giovedì 30 aprile 2015

SANGIANO

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Sangiano è un paesino situato ad una ventina di chilometri da Varese. Dal monte che lo sovrasta è possibile godere di uno spettacolare panorama che spazia sul bacino centrale del Lago Maggiore. La storia del suo nome è narrata in una curiosa leggenda legata al mitico cavaliere Giano da Cannero.

Ecco come la fantasia dei nostri antenati ha cercato d’interpretare alcuni punti oscuri che tradizionalmente riguardano Sangiano: l’origine del toponimo, l’antica presenza di un castello, la grande parete rocciosa sul monte Picuz.

Sulla rupe che ai bordi del Lago Maggiore sovrasta Laveno, esisteva anticamente una rocca. Si narra che il maniero fosse abitato da una bellissima castellana, presso la quale si recavano a rendere omaggio con la loro scorta i cavalieri dei dintorni. Una turpe atmosfera di mistero avvolgeva però la rocca da quando la popolazione si accorse che i cavalieri colà recatisi non facevano più ritorno alle loro terre. Dicerie e ipotesi si erano moltiplicate a dismisura, fino alla convinzione che la bella castellana fosse in realtà un’infernale sacerdotessa usa a eliminare i visitatori dopo aver consumato, con il cavaliere più giovane e aitante, una notte di piacere. Costui,
si diceva, veniva sacrificato durante una messa nera e gli altri finivano rinchiusi nelle segrete.
Le voci giunsero fino a Giano, un valoroso cavaliere dall’animo cristallino e dotato di un profondo senso di giustizia che abitava nell’isolotto di Cannero, il quale prestò particolare attenzione alla faccenda. Venuto a conoscenza di una ennesima visita da parte di alcuni cavalieri del Lago Maggiore, si appostò nei dintorni della rocca maledetta con il suo fedele scudiero Guglielmo. La prima notte giunsero alle loro orecchie risate e rumori di gaudente baldoria, le quali facevano pensare a un allegro convivio senza preoccupazioni di sorta. Ma la sera successiva, durante la
quale brillava in cielo una splendida luna piena, dalle finestre del castello fuoriuscirono urla soffocate e grida strazianti.
Giano e Guglielmo ebbero in tal modo la conferma che fra quelle mura doveva accadere qualcosa di veramente torbido, sì da far loro decidere un intervento. Cominciarono a indagare nei dintorni e scoprirono che un cunicolo conduceva il castello di Leggiuno con la rocca maledetta. Giano collocò allora un centinaio dei suoi uomini lungo il passaggio sotterraneo e dette loro le istruzioni, poi salì da solo lungo la tortuosa strada che portava al maniero. Venne accolto dagli armigeri, nei confronti dei quali egli si mostrò di grande gentilezza, dicendo di esser venuto a render visita alla
bella castellana. Lo fecero accomodare e poi lo presentarono alla perfida ma stupenda donna con la quale s’intrattenne in una fastosa cena. E il cavaliere dovette esercitare una grande forza su se stesso per non cadere vittima del potere ammaliante di quella donna, specie durante la notte che trascorse con lei.
La mattina successiva fu per Giano un risveglio poco piacevole: due guardie lo immobilizzarono e lo legarono per prepararlo al rito che quella stessa sera lo avrebbe visto immolato a Satana. Ma all’orario convenuto i fedeli soldati di Giano fecero irruzione nel palazzo e uccisero tutte le guardie appiccando il fuoco in ogni stanza. Soltanto la castellana riuscì a sfuggire rifugiandosi in una soffitta, ma quando Giano e i suoi arrivarono a snidarla ella preferì gettarsi nelle fiamme piuttosto che arrendersi. Forse era il predestinato ritorno al suo elemento naturale.
I prigionieri vennero liberati e la maledizione della rupe smise finalmente di mietere vittime.
In onore al coraggioso cavaliere, che la leggenda ha voluto santo, il paese sorto ai piedi della rocca prese il nome di Sangiano. Sul monte si può ancor oggi vedere un largo crepaccio, ormai nido di gufi, dove furono le fondamenta del castello in cui si consumavano gli orrendi sacrifici umani.

La comunità di Sanzano, appartenente alla pieve di Leggiuno, fu nominata per la prima volta negli Statuti delle strade ed acque del Contado di Milano del 1346 fra le località tassate per la manutenzione della strada di Rho. Nel 1491 il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza infeudò Sangiano, con i vicini centri di Leggiuno, Bosco e Mombello, al suo prefetto di caccia Francesco Cremona. Il feudo passò poi ai Trivulzio, quindi di nuovo ai Cremona detti Favagrossa. Infine, nel 1643, fu acquistato dai Besozzi del ramo di Bardello, che lo mantennero con il titolo di conti fino al 1811.

Nel censimento del 1770 il comune contava 218 abitanti, ripartiti in 38 famiglie, e risultava diviso in tre nuclei insediativi denominati "cantoni". È documentata, all'epoca, la presenza di una casa di frati Agostiniani Scalzi. Il territorio era interamente occupato da una fitta rete di poderi sia “in monte” che a valle, coltivati a vite, gelsi e cereali o usati come pascolo. In seguito alla formazione del Regno Lombardo-Veneto, nel 1816, il paese entrò a far parte della provincia di Como, distretto XVI di Gavirate. All'Unità d’Italia, nel 1861, gli abitanti erano saliti a 478.

