lunedì 1 giugno 2015

LA CHIESA DI SAN GIACOMO A SONCINO



Il complesso conventuale domenicano fu progettato da padre Maffeo Caleppio. All'originario chiostro cimiteriale, posto al lato est della chiesa, seguirono il secondo (1456-1468), l'unico superstite, raccordato con cavalcavia al terzo, posto al di là dell'attuale via Pio V (1570 ca.).

Si presenta con archi a sesto acuto, poggianti su tozze colonne dai capitelli cubici. Si sviluppa su tre lati, essendo quello meridionale chiuso da un semplice muro verso la strada. Dal chiostro una scala porta agli ambienti superiori dov'erano collocate le celle dei frati.

La chiesa di San giacomo venne edificata nel XIV secolo sull'area di un antico "Xenodochium", ossia un ospizio per pellegrini, la cui esistenza è già documentata nella metà del XII secolo. L'antico ospizio continuò a funzionare fino al 1361, quando la chiesa venne elevata a parrocchia ed affidata ai canonici lateranensi di San Cataldo di Cremona. L'arciprete Prebenzino Cropello nutriva un atteggiamento di ostilità nei confronti dei canonici in quanto vedeva, a cagione di essi, una riduzione della sua giurisdizione e del suo potere. tutto ciò portò le autorità dell'epoca a sospendere l'esperimento e nel 1364 la chiesa tornava a dipendere dalla pieve di Soncino. Nel frattempo i canonici riuscirono a completare la torre campanaria, dall'insolita forma eptagonale (a sette lati), ingentilita da monofore e decorazioni in cotto ad archetti ciechi intrecciati. La fabbrica della chiesa conobbe un nuovo impulso durante il XV secolo, dopo che nel 1428 venne concessa ai Domenicani ed a partire dal 1460, con l'introduzione dell'Osservanza. Tra il 1456 ed il 1468, su progetto del domenicano Maffeo Caleppio, venne costruito il chiostro, ancora esistente; subito dopo venne ricostruita la zona absidale, la cripta ed il presbiterio sopraelevato. Nel 1487 venne costruito un cavalcavia sulla strada posta a sud del convento, per permettere di raggiungere il nuovo chiostro intorno al quale venivano erette le nuove fabbriche, mentre nel 1510 la chiesa venne allungata mediante l'aggiunta di una nuova campata. Per far ciò si dovettero abbattere la facciata ed il protiro trecenteschi. Verso la fine del XVI secolo la chiesa raggiunse la foggia attuale, e nel 1595 il vecchio soffitto a capriate lignee venne sostituito dalle volte in muratura, mentre nel 1630 vennero costruite le cappelle laterali. Il rinnovamento secentesco interessò pure la facciata, mediante la costruzione, al posto del rosone, di una serliana, che rivela un certo influsso del barocco cremonese, ed una cimasa curvilinea coronante la fronte. Purtroppo la chiesa conobbe un periodo di decadenza a partire dal 1798, anno in cui venne soppresso il convento, mentre la chiesa tornò a dipendere dalla pieve. L'interno, a causa degli interventi sei e settecenteschi, si presenta in forme barocche. La ricca decorazione a fresco è dovuta ai fratelli cremonesi Alessandro e Giuseppe Natali, che la eseguirono nel 1696, con l'ausilio dei quadraturisti Pietro Ferrari ed Antonio Sirone. Partendo dall'ingresso, a destra, troviamo la cappella della Beata Vergine dello Spasimo, che conserva, sulla parete sinistra, un affresco raffigurante l'Addolorata, ossia la Vergine trafitta da spade, simboleggiante il dolore per il figlio morto che regge sulle gambe. L'affresco, uno dei pochi resti della decorazione gotica, risale intorno al 1470 - 1480. Particolarmente degno di nota è il gruppo scultoreo in cotto raffigurante il Compianto del Cristo Morto, un tempo conservato nella cripta. Il gruppo scultoreo è probabilmente opera di Agostino de Fondulis (o Fondutis), secondo certe analogie ravvisabili con analoghi modellati del Fondulis eseguiti nel 1483 per S. Maria presso S. Satiro a Milano, e quello del 1510 eseguito per S. Spirito a Crema, ora conservato nella Pieve di Palazzo Pignano. Anche gli atteggiamenti di dolore ed i gesti, caricati di un espressionismo nordico, avvicinano il capolavoro soncinate con quelli sopracitati. Un tempo il gruppo scultoreo si presentava policromo, il che doveva conferire all'insieme un'impronta ancor più realistica e teatrale. Al di sopra vi è un dipinto del manierista bresciano Grazio Cossali, raffigurante la Caduta di Cristo sotto la Croce e la Veronica, un dipinto di marca devozionale. La cappella successiva, dedicata a S. Giacomo, vi è un'ancona con una statua lignea eseguita nel 1917 raffigurante S. Giacomo. La mensa dell'altare poggia su due teste d'angelo, di squisito gusto barocco. La cappella successiva, dedicata a S. Tommaso d'Aquino, venne restaurata nel 1767 grazie