mercoledì 3 giugno 2015

LE CITTA' DELLA PIANURA PADANA : SESTO SAN GIOVANNI

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Sesto San Giovanni è un comune italiano alle porte della città metropolitana di Milano. Il nome del comune si compone di Sesto, ad indicare la distanza in miglia da Milano lungo un'antica strada romana che collegava Milano e Monza (ad sextum lapidem, ovvero presso la sesta pietra miliare) e San Giovanni, indicazione introdotta a partire dal 1100, per rendere chiara la dipendenza di Sesto dalla Basilica di San Giovanni a Monza e dal suo territorio, la Corte di Monza.

Nel XX secolo è stata sede di una delle più grandi ed estese concentrazioni industriali d’Italia, con stabilimenti metallurgici, elettronici ed elettrotecnici; nello stesso secolo era fiorente anche l’industria tessile, e la produzione libraria e della carta.

Dopo Milano è il comune più popoloso della Città Metropolitana.

Il comune di Sesto San Giovanni si sviluppa nell'ansa di territorio dove il fiume Lambro interseca il Naviglio della Martesana.  Sesto è inserita nell'area metropolitana di Milano e non presenta soluzione di continuità con il capoluogo, del quale è la naturale prosecuzione. Il territorio comunale è intersecato in direzione nord-sud dalla rete ferroviaria. A est della ferrovia, oltre al centro storico, si trovano le grandi aree ex-industriali. Lungo buona parte del confine orientale del comune scorre il fiume Lambro, mentre a sud-est un breve tratto del confine del territorio comunale è tracciato dal Naviglio della Martesana.

La storia di Sesto San Giovanni si estende per più di un millennio e, dagli inizi del Novecento, si caratterizza fortemente per la presenza sui territori sestesi di alcune tra le più grandi fabbriche e industrie italiane.

Le origini del borgo sono incerte: alcuni studiosi pensano che sia stato fondato dai romani, altri attribuiscono la fondazione ai Longobardi, giunti in Italia fra il 568 e il 569 d.C. È certo che questa popolazione dominò il territorio di Sesto: si pensi che Cascina de Gatti (comune autonomo fino al 1869, poi incluso nel comune di Sesto) un tempo si chiamava Sundro, dalla parola longobarda sundrium (= terreno tenuto e lavorato dai padroni da sé e con l'opera dei servi).

Del resto, i Longobardi avevano dominato nella vicina Modicia proprio nello stesso periodo, quindi è facile immaginare che abbiano potuto espandere tale dominio anche sui territori di Sesto.

Le primissime notizie storiche relative a Sesto risalgono comunque al IX secolo e testimoniano l'importanza del paese a cui facevano riferimento, per questioni legali o notarili, gli allora comuni limitrofi, Cinexellum, Balsamum o Colonia. Anche il fatto che già allora vi fossero sul territorio sei chiese denota la rilevanza di Sesto e la sua vastità di territorio e popolazione rispetto ai borghi confinanti. Intorno all'anno 1000 fu "terra fortificata" e disponeva di un vallo difensivo e di un castello piuttosto grande, non espressione della potenza di un feudo, quanto della potenza di qualche famiglia privata.

Nel XIII secolo la parrocchiale di Sesto era l'unica di rito ambrosiano soggetta alla Basilica di Monza. Vi era presente un monastero dedicato a San Nicolao che si narrava fosse stato fondato da suor Marcellina, sorella di Sant'Ambrogio. Le prime testimonianze di un ordinamento comunale sono presenti in un documento del 1244 inserito negli "Atti del Comune di Milano”. In tale documento Sesto San Giovanni è citato come comune. Negli "Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346" Sesto San Giovanni risulta facente parte della corte di Monza: tra il XIII e il XIV secolo era tale il dominio di Monza sui territori sestesi da arrogarsi il diritto di eleggere tutte le cariche del comune, promulgare bandi e infliggere pene e per questi motivi nacquero frequenti dissapori e liti tra gli abitanti di Sesto e i canonici di Monza; tali controversie, all'ordine del giorno per tutto il periodo in cui Sesto visse nell'orbita monzese, hanno in alcuni casi richiesto l'intervento, per dirimere le questioni, dell'Arcivescovo di Milano e addirittura del Papa. Solo nel XV secolo, sotto il pontificato di Pio II, Sesto si è affrancata dalla giurisdizione monzese, grazie alla nomina del primo parroco in Sesto da parte dell'Arcivescovo di Milano.

Sesto fu più volte interessata a fatti d'arme: nel 1259 Martino della Torre signore di Milano vi riunì l'esercito per incontrare Ezzelino III da Romano che cercava di impadronirsi della Corona ferrea a Monza. L'11 giugno del 1323 fu il campo di Re Roberto forte di 30.000 fanti e 8.000 cavalieri, che si scontrò con Galeazzo e Marco Visconti. La vicina località della Bicocca degli Arcimboldi vide lo scontro tra i Visconti e i Torriani e successivamente nel 1522 una battaglia tra l'esercito imperiale condotto da Prospero Colonna e i Francesi comandati dal Lautrech.

Agli inizi della dominazione spagnola un registro censuario di quell'anno ci dice che a Sesto vivono 437 persone (101 nuclei familiari). Il 68% della popolazione lavora nei campi, il 20% circa è costituito da piccoli artigiani, il rimanente è rappresentato da nullatenenti. I terreni coltivati appartengono a pochi grandi proprietari, molti dei quali vivono a Milano.

Nel XVI secolo Sesto vede la costruzione o l'ampliamento di alcune delle sue ville storiche: Villa Torretta, Villa Pelucca e Villa Visconti d'Aragona. Le costruzioni originarie erano ad uso agricolo, a testimonianza di un'economia locale marcatamente rurale. Durante il Rinascimento, alcune nobili famiglie milanesi decisero di acquistare terreni e ville per trasformarle in ville di delizia, dove trascorrere periodi di villeggiatura a poca distanza dalla città, nella quiete di un borgo il cui tempo era scandito dai ritmi del lavoro nei campi. Le nuove ville vennero affrescate da diversi artisti dell'epoca: Simone Barabino all'Oratorio di Santa Margherita, presso la Torretta, Agostino Santagostino alla villa Visconti d'Aragona, e Bernardino Luini che affrescò la Pelucca con il famoso ciclo degli Affreschi da villa La Pelucca oggi conservato per la maggior parte alla Pinacoteca di Brera a Milano e in altri grandi musei internazionali, come la Wallace Collection di Londra, il Louvre di Parigi e al Museo Condé di Chantilly.

