lunedì 30 novembre 2015

BAGNARIA

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Bagnaria è un comune situato nell'Oltrepò Pavese, in valle Staffora, in una zona di bassa montagna.

Bagnaria fece parte del marchesato dei Malaspina fin dall'investitura imperiale del 1164; passò al ramo dello Spino Fiorito e, nell'ulteriore divisione della famiglia nei tre rami di Varzi, Godiasco e Pizzocorno, toccò a quest'ultimo. Esso fu bruscamente troncato nel 1413 con l'assassinio di tutti i membri nel castello di Olivola in Lunigiana: nella dispersione dei loro beni, Bagnaria fu acquistata dai nobili Busseti di Tortona, e quando i feudi di valle Staffora, ormai sottomessi dai duchi di Milano, furono aggregati alle province del ducato, Bagnaria non toccò a Pavia ma a Tortona. E del Tortonese fece sempre parte fino all'inizio del XIX secolo.

Nel 1485 il feudo di Bagnaria passò ai Fieschi di Genova, e dopo la loro ribellione fu confiscato e dato ai principi Doria. Questi riuscirono a far riconoscere questo feudo come imperiale o esente: questo significa che si trovava in una condizione ancor più privilegiata rispetto alle giurisdizioni separate dell'Oltrepò, godendo della totale autonomia giudiziaria e fiscale, in pratica era uno staterello indipendente. Tra l'altro, mentre negli altri feudi c'era il diritto d'appello alla magistratura di Stato contro i giudizi dei giudici feudali, qui il diritto di appello era al tribunale del Principe Doria.

Il feudo imperiale fu abolito con l'arrivo di Napoleone; nel 1801 Bagnaria fu staccata dal Tortonese e unita al Bobbiese nella provincia di Bobbio, con cui entrò poi (1859) nella provincia di Pavia. Il vecchio nome era Bagnara, solo nel 1863 prese il nome attuale. Nel 1929 venne aggregato al comune di Varzi, ma nel 1946 riacquistò l'autonomia comunale.