alla munificenza di Apollonia Bigolotti, madre del priore Raimondo. La Bigolotti donò pure la bella ancona marmorea entro la quale è collocato un Cristo in Passione, opera del manierista Francesco Carminati. Il dipinto proviene dalla cappella del Corpo di Cristo, un tempo posta in fondo alla nave sinistra, e collocato qui di recente, al posto di un Crocifisso ligneo. Lungo le pareti laterali sono allogati due dipinti raffiguranti San Nicola e S. Pietro Martire, opere del cremonese Giulio Calvi detto il Coronaro. Questi due dipinti, unitamente ad un Cristo Crocefisso, oggi conservato nel Palazzo Municipale, costituivano un trittico. La quarta cappella, dedicata a S. Vincenzo Ferrer, presenta un dipinto settecentesco del bresciano Antonio Dusi raffigurante S. Vincenzo Ferrer che risuscita il figlio fatto a pezzi da una madre lunatica. Il dipinto è opera del 1765 e rivela un'eleganza raffinata nelle scelte cromatiche intonate ai colori freddi, tipica dell'ambiente milanese dei Carloni. Il dipinto è inserito in una cornice neoclassica in stucco. La quinta cappella, dedicata a S. Antonio da firenze. Nel 1590 Vincenzo Cerioli, la cui famiglia deteneva la cappella in patronato, vi collocò una grande pala, raffigurante la Madonna con il Bambino in Gloria fra i Santi Giacomo, Francesco e Antonino che presenta il donatore Vincenzo Cerioli, opera del cremonese Uriele Gatti, che realizzò pure la monumentale ancona lignea intagliata e dorata. La sesta ed ultima cappella, anticamente dedicata ai Re Magi, era di patronato della famiglia Tonsi. Nel XVI secolo vi si sostituì il culto dell'Assunta. Al posto della pala raffigurante l'Assunta, spostata nella quarta cappella sinistra, vi è un confessionale ligneo settecentesco. In fondo alla navata si apre la porta che conduce alla torre campanaria, mentre a sinistra si possono ammirare due affreschi raffiguranti una Crocifissione ed una Madonna in Trono, risalenti tra il 1450 ed il 1460, frammenti dell'antica decorazione pittorica quattrocentesca. Vicino al pilastro si trova un'acqusantiera costruita utilizzando un telamone proveniente dalla decorazione scultorea della facciata romanica. Attraverso una porta in marmi intarsiati, risalente al 1733, si scende nella cripta di Santa Corona, costruita dopo il 1470 ed presto deputata ad ospitare la preziosa reliquia della Sacra Spina, donata ai domenicani dal soncinese Frà Ambrosino dé Tormoli che l'ottenne dal priore del convento milanese di S. Maria della Rosa in cambio di alcune vetrate da lui dipinte nel 1492. Nella cripta si possono ammirare due affreschi raffiguranti l'Assunzione e l'incoronazione della Vergine e l'Incontro di Cristo con la Madre, risalenti rispettivamente al XVII e XVIII secolo, posti a decorare la parete di fondo della cripta, mentre le lunette della volta sono decorate da sette scene della Passione di Cristo, opere del viadanese Domenico Savi, anch'esse risalenti al XVII secolo. Queste ultime, originariamente collocate presso l'oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano a Viadana, vennero acquistate nel 1960 e collocate nella cripta definitivamente. Ritornati in chiesa, saliamo al presbiterio sopraelevato. La scalinata di accesso, venne edificata nel 1733 unitamente alle belle balaustre intarsiate, mentre l'altare, anch'esso composto da marmi intarsiati, venne realizzato nel 1723 dai bresciani Domenico e Giuseppe Corbonelli su commissione di Frà Domenico Aglio, lo speziale del convento. Il bel paliotto presenta un medaglione ornato con volute floreali e spighe di grano alludenti il mistero dell'eucarestia. Particolarmente pregevole è pure il coro ligneo in noce a doppio ordine con quarantaquattro stalli, realizzato nel 1507-08 dai conversi Frà Federico e Frà Damiano da Bergamo. Quest'ultimo è identificabile, forse, con Damiano Zambelli, uno dei più celebri artisti dell'arte d'intarsiare il legno, già autore di pregevoli opere conservate nelle chiese di S. Stefano a Bergamo, ora in S. Bartolomeo, e S. Domenico a Bologna, dove realizzò il presbiterio ed il coro. Il coro soncinate è probabilmente una sua opera giovanile, in quanto i disegni intarsiati sono pressoché geometrici, mentre le teste di cherubini poste sopra ogni stallo, denunciano un legame con quella che sarà la sua arte successiva. Le finestre del coro sono impreziosite da due vetrate raffiguranti l'Angelo annunciante e l'Annunziata, opere di Frà Ambrosino dé Tormoli, il quale aveva lavorato anche per le chiese dell'osservanza domenicana di Bologna, Venezia e Milano. Collocate nel 1495, le due vetrate si rifanno ai cartoni di Antonio della Corna, pittore