Nel 1770 il censimento promosso da Maria Teresa d'Austria (gli Asburgo dominano sul Ducato di Milano dal 1714) segnala che la popolazione sestese è composta da 1277 individui. La durezza dei lavori campestri, la scarsa e povera alimentazione, le condizioni abitative malsane non hanno frenato quindi l'espansione demografica di Sesto.
Nel 1770 i sestesi sono ancora in gran parte agricoltori. Gli artigiani sono solo 19: tra questi vi sono sei sarti, quattro falegnami, due calzolai, un fabbro e un oste.

Nel 1809 al comune di Sesto San Giovanni furono aggregati, non uniti, i comuni soppressi di Cassina de' Gatti e di Sant’Alessandro e la popolazione raggiunse 2.248 unità. Dall'inizio del secolo Sesto si conferma tra le mete preferite dei nobili milanesi, che scelgono questi territori per le loro residenze di campagna, da dove potevano gestire gli appezzamenti di terreno di cui erano proprietari. Tutto il territorio, o quasi, è di proprietà di circa una trentina di famiglie: tra le più importanti gli Zorn, i Visconti, i Mylius, i Serbelloni-Busca, i Puricelli Guerra, i Vigoni e i De Ponti; questi ultimi non erano nobili, ma fattori che si arricchirono fino ad acquistare la villa e i terreni dei Visconti d'Aragona. Alla fine del secolo i De Ponti erano tra i più importanti possidenti terrieri a Sesto, con proprietà che andavano dal Rondò alla Torretta. L'economia locale è quindi basata sull'agricoltura e sull'allevamento del baco da seta, che comporterà lo sviluppo manifatturiero dalla seconda metà del secolo. La conduzione delle terre è con contratto di mezzadria fino alla metà dell'Ottocento, quando i vasti fondi agrari verranno divisi per essere gestiti da famiglie meno numerose e con contratti colonici, più brevi e adattabili agli effettivi raccolti. Il grande incremento demografico di fine secolo provocherà un surplus di manodopera nelle campagne, che verrà assorbita dalla costituenda attività manifatturiera.
Nel XIX secolo Sesto San Giovanni è costituita da un nucleo storico (compreso tra le chiese di S. Nicolao, S. Maria Assunta e S. Stefano), formato da ville e corti, e da 24 cascine sparse nel territorio circostante. I campi sono coltivati prevalentemente a frumento e mais, ma sono presenti anche importanti coltivazioni di viti e gelsi.
Proprio gli alberi di gelso, a partire dagli anni Trenta, sono all'origine della prima attività manifatturiera nel territorio di Sesto: la trattura e filatura della seta (il baco da seta infatti si nutre delle foglie dei gelsi).
La prima filanda viene aperta nel 1832 da Giuseppe Puricelli Guerra in un'ala della villa di famiglia (nel 1840 viene ammodernata con l'introduzione delle "bacinelle da macero" a vapore). Nei decenni seguenti altre se ne aggiungono: la Savini (poi Gaslini) sulla vecchia strada per Monza, la De Ponti in via Vittorio Emanuele, la Gnocchi, la Chiavelli alla cascina Valdimagna. Nel 1878 sono sette e occupano 738 persone, per lo più giovani donne e bambine impegnate in un lavoro durissimo e malsano con paghe molto basse.

Nel 1840 viene ammodernata con l'introduzione delle "bacinelle da macero" a vapore, una tecnologia d'eccellenza per l'epoca. Queste innovazioni contribuiranno al superamento del concetto artigianale e daranno lavoro a un discreto numero di persone. Nei decenni seguenti altre filande vengono aperte: quella di Enrico Mylius, la Savini (poi Gaslini, in quanto acquisita dai nobili Gaslini, una famiglia proveniente da Milano), sulla vecchia strada per Monza, la De Ponti all'interno della Villa Visconti d'Aragona, la Gnocchi, la Chiavelli alla cascina Valdimagna. Nel 1878 le filande di Sesto San Giovanni sono sette e occupano 738 persone. Nel 1840 entra in funzione la seconda linea ferroviaria d'Italia dopo la Napoli-Portici, la Milano-Monza, che ha a Sesto una stazione intermedia, destinata ad allungarsi sino al confine svizzero e a collegarsi, dal 1882, con il centro Europa attraverso la galleria del San Gottardo. Nel 1876 viene inaugurata anche la tranvia Milano-Monza, parallela alla ferrovia, inizialmente a trazione equina, e in seguito elettrificata dalla società Edison nel 1901. Queste infrastrutture collegano Sesto a Milano e ai mercati europei. Le filande vanno sempre più ad ammodernarsi, la produzione aumenta, vengono introdotti i primi macchinari e parte nella seconda metà del secolo una lenta trasformazione economica del paese: accanto all'agricoltura, trasformando un prodotto ad essa legato, il baco, nasce l'industria sestese. Allo stesso modo si forma un humus unico per la futura industrializzazione: quando sorgeranno le grandi industrie, l'operaio della filanda sarà pronto a passare ad un altro tipo di lavorazione.

Insieme ai primissimi insediamenti manifatturieri, è in questo secolo che vengono costruite e ampliate le ville destinate alle famiglie dei proprietari terrieri, dei nobili e dei primi industriali: ad esempio, la Villa Mylius, accanto a Villa Zorn, residenza di Enrico Mylius dall'inizio del XVIII secolo. Divenne un vivace salotto culturale, da cui passarono personalità come Carlo Cattaneo, Massimo D'Azeglio, Alessandro Manzoni e Vincenzo Monti. Quest'ultimo dedicherà a Sesto alcuni famosi versi, mentre il Manzoni ne I promessi sposi, farà transitare da Sesto Renzo Tramaglino, di ritorno dal Lazzaretto. Sempre a villa Mylius, Barnaba Oriani condusse, dalla torretta della villa, parte dei suoi studi astronomici. Legano i loro destini a Sesto anche alcuni tra i rappresentanti della scapigliatura milanese: Giuseppe Rovani che a Sesto condusse parte della sua vita dissipata e irregolare e il pittore Tranquillo Cremona, mantenuto dal mecenate Giuseppe Puricelli Guerra, artista ach'egli.