La scoperta del Castelliere del Guardamonte o Monte Vallassa che poggia su una zona fossilifera di notevole interesse, risale al 1951. Furono alcuni cacciatori che nello scavare attorno ad una tana dove aveva trovato rifugio una volpe, rinvennero frammenti di vasellame in argilla. Da scavi sistematici, anche se ad oggi ancora limitati, condotti dal Prof. F. Lo Porto della Sovraintendenza alle Antichità del Piemonte, si arrivò alla scoperta di abbondante materiale archeologico. I ritrovamenti più antichi si fanno risalire alla prima età del ferro. L'importanza archeologica del Monte Vallassa era stata per così dire preannunciata nel 1915 quando casualmente fu rinvenuta una dramma padana databile nel primo quarto del II Sec. a. C. Per conio e peso la moneta era molto simile ad un altro pezzo appartenente al tesoretto di Biandrate. Si ritiene che moltissimo materiale, che potrebbe rivelarci interessanti notizie sulla vita di quelle antiche popolazioni, sia ancora da riportare alla luce, ma di norma li troviamo su alture di non facile accesso. A questi luoghi già difficilmente raggiungibili per le caratteristiche geografiche del terreno, venivano aggiunte dalla Comunità che li abitava, opere di difesa con la costruzione di muri a secco e fossati intelligentemente disposti. Ritrovamenti di questo tipo si sono riscontrati in Puglia e Venezia Giulia. La scelta della posizione e la tecnica costruttiva, hanno indotto a riconoscere in questo tipo di insediamenti una civiltà detta “Civiltà dei Castricoli” dove per Castricoli si intende gli abitanti dei Castellieri. Di questo tipo di civiltà ben poco si conosce. Possiamo comunque distinguere due fasi successive, sia dai ritrovamenti di utensili e ceramiche che dai riti funebri all'epoca in uso. Nella fase più antica veniva infatti praticata l'inumazione con il corpo del defunto rannichiato in tombe a cassetta, mentre nella fase a noi più vicina prevalse la cremazione, pratica questa che ci induce a pensare ad una influenza culturale di origine centro-europea. Seppure in presenza di indagini limitate, possiamo tranquillamente affermare che Guardamonte sia stato abitato per un lungo periodo di tempo, dal neolitico sino al tardo impero, ipotesi questa che lo stesso Prof. Lo Porto non esclude sebbene non comprovata. La lunga permanenza dell'uomo in questo luogo è testimoniata dai ritrovamenti di fittili e altro materiale la cui origini si fa risalire ad epoche assai diverse e con altrettante datazioni. Tra i reperti più interessanti si citano: frecce in diverse fasi di lavorazione, un'ascia in pietra verde, una punta di freccia, la punta di uno stiletto di selce chiara, un brunitoio litico, un bordo di vaso, una piccola terracotta zoomorfa frammentata, frammenti di argille in pasta vitrea blu e rubino di tipo gallico. Tra i ritrovamenti, va citato pure un frammento di parietale sinistro di giovane donna che attualmente si trova presso l'istituto di antropologia dell'Università di Pisa. Sul luogo sono state rinvenute inoltre notevoli quantità di ossa di animali e ciò rappresenta un'altra testimonianza della lunga permanenza dell'uomo in questo luogo, tra le ossa rinvenute, pare certo che un frammento di dente di notevole dimensione sia da attribuirsi all'Uro e ciò non deve stupire considerato che questo antico progenitore dei bovini domestici si è estinto solo in epoca relativamente recente. In epoche a noi più vicine sono comunque certe le influenze romaniche testimoniate dal ritrovamento di una statuetta in bronzo del sec. V a.C. e da altre importanti tracce lasciate su tutta la zona. Si suppone che la comunità locale sia stata influenzata anche dalla cultura Etrusca, considerazione che fa seguito alla scoperta di frammenti di ceramiche che si presumono Etrusche per il caratteristico colore scuro, dovuto ad un processo di fumigazione in uso presso quelle popolazioni. L'individuazione dell'insediamento all'epoca operato dall'uomo ed il suo lungo permanere, in un luogo oggi considerato “scomodo”, non deve comunque stupire, ciò rientrava nella logica dei tempi. Guardamonte rappresentò per i suoi abitanti un luogo ove ci si poteva facilmente difendere dai pericoli; sia questi, rappresentati da altri uomini o da animali e nello stesso tempo, per la sua collocazione geografica, un ideale punto strategico di osservazione. Dall'alto delle sue rocce, si poteva avere il controllo di quei fondo valle che dovevano poi nel tempo prendere il nome di Valle Staffora e Val Curone. Il problema della difesa da pericoli esterni è stato senza dubbio una della maggiori preoccupazioni della Comunità che viveva a Guardamonte. L'impianto urbanistico dell'insediamento ne è la più evidente testimonianza. L'abitato sorgeva nel versante che degrada verso le frazioni di S. Ponzo e Mutti ed a difesa dell'abitato furono sapientemente costruite una lunga serie di muri a secco, di cui rimangono ancora oggi tracce nei boschi. Dal lato sud-est le rocce a picco sui sottostanti boschi alle spalle della frazione di Coriola, rappresentavano una ideale difesa naturale. Nella roccia che proteggeva il lato sud-est risulta essere stato scavato dall'uomo un camminamento che non doveva essere solo a scopo difensivo e che conduce ad una caverna il cui accesso è ora ostruito. La caverna di cui non si conosce l'utilizzo, si può ipotizzare che fosse adibita a magazzeno viveri o a rifugio estremo in caso di gravi pericoli o per entrambe le cose. Con il mutare dei tempi, nel corso di un processo lento ma continuo, vennero meno i motivi per i quali vivere sul Monte Vallassa rappresentava una condizione necessaria per la sopravvivenza della popolazione. “L'uomo di Guardamonte” con il passare dei secoli mutò le sue abitudini e con esse la stessa organizzazione sociale; da cacciatore divenne prima pastore e poi per ultimo agricoltore e quindi si resero necessarie terre fertili pianeggianti e facilmente accessibili. Gradualmente, la popolazione di Guardamonte, abbandonò probabilmente quell'insediamento per trasferirsi nel fondo valle, dove ora sorge la frazione di Torretta, che offriva migliori condizioni di vita.

Notevole è il centro storico di Bagnaria, e le altre attrattive artistiche sono : il Santuario, il medievale borgo caratterizzato da case in pietra; da non perdere la romanica chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, dove è possibile ammirare una pregevole balaustra e l' altare maggiore decorato con marmi di vario colore; notevoli sono anche gli affreschi originali che si trovano all'interno di questa chiesa.

