venerdì 15 maggio 2015

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE A MONZA



Il complesso sorge sulla riva sinistra del fiume Lambro, a monte rispetto al centro cittadino, presso il punto in cui il fiume esce dal Parco di Monza.

Si deve senz'altro identificare con questo il convento dei frati cappuccini al quale, nel celeberrimo romanzo I promessi sposi, Renzo e Lucia furono inviati dal padre Cristoforo allorché dovettero fuggire da Lecco. Lucia fu poi affidata alla Monaca di Monza, nel convento femminile (oggi non più esistente) che si trovava entro le mura della città; Renzo invece proseguì per Milano.

In questo santuario sostarono a pregare Gian Paolo Osio, suor Benedetta e suor Ottavia, le due monache complici scomode in fuga dal convento di Santa Margherita di Monza per evitare l'arresto dopo quello avvenuto di suor Virginia de Leyva, personaggio storico romanzato ne I promessi sposi.

Il primitivo insediamento dei Frati Minori a Monza risale all’anno 1232 presso una chiesetta dedicata a S. Pietro. Successivamente essi passarono in Contrada dell’Olmo dove, nel luogo chiamato Prato Grande o Piazza del Mercato, eressero la chiesa e il convento di S. Francesco. Con lo svilupparsi in Lombardia della riforma degli Osservanti -cui diede vigoroso impulso la predicazione lombarda di san Bernardino da Siena- le popolazioni monzesi, nel maggio del 1462, fecero formale richiesta al Capitolo provinciale degli Osservanti, che si teneva a Novara, di avere questi religiosi nella loro città. Avuta risposta affermativa e spronati anche dalla precedente predicazione del Beato Damiano Carrara da Padova (†1457), l’8 settembre 1463 posero la prima pietra dell’attuale convento in una zona della parrocchia di S. Gerardo appena fuori Porta Grado nell’Oltrelambro.

La prima pietra viene posta l’8 settembre 1463, Festa della Natività di Maria, ed il 18 ottobre 1467 a lavori non ancora ultimati i francescani entrano in possesso del santuario iniziando le “tournate” liturgiche.
Nel 1579 a poco più di cent’anni dall’erezione del tempio per alti meriti spirituali ed in quanto meta privilegiata dei pellegrini lombardi, il Papa GREGORIO XIII dichiara l’altare che custodisce la Veneratissima Immagine della Madonna delle Grazie “Altare Privilegiato”

Solo però nel 1621 dall’altare del Coro viene trasferita la tela dell ‘Annunciazione a quello maggiore per consentire così ai pellegrini che arrivano sempre numerosissimi ed in crescita esponenziale una migliore fruizione.
Notevoli migliorie all’impianto caratteristico, ad unica navata con corridoi laterali e quattro chiostri, di cui solo uno rimane oggi integro, si susseguono nel corso degli anni. Il Seicento è forse il secolo in cui numerosi e massicci interventi completano con gusto barocco uno “stile architettonico lombardo” ancor oggi ben conservato ed a noi visibile.

Ad una tipologia caratteristica di una classica struttura lombarda con mattoni a vista, a facciata senza rosone con tre aperture e tre porte di accesso di cui quella centrale più ampia sovrastato un altorilievo (istoriante la Vergine attorniata da due francescani) si aggiungono notevoli “aggiunte” estranee alla tipologia iniziale.
Una di queste il porticato a cinque arcate fatto erigere nel 1632 sulle facciate della chiesa per poter riparare dalla pioggia i pellegrini.

Ma per affermare l’indipendenza del convento e per fabbricare telati per le vesti dei francescani di Lombardia e per i numerosi figli di Francesco insediati in Monza, al fianco della chiesa sì iniziano nel 1649 i lavori di costruzione degli ambienti della Filanda.

Quest’oggi quel lanificio è adibito a sede di iniziative culturali e si conserva inalterato, nonostante la vicinanza per ovvie ragioni al fiume Lambro e la conseguente umidità, che ha compromesso alcune parti del portale in arenaria sovrastato da un affresco della Vergine.

L’interno per gran parte in mattoni è molto caldo con copertura a vela al piano terra, superiormente vi è la sala conferenze ed una cappella per i fedeli che transitano nella foresteria per esercizi spirituali.
Ulteriori migliorie si abbisognavano. La maggiore è la costruzione dì un ponte che potesse unire il Santuario con facilità a motivo del costante afflusso di malati.

