venerdì 4 settembre 2015

RIVANAZZANO TERME



Rivanazzano Terme  è un comune situato presso il torrente Staffora nell'Oltrepò Pavese,al confine con la provincia di Alessandria.

Fiorente centro agricolo (cereali e uva) delle prime colline dell’Oltrepò Pavese, è un’importante meta turistica per chi ama il benessere delle cure termali. Il sottosuolo di Rivanazzano, infatti, custodisce sorgenti di acque salso-bromo-iodiche e sulfuree dalle proprietà terapeutiche e curative, ragione per cui la recente amministrazione ha voluto completare il nome del paese con l’appellativo Terme, a riconoscenze della più importante caratteristica della cittadina oltrepadana.
La fortunata posizione della città, ai piedi della collina, lungo il torrente Staffora, garantisce un microclima ventilato e asciutto ideale per soggiorni, anche brevi, di villeggiatura.

La più antica località della zona, nota fin dal 1006, era Vico Lardario, luogo della pieve di San Germano (diocesi di Tortona), che si trovava probabilmente nel luogo della parrocchia di Rivanazzano, leggermente decentrata rispetto al centro attuale dell'abitato. Il nome Vico Lardario fu utilizzato in campo ecclesiastico per tutto il medioevo. Già dal XII secolo però si ha notizia di un nuovo centro, Ripa, situato verosimilmente presso la Staffora, al centro dell'abitato attuale, dove sorgerà la torre pentagonale.

La località di Bidella compare in epoca longobarda e seguenti fra i possedimenti dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio.

Nel frattempo si andava sviluppando anche Nazzano, situato su un colle sull'opposta riva della Staffora, e il cui castello era il guardiano della valle. Era stato assegnato ai Malaspina, signori della vallata, nel 1164 da Federico I, ma già nel 1191 il successore Enrico VI lo aggiunse ai domini pavesi dell'Oltrepò, sotto i quali fu sede di podesteria.

La storia successiva di Riva e di Nazzano non è sempre chiara, anche perché è probabile che almeno fino al XVI secolo esistesse una località Ripa Nazzani posta sulla riva della Staffora, ma ai piedi di Nazzano, dunque sulla sponda opposta rispetto a Riva. Comunque fino al XVII secolo i due centri furono indipendenti.

Nazzano fu, dal XIII fino all'inizio del XV secolo, signoria dei Sannazzaro, maggiori feudatari guelfi dell'Oltrepò, sempre in lotta con i Beccaria; in questo periodo Nazzano fu quasi sempre in dissidio con la vicina Voghera. Successivamente passò ai Pusterla.

Riva, dal canto suo, dopo essere stato forse sotto la signoria del vescovo di Tortona e poi di un altro ramo dei Sannazzaro, nel 1457 fu infeudato ai Fregoso di Genova, ai Terzago nel 1488, ai Pietra nel 1540 e infine, nel 1609, ai Mezzabarba di Pavia. Essi, nel 1613, acquistarono anche il feudo di Nazzano, determinando così l'unione feudale e ben presto anche comunale dei due centri.

Il feudo unito di Riva di Nazzano passò poi ai De Mari di Genova e per eredità ai Rovereto – De Mari (dal 1712), che lo tennero fino all'abolizione del feudalesimo (1797).

Nel XIX secolo il nome del comune divenne Rivanazzano. A seguito del risultato positivo del referendum indetto nel marzo 2009, in cui i cittadini sono stati chiamati a pronunciarsi sulla proposta di modifica del nome, il comune ha assunto la denominazione di Rivanazzano Terme.

Da Rivanazzano transitava la via del sale lombarda, percorsa da colonne di muli che passando per la valle Staffora raggiungevano Genova attraverso il passo del Giovà e il monte Antola.

Il torrente Staffora contribuisce a rendere fertili i campi di questo comune lombardo che donano frutta, ortaggi, cereali ed uve prelibate ed in effetti l'agricoltura è uno dei motivi di vanto di questo comune lombardo, anche se per molti Rivanazzano è innanzitutto un centro termale.

Lo Staffora un torrente irrequieto, solo apparentemente calmo, dalla discesa tormentata e dalle acque agitate, almeno nei lunghi periodi invernali, di piena. Eppure a guardarlo dalla strada è un placido rivolo d’acqua che da nome alla valle che attraversa, un torrente importante che in passato fu riva di ristoro per pellegrini e commercianti.