Sesto e i suoi cittadini partecipano ai moti risorgimentali volti ad ottenere l'indipendenza nazionale: nel 1848 alcuni sestesi partecipano alle organizzazioni clandestine milanesi, alla prima guerra di indipendenza italiana, alle cinque giornate di Milano, alla spedizione dei Mille, alla seconda e terza guerra di indipendenza italiana. Sesto partecipa anche alla guerra d'Africa del 1896 e il concittadino Gaetano Gaslini, tenente dell'esercito, medaglia d'argento al valor militare, muore ad Adua.

Nel 1861, con la costituzione del Regno d’Italia, il comune di Sesto contava 4.344 abitanti. Nel 1866 la frazione di Occhiate venne separata da Sesto e venne aggregata a Brugherio. Nel 1869, il comune soppresso di Cassina de' Gatti viene definitivamente unito al comune di Sesto San Giovanni. Nel 1880 Sesto contava circa 6.000 abitanti e disponeva già delle infrastrutture che ne favoriranno il successivo sviluppo. Secondo una statistica di fine secolo, nel territorio sestese si contavano oltre diecimila alberi di gelso. Dalla loro coltivazione e dall'allevamento del baco da seta gli affittuari ricavavano denaro contante, grazie soprattutto alle filande cittadine che contribuiranno alla trasformazione dell'economia cittadina, da agricola ad agro-manifatturiera. Il raccolto dei cereali serviva invece a pagare l'affitto ai proprietari e a sfamare le famiglie.

Rispettivamente nel 1880 e nel 1883 vengono fondate a Sesto la Società di mutuo soccorso fra operai e contadini, di ispirazione laica e risorgimentale, e la Società cattolica di mutuo soccorso San Clemente, sciolta dopo i moti milanesi del 1898 perché ritenuta sovversiva.

La prima società che si insedia a Sesto è la Tessitura meccanica di nastri dell'austriaco Sigmund Strauss nel 1889. Nel 1893 la ditta Strauss impiega 40 operai e dispone di 128 telai meccanici.
Nel 1891 sorge la più antica fra le grandi imprese sestesi, l'Osva.

Verso la fine del secolo, l'industria serica sestese conosce un periodo di deciso declino: il tessile si sviluppa più a nord, dove le pendenze favorivano lo sfruttamento idrico come forza motrice. A Sesto aprono le prime officine, che cominciano ad assorbire gli operai e le operaie delle filande rimasti senza lavoro. La svolta per l'industria è rappresentata con l'apertura della galleria ferroviaria del San Gottardo, collegata alla Milano-Monza: Sesto e i suoi territori possono finalmente accogliere le materie prime (minerale di ferro) e l'energia necessaria (carbone) per la costituenda industria siderurgica. Nel 1887 comincia a Sesto San Giovanni il processo di insediamento industriale: apre la tessitura meccanica di nastri Sigmund Strauss che introduce criteri industriali moderni e diversi rispetto ai sistemi esistenti. Nel 1891 apre la O.S.V.A., ovvero la Officine Sesto San Giovanni & Valsecchi Abramo, storica azienda italiana produttrice di articoli per ferramenta, per la casa, rubinetterie e, in un secondo tempo, elettrodomestici.
A cavallo tra Ottocento e Novecento comincia l'industrializzazione sestese: alcuni imprenditori milanesi (Breda, Camona, Marelli, Spadaccini) hanno necessità di spostare dal capoluogo lombardo i propri stabilimenti e Sesto fa al caso loro: il territorio sestese offre ampi spazi per imprese sempre più grandi e moderne, terreni a prezzi più bassi e di ottima qualità perché lontani dalle marcite della bassa milanese; il territorio disponeva anche delle necessarie infrastrutture: frequenti e comodi collegamenti con Milano erano assicurati dalla tramvia e grazie alla ferrovia e allo scalo merci venivano raggiunte le regioni del centro Europa. Le aziende che iniziano le attività produttive a Sesto San Giovanni necessitano di manodopera in abbondanza e gran parte dei primi operai sono pendolari che dal Lecchese, dal Comasco, dal Bresciano e dal Bergamasco arrivano a Sesto grazie alla ferrovia. Da Milano invece, arrivano in tram i tecnici che studiano e progettano i futuri stabilimenti produttivi.

Nei primi 20 anni del Novecento aprono a Sesto San Giovanni moltissime imprese: nel 1903 la Breda e lo stabilimento Campari; due anni dopo è la volta della Ercole Marelli, delle Edizioni Madella, delle fonderie di ghisa di Attilio Franco e di Luigi Balconi, dello stabilimento delle Pompe Gabbioneta e delle corderie Luigi Spadaccini. Nel 1906 aprono gli stabilimenti delle Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck e nel 1910 la Società italiana dei prodotti alimentari Maggi. È in questo periodo che Sesto San Giovanni viene soprannominata la piccola Manchester, città tra le più importanti della rivoluzione industriale in Inghilterra.

Con le prime fabbriche vi è anche un notevole incremento della popolazione: nel 1901 gli abitanti sono 6.952, dieci anni dopo raggiungono le 13.667 unità. Questo aumento favorisce, parallelamente, lo sviluppo urbanistico della città: tra il 1903 e il 1911 nasce la Sesto nuova, a ovest della ferrovia, attorno al Rondò. Alcuni degli imprenditori che a Sesto hanno partecipato all'industrializzazione contribuiscono in modo determinante alla crescita urbanistica della cittadina. Ernesto Breda e Luigi Spadaccini, tra le attuali vie Rovani, Cattaneo e Carducci costruiscono diverse case d'abitazione per i propri operai e impiegati. La Falck costruisce il Villaggio Falck, ampliando l'originario villaggio operaio delle fonderie Attilio Franco. Questa tendenza paternalistica perdura sino al 1940 circa: per poter avere a disposizione manodopera stabile vengono costruiti alloggi e stabili abitativi da diverse imprese sestesi, come ad esempio Osva, Gabbioneta ed Ercole Marelli. È in questi anni che va costituendosi il movimento operaio sestese con organizzazioni, sindacati e società di mutuo soccorso di orientamento cattolico e, soprattutto, socialista.