Tra Ottocento e Novecento, periodo contraddistinto da un ragguardevole incremento demografico, si poté assistere all'espansione e all'abbellimento dell'antico abitato, con l'apertura di nuove vie e la costruzione di moderni edifici: il palazzo del municipio, l'asilo infantile e numerose ville. Una di queste, Villa Fantoni, è da alcuni decenni patrimonio pubblico, grazie al lascito dell'ultima e compianta proprietaria, la benefattrice Maria Enrichetta Fantoni. Con il suo bel parco ospita feste, mostre e manifestazioni. Nei mesi estivi molti sangianesi, soprattutto muratori, andavano all'estero in cerca di lavoro: nell'estate del 1914 erano ben 250 i sangianesi sparsi per l'Europa e 6 quelli residenti in America. In patria le industrie locali stavano ormai soppiantando le attività agricole e su 900 abitanti si contavano circa 200 fra operai e operaie.

Un grande sindaco e benefattore fu, nel lontano passato, Giuseppe Besozzi (1822-1901), alla cui memoria sono oggi dedicate le Scuole elementari e la via principale del paese. Fra le famiglie "storiche" di Sangiano, oltre ai Fantoni e ai Besozzi, si ricordano nelle loro varie ramificazioni, i Bizzozzero, i Cerutti, i De Ambrosis, i Luvini, i Masciocchi, gli Ossola e i Reggiori.

Il 19 novembre 1906 il cardinale Andrea Carlo Ferrari eresse Sangiano in parrocchia autonoma, smembrandola da quella di Leggiuno. Nel suo territorio sono situati tre luoghi di culto: la parrocchiale, dedicata a S. Andrea Apostolo, l'oratorio della Madonna del Rosario e, sul monte Sangiano (nel comune di Caravate), la chiesetta di S. Clemente. Dal 1º giugno 2008 le parrocchie di Arolo, Leggiuno e Sangiano sono unite nella comunità pastorale dei Ss. Primo e Feliciano.

Il toponimo dovrebbe indicare l’antica presenza sul territorio di una chiesa intitolata a san Giovanni; non a caso nei documenti più antichi il paese viene menzionato come Sangiuan, Scanzan o Sanzano, dai quali col passare del tempo si sarebbe giunti a “Sangiano”. Le fonti storiche non fanno diretto riferimento al culto di questo santo, ma parlano di una chiesa e un altare siti nel vicino territorio di Leggiuno, oltre a un battistero presso San Clemente (monte Picuz), visibile almeno fino al XVI secolo. A questa teoria se ne aggiunge un’altra formulata dall’Olivieri (Dizionario di Toponomastica lombarda), che vede nel toponimo un derivato dell’appellativo "sencia" o "singia" (dal Latino cingula), da intendersi come traslato geomorfologico per designare “striscia sottile di terreno”.

Approntato dall'amministrazione comunale nei primi anni Sessanta, lo stemma ricorda nel monte il monte Picuz; nella croce le chiese romaniche dei santi Clemente e Andrea; nel covone di spighe la tradizionale vocazione agricola del paese.

Il gonfalone è descritto come segue:

Drappo troncato di giallo e di rosso caricato dell’arma sopra descritta ed ornato di ricchi fregi d’argento.

L' Oratorio della Madonna del Rosario, già di S. Andrea fu menzionato per la prima volta nel Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, alla fine del XIII secolo, fra gli edifici religiosi della pieve di Leggiuno. Era presente in esso un altare dedicato a san Giacomo di Zebedeo. La chiesetta attuale è frutto di parecchie modifiche avvenute nei secoli successivi. Di particolare interesse gli affreschi dell'abside, risalenti alla fine del Cinquecento.
La Chiesa parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo costruita fra il 1903 e il 1904 su progetto dell'architetto Antonio Casati in stile romanico lombardo, precedette di poco la nascita della parrocchia di Sangiano, avvenuta nel 1906. Fu consacrata dal cardinale Alfredo Ildefonso Schuster durante la visita pastorale del 1934. Maestoso l'interno, suddiviso in tre navate. Nel catino absidale si conserva un pregevole organo "Mascioni" a trasmissione pneumatica risalente al 1915, restaurato dalla stessa Casa organaria nel 2009.

Casa Fantoni. (Via Puccini). Presente nel catasto teresiano del XVIII secolo, è senz'altro molto più antica e conserva un interessante frammento di affresco votivo con la Vergine Maria fra santi datato 1614.

Gli antichi lavatoi nel centro abitato: lavatoio a pianta rettangolare in muratura, formato da due vasche rettangolari in lastroni di granito cementati (0,9 m × 1,05 m - 3,3 m × 1,8 m). Via Puccini, alle pendici del monte Sangiano: a pianta rettangolare con sei colonne in mattoni, costituito da un'unica vasca rettangolare (2,97 m × 5, 87 m).
Il monte Sangiano (532 m.) è classificato come SIC (sito d'importanza comunitaria). Con il suo caratteristico "Picuz" (sperone di roccia), offre una vista spettacolare sul Lago Maggiore e i laghi varesini, oltre alla possibilità di svolgere escursioni lungo i numerosi e caratteristici sentieri immersi nella natura. Di particolare rilievo è la presenza, anche se ormai fortemente ridotta, dei "prati magri": aree naturalistiche ricche di numerose specie animali e vegetali.



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