domenica 3 maggio 2015

I LAGHI LOMBARDI : IL LAGO DI MONATE



Una bella fanciulla di Osmate di nome Bianca era innamorata di un soldato che si trovava al fronte. Bianca era fedele al suo innamorato e respingeva senza incertezza qualsiasi altra proposta di matrimonio. Anche quella avanzata dal giovane feudatario che la voleva in sposa. Giovane, bello, ricco e potente chissà quante fanciulle si sarebbero gettate ai suoi piedi per averlo in marito. Ma Bianca non ne voleva sapere. Il giovane non accettò di essere respinto e meditò di vendicarsi quanto prima. Ecco cosa escogitò. Qualche giorno dopo un araldo attraversò il paese leggendo urgentissime "grida" che promettevano la testa mozzata a chi le avesse disattese: era proibito a chicchessia, pena la tortura e poi la morte, di rifornire di acqua Bianca e sua madre.
La povera Bianca fu così costretta ad approvigionarsi alla fonte del Monteggia. Se non che, dopo qualche tempo, la madre della ragazza si ammalò e venne colpita da febbre elevata, il che la portava a bere con una certa frequenza. Bianca, disperata, pensò di andare al castello e supplicare il feudatario di non far cadere sulla madre la punizione che aveva voluto infliggerle per il suo rifiuto.
Giunta al castello, si fece annunciare, entrò nel cortile e si gettò piangendo ai piedi del giovane tiranno che rimase impassibile, a braccia conserte, ascoltando il suo racconto. La risposta del castellano fu secca e spietata: "L'odio genera odio,: che quella strega di tua madre muoia pure assetata!".
La ragazza allora si alzò in piedi e con il busto eretto pronunciò terribili parole che coprirono anche gli ululati del vento: "Che tu sia maledetto! Che siano maledetti tutti coloro che ti stanno vicini e ti sostengono. Per aver negato un sorso d'acqua a una povera vecchia tu morirai dannato e per l'eternità sarai tormentato da una sete insaziabile. Che il cielo ne sia testimone!".
Il temporale si trasformò in uragano e divenne sempre più violento. Nessuno a palazzo si accorse che il pozzo del cortile cominciava a rigurgitare acqua allagando dapprima la corte, poi il castello stesso e infine tutti i suoi possedimenti. All'alba tutto cessò e il silenzio regnava su un nuovo paesaggio: era nato il laghetto di Monate.


I comuni che confinano con il lago sono Cadrezzate, Comabbio, Osmate e Travedona-Monate. Il lago è alimentato da sorgenti sotterranee ed alcune rogge tra cui il Rio Freddo, ha un unico emissario nel torrente Acquanegra che sfocia nel lago Maggiore nel comune di Brebbia in località Sabbie d'Oro. Le acque sono in genere abbastanza limpide con alcuni tratti in cui tendono ad opacizzarsi assumendo una colorazione lagunare. Sulle rive sono presenti ampi tratti a canneto che si alternano con fitta boscaglia.

La pesca fu una delle attività economiche principali delle popolazioni in riva al lago. I diritti di pesca vennero acquistati nel 1652 dai Biglia, nobili milanesi, che li cedettero nel 1783 al marchese e duca Pompeo Litta Arese. Nell'Ottocento passarono ai Borghi (che avevano acquistato anche il Lago di Comabbio) e nel 1898 l'ing. Pio Borghi cominciò a gestire la pesca con moderni criteri di allevamento e di immissione di pesce selezionato. Vennero introdotti il persico trota, la trota arcobaleno, il coregone, il persico sole.

La conformazione del lago e il fatto che le sue rive fossero per lo più private, ha contributo a mantenerlo pulito: il lago di Monate, oggi, è uno dei pochi bacini di origine glaciale ad essere balneabile. Il lago infatti è molto frequentato da bagnanti soprattutto nei lidi attrezzati con affitto di pedalò e canoe. Inoltre è vietata la navigazione alle imbarcazioni a motore. Tra le manifestazioni va ricordata la Festa della Madonna della neve il primo fine settimana di agosto con i tradizionali fuochi d'artificio sul lago il lunedì e la famosissima cuccagna sul lago la domenica pomeriggio.

Il lago di Monate costituisce senz'altro uno dei gioielli più preziosi di quella collana di laghi che caratterizzano in modo inequivocabile il panorama del varesotto.

Formatosi in epoca glaciale ( quaternario artico – ghiacciaio Verbano), il lago di Monate è circondato da colline moreniche e alimentato dalle acque di polle sorgive.

La sua posizione è parte integrante del sistema di bacini lacuali composta dal lago di Comabbio a meridione, quello di Varese a levante e del lago Maggiore a ponente, nonchè della bassa pianura delle torbiere della Brabbia, di Inarzo e di Cazzago.

Ha un solo emissario, il torrente Acquanegra che esce a Travedona e dopo un lungo e tortuoso viaggio attraverso le ondulazioni intermoreniche e aver toccato i comuni di Biandronno, Bregano, Malgesso, Brebbia ed Ispra, sfocia nel lago Maggiore.

In passato questo torrente fu anche chiamato Roggia Vidona e le sue acque furono sfruttate per muovere le pale di diversi mulini a Travedona e a Biandronno, nonchè la cartiera Stefanini presso Ispra.
La conformazione delle sue rive e la loro forte privatizzazione ha contribuito almeno in parte a evitare che il lago di Monate (come purtroppo è avvenuto per molti altri laghi) fosse accerchiato da insediamenti industriali e dal turismo d'assalto, con le note conseguenze sulla qualità delle acque. Grazie anche ad una previdente e saggia ordinanza, in forza alla quale è vietata la navigazione a motore, il lago è tuttora uno dei pochissimi bacini di origine glaciale balneabile.

