lunedì 16 marzo 2015

I GIARDINI REALI DI MONZA

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I Giardini della Villa Reale di Monza sono i giardini che si trovano dietro alla Villa Reale a Monza. Sono separati dal Parco da una recinzione.

I giardini reali furono realizzati da Giuseppe Piermarini.
Il giardino piermariniano prese forma, tra il 1778 e il 1783, dapprima ispirandosi ai principi della moda francese, secondo un grande disegno geometrico e regolare impostato sull'asse prospettico in direzione est-ovest, e successivamente con l'ampliamento proposto nel disegno conservato alla Biblioteca Nazionale di Vienna, che registra la volontà di collegare aulicamente il palazzo a Milano, mediante un viale a doppio filare di alberi, e il desiderio di proporre una percezione unitaria del giardino, impostato nella prospettiva centrale, con le potenzialità del paesaggio circostante. Se nella scelta del giardino formale contribuì la consapevolezza che la palese appropriazione dello spazio avrebbe costituito la soluzione più idonea a esaltare il potere e la magnificenza del principe, la decisione di rendere apparentemente naturale parte del giardino monzese, anche se frutto di una precisa progettazione, dovette invece essere condizionata dall'atteggiamento intellettuale dei circoli letterari milanesi, di cui certamente Piermarini era a conoscenza, dalla disponibilità all'architetto della ricca biblioteca del Ministro Firmian, che contemplava anche alcuni testi di giardinaggio particolarmente inclini alla moda del giardino paesaggistico, e dall'opportunità di aggiornarsi sulla realtà internazionale attraverso il ricordo manoscritto del viaggio intrapreso tra il 1783 e il 1786 da Ferdinando d'Asburgo, in compagnia di Ercole Silva, attraverso Francia, Svizzera, Olanda, Inghilterra e Germania.
Anche se tutto questo non avrebbe avuto alcun esito se il Piermarini non fosse stato personalità di cultura poliedrica, aperta a nuove suggestioni provenienti d'Oltralpe. Sebbene innovativo nella sezione settentrionale, dove la realizzazione del laghetto con grotta, il tempietto d'ispirazione classicista e l'organizzazione libera degli spazi verdi rispecchiavano i caratteri dello stile inglese, i limiti del progetto di Piermarini si colgono nella rottura tra l'impianto geometrico del verde direttamente connesso alla villa (ove erano previsti un giardino botanico, un giardino dei fiori, un frutteto e un orto, con le serre per l'esibizione di specie esotiche) e la naturalità del giardino di piacere.

Il particolare estratto dalle dieci tavole acquerellate conservate a Vienna registra la situazione nel primo decennio del XIX secolo, con la sapiente distribuzione degli elementi architettonici, aderenti al Gothic Revival o d'ispirazione classica, e della componente vegetale, esemplificata dalla realizzazione del cannocchiale ottico ancora oggi percepibile. Il disegno conferma inoltre l'importanza assegnata dall'architetto all'elemento acqua, palese fin dalla prima sistemazione formale. L'intervento progettuale secondo lo stile naturalistico non poteva quindi che confermare tale scelta, espressa attraverso la realizzazione di un ruscello dal percorso tortuoso tra la vegetazione, la presenza di una cascatella ritratta nelle celebri tavole pubblicate a corredo del trattato del Silva e la funzione scenografica del lago all'interno dell'impianto complessivo: tutti elementi fondanti della cultura sottesa al nuovo giardino "all'inglese".

Tra gli elementi promossi dalla nuova cultura ispirata ai paesi anglosassoni è da annoverare anche il gusto per la chinoeserie e per l'esotico, attestata dalla presenza dei padiglioni di gusto orientale per il ricovero delle barche, situati alla foce della roggia sul laghetto, i cui pinnacoli sono un esplicito riferimento stilistico arabeggiante. La pregevolezza dei giardini e il loro immenso valore culturale, motivati dall''intervento di un professionista d'eccezione coadiuvato da giardinieri inviati da Vienna per volere di Maria Teresa d'Austria, e dal significato assegnato da studiosi ed estimatori e dalla cittadinanza, che tuttora li percepisce come motivo d'orgoglio al pari della villa attorno alla quale sono sorti, è attestata dalla loro fortuna iconografica. Le restituzioni di particolari elementi dei giardini, o le vedute d'insieme realizzate da pittori ed incisori fin dall'epoca della loro realizzazione, trovò particolare impulso grazie all'azione sinergica di un compiacimento estetico per tali beni e dalla consapevolezza della loro importanza quale caposaldo italiano di nuovo stile, supportati dalla politica culturale promossa dagli Asburgo e dalla committenza del Beauharnais. Nella resa iconografica dei giardini, un ruolo fondamentale ebbe infatti la restituzione dei caratteri e degli elementi architettonici propri dell'area sistemata "all'inglese". Basti ricordare i celebri dipinti di Martino Knoller, ritraenti la cascata con laghetto e la grotta con ninfeo, o le incisioni tratte dai disegni di Gaetano Ribaldi e pubblicate nel trattato del Silva, la cui attenzione si era focalizzata sulla cascatella, sulla grotta o Antro di Polifemo, sulla pregevolezza del "quadro di paesaggio" offerto da una veduta sul lago con il tempietto classicheggiante sullo sfondo. Non meno affascinanti sono le incisioni di Federico Lose, pubblicate nella Promenade dans le Pare I. R. et les Jardins de Monza a corredo dell'almanacco per l'anno 1827, o le vedute realizzate da Carlo Sanquirico, entrambe in grado di restituire la bellezza di un luogo in cui il tempo ha apparentemente cessato di scorrere.