I socialisti già nel 1904 danno vita a un luogo di incontro per i lavoratori alternativo alla parrocchia, il Circolo Avvenire. Fondato in via Garibaldi da Carlo Borromeo, un tipografo che in questi anni è il personaggio di maggior spicco del socialismo sestese, il Circolo dà vita a numerose iniziative culturali e sociali a favore dei lavoratori e intorno a esso vedono la luce altre imprese destinate a rafforzare i legami tra lavoratori e movimento socialista.
Si deve ricordare a questo proposito la fondazione della Cooperativa di costruzione, per l'edificazione di case operaie (la prima casa è del 1910). All'attivismo dei socialisti, i cattolici oppongono iniziative simili (nel 1905 nasce il Circolo S. Clemente, propiziatore di iniziative sociali e culturali - è di quegli anni l'istituzione del Forno sociale e della Latteria sociale cooperativa di cascina de Gatti), ma risulta ben presto evidente la loro difficoltà a comprendere il fenomeno nuovo della grande fabbrica, di dare risposte ai problemi degli operai e di fornire loro prospettive di vita migliori.

L'attività dei socialisti a Sesto San Giovanni precede di diversi anni la nascita della sezione locale del Partito socialista, che avviene nel 1911. Nello stesso anno nascono anche i primi giornali stampati a Sesto e sono periodici essenzialmente politici: "Sesto lavoratrice" dei socialisti e l'"Indipendente" dei ceti moderati. I cattolici hanno invece come propria testata "Il Cittadino" di Monza che dal 1911 riporta la cronaca sestese.
Il primo confronto politico ufficiale avviene a Sesto San Giovanni nel luglio del 1914 con le elezioni amministrative. Con grande sorpresa anche degli stessi socialisti il Psi vince le elezioni contro un fronte moderato disunito, ma avendo presentato un numero insufficiente di candidati nella propria lista (14 su un totale di 30 consiglieri eletti con sistema maggioritario) non è in grado di governare la città.
Questo errore, dovuto all'incapacità dei socialisti di valutare la propria forza, porta a nuove elezioni nel dicembre dello stesso anno. Il fronte clerico-moderato, dopo lo spavento di luglio, si organizza e coinvolge nella battaglia alcuni tra i maggiori imprenditori sestesi: Marelli, Gabbioneta, Spadaccini, Strauss. La lista moderata questa volta vince, ma i socialisti vedono aumentare ancora i propri voti di 200 unità.
Durante la I guerra mondiale il Partito socialista sestese sviluppa una forte propaganda nelle fabbriche contro il conflitto, tanto che alla fine della guerra i socialisti sono maggioranza assoluta a Sesto.
Nel 1919 costituiscono la Camera del lavoro locale; nello stesso anno sono attivi ben quattro circoli socialisti: oltre all'Avvenire, il Torretta, il Nuova Sesto e il Gioconda. I cattolici sestesi danno vita sempre in quell'anno alla sezione locale del Partito popolare (il loro leader è Angelo Mandelli).
Nel periodo della prima guerra mondiale la città ha un atteggiamento abbastanza tiepido e, da parte dei ceti popolari e proletari, vi fu una decisa adesione alle idee e alle tematiche non interventiste. Le industrie sestesi si ampliano, si rinforzano anche grazie alle molte commesse pubbliche e alla conversione alla produzione bellica; la Falck, ad esempio, apre a partire dal 1917 gli stabilimenti Concordia, Vittoria e Vulcano che si affiancano allo storico stabilimento Unione. Vengono costituiti quattro "gruppi industriali integrati": Falck, Breda, Marelli e Pirelli, ognuno dei quali era organizzato e articolato in diversi stabilimenti. La fisionomia della città cambia nuovamente e prende forma la grande cintura industriale che caratterizzerà il territorio sestese per tutto il secolo e oltre.

Gli anni che vanno dal 1922 al 1930 sono anni di ripresa per l'industria sestese dopo la crisi economica post-bellica. Le grandi imprese di Sesto (Breda, Falck, Ercole e Magneti Marelli, Osva), riconvertiti i propri impianti per la produzione del tempo di pace, si consolidano, rinnovano i macchinari e ampliano il ventaglio della propria produzione. In questi anni nascono tra l'altro lo stabilimento B (accumulatori) della Magneti Marelli (1927) e la Società anonima lavorazione pelli e affini (Salpa) dell'imprenditore Riccardo Gualino, acquistata nel 1932 dalla Pirelli.
La crisi economica americana del 1929 influisce sull'economia italiana a partire dal 1930. A Sesto la crisi si manifesta con licenziamenti e tagli salariali.
La ripresa avviene solo a partire dalla metà degli anni Trenta in concomitanza con l'avventura coloniale dell'Italia in Abissinia e con l'appoggio alle truppe ribelli di Franco in Spagna. L'industria sestese si converte nuovamente alla produzione di armi.

Alla fine del 1919 si tengono le elezioni politiche. A Sesto il trionfo dei socialisti è indiscutibile: gli iscritti al voto sono 4.309, i socialisti ottengono 1.866 voti, i popolari 689, i combattenti 144, i fascisti 92 (il Fascio di Sesto viene fondato nel 1920 da Asvero Gravelli, da Gabbioneta e Angelo Menin, proprietari delle omonime imprese).
Nel 1920 nasce il Partito liberale di Sesto che si dota subito di un proprio giornale, "La Voce di Sesto".
Nell'ottobre del 1920 il Partito socialista conquista il Comune: alle elezioni amministrative ottiene 2.226 voti contro gli 873 del Partito popolare.
La prima amministrazione socialista nella storia di Sesto San Giovanni cerca di attuare una politica a favore della parte più povera della popolazione utilizzando lo strumento della maggiore tassazione nei confronti di industriali, esercenti e impiegati.
I bisogni dei ceti popolari sono enormi perché le amministrazioni comunali che si sono succedute dall'inizio del secolo sono state carenti per quanto riguarda la realizzazione di opere pubbliche e il miglioramento delle condizioni sanitarie proprio in un'epoca di enormi trasformazioni che hanno mutato radicalmente il volto della città.
La prima amministrazione socialista di Sesto San Giovanni (in carica dall'ottobre 1920) non ha vita lunga né facile: l'opposizione di industriali e ceti possidenti ai tentativi della Giunta di attuare una politica più attenta alle necessità dei ceti popolari trova una valida alleata nel Fascio di combattimento di Sesto, sorto alla fine dello stesso anno.
Le prime violenze dei fascisti contro le organizzazioni dei lavoratori sono dell'aprile 1921: la loro "impresa" più significativa porta alla distruzione della Camera del lavoro.
Col 1922 le azioni si intensificano: in gennaio è devastato il Circolo cattolico S. Clemente (subisce una seconda aggressione nel 1929); sono inoltre ripetutamente colpiti, oltre ai circoli socialisti, il ritrovo degli antifascisti romagnoli, il caffè Sport, e quello dei toscani, il caffè Risorgimento. L'attivismo fascista culmina il 31 ottobre 1922, pochi giorni dopo la Marcia su Roma, nell'occupazione del Municipio.