Il lago di Monate, unitamente a quello di Comabbio, è sempre stato considerato un'importante fonte di risorse alimentari ed i suoi diritti di pesca sono sempre stati proprietà di grandi famiglie (Biglia, Litta, Arese, Besozzi, Ponti, Borghi, Crespi) che con lo scopo di incrementarne il patrimonio ittico introdussero nuove specie importate dall'estero (persico-trota,trota-arcobaleno, coregone) che si aggiunsero ai pesci nostrani.
Venne altresì avviata un'attività commerciale per la coltivazione e la vendita di piante acquatiche e palustri, molte delle quali importate dalle Americhe e che hanno trovato un perfetto habitat in queste acque e che ancora oggi, a distanza di più di mezzo secolo dalla cessazione di questa attività, continuano ad abbellire le sponde del lago.

Notevoli sono stati i ritrovamenti palafitticoli nel lago di Monate, in particolare in tre stazioni presitoriche denominate, Sabbione , Pozzolo e Occhio, dove gli scavi hanno dato la possibilità di portare alla luce utensili, oggetti vari e persino piroghe monoxile datate 2.500 a.C.

La stazione del Sabbione si trova nel comune di Cadrezzate a circa 50 m dalla riva e si estende per una lunghezza di 140 m da nord a sud ed una larghezza media di 50m da est a ovest con una superficie complessiva di circa 7000 mq a forma di rettangolo con il lato lungo parallelo alla costa, ad una profondità media da 2 a 6 metri.

La stazione del Pozzolo è posta anch’essa nel comune di Cadrezzate a circa 30 m dalla spiaggia-parco nella zona prospicente il cimitero, l’insediamento si stende su una superficie di 600 mq, con una larghezza di 20 m ed una lunghezza di 30 m, presentando le medesime caratteristiche morfologiche del Sabbione. La vegetazione subacquea ha invaso gran parte della superficie, ostacolando notevolmente ogni tentativo di ricerca.

La stazione dell’Occhio si trova nel territorio di Travedona Monate, a sinistra dell’attuale lido di Monate, a 30 m dalla riva e ad una profondità variabile tra 2 e 5 m.. Ha una forma irregolarmente rettangolare con un lato parallelo alla costa di circa 30 m ed un’estensione verso il lago di 20 m. Il complesso è caratterizzato da un grande ammasso di cumuli sassosi, da cui emergono le estremità dei pali, ben squadrati, che si elevano fino a 30 cm dal fondo del lago.
Numerosi sono i reperti archeologici recuperati negli insediamenti palafitticoli nel corso delle ricerche effettuate verso la fine dell’Ottocento. Il raschiamento del fondo, effettuato per lo più con una draga, per prelevare i manufatti, ha compromesso però ogni informazione sull’esatta giacitura dei reperti e quindi la loro datazione stratigrafica. I reperti sono costituiti da vasellame domestico con decorazioni plastiche ottenute con l’impressione di unghie o polpastrelli.

Tra i materiali non ceramici si trovano colatoi, rocchetti, pesi di telaio mentre numerosi sono gli strumenti in pietra. In porfido, granito o calcare vi sono mazze, ottenute da ciottoli sui quali è stata praticata una scanalatura trasversale per fissare il manico.

Numerosi sono anche le macine in pietra che venivano utilizzate per la lavorazione dei semi di corniolo e altri, mediante macinelli.

Abbondante è lo strumentario in selce, rappresentato da strumenti “foliati” come punte di freccia, raschiatoi, armature di falcetto, ma sono presenti anche strumenti su scheggia e su lama, come grattatoi e bulini.

Gli oggetti in bronzo non sono molto frequenti e poche le forme rappresentate: asce, spilloni, pugnali, armi, aghi, lesine.

L’insieme di questi reperti, pur nella mancanza di una datazione stratigrafica, fornisce indicazioni sull’economia delle popolazioni che hanno abitato il lago di Monate nell’età del Bronzo medio e recente ( dal sedicesimo al dodicesimo secolo a.C.) e consente di affermare che le attività economiche erano principalmente l’agricoltura, la caccia, la raccolta, la tessitura e l’allevamento. I resti vegetali, per lo più nocciolo, corniolo, ghiande e more, fanno pensare che accanto ad un’economia agricola fosse presente la raccolta di prodotti naturali usati per l’alimentazione.

I ritrovamenti di forme di fusione, crogioli, ugelli, testimoniano una limitata attività legata alla lavorazione del bronzo mentre una grande quantità di fusarole, rocchetti e pesi di telaio, documentato la tessitura, probabilmente legata alle esigenze della comunità.

I reperti sono depositati nei musei di Varese, Como, Gallarate e Legnano.

Nel lago sono state ritrovate anche 3 piroghe, scavate da un unico tronco di legno:

La prima è stata scoperta il 10 giugno 1895 da alcuni pescatori in località Cassinella, tra il Moncucco e Travedona Monate ed è depositata al Museo Civico di Como.

La seconda venne rinvenuta nel 1900 in località imprecisata e venne depositata a Varano presso la famiglia Borghi.


La terza piroga fu recuperata nel 1971 ed è depositata presso i Musei Civici di Varese.



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