Lo Staffora infatti ricalca l’antica Via del Sale, la strada delle spezie che congiungeva le terre oltre le montagne ai porti vivaci sul tirreno, i boschi dell’Appennino agli spazi infiniti delle pianure fluviali.
Lo Staffora lambisce antichi borghi e centri abitati: il Borgo fortificato di San Ponzo, Ponte Nizza, Sant’Alberto di Butrio, Il Castello di Oramala, per poi, prima di arrivare al Po, attraversare Salice e Rivanazzano Terme, famosi per le sorgenti di acque sulfuree e salsobromoiodiche e per i rispettivi centri di cura termali.

Gli effetti benefici delle acque di Rivanazzano a livello di cura e prevenzione di malattie dell'apparato respiratorio, circolatorio e locomotore sono noti fin dall'Ottocento, quando nacquero i primi centri termali moderni registrando un grande interesse da parte dei lombardi.

Nella centralissima piazza Cornaggia, si trova il Comune di Rivanazzano. Il palazzo municipale, di stile neogotico, fu progettato dall’ingegner Dionigi Pozzoli di Voghera, i lavori furono appaltati nel 1906 e terminati il 24 marzo 1909. I lavori di realizzazione di questo magnifico palazzo vennero appaltati nel 1906 all’impresa Franzauti e quindi alla società Carlo Noce di Rivanazzano. L’opera, a seguito di alcuni contrasti e ritardi, fu completata il 24 marzo del 1909 ma solo il 16 ottobre del 1910 vi fu l’inaugurazione ufficiale. I contrasti erano sorti nel 1907 con l’ingegner Francesco Beccaria di Voghera subentrato a Dionigi Pozzoli nella direzione dei lavori. L’immobile è in stile gotico, è dotato di porticati ad arco acuto e finestre bifore al piano superiore, al cui centro spicca la balconata sormontata dalla torre dotata d’orologio. L’edificio è contrassegnato da merlature “a coda di rondine” che contornato tutto il tetto. In una sala del comune è posta una targa che ricorda la realizzazione del municipio. Nella sala consiliare è conservato un antico affresco raffigurante “Nostra Signora della Neve”, trasportato su tela e recuperato da una vecchia Chiesa che era incorporata nella casa del Comune. L’opera del secolo XVI, fu fatta eseguire per volontà della popolazione. Questo affresco è conservato da tempo immemorabile nelle sale del vecchio municipio. Lo si deduce da un atto di convocato del 22 luglio 1843, avente per oggetto: “Sussidio alla popolazione per l’adempimento del voto di solennizzazione della festa di nostra Signora della Neve” dove si parla di un voto fatto nel lontano 1501 “di festeggiare con particolare pompa il giorno della ricorrenza di nostra Signora della Neve, in ringraziamento dell’ottenuto favore per di Lei intercessione della liberazione dal pestilenzial morbo”.
Costruito dai Malaspina intorno all'anno Mille, il Castello di Nazzano fu potenziato da Gian Galeazzo Visconti, che ne riconobbe immediatamente la strategica posizione, intorno al 1360. Dalla cime del colle su cui sorge è infatti possibile ammirare, nelle giornate limpide e ventose, la catena che dalle Alpi Marittime arriva fino al Monte Rosa. Passato nei secoli di famiglia in famiglia giunse nel 1613 nelle mani dei Mezzabarba, conti pavesi, mani aristocratiche che ne trasformarono l’assetto, convertendolo da fortezza in maniero. Nel 1712 l'edificio fu rivenduto agli attuali proprietari, i marchesi Rovereto che definirono l’assetto per come lo possiamo ammirare oggi. A sud c'è il corpo principale con sei finestre (di cui tre a sesto acuto) ed un' isolata al piano inferiore. Nell'angolo di sud ovest si nota una minuscola torre cilindrica, rastremata all'altezza della gronda. La curiosa aggiunta è merlata alla guelfa, come la gran torre quadrangolare che svetta ad ovest. La facciata che dà sulla piazza della chiesa è caratterizzata da un alto archivolto ogivale cieco, che si disegna fin quasi alla linea del sottogronda ed inquadra una finestra a sesto acuto ed un portaletto a pianterreno. Il castello ha subito radicali restauri e fu nel 1905 definitivamente destinato a dimora residenziale.


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