Un lungo e stretto ponte sul Torrente Staffora collega la frazione Cà de Galeotti con la SS 461 Voghera-Varzi. L'abitato si distende sul lato sinistro del torrente Staffora e si articola in diverse località: Casa Berletta (mt. 371), Casa Meitina o Possione (mt. 346), la Corte (mt. 339), Casa Galeotti Inferiore (mt 363), il Bosco (mt. 375), le Cascine (mt 370), Casa Galeotti Superiore (mt.406). Il nucleo abitativo originario e più antico è senza dubbio costituito da Casa Galeotti Superiore, un gruppo di case ora disabitate, la maggior parte ormai in rovina e dove la tradizione collocava una piccola Cappella campestre (Gesiora), travolta da un movimento franoso nel profondo Rio Scabiassa i cui resti sono ancora visibili. In ordine all'origine del nome, due sono le possibili ipotesi. La prima appartiene alla tradizione; è vox populi che, il nome alla frazione sia stato attribuito a seguito della presenza in questa località di un galeotto fuggito dalle prigioni di Gremiasco e le rovine, ormai quasi totalmente scomparse di una costruzione in muratura nei boschi, costituirebbero la prova di quanto rimane della sua abitazione. Non è da escludere però anche l'ipotesi di una derivazione dal nome proprio Galeotius o Galeatius che si ritrova con una certa frequenza in diversi documenti alla fine del medioevo. Secondo il censimento del 1616, a Cà de Galeotti (superiore) risiedevano 2 famiglie, quella di Cristofino de Galeotti e di suo nipote Francesco, per complessive 8 anime, alla Possione una sola famiglia di 7 anime, quella di Agostino Tamborino, a Cà di Berletta 2 famiglie e 6 anime, quelle di Catherina e Agnesina, entrambe vedove, è citata pure Cà di Ruffino dove viveva una famiglia composta da 4 anime. I residenti sono stati sempre particolarmente legati alla piccola chiesa dedicata a S. Antonio da Padova. Non esistono documenti da cui si possa definire esattamente il periodo in cui è stata costruita la chiesa. Presso l'archivio parrocchiale è conservato un antico registro che risale ai primi anni del 1700 (anno 1720) su cui veniva annotata la contabilità dell'Oratorio. Ne consegue pertanto che la costruzione della chiesa deve farsi risalire ad un'epoca precedente a tale data. L'interno dell'Oratorio non presenta decorazioni di particolare pregio, sulle due pareti laterali sono raffigurati, sul lato destro la Madonna della Guardia, mentre sul lato sinistro S. Antonio Abate. All'interno della chiesa è conservata la statua di S. Antonio da Padova che in occasione della festa patronale viene portata in processione in località Casa Duca. Il primo progetto di un ponte sul torrente risale al 2.5.1949 allorché viene affidata al geom. Luigi Tevini la progettazione di una "ponticella" dalla portata di 60 q.li "... tenuto conto che la frazione conta circa 200 anime e che la popolazione è disponibile ad autotassarsi sino alla concorrenza di L. 1.000.000." Il ponte sarà però costruito successivamente. Nel 1954 la ditta Mazza di S. Giuletta ne costruisce una prima parte che si interrompe a metà del torrente perché con il ponte era stata prevista la realizzazione di una vasta opera di bonifica e recupero del greto del torrente per uso agricolo. Successivamente abbandonata l'idea della bonifica, si procedette al prolungamento del manufatto, così come oggi appare.

La frazione Casa Massone sorge in prossimità della strada Statale Voghera-Varzi e prende il nome dal Rio Massone o dei Massoni che scorre accanto all'abitato. La frazione non è citata nel censimento del 1616. A valle del ponte sul Rio Massone dal lato del Torrente Staffora sino a pochi decenni addietro erano ancora ben visibili le rovine dell'osteria di Ca' de Bullo una costruzione erosa da successive esondazioni del torrente Staffora. Nella parte più alta dell'abitato è collocata una piccola Cappelletta dedicata alla Madonna delle Grazie, oggetto di festeggiamenti il giorno 14 agosto.
L'osteria di proprietà di Alvi Giovanni ha cessato l'attività nel 1885, anno in cui una rovinosa piena del torrente Staffora travolse gran parte del fabbricato.

