giovedì 26 marzo 2015

EPIDEMIA ACUTA : MAL D' ASINO

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Il simbolismo dell’asino ha radici lontane ed è diffuso in diverse culture con significati a volte positivi e altre negativi. In Grecia era considerato simbolicamente l’animale contrapposto ad Apollo, il Dio protettore di ogni armonia della natura e dello spirito, e quindi l’asino era visto come l’antitesi dell’armonia. L’asino ha ancora grande importanza presso molti popoli, ed è stato oggetto di culto presso popoli orientali e africani.

L’asino da sempre è stato definito come un animale testardo e stupido quando invece incarna caratteristiche opposte. Gli asini sono infatti animali molto obbedienti, con una grande capacità di apprendimento. Molto fedeli al proprio padrone, del quale tendono ad assimilare comportamenti e carattere, gli asini riflettono la capacità del proprietario di essere amabile nei loro confronti. Conseguentemente a un’educazione non corretta, può sicuramente diventare un animale piuttosto testardo, e questo gli ha guadagnato un’ingiusta fama di scarsa intelligenza. Gli asini sono quindi divenuti famigerati per la loro ostinazione e testardaggine, anche se questa cattiva fama si deve ad una cattiva interpretazione del comportamento dettato dal suo istinto di conservazione: quando si vuole forzare un asino a fare qualcosa che sia o gli sembri contrario ai propri interessi sicuramente lo troveremo estremamente recalcitrante. Oltre che simbolo di testardaggine, l”asino è considerato anche simbolo di ottusità e ignoranza: infatti compare in tante allegorie e/o simbologie quali quelle nella favola Pinocchio di Collodi come anche nell’uso comune il copricapo con orecchie d’asino e l’appellativo di asino o somaro (o somarello) spettano allo studente pigro e svogliato o comunque poco intelligente.

Albert Einstein ed Henri Poincaré, i due massimi fisici teorici del periodo a cavallo tra Ottocento e Novecento, che trovarono entrambi molte difficoltà a scuola. Naturalmente, un genio che non vada a scuola rischia di diventare un fenomeno da baraccone, con una cultura squilibrata e incompleta. Per questo la scuola dovrebbe cercare di "dare a ciascuno secondo i propri bisogni intellettuali, e pretendere da ciascuno secondo le proprie possibilità mentali".

Se entriamo in una qualsiasi classe  e osserviamo attentamente il gruppo notiamo subito chiare differenze individuali: ci sono studenti che, dopo pochi minuti hanno già esaurito i proprio tempo di attenzione, altri che molto incuriositi dall’argomento sollecitano il docente a procedere, altri ancora sembrano avere la testa tra le nuvole e lo sguardo perso chissà in quale angolo dei propri pensieri. C’è poi chi gingilla con gli oggetti posti sul banco, quasi ad inventarsi un mondo fantastico in alternativa a quello troppo faticoso della scuola e chi maneggia gli strumenti del mestiere (penne, quaderni, ecc.) quasi fossero oggetti a lui sconosciuti, come se ogni volta che vi entra in contatto, fosse la prima volta.