Le violenze fasciste non piegano la popolazione sestese: alle elezioni politiche del 1924 il Listone fascista ottiene 885 voti, ma le tre liste di sinistra, dei massimalisti, dei socialisti unitari e dei comunisti (il Partito comunista d'Italia è nato nel 1921), ottengono rispettivamente 723, 639 e 554 voti.

Nel 1922, l'allora sindaco socialista Umberto Comi si rifiuta di consegnare il Comune ai fascisti, appellandosi al mandato popolare che lo aveva eletto.
I popolari sestesi, come quelli di tutta la Brianza, a differenza che nel resto d'Italia, si sono allontanati dai fascisti a causa delle violenze contro i circoli cattolici e ottengono 885 voti. La maggioranza della popolazione di Sesto mostra il proprio antifascismo e tale sentimento si rafforza dopo il delitto del deputato socialista Giacomo Matteotti.
I fascisti cercano di piegare l'opposizione con i soliti metodi: nel 1926 Giovanni Rabino, segretario comunale socialista, viene ucciso a manganellate. Nel frattempo aumentano le iscrizioni sul "registro dei sovversivi" dell'Ufficio di polizia: sono solo 3 nel 1923, divengono 335 a fine luglio del 1925, mentre nel gennaio 1927 salgono a 800.
Le fabbriche di Sesto divengono un luogo di rifugio per lavoratori antifascisti provenienti da altre regioni.

Nel novembre 1926 sono promulgate in Italia le leggi eccezionali: tutte le organizzazioni e i partiti non fascisti vengono sciolti, sono abolite le libertà fondamentali di parola, d'opinione e di stampa. A Sesto San Giovanni i socialisti faticano a formare un'organizzazione clandestina e si sciolgono.

Stessa sorte tocca al Partito popolare (i cattolici sestesi in opposizione alle organizzazioni del regime si impegneranno nell'associazionismo cattolico). Solo il Partito comunista mantiene in vita una rete clandestina, imperniata su cellule di fabbrica composte da non più di cinque individui.
Il grado di opposizione al regime può essere valutato prendendo in considerazione i dati del primo referendum del regime, svoltosi nel marzo 1929: su 5.969 aventi diritto al voto si contano 756 voti contrari al fascismo, non pochi se si pensa che le schede di voto sono quasi trasparenti, dunque il voto non è affatto segreto e coloro che votano no rischiano pesanti bastonature.
Nel corso degli anni Trenta gli antifascisti operano in particolare all'interno della Breda, della Ercole Marelli e della Falck. La Breda soprattutto è il cardine della lotta antifascista. L'opera di fascistizzazione all'interno di questa società non ottiene grandi risultati: nel 1932 su 5.888 dipendenti solo 252 sono iscritti al Partito nazionale fascista.

Alla Ercole Marelli è attiva un'organizzazione clandestina; alla Falck operano significativi nuclei comunisti negli stabilimenti Concordia e Unione. Gli antifascisti nelle fabbriche, oltre a svolgere una rischiosa opera di propaganda, si impegnano in un lavoro pericoloso di infiltrazione nei sindacati fascisti per cercare di promuovere azioni sindacali così ben congegnate da coinvolgere gran parte dei lavoratori di interi reparti.
L'opera degli antifascisti subisce continue battute d'arresto: nel 1930 e nel 1939 due grandi ondate di arresti portano in carcere oltre 200 tra comunisti, socialisti e anarchici che in gran parte vengono deferiti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Decine di questi vengono inviati alle isole di confino.
Tra il 1936 e il 1942 Sesto San Giovanni vede insediarsi sul proprio territorio numerose piccole e medie imprese meccaniche ed elettromeccaniche attirate dalla ricchezza di infrastrutture della città. Contemporaneamente la sua popolazione cresce: nel 1940 ha 40.000

L'antifascismo della popolazione sestese si rafforza con l'inizio della II guerra mondiale. Le condizioni di vita nelle fabbriche divengono più difficili dopo la decisione del governo di militarizzare i lavoratori. L'andamento negativo del conflitto si fa sentire sulle famiglie: aumenta l'inflazione e gli stipendi non crescono di conseguenza, scarseggia il cibo e si diffonde il fenomeno della borsa nera.
Nel febbraio e nel novembre 1942 e poi nel febbraio 1943 avvengono brevi scioperi spontanei nelle fabbriche: annunciano agitazioni ben più importanti.

Sull'esempio degli scioperi del '43 di Torino e Genova viene organizzato anche nelle fabbriche sestesi un grande sciopero di massa: la mattina del 23 marzo l'appello allo sciopero in alcuni reparti della Ercole Marelli trova una pronta adesione da parte dei lavoratori. Al suono della sirena tutti i 1000 dipendenti del secondo stabilimento incrociano le braccia, mentre la direzione si affretta a informare le autorità politiche. Il prefetto di Milano e i fascisti minacciano raffiche di mitra per chi non riprende il lavoro, ma l'attività non riprende per l'intera giornata. Il giorno dopo vengono arrestati alcuni organizzatori della protesta, tra questi Giulio Casiraghi e Umberto Fogagnolo, che saranno insieme nella morte, l'anno successivo, in quella che verrà ricordata come la Strage di Piazzale Loreto. Ma nello stesso giorno la sollevazione si espande: scioperano, insieme agli operai della Marelli, gli operai di alcuni reparti della Falck e due sezioni della Breda. Sempre alla Breda si registra un altro imponente sciopero del novembre del '43, quando la fabbrica si ferma al completo e gli stabilimenti vengono circondati da una colonna di carri armati. Per la prima volta il duro tedesco, il nemico fino ad allora creduto invincibile, accoglie una delegazione di lavoratori e sembra aperto a una trattativa. L'intuizione che il nemico sia sempre più debole e stia per crollare è sempre più diffusa. Con gli scioperi del 1943 si preannuncia ciò che verrà confermato nei successivi due anni di lotta clandestina e armata che porterà alla Liberazione: le fabbriche di Sesto San Giovanni sono il presidio avanzato, l'elemento animatore e dirigente della lotta contro il nazifascismo.