Frazione Coriola è una frazione dalle origini antichissime il cui nome deriverebbe dal romano Corius e i primi insediamenti risalirebbero all'epoca romana. Sorge sulla strada intervalliva che collega Bagnaria a S. Sebastiano, per gran parte dell'anno totalmente disabitata, rivive solo nel periodo estivo grazie all'afflusso di alcune famiglie che nell'ultimo decennio hanno acquistato le antiche case e i rustici adiacenti, ristrutturandoli talvolta con attenzione nel rispetto dell'ambiente circostante. Nel 1616 a Coriola risiedeva una sola famiglia, quella di Giovanni de Franza con la moglie e 11 figli. Poco sopra Coriola, dove ora finiscono i campi coltivati e inizia il bosco, abitava Antonino da Montariollo con la moglie Caterina e i loro 6 figli. Della casa di Montariollo non vi è più nessuna traccia anche se sino all'inizio del secolo si dice che esistevano ancora evidenti segni dell'abitazione. Di particolare interesse è l'Oratorio dedicato alla Madonna di Caravaggio citato per la prima volta nel corso della visita pastorale di Mons. Giulio Resta Vescovo di Tortona il 15 ottobre 1709. "Oratorio al titolo della Madonna di Caravaggio posto nella Villa di Corniola soggetto alla Parrocchiale, ove si celebra per divozione, stè ha gli suoi necessari ornamenti, lodando la pietà del Popolo, e della Priora". L'Oratorio nel tempo ha subìto vari interventi peraltro ben visibili che ne hanno modificato l'originaria struttura, sulla base delle testimonianze raccolte dagli abitanti più anziani, già all'inizio di questo secolo però l'edificio era così come oggi appare. Recentemente sono stati effettuati lavori di restauro e consolidamento ultimati nel 1995. Il 26 maggio ricorre la festa patronale, che vede anche la partecipazione degli abitanti della frazione Moglia.

Frazione Livelli è un centro abitato dalle origini medioevali, già sottoposto al dominio della famiglia Malaspina di Oramala, successivamente come Bagnaria divenne feudo affrancato dei Principi Doria di Genova. Il nome Livelli deriva da "livello", contratto agrario medioevale che consisteva nella concessione gratuita o semigratuita di un fondo rustico per un determinato periodo di tempo, normalmente 19 0 29 anni. Il luogo anticamente soggetto a "livello" ne ha preso poi il nome. La ridente frazione sorge ai piedi del monte Sgarala e protetta da un alto dirupo, gode di un clima particolarmente favorevole, tanto che è possibile vedere nella parte alta del paese anche alcune piante di ulivo. In passato (anno 1952) la località, grazie alle sue particolari e favorevoli condizioni climatiche, era stata individuata da una società privata quale sede per la costruzione di una Casa di cura per il trattamento di malattie dell'apparato respiratorio. L'iniziativa successivamente fu abbandonata a causa della graduale diminuzione delle malattie polmonari caratterizzatesi proprio negli anni cinquanta. Le prime notizie scritte risalgono all'anno 1595, anno in cui viene istituita la Parrocchia, separandola da quella di Bagnaria (Sinodo Gambara). Solo di recente con D.P.R. n. 81 dell'11 giugno 1980 sono stati riconosciuti gli effetti civili del Decreto dell'Ordinario Diocesano di Tortona (Vescovo) dell'1 settembre 1978 con cui è stata disposta l'unione "aeque principaliter" delle Parrocchie dei SS Pietro e Paolo di Livelli con quella si S. Bartolomeo di Bagnaria. In passato era il paese che registrava il maggior numero di abitanti, e non senza stupore apprendiamo che nel 1665 contava 27 fuochi (famiglie) e 130 anime (persone) e ancor più nel 1782 contava 138 anime. Negli ultimi decenni, il paese, per la sua collocazione geografica decentrata rispetto all'asse stradale Voghera-Varzi ha fatto registrare un forte flusso migratorio a favore di altre località (Ponte Crenna, Varzi, Voghera ecc.). La chiesa, intitolata ai SS Pietro e Paolo è stata in tempi successivi modificata e ampliata e non conserva particolari pregi artistici. All'interno, posto sul lato sinistro, si conserva una pala d'altare di notevoli dimensioni (270x150) e pregevole fattura datato 1759 ad opera di G. Paolo Muratore, pittore minore vogherese, vissuto nel XVII secolo. La tela ad olio, nonostante il tempo risulta ancora in buono stato di conservazione e raffigura S. Carlo Borromeo e S. Francesco in adorazione della Madonna. Il campanile poggia sul basamento di una antica torre campanaria ancora visibile. Un tempo, sottoposti alla giurisdizione della Parrocchia di Livelli gli oratori, campestri di S. Rocco, Madonna della Neve e della Beata Vergine del Soccorso. S. Rocco - Il piccolo oratorio, all'interno del quale è collocata una piccola statua del Santo, si trova a quota 489 mt. lontano dal paese, a metà strada tra Livelli e Casa Massone. Nel tempo, l'edificio ha subito evidenti trasformazioni, da ultimo un piccolo porticato antistante l'oratorio stesso. Non si conoscono notizie in ordine alla sua origine, di certo molto antiche. Il piccolo Oratorio è citato già nel 1569 in occasione della visita Pastorale alla chiesa di Bagnaria, allora sottoposta alla Pieve di S. Ponzo, di Mons. Gambara, Vescovo di Tortona. San Rocco dalla Francia sarebbe venuto in Italia dove morì di peste, curando gli appestati nel 1327 all'età di 32 anni. Dal XV secolo è invocato come protettore contro la peste ed è uno dei Santi più presenti nella cultura popolare. Per tornare ad una possibile ipotesi in ordine all'erezione dell'Oratorio, ricordiamo che attorno all'anno 1420 (molto più che non nel 1629/30 di Manzoniana memoria) la peste colpì con particolare virulenza la Valle Staffora. Nei territori montani aveva raggiunto una tale diffusione che Voghera, nel 1421 pose alle porte della città, ufficiali di sanità con il compito di impedire anche con la forza l'ingresso alla gente proveniente dalla Valle Staffora. Dall'insieme delle notizie sopra richiamate è possibile ipotizzare quindi che il piccolo Oratorio campestre, sia stato costruito in onore del Santo in un periodo non lontano da quella terribile pestilenza che aveva dimezzato la popolazione della Valle Staffora. Madonna della Neve - l'oratorio sorge a quota 495 mt. all'inizio del paese ed è citato per la prima volta in occasione della visita pastorale di Mons. Peyretti del 1787. L'edificio in origine era di dimensioni molto più ridotte, successivamente ha subito varie trasformazioni i cui segni sono ancora evidenti. Presso l'oratorio, un tempo si festeggiava, in aprile, la ricorrenza di S. Giorgio e il 5 agosto la festa della Madonna a cui la chiesetta è intitolata. L'Oratorio dedicato alla Madonna delle Nevi, allude alla posizione particolarmente soleggiata dove poggia la costruzione e dove la neve si scioglie molto prima che in ogni altro luogo circostante. Il Goggi cita l'esistenza nella Parrocchia di Livelli, di un Oratorio campestre dedicato alla Beata Vergine del Soccorso (anno 1645). Dell'antico Oratorio oggi purtroppo, non esistano più tracce e nessuno tra gli abitanti ricorda di averne mai sentito parlare.