Così nel 1683 in sostituzione della primitiva passerella in legno viene costruito un ponte in pietra.
Un ponte nuovo, comodo e percorribile e così la cittadinanza si tassa di ben ottanta lire imperiali a testa per poterlo realizzare e per espandere dì ventotto pertiche il fondo dei francescani attorno al Convento.
All’inizio di questo nel 1722 è posta una colonna sormontata da una croce per indicare l’inizio della zona sacra dedicata alla Madonna delle Grazie.

Un’altra miglioria è rappresentata dalla apertura al convento operata nel XVIII secolo per consentire l’accesso dal porticato; un portale di chiaro gusto barocco a decorazioni floreali anch’esso, come il portale della Filanda, rovinato nella parte terminale.

A coronamento del cortile nel 1766, per una catechesi dei pellegrini, vengono costruite le quattordici santelle della Via Crucis dal pittore monzese FEDERICO FERRARIO affrescate con episodi della Passione di Gesù.
Verso la fine del Settecento il convento aveva raggiunto la sua massima estensione poiché doveva far posto agli studenti francescani della scuola di teologia. Negli stessi anni in Francia si scatenava al grido “liberté, fraternité, égalité!” una rivoluzione anche culturale ed ideologica.

Arriviamo al 25 aprile 1810 quando NAPOLEONE BONAPARTE emana l’Ordine di confisca e espulsione dei religiosi dalle chiese e dai conventi per poterle depauperare al fine di mantenere la “guerre”.
A Monza detto Editto trova l’applicazione per la nostra chiesa solo l’11 maggio 1810, quando al Padre Guardiano l’Ufficiale del demanio “in nome del popolo” viene ad intimare lo sgombero entro ventiquattro ore e a disporre la confisca dei beni custoditi dai francescani.

I frati celebrano l’ultima messa dinanzi la Venerata Immagine in canto

«Con questo giorno - scrive il Guardiano sul Registro delle Messe seguito dalle firme di tutti i suoi frati - in cui resta soppresso il convento in esecuzione del Reale ed Imperiale Decreto del giorno 25 prossimo scaduto Aprile, resta chiuso il Registro.
Uscendo in silenzio si dispersero qua e là cercando di vivere la vita francescana in attesa di migliori tempi».

Don Antonio Sala, Parroco di San Gerardo, insieme all’Arciprete di Monza Mons. PIETRO CRUGNOLA pensarono alla Sacra Icona.

Il 16 giugno dello stesso anno la acquistarono per ben Duecento Lire Italiane, diversi milioni, per porla nella Sagrestia di san Giovanni Battista e poi nei quartiere “Isola” nell’appena eretta Santa Maria Grazie Nuove.

Il santuario non venne mai del tutto abbandonato nonostante la chiusura ed il depauperamento rimane sempre nel cuore dei monzesi, soprattutto la domenica ed il venerdì di Pasqua, essi continuano a recarsi alla Via Crucis, esterna, a pregare davanti alle santelle.

Ma alla fine dell’Ottocento un fulmine di un furioso temporale squarcia un albero in due che cade su due stazioni. Fu questa l’occasione per stroncare l’afflusso dei fedeli.

Nel 1897 un ingegnere della Real Casa, forse mosso da livore anticlericale, ordinò che fossero demolite le altre dieci. Se ne salvarono solo due incorporate nella parete esterna del Santuario.

L’interno della chiesa e gli annessi locali erano devastati, le tombe dei frati manomesse e la navata trasformata in un magazzino per il foraggio dei cavalli delle scuderie della Casa Savoia, tenute nell’ala Sud della Villa Reale.

La distruzione venne il 17 settembre dell’anno 1893. Dall’alba sino a sera inoltrata le colonne dì fuoco non accennerò a diminuire alimentate da ben 5500 quintali di fieno.

Il rogo distrusse tutti gli affreschi, gli stalli del coro del quattrocento e gli ultimi quadri rimasti al muro, scampati alle razzie napoleoniche.