Pochi giorni dopo la firma dell'armistizio che pone fine alle ostilità tra i militari italiani e quelli anglo-americani, Mussolini dà vita alla Repubblica sociale italiana.
I tedeschi in ottobre creano dei presidi all'interno delle maggiori fabbriche per vigilare sulla produzione e per evitare sabotaggi. Alla fine di ottobre i comunisti milanesi formano i primi Gruppi di azione patriottica (Gap) incaricati di compiere coraggiose azioni militari contro i nazisti: nelle loro file entrano molti lavoratori sestesi. Una delle imprese più clamorose dei Gap (alcuni sono operai della Breda) a Sesto viene compiuta nel febbraio 1944 con l'assalto alla Casa del fascio nella centrale piazza IV novembre.
Il controllo dei nazisti sulle fabbriche non ferma a lungo la protesta dei lavoratori: all'inizio del novembre 1943 le maestranze della Breda scioperano e manifestano contro il licenziamento di molte donne.
Il 13 dicembre poi viene proclamato uno sciopero generale, che è allo stesso tempo politico ed economico, per ottenere la liberazione dei detenuti politici, il miglioramento degli spacci aziendali e delle mense, l'aumento dei salari. Lo sciopero ha un grande successo e coinvolge le maggiori fabbriche sestesi.
All'inizio del 1944 nasce il Comitato di liberazione nazionale (Cln) di Sesto San Giovanni. Lo costituiscono: Mario Finetti per il Partito comunista, Dario Tagliaferri per il Partito socialista di unità proletaria, Mario Asti per la Democrazia cristiana, Umberto Fogagnolo per il Partito d'Azione.
Nello stesso periodo entrano in funzione nelle più importanti fabbriche i Comitati segreti di agitazione che riuniscono esponenti comunisti, socialisti, azionisti e democristiani.
La Resistenza contro i nazi-fascisti coinvolge nel frattempo l'intera cittadinanza: non si contano gli episodi di sostegno ai militari sbandati dopo l'8 settembre e ai perseguitati politici. Un esempio fra i tanti: nell'aprile del 1944 alcune donne, grazie all'aiuto dei ferrovieri dello scalo merci, aprono tre vagoni piombati di un treno in sosta e liberano più di cento giovani rastrellati alla Benedicta (ex convento sull'Appennino ligure-piemontese) dai nazi-fascisti e destinati ai campi di concentramento.
Sempre in aprile, il giorno 30, l'industria sestese subisce un duro colpo per il bombardamento da parte degli americani della sezione aeronautica Breda che viene rasa al suolo.
Il 1° marzo 1944 un nuovo sciopero generale: a Sesto si fermano oltre 45.000 operai, impiegati e tecnici. Cominciano dopo lo sciopero massicci arresti di lavoratori (inviati quasi tutti nei lager nazisti): alla sola Breda, ad esempio, vengono arrestate oltre 120 persone. La repressione non piega la rivolta, che anzi si fa più radicale e organizzata: nella primavera del 1944 i comunisti creano le Squadre di azione patriottica (Sap) composte in prevalenza da operai che non entrano in clandestinità come i gappisti, ma affiancano all'attività lavorativa azioni di disarmo, di sabotaggio e di propaganda.
Nel giro di pochi mesi nascono Sap socialiste e repubblicane. Numerosi lavoratori sestesi si uniscono alle formazioni partigiane che operano sulle montagne lecchesi, in Ossola e nell'Oltrepò pavese. All'inizio del 1945 i democristiani costituiscono un distaccamento sestese della 25ª Brigata del Popolo. La Resistenza a Sesto San Giovanni coinvolge anche alcuni imprenditori: il caso più significativo è quello di Enrico Falck, militante cattolico antifascista arrestato nel gennaio 1945 e scarcerato alla Liberazione.
La fine del fascismo è scandita da un'ondata di scioperi a partire dal 12 aprile 1945. Il 25 aprile lo sciopero generale annuncia l'insurrezione: gli operai armati presidiano le maggiori fabbriche. I pochi scontri con fascisti in fuga finiscono la sera del 27 aprile, gli alleati arrivano in città il giorno dopo. Il Cln assume il potere e insedia la Giunta comunale: è nominato sindaco Rodolfo Camagni (Pci), vicesindaci sono Enrico Recalcati (Dc) e Francesco Merli (Psiup).

Il 18 giugno 1971 la città ottiene con decreto presidenziale la ricompensa della Medaglia d'oro al valor militare per il contributo fornito dalla sua cittadinanza alla lotta di Liberazione dai nazi-fascisti. Nei venti mesi dell'occupazione nazista oltre 1.000 lavoratori di fabbriche sestesi vengono arrestati, 539 finiscono nei campi di sterminio e di lavoro nazisti, 222 di essi muoiono. Poco meno di 100 partigiani sestesi cadono in combattimento o sono fucilati. Centinaia i militari sestesi deportati dopo l'8 settembre in Germania nei campi di prigionia.