Moglia sorge sulla strada intervalliva Bagnaria-S. Sebastiano, è citato già nel censimento del 1616 e all'epoca cinque erano i fuochi (famiglie) per complessive 38 anime. Il toponimo è particolarmente interessante in quanto Moglia nella generalità dei casi deriva dalla voce lombarda "moia" che sta per maceratoio di lino, canepa o giunchi. Al riguardo va anche detto che il cognome Moglia nel 1616, all'epoca del primo censimento, non era attribuito a nessuno dei residenti, fatto peraltro frequente ma bensì alla frazione. Questo è uno dei tipici casi in cui gli abitanti hanno preso il cognome della località in cui risiedevano. Solo all'inizio del 1700 Moglia (talvolta con alcune storpiature) è diventato cognome. Tornando all' origine toponomastica del nome, ipotizzare la presenza di un maceratoio in località Moglia, sembrerebbe oggi alquanto improbabile, considerata la difficoltà di reperire la necessaria quantità di acqua, ciò non toglie però che poteva trattarsi di una struttura di modestissime dimensioni con annesso locale per la lavorazione della materia prima. Al riguardo il Bertacchi nella "Monografia di Bobbio" del 1859 cita l'esistenza nel comune di Bagnaria di un filatoio senza precisarne l'esatta ubicazione. Della presenza del filatoio, neppure le persone più anziane di Bagnaria ricordano di averne mai sentito parlare. Ora seppur con qualche legittima riserva appare molto più probabile ipotizzare la presenza del filatoio citato dal Bertacchi in località Canavò, (etimologicamente luogo dove si lavora o vende la canepa) che si trova alle spalle del capoluogo.