cremonese attivo, in quel tempo, anche a Soncino. Le pareti e la volta del presbiterio, del coro e della navata presentano una ricca decorazione barocca. Sulla volta del coro troviamo una Gloria di S. Tommaso d'Aquino, mentre sulle pareti troviamo Santa Caterina d'Alessandria e S. Maria Maddalena; nei quattro angoli del coro triviamo le Virtù Teologali e la Giustizia. La volta del presbiterio presenta un affresco rappresentante la Gloria di S. Domenico, mentre le lunette della navata raffigurano: S. Domenico tra i Santi Pietro e Paolo, S. Caterina da Siena che riceve le stigmate, S. Rosa da Lima incoronata da Cristo, La Gloria di S. Pio V, la Gloria di S. Pietro Martire ed infine S. Caterina dé Ricci. Nelle lunette dal lato settentrionale presentano, partendo dalla controfacciata, S. Antonio Negrot, il Beato Alvaro da Cordova, S. Domenico e S. Agnese da Montepulciano. L'intera decorazione venne realizzata dai cremonesi Natali nel 1696. La parete di fondo del coro è ornata con un affresco eseguito nel 1774 da Francesco Peruzzotti da Somma Lombardo raffigurante S. Giacomo tra i maghi Ermogene e Filete. La decorazione delle cappelle laterali, in gran parte perduta, sarebbe opera dei pittori Orlando Felicetti di Treviglio e Francesco Chiappi di Crema. Attraverso un corridoio che si apre in fondo alla navata sinistra, entriamo nel chiostro, mentre una porta vicina conduce alla sacrestia, dove è conservato l'arredo ligneo originario del XVIII secolo ed una serie di dipinti con alcuni santi domenicani. Edificato tra il 1456 ed il 1468, il chiostro si presenta ancora nelle tradizionali forme lombarde con archi a sesto acuto poggianti su tozze colonne dai capitelli cubici. Il chiostro si sviluppa lungo tre lati, mentre il lato meridionale è chiuso da un muro prospicente la strada. Dal chiostro una scala conduce ai piani superiori dove un tempo erano situate le celle dei frati. Nella parete di fondo del piano superiore si trova n affresco raffigurante una Natività con S. Domenico e S. Caterina, opera del soncinese Francesco Scanzi. Rientrati in chiesa e procedendo verso l'uscita, passiamo ora ad ammirare le cappelle della navata sinistra. La prima cappella che incontriamo, dedicata a S. Domenico, conserva le spoglie della Beata Stefana Quinzani. La cappella venne risistemata nel 1709 dagli stuccatori luganesi Domenico e Pietro Garoni ed affrescata da Bartolomeo Rusca, anch'egli di Lugano, attivo soprattutto a Madrid ed Aranjuez. Il bell'altare in marmi policromi, del XVIII secolo, presenta un medaglione a commesso entro cui è raffigurato S. Pietro Martire. La pala d'altare rappresenta il Miracolo di Soriano, opera forse a più mani di scuola cremonese della metà dei Seicento. La cappella successiva, dedicata a Gesù Bambino, presenta una nicchia entro cui si trova una scultura lignea settecentesca raffigurante il Bambino Gesù; le pareti laterali sono ornate da affreschi del XVIII secolo illustranti l'Infanzia di Gesù. La successiva cappella è dedicata a S. Anna, di cui si conserva l'immagine lignea accanto a quella della Madonna nel gruppo dell'Educazione della Vergine. La parete sinistra accoglie una tela raffigurante S. Tommaso d'Aquino, opera del malossesco Bartolomeo Bersani detto il Manzino, attivo nella prima metà del XVII secolo. Sulla parete di fronte troviamo un'Assunta, proveniente dalla scuola di Bernardino Campi. Nel 1610 al dipinto vennero aggiunte le quattro figure di santi poste nella parte bassa. Nella cappella seguente troviamo un'ancona lignea di gusto manierista risalente alla fine del XVI secolo e contenente una scultura lignea ottocentesca raffigurante la Madonna del Rosario. Le pareti sono ornate da pitture risalenti al 1901 ed opera di Antonio Mayer, che sostituiscono quelle perdute del bresciano Vincenzo Bigoni. La penultima cappella, già dedicata alla Santa Croce, venne riformata nel 1806 ed ora ospita un confessionale settecentesco. L'ultima cappella, quella del battistero, presenta un bel fonte battesimale con decorazioni in bassorilievo di gusto rinascimentale. Sulla controfacciata, ai lati del portale maggiore, si trovano due dipinti originariamente adibiti a pale d'altare. Il primo a sinistra presenta una Madonna Addolorata con Santi, risalente al 1697, di scuola emiliana, in origine collocato nella cappella degli Azzanelli. Il secondo raffigura la Beata Stefana Quinzani in estasi davanti alla croce tra S. Lucia, S. Pietro Martire e la Beata Luchina Barbò, opera di Francesco Perruzzotti del 1774, originariamente collocata nella cappella della S. Croce.






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