Terminata la guerra i sestesi devono fare i conti con problemi gravissimi. Vi è innanzitutto una grave mancanza di cibo e la Giunta comunale del Cln, appena insediata, affronta l'emergenza: alcuni magazzini statali vengono requisiti, coloro che nascondono derrate alimentari per la borsa nera sono perseguiti.
Contemporaneamente vengono create aziende agricole sui terreni liberi di alcune grandi imprese (Breda, Ercole Marelli, Falck). Grazie a questi e ad altri provvedimenti la città supera il momento più difficile.
Vi è poi il problema del lavoro. Le fabbriche di Sesto, se si fa eccezione per la Breda, non hanno subito pesanti bombardamenti, ma sono in ginocchio: tutte hanno prosperato con la produzione di armamenti e i loro organici si sono gonfiati.
Bisogna pensare a riconvertire le produzioni, bisogna far fronte alla scarsità di materie prime per le lavorazioni, alla carenza di liquidità finanziaria, alla difficoltà di far muovere le merci su un territorio sconvolto dalle distruzioni.
I lavoratori e i loro organismi rappresentativi (Commissioni interne e Consigli di gestione) assumono nel periodo immediatamente successivo alla guerra un ruolo di primo piano nelle fabbriche e cercano di riorganizzare le produzioni mantenendo intatto il livello occupazionale. Il tentativo fallisce e ben presto l'iniziativa torna esclusivamente nelle mani dei proprietari che avviano delle decise politiche di risanamento e ristrutturazione che hanno alti costi sociali.

Tra 1949 e 1951 le grandi imprese licenziano migliaia di individui, dopo aspre lotte di difesa dell'occupazione da parte dei lavoratori (è in questo periodo che si rafforza il mito di Sesto come "Stalingrado d'Italia", mito nato durante la Resistenza). Parallelamente, con il sostegno dello Stato che utilizza i fondi del Piano Marshall, rinnovano gli impianti e i macchinari e tagliano alcuni settori produttivi: il caso più famoso è quello della Breda che rinuncia alla produzione aeronautica.

La Giunta comunale del Cln rimane in carica fino alle prime elezioni amministrative (7 aprile 1946). I risultati delle elezioni sono molto chiari: il Partito comunista ottiene il 39% dei voti, il Partito socialista il 31,5%, la Democrazia cristiana il 27,5%, il Partito repubblicano poco più del 2%. Si insedia la prima di una serie di giunte di sinistra ed è eletto sindaco Abramo Oldrini, comunista ed ex deportato operaio della Breda. A giugno si vota il referendum istituzionale monarchia-repubblica: a Sesto San Giovanni la Repubblica ottiene l'86% dei voti.
La Giunta Oldrini gestisce uno dei periodi più vivaci nella vita della città: dalla crisi economica del secondo dopoguerra al boom economico. L'Amministrazione si impegna in una politica sociale di vasto respiro, per molti versi un modello per altri comuni: molte risorse vengono stanziate per opere pubbliche di primaria importanza come la costruzione o il rifacimento di strade, l'edificazione di scuole e dell'ospedale, il miglioramento del sistema idrico e di quello fognario, la costruzione di case popolari. Contemporaneamente sono fondate la Biblioteca civica - che oltre all'attività del prestito librario svolge opera di promozione culturale organizzando incontri, mostre di pittura, dibattiti, letture pubbliche di volumi - e le Scuole civiche di pittura e musica.
Il successore di Oldrini è Giuseppe Carrà (comunista, partigiano ed ex lavoratore della Breda, sindaco dal 1962 al 1970) che deve affrontare il problema della massiccia immigrazione in città di lavoratori meridionali.
È però già dall'inizio degli anni Cinquanta che la popolazione di Sesto cresce impetuosamente: nel 1951 la città ha 45.027 abitanti, nel 1961 arriva a 71.497 e dieci anni dopo tocca gli 89.413 residenti.

Per tutti gli anni sessanta il movimento operaio sestese è ancora molto forte: vengono organizzati scioperi e contestazioni, auotogestioni e manifestazioni per ottenere il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Nel 1962 si sciopera per il contratto collettivo nazionale di lavoro e le proteste proseguono per nove mesi, dal 1966 al 1968 ci sono altri scioperi per il rinnovo del contratto alla Breda, alla Ercole Marelli e alla Falck. Ma è il rinnovo del contratto del 1969 che vede il momento più alto della lotta sindacale: Sesto è coinvolta a tutti i livelli nelle contrattazioni del periodo noto come autunno caldo. La cosiddetta linea dura degli studenti che parteciparono al Sessantotto venne accolta dai giovani operai della Ercole Marelli, che organizzeranno dei blocchi stradali totali.

Dalle lotte del movimento operaio e studentesco del 1968 e del 1969, l'Italia eredita i suoi anni di piombo e Sesto, con le sue fabbriche e i suoi operai e le tantissime lotte sindacali che dall'inizio del secolo si sono intersecate nel tessuto cittadino, non ne sarà esente. Nel 1971, proprio nel pieno della strategia della tensione, Sesto fu colpita da un attentato di matrice fascista: nella notte tra il 22 e il il 23 maggio esplose un ordigno alla base del Monumento alla Resistenza, nel pieno centro cittadino. L'attentato venne rivendicato dalle SAM che nella stessa notte firmarono altri due attentati a Milano. Dopo l'episodio, vi furono manifestazioni spontanee di cittadini antifascisti presso il monumento e per il 24 maggio venne indetto uno sciopero di un'ora nelle maggiori fabbriche cittadine.

Nel 1976, il giovane sestese Walter Alasia, figlio di operai della Pirelli, iscritto prima a Lotta continua, poi entrato a far parte delle Brigate Rosse, rimarrà ucciso in uno scontro a fuoco in cui persero la vita il maresciallo dell'antiterrorismo Bazzega e l'allora vicequestore di Sesto San Giovanni, Padovani. Ad Alasia venne intitolata la "colonna" milanese delle Brigate Rosse, la colonna Walter Alasia che nel 1980, ormai fuoriuscita dall'organizzazione, uccise il direttore del personale della Ercole Marelli Renato Briano e il direttore tecnico della Falck, Manfredo Mazzanti.

Dall'inizio degli anni sessanta sino a metà anni settanta, diversi eventi hanno un forte impatto sulle aziende sestesi: tutto il paese conosce la recessione economica, dal 1968 c'è una contrazione dell'elettromeccanico e della meccanica pesante, dal 1971 la crisi della siderurgia mondiale e infine la crisi energetica, nel 1974. Nonostante le lotte e le rivendicazioni sindacali, le aziende sestesi fronteggiano queste difficoltà riducendo drasticamente il personale e varando radicali piani di ristrutturazione e riorganizzazione aziendali.