Il prestigioso complesso doveva essere loro visibile quale un cumulo malinconico di pietre bruciate, un rudere abitato da gatti selvatici e topi, infestato dall’umidità del vicino fiume Lambro. Trent’anni di abbandono sino al 1928 allorquando i ‘architetto Luigi Bartesaghi, appassionato di storia e di conservazione del patrimonio, inizia a pubblicare sul “Giornale di Monza” diversi editoriali tesi a sottolineare la necessità di un restauro e conseguente ritorno dei francescani. Il 27 marzo 1930, a seguito delle reiterate richieste della Curia dei Frati Minori di Lombardia e della campagna di sensibilizzazione operata dal “Giornale di Monza”, viene emanato un Regio Decreto che sancisce la cessione ai Frati Minori di Lombardia della loro chiesa delle Grazie Vecchie perché si riaprisse al culto.

Incominciano le raccolte di fondi per il riscatto e a ritmo incessante e febbrile per mano di due frati muratori, Fra’ Costante Chiodini e Fra’ Vivaldo Ronfi, che alternavano la mazzuola alla corona del Rosario, entro l’8 dicembre 1931 risistemano il complesso. L’Immagine Veneratissima della Beata Vergine viene riposta nella sua originaria chiesa dopo più di un secolo.

Nel 1936 la colonna con la croce che si trova all’inizio del ponte viene collocata al centro del giardino in mezzo all’area occupata dalle santelle della Via Crucis.

In qualita di Delegato del Pontefice, PIO XI, il Cardinal ILDEFONSO SCHUSTER il 23 maggio 1937 incorona la Madonna delle Grazie di Monza.

A coronamento degli interni ristrutturati, e per rendere omaggio agli esecutori, da poco più di dieci anni dalla riapertura l’Arcivescovo di Milano, il Cardinal SCHUSTER, benedice il concerto di cinque campane il 14 marzo 1946 ed il giorno successivo celebra la solenne consacrazione dell’Altare Maggiore opera di GIOVANNI Muzio, Accademico d’Italia (custodente la tela della Vergine). La restituzione ai frati del Convento della porzione di terra a ridosso del Parco Reale è portata a termine dal paziente Padre GEREMIA CANTONI da Olcio.

La Corte dei Conti il 22 novembre 1952 da’ l’approvazione di conformità dopo il parere conforme dei tre ministeri e ne registra il passaggio di proprietà.

Le dodici edicole della Via Crucis demolite nel 1897 vengono ricostruite dove e come erano nel 1939 e lo scultore di Cremona DANTE RUFFINI, nel 1956, ornata con altorilievi di cotto.

A vari titoli e con diverse modalità il convento fu ripetutamente casa di formazione e nel 1983 fu sede educativa per i post-novizi. Per la sua nota attività di pastorale mariana, il 25 marzo 1983 la Conferenza Episcopale Lombarda designava il santuario della Madonna delle Grazie come chiesa dove i fedeli potevano ottenere 1’lndulgenza Giubilare dell’Anno Santo. Tale designazione veniva ripetuta in occasione dell’Anno mariano 1987-1988. Da quest’ultimo anno, con una serie di interventi, veniva realizzata una più razionale sistemazione della sacrestia, del vano cerario e della zona abitativa dei religiosi e dei locali per l’accoglienza. Con l’anno 1990 scadeva il contratto di affitto dei locali ceduti alla scuola IPSIA. Nel 1993 venivano realizzati i nuovi confessionali in un apposito ambiente adiacente al santuario e il convento si qualificava anche come Casa di Accoglienza per 1’animazione vocazionale. Le attività del santuario sono molteplici: sacramento della Riconciliazione, gruppi di preghiera, corsi biblici, animazione missionaria e altre.

Nel 1994 era ceduto in comodato alla Caritas Diocesana di Milano l’edificio dell’ex Seminario per le proprie iniziative assistenziali e sociali. Attualmente parte della struttura è adibita ad Hospice, per l’accoglienza e l’accompagnamento di malati terminali.

In preparazione al giubileo del 2000 l’interno del santuario veniva restaurato con il contributo dei benefattori. Il lavoro più consistente fu la sistemazione definitiva del presbiterio; mons. Giovanni Giudici, Vicario generale di Milano, consacrava il nuovo altare. La zona della vecchia filanda veniva attrezzata per celebrazioni all’aperto. Durante tutto il giubileo del 2000 numerosi furono i pellegrini che a gruppi o singolarmente hanno visitato il santuario. Il 24 maggio 2000 ci fu anche la giornata giubilare per tutta la Provincia dei frati minori. Nel 2001 sono stati fatti i lavori di sistemazione del piazzale antistante il santuario e nel 2002 sono terminati quelli per il nuovo salone (ex refettorio collegio). Nel 2012, con un contributo della Regione Lombardia, verranno conclusi i lavori di sistemazione della zona riservata all’accoglienza di singoli e di gruppi.

