triumplina in frazione Costorio a Concesio, che portava l'acqua potabile da Lumezzane alla città di Brescia. La tradizione vuole che fosse chiamato "Condotto del Diavolo" ed in un antico documento del 1300 veniva denominato "Cuniculum Priegni". Una antica leggenda narra che i santi patroni Giovita e Faustino crebbero appunto nel castrum di Pregno in località Zignone. Altra nota d'interesse: Pendezza e Zignone furono le prime località mappate dagli ufficiali napoleonici.

L'economia del paese era tutta basata sull'agricoltura del terreno e dei monti e da essa si ricavava, sia pure in minima parte, tutto il necessario per il sostentamento. Da quell'epoca derivano alcune denominazioni dei cortili delle case padronali che oggi si possono ancora in parte scorgere soprattutto a Cailina (Mensi, Mariotti, Bregoli) e Cogozzo nella parte vecchia.

Col passare del tempo, a cominciare dalla seconda metà del secolo scorso, sorsero diverse grosse industrie: nel 1859 la "Glisenti", nel 1889 il cotonificio "Mylius", divenuto in seguito Bernocchi e nel 1911 la "TLM" Trafilerie Laminatoi Metalli, che insieme fornivano lavoro ad oltre 3000 dipendenti.

Negli ultimi anni, con il declino della grande industria, sono sorte al loro posto delle officine metallurgiche, fonderie, rubinetterie e meccaniche varie.

Nel 1963 la signora Capretti Colturi donava nel testamento al comune la sua casa padronale con annesso il parco per farne una casa di riposo per anziani ora denominata "Villa dei Pini", mentre nel 1980 l'amministrazione comunale acquistò il parco annesso alla Villa Glisenti per farne un parco pubblico ed in seguito acquistò anche la villa dove per diversi anni è stata ubicata la biblioteca comunale e dove frequentemente si tengono mostre d'arte e conferenze di vario genere.

Il 25 settembre 1859 inizia la propria attività in Carcina lo stabilimento Glisenti.

Ideatore e realizzatore del complesso industriale è Francesco Glisenti, nella cui famiglia, originaria della Val Sabbia, da secoli si tramanda, di generazione in generazione, l'arte della lavorazione del ferro. Lo stabilimento sorge sull'area della vecchia cartiera, al Follo.
Di Francesco Glisenti va sottolineato, accanto a quello imprenditoriale, l'impegno sociale e politico, che lo porta ad oneri di grande responsabilità, fino ad un seggio in Parlamento.
L'attenzione ai problemi della comunità diventa tradizione nella famiglia, e si concretizza, tra l'altro, nella realizzazione di una scuola materna e di opere per la gioventù.
Ultimo apporto dei Glisenti, in ordine di tempo, alla promozione sociale del Comune è la cessione, a condizioni di particolarissimo favore, della vasta residenza padronale di Carcina e dello stupendo parco circostante.
La Villa, su progetto del costruttore Cassa di Cogozzo, è stata edificata negli anni 1905/06, in sobrietà di linee architettoniche ordinatamente distribuite in tre blocchi accorpati con corpo centrale di tre piani e ali laterali di due, su sfondo pedemontano di considerevole effetto scenografico, completato dall'abbraccio di smeraldo delle preziose essenze del parco, di precedente impianto.
Nel maggio del 1989 si inaugura la nuova Villa Glisenti che ha accolto per lungo tempo la Biblioteca Comunale. É ora adibita a sede di mostre e iniziative culturali.

La Chiesa parrocchiale dei Santi Emiliano e Tirso è del '700 così come la chiesa di san Giacomo ricca di eleganti stucchi.
La frazione di Cogozzo conserva ruderi della rocca nella zona ancora oggi chiamata Castello e, nella chiesa di San Lorenzo belle opere di pittura rinascimentale ed una tela del Paglia. La parrocchiale è dedicata a S.Antonio abate.

San Rocco in monte è situato proprio sopra l'antico centro di Villa. Lo si raggiunge percorrendo una breve salita ed alcuni gradoni scavati nella roccia. La chiesa fu fondata nella seconda metà del XV secolo e più volte rimaneggiata.Dal sagrato la vista spazia sull'abitato sottostante, sull'antico castello e sui boschi. Per la bella posizione e per la tradizione locale è meta di frequenti visite.

Sui monti di Villa Carcina, curiosando tra roccoli e uccellande fino a raggiungere la sommità del monte Pernici; apprezzato punto panoramico sulla val Trompia e le colline della Franciacorta.




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