Nel 1978 il picco più alto con 98.739 residenti. La Giunta fa fronte al problema con una politica di accoglienza e rafforzando la propria azione sul piano urbanistico: nuove porzioni del territorio vengono destinate all'edilizia economica popolare.
Durante l'amministrazione Carrà la prima linea (rossa) della Metropolitana milanese giunge a Sesto: nel novembre 1964 viene inaugurata la stazione Sesto Marelli (la Metropolitana raggiungerà nel 1986 il centro della città con la fermata Sesto Rondò e successivamente la stazione ferroviaria con la fermata Sesto F.S.).
Nel 1970 è eletto sindaco Liberato Biagi (socialista, ex partigiano, assistente sociale e sindacalista). La sua azione si sviluppa nel periodo in cui iniziano a manifestarsi a Sesto i sintomi di crisi della grande industria elettromeccanica, meccanica e siderurgica. Sul piano politico-sociale la Giunta Biagi è attenta in particolare ai problemi dei giovani: vengono inaugurate in questo periodo la colonia permanente di Rota Imagna e il centro di vacanza a Marina di Bibbona. Per gli anziani si rafforza l'assistenza domiciliare; sono inoltre istituite le Condotte sociali di quartiere.

Quegli degli anni settanta sono solo i prodromi di ciò che inevitabilmente succederà a partire dagli anni ottanta, quando le grandi imprese sestesi cominciano a chiudere i battenti. Nel 1983 chiude la Ercole Marelli, l'anno successivo è la volta della Magneti Marelli. Negli stessi anni Breda e la Falck affrontano le difficoltà dei settori produttivi in cui sono impegnate: meccanica pesante, siderurgia, nucleare. Si susseguono chiusure di stabilimenti, reparti e riduzioni di personale. Nei primi anni novanta anche le due più grandi imprese storiche di Sesto San Giovanni mettono la parola fine alla loro quasi centenaria storia produttiva. Comincia una grande crisi occupazionale: in migliaia perdono il lavoro; per dare una misura della portata della crisi si pensi che la sola Falck tra 1980 e il 1986 licenzia quasi settemila dipendenti.

Si verifica un vero e proprio abbandono delle aree produttive e l’amministrazione Comunale decide di avviare, a metà degli anni ottanta, la progettazione di un nuovo PRG volto a sostituire quello vigente, del 1973. Il nuovo PRG, adottato nel 1994, conferma la destinazione d'uso industriale per le superfici occupate dalla società siderurgica Falck.

Nel 1995 la Falck smantella tutti gli impianti siderurgici di Sesto. Viste le scarse possibilità di guadagno con una vendita, il Gruppo Falck decide di affidare all'architetto Kenzo Tange il progetto per una riqualificazione delle aree. Nello stesso anno si costituisce l’Agenzia Sviluppo del Nord Milano, a cui partecipano i comuni di Sesto San Giovanni, Bresso, Cologno Monzese, Cinisello Balsamo, la Provincia di Milano, la camera di Commercio e altre aziende a partecipazione pubblica e privata presenti sul territorio.

È in questi anni che avviene la cosiddetta terziarizzazione di Sesto e molte sono le aziende nazionali ed internazionali che scelgono la città per insediare le loro sedi o filiali. Tra queste, Alitalia, Oracle, Wind, Epson, ABB e Alstom. C'è un rilevante sviluppo, durante tutti gli anni novanta e anche oltre, di diverse attività connesse al settore terziario: sul territorio sestese nascono molte imprese impegnate nel commercio all'ingrosso e nel trasporto delle merci. Insieme all'aumento delle attività nel terziario si assiste a un sensibile incremento delle attività creditizie e assicurative.

Le aree ex industriali di Sesto rimangono per la gran parte ancora da riqualificare: negli anni novanta e nei primi anni 2000 diversi sono stati i progetti, le proposte e i dibattiti sulle diverse destinazioni possibili, finché nel 2008 viene presentato un progetto di riqualificazione dell'architetto Renzo Piano che negli anni seguenti verrà adottato dall'amministrazione. il progetto prevede la riqualificazione di tutta l'area ex Falck, dei viali Italia ed Edison.

La Sesto San Giovanni di oggi non è più identificabile come la "cittadella delle fabbriche" o come la "piccola Manchester", né forse come la "Stalingrado d'Italia": le vicende economiche e politiche che ne hanno segnato la storia, specialmente nell'ultimo secolo, le permettono tuttavia di conservare una propria originalità. La fine delle grandi imprese, la chiusura delle grandi fabbriche, la disgregazione della classe operaia non sono coincise con la fine della città, anche dal punto di vista culturale: il patrimonio di esperienze e conoscenze di imprenditori, tecnici e operai che a Sesto ha formato la cultura del lavoro nel corso del Novecento non è andato disperso, ma è stato anzi sfruttato per superare i momenti più critici determinati dalla fine delle imprese e dei contratti lavorativi tradizionali, per rilanciare la città come importante polo economico-produttivo.

Persone legate a Sesto San Giovanni:
Federico Faruffini, noto pittore italiano, nato a Sesto.
Gaetano Gaslini, tenente dell'esercito, medaglia d'argento al valor militare, caduto ad Adua nel 1894, nato a Sesto, dove gli è dedicata una via.
Enrico Mylius, imprenditore, banchiere e filantropo tedesco, residente a Sesto dagli inizi dell'Ottocento, ha dato il nome a Villa Mylius.
Gianfranco Paglia, ufficiale paracadutista, Medaglia d'oro al valore militare, deputato di Futuro e Libertà per l'Italia, nato a Sesto.
Giuseppe Rovani, scrittore italiano, per molti anni residente a Sesto.
Valerio Staffelli, personaggio televisivo, residente a Sesto.
Gino Strada, fondatore di Emergency, nato a Sesto.
Ezio Monti, Generale di squadra aerea, pilota pluridecorato della Regia Aeronautica, nato a Sesto
Mabel Bocchi, cestista.
Andrea Bondanini, nuotatore di fondo, nato a Sesto.
Massimiliano Caniato, ex portiere italiano.
Massimo Carrera, calciatore, nato a Sesto.
Raffaello Ducceschi, marciatore, nato a Sesto.
Barbara Fusar Poli, pattinatrice, nata a Sesto.
Alessandro Gandellini, marciatore, residente a Sesto
Lorenzo Gaslini, calciatore e aviatore, nato a Sesto.
Stefano Guberti, calciatore italiano, nato a Sesto.
Fabio Macellari, calciatore italiano, nato a Sesto
Ferdinando Terruzzi, pistard, nato a Sesto



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