“Non stavo bene”, ti dice lo studente assenteista con l’occhio finto-spento a cercare di supportare il concetto che ha appena espresso.
Stava talmente male che si sta già ingozzando di pizza e coca-cola, eppure non sono ancora le nove del mattino.
“Eh, prof, non posso mica parlare con lei di queste cose da donne”, allude la fanciulla che ha il ciclo tre o quattro volte al mese, così regolare che spacca il secondo. E giustifica l’uscita anticipata per forti dolori, proprio come quel suo compagno che, in odore di interrogazione, ha preferito stare male dalle 9 alle 10, guarire alle 11,30 e poi riammalarsi verso le 13, in tempo per schivare l’ultima ora, quella fatale.
Il virus del mal d'asino gira come un pazzo per le scuole, colpisce quelli predisposti, dal sistema immunitario indebolito da pomeriggi a giocare col pc o a trastullarsi in altri modi che è meglio solo evocare. O anche solo acciaccati dall’inattività forzata, o ancora dagli sforzi per sfuggire ai redde rationem della vita, perfino intaccati nel profondo dall’ansia di non farcela a schivare gli assalti degli adulti vogliosi di prestazioni secondo le loro aspettative esagerate, genitori o insegnanti che siano.
Di qui il mal d' asino, che si manifesta in varie forme e con sintomi non sempre identici.
I medici fanno fatica a riconoscerla, infatti prescrivono ai fanciullini discrete quantità di analisi e  visite specialistiche, tutte da richiedere rigorosamente a colleghi che lavorano solo al mattino, durante le ore di scuola.
Così, mentre gli studenti al mattino contendono ai pensionati i posti migliori nelle code per le analisi e le visite specialistiche, il resto del modo si ingegna a consultare professionisti che ricevono in orari poco apprezzati dall’utenza, tardo pomeriggio e prima serata.
A uso dei medici che stentassero a riconoscere le varie forme del mal d'asino, proviamo a indicarne le principali:
ASINITE ACUTA: si manifesta con attacchi improvvisi e violenti, di solito al momento di alzarsi dal letto. Alle volte compare anche prima di un compito in classe o di una interrogazione.
ASINITE MEDIA: il paziente non lamenta dolori particolari, è preda di una generica indisposizione che assume forme cangianti, dal generico “mal di pancia” al più impegnativo “conato di vomito interruptus”. Alterna momenti di grande disagio – che risolve chiedendo compulsivamente di andare in bagno per ritornarvi con un panino nascosto nelle vesti e una lattina nella tasca posteriore dei pantaloni – a fasi di stanca. In questo caso appoggia il capino sul banco e si rilassa; sembra solo che dorma, in realtà è vigile e segue le lezioni come  e di più di quando sta bene. E’ disposto a farsi uccidere mentre spiega all’insegnante che le cose stanno proprio così.
ASINITE ALLUCINATORIA: ai sintomi dell'asinite media si aggiungono deliri allucinatori duranti i quali lo studente affaticato si sente vittima della società e si comporta di conseguenza, lanciando sguardi torvi alla volta di chiunque osi interloquire con lui o, semplicemente, ricordare dove si trova e a fare cosa. Un altro tipo di delirio che è frequente incontrare è quello di onnipotenza: il malatino si crede Dio e parla dei suoi diritti come se fossero comandamenti. Dei doveri neanche l’ombra di una ricordo.
ASINITE MAIOR: con l’appoggio pieno delle famiglie che, spalleggiando lo studente e assistendolo nella malattia con generose giustificazioni, ne amplificano gli effetti perversi sull’organismo. Così rendono cronici sintomi e manifestazioni che potrebbero risolversi con terapie convenzionali quali sequestro del telefonino, divieto di uscire la notte, pasti regolari consumati in luoghi deputati e seguendo le convenzioni sociali più desuete.
ASINITE BIUNIVOCA, la peggiore: si manifesta solo in locali scolastici e in presenza di insegnanti anch’essi afflitti dalla stessa malattia. La fase acuta si raggiunge verso metà mattinata quando il docente comincia a delirare e a scambiare i suoi desideri per veri ricordi di quand’era giovane. Mirabilmente corrisposto dallo studente che pensa a “capitano, mio capitano” e desidera che l’attimo sia davvero ancora più fuggente.

Leggendo vien voglia di leggere. Leggendo  il cervello si mette in moto e  vien voglia di imparare. Insomma la voglia di studiare  viene... studiando. Sembra assurdo ma è proprio così. È lo stesso con il cibo. Quindi: perché non apri questo cavolo di libro ADESSO!

La voglia di studiare è una rarissima malattia venerea diffusa in ambito scolastico che, fortunatamente, è pressochè scomparsa. I sintomi sono un'improvvisa e immotivata voglia di impegnarsi e lavorare sodo per imparare più cose possibili e diventare un secchione. Le cure sono amici, pizza, videogiochi.

La voglia di studiare non si manifesta quasi mai nei soggetti giovani. Chi contrae la voglia di studiare non può attaccarla ad altri soggetti, ma se chi ne è esente sta in un gruppo con altre persone e le aiuterà ad evitare che possa mai venirgli.
Le uniche due occasioni in cui la voglia di studiare potrebbe manifestarsi sono:
L'inizio dell'anno scolastico
Esami
L'inizio dell'anno scolastico è un momento in cui molti, per l'entusiasmo di rivedere i compagni di tante avventure, si dimenticano che è pur sempre la scuola.
Ma oltre all'inizio dell'anno scolastico, un'altra occasione di possibile ritorno della voglia di studiare sono gli esami. Stavolta non si tratta di una deformazione della nostra mente, ma di una pesante costrizione da parte degli insegnanti che dicono che si deve studiare di più per gli esami. Per cui, che lo si voglia o meno, si deve far venire la voglia di studiare.
Questa voglia di studiare, detta anche "Falsa Voglia di Studiare" termina immediatamente dopo l'esame.
In caso di eccesso di voglia di studiare, i sintomi potrebbero essere: aumento della voglia di leggere, palpitazioni alla parola "interrogazione", accelerazione del battito cardiaco quando la professoressa vi scruta, irresistibile formicolio alla mano che vuole essere alzata, lubrificamento della lingua per attivazione della fase leccaculo, offuscamento nel cervello di qualsiasi cosa non coinvolga i numeri primi, postura incredibilmente corretta sulla sedia, aumento irrefrenabile dell'attenzione verso le parole del preside, impulso di comprare un vocabolario di greco antico, arrossamento delle pupille per l'eccessiva lettura, svenimento per l'eccitazione quando siete chiamati alla cattedra.
In caso di voglia di studiare sotto lo zero, i sintomi potrebbero essere: aumento della voglia di bere una coca cola, irresistibile formicolio della mano per scarabocchiare il banco, aumento dei peti, postura regressa improvvisamente di centinaia di anni di evoluzione,  amnesia di quanto faccia uno più uno meno uno, svenimento per la noia quando vi chiedono di ripetere i re di Roma.





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