La caratteristica che l'ha reso più famoso nel mondo nei suoi duecento anni di vita è costituita dalla grande varietà di alberi ultrasecolari: i giganti verdi.

Le due querce sono presenti nell'elenco degli alberi monumentali d'Italia.
Nel prato all'inglese si incontra uno splendido esemplare di ginkgo, tipica essenza giapponese. Si compie un salto al di là dell'oceano e voltandosi si incrocia con lo sguardo la sequoia americana, dal tronco rossiccio. Seguendo il vialetto, che prende l'avvio dallo spigolo sud-est della Villa, si scende in zona ombreggiata e si costeggia per un tratto il muro di cinta passando in prossimità del gigantesco cedro del Libano, impareggiabile campione degli alberi dei Giardini della Villa Reale. Non un tronco ma quattro si dipartono verso il cielo; questa caratteristica fa di questo albero un autentico monumento botanico.

E ancora tra le tante piante alcuni esemplari di faggi, platani, ippocastani, liriodendri, farnie, sofore.

Il roseto venne inaugurato ufficialmente nel 1970 alla presenza di una Madrina d'eccezione: S.A.S. la principessa Grace di Monaco, la quale consegnò personalmente i premi ai rosaisti vincitori.

Il tempietto rappresentava il primo e più importante ingresso nei Giardini Reali dalla città di Monza. La letteratura vuole che alcune parti di esso provengano dal Duomo di Milano, con il cui apparato decorativo presenta puntuali corrispondenze formali. La scelta di adottare lo stile gotico per uno degli ingressi al Parco conferma inoltre la volontà di aderire al gusto ottocentesco dei revival. Il portale monumentale presenta una raffinata decorazione a traforo nella parte sommitale, con delicate realizzazioni in marmo, guglie e pinnacoli. L'arco a sesto acuto è invece impreziosito da capitelli goticheggianti, modanature a torciglioni", finte finestre chiuse da arco flesso con pinnacoli superiori e archi trilobati.

Architettura d'ispirazione classica che, nell'intento progettuale di Giuseppe Piermarini, si qualifica come elemento decorativo dello stile paesaggistico, o all'inglese, caratterizzante quest'area dei Giardini della Villa Reale: precoce realizzazione in terra italiana. Il tempietto piermariniano, oltre a costituire il fulcro del pittoresco "quadro di paesaggio"che si offre a chi giunge dal palazzo, coincide con uno dei punti focali dei Giardini reali e serve da belvedere collegato alla passeggiata che, attraverso sentieri ascendenti e discendenti, conduce al laghetto. Già nella sistemazione originaria, documentata nelle numerose vedute incise e nelle descrizioni ottocentesche, a partire da quella pubblicata nel 1801 nel Trattato dell'arte de' giardini Inglesi di Ercole Silva, la vegetazione lascia intravedere il manufatto che si specchia sul bacino lacustre. Riparato più volte fin dal XIX secolo e attualmente in fase di recupero, il manufatto è stato oggetto d'interesse anche dell'architetto ticinese Luigi Canonica, che ne avrebbe voluto ripristinare La copertura originale in rame.

La torretta è un edificio in stile medioevale, edificato all'interno dei Giardini Reali dall'architetto Luigi Canonica con materiali di recupero, presenta un apparato decorativo assegnabile al gusto delle rovine e alla moda del revival gotico.
Il fabbricato, a pianta rettangolare e sviluppato su due piani, è completato da una torre alta 30 metri con un belvedere superiore. La torretta, che vanta una certa fortuna iconografica nelle stampe e nelle fotografie storiche, presenta gli stemmi dei Visconti e un bassorilievo in cotto con scene di caccia.

La Cascina Fornasetta,così chiamata per la presenza di un antico forno con camino in uno quattro locali principali posti a pianterreno, durante la seconda metà del XIX secolo subisce consistenti modifiche che, pur non alterandone la pianta quadrangolare, interessano la suddivisione degli spazi interni, disposti su due piani, determinando una variazione di pendenza del tetto. La facciata è caratterizzata da un grande portale d'ingresso sormontato da frontone triangolare in pietra grigia, mentre l'ingresso posteriore è impostato su portico a due colonne in pietra fluviale con soffitto a travature lignee. La destinazione d'uso è stata, fin da subito, abitativa e funzionale alla gestione del Parco. Il caseggiato, progettato per ospitare il Direttore dei Reali Giardini con camere da letto, guardaroba, portico e annessi locali di magazzino, deposito sementi e attrezzi, nonché stanza per l'aiutante del capo-giardiniere, mantiene un'analoga distribuzione dei locali e conserva le caratteristiche stilistiche principali, come il portale in pietra della facciata e la successione delle finestre con nicchia semicircolare tamponata.


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