Frazione Mutti sorge sul lato sinistro del torrente Staffora a circa 1.500 mt. dal capoluogo. Storicamente le prime notizie della frazione risalgono ai primi anni del 1600. Un documento conservato presso l'archivio parrocchiale datato 1616 diligentemente riporta il censimento della popolazione ivi abitante che risulta costituita da n. 6 fuochi (famiglie) e da n. 29 abitanti. Quello del 1616 risulta essere il primo censimento effettuato e la frazione all'epoca è quella con il maggior numero di abitanti, dopo Livelli ed è chiamata Motti da cui Mutti a seguito di successive trascrizioni. Il documento più antico di cui si ha notizia che fa riferimento alla frazione, risale però a qualche anno prima e precisamente al 1605. Si tratta di un decesso: "alli 27 dil mese di marzo fu sepulto: Jacomino figliolo di Giovanni e Barbara da Motti quale era di essa di anni in circa 3". Particolare curioso che caratterizza la frazione è rappresentato dalla linea di confine con il Comune di Ponte Nizza che "taglia" l'abitato in due parti creando situazioni di evidente disagio ai residenti che in taluni casi, devono fare riferimento alle due amministrazioni comunali per il disbrigo di pratiche burocratiche.

Ponte Crenna è la frazione che ha registrato lo sviluppo edilizio più intenso e articolato del territorio comunale. Costituita da pochissime case all'inizio del secolo, negli ultimi decenni, numerosi sono stati gli insediamenti di famiglie provenienti da Sagliano e Livelli, ed ora è la frazione che conta il maggior numero di abitanti. Non mancano insediamenti commerciali e artigianali così come importanti servizi essenziali come bar, trattorie, supermercato, chiesa e sino a pochi anni addietro la scuola elementare. Già dagli anni sessanta è presente la "Varzi Frutta" una industria che opera nel settore della surgelazione. La Chiesa sorge ai piedi della strada che sale a Livelli. Progettata nel 1946, l'opera è stata realizzata, su un terreno donato da Giuseppe Celasco di Casanova Staffora, a spese della popolazione e un contributo Governativo di L. 300.000. Il 20 maggio 1951, con una solenne cerimonia è stata aperta al pubblico. Dall'aspetto semplice ed essenziale, all'interno è conservata la statua della Madonna Pellegrina donata alla popolazione da mons. Francesco Gugliada. La statua, prima di essere definitivamente collocata nella chiesa, nel 1946 fu esposta in numerose Parrocchie della montagna pavese. Di fronte alla Chiesa sorge l'edificio scolastico, costruito per volontà e con le forze degli stessi frazionisti, i cui lavori ebbero inizio nel 1951. Nel 1991 l'Ispettorato Provinciale all'Istruzione ha disposto la chiusura della scuola (pluriclasse) a causa dell'esiguo numero di scolari.

Frazione Spizzirò collocata al confine con il Comune di Ponte Nizza la frazione è costituita da un gruppo di case sparse che sorgono a lato del Rio Spizzirò da cui prende il nome. Comunemente la località è conosciuta anche con il nome di "Cascina Rossa" per la presenza di una tenuta agricola da sempre tinteggiata di rosso di proprietà della famiglia Corsi.

Frazione Torretta sorge in prossimità del capoluogo, a poche centinaia di metri dal torrente Staffora, su un vasto piano attraversato dall'omonimo Rio Torretta. Il toponimo richiama la presenza di resti di presunti fortilizi, dei quali però non se ne conosce l'esistenza. Nella frazione, sorgeva una Cappella privata di proprietà della Casa Balbi Beleni successivamente sconsacrata, ora adibita a casa di abitazione. In mancanza di precisi riferimenti è possibile ipotizzare che accanto alla cappella, di cui si è fatto cenno, esistesse un campanile o comunque una seppur modesta torre campanaria (torretta) che ha dato il nome alla frazione. Il Goggi fa risalire l'origine della frazione ad epoca romana, ma è un'ipotesi che non sembra condivisibile. Dal censimento della popolazione del 1616 la Torretta contava due fuochi (famiglie) e 4 anime. Già negli anni trenta, come risulta dalla documentazione in possesso della Sovrantendenza archeologica della Lombardia, risultano essere state rinvenute nei pressi dell'abitato alcune tombe di epoca romana e ancora di recente il 18.7.1987 una tomba apparentemente attribuibile al periodo medioevale.



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