Anticamente il sito era contraddistinto da un ponticello di legno che per ben due secoli servirà ai frati per far arrivare i pellegrini e quel ponte è un po’ il simulacro, il simbolo dell’attaccamento dei monzesi e della predilezione per il culto alla Madre di Dio. 

I numerosi pellegrini accorrevano alla Madonna delle Grazie per ottenere dalla Madre di Dio la “grazia” e chiedevano la Sua Intercessione presso Dio; alla richiesta di aiuto seguiva la risposta di amore.

Tantissimi gli ex voto ad oggi presenti al fianco del corridoio del Santuario a dimostrazione della pioggia di grazie. Tantissimi sono i quadretti che, taluni a torto ritengono “ingenui di un’espressione prettamente religiosa”, certamente rappresentano una “pietà popolare”, o meglio, una iconografia popolare. Anticamente le pareti dovevano essere un tripudio di piccoli capolavori che la soppressione napoleonica, l’abbandono, la successiva spoliazione e l’incendio di fine Ottocento hanno fatalmente cancellato le numerose testimonianze ed i fumetti sacri. 
L’incendio -cui si fa riferimento- sviluppatosi il 17 settembre 1893 scoppiato alle quattro del mattino, alimentato da 5500 quintali di fieno e durato tutto il giorno distrugge gran parte del complesso claustrale.

Oggi le tavolette dipinte, dal miracolato in segno di devozione, sono sostituite da istantanee o fotografie: eterne vicende in cui la Madre di Dio è venuta a soccorrere i suoi figli. Cuoricini di metallo, simulacri silenziosi, ma non altrettanto eloquenti, di “grazie” concesse da Dio. Ogni immagine ha la sua storia, come un tempo, che solo il Padre conosce come l’intenzione degli inginocchiatoi “scavati” conservati nelle stanze per i colloqui che custodiscono il mistero di generazioni legate indissolubilmente all’Amore per la Madre Santissima. Tanti misteri che si sommano a quello della Theotokos ed alla Annunciazione rappresentata nella Venerata Immagine della Madonna delle Grazie di Monza. 
I fedeli che entrano, a centinaia anche nei giorni feriali, lo fanno per partecipare alle Celebrazioni Liturgiche ma per gran parte animano col loro silenzio orante, molto “pregno”, l’altare maggiore che contiene l’Immagine della Vergine.

La scelta del luogo per la fondazione del convento non fu casuale: situato in una zona a quel tempo periferica, oltre le mura del borgo e al di là del fiume, consentiva ai frati di svolgere le loro attività senza interferire con il clero secolare, pur mantenendo contatti intensi col vicino centro abitato e potendo anche incontrare le esigenze dei fedeli di passaggio per una strada di traffici.

La chiesa è preceduta da un porticato sorretto da quattro colonne a lato del quale è la porta del convento. All'esterno, sul fianco meridionale, un ampio cortile quadrato delimitato dalle edicole in cotto della Via Crucis, opera dello scultore Dante Ruffini.
 
La facciata tardogotica in cotto è preceduta da un portico addossato in epoca barocca, mentre il campanile è del XV secolo. Il portale in arenaria di sinistra conduce al convento sviluppato intorno al chiostro.
L’interno ad aula unica presenta un tramezzo divisorio che separava l’aula destinata ai fedeli dal coro dei frati. Sull’altare marmoreo è collocato un pregevole dipinto con l’Annunciazione, oggetto di grande devozione popolare.

Uscendo dal perimetro del convento, verso il parco, si raggiunge il ponte costruito nel 1683 grazie all'impegno delle famiglie Durini e Casati. Proseguendo lungo la cinta del parco, presso la porticina di accesso è tutt'ora visibile lo sportello di un antico pozzo detto "della spagnola", per una tradizione secondo cui, intorno alla metà del '600, una giovane spagnola vi si annegò, vittima di un amore contrastato.






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