venerdì 15 maggio 2015

LA CHIESA DI SANTA MARIA IN STRADA A MONZA

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La chiesa di Santa Maria in strada si trova nel centro storico di Monza, in via Italia. Sorge su un antico convento dei Frati Francescani detti "della Penitenza", che permisero che venisse convertito in un oratorio nel 1348. Da un manoscritto del cronista Bonincontro Morigia si deduce che la costruzione venne iniziata nel 1357. Annessa alla chiesa si trova un piccolo chiostro.

La chiesa riecheggia nel nome l'antica "contrada Strata" (oggi via Italia), cioè lastricata, che dal centro del borgo conduceva a Milano. Edificata a partire dal 1348, quando venne concesso ai Terziari francescani di ridurre ad oratorio un edificio preesistente, fu consacrata nel 1357. Una seconda fase edilizia riguardante il campanile e la facciata risale allo scadere del secolo, quando i francescani monzesi si unirono agli Agostiniani di Milano (1393). Attorno al 1420 all'originario edificio limitato all'attuale navata (con copertura a capriate ancora visibile nel sottotetto) e coro, la cui copertura fu allora rifatta con volte costolanate, vennero aggiunte l'abside poligonale e la sacrestia. Trasformazioni sostanziali si ebbero nel XVII secolo (1610) con l'introduzione della volta a botte, il rivestimento a stucco della volta del coro e l'apertura di nuove finestre; mentre al secolo successivo risalgono le decorazioni in stile barocchetto. Con l'avvento del governo napoleonico il convento venne soppresso e la chiesa chiusa. Il primo, dopo alterne vicende, divenne sede di un istituto scolastico, la seconda riaperta al culto, venne restaurata a partire dal 1870 dall'architetto Carlo Maciachini che intervenne principalmente sulla facciata integrandone alcune parti (l'arco ogivale del portale, le edicole centrali della fascia mediana, le formelle in cotto) e rifacendone altre (gli estradossi del portale, le lesene angolari in pietra). A lui si deve anche il completamento della cella campanaria che, frutto di totale invenzione, si accorda stilisticamente alle altre parti dell'edificio, mentre del tutto arbitraria appare la sostituzione del portale secentesco.

Il campanile, sulla destra guardando la facciata, originariamente alto quanto la facciata, è decorato con bifore, archetti pensili e cuspide aggiunti dal Maciachini.

L'interno della chiesa è diviso nell'ampia aula rettangolare, il coro semiottagonale e il presbiterio. Gli altari secondari, sui lati della Chiesa, sono decorati con affreschi, tra cui la pala del Trasporto dell'icona della Madonna del Buon Consiglio del 1756 di Francesco Ferrario. L'Altare Maggiore risale al 1756 ed è costituito da marmo, pietre dure e bronzi. Di particolare pregio sono gli affreschi del presbiterio e del coro, realizzati da Giambattista Gariboldi, tra cui un'Assunzione della Vergine (nel presbiterio) e una Gloria di S.Agostino (nel coro).

La facciata a capanna, con la parte superiore a vento, è scandita in quattro ordini da fasce marcapiano. Nel primo si apre il portale la cui ogiva è profilata da una decorazione in cotto; nel secondo si snoda una serie di edicole lobate che presentano lo stesso motivo delle bifore archiacute ai lati del rosone nell'ordine successivo. Questi ultimi elementi sono riquadrati da formelle in terracotta che sottolineano sia l'andamento simmetrico della composizione sia la valenza decorativa assunta dalla superficie muraria, del resto ben esplicitata anche nell'acroterio. Qui una doppia fascia di archetti intrecciati corre lungo il sottotetto, racchiudendo la preziosa edicola con pinnacoli fiancheggiata da due rosoncini. In essa è collocato il gruppo scultoreo della Vergine con Bambino (copia dell'originale attualmente in deposito presso il Museo del Duomo), databile attorno al terzo decennio del XV secolo e ricollegabile alla statuaria del duomo di Milano. Contatti col capoluogo possono essere proposti anche per l'impianto della facciata, affine a quella di S. Marco, ma anche, e soprattutto al completamento campionese di quella del duomo cittadino.
In un andito sotto la cella campanaria, comunicante con la chiesa e ora accessibile direttamente dalla strada, venne rinvenuta alla fine degli anni '50 del '900 una serie di dipinti murali. Sulla parete di fondo, incorniciata da un doppio motivo floreale e a dentelli, è affrescata una Crocifissione recentemente restaurata. Brulle rocce sormontate da un castello turrito delimitano la scena in cui spicca l'alta croce affiancata dalla Vergine e san Giovanni. Lungo il bordo inferiore dell'affresco che segue il profilo curvilineo della vasta nicchia sottostante, si intravede una mano appoggiata ad un legno chiaramente identificabile in una croce. Questo particolare farebbe ritenere la nostra una replica del medesimo soggetto originariamente ad un livello inferiore. L'ignoto autore, a conoscenza del medesimo soggetto presente negli oratori milanesi, di cui ne riecheggia l'impianto, è avvicinabile all'affresco  di una Madonna e santi e una Crocifissione sulla controfacciata di S. Cristoforo a Milano. Le forme allungate dallo scarso vigore plastico e il panneggio ridotto a puro grafismo suggerirebbero una datazione tarda alla fine del XIV, inizio XV secolo. Ad avvalorare tale ipotesi, oltre alle considerazioni stilistiche, va anche aggiunto il fatto che proprio alla fine del secolo risale la costruzione del campanile (ricordato per la prima volta nel 1402) che potrebbe aver comportato dei cambiamenti anche in questa struttura (come testimonierebbe la sovrapposizione ricordata), ed essere quindi assunto come termine post quem per la datazione. Nell'attigua parete sinistra, mutilata dall'apertura di un ampio passaggio per la sacrestia, si colgono esigui resti di buon livello di un'Annunciazione che si sovrappone ad un frammento di sinopia raffigurante la parte superiore di una croce e ad un'altra sinopia con una Crocifissione, assimilabile nell'impaginazione al vicino affresco d'identico soggetto.




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